Un post-it per un trancio di pizza.

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Foto “Pay-It-Forward Restaurant Feeds Around 40 Homeless People Every Day” by fabpop online – flickr

Rosa’s fresh pizza” è una pizzeria a taglio di Philadelphia, una come tante, ma che è diventata famosa negli USA proprio a causa dei post-it che vedete nella foto: ognuno di essi è un trancio di pizza offerto da un cliente ad un homeless.

Mason Wartman ha 27 anni e ha lasciato il suo lavoro a Wall Street per aprire questa sua pizzeria dove vende un trancio di pizza a 1$. Nello scorso mese di marzo un cliente chiese di pagare un pezzo di pizza extra da regalare al primo senzatetto che fosse passato da lì. Mason appuntò questa richiesta su un post-it  e da allora la generosità dei clienti si è trasformata in 8.500 tranci di pizza per gli homeless di Philadelphia. Ogni giorno i clienti di “Rosa’s fresh pizza” offrono dai 30 ai 40 pezzi di pizza ai senzatetto lasciando dei messaggi di solidarietà  in ogni post-it. Alcuni homeless hanno addirittura detto che, grazie a questi tranci di pizza, hanno smesso di commettere piccoli furti per sfamarsi.

Mason ammette che i tranci di pizza per gli homeless rappresentano il 10% della sua produzione e che sta cercando di esportare questa iniziativa presso altre pizzerie. Per ora sul sito della pizzeria (qui) è possibile comprare spicchi di pizza per gli homeless e anche t-shirt e felpe col logo della pizzeria. Si paga tramite carta di credito (non è previsto paypal) e purtroppo i gadgets vengono spediti solo in USA.

In Canada alberi e pali della luce carichi di sciarpe.

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Foto “yarn bomb! chase the chill” by ssstok – flickr

Oggi è freddo o almeno i tg è da parecchi giorni che ci dicono che oggi sarà una delle peggiori giornate dell’inverno in corso. Mentre sugli Appennini nevica e ci sono code sull’A1 a Firenze piove (tanto) e le temperature stanno intorno ai 4°-8°: insomma è brutto ma potrebbe andare peggio. Pensando invece a quei paesi dove l’inverno è molto più rigido e lungo che da noi (tipo il Canada) vorrei condividere con voi un articolo pubblicato alcuni giorni fa dal Redattore Sociale. Dedicato a chi sa e ama sferruzzare…

“Sciarpe appese agli alberi per i senzatetto invadono Canada e Nord America” di Ambra Notari

WINNIPEG (Canada) – Ogni albero una sciarpa annodata al tronco. Tante, colorate, fatte a mano, con un’etichetta: ‘Prendimi’. E chi ne ha bisogno, può prenderne una. Siamo a Winnipeg, capitale della provincia canadese del Manitoba: secondo Environment Canada, sito meteorologico, è la città più fredda del mondo, con una popolazione di oltre 600 mila abitanti. Ogni anno, dal 2011, il primo sabato di dicembre è dedicato a Chase the Chill, ‘caccia il gelo’. Lo chiamano yarn bombing, ‘invasione di gomitoli’: un giorno per celebrare tutti coloro che lavorano a maglia, con i ferri o all’uncinetto. “I nostri talenti locali si ritrovano in Old Market Square per lavorare insieme a maglia – spiega Val Paulley, promotrice dell’iniziativa –: realizzano sciarpe di tutti i colori. Poi le appendiamo agli alberi del parco: le lasciamo lì per i senzatetto, perché ne prendano una che li riscaldi almeno un po’”. Di fianco alla piazza scelta come laboratorio, infatti, ci sono le sedi di alcune associazioni che si occupano di senzatetto e persone in difficoltà. “Un negozio di lana ci aiuta a raccogliere durante tutto il corso dell’anno sciarpe e gomitoli. Quest’anno i nostri partecipanti più giovani sono stati due fratellini di 8 e 10 anni e il più anziano un signore di 80 anni. Io personalmente realizzo tra le 10 e le 30 sciarpe. Ogni anno distribuiamo tra le 250 e le 300 sciarpe. Speriamo che la nostra storia possa ispirare altre iniziative simili: saremmo felici se altri artigiani potessero utilizzare il loro talento per aiutare le persone in difficoltà delle loro comunità”.

Dopo Winnipeg, in Canada ‘Chase the Chill’ è arrivata a Ottawa, Edmonton, The Pas e tanti altri paesi più piccoli. Ma l’idea originale arriva dagli Stati Uniti, più precisamente da Easton, Pennsylvania, dove nel 2010 Susan Huxley, esperta autrice di libri sul cucito, ha creato dal nulla Chase the Chill – The original. “Vivo vicino a Safe Harbor, una struttura che accoglie i senzatetto – ha spiegato –. Quell’inverno, vidi un sacco di persone vestite troppo leggere per affrontare quelle temperature rigide. Comprai vestiti e stivali, ma volevo fare di più. Volevo fare qualcosa che desse la possibilità ai senzatetto di scegliere, di avere qualcosa senza doversi qualificare come ‘persona bisognosa’”. Da qui all’idea di appendere sciarpe qua e là, perché fossero prese da chi ne avesse bisogno, il passo è breve.

E sempre in America l’anno scorso è nato Scarves in the Port City: a Carolina Beach, cittadina affacciata sull’oceano Atlantico. Tutto è partito da un gruppo su Facebook, il primo a cui è stato chiesto di partecipare con donazioni. “Raccolte le prime sciarpe, un giorno molto freddo siamo andati a distribuirle in giro – raccontano gli organizzatori –, ai senzatetto che abbiamo incontrato lungo le strade della città. In tanti si sono interessati alla nostra attività, e il giro si è allargato”. Oggi 3 negozi della città raccolgono sciarpe durante tutto il corso dell’anno: alcune fatte a mano, altre usate, altre comprate. “Ora iniziative simili stanno partendo anche in altre città. Perché lo facciamo? Avete letto i messaggi che riceviamo?”. E racconta di quella signora che, fino a 3 anni viveva in una tenda nel bosco con il marito: un giorno, ricevette una sciarpa, ma la buttò nella borsa che si portavano dietro durante le lunghe passeggiate per riscaldarsi. Un giorno le rubarono il cappotto, e non le restò che coprirsi con quella sciarpa blu. “Quando 3 anni dopo ho lasciato la strada – scrive in un messaggio riportato sul profilo Facebook del gruppo –, la prima volta che ho visto un senzatetto per strada gli ho donato la mia sciarpa. È stato bellissimo sentirsi in grado di aiutare qualcun altro. Così vi voglio ringraziare per quello che state facendo con le sciarpe: credetemi, chi riceve una sciarpa e ne ha bisogno amerà riceverla da voi”.

tratto dall’articolo “Sciarpe appese agli alberi per i senzatetto invadono Canada e Nord America” di Ambra Notari pubblicato sul Redattore Sociale

Otto anni insieme: lontani migliaia di km, ma vicinissimi col cuore.

Sapevo che quella lettera prima o poi sarebbe arrivata. La tua età, il calendario e gli anni di durata del tuo percorso scolastico dicevano che sarebbe stata questione di settimane, al massimo di qualche mese. Alcuni giorni fa è arrivata una busta dal Movimento Shalom e la lettera diceva che ti eri diplomata, avevi completato il tuo ciclo di studi alla scuola “Little Flower” di Palliport e che quindi finiva la nostra adozione a distanza che era iniziata nel 2006.

Cara Angel, ricordo quando ci arrivò la tua scheda: uno scricciolo di 6 anni, una dei tre figli di una coppia di pescatori del Kerala (India) che per avere un’istruzione doveva andare in collegio/orfanotrofio a 250 km da casa, in una scuolina su un’isola che sembrava il paradiso terrestre. Per otto anni ti abbiamo accompagnata nei tuoi studi, abbiamo atteso con trepidazione le tue letterine, le tue foto, le copie delle tue pagelle. Abbiamo condiviso i tuoi successi a scuola e nello sport, la tua gioia di quando tornavi a casa per le vacanze e talvolta siamo stati in apprensione quando dalle tue lettere intuivamo che in famiglia c’era qualcosa che non andava per il verso giusto. Oggi abbiamo messo in fila tutte le tue foto: quello scricciolo è diventata una bella ragazza di quasi 15 anni… la più alta di tutta la scuola, tanto che da noi ti chiamerebbero affettuosamente “pennellona”! Otto anni di foto con un unico denominatore comune: il tuo bellissimo sorriso!

In tutti questi anni noi quassù abbiamo ricevuto molto, ma molto di più del poco che ti abbiamo dato. Abbiamo conosciuto te, la tua famiglia, e tutta la comunità che ruota intorno alle suore della Scuola “Little Flower” di Palliport e da tutti voi abbiamo ricevuto tanto affetto. Insomma, è stata un’esperienza bellissima e perciò siamo già d’accordo coi referenti di Shalom per rinnovare l’adozione a distanza di un nuovo piccolo scricciolo come eri tu!

Ma noi non vogliamo abbandonarti assolutamente: abbiamo chiesto a mezzo mondo che ci mandino il tuo indirizzo di casa per continuare questo bel rapporto di amicizia. Spero che qualcuno lo trovi e ce lo invii in modo da poterti riscrivere e seguirti negli studi. Ho capito che non sarà facile. Se il quartiere di Trivandrum dove vivi è quello riportato nella scheda che ricevemmo alcuni anni fa, il web dice che, come nelle canzoni degli U2, le strade non hanno nome, la povertà e il disagio si tagliano col coltello e pare che perfino la polizia ci entri malvolentieri… Mi sono informato anche sui servizi postali: dice che non esistendo gli indirizzi, il servizio si limita a un deposito con delle caselle postali aperte a chiunque passi di lì… In ogni caso sappi che noi faremo di tutto per restare in contatto con te…

Angel nel 2006  e nel 2011

Angel nel 2006 e nel 2011

Scaricabile l’ultimo numero della rivista del Movimento Shalom.

Da ieri pomeriggio è scaricabile da questo blog il pdf dell’ultimo numero della rivista del Movimento Shalom, che è uscita lo scorso Dicembre. Lo potete scaricare liberamente qui sotto, oppure cliccando nel riquadro a destra, oppure nella pagina apposita in alto. Nelle 40 pagine ci trovate un po’ di tutto: dall’attualità della guerra dell’Isis, alle iniziative di Shalom, per terminare con la vignetta di Staino per il quarantennale del Movimento. Mi piace segnalare la bella storia dei progetti curati dalla sezione di Prato a pag.19

N.2/2014 – Dicembre 2014

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Dalla Grecia una speranza di futuro per un mondo diverso.

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Foto “Syriza logo _DDC1889″ by thierry ehrmann – flickr

Per capire la portata del successo di Syriza in Grecia e intuire la svolta che forse ci aspetterà proviamo a partire dall’ultimo rapporto di Oxfam sulla ricchezza mondiale (qui il testo completo):

“Un povero mondo di pochi ricchi” tratto dal sito di Oxfam Italia.

Secondo il Rapporto Grandi disuguaglianze crescono di Oxfam, la ricchezza detenuta dall’1% della popolazione mondiale supererà nel 2016 quella del restante 99%. Il fatto che questa disuguaglianza sia in continua e costante crescita rende necessarie misure dirette a invertire la tendenza. […] L’1% della popolazione ha visto la propria quota di ricchezza mondiale crescere dal 44% del 2009 al 48% del 2014 e che a questo ritmo si supererà il 50% nel 2016. Gli esponenti di questa elite avevano una media di 2,7 milioni di dollari pro capite nel 2014. Del rimanente 52% della ricchezza globale, quasi tutto era posseduto da un altro quinto della popolazione mondiale più agiata, mentre il residuale 5,5% rimaneva disponibile per l’80% del resto del mondo: vale a dire 3,851 dollari a testa, 700 volte meno della media detenuta dal ricchissimo 1%.

“Vogliamo davvero vivere in un mondo dove l’1% possiede più di tutti noi messi insieme?  – ha detto Winnie  Byanyima – La portata della disuguaglianza è semplicemente sconcertante e nonostante le molte questioni che affollano l’agenda globale, il divario tra i ricchissimi e il resto della popolazione mondiale rimane un totem, con ritmi di crescita preoccupanti.”

Il documento di analisi di oggi, […], fa luce sul fatto che le grandi ricchezze siano passate alle generazioni successive e che le elite mobilitino ingenti risorse per piegare regole e leggi a loro favore. […] Il 20% dei miliardari ha interessi nei settori finanziario e assicurativo, un gruppo che ha visto la propria liquidità crescere dell’11% nei 12 mesi precedenti a marzo 2014. Questi settori hanno speso 550 milioni di dollari per fare lobby sui decisori politici a Washington e Bruxelles nel 2013. Nel 2012 negli Stati Uniti solo durante il ciclo elettorale, il settore finanziario ha speso 571 milioni di dollari in contributi per le campagne. I miliardari che hanno interessi nei settori farmaceutico e sanitario hanno visto il loro patrimonio netto collettivo crescere del 47% in un solo anno. Questi settori, durante il 2013, hanno speso oltre 500 milioni di dollari in lobby a Washington e Bruxelles.

tratto dall’articolo “Un povero mondo di pochi ricchi” pubblicato sul sito di Oxfam Italia.

Ora basta accoppiare a questo articolo (o a questo analogo apparso su Vita) un altro pezzo apparso alcuni giorni fa sul Fatto quotidiano che racconta la disperata situazione della popolazione greca, per capire che gli ellenici sono stati le principali vittime di un esperimento neoliberista volto a schiacciare i popoli per i profitti di pochi ricchissimi… Un esperimento di cancellazione di diritti iniziato con 11.000.000 di greci ma pronto ad essere esportato, grazie alla troika, in paesi più grandi: dal Portogallo alla Spagna e magari anche all’Italia.

Grecia, Caritas: ‘Povertà, disoccupazione e mortalità infantile. Fallimento austerity’ tratto da Il fatto quotidiano.

La crisi greca ha prodotto gli stessi danni di una guerra, abbattendosi soprattutto su bambini e ragazzi. E la stabilità economica altro non è che un’irraggiungibile terra promessa. Lo scrive chiaramente la Caritas Italiana nel dossier “Gioventù ferita” […] Numeri, dati e testimonianze raccolte dall’organismo pastorale della Cei – impegnato dal 2011 nella penisola ellenica con svariati progetti di supporto per la popolazione – scattano una fotografia impietosa dello stato di salute delle fasce più giovani della popolazione dopo sei anni di crisi e cure imposte dalla Troika. […]

Le famiglie che si rivolgono alla Caritas richiedono soprattutto alimenti (55%), lamentano l’impossibilità di pagare le utenze (40%). Non mancano anche necessità legate all’educazione dei figli (18%) e genitori in cerca di assistenza psicologica (8%). E, sottolinea l’organismo pastorale, “la metà dei nuovi poveri che assistiamo hanno un lavoro full time, ma nonostante ciò non hanno un reddito sufficiente per vivere”. […]

Una situazione tanto difficile, spiega il presidente della Caritas greca padre Antonio Voutsinos, da obbligare sempre più i genitori, per dare qualcosa da mangiare ai loro figli a cucinare “solo pasta o riso tutti i giorni perché sono gli unici alimenti che possono permettersi” e a tagliare sul “riscaldamento domestico, che sembra essere un privilegio in tempi di crisi” mettendo così “a rischio la salute dei bambini durante il periodo invernale”.[…] Xenia Apostoloi, assistente sociale presso l’ospedale pediatrico Agia Sofia Pedon di Atene spiega: “Sempre più di frequente abbiamo bambini che, pur non avendo una grave patologia, sviluppano malattie croniche dovute alle cattive condizioni igienico-sanitarie in cui vivono. […] L’impossibilità di garantire un futuro adeguato ai propri figli è la causa principale dell’esplosione degli abbandoni, aumentati del 336% negli ultimi cinque anni. “Si tratta spesso di bambini con gravi patologie i cui genitori firmano un documento in cui dichiarano di non poter prendersi cura del figlio, e lo lasciano a carico dello Stato. […] Preoccupanti ‘segni più’ vengono fatti segnare anche dalla mortalità infantile (+43%) […] e dal tasso di deprivazione materiale dei minori, passato dal 18,7% registrato nel 2008 al 39,9% del gennaio 2013, ancora in crescita rispetto al 2012 fa quando si assestava al 34,8%.[…]

Il tasso di disoccupazione ha raggiunto il 27% e si assesta ben oltre il 50% tra i giovani secondo i dati Eurostat dello scorso giugno. […] “La Grecia, al pari dell’Italia, è priva di un reddito di inclusione sociale in grado di inserire nella società anche i cittadini più poveri .

tratto dall’articolo “Grecia, Caritas: ‘Povertà, disoccupazione e mortalità infantile. Fallimento austerity’” pubblicato su “Il fatto quotidiano”.

Il successo di Syriza di domenica scorsa credo che sia la vittoria della speranza, di chi ha toccato il fondo e con le ultime riserve di aria, ha raccolto le poche forze residue e si è dato la spinta per risalire alla superficie del mare. D’altra parte la credibilità di Syriza è quella di chi lavora, non solo in politica ma anche in strada, distribuendo farmaci, aiutando i ragazzi a scuola e organizzando centinaia di mense popolari e cooperative.

Da domenica scorsa niente sarà come prima: il popolo greco ha detto basta all’austerity e ha mostrato all’Europa che, pur con tutto il lavoro che ci sarà da fare,  un’altra strada più solidale ed equa ci dovrà comunque essere: per forza o per amore!

…Oppure anche noi italiani, spagnoli, portoghesi prima o poi faremo la loro stessa fine.

Per approfondire:

Il Salvagente: comunque vada, che brutta fine!

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Foto “Il salvagente” by Gianna Ferretti – flickr

Come ho scritto più volte su questo blog sono (ero) abbonato alla rivista settimanale dei consumatori “Il Salvagente”. Cominciai a comprarla oltre venti anni fa, quando era un supplemento del quotidiano “l’Unità” che leggevo in corriera nei miei trascorsi da pendolare, quando facevo 80km al giorno per andare e tornare dal lavoro. Quando poi “Il Salvagente” divenne una rivista autonoma mi abbonai e sono rimasto abbonato fino allo scorso 15 Dicembre 2014 in quanto la ritengo (ritenevo) una rivista molto utile per la tutela di noi poveri consumatori. Più volte i suoi consigli mi sono stati utili nella vita di tutti i giorni: dalle dichiarazioni dei redditi, alle ricette, a consigli su acquisti…

Quest’anno non mi è arrivato a casa il consueto bollettino di conto corrente postale per il rinnovo dell’abbonamento. Ho pensato ad un disguido postale e così, da buon cittadino, il 29 Dicembre 2014 ho preso un bollettino bianco l’ho riempito e sono andato alla posta per rinnovare il mio abbonamento e per esser furbo l’ho fatto come “sostenitore” alla cifra di 60€. Tornato a casa ho mandato fiduciosamente le ricevute all’Ufficio abbonamenti rimanendo in attesa di conferma del rinnovo e della nuova copia della rivista che, come dichiarato dal direttore sull’ultimo numero del 2014 (nr.47), sarebbe dovuta arrivare agli abbonati lo scorso 8 Gennaio.

E invece che è successo? E’ successo che dopo due giorni,  il 31/12/2014 appare sul sito della rivista (sito attualmente chiuso) il seguente comunicato:

Stop a Il Salvagente e a Il Salvagente.it, la coop è in liquidazione.

Care lettrici, cari lettori,
quella che vi diamo è una notizia che non avremmo mai voluto comunicarvi. Il Salvagente e Il Salvagente.it sono in liquidazione amministrativa coatta.
Finisce, dunque, la storia di 22 anni, che ha accompagnato la nostra cooperativa e che ci ha permesso per tanto tempo di mandare in edicola un settimanale e, negli ultimi anni, di pubblicare anche un quotidiano on line, gestito (realtà quasi unica nel nostro paese) da una cooperativa di giornalisti e di poligrafici. […]

La nostra cooperativa, infatti, proprio in virtù del conto economico negativo è stata posta, come dicevamo all’inizio, in liquidazione coatta amministrativa e nelle ultime ore ci è stato imposto anche lo stop alle pubblicazioni. Un evento improvviso che non ci ha consentito neppure di avvertirvi attraverso il giornale.[…]

Quanto all’abbonamento siamo coscienti del danno che questa interruzione provocherà ai cari abbonati del settimanale. Da parte nostra, come potrete immaginare, ce la metteremo tutta per far sì che possano tornare a ricevere e a leggere il Salvagente il più presto possibile. La nostra convinzione, lo ripetiamo, è che nel nostro paese ci sia ancora bisogno e spazio per uno strumento di informazione come questo.[…]

tratto dal comunicato pubblicato sul sito Internet de “Il Salvagente” il giorno 31/12/2014 (attualmente sito non più online)

Se la chiusura mi dispiace tantissimo, soprattutto per i lavoratori de “Il Salvagente” e per le loro famiglie, alle quali va tutta la mia solidarietà, il metodo con cui è avvenuta e la totale mancanza comunicazioni e  di rispetto verso gli abbonati la reputo non degna di una rivista che come scopo principale avrebbe avuto quello di tutelare i consumatori. Insomma, credo che certe situazioni non siano proprio improvvise… potevano avvertire almeno gli abbonati con un po’ di anticipo. Magari col sostegno dei lettori poteva essere fatta una colletta o come si chiama ora, un crowdfunding, per non arrivare alla chiusura. I 60€ che forse ho buttato nel cesso il 29/12/2014 li avrei tirati fuori in anticipo e magari pure con qualche euro in più se fossero serviti per non chiudere così in malo modo.

Dopo che i siti del Salvagente sono stati chiusi leggo oggi su Articolo 21, un comunicato della redazione del quale metto uno stralcio e che racconta i contorni di quella che definirei una tipica storia “all’italiana”

“Il Salvagente a Fago, i lavoratori a casa”

[…]La testata è stata posta in liquidazione coatta amministrativa il 3 novembre scorso. Il Commissario liquidatore nominato dal Ministero dello Sviluppo Economico, il dottor Stefano Battistini, non appena insediato e senza mai incontrare l’assemblea dei lavoratori, ha deciso dapprima la sospensione delle pubblicazioni e poi in tutta fretta, prima delle festività natalizie, ha avviato le procedure di licenziamento collettivo di tutti i dipendenti, giornalisti e poligrafici, della Cooperativa.
Stupisce che questa decisione sia stata presa subito dopo aver ricevuto una proposta di acquisto della testata da parte di Editoriale 90, che fa capo all’imprenditore Matteo Fago, e che lo stesso Commissario non abbia promosso un incontro tra l’acquirente e i lavoratori nel tentativo di salvaguardare il maggior numero di posti di lavoro.
Inoltre, di fronte alla richiesta dei giornalisti dipendenti di attivare le tutele sociali riconosciute dalla legge in questi casi, ossia la cassa integrazione a zero ore per cessazione di attività aziendale, il liquidatore, Stefano Battistini, si è inspiegabilmente rifiutato di acconsentire favorendo in questo modo esclusivamente gli interessi dell’azienda di Fago, che potrebbe aggiudicarsi la testata a un prezzo stracciato senza i lavoratori che ne hanno costruito la storia.
Il futuro dei giornalisti della Cooperativa Il Salvagente è ora nelle mani del Ministero del Lavoro che incontrerà nei prossimi giorni le rappresentanze sindacali dei lavoratori.
Esprimiamo, infine, la nostra solidarietà ai colleghi di Left che stanno vivendo un momento drammatico come il nostro, alle prese con lo stesso imprenditore e con lo stesso progetto di acquistare la testata lasciando a casa la redazione che da anni, con molti sacrifici, manda avanti il settimanale.

Comunicato pubblicato su Articolo 21 il 14/01/2015

Su Globalist.it (qui l’articolo) scrivono che la testata de “Il Salvagente” sarà messa all’asta domani e che anche i redattori vi parteciperanno. Cari redattori vi auguro di tutto cuore di farcela e di tornare presto in edicola e nella mia buca delle lettere. Dato che ho un abbonamento sostenitore in corso per il 2015 vorrei che il giornale fosse fatto ancora dalle stesse persone che l’hanno fatto da 22 anni. Visto quello che sta succedendo a Left e a l’Unità (vedi articolo di Repubblica) preferirei proprio che il Salvagente non finisse nelle mani di Matteo Fago. Coraggio! In bocca al lupo!

P.S. 1 – “Carta”, “Diario”, “Left-Avvenimenti”, “E-il mensile”, “Il Salvagente”… possibile che a sinistra prima o poi debbano tutti chiudere? E io da ora in poi cosa leggo?

P.S. 2 – Leggo anche che ieri ha chiuso il bellissimo blog della mia amica Libera! Oh gente! In questo 2015 fra attentati, malattie, amici che ci lasciano, giornali e blog che chiudono non c’è una notizia buona che sia una! Almeno tu Libera non dargliela vinta e non mollare! Se non avessi disabilitato i commenti te ne avrei scritte 4 sul tuo blog! Un abbraccio… e ripensaci!!!!!!!

Natale solidale 2014… una veloce carrellata!

Natale solidale

Natale solidale

Negli anni scorsi partivo per tempo facendo diversi post con le varie occasioni per fare dei pensierini di Natale solidali che unissero all’idea del regalo per amici e parenti un gesto che portasse un sorriso e felicità anche a persone meno fortunate. Quest’anno non ne ho avuto il tempo e così faccio un post unico con una veloce carrellata… Logicamente sono solo alcune proposte fra le tante: se volete segnalarne altre… scrivete nei commenti

Il Natale di Emergency.

Milano, Roma, Bari, Bologna, Brescia, Ferrara, Firenze, Forlì, Genova, L’Aquila, Livorno, Napoli, Padova, Reggio Emilia, Torino e Trento sono le città nelle quali troverete i Negozi di Natale di Emergency. Potete trovarci di tutto: dai gadgets e le t-shirt di Emergency, a dolci leccornie, giocattoli, oggetti per la casa, borse, etc… per finire con tanto artigianato dei paesi in cui Emergency lavora. Giuro che i prodotti afgani sono bellissimi. A questo link maggiori informazioni sui negozi, mentre a quest’altro link tutti i banchini che i volontari di Emergency metteranno nel periodo natalizio.

Foto tratta dal sito di Emergency

Foto tratta dal sito di Emergency

Il Natale del Movimento Shalom

Il Movimento Shalom quest’anno promuove una campagna chiamata “A NATALE DALLA PARTE DEI BAMBINI” che si occupa di fornire materiale scolastico, alimentazione, cure mediche e iscrizioni a scuola a bambini di Burkina Faso, Congo Brazzaville, Eritrea, Etiopia, India, Pakistan e Uganda. Con 20€ si regalano a un bimbo i libri e il materiale scolastico per un anno. Con 30€ si garantiscono le cure pediatriche e i medicinali in caso di malattia, con 50€ si garantisce un anno di sostegno alimentare mentre con 100€ l’iscrizione e la frequenza della scuola. Con 200€ si garantiscono tutte queste cose a un bimbo per un anno attivando un’adozione a distanza.

Foto tratta dal sito del Movimento Shalom

Foto tratta dal sito del Movimento Shalom

Rimane ancora attiva la campagna del Natale 2013 “Illumina una capanna”: con 50€ si offre l’installazione di un pannello fotovoltaico con luce elettrica per illuminare una capanna in zone rurali del Burkina Faso dove non c’è la corrente e dove ancora usano pericolosi e inquinanti lumi a petrolio. Infine per fare un pensierino a qualche amico o parente è uscita l’Agenda 2015 del Movimento Shalom: un agenda da tavolo con splendide foto artistiche, quest’anno dedicate al tema dei migranti.

Foto tratta dal sito del Movimento Shalom

Foto tratta dal sito del Movimento Shalom

Il Natale della Lega del Filo d’oro.

La Lega del filo d’oro propone una serie di gadgets acquistabili on line a questo indirizzo che vanno dai WE+, splendidi braccialetti con pensieri positivi, a biglietti d’auguri, calendari e giocattoli per bambini. …E se vi ricordate di qualcuno all’ultimo momento, con solo 1€ potete inviare delle splendide cartoline elettroniche on line che la Lega del filo d’oro ha preparato per voi e che potrete personalizzare con i vostri auguri. Infine, da qui al 31/12 potrete sostenere la Lega del filo d’oro con un SMS solidale al nr. 45595.

Il Natale del Dynamo Camp

Il Dynamo Camp è una struttura turistica che si trova a Limestre nella Montagna Pistoiese e che ospita gratuitamente bambini da 6 a 17 anni per vacanze nell’ambito della Terapia ricreativa, che si rivolge a piccoli pazienti affetti da malattie oncoematologiche (tra cui talassemia, emofilia, drepanocitosi), reumatologiche e da malattie infiammatorie croniche dell’intestino.  Se volete contribuire a regalare una  vacanza indimenticabile ad un bimbo disabile potete scegliere alcuni regali da questa pagina Natalizia del Dynamo Camp: cartoline, biglietti, letterine, libri, gadgets, ma soprattutto i golosi pacchi alimentari con prodotti di piccole ditte artigianali toscane che raggruppano cantuccini, vino, biscotti, pasta e soprattutto i prodotti del sottobosco delle Montagne pistoiesi come Marmellate di frutti di bosco, succo di Mirtillo, per finire con l’alcolico “Mirtillino”… Fino al 23/12 tutti questi prodotti saranno in vendita anche c/o il Temporary Christmas Shop Dynamo Camp in Corso Garibaldi 117 a Milano.

Foto tratta dal sito di Dynamo Camp

Foto tratta dal sito di Dynamo Camp

Il Natale di Action Aid e OVS

Quest’ultima segnalazione è dedicata al riciclo e al riuso e permette di sensibilizzare anche i vostri bambini alle tematiche della povertà in Italia. Dal 12 novembre al 24 dicembre OVS ospita nei suoi negozi la raccolta di giocattoli usati (di qualsisi marca e in qualsiasi stato) che verranno donati ai bambini beneficiari di “Italia del Futuro” di ActionAid. I giochi raccolti verranno distribuiti in  case famiglia, centri di accoglienza, cooperative per madri e minori in difficoltà, spazi gioco negli ospedali, scuole e asili italiani. Per ogni giocattolo usato, il cliente riceverà un buono di acquisto di 4 Euro spendibile fino al 3 gennaio 2015, su una spesa minima di 40 Euro. OVS donerà 1 Euro ad ActionAid per ogni buono acquisto utilizzato.

Foto tratta dal sito di Action Aid.

Foto tratta dal sito di Action Aid.