Buon Anno Nuovo, Scimmiette!

Foto "2016 Chinese New Year - Year of the Monkey" by Epic Fireworks - flickr

Foto “2016 Chinese New Year – Year of the Monkey” by Epic Fireworks – flickr

Dove eravate ieri pomeriggio intorno alle 17.00? Avete indossato qualcosa di rosso? Avete fatto il conto alla rovescia? Avete brindato al Nuovo Anno? Ok, non ho perso la testa… ieri era davvero Capodanno…

Ieri è iniziato l’Anno 4713 del calendario Cinese che, per gli amanti dell’astrologia, corrisponde all’anno della Scimmia. Anche se a livello istituzionale e commerciale i cinesi hanno ormai adottato il nostro calendario gregoriano, rimangono molto legati al tradizionale calendario lunare che detta tutte le festività cinesi. Un po’ come la nostra Pasqua, la data del capodanno cinese (chiamata in Cina Festa della Primavera) varia ogni anno e cade tra il 21 di Gennaio e il 20 di Febbraio. Pertanto i nati in questo periodo devono controllare esattamente i calendari cinesi per sapere a che segno appartengono.

Il capodanno è la maggiore festività cinese e segna quindici giorni di ferie in cui tutti i cinesi (specialmente gli studenti) se possono, tornano a casa dalle loro famiglie. I festeggiamenti, iniziati ieri si concluderanno Lunedì 22 Febbraio con la Festa delle lanterne.

Ormai anche da noi le comunità cinesi festeggiano il loro Capodanno  con cortei, musiche, spettacoli, etc… adattandosi ai fine settimana più vicini alle date… Così capita che alcune comunità abbiano già festeggiato nel week-end fra il 6 e 7 Febbraio (Torino, Monza, Genova, Trieste, Napoli, Roma), altre che festeggeranno nel week-end fra il 13 e il 14 Febbraio (Milano, Pisa) e altre che invece si concentreranno sulla Festa delle Lanterne, come Prato che festeggerà per 3 giorni dal 19 al 21 Febbraio.

Per approfondire:

E se siete rimasti delusi dalle maratone televisive del Capodanno di Rai 1 e di Canale 5 questa è la maratona televisiva di ieri sera della tv nazionale cinese! Se avete del tempo libero… potete godervi ben 4 ore e 43 minuti di festeggiamenti.

Un’idea per un week end lungo: venite a Firenze per la Rificolona!

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Foto “festa della rificolona” by Dan Hoogestraat – flickr

Dopo il post precedente è difficilissimo cambiare argomento ma è da alcuni giorni che lavoravo a questo articolo e visto il calendario, non potevo rimandarlo. Se avete ancora qualche scampolo di ferie e potete permettervi un week-end lungo, veramente last minute, vi consiglio di venire a Firenze questo fine settimana e di allungare la vostra presenza fino all’8 Settembre per i festeggiamenti della “Rificolona”.

Quella della Rificolona è ormai l’unica festa veramente popolare rimasta a Firenze, dopo che il Calcio storico è diventato una manifestazione per turisti e la Festa del Grillo è stata ridotta ad un mero mercato ambulante. La festa è legata alla data dell’8 Settembre in cui la Chiesa Cattolica celebra la nascita della Madonna che, per Firenze, è storicamente una delle date più importanti dell’anno. Basti pensare che la prima pietra del Duomo è stata posta l’8 Settembre 1296 e che i nuovi “castelli”, che dovevano proteggere l’accesso a Firenze, venivano fondati nello stesso giorno: ad esempio il paese di Scarperia, in Mugello, fu fondato dai fiorentini l’8 Settembre 1306.

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Foto “Rificolona” by Paige Taff – flickr

Dato che ad ogni festa religiosa corrispondeva anche un mercato, dal Seicento divenne tradizione l’abbinamento con una fiera che si teneva in piazza Santissima Annunziata, principale santuario mariano di Firenze. Per essere sicuri di trovare un buon posto in piazza, i contadini scendevano in città la notte precedente illuminando la via con le loro lanterne e aspettavano la mattina dormendo sotto i loggiati dello Spedale degli Innocenti del Brunelleschi. I giovani fiorentini accorrevano quindi per dare la caccia alle lanterne facendole bruciare e a prendere in giro i poveri contadini e le loro mogli, chiamate “fieruculone”… da cui derivò il nome di “rificolona” che ancora oggi indica sia le lanterne in carta che delle signore eccentriche e vestite di dubbio gusto…

La festa attuale si apre, proprio in Piazza Santissima Annunziata,  Sabato 5 e Domenica 6 Settembre con la “Fierucola del Pane” che propone prodotti biologici a km 0 e artigianato tradizionale di piccole aziende agricole locali. Il culmine sarà poi nella serata del 7 Settembre con cortei di rificolone in tutti quartieri, sia del centro che periferici, spesso organizzati da associazioni di beneficenza e/o sportive. Tra musica, balli e dolciumi vi potrebbe capitare di trovarvi nel mezzo di una battaglia, fra i possessori delle rificolone illuminate dalle candeline e frotte di ragazzini muniti di cerbottane e di stucco, intenti a colpirle per farle incendiare…

Dato che poi l’8 Settembre è il compleanno del Duomo di Firenze, come da tradizione, in quella data saranno ad ingresso gratuito l’accesso alla Cupola e ai sotterranei del Duomo, al Battistero, al Campanile di Giotto e saranno eccezionalmente aperte anche le terrazze sul tetto del Duomo. Quest’anno il museo dell’Opera del Duomo invece resterà chiuso per ristrutturazione.

Per completare il week-end aggiungete che è la prima domenica del mese e quindi anche i musei statali sono gratuiti e pure che il 5 Settembre l’Hard Rock Café organizza, per il terzo anno consecutivo, il “Freddy for a Day”, mega festa di beneficenza per la ricerca sull’HIV-AIDS in memoria di Freddy Mercury…

E se tutto questo non vi basta, la sera dell’8 Settembre potete spostarvi a Scarperia (circa 30 km da Firenze) per il “palio del Diotto” …State già facendo le valigie?

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Foto “Rificolona” by Paige Taff – flickr

Boss in incognito

Immagine trovata su internet

Immagine trovata su internet

Su Rai Due sta andando in onda una specie di reality, presentato da Costantino Della Gherardesca, che si chiama “Boss in incognito” e dove il protagonista è il padrone di un’impero industriale: uno di quelli che vivono in ville extralusso con decine di filippini, aereo privato e magari pure con capitali evasi nei paradisi fiscali (ma questo in tv non lo dicono). Lo prendono,  lo truccano, lo travestono con abiti da bancarella cinese (roba che il boss metterebbe mai) e per una settimana lo mandano a lavorare nelle sue fabbriche, circondato da telecamere, con la scusa di girare un documentario sul mondo del lavoro. Un giorno fa il rappresentante, il giorno dopo il commesso, quello successivo l’operaio, etc… e come se non bastasse, vive pure da “sfigato normale”: niente autista personale ma treni e bus dei pendolari, niente suite in hotel a 5 stelle ma normalissimo bed and breakfast con mobili Ikea…

Ma il peggio deve ancora venire perchè nei suoi giorni da “lavoratore in prova” il boss in incognito viene affiancato da operai veri che tentano di insegnarli il mestiere. Gli sceneggiatori, per aumentare il  pathos, scelgono con cura i dipendenti da mettere accanto al boss: mai uno che parli di politica o di sindacato, mai uno che parli male della ditta e soprattutto tutti, ma proprio tutti, precari e casi umani al limite della disperazione… Dall’extracomunitario che non vede i parenti da anni, alla ragazzina orfana che ha lasciato gli studi per campare mamma e  fratellini, a ragazzi tirati via dalla cattiva strada, per concludere con i/le cinquantenni ex-esodati e magari anche separati, che non ce la fanno a pagare gli alimenti, a far studiare i figli e che rinunciano perfino alla pizza del Sabato sera. E tutti quanti rigorosamente disposti a raccontare la loro vita e le loro disgrazie al primo sconosciuto che capita, addirittura davanti alle telecamere e col microfono sotto il naso. Roba che non avrebbe fatto nemmeno la Carrà ai tempi d’oro della lacrima facile…

La trasmissione finisce col padrone che convoca i lavoratori, si smaschera e da buon padre di famiglia offre loro delle regalie: il viaggio al lavoratore extracomunitario per andare a trovare le sorelle, il soggiorno a Disneyland per la ragazza madre col bambino piccolo, la settimana alle terme per la rimessa in forma del/della cinquantenne separato/a che deve “tornare sul mercato”… e perfino, udite udite, rullo di tamburi, a qualcuno pure il contratto di lavoro a tempo indeterminato!

Se il sindacato della Camusso e di Landini fosse un pochino moderno avrebbe già manifestato contro questa trasmissione che secondo me, dal punto di vista culturale, fa più danni del Job Act. Per i seguenti motivi:

  • Perchè è uno spottone pubblicitario gratuito di un’ora e mezza per un marchio-brand-ditta, su una rete della televisione pubblica, pagata dal canone di tutti.
  • Perchè è uno schiaffo alla dignità delle persone in una società e in un periodo in cui la disuguaglianza  fra ricchi e poveri sta aumentando. Se quei dipendenti sono precari, non hanno un lavoro sicuro, se non arrivano a fine mese, la colpa di chi è se non dei padroni che delocalizzano, che chiedono costantemente la riduzione dei salari e che chiudono le aziende perchè preferiscono fare i profitti con le speculazioni finanziare piuttosto che con la produzione industriale?
  • Perchè il lavoro è una cosa seria, anzi dovrebbe essere un diritto garantito dalla Costituzione e dovrebbe consentire al lavoratore una vita dignitosa.  Il lavoro non può essere sminuito e diventare una regalia frutto di carità pelosa,  fornita davanti alle telecamere accese, dal padrone ottocentesco in puro stile vittoriano (alla Dickens per intendersi).
  • Perchè il “tenero padre”, una volta spente le telecamere, nella maggior parte dei casi ritorna ad essere il padrone aguzzino e lo squalo della finanza che se ne frega altamente delle condizioni di vita dei suoi sottoposti e che mira a massimizzare il profitto a qualsiasi costo (anche umano).

O forse, come dicono in tanti sui social, potrebbe essere tutto finto: la trasmissione, il padrone e magari chissà… pure il sindacato!

Ma voi ci andrete all’Expo 2015?

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Foto “EXPO 2015. Mangiare tutti” by Marco Pochestorie – Flickr

Appena terminate le vacanze di Natale, nel palazzo dove lavoro, hanno iniziato a circolare i volantini di un gruppo turistico affiliato all’Avis che organizza una gita di tre giorni all’Expo di Milano. La cosa che ha attirato la mia attenzione è stata la tempistica: a Gennaio già pubblicizzavano una gita che si terrà ad Ottobre, per le cui iscrizioni dicevano oltretutto di affrettarsi. Domenica scorsa vado a pranzo dai miei genitori e mia madre, con una certa enfasi, ci ha tenuto ad informarmi che alla Coop sono già in vendita i biglietti per andare all’Expo…

Mah, sarà che sono tutto particolare, ma tutta questa frenesia per l’Expo io, almeno per ora,  non ce l’ho. Ricordo di essere stato, su invito di uno zio che abita a Genova, all’Expo del 5° centenario della Scoperta dell’America nel 1992 e di ricordarla, ne’ più ne’ meno, come una bella fiera, simile a quelle che si tengono in tante le città. Per chi abita a Firenze, una sorta di Mostra dell’artigianato, solo un po’ più grande…

E voi che dite, ci andrete all’Expo? Non mi rivolgo ai milanesi che ce l’hanno in casa e un salto ce lo faranno… Dico agli altri, a quelli che dovrebbero programmare un viaggio con mezzo pubblico o privato e magari uno o due pernottamenti a prezzi stellari, in quegli alberghi milanesi che, come confermato da un amico che ci lavora,  già dal 2014 hanno triplicato i prezzi… Voi che farete? Ci andrete o no?

AGGIORNAMENTO DEL 11.03.2015

Rispondo qui, per non stare a mettere lo stesso messaggio a tutti i commenti.

Io penso proprio di non andare all’Expo. Che le multinazionali (tipo Coca Cola, McDonald’s, o anche Eataly) mi raccontino come risolvere il problema della fame nel mondo, di cui anche loro sono una causa, mi lascia molti dubbi. Sapere poi che i costi degli alberghi sono esorbitanti mi invoglia a stare a casa. Ma siccome non si può dire mai… se proprio per altre ragioni mi capitasse di andare a Milano o se qualcuno (per disgrazia) mi regalasse dei biglietti, potrei farci un salto… ma solo per curiosità…

Viva le regole (scritte e condivise)!

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Foto “54 of 365: blind justice” by louis r – flickr

Austria estate del 2012: ferie a Vienna. Sappiamo che la prima cosa che dobbiamo fare appena arriviamo all’albergo è andare alla reception per lasciare la targa della macchina, perchè così la polizia verrà avvisata on-line che siamo clienti dell’hotel e potremo parcheggiare in strada. Tempo di lasciare i dati e tornare a prendere le valigie che al tergicristallo c’è già la multa, …appena sfornata! Torno alla reception e con due click la multa viene annullata, con tanto di scuse del comando dei vigili. L’addetta, con la tipica dolcezza austriaca, ci dice che bastano poche regole chiare e condivise per sistemare il tutto, senza tanta burocrazia. Chapeau!

Italia, inverno 2015. Il gruppo rock dove suona mia figlia decide di partecipare ad un contest fra gruppi emergenti organizzato dalla Casa del  Popolo di una frazioncina di Sesto Fiorentino. Da quello che so io, regolamenti ufficiali messi per iscritto manco uno, tutto fatto a voce e secondo il ghiribizzo momentaneo degli organizzatori… L’unica cosa certa, messa nero su bianco, era un tabellone tipo quelli dei tornei di tennis, dove, dopo le qualificazioni, i gruppi avrebbero dovuto scontrarsi due a due, fino alla finalissima. La band di mia figlia passa le qualificazioni ed arriva in semifinale, tra l’altro con il voto unanime della giuria tecnica (3 voti su 3). Scoprono da soli, senza che nessuno dell’organizzazione li avesse avvisati, che la loro semifinale sarebbe stata a tre invece che a due perchè nelle altre qualificazioni c’era stato un ex-aequo. In tutti i tornei sportivi avrebbero risolto in un altro modo: nel tennis e nel volley con un tie-brek, nel basket, nel rugby e nel calcio con i tempi supplementari e nel calcio pure coi rigori a oltranza. Invece lì no: gli organizzatori si inventano creativamente e su due piedi la nuova regola della semifinale a tre, vanificando quanto previsto dal  tabellone. I ragazzi fanno buon viso a cattivo gioco, subiscono questa nuova regola e fanno un sacco di prove per arrivare pronti alla semifinale. Il giorno prima della data uno dei musicisti si ammala con febbre alta e quindi, impossibilitati a partecipare, chiedono agli organizzatori di venirgli incontro in qualche modo, magari spostandoli all’altra semifinale che si sarebbe tenuta una settimana dopo. Mi raccontano che il loro interlocutore (che tra l’altro ha almeno il triplo della loro età) non ha inteso ragioni e li avrebbe trattati maleducatamente adducendo motivi di “correttezza” e, proprio perchè le semifinali erano  una con 3 gruppi e una con 2, di rispetto delle regole. Quali regole? Quelle non scritte inventate sul momento e tirate a piacimento in quà e là come una coperta corta? O quelle mutevoli come sabbie mobili, che si spostano secondo la convenienza degli organizzatori? I ragazzi, alcuni minorenni, capiscono che stanno lottando con un muro di gomma e così, più maturi del loro interlocutore e stufi della sua maleducazione, si ritirano polemicamente dal contest facendo di fatto tornare la semifinale a due, come da “regolamento”. Chapeau ragazzi!

Ecco, preferisco le multe fulminee ma comprensibili dello stato austriaco, che la solita melma italiana di chi, perchè ha un briciolo di potere, fa e disfa le regole a suo piacimento. Pur non approvandolo, capirei un primo ministro, ma l’ometto di una di certa età, organizzatore di un contest rock di una casa del popolo di terza categoria, mi pare proprio ridicolo!

Eravamo quattro amici al bar (in Svizzera).

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Foto “Gino Paoli” by “Il fatto quotidiano” – flickr

Ricordate come faceva questa vecchissima canzonetta di Gino Paoli del 1991?

Eravamo quattro amici al bar
che volevano cambiare il mondo
destinati a qualche cosa in più
che a una donna ed un impiego in banca
si parlava con profondità di anarchia e di libertà
tra un bicchier di coca ed un caffè
tiravi fuori i tuoi perché e proponevi i tuoi farò.

Eravamo tre amici al bar
uno si è impiegato in una banca
si può fare molto pure in tre…

…soprattutto se quello impiegato in banca ci fa portare, aumm aumm, due miliardi in Svizzera…

Insomma sembra che Gino Paoli sia indagato per evasione fiscale di circa due miliardi, portati nel paese degli orologi a cucù, cifre che pare oltretutto derivino da proventi in nero incassati per esibizioni alle Feste dell’Unità. Si proprio quel Gino Paoli: l’ex deputato del Partito Comunista Italiano / Partito Democratico della Sinistra, nonchè attuale Presidente della SIAE, quello che farebbe la voce grossa ai ragazzini sulla pirateria e il diritto d’autore…

E poi ci domandiamo ancora come mai in Grecia hanno Tsipras, in Spagna Podemos e noi in Italia, da vent’anni, abbiamo una sinistra così  farlocca da aver prodotto… Renzusconi e il Job act?
Per approfondire:

Astrosamantha? …Ma anche no!

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Foto “Capsule 2” by Jarlo – flickr

Come mi giro sul web mi imbatto continuamente nelle avventure di Astrosamantha dalla base spaziale. Credo sinceramente che Samantha Cristoforetti stia facendo un ottimo lavoro di ricerca scientifica ma non mi piace per niente l’uso di Astrosamantha che stanno facendo i mezzi di comunicazione italiani.

Tranne alcune rubriche specialistiche (tipo TGR Leonardo di Raitre o altre sulla carta stampata) che raccontano gli esperimenti scientifici, gli altri stanno trasformando Astrosamantha in una sorta di clown. Samantha che gioca con i mandarini, Samantha che fa roteare il microfono in una finta diretta durante Sanremo  (lo sapevate che l’intervista con Carlo Conti era registrata?), Samantha in radio con Fiorello, Samantha che fa le foto, per finire con Rainews che, con un sondaggio,  vi permette di scegliere con quale canzoncina si sveglierà Samantha la mattina…

Insomma, in un paese alla deriva, con la disoccupazione alle stelle, milioni di italiani sotto la soglia di povertà, la politica che sta smantellando la costituzione,  la corruzione impunita e le guerre che si preannunciano, la faccia pulita e l’ottimo lavoro di Samantha, stanno diventando (loro malgrado) un arma di distrazione di massa. Quella che sarebbe un’eccellenza italiana è stata trasformata in un gadget per tener distratto il popolino al pari di Sanremo, del Campionato di calcio, dell’Isola dei famosi o del gossip vipparolo… E già mi immagino cosa succederà quando Samantha tornerà a casa… ospitate ovunque, come se fosse il giro delle sette chiese: da Renzi e Mattarella alla Clerici, da Fazio alla De Filippi, dalla Bignardi alla D’Urso, per non dimenticare Bruno Vespa (con plastico annesso)… E poi forse, ma solo alla  fine di tutto il pellegrinaggio, magari pure da Piero e Alberto Angela.

Purtroppo le cose che succedono sul suolo italico son troppo più “interessanti” del folclore interstellare. Le avventure di Astrosamantha? Ma anche no!