Più neve per tutti!

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Foto “Arno” by Patrice Wangen – flickr

Ieri è nevicato a Firenze… d’altra parte potevamo essere da meno di Roma e Napoli? E’ iniziato a nevicare all’una e mezzo di notte (dicono i TG,  io dormivo) ed è durato fino alle 11.00. Dopo è iniziato a piovere, tanto che oggi la neve è quasi tutta sparita.

La nevicata era così ampiamente prevista che perfino Nardella, (oh, dico Nardella non Churchill), ha fatto la sua porca figura. La mattina alle 7.00 gli spalaneve avevano già pulito buona parte delle strade ed era stato anche sparso il sale. Ma soprattutto si sono comportati bene i fiorentini! Hanno lasciato a casa le auto. Perfino il mio collega di scrivania è venuto al lavoro in tramvia, lui che se potesse, con la macchina sotto alle chiappe, andrebbe dalla cucina al bagno. E, quei pochi  che giravano, andavano piano e rispettavano pure quei pedoni che stavano in mezzo alla carreggiata, perchè è vero che le strade erano pulite ma i marciapiedi erano poltiglia!

Il bello della neve in città non è che si torna bambini e si fanno i pupazzi. Il bello è che tutto rallenta e tutti si adattano. Si arriva in ritardo al lavoro e non si viene sgridati, si scopre che certe cose urgenti possono essere rimandate al giorno dopo, senza troppi problemi. Che la tramvia sostituisce molto bene il motorino e più in generale che la lentezza a volte aiuta: aumenta la concentrazione, si fanno meglio le cose e siamo meno stressati. La candida neve rende tutti più umani, direi quasi …più buoni: nei tg locali s’è visto perfino che i volontari che andavano a portare le provviste ai senza tetto erano così tanti che quasi si davano noia a vicenda…

Stamani invece siamo ritornati al solito bailamme: code nelle strade, clacson, gente stressata, insulti, lamentele, piagnistei e così via… E mentre rimpiango la giornata di ieri, mi chiedo: «C’è un partito che nel programma ha “più neve per tutti”?». No, perchè domenica potrei votarlo…

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Elezioni politiche 2018

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Foto “105/365-Summer Refreshment” by Samuel Barnes – flickr

Mi stavo chiedendo se fosse il caso di fare un post sulle elezioni politiche di domenica prossima. Poi mi sono chiesto se potevo dire qualcosa di utile o se pubblicare un post sulle elezioni mi avrebbe reso più felice…

Alla fine mi sono detto che, dovendo fare una classifica delle cose che mi entusiasmano di meno, in questo momento (cioè alle 23.30 circa del 27 Febbraio e con una temperatura di -6°) le elezioni politiche vengono ancora più in basso di uscire di casa in maniche di camicia, comprare un ghiacciolo al limone e mangiarlo sulla panchina del parco pubblico in attesa della mezzanotte!

p.s. Per delle vere analisi politiche sulle elezioni vi rimando a Gaberricci e GioMag59 che le hanno fatte meglio del sottoscritto.

Sulla plastica (continuo dal post precedente)

Il mio precedente post sui sacchetti per la verdura ha avuto un bel numero di commenti, tutti molto interessanti, che meritano un post intero di risposte, allargando il discorso in generale a tutte le plastiche.

Sui sacchetti di plastica.

Tutti i vostri commenti hanno segnalato varie soluzioni per i sacchetti: chi usa il cestino di una volta, chi si porta le sportine da casa, chi usa le scatole, chi mette più prodotti nello stesso sacchetto… ma SOLO al mercato o nel negozietto sotto casa!  Nella grande distribuzione, invece NO, puoi mettere tutte le verdure in una sola busta ma il registratore di cassa ti farà  pagare anche le buste che non hai preso perchè  il suo software prevede 1 verdura = 1 busta = 0,02 cent… Credo che quello che ha fatto arrabbiare le persone non siano i soldi in sè, ma proprio questa imposizione obbligatoria che non prevede nessuna deroga… Insomma la libertà e la fantasia sull’uso delle buste vale solo al mercato rionale. Eppure non mi sembra di aver letto da nessuna parte che qualcuno sia morto per aver mescolato patate e cavoli nel sacchetto dell’ortolano!
Insomma la legge è stata fatta senza il benchè minimo buon senso e, come si è visto dalla stampa, ci sono forti sospetti che si sia forzata la mano per favorire i produttori delle bustine. Non saprei dire se, come dice Sandro nel suo commento, ciò serva a favorire la vendita del mais trasngenico degli USA. Sinceramente preferisco che gli OGM finiscano in sportine piuttosto che nel mio piatto anche se vorrei far presente che il mais e la soia transgenici che noi consumatori europei non vogliamo, finiscono già adesso nei mangimi per l’allevamento convenzionale. Tranne che nel biologico e in pochi altri capitolati o convenzioni di alcune marche, molte “fettine di vitello” e “petti di pollo” da agricoltura convenzionale sono stati tirati su con mangimi ogm.

Sulla plastica e sugli imballaggi in genere.

Che il problema ambientale della plastica sia gravissimo non ci sono dubbi e che i comportamenti delle persone vadano indirizzati verso il sempre minor uso delle plastiche siamo tutti d’accordo. Però rimane una domanda: siamo sicuri che bisognasse iniziare dai sacchettini per la frutta e la verdura? Quando tornate dal supermercato quei sacchettini sono la parte principale di tutta la plastica che vi siete portati a casa? O ci sono bottiglie, vaschette, vassoietti ed altri contenitori ben più impattanti della bustina? La sensazione è che si sia voluto iniziare da una cosa che grava direttamente sui cittadini e non “scomoda” e “mette in discussione” i processi produttivi delle grandi industrie. Vi faccio alcuni esempi di imballaggi molto più impattanti.

  • Bottiglie in PET.
Foto by unpodimondo
Foto by unpodimondo

Tanto per cominciare potevano fare una leggina che vietava le bottiglie in PET e obbligava i produttori a fare bottiglie completamente compostabili e biodegradabili. Questi materiali esistono già e sono, per esempio, l’acido polilattico, PLA o Ingeo™ biopolymer. A tal proposito esiste proprio una petizione in merito su Change.org, già firmata da oltre 200.000 persone e diretta alle autorità europee. Oppure, in attesa della transizione a queste bottiglie, potevano fare una legge come in Austria per farle raccogliere dai supermercati come un vuoto a rendere, restituendo alcuni centesimi per ogni bottiglia consegnata. Fuori da ogni supermercato c’è una macchinetta dove infili le bottiglie di plastica e che alla fine ti rilascia uno scontrino con la somma spettante, che puoi subito andare a spendere in negozio. Di conseguenza le strade sono pulite e anche in luoghi molto affollati, come la stazione di Vienna, non trovi una bottiglia in giro perchè, se la getti o la lasci su una panchina, arriva subito qualcuno che la prende, la porta alla macchinetta e riscuote i suoi centesimi… Tutto visto con i miei occhi!

  • Poliaccoppiati
foto by unpodimondo
foto by unpodimondo

Oppure potevano vietare una vera disgrazia ambientale come i poliaccoppiati. Il sacchetto che vedete in questa foto è composto da due materiali riciclabili (plastica e carta) che una volta fusi insieme diventano un materiale non più riciclabile, che va a finire per forza nell’inceneritore o in discarica. Sarà più grave dei sacchettini?

  • Rifiuti meno impattanti
Foto by unpodimondo
Foto by unpodimondo

Questa foto è “bellissima”: è la vaschetta in plastica che contiene una sola, singola mozzarella biologica Coop da 125gr. Sei un ecologista, mangi biologico e vuoi rispettare l’ambiente? Ecco che ti fanno un imballaggio dove manca poco che ci sia più plastica che mozzarella… E poi ci scrivono sopra “vivi verde”? E la Coop non è la sola, anche altre marche fanno così (se non ricordo male anche Granarolo ha le vaschette monomozzarella). Invece quando vado a Toscana biologica compro le mozzarelle di un produttore del Chianti che ti mette 2 mozzarelle da 250 gr in un banale sacchetto da mozzarelle. Basta far due conti per vedere che se a Toscana Biologica ho un sacchetto per mezzo chilo di mozzarelle bio, alla Coop per la stessa quantità di mozzarelle mi danno ben 4 vaschette!!!! Non potevano fare una norma per ridurre questi imballaggi?

Conclusione.

La plastica è tutta dannosa ma i sacchettini delle verdure sembra siano stati proprio uno specchietto per le allodole. In nome della tutela dell’ambiente si fanno pagare i cittadini per le borsine e nel frattempo nessuno tocca gli interessi delle multinazionali che continuano a fare imballaggi inquinanti, impattanti e non riciclabili. D’altra parte è più facile colpire la signora Maria, che i signori Cocacola, Sanbenedetto, Ferrarelle, Giovannirana, Coop, Granarolo, Pepsi, Estatè, etc… etc…

 

Sui sacchetti per le verdure…

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Foto “Shopper” by Robert Ball – Flickr

L’inizio di questo 2018 è stato caratterizzato dalla polemica sul costo dei sacchetti di plastica ecologica per le verdure, imposto per legge come una tassa, alla quale ogni supermercato/commerciante si è dovuto adattare, per forza. Cosa rimane di tutte le proteste a un mese di distanza? Se nei grossi supermercati le persone si sono adattate (rassegnate) e pagano, in farmacia si può osservare come sono ben contente di mettersi in tasca la scatolina delle medicine, lasciando quei sacchettini minuscoli ed inutili al farmacista.

Eppure c’è anche qualche commerciante che, pur nel rispetto della legge, ha trovato delle soluzioni intelligenti al problema dei sacchetti. La scorsa settimana sono stato a fare la spesa a “Toscana Biologica” il negozio di Firenze che fa capo al Coordinamento Toscano dei Produttori Biologici. E qui ho trovato:

  • I sacchetti di carta (gratuiti). Accanto ai sacchetti in plastica ecologica a pagamento sono a disposizione i sacchetti di carta gratuiti. E’ l’uovo di colombo. Se il fornaio mi mette il pane nel sacchetto di carta, perchè non posso metterci le mele, o i limoni o il cavolfiore? Qualcuno potrebbe obiettare che i sacchetti di carta sono meno resistenti… Di cosa? Di quelle borsine ecologiche, fini come un velo di cipolla, che non arrivano integre nemmeno a casa?
  • Le bustine ecologiche a pagamento,  …multiprodotto. Siete comunque affezionati alla bustina di plastica ecologica a pagamento? Vi consentono di pesare le verdure prima di metterle nella borsina e di mettere più verdure nello stesso sacchetto. Compri 3 arance? Le pesi, le metti nella borsa e attacchi l’etichetta. Compri 2 cipolle? Le pesi, le metti nella stessa busta delle arance e attacchi l’etichetta… e alla fine paghi una bustina sola. L’altra mattina c’era una signora che ad un singolo sacchetto aveva attaccato almeno sette o otto etichette di verdure differenti. Non era a scuola che ci dicevano che non si sommano le pere con le mele? Sommare no, ma condividere la stessa borsina SI!
  • La scatola di cartone. Alla fine della spesa ti accorgi di non aver portato la sporta da casa e non vuoi comprare un sacchetto? A Toscana Biologica basta chiedere una scatola di cartone e sono ben lieti di dartela gratis. Alcuni supermercati (da me Naturasì e anche qualche discount) hanno addirittura un piccolo corner accanto alle casse con le scatole di cartone che normalmente il supermercato butterebbe via. Andate alla Coop o all’Esselunga e provate a chiedere a un commesso che sta riempiendo gli scaffali di darvi una scatola per riporvi la spesa. Nel caso migliore ve la darà… ma vi guarderà come se foste un pezzente!

E poi siamo sicuri che per diminuire le plastiche era necessario proprio partire da questi sacchettini per le verdure? Di questo ne parleremo in un prossimo post…

AGGIORNAMENTO DEL 06.02.2018

Vi ringrazio tutti per i vostri preziosi commenti!!!! Avevo iniziato a buttare giù delle risposte quando mi sono accorto che, riunendo insieme le risposte per tutti, mi veniva fuori un post bello lungo… Ci sto lavorando, se avete un po’ di pazienza, nei prossimi giorni cercherò di fare un articolo completo e interessante…

Questo blog non è l’ufficio di collocamento.

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Foto “Charlie Chaplin” by twm1340- flickr

Dall’inizio dell’anno, nella pagina dei contatti, questo blog ha già ricevuto ben 3 Curriculum Vitae di persone che cercano lavoro nell’ambito delle associazioni di volontariato, servizi sociali, servizi sanitari, psicologia, etc…  Colgo l’occasione per ricordare a tutti che questo è un blog personale di un singolo e, pur trattando argomenti di volontariato, sport, associazionismo etc… non è legato direttamente a nessuna associazione o gruppo. Pertanto mi dispiace moltissimo ma non sono in grado di aiutare nessuno… insomma non sono l’ufficio di collocamento e da alcuni giorni, onde evitare fraintendimenti, tutto ciò è scritto a chiare lettere anche nelle pagine “Chi sono” e “Note sul blog“.

Questa situazione mi ha spinto a fare tre riflessioni banali banali.

  • In dieci anni di vita questo blog avrà ricevuto si o no, due o tre messaggi con curriculum, credo inviati per sbaglio. Se in meno di un mese mi arriva lo stesso numero di curriculum che mi sono arrivati in 10 anni significa che la situazione lavorativa è molto grave.
  • Che questo fosse un blog personale di un singolo mi sembrava si capisse, lontano un miglio. Credo che basti leggere qualche post per capire che questo blog non è ne’ il sito di una ONG, ne’ quello dell’ufficio di collocamento, o dell’Adecco o di Manpower. Se non sapete riconoscere se dietro un blog c’è una ONG o un bischero qualunque, ve lo dico chiaramente: questo è il sito di un bischero qualunque! Che non capiscano tutto ciò dei laureati che nel curriculum vantano anche fior di master e tirocini, la dice lunga sulla preparazione che i ragazzi ricevono nelle Università Italiane.
  • La prossima volta, per cercare lavoro, non perdete tempo per scrivere al sottoscritto. Seguite i consigli del ministro del lavoro Poletti: preparate la borsa e andate a giocare a calcetto (o yoga a seconda delle vostre preferenze).

p.s. Spero che non si offenda nessuno. Ai tre ho già risposto personalmente dicendo che mi dispiace molto ma non ho possibilità di aiutarli.

Considerazioni sulle intimidazioni naziste a Como.

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Foto “Nazis no” by Daniel Lobo – Flickr

Sicuramente avete visto in tutti i TG il Video del Blitz dei nazisti veneti nella sede di “Como senza frontiere“. Non è la prima volta: qui c’è un altro video di un’altra incursione degli stessi fascisti a Mantova. E queste sono le riflessioni delle persone che hanno subito il blitz a Como (altro video qui).

Ho rivisto i video e, aldilà delle condanne di rito apparse su tutti  i media, vorrei fare alcune brevi  considerazioni.

  • La reazione dei presenti alla riunione è stata encomiabile. Non so se erano impietriti dal terrore e dallo sconcerto oppure, se come ha detto qualche giornalista, era compostezza. Di fatto, che tutto ciò sia stato voluto o meno, è stato un bell’esempio di nonviolenza gandhiana. Sarebbe bastata una minima scintilla per scapparci una rissa (che forse i fascisti cercavano pure) e invece no. La volontaria che li ha salutati con la frase «Noi vi abbiamo rispettati» ha messo il timbro sulla differenza fra le persone civili e quelle no…  infatti i fascisti hanno risposto «Nessun rispetto per voi».
  • Dal video, e anche dalle testimonianze dei volontari che erano lì, si ha la sensazione di un testo oltre che delirante nei contenuti, soprattutto sgrammaticato e  letto in modo così meccanico da dare la sensazione che colui che leggeva non capisse nemmeno quello che stava leggendo. Questi skinheads ameranno pure la patria ma sembra che non abbiano degli ottimi rapporti con la lingua italiana. Se aggiungiamo che erano anche vestiti tutti uguali e che anche nell’altro video di Mantova parlano sempre per slogan… beh l’aggettivo che mi viene in mente è “pecoroni”… e detto per delle persone che mirano al giorno da leoni è tutto dire.
  • Logicamente l’intimidazione è gravissima e non va sottovalutata, però ha anche un suo lato comico. L’atto eversivo più grosso che si vede nel video è stato abbassare il termostato del riscaldamento… Partire in 15 da Vicenza, farsi 250 km all’andata e 250 km al ritorno, col risultato di abbassare un termostato, è così ridicolo che nemmeno le Sturmtruppen di Bonvi…
  • L’unica cosa che mi sarei aspettato in un paese civile è che in questi due giorni, oltre alle condanne di rito via mass media, qualcuno dei nostri politici fosse andato a dare di persona la propria solidarietà ai volontari di Como, visto che oltretutto sono tutti a giro per l’Italia in “parate” elettorali… Si vede che i politici non hanno capito la gravità del problema, oppure sono ancora lì a studiare quante percentuali perdono o guadagnano nei sondaggi se vanno a stringere la mano ai volontari di Como. In ogni caso, più passano i giorni e più i nostri politici fanno cadere le braccia… Se pensiamo che dobbiamo ancora sorbirci mesi di campagne elettorali… Addio!

Conclusione? Non c’è una conclusione… solo tanta tristezza e forse la consapevolezza che se vogliamo uscire da questa situazione solo una cosa ci salverà: LA CULTURA CONTRO L’IGNORANZA!

Io, Fabio e Manuela.

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Foto “CIMG3248.JPG” by Patrik Tschudin – flickr

Io, Fabio e Manuela abitavamo nella stessa via, a pochi metri di distanza. Avevamo la stessa età, frequentavamo la stessa Scuola Media e, con Manuela, perfino la stessa classe. Ma la cosa che più ci univa era che ci stavamo tutti e tre sul cazzo, a vicenda… e non poco!  E questo starsi sul cazzo si alimentava quotidianamente, un giorno dopo l’altro, nel tragitto casa-scuola-casa! …Perchè SI! Noi andavamo e tornavamo da scuola insieme, senza che ci venissero a prendere genitori, nonni o baby sitters, come vorrebbero ora certi Ministri o certi giudici che fanno delle sentenze assurde…

Fabio era appiccicoso come la colla e fastidoso come la sabbia fra le dita dei piedi… Se fissavamo fuori di casa alle 7.30, lui ti suonava il campanello alle 7.10 e si piazzava in cucina quando ancora eri in pigiama e gustavi la tua colazione… Dato che  all’epoca io ero gracilino e in inverno sempre malazzato, mia madre cercava di rinforzarmi con cioccolate dense, creme pasticcere fatte in casa (con dentro una foglia di pesco che dava alla crema un sapore di nocciola) e zabaioni. Avere uno che alle 7,10 di mattina, ti guardava mentre inzuppavi il ciambellone fatto in casa in una fumante cioccolata densa, ti faceva andare storta tutta la giornata, anche perchè finiva che per educazione dovevi offrirgli mezza tazza… e lui non diceva mai di no!

Manuela invece era carina ma a quella età c’è sempre quella lotta maschi-femmine che a volte diventa anche aspra. E poi lei era una che voleva sempre avere ragione, che non arretrava di un millimetro e che doveva sempre dire l’ultima parola. Insomma faceva di tutto per rendersi antipatica! Come se non bastasse il fatto che aveva un fratello più grande che faceva il bullo con noi più piccoli… (all’epoca il bullismo non esisteva, eravamo noi piccoli che “non sapevamo difenderci” e così, dopo averle prese dai ragazzi più grandi, venivamo umiliati anche dai genitori).  Insomma, nel ritorno da scuola, con Manuela ci siamo azzuffati più di una volta e, se non ricordo male, in tutto il ciclo delle Medie ci siamo rotti in capo a vicenda almeno tre o quattro di quelle stecche di plastica da disegno tecnico…

Eppure non passava giorno che non godessimo volentieri di questa piccola autonomia! Noi tutti inseme e orgogliosamente senza genitori, andavamo a piedi nel nostro tragitto casa-scuola-casa, attraversando sulle strisce, anche un viale molto trafficato. E se oggi alcuni volti dei compagni delle medie sono un ricordo sfumato e lontano, quelli di Fabio e Manuela sono ancora vivissimi e piacevoli da ricordare!