Ma tu sei vegetariano?

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Foto “Morning @La Boqueria” by Pablo Cereseto – flickr

L’altro giorno ero con degli amici e stavamo ordinando del cibo al ristorante cinese… Alla mia richiesta di prendere dei ravioli con verdure e degli spaghetti di riso con verdure mi è stata fatta la fatidica domanda: «Ma sei diventato vegetariano?»  Logicamente  la risposta che i miei interlocutori si aspettano in questi casi è  piuttosto semplice: «Si o No».  Vorrei spiegare che la faccenda è più complicata ma, pur di evitare le solite “guerre” tra onnivori, vegetariani e vegani, io li accontento tutti con quello che loro vogliono sentire…

A mia mamma, che si preoccupa sempre della mia salute, rispondo «No, è che oggi la carne non mi va» anche se sono anni che non mangio la bistecca del pranzo della domenica. A chi è vegetariano rispondo che si anch’io sono in progress e sto diventando vegetariano, ma non sarò mai vegano! Se invece ho di fronte un interlocutore interessante e ho voglia di discutere butto là un bel «Dipende» e comincio a parlare del cibo che preferisco: quello freschissimo,  a km 0, preferibilmente biologico, crudo o cotto senza tanti intingoli, sughi, robe pesanti etc… E soprattutto faccio presente che cerco di evitare come la peste tutto ciò che è cibo industriale! Tirando le somme mi ritengo vegetariano ma, tra dei fagioli in scatola e uno sgombro fresco, forse sceglierei lo sgombro. Tra una bistecca al sangue e una polpetta di tofu industriale forse sceglierei una bella fetta di pane con l’olio! E potrei continuare con decine di esempi… anche di quando, pur di evitare discussioni animaliste pro o contro, mi faccio girare nel piatto per delle mezz’ore una fettina di roast beef a pezzettini sempre più piccoli…

Adesso che si stanno avvicinando le feste comincia il periodo più incasinato dell’anno. Che tu sia  invitato a casa d’altri o che tu inviti a casa tua amici o parenti hai due obblighi. Se sei tu che  cucini l’obbligo è dover fare per forza il pranzo tradizionale delle feste! A Natale o Capodanno non puoi dare un pranzo vegetariano a nonni e zii perchè quelli si aspettano un Cappone arrosto grande come una mongolfiera. Non vorrai mica dare loro fagioli e soia a Natale? Al massimo puoi dare le lenticchie a Capodanno anche perchè per il 90% dei parenti quello è l’unico giorno in cui mangiano lenticchie, mentre tu le mangi tutte le settimane… Se invece sei invitato a casa altrui è d’obbligo mangiare tutto e apprezzare anche quello che non mangeresti mai, tipo quel pollo in galantina a cui la zia ha lavorato per una settimana intera… oppure quelle tartine fatte in casa così identiche a quelle del volantino dell’Esselunga…

Cari parenti ma perchè per le feste ci dobbiamo strafogare mangiando in un giorno tutto quello che di solito mangiamo in una settimana o mangiando roba che non mangeremmo mai ma che non possiamo rifiutare perchè, anche a tavola, a Natale bisogna essere tutti più buoni?

Lancio un idea: perchè invece di fare le cene natalizie, qualcuno tra parenti, associazioni o gruppi aziendali non organizza qualcosa di diverso? Tipo tutti insieme al teatro, alla pista sul ghiaccio, al bowling, etc? Al limite va bene anche il più banale cinema… Vuoi mettere gli ultimi Jedi contro la salsa verde della zia?

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Io, Fabio e Manuela.

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Foto “CIMG3248.JPG” by Patrik Tschudin – flickr

Io, Fabio e Manuela abitavamo nella stessa via, a pochi metri di distanza. Avevamo la stessa età, frequentavamo la stessa Scuola Media e, con Manuela, perfino la stessa classe. Ma la cosa che più ci univa era che ci stavamo tutti e tre sul cazzo, a vicenda… e non poco!  E questo starsi sul cazzo si alimentava quotidianamente, un giorno dopo l’altro, nel tragitto casa-scuola-casa! …Perchè SI! Noi andavamo e tornavamo da scuola insieme, senza che ci venissero a prendere genitori, nonni o baby sitters, come vorrebbero ora certi Ministri o certi giudici che fanno delle sentenze assurde…

Fabio era appiccicoso come la colla e fastidoso come la sabbia fra le dita dei piedi… Se fissavamo fuori di casa alle 7.30, lui ti suonava il campanello alle 7.10 e si piazzava in cucina quando ancora eri in pigiama e gustavi la tua colazione… Dato che  all’epoca io ero gracilino e in inverno sempre malazzato, mia madre cercava di rinforzarmi con cioccolate dense, creme pasticcere fatte in casa (con dentro una foglia di pesco che dava alla crema un sapore di nocciola) e zabaioni. Avere uno che alle 7,10 di mattina, ti guardava mentre inzuppavi il ciambellone fatto in casa in una fumante cioccolata densa, ti faceva andare storta tutta la giornata, anche perchè finiva che per educazione dovevi offrirgli mezza tazza… e lui non diceva mai di no!

Manuela invece era carina ma a quella età c’è sempre quella lotta maschi-femmine che a volte diventa anche aspra. E poi lei era una che voleva sempre avere ragione, che non arretrava di un millimetro e che doveva sempre dire l’ultima parola. Insomma faceva di tutto per rendersi antipatica! Come se non bastasse il fatto che aveva un fratello più grande che faceva il bullo con noi più piccoli… (all’epoca il bullismo non esisteva, eravamo noi piccoli che “non sapevamo difenderci” e così, dopo averle prese dai ragazzi più grandi, venivamo umiliati anche dai genitori).  Insomma, nel ritorno da scuola, con Manuela ci siamo azzuffati più di una volta e, se non ricordo male, in tutto il ciclo delle Medie ci siamo rotti in capo a vicenda almeno tre o quattro di quelle stecche di plastica da disegno tecnico…

Eppure non passava giorno che non godessimo volentieri di questa piccola autonomia! Noi tutti inseme e orgogliosamente senza genitori, andavamo a piedi nel nostro tragitto casa-scuola-casa, attraversando sulle strisce, anche un viale molto trafficato. E se oggi alcuni volti dei compagni delle medie sono un ricordo sfumato e lontano, quelli di Fabio e Manuela sono ancora vivissimi e piacevoli da ricordare!

Tagliandi.

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Foto “Mechanic” by Free for Commercial Use – Flickr

La scorsa settimana sono andato dal medico di base per farmi segnare le analisi del sangue e, dal momento che il dottore era in ferie, mi sono imbattuto nella sostituta. Che non ho molta fiducia in tutta la classe medica forse l’avete già capito da precedenti post, però dovendo scegliere, ho molta più fiducia nei medici giovani. Sono appena usciti dall’Università quindi dovrebbero essere freschi di studio e ben aggiornati, di solito parlano e ascoltano i pazienti volentieri e non sono ancora diventati quelle “ciniche-macchinette-spara-ricette-e-avanti-un-altro…”. Insomma ero proprio ben disposto e oltretutto, essendo la dottoressa anche molto carina, la lancetta della fiducia era quasi al massimo.

Chiedo alla dottoressa di fare le analisi che avevo fatto lo scorso anno (le classiche, colesterolo, trigliceridi, urine, etc… etc…) cosicché si mette a digitare sul computer e dopo un po’ mi dice: «Le analisi dello scorso anno andavano bene, perciò lei non dovrebbe farle. Le analisi si fanno ogni due anni». Ed io: «Mah veramente le faccio ogni anno, giusto  per controllo e il dottore me le ha sempre segnate senza problemi». La dottoressa insiste e io, prevedendo un pippone, metto subito le mani avanti: «Guardi che di solito io tutti gli anni faccio anche un eco-addome completo, una visita dal cardiologo con ecocolordoppler cardiaco  e vado pure dall’oculista». La dottoressa tira fuori il sorriso cinico e smagliante di chi la sa lunga e con sufficienza fa la sua diagnosi: «Ho capito, lei è uno di quelli paurosi!» Che io sia pauroso non ho problemi a confermarlo ma ho le mie buone ragioni e infatti le metto sul tavolo come se calassi l’asso di briscola per prendere un altro carico… «Vede dottoressa, più che pauroso io sono il marito di una signora che 10 anni fa, facendo una banale ecografia per controllare i calcoli alla cistefellea ha trovato un tumore maligno, totalmente asintomatico, al rene sinistro. Se oggi è sana e salva e non sotto due metri di terriccio lo deve a quell’ecografia fatta quasi per caso». Fortunatamente nel frattempo la stampante aveva fatto uscire la prescrizione delle mie analisi, per cui le ho prese, ho salutato e sono uscito dall’ambulatorio pensando, che la dottoressa, giovane per età forse come medico era più vecchia del titolare dell’ambulatorio…

A questo punto io mi domando: se per la caldaia del metano tutti gli anni vanno fatti i controlli, se all’automobile ogni anno si fa il tagliando, è così da marziano pensare che uno che ha passato il mezzo del cammin della sua vita, voglia fare una volta l’anno un tagliando a quella macchina che è il suo corpo?

P.S. Ci tengo a precisare che, visti i costi dei ticket e i tempi di attesa, molti di questi esami li faccio privatamente, quindi non gravo nemmeno sul SSN, che non dovrebbe far altro che ringraziarmi! Tanto per capirsi coi soldi spesi per il ticket delle analisi potevo portare a cena fuori tutta la famiglia… E poi ci scassano gli zebedei con la prevenzione!

Una serata movimentata.

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Foto “festival” by d – flickr

Ieri, mentre voi stavate guardando Sanremo, io ho avuto una serata alquanto movimentata. Dopo 9 ore in ufficio e 2 in palestra rientro a casa per cena verso le 21.00. La famiglia sta già mangiando perchè mia figlia alle 21.30 deve andare a lezione di ballo. Praticamente io e lei ci diamo il cambio alla tavola… Non fa a tempo ad uscire che squilla il telefono: «Babbo, mamma, scendete giù che nel parcheggio dietro casa c’è un uomo sdraiato in terra che non si muove. Io vado a ballo, pensateci voi.»

Ci infiliamo i giubbotti prendiamo le chiavi e scendiamo nel parcheggio pubblico dove, in un angolo buio, troviamo un uomo in terra, disteso su un fianco accanto ad un’auto. E’ bello corpulento e non si vede nemmeno la faccia perchè è di schiena e il volto è rivolto verso il pneumatico anteriore. Mi avvicino e domando: «Si sente bene? Vuole una mano?» L’uomo risponde, con una voce un tantinello traballante, che non riesce ad alzarsi e che non ha una gamba.  Cerco di rialzarlo ma è troppo pesante e mia moglie non può aiutarmi perchè in queste settimane soffre di mal di schiena tanto che ha smesso di venire anche in palestra. Mi guardo intorno: alcune persone passano in bici, altre in motorino, ma non si ferma nessuno. Ad un certo punto si fa avanti un ragazzo gentilissimo: avrà si e no una venticinquina di anni ed è di colore, forse abita nel piccolo centro di accoglienza dall’altro lato del parcheggio. Insieme riusciamo a tirare su quest’uomo e capiamo immediatamente due cose: dalla protesi rimasta sull’asfalto, che è davvero senza una gamba e dal fiato che, come si dice dalle mie parti, è “briaco come un tegolo”. La situazione è in stallo: l’uomo per muoversi deve rimettersi la protesi ma lì, in piedi e sostenuto a braccia da noi due proprio è impossibile. Proponiamo di portarlo su una panchina nel giardinetto a circa venti metri ma lui non si fida e tra parole strascicate e vampate di alcool, ci dice di rimetterlo a sedere sull’asfalto con la schiena appoggiata alla macchina. Mentre io lo sostengo perchè non cada, il ragazzo di colore, con una delicatezza e una precisione infinita lo aiuta a tirarsi su i jeans e a infilare il ginocchio nella protesi. Terminata questa operazione lo risolleviamo di nuovo, anche se non è per niente facile… Se vado in palestra a fare taiji e daoyin invece che sollevamento pesi, un motivo ci sarà. Una volta alzato, l’uomo ci chiede di lasciarlo e con delicatezza molliamo la presa, convinti che ricadrà di nuovo… Traballa, tentenna,  ma poi grazie alla stampella che era finita sotto l’auto trova un equilibrio abbastanza stabile.

L’uomo ci spiega che la macchina a cui era appoggiato è la sua e che è inciampato andando ad aprire lo sportello. Come ultimo favore ci chiede di aiutarlo a sedersi. Anche infilare un omone di circa 100 kg in un’utilitaria è una bella impresa, ma ci riusciamo. Il ragazzo di colore chiede al signore se si sente in grado di guidare o se è meglio che guidi qualcun altro, dicendo che però lui non ha la patente. Capisco che sono l’unico che può accompagnarlo e quindi mi “offro” come volontario ma devo risalire in casa a prendere il portafoglio… L’uomo insiste che si sente bene e che vuole andare da solo. Mi par di capire che non vuole far guidare la sua auto, nuova e adattata per i disabili, ad un’altra persona. Alla fine visto che lui insiste lo lasciamo andare da solo, a suo rischio e pericolo.

Ringrazio di cuore il ragazzo di colore e con mia moglie risaliamo in casa. Le 22.00 sono passate da un pezzo e la cena è fredda. Mia figlia telefona da ballo per sapere come è andata a finire e, dopo averle raccontato la storia, finalmente guadagno l’agognato divano… Ci voleva proprio una serata così per rimpiangere di non aver visto Al Bano, Carlo Conti e la De Filippi!

Pagine bianche.

Mi piace scrivere. Mi piace soprattutto scrivere sulla carta con la penna. Scrivo qualsiasi cosa: dai banali elenchi delle cose da fare, alla lista della spesa, fino ad appunti vari raccolti qua e là. Da informatico dovrei avere più dimestichezza con i programmi e le app, ma proprio non mi ci ritrovo. In ufficio la mia “to do list” è cartacea, bella scarabocchiata e in vista sulla scrivania: spesso scritta su fogli e foglietti di recupero. E anche a casa la situazione è simile. Per gli appunti da prendere al volo basta una qualsiasi pagina bianca: spesso il retro dei volantini delle corse podistiche o delle pubblicità, etc… Insomma, riciclo a gogo… anche col rischio di presentarsi al banco della gastronomia con la lista della spesa scritta sul retro dell’estratto conto della banca…

Quando poi devo memorizzare qualcosa  (in questo periodo le lezioni di teoria del corso di istruttore di daoyin), devo assolutamente scrivere a mano:  studiare, fare riassunti e mettere su carta. Sarà che io sono tardo, ma per fissare le idee in quei due neuroni che mi sono rimasti, devo prima fissarle su un quaderno: a righe o a quadretti non importa, basta che sia cartaceo. Insomma, digitare su Libreoffice o WordPress non aiuta il mio cervello… magari forse come ripasso o come copia finale da conservare, ma solo dopo essere passato dalla carta.

Se fino a qualche mese fa mi andava bene qualsiasi quaderno, anche recuperato da vecchi residuati di quando mia figlia faceva le elementari, da un po’ di tempo mi sono convertito alla carta di lusso… Nella primavera del 2015  mi arrivò una busta da TV5, emittente francofona che seguo sia via satellite che su web. Scoprii di aver vinto un concorso e come premio ricevetti la mia prima Moleskine. Proprio in quei giorni la mia amica Cri organizzava alcune conferenze su naturopatia e dietetica e così ne approfittai per inaugurarla, prendendo appunti a quelle serate…

Fu un colpo di fulmine! Da allora ho sempre con me una Moleskine che uso per prendere tutti quegli appunti che devo conservare e che condivide lo spazio nel mio zainetto con una pennetta USB piena di Gb di materiali audio e video, che per forza di cose non possono stare nella Moleskine. In alcune settimane non scrivo proprio niente, in altre qualche riga, a volte paginate come se piovesse… Sarà la carta, sarà la maneggevolezza, sarà la copertina, ma scrivere sulla Moleskine è un vero piacere, come lo è sfogliarla e rileggerla. Sono io il primo a stupirmi di questo fatto: a volte mi sento troppo fighetto e allora cerco di riempire tutti gli spazi… perchè lasciare un rigo vuoto sulla Moleskine è un peccato! E’ come avere davanti il proprio piatto preferito, cucinato alla perfezione, non finirlo  e non fare la scarpetta…

A casa mia hanno notato la cosa e così fra i regali di Natale mi è arrivata una bellissima agenda Moleskine 2017 dei Peanuts che è stata apprezzatissima ma che mi ha già mandato in crisi… Siamo solo al 4 di Gennaio e ho già lasciato indietro delle pagine bianche che chiedono di essere riempite, magari con qualcosa di più intelligente degli orari delle riunioni in ufficio….. Aiuto!

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P.s. Scusandomi del ritardo, auguro un Buon Anno a tutti!!!!

La mia Moleskine 2017 - Foto tratta dal sito ufficiale della Moleskine

La mia Moleskine 2017 – Foto tratta dal sito ufficiale della Moleskine

Elezioni di plastica.

Oggi oltreoceano stanno eleggendo il nuovo Presidente degli Stati Uniti, scegliendo fra due candidati uno/a peggio dell’altro/a. Se non fosse che si tratta del paese con la potenza bellica più grande del mondo ci sarebbe solo da ridere… E invece il futuro del pianeta dipende da queste elezioni di plastica, con due candidati di plastica, di una nazione tutta di plastica, molto poco rispettosa dell’ambiente e degli altri popoli del mondo.

Foto "Campaign 2016 Funko Pop!" by Unpodimondo

Foto “Campaign 2016 Funko Pop!” by Unpodimondo

P.S. Ringrazio mia figlia per avermi fatto fotografare questi 3 pezzi della sua collezione di Funko Pop! che da soli la dicono più lunga di tanti analisti politici…

AGGIORNAMENTO DEL 9.11.2016

Non so se siete andati a curiosare sul sito dei Funko Pop! Se si, avrete notato che si tratta di centinaia di pupazzetti che riproducono personaggi di cartoni animati, film di ogni genere, fumetti e serie tv. Insomma nessuna persona reale, tutti personaggi di finzione e intrattenimento, tranne i tre candidati alla Presidenza U.S.A. Sarà un caso che il prossimo inquilino della Casa Bianca alla fine è risultato essere quello più cartone animato dei tre, più di plastica dei tre, il più fuori del mondo dei tre?
Comunque non preoccupatevi e ricordate che se in fondo noi italiani siamo sopravvissuti a 20 anni del nostro “Trump”, anche gli Usa e tutto il pianeta riusciranno a sopravvivere a 4 anni con quest’altro…

E’ solo un film …che noi in Italia abbiamo già visto! Buona fortuna!

Che tristezza il mare del 2016.

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Foto “WordPress Romagna Meetup #12” by Giorgio Minguzzi – flickr

Sono tornato dal mare ormai da più di una settimana ma nelle bozze avevo questo post, scritto sul blocco note del telefonino,  perchè in albergo il wifi faceva schifo. Ve lo metto adesso, che se aspetto qualche altro giorno arriva Natale e il post scade e fa la muffa…

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Appena arrivato in albergo, mentre salgo per andare in camera, mi imbatto in un volantino della guardia di finanza dal titolo “Liberi dall’abusivismo”. Nel titolo non c’è punteggiatura e così non si capisce se è più un augurio o una minaccia. Noto però che per quantità e disposizione questi volantini surclassano quelli con gli sconti per Mirabilandia, Aquafan e l’Italia in miniatura.

Quando vado in spiaggia scopro che il volantino diceva proprio la verità: 6 giorni al mare senza vedere nemmeno un vu’ cumprà! In compenso la polizia municipale è onnipresente: la mattina presto e al tramonto fa su e giù tutto il bagnasciuga con un pandino 4×4 mentre quando la folla aumenta cambia mezzo e scorrazza con 2 segway. Inoltre sulla spiaggia, a distanza fissa, ci sono dei gazebo, sempre con le insegne della municipale ma affidati in appalto a una ditta di sicurezza esterna, presidiati da alcuni energumeni: insomma i buttafuori hanno traslocato dalle discoteche agli stabilimenti balneari. Se a ciò aggiungiamo un elicottero nero, senza alcuna insegna, ma per forma e attrezzature decisamente militare, che ha percorso il cielo due o tre volte, volando molto basso e pure le pattuglie di carabinieri e polizia stradale che dopocena sorvegliano con tanto di mitra e giubbotto antiproiettile la passeggiata dove le famigliole vanno a prendere il gelato, il mare del 2016 è decisamente molto triste.

Sinceramente preferivo l’allegria un po’ rompiscatole degli africani con le borse tarocche e i teli bagno, degli indiani che facevano l’henne, delle senegalesi che facevano le treccine e perfino dell’improbabile dottor Luca Ming che proponeva massaggi orientali. E poi che palle una spiaggia dove le uniche grida sono quelle dei marmocchi che fanno i capricci perché la mamma non gli compra il ghiacciolo!

P.S. (1) Fondamentalmente sono a favore della lotta all’abusivismo ma sarei più contento se le forze dell’ordine usassero la stessa solerzia che usano per i vu’ cumprà, anche con gli squali della finanza: da Banca Etruria e Mps fino alla corruzione, falsi in bilancio, etc… etc…

P.S. (2) Per la cronaca ero a Cervia.