Vivere in un libro.

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Foto “Andrea” by JojaOnline – Крокодил- flickr (interno dell’Ospedale San Giovanni di Dio _ Torregalli)

Ho iniziato a leggere “Inferno” di Dan Brown (giusto una cinquantina pagine) e si sta rivelando una lettura molto particolare. Non per il romanzo in sè, di Dan Brown ho letto il “Codice da Vinci” e non mi ha entusiasmato più di tanto, ma per il fatto di vivere esattamente nei luoghi dove è ambientato il libro. Di libri dedicati a Firenze ne ho letti molti, ma erano ambientati nel passato: dal Rinascimento all’inizio Novecento e nel frattempo la città è cambiata. Qui invece è differente perchè ci sono luoghi dove vivo e dove ho perfino lavorato per anni, che cozzano o contrastano col testo del libro e che mi rendono molto difficile la lettura.

La bellezza di leggere un libro, rispetto a vedere un film, è che nella nostra testa ci ricreiamo l’ambiente descritto dall’autore, ognuno a modo nostro. La giungla misteriosa descritta da Salgari che mi figuro io è (o potrebbe essere) molto differente da quella che si immagina un qualche altro lettore… e questo è molto bello. Il problema è che quando mi figuro gli ambienti di “Inferno” la ragione non accetta quanto l’immaginazione ricostruisce scorrendo le pagine del libro. Cerco di spiegarmi con un esempio sui primi capitoli, quelli che raccontano il risveglio del professor Robert Langdon in un ospedale di Firenze. Ora dovete sapere che dal 1988 al 2002 ho lavorato all’ASL di Firenze e quindi gli ospedali li ho girati in lungo e in largo per lavoro, senza tener conto delle altre volte che li ho frequentati per visite/ricoveri miei o di parenti.

Quando leggo che il professor Robert Langdon scopre di essere a Firenze perchè dalle finestre della sua camera d’ospedale riconosce Palazzo Vecchio, mi immagino che sia ricoverato a Santa Maria Nuova perchè è l’unico ospedale nel centro storico e, anche se non ne sono sicuro, è molto probabile che dalle camere agli ultimi piani la torre di Arnolfo si veda abbastanza bene (anche se potrebbe essere in parte coperta dalla Cupola del Duomo). Poche pagine più in là leggo però che la tizia che cerca di uccidere il professore parcheggia l’auto in Via di Torregalli. L’ambiente immaginario che mi ero fatto crolla tutto perchè via di Torregalli è davanti al San Giovanni di Dio, ospedale della periferia di Firenze al confine con Scandicci, chiamato appunto popolarmente “Torregalli”. Questo lo conosco più di tutti: ci è nata mia figlia, ci è morto mio suocero e, visto che non è lontano da casa mia, ci andiamo per le analisi del sangue e anche al pronto soccorso (giusto per le martellate sulle dita …che per le cose più serie sono più specializzati a Careggi). Da qui è improbabile vedere la Torre di Arnolfo, per tutta una serie di motivi. Primo: il centro storico è lontano almeno due km dall’ospedale e nel mezzo c’è la collina di Bellosguardo/Marignolle che copre la visuale, almeno dai piani bassi. Secondo: da lontano Palazzo Vecchio, col suo colore marroncino,  tende a mimetizzarsi con gli altri edifici. Ammettendo che dalla sua finestra un Robert Langdon ferito e rimbambito dai sedativi, fosse riuscito a vedere il centro storico avrebbe scorto più facilmente la cupola del Duomo che Palazzo Vecchio. Terzo: ipotizzando che dai piani alti dell’Ospedale di Torregalli si riesca a vedere Palazzo Vecchio, Robert Langdon non sarebbe stato ricoverato lì perchè, se non ricordo male al VI piano c’è la psichiatria e a scendere, poi ci dovrebbero essere Ostetricia e Ginecologia. Insomma, un ferito come lui da arma da fuoco, se ne sarebbe stato a piano terra (Pronto Soccorso e terapia intensiva) oppure ai piani 1 o 2 (Medicina generale o Chirurgia) e da lì Palazzo Vecchio l’avrebbe visto solo in cartolina.

Nel frattempo le pagine scorrono, la killer è entrata nell’ospedale e comincia a sparare all’impazzata. La dottoressa Sienna prende Langdon e lo porta via… Qui la mia immaginazione galoppa: Torregalli è l’ospedale dove, come informatico, ho lavorato di più e ne conosco (o meglio conoscevo) tutti i sotterranei, dalle caldaie, alla farmacia, dalle cucine, all’obitorio. Invece no, Dan Brown sbaglia proprio tutti i luoghi, perfino le scale… e il peggio lo dà quando i due riescono a fuggire dall’ospedale. Nella mia mente passavo già in rassegna i dintorni dell’Ospedale di Torregalli: dove sarebbero finiti? In via delle Bagnese, per andare al Galluzzo e da lì verso Siena? Oppure in via di Scandicci, direzione Firenze o Scandicci? Magari verso la caserma dismessa dei Lupi di Toscana? E sai che ridere, se fossero finiti tra le suore dell’oratorio dei Salesiani dove mia figlia da piccola andava ai centri estivi e che è proprio accanto all’Ospedale? Invece no…. escono in un vicolo buio! Ca**o non è possibile! Non ci sono vicoli intorno al San Giovanni di Dio e a via di Torregalli! E’ tutta una zona costruita negli anni ’60 e ’70 del Novecento e non c’è un vicolo nemmeno a pagarlo oro! Traffico e casino si, ma vicoli per Dio, NO! Mi sono così arrabbiato che ho chiuso il libro, spento la luce e mi sono addormentato.

E a voi è mai capitato di… vivere in un libro?

p.s. Nei commenti non fate spoiler… Il libro vorrei finirlo e magari dopo vorrei vedere anche il film… Solo se il resto del libro non mi farà inca***e come queste 50 pagine! Perchè altrimenti passo davvero a Sandokan!

Pagine bianche.

Mi piace scrivere. Mi piace soprattutto scrivere sulla carta con la penna. Scrivo qualsiasi cosa: dai banali elenchi delle cose da fare, alla lista della spesa, fino ad appunti vari raccolti qua e là. Da informatico dovrei avere più dimestichezza con i programmi e le app, ma proprio non mi ci ritrovo. In ufficio la mia “to do list” è cartacea, bella scarabocchiata e in vista sulla scrivania: spesso scritta su fogli e foglietti di recupero. E anche a casa la situazione è simile. Per gli appunti da prendere al volo basta una qualsiasi pagina bianca: spesso il retro dei volantini delle corse podistiche o delle pubblicità, etc… Insomma, riciclo a gogo… anche col rischio di presentarsi al banco della gastronomia con la lista della spesa scritta sul retro dell’estratto conto della banca…

Quando poi devo memorizzare qualcosa  (in questo periodo le lezioni di teoria del corso di istruttore di daoyin), devo assolutamente scrivere a mano:  studiare, fare riassunti e mettere su carta. Sarà che io sono tardo, ma per fissare le idee in quei due neuroni che mi sono rimasti, devo prima fissarle su un quaderno: a righe o a quadretti non importa, basta che sia cartaceo. Insomma, digitare su Libreoffice o WordPress non aiuta il mio cervello… magari forse come ripasso o come copia finale da conservare, ma solo dopo essere passato dalla carta.

Se fino a qualche mese fa mi andava bene qualsiasi quaderno, anche recuperato da vecchi residuati di quando mia figlia faceva le elementari, da un po’ di tempo mi sono convertito alla carta di lusso… Nella primavera del 2015  mi arrivò una busta da TV5, emittente francofona che seguo sia via satellite che su web. Scoprii di aver vinto un concorso e come premio ricevetti la mia prima Moleskine. Proprio in quei giorni la mia amica Cri organizzava alcune conferenze su naturopatia e dietetica e così ne approfittai per inaugurarla, prendendo appunti a quelle serate…

Fu un colpo di fulmine! Da allora ho sempre con me una Moleskine che uso per prendere tutti quegli appunti che devo conservare e che condivide lo spazio nel mio zainetto con una pennetta USB piena di Gb di materiali audio e video, che per forza di cose non possono stare nella Moleskine. In alcune settimane non scrivo proprio niente, in altre qualche riga, a volte paginate come se piovesse… Sarà la carta, sarà la maneggevolezza, sarà la copertina, ma scrivere sulla Moleskine è un vero piacere, come lo è sfogliarla e rileggerla. Sono io il primo a stupirmi di questo fatto: a volte mi sento troppo fighetto e allora cerco di riempire tutti gli spazi… perchè lasciare un rigo vuoto sulla Moleskine è un peccato! E’ come avere davanti il proprio piatto preferito, cucinato alla perfezione, non finirlo  e non fare la scarpetta…

A casa mia hanno notato la cosa e così fra i regali di Natale mi è arrivata una bellissima agenda Moleskine 2017 dei Peanuts che è stata apprezzatissima ma che mi ha già mandato in crisi… Siamo solo al 4 di Gennaio e ho già lasciato indietro delle pagine bianche che chiedono di essere riempite, magari con qualcosa di più intelligente degli orari delle riunioni in ufficio….. Aiuto!

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P.s. Scusandomi del ritardo, auguro un Buon Anno a tutti!!!!

La mia Moleskine 2017 - Foto tratta dal sito ufficiale della Moleskine

La mia Moleskine 2017 – Foto tratta dal sito ufficiale della Moleskine

Grazie a Caduta fuori dal tempo per il Christmas Tag!

Ringrazio “Caduta fuori dal tempo” per avermi nominato nel Christmas Tag! ideato da Il mondo di Shioren.

Le regole del tag sono molto semplici e sono le seguenti:

1- Rispondere alla domanda “Quali sono le 3 cose che non possono mancare nel tuo Natale?
2- Citare, taggare e ringraziare l’ideatore del tag (cioè Il mondo di Shioren – Tante Grazie e Buone Feste!)
3- Citare, taggare e ringraziare chi vi ha taggati (nel mio caso Caduta fuori dal tempo – Grazie mille! E Buon Natale!)
4- Taggare a vostra volta almeno 15 blogger

RISPOSTE

  1. Tutti i preparativi, in particolare l’allestimento dell’albero (rigorosamente vero), del presepe, della corona dell’Avvento e delle varie luminarie. Tutta la famiglia è coinvolta: io sono il presepista e l’addetto alle luci, mia moglie l’alberista e l’addetta alle decorazioni ….mentre la figlia, che quando era piccola aiutava, adesso fa il direttore dei lavori… più o meno con lo stesso impegno e la stessa utilità dei pensionati davanti ai cantieri edili!
  2. La giornata di Natale col pranzo con i parenti. Sempre uguale, anno dopo anno e sempre con lo stesso menù, perchè guai a provare qualcosa di etnico o vegetariano! Si rischia la scomunica dal tortellino sul brodo di cappone! Però per una volta all’anno è bello anche essere tradizionalisti, ascoltare sempre i soliti discorsi dei soliti parenti e nonostante ciò scoprire di volersi ancora bene… e ringraziando il Cielo,  di esserci ancora tutti!
  3. La sera, quando tutti sono andati via, stravaccarsi esausti sul divano con mia moglie, guardare un bel film e dirsi: «Ovvia su… e anche questo Natale è andato!», nella speranza di potersi riposare… Speranza mal riposta perchè incombono Capodanno e la Befana…

Logicamente ci sarebbero decine di altre cose: la Messa di Notte, “Una poltrona per due” su Italia Uno tutti gli anni, il panforte, i regali da scartare fingendo la sorpresa che tanto quel regalo lo aspettavi da mesi… ma la regola è 3 cose e perciò tutto il resto ve lo rimando al prossimo anno…

Ecco adesso l’elenco dei fortunati 15 che sotto l’albero trovano anche la nomination a questo tag… Decidete voi se è arrivata perchè siete stati buoni oppure per il contrario. In ogni caso nessuno è obbligato a proseguirla… E’ solo un gioco!!!! E non è necessario rispondere entro Natale… va bene anche a Pasqua.

Safety Pins… for Safety people.

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Foto “Put a Pin In It” by Mike Licht – flickr

C’è un piccolo oggetto, semplice e umile che in queste settimane sta diventando un simbolo di solidarietà verso le minoranze. E’ la spilla da balia che in inglese si chiama “Safety pin” ovvero “Spilla di sicurezza“. La prima volta è stata adottata dagli inglesi dopo il referendum che ha sancito la Brexit, per indicare alle minoranze che quando incontrano delle persone che indossano la spilla  possono sentirsi sicure, insomma… che si possono fidare. Questa forma silenziosa di solidarietà e allo stesso tempo di protesta, è stata ripresa negli Stati Uniti dopo la vittoria di Trump e grazie ai social network,  si sta diffondendo in tutto il mondo.

Indossare una spilla di sicurezza sui propri abiti è un biglietto da visita per indicare che siamo gentili, affidabili e disponibili al dialogo verso tutte le persone di qualsiasi minoranza: immigrati, persone di colore, di altre religioni, disabili, gay, donne in difficoltà, etc… Per queste persone è un piccolo gesto di vicinanza e sostegno mentre a noi serve per ricordarci che siamo tutti esseri umani e che dobbiamo aiutarci l’un l’altro. Logicamente, nel caso in cui ci fosse richiesto un aiuto, dobbiamo dimostrare con i fatti che la spilla non è lì per caso e nemmeno per moda.

Lebron James, sportivo dell'anno 2016 con una safety pin. - Foto tratta da internet.

Lebron James, sportivo dell’anno 2016 con una safety pin. – Foto tratta da internet.

AGGIORNAMENTO DEL 15/12/2016
Viste le discussioni nate tra i commenti aggiungo questa foto. Forse spiega meglio il senso dell’iniziativa di come potrei fare io a parole…

Foto "In a time when racism, bigotry, and hate crimes are on the rise; when millions of our fellow Americans are living in fear • Wearing a safety pin is a subtle way to indicate that you are a "safe place". It is a promise to stand up for and in solidarity wit" by Charlie DeLacey - Flickr

Foto “In a time when racism, bigotry, and hate crimes are on the rise; when millions of our fellow Americans are living in fear • Wearing a safety pin is a subtle way to indicate that you are a “safe place”. It is a promise to stand up for and in solidarity wit” by Charlie DeLacey – Flickr

Grazie fratelli e concittadini italiani!

Lascio le analisi sul risultato del referendum ai giornaloni e ai “soliti” commentatori televisivi. Quest’armata Brancaleone di Renzi e di tutti coloro che sono saliti sul suo carro, non si meritano nemmeno la pressione delle dita sulla tastiera del computer. Dita che invece schiacciano per dire e dirci grazie a vicenda per una giornata di resistenza che ha salvato la Costituzione e la democrazia! Grazie fratelli e concittadini italiani!

Ogni altro commento è superfluo… oggi si deve festeggiare! E allora musica!!!

 

…E da domani si ripartirà a lottare per lasciare un mondo migliore ai nostri figli!

Quindi io….

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Foto “NO” by Grant Hutchinson – flickr

Sono un lavoratore dipendente, marito di una lavoratrice dipendente. I nostri stipendi perdono potere d’acquisto un anno dopo l’altro e con le trattenute in busta non possiamo evadere le tasse, come fanno i cosiddetti imprenditori: piccoli, medi o grandi come le multinazionali. E la pensione sarà sempre più un miraggio. Abbiamo una figlia universitaria che paga un sacco di tasse per una scuola pubblica sempre più scadente. Fra qualche anno entrerà nella schiera dei giovani disoccupati, dei precari, dei voucher… di un lavoro senza più quei diritti per cui avevano combattuto i suoi nonni. E siamo anche figli di quei nonni con le pensioni da miseria che quando prenotano una visita all’ASL si sentono rispondere di ripassare fra 6 mesi o un anno. E infine vediamo chi sta peggio di noi, come i migranti che fuggono dalle guerre e dalle violenze e vengono trattati come la causa di tutti i nostri mali, mentre sono solo altre vittime più disperate di noi.

A noi, che per 364 giorni l’anno non contiamo un bel niente, il governo scrive e promette mari e monti per andare il 4 Dicembre a mettere una croce su quel “SI”. Allora io sono andato a vedere chi è a favore di quel “SI” e mi sono fatto qualche domanda…

  • JP Morgan e le agenzie di rating, quelle che con la speculazione finanziaria hanno portato la Grecia alla fame e alla miseria chiedono di votare “SI”… Quindi io voterò “NO”.
  • I padroni della Confindustria, quelli che da vent’anni chiedono (e ottengono) di diminuire i diritti dei lavoratori, la loro precarizzazione e il blocco dei salari chiedono di votare “SI”… Quindi io voterò “NO”.
  • Marchionne, un canadese domiciliato in Svizzera, che dopo aver avuto miliardi di finanziamenti statali, ha trasferito le sedi legali di Fiat all’estero per non pagare le tasse in Italia e che fa di tutto per ridurre i diritti degli operai (chiedere a Termini Imerese e Pomigliano d’Arco) chiede di votare “SI”… Quindi io voterò “NO”.
  • La troika europea e la BCE, che spendono miliardi di Euro per salvare le banche ma non muovono un dito per salvare i migranti e i poveri europei come in Grecia, chiedono di votare “SI”… Quindi io voterò “NO”.
  • L’ambasciata USA, un paese guerrafondaio che esporta in tutto il Medioriente e in Africa la democrazia a suon di bombe, creando come conseguenza terroristi e profughi, chiede di votare “SI”… Quindi io voterò “NO”.
  • Infine perfino Briatore, quello che vorrebbe fare della Puglia un mega Billionaire per soli ricchi, a Matrix chiede di votare “SI” perchè così finalmente si potranno privatizzare scuole e ospedali… Quindi io voterò “NO”.

Insomma ci avete fatto caso? Tutti le lobby di potere che ci hanno portato nella situazione drammatica in cui si trova oggi l’Italia e che manovrano i politici al  governo come dei burattini, ci chiedono di votare “SI”.

E non vi viene voglia, almeno in questa occasione, di mandare un bel segnale a tutti quanti?

Infine un’ultima perla: leggo in questo post su Altraeconomia che la casa editrice Tramontana, editore di libri scolastici ben conosciuto da chi ha studiato diritto ed economia, ha già pubblicato nel libro per le superiori “101 lezioni di diritto ed economia”, scritto da Carlo Aime e Maria Grazia Pastorino, un capitolo di 8 pagine dedicato alla Riforma Costituzionale come se fosse già diventata legge. Non solo il libro ignora del tutto il referendum, ma perfino alcune modifiche fatte alla legge Costituzionale ad Aprile 2016 e soprattutto racconta cose ancora tutte da legiferare come i criteri per selezionare i 74 consiglieri regionali che, se passasse la riforma, dovrebbero diventare senatori.

E non vi viene voglia, quelle 8 pagine, di mandarle al macero insieme a chi ha voluto questa riforma?

♦♦♦♦♦

P.S. Se il parere di un piccolo e inutile informatico come il sottoscritto non vi convince vorrei segnalarvi due post molto curiosi sul No al referendum apparsi sul sito de “Il fatto quotidiano”. Il primo è di Fabio Scacciavillani, Chief Economist del Fondo d’investimenti dell’Oman: vi aspettereste che trattasse di Economia e invece tratta di Storia, raccontando come riforme simili a quella a cui siamo chiamati a votare,  portarono dritte alla Prima Guerra Mondiale e successivamente alla dittatura fascista. Il secondo è di Marco Politi e con molto buonsenso racconta dieci motivi per votare NO. Dov’è la stranezza? Che Marco Politi è da oltre 40 anni uno dei maggiori vaticanisti al mondo. Quindi, se uno che di solito si occupa di Dio, Santi e teologi decide di dedicare diversi articoli al Referendum significa che la situazione è grave… non c’è più religione! 😛

Un libro gratuito vi spiega la riforma costituzionale.

Tra pochi giorni saremo chiamati a votare al referendum sulla riforma costituzionale. Tra articoli di giornali, proclami di entrambi gli schieramenti, comparsate televisive (a volte ossessive) di Renzi e dei vari Ministri, alla fine rischiamo di andare a votare con una grande confusione in testa.

Se volete farvi un’idea della riforma e volete farlo senza spendere un soldo (libri a pagamento ce ne sono un sacco, sia pro che contro la riforma) vi segnalo il libro In otto punti le ragioni del NO al Referendum costituzionaleche potete scaricare cliccando qui sul link del titolo o sull’immagine a fine post. Il libro è stato scritto da Luca Benci, giurista specializzato in diritto sanitario, su iniziativa del laboratorio politico “Per un’altra città” di Firenze. Sono 86 pagine, così divise: le prime 38 pagine comprendono 8 capitoletti che spiegano in modo semplice e comprensibile a tutti come siamo arrivati a questa riforma e alle varie leggi elettorali. Dalla pagina 39 invece sono riportati tutti gli articoli oggetto della riforma, uno per uno, col testo a fronte: da un lato quello attualmente in vigore e dall’altro quello che sarà modificato  se passa il referendum. Dato che questo libretto è  rilasciato sotto Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale, se vi piace potete ripubblicarlo sui vostri blog, diffonderlo per e-mail o regalarlo a chi vi pare a voi…

Se poi non vi fidate di un libro che, fin dal titolo è per il NO, la comparazione degli articoli è stata fatta in modo più neutro anche su questa interessante pagina Internet…

Credo che in entrambi i casi, sia una lettura interessante perchè, come recita una delle più belle battute di Maurizio Crozza,  fatta lo scorso 4 Ottobre a Di’Martedì: “Referendum? Il Paese è diviso tra chi voterà Sì e chi invece ha capito la riforma costituzionale.”

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