Un film: Cowspiracy (2014).

Foto "Proyección Cowspiracy en La Casa Encendida" - by Igualdad Animal | Animal Equality - flickr

Foto “Proyección Cowspiracy en La Casa Encendida” – by Igualdad Animal | Animal Equality – flickr

Come ho già scritto in passato, da alcuni mesi siamo abbonati a Netflix e devo dire che, nonostante la lotta per accaparrarsi divano e telecomando, con film, serie tv e documentari, tutta la famiglia è accontentata. Io in particolare sono quello appassionato di documentari…

Se avete a cuore l’ambiente e magari anche quello che mangiate, vi consiglio la visione del documentario “Cowspiracy”. Il film, finanziato grazie al crowfunding e seguito da Leonardo Di Caprio nella funzione di produttore esecutivo, analizza quella che è la maggiore fonte di inquinamento e distruzione dell’ambiente. Penserete al traffico, al petrolio oppure alle industrie. E invece, dati alla mano, scoprirete l’attività che più di altre distrugge le foreste e inquina il pianeta è l’allevamento intensivo di bestiame… Insomma, sembra impossibile ma, più dei tubi di scappamento delle auto, inquinano i culi delle mucche…

E la cosa più assurda è che le associazioni ambientaliste, quelle che lottano contro l’inquinamento e conoscono bene anche queste problematiche, evitano di parlare di allevamenti intensivi. Se il tema  non fosse drammatico sarebbe comico vedere come  queste associazioni nel film fanno di tutto, pur di non farsi intervistare da Kip Andersen, coregista e protagonista del documentario. Purtroppo quella che ci fa la peggio figura, che per tutto il documentario si fa negare e non incontrerà mai il regista è Greenpeace!

Il documentario, nonostante l’audio in inglese (o in alternativa tedesco) e i sottotitoli in italiano, scorre bene, è molto godibile e affronta il tema intervistando un sacco di personaggi, con punti di vista a volte opposti, ma comunque tutti interessanti.

Logicamente se siete salutisti/ecologisti/vegetariani/vegani ci andrete a nozze, altrimenti rimane un comunque un buono spunto per riflettere su come viene prodotto quello che finisce nel carrello della spesa.

Urgente: S.o.s. Occhiali!

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Foto “Gafas nuevas” by srgpicker – flickr

Buonasera amici,

sono a chiedervi un favore che consiste in un piccolo passaparola! Sono stato contattato da un negozio di ottica di Venezia che ha raccolto un certo numero di occhiali e di montature usate da regalare in beneficenza! Mi scrivono che l’associazione che, fino all’anno scorso, li raccoglieva per inviarli alle missioni non li ritira più e loro non sanno a chi consegnarli. Conoscete qualcuno di fidato che raccoglie gli occhiali solidali e che garantisce per l’effettiva consegna alle persone bisognose? Pensando che quando vado a letto metto gli occhiali sul comodino mi sono venuti in mente i terremotati del centro Italia: sicuramente qualcuno li avrà persi nella notte del sisma…

Questo blog si era occupato di occhiali solidali nel 2009 (qui) ma ormai è passato tanto di quel tempo che le notizie sono troppo vecchie… Se qualcuno avesse dei consigli più recenti per inviare questi occhiali a chi ne ha necessità, lo scriva nei commenti e io girerò tutte le indicazioni al negozio di  Ottica di Venezia!

Grazie del passaparola!

Marco

Quello che non vi dicono sulla candidatura olimpica di Roma 2024.

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Foto “Il Colosseo come logo per la candidatura di Roma alle Olimpiadi 2024” by Atletica Live -flickr

In Italia ferve il dibattito sulla candidatura di Roma per ospitare i Giochi Olimpici del 2024. Sicuramente avrete già sentito le due campane: da un lato il Governo e il Coni che usano questa candidatura come volano per far ripartire l’economia e dall’altra la città di Roma, il Movimento 5 stelle, molte associazioni e diversi giornalisti che oppongono la crisi, la corruzione e gli alti costi dell’organizzazione tali da poter generare un debito enorme (vedi la crisi greca post giochi di Atene 2004).

In realtà nessuna delle due parti, prese dal dibattito politico tutto interno, vi dice una verità banale: Roma, qualora la candidatura andasse avanti, ha scarsissime se non nulle probabilità di vincere i giochi… Insomma, usando delle metafore sportive, se fossimo nella boxe Roma sarebbe uno sparring partner e se fossimo nell’atletica sarebbe una lepre, di quelle che tirano una gara per un tratto iniziale, e poi si fanno da parte per far scattare i veri contendenti. Analizziamo perciò sia il calendario, che le altre città candidate.

Se non ho capito male il calendario ha 4 scadenze importanti: la prima del 16 Febbraio 2016 è già passata e serviva per presentare il dossier “Visione, Concetti e strategia”, …insomma interpretando, quasi un dossier generico di buone intenzioni. La seconda scade il prossimo 7 Ottobre 2016 ed è quella più importante, cioè la presentazione del dossier “Governance, Legale e Finanziamenti” ovvero dove le città candidate prenderanno i soldi per fare le Olimpiadi. Il prossimo 3 Febbraio andrà presentato l’ultimo dossier: “Games Delivery, Experience and Venue Legacy” più o meno quello sulla descrizione di tutti gli impianti, sulla loro costruzione e sull’uso che ne verrà fatto dopo i giochi. Infine, dopo che il Comitato Olimpico avrà analizzato tutto il dossier, finalmente il 13 Settembre 2017 a Lima verrà eletta la città che ospiterà i Giochi! Come si capisce, anche se il 2024 è lontano, i tempi sono ristrettissimi ed è probabile che già l’8 di Ottobre prossimo la candidatura di Roma sfumi. Certe affermazioni, come quella di Eugenio Giani, presidente del Consiglio Regionale Toscano, di sostituire Roma 2024 con Toscana 2024 (qui un articolo) sono praticamente improponibili.

Veniamo adesso alle città candidate che, al momento sono 4: Roma, Parigi, Budapest e Los Angeles. E’ da notare che mancano le città asiatiche: dopo Pechino (giochi estivi del 2008 e invernali del 2022), PyeongChang (Giochi invernali 2018), Tokyo (giochi estivi 2020), Singapore (giochi olimpici giovanili estivi 2010), Nanchino  (giochi olimpici giovanili estivi 2014) l’Asia non aveva nessuna chance di ospitare nuovamente le olimpiadi. Se escludiamo l’Africa, che non ha mai ospitato i giochi, ma che ha candidature per il 2028 (Casablanca) e per il 2032 (Nairobi), il continente da cui mancano le olimpiadi estive da più tempo è il Nord America  (Atlanta 1996). Questo rende la città di Los Angeles la candidata più forte per i giochi del 2024 che tra l’altro arriverebbero giusto nel quarantennale delle olimpiadi che la stessa città ospitò nel 1984. Non ci vuole molto per prevedere che alla fine la candidatura si giocherà tra Los Angeles e una delle 3 città europee candidate e che questa, come vedremo più sotto, sarà quasi sicuramente Parigi.

Sia Parigi (1900 e 1924) che Los Angeles (1932 e 1984) hanno già ospitato per ben due volte i giochi e puntano ad affiancare Londra, unica città al mondo che ha ospitato le olimpiadi per 3 volte (1908, 1948 e 2012). Parigi, che ospiterebbe i giochi nel centenario di quelli del 1924, tra l’altro è in credito con le olimpiadi essendo stata stata candidata ai giochi per ben 3 volte, avendo sempre perso per pochi voti all’ultimo scrutinio.  Nel 1992 arrivò seconda dopo Barcellona con 24 voti di scarto, nel 2008 arrivò terza dietro a Pechino e Toronto e nel 2012 perse contro Londra per 4 soli voti di differenza.

Insomma, la sfida per ospitare le Olimpiadi del 2024 sarà quasi sicuramente fra Los Angeles e Parigi e molte capitali europee l’hanno già capito tanto che, in tempi diversi, Berlino, Amburgo, Madrid e San Pietroburgo hanno ritirato le loro candidature. Roma e Budapest, almeno secondo me, stanno lì a fare le comparse e credo che anche i nostri politici lo sappiano, ma tutti fanno finta.

Alla fine sarà più onorevole NON ospitare i Giochi se lo dice la Raggi oggi o quando lo dirà il Comitato Olimpico Internazionale fra un anno?

Per seguire le candidature e approfondire:

Un pensiero per Abdo Yaya Abdelaziz, il ragazzino che camminava da solo.

Foto tratta dal sito

Foto tratta dal sito “Il filo del Mugello”

Dietro ad ogni migrante che approda sulle nostre coste c’è una storia lunga e dolorosa, forse ancora più lunga dei km fatti per arrivare qui. Ieri, leggendo la cronaca locale, ho appreso una di queste storie che mi ha colpito molto perchè si è conclusa tragicamente nei luoghi dove sono nato e soprattutto perchè riguardava un ragazzino che camminava da solo.

Il suo nome era Abdo Yaya Abdelaziz, senegalese, aveva 14 anni ed era sbarcato e identificato a Pozzallo (Rg) nel mese di Luglio. Fuggito subito dal centro di accoglienza  è stato ritrovato morto il 2 Agosto nella galleria dell’Alta Velocità nel Comune di Vaglia (Fi), dove è stato sepolto ieri perchè nessuno ne ha reclamato il corpo.

Dalle ricerche effettuate dopo la morte, Abdo Yaya Abdelaziz è diventato il ragazzino che camminava da solo e che forse si è fatto a piedi molti dei 1.200 km che separano Pozzallo dal Mugello, fino ad essere risucchiato ed ucciso in una galleria dove i treni sfrecciano a 250 Km all’ora.

Ecco, mi piacerebbe che noi, che corriamo e camminiamo per diletto, la prossima volta in cui indosseremo le scarpe da running, dedicassimo un pensiero a Abdo Yaya Abdelaziz, il ragazzino che camminava da solo verso un futuro che non vedrà mai!

E se per caso, a qualcuno venisse in mente di dedicargli una corsa io parteciperei molto volentieri!

Per approfondire:

p.s. Colgo l’occasione per segnalare che, nella colonna qui a destra ho aggiornato (con molti mesi di ritardo) l’ultimo numero del mensile del Movimento Shalom, scaricabile gratuitamente…

Un pensiero di Aharon Appelfeld.

Foto:

Foto: “Aharon Appelfeld 10.26.11” by kellywritershouse – flickr

Aharon Appelfeld è uno scrittore israeliano di origini rumene che evase da un campo di concentramento in Transnistria dove perse tutti i familiari. Confesso che non lo conoscevo ma, lo scorso 18 Agosto, ho letto una sua bellissima intervista pubblicata su “Il manifesto” e dedicata all’attualità dei nostri tempi, alla lotta contro il male e alla religiosità. Ne metto un breve passo che mi è piaciuto un sacco…

Ho visto il male in tutte le sue forme. Il male è un’ombra scura, se ne sta sempre acquattato ma in tempi di rabbia e odio tende a gonfiarsi e a penetrare nelle nostre esistenze. Come possiamo fronteggiarlo? Tutto quello che possiamo fare è combatterlo, coltivare la speranza e accrescere la nostra luce. (…)
La religiosità è un sentimento forte e caldo che ci eleva. Le istituzioni religiose possono essere oscure e staccate dalla realtà, mentre la religiosità è intimamente connessa agli individui. La religiosità è qualcosa che ognuno di noi ha dentro di sé. Riveste un ruolo nell’individuo, consentendogli di connettersi con coloro che ama. Permette di elevarsi.(…)

Tratto dall’intervista ad Aharon Appelfeld pubblicata su “Il manifesto” del 18/8/2016

 

Che tristezza il mare del 2016.

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Foto “WordPress Romagna Meetup #12” by Giorgio Minguzzi – flickr

Sono tornato dal mare ormai da più di una settimana ma nelle bozze avevo questo post, scritto sul blocco note del telefonino,  perchè in albergo il wifi faceva schifo. Ve lo metto adesso, che se aspetto qualche altro giorno arriva Natale e il post scade e fa la muffa…

◊◊◊

Appena arrivato in albergo, mentre salgo per andare in camera, mi imbatto in un volantino della guardia di finanza dal titolo “Liberi dall’abusivismo”. Nel titolo non c’è punteggiatura e così non si capisce se è più un augurio o una minaccia. Noto però che per quantità e disposizione questi volantini surclassano quelli con gli sconti per Mirabilandia, Aquafan e l’Italia in miniatura.

Quando vado in spiaggia scopro che il volantino diceva proprio la verità: 6 giorni al mare senza vedere nemmeno un vu’ cumprà! In compenso la polizia municipale è onnipresente: la mattina presto e al tramonto fa su e giù tutto il bagnasciuga con un pandino 4×4 mentre quando la folla aumenta cambia mezzo e scorrazza con 2 segway. Inoltre sulla spiaggia, a distanza fissa, ci sono dei gazebo, sempre con le insegne della municipale ma affidati in appalto a una ditta di sicurezza esterna, presidiati da alcuni energumeni: insomma i buttafuori hanno traslocato dalle discoteche agli stabilimenti balneari. Se a ciò aggiungiamo un elicottero nero, senza alcuna insegna, ma per forma e attrezzature decisamente militare, che ha percorso il cielo due o tre volte, volando molto basso e pure le pattuglie di carabinieri e polizia stradale che dopocena sorvegliano con tanto di mitra e giubbotto antiproiettile la passeggiata dove le famigliole vanno a prendere il gelato, il mare del 2016 è decisamente molto triste.

Sinceramente preferivo l’allegria un po’ rompiscatole degli africani con le borse tarocche e i teli bagno, degli indiani che facevano l’henne, delle senegalesi che facevano le treccine e perfino dell’improbabile dottor Luca Ming che proponeva massaggi orientali. E poi che palle una spiaggia dove le uniche grida sono quelle dei marmocchi che fanno i capricci perché la mamma non gli compra il ghiacciolo!

P.S. (1) Fondamentalmente sono a favore della lotta all’abusivismo ma sarei più contento se le forze dell’ordine usassero la stessa solerzia che usano per i vu’ cumprà, anche con gli squali della finanza: da Banca Etruria e Mps fino alla corruzione, falsi in bilancio, etc… etc…

P.S. (2) Per la cronaca ero a Cervia.

Dagli USA alla GMG per dimostrare di non aver capito…

Foto tratta dal sito "www.walkingmilena.it"

Foto tratta dal sito “www.walkingmilena.it”

Adesso che sono tornato dalle ferie vorrei raccontarvi una notizia vecchia di un paio di settimane ma a cui tengo molto perché riguarda delle persone che conosco e stimo.

I ragazzi qui sopra fanno parte di un gruppo di una novantina di richiedenti asilo arrivati a Firenze nella primavera-estate del 2015, provenienti da varie zone di guerra nell’Africa Sub-sahariana. Nella foto sono insieme alla campionessa Milena Megli plurimedagliata ai campionati mondiali ed europei di marcia, che dallo scorso autunno li segue, insieme all’AICS, in un progetto di integrazione basato sulla corsa e sul walking che, come riportato dal molti organi di stampa, ha avuto un ottimo successo. Nella scorsa stagione mi sono imbattuto più volte in questi ragazzi alle corse: se le prime volte mi sembravano spersi e timorosi, in seguito mi sono sembrati sempre più integrati e sereni. E soprattutto, tutte le volte in cui li ho incontrati negli spogliatoi, li ho sempre trovati molto educati, rispettosi e ordinati (a volte molto più di certi podisti italiani).

Questi profughi sono ospitati da circa un anno presso l’albergo della gioventù di Villa Camerata (in pratica l’ostello di Firenze) senza aver mai creato nessun problema. Due settimane fa un gruppo di 185 giovani, preti e suore cattolici, tutti tra i 25 e i 35 anni,  provenienti dagli Usa e appena tornati dalla Giornata Mondiale della Gioventù di Cracovia ha lasciato l’ostello di Firenze, perché erano tutti scandalizzati e impauriti dalla presenza dei rifugiati. Con tanto di lettera di protesta inviata all’AICS e all’Associazione italiana Alberghi per la Gioventù sono andati via rinunciando al soggiorno di tre giorni a Firenze che avevano prenotato da tempo, con una perdita di 16.000€ per i gestori dell’ostello e soprattutto nonostante il fatto che i rifugiati abitassero in  un’ala della villa completamente separata.

Cari preti e suore USA, secondo il mio modesto e opinabile parere, avete attraversato l’oceano per andare a Cracovia ad ascoltare Papa Francesco e dopo pochi giorni avete dato dimostrazione di non aver capito proprio nulla! La prossima volta restate a casa e magari andate a sentire Donald Trump che vi si addice di più! La Firenze multiculturale non vi merita e forse nemmeno la Chiesa, quella davvero …santa cattolica e apostolica.

Per approfondire: