La fine di “Inferno”.

Copertina del libro Inferno

Copertina del libro Inferno

Prima di iniziare col post vorrei scusarmi con tutti per il perdurare delle mia assenza dal blog. Credo che in 9 anni sia l’assenza più lunga ma sono proprio immerso in un sacco altre cose… alcune piacevoli, altre meno.

Riprendo con un articolo rimasto in sospeso che vi dovevo… Nel post dello scorso 9 Febbraio vi avevo raccontato che stavo leggendo il libro di Dan Brown “Inferno” e vi avevo promesso che vi avrei aggiornato sugli sviluppi, in particolare sulle curiose (non) attinenze della Firenze raccontata nel libro con quella reale. Sinceramente è da un pezzo che ho finito di leggere il romanzo tanto che già a Marzo l’ho scambiato su coseinutili.it  con una ragazza della provincia di Caserta. Ho conservato alcuni appunti e quindi posso mettervi alcune curiosità:

  • La corsia non esistente. Nei primi capitoli del romanzo c’è un ingorgo nel piazzale di Porta Romana e Vayhenta, un personaggio del libro che percorre in discesa il Viale di Poggio Imperiale in direzione di Porta Romana, decide di evitare la coda sfrecciando sulla corsia di emergenza… Corsia che però non esiste a meno che Dan Brown, come certi scooteristi indisciplinati, non elegga il marciapiede a corsia di emergenza per le due ruote!
  • A Porta Romana c’è un altro sfondone. La Statua nel mezzo alla rotonda è definita da Dan Brown “una donna che esce dalla città portando un enorme fardello sul capo”. Quella statua non è una statua qualunque: può piacere o no,  ma si tratta di “Dietrofront” di Michelangelo Pistoletto. Soprattutto quel “fardello” sulla testa della donna non è un fardello ma un’altra donna, voltata indietro  che dà un ultimo sguardo a Firenze, mentre la statua sotto esce dalla città e si incammina verso Roma. E’ la circolarità dell’arte che parte da Firenze, si propaga verso il mondo e che poi ritorna al luogo d’origine. O più banalmente sono i  turisti che affascinati dalla città quando se ne vanno vorrebbero ritornarci. Insomma, se considerate Dan Brown un esperto di arte… ahimè non lo è, almeno di quella  del Novecento…. e qui sotto vi dimostrerò che non lo è nemmeno di quella del Rinascimento…
  • Tanti lettori di Dan Brown rimangono estasiati dalla descrizione di Palazzo Vecchio e del Corridoio Vasariano, in particolare dalle parti del romanzo che si svolgono in luoghi nascosti e segreti del palazzo. In realtà sono almeno 15 anni o forse 20, che qualsiasi turista può visitare questi luoghi, acquistando, insieme al normale biglietto del Museo, le visite guidate (alcune anche in costume) dei “percorsi segreti”.  Tanto per capirsi appena uscirono io ci andai con mia figlia che all’epoca faceva le elementari: se fate il conto che quest’anno ha preso la laurea triennale… Anzi, se volete scrivere un libro su Palazzo Vecchio e volete surclassare Dan Brown, negli ultimi anni sono stati aperti dei percorsi nuovi: uno nei sotterranei per visitare l’anfiteatro romano, e un altro per andare sul cammino di ronda e sulla torre di Arnolfo… E logicamente, visto che il business è sempre business, è stato creato anche il percorso sul libro chiamato “I segreti di Inferno”.

Non mi dilungo più, anche se ho letto in rete che pure le descrizioni di Venezia sono piene di inesattezze, a cominciare dalla forma delle gondole.

Voglio invece spendere due righe sulla scrittura del libro, che proprio non mi  è piaciuta. Brown scrive in modo molto asciutto una marea di capitoletti di poche pagine ciascuno, dedicando un capitolo al protagonista, quello successivo al nemico e così via, in un ping pong continuo. Raramente questa alternanza di capitoli  tra protagonista  e antagonista è interrotta da qualche capitoletto interamente dedicato a qualche personaggio di contorno. E’ una cosa che avevo già notato (e che mi aveva già infastidito) leggendo “Il codice Da Vinci”. Alla fine ne ho dedotto che secondo me, almeno “Il codice Da Vinci” e “Inferno”, sono fatti con lo stampino: cambiano i luoghi e le vicende, ma la trama e la scrittura seguono lo stesso identico schema. Si può considerare ciò un difetto? O forse vale il motto di Vujadin Boškov “Squadra che vince non si cambia”? Ecco, leggere i libri di Dan Brown secondo me è come ascoltare certi cantanti o vedere i film di certi registi… sul momento ti piacciono poi a ripensarci bene ti accorgi che cambiano dei dettagli qua e là ma alla fine scrivono da decenni sempre la stessa canzone o lo stesso film…

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Foto “Dietrofront” by Monica – Flickr

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Vivere in un libro.

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Foto “Andrea” by JojaOnline – Крокодил- flickr (interno dell’Ospedale San Giovanni di Dio _ Torregalli)

Ho iniziato a leggere “Inferno” di Dan Brown (giusto una cinquantina pagine) e si sta rivelando una lettura molto particolare. Non per il romanzo in sè, di Dan Brown ho letto il “Codice da Vinci” e non mi ha entusiasmato più di tanto, ma per il fatto di vivere esattamente nei luoghi dove è ambientato il libro. Di libri dedicati a Firenze ne ho letti molti, ma erano ambientati nel passato: dal Rinascimento all’inizio Novecento e nel frattempo la città è cambiata. Qui invece è differente perchè ci sono luoghi dove vivo e dove ho perfino lavorato per anni, che cozzano o contrastano col testo del libro e che mi rendono molto difficile la lettura.

La bellezza di leggere un libro, rispetto a vedere un film, è che nella nostra testa ci ricreiamo l’ambiente descritto dall’autore, ognuno a modo nostro. La giungla misteriosa descritta da Salgari che mi figuro io è (o potrebbe essere) molto differente da quella che si immagina un qualche altro lettore… e questo è molto bello. Il problema è che quando mi figuro gli ambienti di “Inferno” la ragione non accetta quanto l’immaginazione ricostruisce scorrendo le pagine del libro. Cerco di spiegarmi con un esempio sui primi capitoli, quelli che raccontano il risveglio del professor Robert Langdon in un ospedale di Firenze. Ora dovete sapere che dal 1988 al 2002 ho lavorato all’ASL di Firenze e quindi gli ospedali li ho girati in lungo e in largo per lavoro, senza tener conto delle altre volte che li ho frequentati per visite/ricoveri miei o di parenti.

Quando leggo che il professor Robert Langdon scopre di essere a Firenze perchè dalle finestre della sua camera d’ospedale riconosce Palazzo Vecchio, mi immagino che sia ricoverato a Santa Maria Nuova perchè è l’unico ospedale nel centro storico e, anche se non ne sono sicuro, è molto probabile che dalle camere agli ultimi piani la torre di Arnolfo si veda abbastanza bene (anche se potrebbe essere in parte coperta dalla Cupola del Duomo). Poche pagine più in là leggo però che la tizia che cerca di uccidere il professore parcheggia l’auto in Via di Torregalli. L’ambiente immaginario che mi ero fatto crolla tutto perchè via di Torregalli è davanti al San Giovanni di Dio, ospedale della periferia di Firenze al confine con Scandicci, chiamato appunto popolarmente “Torregalli”. Questo lo conosco più di tutti: ci è nata mia figlia, ci è morto mio suocero e, visto che non è lontano da casa mia, ci andiamo per le analisi del sangue e anche al pronto soccorso (giusto per le martellate sulle dita …che per le cose più serie sono più specializzati a Careggi). Da qui è improbabile vedere la Torre di Arnolfo, per tutta una serie di motivi. Primo: il centro storico è lontano almeno due km dall’ospedale e nel mezzo c’è la collina di Bellosguardo/Marignolle che copre la visuale, almeno dai piani bassi. Secondo: da lontano Palazzo Vecchio, col suo colore marroncino,  tende a mimetizzarsi con gli altri edifici. Ammettendo che dalla sua finestra un Robert Langdon ferito e rimbambito dai sedativi, fosse riuscito a vedere il centro storico avrebbe scorto più facilmente la cupola del Duomo che Palazzo Vecchio. Terzo: ipotizzando che dai piani alti dell’Ospedale di Torregalli si riesca a vedere Palazzo Vecchio, Robert Langdon non sarebbe stato ricoverato lì perchè, se non ricordo male al VI piano c’è la psichiatria e a scendere, poi ci dovrebbero essere Ostetricia e Ginecologia. Insomma, un ferito come lui da arma da fuoco, se ne sarebbe stato a piano terra (Pronto Soccorso e terapia intensiva) oppure ai piani 1 o 2 (Medicina generale o Chirurgia) e da lì Palazzo Vecchio l’avrebbe visto solo in cartolina.

Nel frattempo le pagine scorrono, la killer è entrata nell’ospedale e comincia a sparare all’impazzata. La dottoressa Sienna prende Langdon e lo porta via… Qui la mia immaginazione galoppa: Torregalli è l’ospedale dove, come informatico, ho lavorato di più e ne conosco (o meglio conoscevo) tutti i sotterranei, dalle caldaie, alla farmacia, dalle cucine, all’obitorio. Invece no, Dan Brown sbaglia proprio tutti i luoghi, perfino le scale… e il peggio lo dà quando i due riescono a fuggire dall’ospedale. Nella mia mente passavo già in rassegna i dintorni dell’Ospedale di Torregalli: dove sarebbero finiti? In via delle Bagnese, per andare al Galluzzo e da lì verso Siena? Oppure in via di Scandicci, direzione Firenze o Scandicci? Magari verso la caserma dismessa dei Lupi di Toscana? E sai che ridere, se fossero finiti tra le suore dell’oratorio dei Salesiani dove mia figlia da piccola andava ai centri estivi e che è proprio accanto all’Ospedale? Invece no…. escono in un vicolo buio! Ca**o non è possibile! Non ci sono vicoli intorno al San Giovanni di Dio e a via di Torregalli! E’ tutta una zona costruita negli anni ’60 e ’70 del Novecento e non c’è un vicolo nemmeno a pagarlo oro! Traffico e casino si, ma vicoli per Dio, NO! Mi sono così arrabbiato che ho chiuso il libro, spento la luce e mi sono addormentato.

E a voi è mai capitato di… vivere in un libro?

p.s. Nei commenti non fate spoiler… Il libro vorrei finirlo e magari dopo vorrei vedere anche il film… Solo se il resto del libro non mi farà inca***e come queste 50 pagine! Perchè altrimenti passo davvero a Sandokan!

Quindi io….

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Foto “NO” by Grant Hutchinson – flickr

Sono un lavoratore dipendente, marito di una lavoratrice dipendente. I nostri stipendi perdono potere d’acquisto un anno dopo l’altro e con le trattenute in busta non possiamo evadere le tasse, come fanno i cosiddetti imprenditori: piccoli, medi o grandi come le multinazionali. E la pensione sarà sempre più un miraggio. Abbiamo una figlia universitaria che paga un sacco di tasse per una scuola pubblica sempre più scadente. Fra qualche anno entrerà nella schiera dei giovani disoccupati, dei precari, dei voucher… di un lavoro senza più quei diritti per cui avevano combattuto i suoi nonni. E siamo anche figli di quei nonni con le pensioni da miseria che quando prenotano una visita all’ASL si sentono rispondere di ripassare fra 6 mesi o un anno. E infine vediamo chi sta peggio di noi, come i migranti che fuggono dalle guerre e dalle violenze e vengono trattati come la causa di tutti i nostri mali, mentre sono solo altre vittime più disperate di noi.

A noi, che per 364 giorni l’anno non contiamo un bel niente, il governo scrive e promette mari e monti per andare il 4 Dicembre a mettere una croce su quel “SI”. Allora io sono andato a vedere chi è a favore di quel “SI” e mi sono fatto qualche domanda…

  • JP Morgan e le agenzie di rating, quelle che con la speculazione finanziaria hanno portato la Grecia alla fame e alla miseria chiedono di votare “SI”… Quindi io voterò “NO”.
  • I padroni della Confindustria, quelli che da vent’anni chiedono (e ottengono) di diminuire i diritti dei lavoratori, la loro precarizzazione e il blocco dei salari chiedono di votare “SI”… Quindi io voterò “NO”.
  • Marchionne, un canadese domiciliato in Svizzera, che dopo aver avuto miliardi di finanziamenti statali, ha trasferito le sedi legali di Fiat all’estero per non pagare le tasse in Italia e che fa di tutto per ridurre i diritti degli operai (chiedere a Termini Imerese e Pomigliano d’Arco) chiede di votare “SI”… Quindi io voterò “NO”.
  • La troika europea e la BCE, che spendono miliardi di Euro per salvare le banche ma non muovono un dito per salvare i migranti e i poveri europei come in Grecia, chiedono di votare “SI”… Quindi io voterò “NO”.
  • L’ambasciata USA, un paese guerrafondaio che esporta in tutto il Medioriente e in Africa la democrazia a suon di bombe, creando come conseguenza terroristi e profughi, chiede di votare “SI”… Quindi io voterò “NO”.
  • Infine perfino Briatore, quello che vorrebbe fare della Puglia un mega Billionaire per soli ricchi, a Matrix chiede di votare “SI” perchè così finalmente si potranno privatizzare scuole e ospedali… Quindi io voterò “NO”.

Insomma ci avete fatto caso? Tutti le lobby di potere che ci hanno portato nella situazione drammatica in cui si trova oggi l’Italia e che manovrano i politici al  governo come dei burattini, ci chiedono di votare “SI”.

E non vi viene voglia, almeno in questa occasione, di mandare un bel segnale a tutti quanti?

Infine un’ultima perla: leggo in questo post su Altraeconomia che la casa editrice Tramontana, editore di libri scolastici ben conosciuto da chi ha studiato diritto ed economia, ha già pubblicato nel libro per le superiori “101 lezioni di diritto ed economia”, scritto da Carlo Aime e Maria Grazia Pastorino, un capitolo di 8 pagine dedicato alla Riforma Costituzionale come se fosse già diventata legge. Non solo il libro ignora del tutto il referendum, ma perfino alcune modifiche fatte alla legge Costituzionale ad Aprile 2016 e soprattutto racconta cose ancora tutte da legiferare come i criteri per selezionare i 74 consiglieri regionali che, se passasse la riforma, dovrebbero diventare senatori.

E non vi viene voglia, quelle 8 pagine, di mandarle al macero insieme a chi ha voluto questa riforma?

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P.S. Se il parere di un piccolo e inutile informatico come il sottoscritto non vi convince vorrei segnalarvi due post molto curiosi sul No al referendum apparsi sul sito de “Il fatto quotidiano”. Il primo è di Fabio Scacciavillani, Chief Economist del Fondo d’investimenti dell’Oman: vi aspettereste che trattasse di Economia e invece tratta di Storia, raccontando come riforme simili a quella a cui siamo chiamati a votare,  portarono dritte alla Prima Guerra Mondiale e successivamente alla dittatura fascista. Il secondo è di Marco Politi e con molto buonsenso racconta dieci motivi per votare NO. Dov’è la stranezza? Che Marco Politi è da oltre 40 anni uno dei maggiori vaticanisti al mondo. Quindi, se uno che di solito si occupa di Dio, Santi e teologi decide di dedicare diversi articoli al Referendum significa che la situazione è grave… non c’è più religione! 😛

Un film: Lui è tornato (2015).

Lui_è_tornatoA casa da alcune settimane abbiamo fatto l’abbonamento a Netflix e devo dire che sono molto soddisfatto, soprattutto per i documentari ma anche per i film. Le serie le seguo meno ma mia moglie e mia figlia sono molto contente anche di queste. Come conseguenza è facile che il blog si arricchisca di recensioni di film…

Comincio con un film che ancora non è nelle sale (uscirà in Italia il 26 Aprile) ma che, per misteri della distribuzione cinematografica, su Netflix è già disponibile dal 09 Aprile: “Lui è tornato” tratto dal libro di Timur Vermes.

Metto subito le mani avanti dicendo che non ho letto il libro e quindi non posso fare paragoni col romanzo. Il film è semplicemente geniale e dovendo dare un giudizio in due parole direi “inquietantemente divertente“. Un reporter in procinto di essere licenziato dalla sua tv, durante le riprese di un documentario, riprende il risveglio di Hitler nella Berlino del 2014 (nel libro credo fosse il 2011). Hitler si ritrova totalmente spaesato e viene ospitato in un chiosco di giornali dove si aggiorna sull’attualità politica. Appena la tv fiuta l’affare, scambiandolo per un bravo comico che imita il dittatore, il vero Hitler viene messo sotto contratto e diventa il re di tutto il palinsesto. Le sue invettive, identiche a quelle degli anni ’40, vengono prese come scherzi ma in realtà lui fa tremendamente sul serio. Inizia qui un viaggio in tutta la Germania in cui il dittatore incontra cittadini, politici e giornalisti, fra gag vere e presunte. E’ inquietante sapere che molte delle persone che partecipano al film sono veri politici della destra tedesca e molti i cittadini capitati per caso sul set dove molte scene erano improvvisate. Ad esempio un gruppo di turisti che alla porta di Brandeburgo si fanno i selfie con Hitler col saluto romano, sono dei veri turisti italiani capitati lì per caso (logicamente come italiani non ci possiamo far mancare niente).

Si ride tanto perchè in fondo è un bel film di satira (ma è un riso amaro) e ci si inquieta, soprattutto sulle ultime scene, quelle che arrivano a metà dei titoli di coda. Se fossi un professore lo farei vedere nelle ai ragazzi nelle scuole perchè parla dei temi della resistenza, ma con un linguaggio moderno e divertente… insomma senza apparire “polveroso”…

P.S. (1) Se volete vedere il film su Netflix è probabile che per default ve lo proponga in tedesco con sottotitoli in italiano. Se cercate tra le opzioni c’è anche il film doppiato in italiano.

P.S. (2) Se vi registrate su Netflix avete un mese di abbonamento gratuito in cui potete vedere se il catalogo di film vi piace e se la vostra rete Adsl non fa i capricci. Noi siamo rimasti entusiasti.

La guerra non è la risposta… ma per fortuna ci sono altre risposte!

Foto "Tribute to Paris" by Chris Willis - flickr

Foto “Tribute to Paris” by Chris Willis – flickr

E’ difficile scrivere sugli attentati di Parigi, soprattutto da quando si è aperto in tv e sui giornali il circo degli opinionisti, di alcuni dei quali sinceramente ne avremmo fatto a meno: tanto per fare alcuni esempi D’Alema, Gasparri, Belpietro e perfino la D’Urso.

L’unico che mi è parso sincero è stato Papa Francesco quando, intervistato telefonicamente da Tv2000 Sabato mattina, non ha fatto che ripetere più volte la  frase: «Non è umano». Non credo ci sia altro da aggiungere se non che sono ancora troppe le cose che «Non sono umane»… Non sono umani i terroristi che si fanno saltare in aria e uccidono tanti innocenti e non sono umani i droni americani che bombardano un ospedale di Medici senza Frontiere. Non è umano uccidere i bambini in Ucraina e nemmeno in Siria perchè le bombe non sono mai giuste. Non sono umane le guerre e guerriglie sparse per il mondo: dalla Somalia alla Cecenia, dalla Nigeria all’Iraq, dal Pakistan al Sudan.  Insomma, non francesizzerò la mia foto su Facebook se non mi metteranno a disposizione anche le bandierine degli altri popoli che nel mondo sono sotto le bombe!

Mi sono chiesto più volte cosa fare in questi momenti. E’ inutile dire che tutto sarà come prima, perchè non è vero. Quante persone fino a pochi giorni fa sono state all’Expo? Ci ritornerebbero oggi se fosse ancora aperto? Mia figlia venti giorni fa è andata al Forum di Assago a vedere gli European Mtv Award. Se li rifacessero oggi non so se ce la manderei: forse si, ma poi non ci dormirei la notte… Immaginatevi dunque come sono contento che Firenze, i prossimi 26 e 27 Novembre 2015, ospiti il vertice Nato regalatoci dal nostro caro ex-sindaco…

Se il post finisse qui ne uscirebbe una tragedia totale e invece ho avuto la fortuna di imbattermi in un bell’articolo di Jacopo Fo, pubblicato su Cacao 4 giorni fa, intitolato “Servono più pacifisti sulle barricate!“. Dopo aver elencato tutti i mille motivi per essere tristi e preoccupati, Jacopo Fo riesce anche ad elencare pochi ma eccellenti motivi di speranza per gli anni a venire… Se avrete la pazienza di leggerlo tutto, scoprirete che perfino i nostri/vostri blog, se usati in modo intelligente, sono mezzi che portano verso un futuro di pace e sviluppo e che le barricate su cui i lavorano i nuovi pacifisti sono molto particolari. Hanno i nomi di migliaia di onlus, di gruppi d’acquisto solidali, di ciclofficine, di coloro che si occupano di fotovoltaico e ambiente, di bookcrossing, di wikipedia, di linux, di commercio e finanza equosolidali, dei contadini di genuinoclandestino e di molte altre piccole attività lavorative e/o di volontariato che vanno verso un’economia solidale e collaborativa…

Insomma, quando con i nostri/vostri blog condividete informazioni e buone pratiche per il bene comune (postare stupidi insulti o foto di gattini non vale) state lavorando per la pace e contro il terrorismo perché, come diceva Tiziano Terzani

[…]  il problema del terrorismo non si risolverà uccidendo i terroristi, ma eliminando le ragioni che li rendono tali. […]

dalla lettera di Tiziano Terzani a Oriana Fallaci del 2001

Un libro: “La danzatrice bambina” di Anthony Flacco.

Copertina de "La danzatrice bambina"

La danzatrice bambina – Copertina

Il secondo libro che ho letto in vacanza è totalmente diverso da quello presentato nel post precedente, in quanto racconta una storia vera, molto drammatica ma, fortunatamente, a lieto fine.

Siamo nel 2001 in uno sperduto paesino in Afghanistan dove, con la propria famiglia, vive Zubaida, una vivace bambina di 9 anni che, in un giorno in cui i suoi genitori non erano in casa, rimane terribilmente ustionata a causa di un incidente con una tanica di Kerosene. Il padre dopo averla portata, con sommi sacrifici, nei vari ospedali locali che davvero poco possono fare per lei, non si arrende ad aspettare che muoia fra atroci dolori. Decide così di presentarsi con la figlia ad una base militare statunitense. Un soldato, colpito dalle sofferenze della bimba, contravviene alle regole militari e si fa carico di lei. Nasce allora un passaparola di eventi e di persone che origina un’inattesa catena di solidarietà che porterà Zubaida negli Stati Uniti dove verrà operata più volte e dove sarà ospite nella famiglia del chirurgo che l’ha in cura. Zubaida trascorrerà circa due anni negli Stati Uniti e, tra un intervento e l’altro, frequenterà la scuola fino alla sua completa guarigione. La sua storia commuoverà l’America tanto che al suo ritorno in Afghanistan saranno stati raccolti i fondi per comprare un’abitazione alla famiglia di Zubaida in una località dove i figli potranno tutti andare a scuola.

Se la storia vera è molto bella, purtroppo il libro non scorre e si legge con una certa fatica.  Non saprei dire se è colpa dell’autore o del traduttore in italiano, ma in ogni caso il testo non è dei migliori. Un’altra cosa che mi ha un po’ dato noia è la differenza fra la precisione millimetrica della descrizione degli interventi chirurgici (l’autore descrive i centimetri quadrati di pelle innestati, i muscoli tagliati, il nome dei farmaci, etc…) e di contro l’approssimazione nel descrivere la situazione in Afghanistan all’inizio degli anni 2000 (tutti cattivi e ignoranti tranne i buoni  americani, esportatori di democrazia).

Sinceramente, siamo lontani anni luce dai capolavori di Khaled Hosseini, ma tutto sommato è comunque un libro che vale la pena leggere, anche solo per la tenacia con cui il padre di Zubaida ha lottato per farla curare e garantirle un futuro!

Zubaida, prima del rientro in  Afghanistan ospite dell’Oprah Winfrey Show
(se siete sensibili non guardate il video: ci sono foto di Zubaida ustionata)

p.s. Il libro, trovato grazie al bookcrossing, è stato registrato sul sito www.boocrossing.com e rilasciato in libertà presso l’apposita libreria del Circolo ARCI Isolotto, in via Maccari a Firenze…

Un libro: “Fuga dal Natale” di John Grisham.

Fuga-dal-Natale

Fuga dal Natale – Copertina

Ok, concordo che il libro è proprio fuori stagione ma cosa c’è di più bello che starsene al mare col corpo disteso sotto l’ombrellone mentre la mente si trova immersa nel freddo periodo natalizio e per giunta negli Stati Uniti? Infatti questo è uno dei due libri che mi sono letto sulla spiaggia nella settimana scorsa. Come avete visto manco dal blog dai primi del mese ma non pensate che sia stato tutto questo tempo in ferie… Per i curiosi mi sono fatto un viaggetto di pochi giorni tra Lubiana, Trieste e dintorni e poi una settimana spaparanzato al sole di Pinarella, leggendo libri… giusto per recuperare dal tour de force dei giorni prima, fra castelli, grotte, musei e chiese…

Torniamo comunque al libro che è stato scritto da John Grisham, famoso per essere l’autore di molti legal thriller americani come “Il socio”, “Il cliente”,  “Il rapporto Pelican”, etc… Per una volta il libro non è ambientato nelle aule giudiziarie e non ci sono ne’ crimini, ne’ scandali, ne’ complotti, ma semplicemente una coppia che vorrebbe saltare il Natale… I Krank sono la tipica famigliola americana composta dal padre Luther, dalla madre Nora e dalla figlia Blair che, appena laureata, parte per un anno di volontariato in Perù… Restando soli, i coniugi decidono di saltare le feste, spendendo i 6.100$ che l’anno precedente avevano destinato a cenoni, regali, e addobbi, per una  lussuosa crociera nei caraibi, con partenza proprio il 25 Dicembre. Riusciranno i Krank ad evitare il clima natalizio, le iniziative di beneficenza, il vortice dei regali e soprattutto i vicini di casa che non sopportano quell’unica villetta senza luci e senza il pupazzo di neve Frosty sul tetto?

Si tratta di un libro divertentissimo e scritto molto bene… Come in un puzzle i pezzi si incastrano l’uno dopo l’altro ma, invece di essere gli indizi di un legal thriller, sono gli imprevisti e le disavventure che si  frappongono fra i Krank e la loro crociera, fino alla svolta del libro, che avviene proprio alla vigilia di Natale…

p.s. Il libro, trovato grazie al bookcrossing è stato registrato sul sito www.boocrossing.com e rilasciato in libertà presso l’apposita libreria del Circolo ARCI Isolotto, in via Maccari a Firenze…