Non tutto il mare viene per nuocere.

Foto dell'isola di Jean Charles dal sito di lifegate.it

Foto dell’isola di Jean Charles dal sito di lifegate.it

L’isola di Jean Charles è, o forse è meglio dire era, un’isola a Sud della Louisiana.  Nel 1950 misurava 18 chilometri di lunghezza e otto di larghezza. A causa dei cambiamenti climatici e dell’innalzamento del livello del mare oggi la sua superficie si è ridotta del 98%  fino a diventare di tre chilometri di lunghezza e 500 metri di larghezza. Come conseguenza tutti i suoi abitanti sono stati trasferiti nel continente, diventando i primi rifugiati climatici degli Stati Uniti.

Proprio nei giorni scorsi l’Organizzazione Meteorologica Mondiale ha confermato che le cose stanno ulteriormente peggiorando, dato che il 2015 è stato l’anno più caldo di sempre e che la concentrazione media di anidride carbonica nell’atmosfera ha raggiunto la soglia di 400 parti per milione (ppm), per la prima volta completamente a livello globale e per l’intero anno.

Visti questi dati, se io vivessi in una località a 1 metro sul livello del mare, che ne so tipo Goro o Gorino,  mi preoccuperei di diventare nei prossimi anni un rifugiato climatico e di dover abbandonare la mia casa come gli abitanti di Jean Charles. In tal caso, cari goresi, vi consiglierei di non venire a Firenze perchè le barricate con i pancali beh… in quel caso le farei io contro di voi e vi accoglierei con un bel cartello “Non tutto il mare viene per nuocere”.

p.s. Nel frattempo aderisco al boicottaggio delle vongole di Goro.

Testimonianza dai luoghi del terremoto.

Foto tratta dal sito web dell'Associazione Postribù di Rieti.

Foto tratta dal sito web dell’Associazione Postribù di Rieti.

Per essere questo un blog che, specialmente negli anni passati, si è occupato spesso di volontariato e solidarietà può suonare strano che fino ad adesso non abbia mai parlato del terremoto di Amatrice. Sinceramente molte delle iniziative di solidarietà mi hanno lasciato alquanto perplesso e nel dubbio ho preferito non segnalarle. Lo stesso giorno del sisma, già rodata dall’analoga e bella esperienza de L’Aquila, la squadra di rugby di Firenze, dopo aver contattato la squadra gemellata di Rieti, aveva iniziato una raccolta di beni che è  veniva stoppata in meno di 24 ore dai nostri politici toscani che  assicuravano che non serviva niente e invitavano ad aderire agli sms solidali. Peccato che negli stessi giorni si è saputo la fine che hanno fatto gli sms per i terremotati de L’Aquila (imboscati dalle banche, leggete qui) e che comunque gli sms di questo terremoto verranno usati soltanto per ricostruire gli edifici pubblici ma non le case (leggete qui e qui).

Nel dubbio mi sono rivolto, anche se per motivi familiari non li frequento più, alla rete dei Gruppi d’Acquisto Solidale di Firenze che, sia in occasione del Terremoto de l’Aquila che in quello dell’Emilia, ha fatto un lavoro egregio, del quale sono testimone diretto avendo partecipato come volontario all’operazione a sostegno dei caseifici del Parmigiano. Quella che leggete sotto è la lettera inviata a tutti i Gruppi d’Acquisto Italiani dall’associazione Postribù che da anni gestisce un gruppo di acquisto solidale a Rieti e che è stata scelta come proprio referente da molti G.a.s. E’ una buona testimonianza sul terremoto e uno spunto per chi, magari in futuro volesse aiutare quelle popolazioni. Ad esempio mi è piaciuto vedere uno dei primi acquisti di Postribù sul loro blog: questa… comprata per loro

Lettera aperta a tutti i gas italiani,

Cari amici,

siamo l’associazione Postribù di Rieti, e da anni gestiamo un gruppo di acquisto solidale oltre a numerosi progetti sulla sostenibilità ambientale e sociale.

Dopo il terremoto che ha sconvolto Amatrice e altri comuni tra Lazio, Umbria e Marche, ci siamo mobilitati per dare un supporto alla gente colpita, e parallelamente, anche grazie all’impulso venuto da tutte le vostre chiamate (in cui chiedevate quali produttori sostenere) abbiamo potuto approfondire da vicino l’economia dell’amatriciano, o meglio dire quel che resta, raccogliendo le storie di tantissime persone.

In un susseguirsi di amatriciane solidali, collette, raccolte fondi pro terremotati, passerelle mediatiche più o meno mastodontiche, prima di ipotizzare qualsiasi tipo di progetto, volevamo avere una mappatura quanto più precisa del tessuto economico locale prima del terremoto da confrontare con ciò che ne rimane oggi: chi ancora lavora, chi produce, cosa produce. Tutti questi dati siamo andati a recuperarli sul campo: viaggiando di frazione in frazione, chiedendo a chi è rimasto, incontrando allevatori e piccoli imprenditori scampati alla tragedia e che cercano di rimettersi in piedi.

Abbiamo incontrato piccole, piccolissime e medie aziende, gente che ha perso tutto e gente che fortunatamente non ha perso molto.

Parallela alla corsa alle donazioni e all’elenco infinito di iban su cui coinvogliare aiuti economici (destinati a chi? Utilizzati come?) è aumentata la richiesta di prodotti “amatriciani”: tutti a voler comprare pecorino e guanciale per l’amatriciana, e gruppi di acquisto da tutta Italia che ci scrivevano o chiamavano per chiederci da quali produttori acquistare. Su facebook c’era perfino qualcuno che dall’Inghilterra voleva fare un carico di insaccati amatriciani, per sostenere la popolazione colpita dal sisma.
E siccome in tantissimi ci avete preso come punto di riferimento locale per verificare sia la veridicità dello stato di bisogno delle aziende, sia per consigli su quali prodotti acquistare, con questa lettera vorremmo chiarire il nostro punto di vista a riguardo.

Innanzitutto le produzioni ad Amatrice e dintorni sono davvero poche.
Quello che emerge è una realtà di piccole aziende situate nelle campagne delle frazioni intorno ad Amatrice, Accumoli e Arquata, che prima vendevano agli abitanti e villeggianti dei Comuni di riferimento, e che oggi si trovano a doversi inventare da zero una filiera di vendita, senza avere in molti casi gli strumenti necessari (il pastore nato e cresciuto in campagna non solo non conosce l’esistenza di una rete di gruppi di acquisto, ma non è capace autonomamente di raggiungerli).

A fianco di questi ci sono le medie aziende, che di danni importanti NON ne hanno avuti, né strutturali né sulla filiera, in quanto erano e sono tuttora inseriti in circuiti proficui di vendita (grande distribuzione organizzata, fiere e mercati, gruppi di acquisto, ecc) e che da questo momento di solidarietà troveranno un importante beneficio economico.
Vorremmo specificare che abbiamo scelto di NONsponsorizzare queste aziende in quanto crediamo sia che possano farcela benissimo autonomamente (basta fare una ricerca in internet e sono tutti bene indicizzati e pubblicizzati), ma – in alcuni casi – anche per dei requisiti di filiera corta e di prodotto 100% locale (per noi fondamentali in quanto indice di una economia sostenibile) che alcune di queste aziende non possiedono.

Tenete conto che le attività locali sono essenzialmente di allevamento ovino e bovino, e con produzioni limitate, per cui c’è davvero da fare una riflessione su chi produce cosa, come, o da dove proviene la materia prima. Sui numeri delle produzioni è importante soffermarsi e farsi due calcoli, se si è alla ricerca di un prodotto davvero locale, perché se parliamo di caseifici che lavorano ogni giorno quintali di latte, o si è certi che alle spalle abbiano numerosi allevatori locali che conferiscono quotidianamente il latte munto, oppure è ragionevole domandarsi se ci sia una integrazione con latte proveniente da fuori (ma si può fare lo stesso discorso per la carne). Se incontriamo in un grande supermercato un formaggio venduto come “a favore delle zone terremotate”, dobbiamo chiederci da dove venga e come sia ottenuto quel latte, visto che le aziende che riforniscono la grande distribuzione organizzata devono disporre di quantitativi di latte tali da non essere congrui con la produzione di un piccolo centro montano come Amatrice o con dei criteri di allevamento etico o sostenibile.

Noi in un primo momento avevamo lanciato un appello a sostegno di un consorzio di pastori che tutelano il pecorino 100% amatriciano, gli unici di cui ci fidiamo e che sosteniamo pienamente, ma sono stati letteralmente sommersi da chiamate da tutta Italia ed hanno saturato la loro effettiva disponibilità di prodotto.
Quello che ora noi stiamo cercando di fare, è immaginare un percorso di ricostruzione e di sviluppo che rispetti la vocazione dei luoghi, il meraviglioso paesaggio naturale, e la fatica di chi ha scelto di restare. Lo stiamo facendo insieme ai produttori rimasti che condividono questa nostra visione, che si contano sulle dita di una mano, e che al momento non sono organizzati per spedire in tutta Italia né hanno sufficienti prodotti da vendere.

Comprendiamo lo spirito di solidarietà che spinge le persone, toccate nell’emotività, a voler fare qualcosa nell’immediato, come spedire un paio di scarpe o una busta di cibo in scatola. Ma questa sovrabbondanza di solidarietà ha in alcuni casi portato all’emergenza dentro l’emergenza, per non parlare di spreco, come la storia dei magazzini degli aiuti umanitari, dove è arrivata talmente tanta roba (di ogni tipo) che moltissima è stata scartata (indumenti, coperte, lenzuola e tutto ciò che non era nuovo/imballato/igienizzato) e molta altra è stata stoccata in fretta e senza preciso inventario tanto da non riuscire alcune volte a far arrivare ciò di cui c’era bisogno nel momento in cui c’era bisogno. Ma questa è un’altra storia.

In definitiva, il messaggio che vorremmo darvi è quello di non affrettarvi in donazioni senza criterio o acquisti impulsivi, vi chiediamo di tenere questa spinta alla solidarietà per il post-emergenza: stanno già emergendo bisogni di altra natura di una realtà che nei mass media è già caduta nel dimenticatoio, si stanno attivando progetti per la popolazione pensati CON la popolazione e non calati dall’alto, e credo che ci sia più bisogno di questo investimento più razionale e a lungo termine, se vogliamo davvero che il territorio a cavallo tra Lazio, Umbria e Marche, un territorio meraviglioso da un punto di vista naturalistico e paesaggistico, sopravviva allo spopolamento e all’abbandono.

Per chi sceglierà il sostegno sul lungo periodo, anche per indirizzare l’economia che sopravviverà (e quella che speriamo nascerà) su criteri improntati sulla sostenibilità ambientale e sociale, allora vi chiediamo di sostenere e diffondere il nostro progetto: https://postribu.net/campagne/post-terremoto/

In ultimo, con la nostra associazione ci offriamo come punto di riferimento per fare da tramite per chi di voi si impegnerà a sostenere le produzioni amatriciane negli anni futuri, riportando notizie in tempo reale e verificando segnalazioni o dubbi che ci verranno sottoposti.

Vi segnaliamo a questo scopo:

  • il nostro sito postribu.net
  • il preziosissimo progetto di hacking civico (a cui partecipiamo attivamente) dove vengono raccolte e catalogate tutte le informazioni utili sul terremoto del centro Italia: terremotocentroitalia.info

Potete contattarci alle email: post.tribu@gmail.comgas.tribu@gmail.com o al telefono 348.7641366 (Giorgia)

Un saluto a tutti voi e grazie per averci letto fin qui.

Giorgia Brugnerotto

GasTribù – gruppo di acquisto solidale promosso dall’associazione Postribù Onlus

www.gastribu.org
www.postribu.net

mail ricevuta tramite la Rete Intergas dei Gruppi d’Acquisto fiorentini

Urgente: S.o.s. Occhiali!

Foto

Foto “Gafas nuevas” by srgpicker – flickr

Buonasera amici,

sono a chiedervi un favore che consiste in un piccolo passaparola! Sono stato contattato da un negozio di ottica di Venezia che ha raccolto un certo numero di occhiali e di montature usate da regalare in beneficenza! Mi scrivono che l’associazione che, fino all’anno scorso, li raccoglieva per inviarli alle missioni non li ritira più e loro non sanno a chi consegnarli. Conoscete qualcuno di fidato che raccoglie gli occhiali solidali e che garantisce per l’effettiva consegna alle persone bisognose? Pensando che quando vado a letto metto gli occhiali sul comodino mi sono venuti in mente i terremotati del centro Italia: sicuramente qualcuno li avrà persi nella notte del sisma…

Questo blog si era occupato di occhiali solidali nel 2009 (qui) ma ormai è passato tanto di quel tempo che le notizie sono troppo vecchie… Se qualcuno avesse dei consigli più recenti per inviare questi occhiali a chi ne ha necessità, lo scriva nei commenti e io girerò tutte le indicazioni al negozio di  Ottica di Venezia!

Grazie del passaparola!

Marco

Un pensiero per Abdo Yaya Abdelaziz, il ragazzino che camminava da solo.

Foto tratta dal sito

Foto tratta dal sito “Il filo del Mugello”

Dietro ad ogni migrante che approda sulle nostre coste c’è una storia lunga e dolorosa, forse ancora più lunga dei km fatti per arrivare qui. Ieri, leggendo la cronaca locale, ho appreso una di queste storie che mi ha colpito molto perchè si è conclusa tragicamente nei luoghi dove sono nato e soprattutto perchè riguardava un ragazzino che camminava da solo.

Il suo nome era Abdo Yaya Abdelaziz, senegalese, aveva 14 anni ed era sbarcato e identificato a Pozzallo (Rg) nel mese di Luglio. Fuggito subito dal centro di accoglienza  è stato ritrovato morto il 2 Agosto nella galleria dell’Alta Velocità nel Comune di Vaglia (Fi), dove è stato sepolto ieri perchè nessuno ne ha reclamato il corpo.

Dalle ricerche effettuate dopo la morte, Abdo Yaya Abdelaziz è diventato il ragazzino che camminava da solo e che forse si è fatto a piedi molti dei 1.200 km che separano Pozzallo dal Mugello, fino ad essere risucchiato ed ucciso in una galleria dove i treni sfrecciano a 250 Km all’ora.

Ecco, mi piacerebbe che noi, che corriamo e camminiamo per diletto, la prossima volta in cui indosseremo le scarpe da running, dedicassimo un pensiero a Abdo Yaya Abdelaziz, il ragazzino che camminava da solo verso un futuro che non vedrà mai!

E se per caso, a qualcuno venisse in mente di dedicargli una corsa io parteciperei molto volentieri!

Per approfondire:

p.s. Colgo l’occasione per segnalare che, nella colonna qui a destra ho aggiornato (con molti mesi di ritardo) l’ultimo numero del mensile del Movimento Shalom, scaricabile gratuitamente…

Dagli USA alla GMG per dimostrare di non aver capito…

Foto tratta dal sito "www.walkingmilena.it"

Foto tratta dal sito “www.walkingmilena.it”

Adesso che sono tornato dalle ferie vorrei raccontarvi una notizia vecchia di un paio di settimane ma a cui tengo molto perché riguarda delle persone che conosco e stimo.

I ragazzi qui sopra fanno parte di un gruppo di una novantina di richiedenti asilo arrivati a Firenze nella primavera-estate del 2015, provenienti da varie zone di guerra nell’Africa Sub-sahariana. Nella foto sono insieme alla campionessa Milena Megli plurimedagliata ai campionati mondiali ed europei di marcia, che dallo scorso autunno li segue, insieme all’AICS, in un progetto di integrazione basato sulla corsa e sul walking che, come riportato dal molti organi di stampa, ha avuto un ottimo successo. Nella scorsa stagione mi sono imbattuto più volte in questi ragazzi alle corse: se le prime volte mi sembravano spersi e timorosi, in seguito mi sono sembrati sempre più integrati e sereni. E soprattutto, tutte le volte in cui li ho incontrati negli spogliatoi, li ho sempre trovati molto educati, rispettosi e ordinati (a volte molto più di certi podisti italiani).

Questi profughi sono ospitati da circa un anno presso l’albergo della gioventù di Villa Camerata (in pratica l’ostello di Firenze) senza aver mai creato nessun problema. Due settimane fa un gruppo di 185 giovani, preti e suore cattolici, tutti tra i 25 e i 35 anni,  provenienti dagli Usa e appena tornati dalla Giornata Mondiale della Gioventù di Cracovia ha lasciato l’ostello di Firenze, perché erano tutti scandalizzati e impauriti dalla presenza dei rifugiati. Con tanto di lettera di protesta inviata all’AICS e all’Associazione italiana Alberghi per la Gioventù sono andati via rinunciando al soggiorno di tre giorni a Firenze che avevano prenotato da tempo, con una perdita di 16.000€ per i gestori dell’ostello e soprattutto nonostante il fatto che i rifugiati abitassero in  un’ala della villa completamente separata.

Cari preti e suore USA, secondo il mio modesto e opinabile parere, avete attraversato l’oceano per andare a Cracovia ad ascoltare Papa Francesco e dopo pochi giorni avete dato dimostrazione di non aver capito proprio nulla! La prossima volta restate a casa e magari andate a sentire Donald Trump che vi si addice di più! La Firenze multiculturale non vi merita e forse nemmeno la Chiesa, quella davvero …santa cattolica e apostolica.

Per approfondire:

Tra poco si riparte…

Buonasera a tutti,

come avete potuto intuire dalla mia assenza sono stato in ferie… Complice la voglia di staccare la spina e anche il pessimo wi-fi che ho trovato nell’albergo in cui ho soggiornato fino a un paio di giorni fa, non ho nemmeno risposto ai vostri commenti. Abbiate pazienza …conto di rimettermi in pari nei prossimi giorni.

Nel frattempo, visto che fra i contatti del blog ho ricevuto una segnalazione che mi sembra meritoria… Ricevo e pubblico… anche se all’ultimo minuto!

Salve, Sabato 27 agosto 2016 al circolo Sms Peretola, Firenze (via Pratese, accanto al Tenax) ci sarà un evento che prevederà questo programma:

  • ore 20: Cena a base di piatti tipici dell’Angola.
  • ore 21:30 proiezione del documentario “E quel giorno uccisero la felicità” di Silvestro Montanaro (sul presidente del Burkina Faso Thomas Sankara)
  • A seguito dibattito su neocolonialismo e esperienze di emancipazione africane (interverrà via Skype il regista del documentario).

Per chiunque sia interessato, info e prenotazioni: 3883848879 PRENOTARSI ENTRO IL 25 AGOSTO PER LA CENA. Maggior info a questa pagina di Facebook.

Segnalazione ricevuta per mail da Daniele Silano del Circolo SMS di Peretola.

Per chi non potrà partecipare metto sotto il video del documentario trovato su youtube… (ancora io non l’ho visto, spero di vederlo presto…)

Per tutto il resto ci aggiorniamo nei prossimi giorni! Datemi il tempo di ripigliarmi!

Le prugne del papa e le more di Sant’Ambrogio.

Foto

Foto “Un albero di cachi a #Milano” by Ylbert Durishti – flickr

Un mio commento a questo post di Gaberricci mi ha fatto tornare in mente un post che avevo in bozza ormai da molto tempo e che cade a pennello con la stagione estiva. Se abitate in una città e vi capita di girare per le strade e nei parchi, vi sarete imbattuti più volte in alberi carichi di frutta matura che spesso marcisce, cade e si spiaccica sui marciapiedi, con tutta una serie di disagi: strade sporche, pericolo di scivolare, insetti attirati, etc…

Da alcuni anni a Roma è nato il progetto Frutta Urbana creato dall’associazione Linaria insieme a Romaltruista che consiste nella raccolta della frutta da alberi urbani, sia pubblici che privati, che nessuno raccoglierebbe. La frutta viene poi distribuita, sia fresca che trasformata in marmellate, a mense sociali, alla Caritas, al Banco Alimentare e a case di Riposo. Una piccola parte viene venduta ai Gruppi d’Acquisto Solidale, nei mercati contadini e/o a negozi a km zero e i proventi vengono reinvestiti per comprare le attrezzature per la raccolta e trasformazione (scale, attrezzi, barattoli, etc…) per la manutenzione del sito web, per impiantare nuovi frutteti e per altre iniziative educative legate alla frutta urbana. Oltre alla raccolta dei frutti questa iniziativa si occupa della potatura e soprattutto del censimento e della mappatura degli alberi da frutta in città. Solo a Roma ne sono stati mappati quasi 500 mentre a Milano (l’altra città dove opera Frutta Urbana) quasi 200.

A questo punto vi chiederete, come ho fatto io, se questa frutta è sicura o è inquinata. Premesso che questi alberi non sono ne’ concimati ne’ spruzzati di antiparassitari chimici o di nessun tipo e che la frutta viene raccolta a piena maturazione e subito distribuita, senza stazionare in magazzini e viaggiare su camion per giorni, rimane il problema dell’inquinamento urbano. Ebbene, i volontari hanno fatto analizzare la frutta ed è risultata con meno residui chimici della frutta da agricoltura convenzionale comprata al supermercato: insomma basta lavarla bene prima di mangiarla!

In queste pagina sul sito di Frutta Urbana sono riportate le analisi chimiche delle Arance Amare colte in via del Porto Fluviale (zona Ostiense) e delle Prugne colte in via del Vaticano, accanto alla sala Nervi e perciò ribattezzate come “le prugne del papa“… E invece, le “more di Sant’Ambrogio”? Sono quelle della marmellata fatta con le more raccolte nel parco Boscoincittà di Milano!