Dagli USA alla GMG per dimostrare di non aver capito…

Foto tratta dal sito "www.walkingmilena.it"

Foto tratta dal sito “www.walkingmilena.it”

Adesso che sono tornato dalle ferie vorrei raccontarvi una notizia vecchia di un paio di settimane ma a cui tengo molto perché riguarda delle persone che conosco e stimo.

I ragazzi qui sopra fanno parte di un gruppo di una novantina di richiedenti asilo arrivati a Firenze nella primavera-estate del 2015, provenienti da varie zone di guerra nell’Africa Sub-sahariana. Nella foto sono insieme alla campionessa Milena Megli plurimedagliata ai campionati mondiali ed europei di marcia, che dallo scorso autunno li segue, insieme all’AICS, in un progetto di integrazione basato sulla corsa e sul walking che, come riportato dal molti organi di stampa, ha avuto un ottimo successo. Nella scorsa stagione mi sono imbattuto più volte in questi ragazzi alle corse: se le prime volte mi sembravano spersi e timorosi, in seguito mi sono sembrati sempre più integrati e sereni. E soprattutto, tutte le volte in cui li ho incontrati negli spogliatoi, li ho sempre trovati molto educati, rispettosi e ordinati (a volte molto più di certi podisti italiani).

Questi profughi sono ospitati da circa un anno presso l’albergo della gioventù di Villa Camerata (in pratica l’ostello di Firenze) senza aver mai creato nessun problema. Due settimane fa un gruppo di 185 giovani, preti e suore cattolici, tutti tra i 25 e i 35 anni,  provenienti dagli Usa e appena tornati dalla Giornata Mondiale della Gioventù di Cracovia ha lasciato l’ostello di Firenze, perché erano tutti scandalizzati e impauriti dalla presenza dei rifugiati. Con tanto di lettera di protesta inviata all’AICS e all’Associazione italiana Alberghi per la Gioventù sono andati via rinunciando al soggiorno di tre giorni a Firenze che avevano prenotato da tempo, con una perdita di 16.000€ per i gestori dell’ostello e soprattutto nonostante il fatto che i rifugiati abitassero in  un’ala della villa completamente separata.

Cari preti e suore USA, secondo il mio modesto e opinabile parere, avete attraversato l’oceano per andare a Cracovia ad ascoltare Papa Francesco e dopo pochi giorni avete dato dimostrazione di non aver capito proprio nulla! La prossima volta restate a casa e magari andate a sentire Donald Trump che vi si addice di più! La Firenze multiculturale non vi merita e forse nemmeno la Chiesa, quella davvero …santa cattolica e apostolica.

Per approfondire:

L’indipendenza di camminare a piedi.

Foto "Determined" by Ben Roberts - flick

Foto “Determined” by Ben Roberts – flick

Il mio post sulla decisione di vendere la macchina dello scorso giugno (qui) ha suscitato diversi commenti e mi è piaciuto molto questo articolo segnalato da ammennicoli sul mestiere di ciclista/genitore, che si può applicare anche a podista/genitore (pur se podisti e ciclisti si vedono fra di loro come cane e gatto).

Il resto dei commenti poneva invece l’accento sull’indipendenza data dal possesso dell’auto ed è una reazione comprensibile perchè, senza rendercene conto, tutti siamo condizionati dalla macchina. A me per capirlo c’è voluto un percorso lungo, fatto di tanti anni, che vi racconterò in breve.

Erano i primi anni del nuovo secolo e per dimagrire e rimettermi in forma avevo cominciato a corricchiare: prima 10 minuti, poi mezz’ora, poi un’ora. Dopo alcuni mesi iniziai a fare qualche garetta di quartiere, poi mi iscrissi ad una società sportiva e con gli anni feci anche la maratona. E siccome la corsa ti fa star bene e ti prende, cominciai a correre anche quando gli altri non lo avrebbero mai fatto, cioè con la pioggia, il vento, la neve e il solleone. Nel 2010 feci perfino una maratona di 3 ore e 44 minuti tutta sotto l’acqua: d’altra parte se la prepari da quattro o cinque mesi e se hai speso la modica cifra di 50 o 60€ di iscrizione, la pioggia e il vento… gli fanno un baffo alla maratona!

Fino a qui è solo la banale storia di uno sportivo dilettante che corre e cammina nel tempo libero ma ad un certo punto capita qualcosa che ti fa scattare una molla e scopri che quello che di solito fai per sport puoi farlo anche nella vita di tutti i giorni. Ad esempio sei in coda in auto per andare a fare una banale commissione (tipo in banca o in posta) e quando arrivi a destinazione devi girare a vuoto per cercare un parcheggio libero. Imprechi, ti arrabbi, mandi a quel paese gli altri automobilisti e ti accorgi che, andandoci camminando, ci avresti messo lo stesso tempo e ti saresti stressato di meno… In bici addirittura saresti arrivato prima. A quel punto fai mente locale, ti accorgi che da casa tua al luogo della commissione saranno si e no due o tre km e che magari il giorno prima, allenandoti ne hai fatti almeno il triplo.

Alla fine della storia impari che l’indipendenza non te la dà l’automobile ma l’utilizzo del mezzo giusto al momento giusto… e meravigliosamente scopri che, specialmente in città, l’auto non è quasi mai il mezzo giusto, tranne forse quelle due o tre volte in cui vai a comprare i mobili all’Ikea!

Le prugne del papa e le more di Sant’Ambrogio.

Foto

Foto “Un albero di cachi a #Milano” by Ylbert Durishti – flickr

Un mio commento a questo post di Gaberricci mi ha fatto tornare in mente un post che avevo in bozza ormai da molto tempo e che cade a pennello con la stagione estiva. Se abitate in una città e vi capita di girare per le strade e nei parchi, vi sarete imbattuti più volte in alberi carichi di frutta matura che spesso marcisce, cade e si spiaccica sui marciapiedi, con tutta una serie di disagi: strade sporche, pericolo di scivolare, insetti attirati, etc…

Da alcuni anni a Roma è nato il progetto Frutta Urbana creato dall’associazione Linaria insieme a Romaltruista che consiste nella raccolta della frutta da alberi urbani, sia pubblici che privati, che nessuno raccoglierebbe. La frutta viene poi distribuita, sia fresca che trasformata in marmellate, a mense sociali, alla Caritas, al Banco Alimentare e a case di Riposo. Una piccola parte viene venduta ai Gruppi d’Acquisto Solidale, nei mercati contadini e/o a negozi a km zero e i proventi vengono reinvestiti per comprare le attrezzature per la raccolta e trasformazione (scale, attrezzi, barattoli, etc…) per la manutenzione del sito web, per impiantare nuovi frutteti e per altre iniziative educative legate alla frutta urbana. Oltre alla raccolta dei frutti questa iniziativa si occupa della potatura e soprattutto del censimento e della mappatura degli alberi da frutta in città. Solo a Roma ne sono stati mappati quasi 500 mentre a Milano (l’altra città dove opera Frutta Urbana) quasi 200.

A questo punto vi chiederete, come ho fatto io, se questa frutta è sicura o è inquinata. Premesso che questi alberi non sono ne’ concimati ne’ spruzzati di antiparassitari chimici o di nessun tipo e che la frutta viene raccolta a piena maturazione e subito distribuita, senza stazionare in magazzini e viaggiare su camion per giorni, rimane il problema dell’inquinamento urbano. Ebbene, i volontari hanno fatto analizzare la frutta ed è risultata con meno residui chimici della frutta da agricoltura convenzionale comprata al supermercato: insomma basta lavarla bene prima di mangiarla!

In queste pagina sul sito di Frutta Urbana sono riportate le analisi chimiche delle Arance Amare colte in via del Porto Fluviale (zona Ostiense) e delle Prugne colte in via del Vaticano, accanto alla sala Nervi e perciò ribattezzate come “le prugne del papa“… E invece, le “more di Sant’Ambrogio”? Sono quelle della marmellata fatta con le more raccolte nel parco Boscoincittà di Milano!

Genitori apprensivi?

Nella palestra dove vado a fare daoyin e taiji in queste settimane ci sono i centri estivi e così mi capita di vedere i lavoretti che fanno i bambini nel pomeriggio. Il tema della scorsa settimana doveva essere l’istruzione nel mondo, visto che mi sono imbattuto in questo cartello. L’ho trovato bellissimo e ho voluto fotografarlo per condividerlo con voi… Purtroppo la foto è stata fatta al volo col cellulare e la qualità lascia un po’ a desiderare. Spero che ingrandendola, anche se si sgrana, si capisca il senso… L’ultimo disegno (purtroppo poco leggibile) riporta la minima percentuale di bambini che in Italia vanno a scuola da soli, rispetto alla Germania e al Regno Unito.

In effetti il diritto allo studio è proprio pericoloso… Per questo molte mamme italiane (anche nel centro di Firenze) portano a scuola i figli col SUV!

Foto "Genitori apprensivi?" by unpodimondo

Foto “Genitori apprensivi?” by unpodimondo

Un mondo feroce.

Foto "Vendesi nr.1" by unpodimondo

Foto “Vendesi nr.1” by unpodimondo

Come già sapete cammino e corro… Se quando vado a correre sono concentrato soprattutto su me stesso e sulle sensazioni che la corsa trasmette al mio corpo, quando vado a camminare sono molto più rilassato e mi godo l’ambiente naturale che sto attraversando. Così ogni tanto mi capita di porre l’attenzione a piccoli dettagli a cui magari correndo non avrei mai fatto caso e… se mi ispirano, tiro fuori il telefonino e scatto una foto.

L’altro giorno camminavo in campagna e ho notato i due cartelli della foto sopra che indicavano un terreno in vendita. La cosa non sarebbe stata interessante se, sotto al cartello più basso, non ci fosse stata un’aggiunta alquanto pittoresca… quella della foto sottostante…

Foto "Vendesi nr.2" by unpodimondo

Foto “Vendesi nr.2” by unpodimondo

Questa foto, che fa il paio con quella del post sulle cacche canine del mese di Aprile (qui l’articolo), mi ha fatto molto riflettere. In entrambi i casi, che non mi interessa per niente approfondire e quindi aldilà di chi possa aver torto o ragione, mi ha colpito molto la violenza verbale insita nei due cartelli e la mancanza di un minimo di pudore di chi li ha attaccati sulla pubblica via, pur sapendo di essere riconoscibile, almeno dai vicini di casa… (insomma se li attacchi sul muro di casa tua o sotto al tuo cellulare non serve Sherlock Holmes per scoprire l’autore).

Mi sono sembrati due esempi banali di come sia, nel secondo millennio, il rapporto di buon vicinato. Un rapporto così feroce da essere quasi da guerra di tutti contro tutti, dove ognuno è pronto a difendere con i denti il proprio recintino. Sicuramente si tratta di casi estremi che non vanno generalizzati ma se non sono proprio l’odio o l’invidia, forse il sentimento prevalente tra vicini è l’indifferenza e anche l’indifferenza non è proprio bella. Proprio nel momento in cui viviamo una crisi che ci attanaglia, invece di essere collaborativi ed aiutarci a vicenda per uscirne fuori, vediamo nell’altro un competitore o un nemico da cui difendersi, insomma qualcuno pronto a rubarci l’osso. Non ci passa nemmeno per l’anticamera del cervello che questo individualismo estremo sia voluto dalle multinazionali che ci comandano e sia il frutto velenoso di decenni di liberismo, globalizzazione e di riduzione della vita umana a soli parametri economici e finanziari…

Forse potrebbe tornare più utile darci una mano reciprocamente invece di guardarci sempre di traverso. Magari potremo cominciare semplicemente salutandoci quando ci incontriamo in strada prima di chiuderci dietro la porta ed isolarci con i nostri stress, ognuno nel proprio appartamento. Non trovate assurdo avere più amici su Facebook che nella strada in cui abitiamo?

Vi lascio con questa foto, scattata a poche centinaia di metri dal cartello del post… Che la bellezza della natura possa farci rilassare tutti!

Foto "Fiori" by unpodimondo

Foto “Fiori” by unpodimondo

Riflessioni dopo il crollo di un altro albero nel parco delle Cascine.

Foto "Gli operai del Comune di Firenze che Sabato 2 Luglio rimuovono gli ultimi esti dell'albero crollato al Parco delle Cascine" by unpodimondo.

Foto “Gli operai del Comune di Firenze che Sabato 2 Luglio rimuovono gli ultimi resti dell’albero crollato al Parco delle Cascine” by unpodimondo.

Come riportato dalla stampa locale (ad esempio Repubblica) nel pomeriggio di Venerdì 1° Luglio è crollato improvvisamente un tiglio di 12 metri nel parco delle Cascine di Firenze sfiorando un giovane podista che faceva jogging e che, fortunatamente, se l’è cavata “solo” con un grande spavento. Nel 2014 nello stesso tratto di parco (a circa 150 mt. di distanza) e nello stesso periodo (era il 27 Giugno) crollò, da un albero di bagolaro, un ramo di 7 quintali che uccise Donatella Mugnaini di 51 anni e la nipotina Alice di due anni.

Per i non fiorentini il Parco delle Cascine è il polmone verde e uno dei luoghi più frequentati della città, dove gli abitanti vanno solitamente a  fare sport, a passeggiare, a portare a spasso il cane. Anch’io ci vado almeno un paio di volte alla settimana e sotto a quegli alberi ci sono passato spesso: sotto all’albero crollato Venerdì scorso c’ero passato in allenamento due giorni prima, mentre sotto all’albero caduto nel 2014 c’ero passato il giorno stesso, qualche ora prima del crollo. Tenete conto che a due passi da dove Venerdì è crollato l’albero c’è una delle piscine più frequentate di Firenze, un bar-ristorante, il noleggio delle biciclette e  il roller club. Per assurdo di fronte al luogo del crollo,  proprio sotto a degli alberi simili a quello caduto, c’è perfino il “percorso vita” che, specialmente il pomeriggio, è frequentato da gruppi di giovani che si fanno i muscoli ai vari attrezzi…

Repubblica e Corriere fiorentino di oggi riportano la notizia che, secondo i tecnici del comune, l’albero caduto venerdì scorso  era stato controllato il 1° di Marzo, che non aveva destato nessun sospetto e che sarebbe stato ricontrollato nel 2017; e che da alcuni anni il numero di controlli sugli alberi sarebbe pure raddoppiato. Eppure in tutta la faccenda c’è qualcosa che, da profano totale, proprio non mi convince ed è il metodo usato, ovvero il Visual Tree Assestment cioè l’osservazione dell’albero dal basso. Può bastare guardare un gigante di 12 o 14 metri dal basso per capire se è sano? Secondo me sarebbe come cercare delle crepe nel tetto di un edificio di tre o quattro piani guardandolo col naso all’insù dal marciapiede di fronte.

Basta andare a rileggere gli articoli di giornale del 2015 (ad esempio questo di Firenzepost) sulla relazione fatta dal Corpo Forestale dello Stato in seguito alla tragedia del 2014 per scoprire che se il bagolaro fosse stato osservato dall’alto, forse quel ramo sarebbe stato tagliato per tempo e non avrebbe ucciso Donatella e Alice. Ricordo all’epoca di aver letto su qualche sito (ma purtroppo non sono riuscito a trovare l’articolo) che la ditta appaltatrice riceveva così pochi soldi per osservare ogni albero che non poteva fare altro che guardarli dal basso. Insomma salirci, vederli da una piattaforma aerea o magari chissà, osservarli con un drone, è un lusso che il Comune di Firenze non poteva e forse, ancora oggi, non può permettersi.

A questo punto io,  come cittadino e sportivo frequentatore del parco, mi faccio alcune domandine.

  • Siamo certi che il Visual Tree Assestment sia un metodo sicuro per controllare, non un bosco su una montagna, ma un parco cittadino frequentato da migliaia di persone tutti i giorni?
  • Siamo sicuri che non ci siano abbastanza soldi per fare dei controlli, non solo da terra ma anche dall’alto? Forse gli alberi delle Cascine (e di conseguenza le vite dei suoi frequentatori) si meriterebbero qualche concerto in meno e qualche controllo in più…
  • Siamo sicuri che le gare al massimo ribasso siano sempre la soluzione migliore per gli appalti della pubblica amministrazione? E alla qualità dei servizi non ci pensiamo mai? Io, a chi in tv mi promette sempre “meno tasse” chiederei invece “più servizi e con maggiore qualità” perchè qui ormai abbiamo tasse da paese occidentale e servizi da terzo mondo.
  • E voi connazionali… dopo il crollo del Lungarno Torrigiani, quello della Banca Etruria e infine quelli degli alberi alle Cascine, siete ancora sicuri che il “Giglio Magico” sia l’idea migliore per governare l’Italia?

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L’intervista del 2015 al comandante provinciale del Corpo Forestale dello Stato che aveva fatto la perizia sull’albero crollato nel 2014.

Un po’ più libero…

Foto

Foto “web-20130413-27-2” by Dolf Botha – flickr

Da alcuni giorni mi sento un po’ più libero… Ho venduto la mia macchina e non devo più sottostare alla dittatura del motore. Era una cosa che avevo in mente da almeno una decina d’anni ma che sono riuscito a concretizzare soltanto adesso. Pensate, da una settimana non devo più andare al tempio per offrire gli oboli alla Trimurti “bollo-assicurazione-accisesullabenzina” e il mio nome non figura più nei sacri volumi del PRA…

Purtroppo, se formalmente la situazione è questa, in realtà ho dovuto pagare un prezzo molto alto per questa mia liberazione. Alla crudele divinità del motore ho dovuto fornire nuova carne fresca, che nei prossimi decenni continui a pagare l’obolo “bollo-assicurazione-accisesullabenzina”… Infatti ho venduto la mia auto per comprarla alla figlia, garantendole così un futuro di sottomissione alla dittatura della vettura. Se a ciò aggiungiamo che, fino a quando non avrà terminato gli studi e non avrà un suo stipendio, l’obolo uscirà, come nella canzone di Carosone, dalla borsetta di mammà (o dal portafoglio del babbo) la liberazione è soltanto formale…

Io, forte dei miei piedi, della mia bicicletta e anche un po’ della tramvia di Firenze, sono già anni che non uso la macchina. In caso di estremo bisogno potrei iscrivermi ai servizi di car sharing, che a Firenze non mancano, oppure fare come quei fumatori che, tanto per cominciare, smettono di fumare le loro sigarette ma continuano a fumare quelle degli altri!