Sulla plastica (continuo dal post precedente)

Il mio precedente post sui sacchetti per la verdura ha avuto un bel numero di commenti, tutti molto interessanti, che meritano un post intero di risposte, allargando il discorso in generale a tutte le plastiche.

Sui sacchetti di plastica.

Tutti i vostri commenti hanno segnalato varie soluzioni per i sacchetti: chi usa il cestino di una volta, chi si porta le sportine da casa, chi usa le scatole, chi mette più prodotti nello stesso sacchetto… ma SOLO al mercato o nel negozietto sotto casa!  Nella grande distribuzione, invece NO, puoi mettere tutte le verdure in una sola busta ma il registratore di cassa ti farà  pagare anche le buste che non hai preso perchè  il suo software prevede 1 verdura = 1 busta = 0,02 cent… Credo che quello che ha fatto arrabbiare le persone non siano i soldi in sè, ma proprio questa imposizione obbligatoria che non prevede nessuna deroga… Insomma la libertà e la fantasia sull’uso delle buste vale solo al mercato rionale. Eppure non mi sembra di aver letto da nessuna parte che qualcuno sia morto per aver mescolato patate e cavoli nel sacchetto dell’ortolano!
Insomma la legge è stata fatta senza il benchè minimo buon senso e, come si è visto dalla stampa, ci sono forti sospetti che si sia forzata la mano per favorire i produttori delle bustine. Non saprei dire se, come dice Sandro nel suo commento, ciò serva a favorire la vendita del mais trasngenico degli USA. Sinceramente preferisco che gli OGM finiscano in sportine piuttosto che nel mio piatto anche se vorrei far presente che il mais e la soia transgenici che noi consumatori europei non vogliamo, finiscono già adesso nei mangimi per l’allevamento convenzionale. Tranne che nel biologico e in pochi altri capitolati o convenzioni di alcune marche, molte “fettine di vitello” e “petti di pollo” da agricoltura convenzionale sono stati tirati su con mangimi ogm.

Sulla plastica e sugli imballaggi in genere.

Che il problema ambientale della plastica sia gravissimo non ci sono dubbi e che i comportamenti delle persone vadano indirizzati verso il sempre minor uso delle plastiche siamo tutti d’accordo. Però rimane una domanda: siamo sicuri che bisognasse iniziare dai sacchettini per la frutta e la verdura? Quando tornate dal supermercato quei sacchettini sono la parte principale di tutta la plastica che vi siete portati a casa? O ci sono bottiglie, vaschette, vassoietti ed altri contenitori ben più impattanti della bustina? La sensazione è che si sia voluto iniziare da una cosa che grava direttamente sui cittadini e non “scomoda” e “mette in discussione” i processi produttivi delle grandi industrie. Vi faccio alcuni esempi di imballaggi molto più impattanti.

  • Bottiglie in PET.
Foto by unpodimondo

Foto by unpodimondo

Tanto per cominciare potevano fare una leggina che vietava le bottiglie in PET e obbligava i produttori a fare bottiglie completamente compostabili e biodegradabili. Questi materiali esistono già e sono, per esempio, l’acido polilattico, PLA o Ingeo™ biopolymer. A tal proposito esiste proprio una petizione in merito su Change.org, già firmata da oltre 200.000 persone e diretta alle autorità europee. Oppure, in attesa della transizione a queste bottiglie, potevano fare una legge come in Austria per farle raccogliere dai supermercati come un vuoto a rendere, restituendo alcuni centesimi per ogni bottiglia consegnata. Fuori da ogni supermercato c’è una macchinetta dove infili le bottiglie di plastica e che alla fine ti rilascia uno scontrino con la somma spettante, che puoi subito andare a spendere in negozio. Di conseguenza le strade sono pulite e anche in luoghi molto affollati, come la stazione di Vienna, non trovi una bottiglia in giro perchè, se la getti o la lasci su una panchina, arriva subito qualcuno che la prende, la porta alla macchinetta e riscuote i suoi centesimi… Tutto visto con i miei occhi!

  • Poliaccoppiati
foto by unpodimondo

foto by unpodimondo

Oppure potevano vietare una vera disgrazia ambientale come i poliaccoppiati. Il sacchetto che vedete in questa foto è composto da due materiali riciclabili (plastica e carta) che una volta fusi insieme diventano un materiale non più riciclabile, che va a finire per forza nell’inceneritore o in discarica. Sarà più grave dei sacchettini?

  • Rifiuti meno impattanti
Foto by unpodimondo

Foto by unpodimondo

Questa foto è “bellissima”: è la vaschetta in plastica che contiene una sola, singola mozzarella biologica Coop da 125gr. Sei un ecologista, mangi biologico e vuoi rispettare l’ambiente? Ecco che ti fanno un imballaggio dove manca poco che ci sia più plastica che mozzarella… E poi ci scrivono sopra “vivi verde”? E la Coop non è la sola, anche altre marche fanno così (se non ricordo male anche Granarolo ha le vaschette monomozzarella). Invece quando vado a Toscana biologica compro le mozzarelle di un produttore del Chianti che ti mette 2 mozzarelle da 250 gr in un banale sacchetto da mozzarelle. Basta far due conti per vedere che se a Toscana Biologica ho un sacchetto per mezzo chilo di mozzarelle bio, alla Coop per la stessa quantità di mozzarelle mi danno ben 4 vaschette!!!! Non potevano fare una norma per ridurre questi imballaggi?

Conclusione.

La plastica è tutta dannosa ma i sacchettini delle verdure sembra siano stati proprio uno specchietto per le allodole. In nome della tutela dell’ambiente si fanno pagare i cittadini per le borsine e nel frattempo nessuno tocca gli interessi delle multinazionali che continuano a fare imballaggi inquinanti, impattanti e non riciclabili. D’altra parte è più facile colpire la signora Maria, che i signori Cocacola, Sanbenedetto, Ferrarelle, Giovannirana, Coop, Granarolo, Pepsi, Estatè, etc… etc…

 

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Sui sacchetti per le verdure…

Foto

Foto “Shopper” by Robert Ball – Flickr

L’inizio di questo 2018 è stato caratterizzato dalla polemica sul costo dei sacchetti di plastica ecologica per le verdure, imposto per legge come una tassa, alla quale ogni supermercato/commerciante si è dovuto adattare, per forza. Cosa rimane di tutte le proteste a un mese di distanza? Se nei grossi supermercati le persone si sono adattate (rassegnate) e pagano, in farmacia si può osservare come sono ben contente di mettersi in tasca la scatolina delle medicine, lasciando quei sacchettini minuscoli ed inutili al farmacista.

Eppure c’è anche qualche commerciante che, pur nel rispetto della legge, ha trovato delle soluzioni intelligenti al problema dei sacchetti. La scorsa settimana sono stato a fare la spesa a “Toscana Biologica” il negozio di Firenze che fa capo al Coordinamento Toscano dei Produttori Biologici. E qui ho trovato:

  • I sacchetti di carta (gratuiti). Accanto ai sacchetti in plastica ecologica a pagamento sono a disposizione i sacchetti di carta gratuiti. E’ l’uovo di colombo. Se il fornaio mi mette il pane nel sacchetto di carta, perchè non posso metterci le mele, o i limoni o il cavolfiore? Qualcuno potrebbe obiettare che i sacchetti di carta sono meno resistenti… Di cosa? Di quelle borsine ecologiche, fini come un velo di cipolla, che non arrivano integre nemmeno a casa?
  • Le bustine ecologiche a pagamento,  …multiprodotto. Siete comunque affezionati alla bustina di plastica ecologica a pagamento? Vi consentono di pesare le verdure prima di metterle nella borsina e di mettere più verdure nello stesso sacchetto. Compri 3 arance? Le pesi, le metti nella borsa e attacchi l’etichetta. Compri 2 cipolle? Le pesi, le metti nella stessa busta delle arance e attacchi l’etichetta… e alla fine paghi una bustina sola. L’altra mattina c’era una signora che ad un singolo sacchetto aveva attaccato almeno sette o otto etichette di verdure differenti. Non era a scuola che ci dicevano che non si sommano le pere con le mele? Sommare no, ma condividere la stessa borsina SI!
  • La scatola di cartone. Alla fine della spesa ti accorgi di non aver portato la sporta da casa e non vuoi comprare un sacchetto? A Toscana Biologica basta chiedere una scatola di cartone e sono ben lieti di dartela gratis. Alcuni supermercati (da me Naturasì e anche qualche discount) hanno addirittura un piccolo corner accanto alle casse con le scatole di cartone che normalmente il supermercato butterebbe via. Andate alla Coop o all’Esselunga e provate a chiedere a un commesso che sta riempiendo gli scaffali di darvi una scatola per riporvi la spesa. Nel caso migliore ve la darà… ma vi guarderà come se foste un pezzente!

E poi siamo sicuri che per diminuire le plastiche era necessario proprio partire da questi sacchettini per le verdure? Di questo ne parleremo in un prossimo post…

AGGIORNAMENTO DEL 06.02.2018

Vi ringrazio tutti per i vostri preziosi commenti!!!! Avevo iniziato a buttare giù delle risposte quando mi sono accorto che, riunendo insieme le risposte per tutti, mi veniva fuori un post bello lungo… Ci sto lavorando, se avete un po’ di pazienza, nei prossimi giorni cercherò di fare un articolo completo e interessante…

Cambiamenti climatici…

Foto:

Foto: “London taxi in snow” by E01 – Flickr

In queste settimane i media riportano soltanto due tipi di notizie: la campagna elettorale (che mi è già venuta a noia dopo due giorni) e i cambiamenti climatici. I tg sono pieni di servizi che trattano di zone in cui  cadono metri di neve e slavine, altre dove c’è il sole e temperature primaverili, fino alla neve nel deserto.

C’è però un’altra notiziola curiosa sul clima che ho trovato in un trafiletto di giornale. Le temperature dell’oceano atlantico stanno piano piano raffreddandosi ed entro la fine del secolo (ma alcuni scienziati più pessimisti parlano di soli 10 anni) la corrente del golfo potrebbe non arrivare più nel nord dell’Atlantico. Secondo l’articolista questo sarebbe disastroso per le isole britanniche che si ritroverebbero improvvisamente con un clima siberiano e la conseguente migrazione climatica di buona parte della popolazione. Con la differenza che se gli irlandesi saranno ancora cittadini europei, nel frattempo i britannici saranno diventati ne’ più ne’ meno degli extracomunitari come quelli che sbarcano a Lampedusa… Che ne farà la UE dei barconi e dei sottomarini gialli con i sudditi di sua Maestà? Sai che ridere…

Cambiamenti…

Foto

Foto “IMG_1760” by Robert Couse-Baker – Flickr

Come qualcuno avrà notato (o forse no) da alcune settimane sono assente… Tranne alcuni articoli sull’altro blog sono latitante. Se dall’inizio dell’anno fino al 26 Febbraio  sono stato impegnato nel Daoyin, con la preparazione di una gara a Nonantola (qui un post), nei giorni successivi e anche attualmente sono occupato in una sorta di rivoluzione copernicana casalinga…

Da circa due o tre anni, quando arrivo nel periodo Gennaio-Marzo ho una serie di problemi di salute, leggeri ma fastidiosi. Inizialmente non ci ho fatto troppo caso, poi visto che la cosa diventava sempre più uggiosa ho fatto alcuni controlli e da una settimana sono arrivato ad una diagnosi… Il prick test ha  detto che, nel giro di un paio d’anni e ad un’età in cui credevo ormai fosse improbabile, sono entrato a far parte del club degli allergici! E siccome le cose vanno fatte perbene sono finito nel girone degli allergici 365 giorni all’anno perchè allergico agli acari della polvere e della farina…

A parte i farmaci, sono uscito dall’ambulatorio con una lista infinita di cose da fare a casa: via i materiali naturali dal letto (ammessi solo materassi e cuscini in memory o lattice, coperte e piumoni in sintetico), via il più possibile di tappeti, cuscini e divani; tende possibilmente solo a vetri. Ma il peggio doveva ancora venire: togliere il più possibile di soprammobili, chincaglierie che prendono la polvere e soprattutto via la carta! Che nel mio caso vuol dire soprattutto argh… VIA I LIBRI, che in realtà sono concessi solo se conservati al chiuso, dentro librerie con sportelli o in scatole (logicamente non di cartone).

Sono alcuni anni che sentivo dentro di me l’esigenza di fare un po’ di decluttering in casa  e sinceramente avevo anche comprato la Bibbia sull’argomento, ovvero  “Il magico potere del riordino” di Marie Kondo che però giace non letto in una delle suddette librerie. In realtà dentro di me combattevano tre personalità: colui che sentiva l’esigenza di una casa più vuota e di una vita più semplice, il collezionista che amava conservare e catalogare le cose (che magari potevano tornare utili nel futuro) e l’ecologista che quando andava buttato qualcosa, prima di usare la discarica voleva scambiare, regalare etc… Come conseguenza il mio decluttering è stato molto blando: oggetti scambiati su www.coseinutili.it con tempi biblici, oppure libri scambiati al bookcrossing, dove per quattro volumi portati negli scaffali del mio quartiere ne riprendevo sempre uno o due… Alla fine il risultato di questo decluttering, fatto a ritmi di un bradipo, era quasi invisibile perchè lo spazio liberato dagli oggetti scambiati o donati veniva presto riempito da altri nuovi oggetti.

Insomma, per darmi una smossa ci voleva proprio questa situazione… Rispolverato il libro di Marie Kondo mi sono messo in moto e ho cominciato a fare scatoloni: alcuni per la discarica, molti altri per  il mercatino solidale di Mani Tese e pochissimi oggetti per coseinutili.it. E poi l’idea peggiore, quella che quasi odio: passare agli ebook, … Maledetto acaro!

p.s. In realtà penso che questa situazione torni buona anche per il blog… Dovendo dare via un tot di libri, riviste e quaderni cosa c’è di meglio che trasferire gli appunti interessanti sul blog dove non prendono la polvere e possono essere condivisi?

Una guerra da 66.000 morti l’anno…

Quante sono 66.000 persone? Sono gli abitanti di una città intera: come Potenza o Viterbo o Carrara. Ora immaginate una guerra che ogni anno rade al suolo e uccide tutta una città italiana, come dire: 2013 sparita Viterbo, 2014 sparita Imola, 2015 Cosenza, 2016 Castellammare di Stabbia e così via. Immaginate ora che la stessa guerra non sia solo italiana ma europea  e ogni anno venga rasa al suolo un’intera città come Dresda o Tolosa o Anversa o Lione: puff… oltre 470.000 vittime europee uccise ogni anno.

Questa guerra e questi morti esistono veramente e nelle settimane scorse sono stati certificati in modo drammatico dall’Agenzia europea dell’ambiente (Aea). Sono tutte le vittime premature dell’inquinamento atmosferico che, in 41 paesi europei, ogni anno uccide quasi mezzo milione di persone. E’ un problema che non percepiamo come tale, per due motivi principali:

  1. Non pensiamo mai a quante volte respiriamo. Leggevo che un adulto ogni volta che respira immette nei polmoni una quantità di aria che varia dai 300 ai 500 ml. Tenuto conto che facciamo dai 16 ai 20 respiri al minuto viene fuori che respiriamo dai 7.000 ai 14.000 litri di aria ogni giorno. In confronto a quanto respiriamo, gli sforzi per mangiare biologico o a km zero sembrano quasi sciocchezze.
  2. Queste notizie spesso non sono riportate dai tg e dalla stampa oppure sono minimizzate, relegate in trafiletti o servizi molto brevi. Il motivo è semplice: guardate gli spot che passano in tv all’ora di cena o le pagine di pubblicità sui giornali. La stragrande maggioranza sono di auto o di produttori di energia elettrica, benzina e simili. Purtroppo viviamo in un mondo in cui tutta l’economia e i relativi profitti girano su fattori altamente inquinanti: da tutto il trasporto su gomma all’Ilva di Taranto, dai pesticidi e diserbanti in agricoltura fino agli oggetti più insignificanti (di cui potremo anche fare a meno) che arrivano sulle nostre bancarelle dalla Cina o dall’India.

Purtroppo vanno cambiati i nostri modi di muoverci e consumare perchè se non ci salviamo da soli non ci salverà nessuno. Dobbiamo ricordarci che quando schiacciamo l’acceleratore siamo dei cecchini che sparano tumori e allo stesso tempo siamo le vittime quando ce li respiriamo. Sforziamoci qualche volta di andare a piedi o almeno di coltivare qualche piantina che purifichi l’ambiente…

Per approfondire:

Foto

Foto “Early morning mist/smog in Canary Wharf (London)” by Mattbuck – Wikimedia Commons

Non tutto il mare viene per nuocere.

Foto dell'isola di Jean Charles dal sito di lifegate.it

Foto dell’isola di Jean Charles dal sito di lifegate.it

L’isola di Jean Charles è, o forse è meglio dire era, un’isola a Sud della Louisiana.  Nel 1950 misurava 18 chilometri di lunghezza e otto di larghezza. A causa dei cambiamenti climatici e dell’innalzamento del livello del mare oggi la sua superficie si è ridotta del 98%  fino a diventare di tre chilometri di lunghezza e 500 metri di larghezza. Come conseguenza tutti i suoi abitanti sono stati trasferiti nel continente, diventando i primi rifugiati climatici degli Stati Uniti.

Proprio nei giorni scorsi l’Organizzazione Meteorologica Mondiale ha confermato che le cose stanno ulteriormente peggiorando, dato che il 2015 è stato l’anno più caldo di sempre e che la concentrazione media di anidride carbonica nell’atmosfera ha raggiunto la soglia di 400 parti per milione (ppm), per la prima volta completamente a livello globale e per l’intero anno.

Visti questi dati, se io vivessi in una località a 1 metro sul livello del mare, che ne so tipo Goro o Gorino,  mi preoccuperei di diventare nei prossimi anni un rifugiato climatico e di dover abbandonare la mia casa come gli abitanti di Jean Charles. In tal caso, cari goresi, vi consiglierei di non venire a Firenze perchè le barricate con i pancali beh… in quel caso le farei io contro di voi e vi accoglierei con un bel cartello “Non tutto il mare viene per nuocere”.

p.s. Nel frattempo aderisco al boicottaggio delle vongole di Goro.

Risposta ad Aida (e non solo) sul post di ieri.

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Foto “Lake of Gold” by Tom Simpson – flickr

Il post di ieri ha avuto le sue interessanti reazioni e risposte, sia sul mio blog che su quello di aspirante runner che ringrazio per la condivisione. Avevo preparato una risposta, in particolare al lungo commento di Aida, ma visto che diventava piuttosto lunga ho pensato di farne un post, da dedicare soprattutto a chi ha usato il termine utopia…

Il mio primo lavoro serio (nel 1988) è stata l’informatizzazione di una ASL. Fino ad allora tutta la contabilità era gestita a mano, cioè con mega schede cartacee riempite con la biro Bic e i conti venivano fatti con quelle calcolatrici col nastro di carta che arrivava fino a terra, come nei fumetti di zio Paperone… Immaginate che ogni volta che facevi un conto, per essere sicuro di non aver sbagliato, lo dovevi rispuntare con un collega, cifra per cifra. L’informatizzazione e, più in generale tutta l’evoluzione tecnologica, hanno fatto si che dove prima lavoravano 10 persone oggi ne bastano 4 e in futuro magari ne basteranno 2.

Come hanno affrontato questa situazione sia il privato che il pubblico? Il privato semplicemente licenziando e aumentando la precarietà, il pubblico col blocco del turnover, cioè non rimpiazzando i dipendenti che vanno in pensione. I posti lasciati vuoti dai pensionamenti non vengono ricoperti oppure (in un numero molto limitato di casi) vengono ricoperti grazie alla mobilità interne, cioè al ricollocamento di altro personale pubblico in esubero, come ad esempio sta accadendo adesso con le ex-Province.

Se a ciò aggiungiamo l’innalzamento dell’età pensionabile è logico che nel pubblico (ma anche nel privato) le assunzioni saranno fatte sempre col contagocce creando il corto circuito segnalato nell’articolo di Mimmo Tringale. Meno lavoro per tutti e contemporaneamente ultra cinquantenni stressati inchiodati alla scrivania con la pensione sempre più lontana e giovani precari e disoccupati in strada, con in aggiunta un esercito di immigrati anch’essi in cerca di lavoro. E’ una guerra tra poveri voluta dal capitale economico-finanziario e avallata dai politici, tanto che come rilevano le statistiche, anche in occidente i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri, compresa la classe media che da anni scivola piano piano verso la povertà.

Bisognerebbe quindi smettere questa guerra in cui i poveri perdono sempre, unire le forze e chiedere ad alta voce di lavorare meno e lavorare tutti!!! Per iniziare basterebbe dar credito e voce a quelle forze politiche, sindacali e culturali che portano avanti queste battaglie e che sono ignorate dai mass media in mano al capitale! Anche se sembra un’utopia, già parlarne è un passo avanti: magari noi non vinceremo però  potremo lottare e forse porre le basi per far vincere, se non i nostri figli, almeno i nostri nipoti…

E se non si lotta per le utopie per cosa si dovrebbe lottare? Forse per catturare i Pokemon?