Pagine bianche.

Mi piace scrivere. Mi piace soprattutto scrivere sulla carta con la penna. Scrivo qualsiasi cosa: dai banali elenchi delle cose da fare, alla lista della spesa, fino ad appunti vari raccolti qua e là. Da informatico dovrei avere più dimestichezza con i programmi e le app, ma proprio non mi ci ritrovo. In ufficio la mia “to do list” è cartacea, bella scarabocchiata e in vista sulla scrivania: spesso scritta su fogli e foglietti di recupero. E anche a casa la situazione è simile. Per gli appunti da prendere al volo basta una qualsiasi pagina bianca: spesso il retro dei volantini delle corse podistiche o delle pubblicità, etc… Insomma, riciclo a gogo… anche col rischio di presentarsi al banco della gastronomia con la lista della spesa scritta sul retro dell’estratto conto della banca…

Quando poi devo memorizzare qualcosa  (in questo periodo le lezioni di teoria del corso di istruttore di daoyin), devo assolutamente scrivere a mano:  studiare, fare riassunti e mettere su carta. Sarà che io sono tardo, ma per fissare le idee in quei due neuroni che mi sono rimasti, devo prima fissarle su un quaderno: a righe o a quadretti non importa, basta che sia cartaceo. Insomma, digitare su Libreoffice o WordPress non aiuta il mio cervello… magari forse come ripasso o come copia finale da conservare, ma solo dopo essere passato dalla carta.

Se fino a qualche mese fa mi andava bene qualsiasi quaderno, anche recuperato da vecchi residuati di quando mia figlia faceva le elementari, da un po’ di tempo mi sono convertito alla carta di lusso… Nella primavera del 2015  mi arrivò una busta da TV5, emittente francofona che seguo sia via satellite che su web. Scoprii di aver vinto un concorso e come premio ricevetti la mia prima Moleskine. Proprio in quei giorni la mia amica Cri organizzava alcune conferenze su naturopatia e dietetica e così ne approfittai per inaugurarla, prendendo appunti a quelle serate…

Fu un colpo di fulmine! Da allora ho sempre con me una Moleskine che uso per prendere tutti quegli appunti che devo conservare e che condivide lo spazio nel mio zainetto con una pennetta USB piena di Gb di materiali audio e video, che per forza di cose non possono stare nella Moleskine. In alcune settimane non scrivo proprio niente, in altre qualche riga, a volte paginate come se piovesse… Sarà la carta, sarà la maneggevolezza, sarà la copertina, ma scrivere sulla Moleskine è un vero piacere, come lo è sfogliarla e rileggerla. Sono io il primo a stupirmi di questo fatto: a volte mi sento troppo fighetto e allora cerco di riempire tutti gli spazi… perchè lasciare un rigo vuoto sulla Moleskine è un peccato! E’ come avere davanti il proprio piatto preferito, cucinato alla perfezione, non finirlo  e non fare la scarpetta…

A casa mia hanno notato la cosa e così fra i regali di Natale mi è arrivata una bellissima agenda Moleskine 2017 dei Peanuts che è stata apprezzatissima ma che mi ha già mandato in crisi… Siamo solo al 4 di Gennaio e ho già lasciato indietro delle pagine bianche che chiedono di essere riempite, magari con qualcosa di più intelligente degli orari delle riunioni in ufficio….. Aiuto!

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P.s. Scusandomi del ritardo, auguro un Buon Anno a tutti!!!!

La mia Moleskine 2017 - Foto tratta dal sito ufficiale della Moleskine

La mia Moleskine 2017 – Foto tratta dal sito ufficiale della Moleskine

Una guerra da 66.000 morti l’anno…

Quante sono 66.000 persone? Sono gli abitanti di una città intera: come Potenza o Viterbo o Carrara. Ora immaginate una guerra che ogni anno rade al suolo e uccide tutta una città italiana, come dire: 2013 sparita Viterbo, 2014 sparita Imola, 2015 Cosenza, 2016 Castellammare di Stabbia e così via. Immaginate ora che la stessa guerra non sia solo italiana ma europea  e ogni anno venga rasa al suolo un’intera città come Dresda o Tolosa o Anversa o Lione: puff… oltre 470.000 vittime europee uccise ogni anno.

Questa guerra e questi morti esistono veramente e nelle settimane scorse sono stati certificati in modo drammatico dall’Agenzia europea dell’ambiente (Aea). Sono tutte le vittime premature dell’inquinamento atmosferico che, in 41 paesi europei, ogni anno uccide quasi mezzo milione di persone. E’ un problema che non percepiamo come tale, per due motivi principali:

  1. Non pensiamo mai a quante volte respiriamo. Leggevo che un adulto ogni volta che respira immette nei polmoni una quantità di aria che varia dai 300 ai 500 ml. Tenuto conto che facciamo dai 16 ai 20 respiri al minuto viene fuori che respiriamo dai 7.000 ai 14.000 litri di aria ogni giorno. In confronto a quanto respiriamo, gli sforzi per mangiare biologico o a km zero sembrano quasi sciocchezze.
  2. Queste notizie spesso non sono riportate dai tg e dalla stampa oppure sono minimizzate, relegate in trafiletti o servizi molto brevi. Il motivo è semplice: guardate gli spot che passano in tv all’ora di cena o le pagine di pubblicità sui giornali. La stragrande maggioranza sono di auto o di produttori di energia elettrica, benzina e simili. Purtroppo viviamo in un mondo in cui tutta l’economia e i relativi profitti girano su fattori altamente inquinanti: da tutto il trasporto su gomma all’Ilva di Taranto, dai pesticidi e diserbanti in agricoltura fino agli oggetti più insignificanti (di cui potremo anche fare a meno) che arrivano sulle nostre bancarelle dalla Cina o dall’India.

Purtroppo vanno cambiati i nostri modi di muoverci e consumare perchè se non ci salviamo da soli non ci salverà nessuno. Dobbiamo ricordarci che quando schiacciamo l’acceleratore siamo dei cecchini che sparano tumori e allo stesso tempo siamo le vittime quando ce li respiriamo. Sforziamoci qualche volta di andare a piedi o almeno di coltivare qualche piantina che purifichi l’ambiente…

Per approfondire:

Foto

Foto “Early morning mist/smog in Canary Wharf (London)” by Mattbuck – Wikimedia Commons

Grazie fratelli e concittadini italiani!

Lascio le analisi sul risultato del referendum ai giornaloni e ai “soliti” commentatori televisivi. Quest’armata Brancaleone di Renzi e di tutti coloro che sono saliti sul suo carro, non si meritano nemmeno la pressione delle dita sulla tastiera del computer. Dita che invece schiacciano per dire e dirci grazie a vicenda per una giornata di resistenza che ha salvato la Costituzione e la democrazia! Grazie fratelli e concittadini italiani!

Ogni altro commento è superfluo… oggi si deve festeggiare! E allora musica!!!

 

…E da domani si ripartirà a lottare per lasciare un mondo migliore ai nostri figli!

Quindi io….

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Foto “NO” by Grant Hutchinson – flickr

Sono un lavoratore dipendente, marito di una lavoratrice dipendente. I nostri stipendi perdono potere d’acquisto un anno dopo l’altro e con le trattenute in busta non possiamo evadere le tasse, come fanno i cosiddetti imprenditori: piccoli, medi o grandi come le multinazionali. E la pensione sarà sempre più un miraggio. Abbiamo una figlia universitaria che paga un sacco di tasse per una scuola pubblica sempre più scadente. Fra qualche anno entrerà nella schiera dei giovani disoccupati, dei precari, dei voucher… di un lavoro senza più quei diritti per cui avevano combattuto i suoi nonni. E siamo anche figli di quei nonni con le pensioni da miseria che quando prenotano una visita all’ASL si sentono rispondere di ripassare fra 6 mesi o un anno. E infine vediamo chi sta peggio di noi, come i migranti che fuggono dalle guerre e dalle violenze e vengono trattati come la causa di tutti i nostri mali, mentre sono solo altre vittime più disperate di noi.

A noi, che per 364 giorni l’anno non contiamo un bel niente, il governo scrive e promette mari e monti per andare il 4 Dicembre a mettere una croce su quel “SI”. Allora io sono andato a vedere chi è a favore di quel “SI” e mi sono fatto qualche domanda…

  • JP Morgan e le agenzie di rating, quelle che con la speculazione finanziaria hanno portato la Grecia alla fame e alla miseria chiedono di votare “SI”… Quindi io voterò “NO”.
  • I padroni della Confindustria, quelli che da vent’anni chiedono (e ottengono) di diminuire i diritti dei lavoratori, la loro precarizzazione e il blocco dei salari chiedono di votare “SI”… Quindi io voterò “NO”.
  • Marchionne, un canadese domiciliato in Svizzera, che dopo aver avuto miliardi di finanziamenti statali, ha trasferito le sedi legali di Fiat all’estero per non pagare le tasse in Italia e che fa di tutto per ridurre i diritti degli operai (chiedere a Termini Imerese e Pomigliano d’Arco) chiede di votare “SI”… Quindi io voterò “NO”.
  • La troika europea e la BCE, che spendono miliardi di Euro per salvare le banche ma non muovono un dito per salvare i migranti e i poveri europei come in Grecia, chiedono di votare “SI”… Quindi io voterò “NO”.
  • L’ambasciata USA, un paese guerrafondaio che esporta in tutto il Medioriente e in Africa la democrazia a suon di bombe, creando come conseguenza terroristi e profughi, chiede di votare “SI”… Quindi io voterò “NO”.
  • Infine perfino Briatore, quello che vorrebbe fare della Puglia un mega Billionaire per soli ricchi, a Matrix chiede di votare “SI” perchè così finalmente si potranno privatizzare scuole e ospedali… Quindi io voterò “NO”.

Insomma ci avete fatto caso? Tutti le lobby di potere che ci hanno portato nella situazione drammatica in cui si trova oggi l’Italia e che manovrano i politici al  governo come dei burattini, ci chiedono di votare “SI”.

E non vi viene voglia, almeno in questa occasione, di mandare un bel segnale a tutti quanti?

Infine un’ultima perla: leggo in questo post su Altraeconomia che la casa editrice Tramontana, editore di libri scolastici ben conosciuto da chi ha studiato diritto ed economia, ha già pubblicato nel libro per le superiori “101 lezioni di diritto ed economia”, scritto da Carlo Aime e Maria Grazia Pastorino, un capitolo di 8 pagine dedicato alla Riforma Costituzionale come se fosse già diventata legge. Non solo il libro ignora del tutto il referendum, ma perfino alcune modifiche fatte alla legge Costituzionale ad Aprile 2016 e soprattutto racconta cose ancora tutte da legiferare come i criteri per selezionare i 74 consiglieri regionali che, se passasse la riforma, dovrebbero diventare senatori.

E non vi viene voglia, quelle 8 pagine, di mandarle al macero insieme a chi ha voluto questa riforma?

♦♦♦♦♦

P.S. Se il parere di un piccolo e inutile informatico come il sottoscritto non vi convince vorrei segnalarvi due post molto curiosi sul No al referendum apparsi sul sito de “Il fatto quotidiano”. Il primo è di Fabio Scacciavillani, Chief Economist del Fondo d’investimenti dell’Oman: vi aspettereste che trattasse di Economia e invece tratta di Storia, raccontando come riforme simili a quella a cui siamo chiamati a votare,  portarono dritte alla Prima Guerra Mondiale e successivamente alla dittatura fascista. Il secondo è di Marco Politi e con molto buonsenso racconta dieci motivi per votare NO. Dov’è la stranezza? Che Marco Politi è da oltre 40 anni uno dei maggiori vaticanisti al mondo. Quindi, se uno che di solito si occupa di Dio, Santi e teologi decide di dedicare diversi articoli al Referendum significa che la situazione è grave… non c’è più religione! 😛

Elezioni di plastica.

Oggi oltreoceano stanno eleggendo il nuovo Presidente degli Stati Uniti, scegliendo fra due candidati uno/a peggio dell’altro/a. Se non fosse che si tratta del paese con la potenza bellica più grande del mondo ci sarebbe solo da ridere… E invece il futuro del pianeta dipende da queste elezioni di plastica, con due candidati di plastica, di una nazione tutta di plastica, molto poco rispettosa dell’ambiente e degli altri popoli del mondo.

Foto "Campaign 2016 Funko Pop!" by Unpodimondo

Foto “Campaign 2016 Funko Pop!” by Unpodimondo

P.S. Ringrazio mia figlia per avermi fatto fotografare questi 3 pezzi della sua collezione di Funko Pop! che da soli la dicono più lunga di tanti analisti politici…

AGGIORNAMENTO DEL 9.11.2016

Non so se siete andati a curiosare sul sito dei Funko Pop! Se si, avrete notato che si tratta di centinaia di pupazzetti che riproducono personaggi di cartoni animati, film di ogni genere, fumetti e serie tv. Insomma nessuna persona reale, tutti personaggi di finzione e intrattenimento, tranne i tre candidati alla Presidenza U.S.A. Sarà un caso che il prossimo inquilino della Casa Bianca alla fine è risultato essere quello più cartone animato dei tre, più di plastica dei tre, il più fuori del mondo dei tre?
Comunque non preoccupatevi e ricordate che se in fondo noi italiani siamo sopravvissuti a 20 anni del nostro “Trump”, anche gli Usa e tutto il pianeta riusciranno a sopravvivere a 4 anni con quest’altro…

E’ solo un film …che noi in Italia abbiamo già visto! Buona fortuna!

Non tutto il mare viene per nuocere.

Foto dell'isola di Jean Charles dal sito di lifegate.it

Foto dell’isola di Jean Charles dal sito di lifegate.it

L’isola di Jean Charles è, o forse è meglio dire era, un’isola a Sud della Louisiana.  Nel 1950 misurava 18 chilometri di lunghezza e otto di larghezza. A causa dei cambiamenti climatici e dell’innalzamento del livello del mare oggi la sua superficie si è ridotta del 98%  fino a diventare di tre chilometri di lunghezza e 500 metri di larghezza. Come conseguenza tutti i suoi abitanti sono stati trasferiti nel continente, diventando i primi rifugiati climatici degli Stati Uniti.

Proprio nei giorni scorsi l’Organizzazione Meteorologica Mondiale ha confermato che le cose stanno ulteriormente peggiorando, dato che il 2015 è stato l’anno più caldo di sempre e che la concentrazione media di anidride carbonica nell’atmosfera ha raggiunto la soglia di 400 parti per milione (ppm), per la prima volta completamente a livello globale e per l’intero anno.

Visti questi dati, se io vivessi in una località a 1 metro sul livello del mare, che ne so tipo Goro o Gorino,  mi preoccuperei di diventare nei prossimi anni un rifugiato climatico e di dover abbandonare la mia casa come gli abitanti di Jean Charles. In tal caso, cari goresi, vi consiglierei di non venire a Firenze perchè le barricate con i pancali beh… in quel caso le farei io contro di voi e vi accoglierei con un bel cartello “Non tutto il mare viene per nuocere”.

p.s. Nel frattempo aderisco al boicottaggio delle vongole di Goro.

Testimonianza dai luoghi del terremoto.

Foto tratta dal sito web dell'Associazione Postribù di Rieti.

Foto tratta dal sito web dell’Associazione Postribù di Rieti.

Per essere questo un blog che, specialmente negli anni passati, si è occupato spesso di volontariato e solidarietà può suonare strano che fino ad adesso non abbia mai parlato del terremoto di Amatrice. Sinceramente molte delle iniziative di solidarietà mi hanno lasciato alquanto perplesso e nel dubbio ho preferito non segnalarle. Lo stesso giorno del sisma, già rodata dall’analoga e bella esperienza de L’Aquila, la squadra di rugby di Firenze, dopo aver contattato la squadra gemellata di Rieti, aveva iniziato una raccolta di beni che è  veniva stoppata in meno di 24 ore dai nostri politici toscani che  assicuravano che non serviva niente e invitavano ad aderire agli sms solidali. Peccato che negli stessi giorni si è saputo la fine che hanno fatto gli sms per i terremotati de L’Aquila (imboscati dalle banche, leggete qui) e che comunque gli sms di questo terremoto verranno usati soltanto per ricostruire gli edifici pubblici ma non le case (leggete qui e qui).

Nel dubbio mi sono rivolto, anche se per motivi familiari non li frequento più, alla rete dei Gruppi d’Acquisto Solidale di Firenze che, sia in occasione del Terremoto de l’Aquila che in quello dell’Emilia, ha fatto un lavoro egregio, del quale sono testimone diretto avendo partecipato come volontario all’operazione a sostegno dei caseifici del Parmigiano. Quella che leggete sotto è la lettera inviata a tutti i Gruppi d’Acquisto Italiani dall’associazione Postribù che da anni gestisce un gruppo di acquisto solidale a Rieti e che è stata scelta come proprio referente da molti G.a.s. E’ una buona testimonianza sul terremoto e uno spunto per chi, magari in futuro volesse aiutare quelle popolazioni. Ad esempio mi è piaciuto vedere uno dei primi acquisti di Postribù sul loro blog: questa… comprata per loro

Lettera aperta a tutti i gas italiani,

Cari amici,

siamo l’associazione Postribù di Rieti, e da anni gestiamo un gruppo di acquisto solidale oltre a numerosi progetti sulla sostenibilità ambientale e sociale.

Dopo il terremoto che ha sconvolto Amatrice e altri comuni tra Lazio, Umbria e Marche, ci siamo mobilitati per dare un supporto alla gente colpita, e parallelamente, anche grazie all’impulso venuto da tutte le vostre chiamate (in cui chiedevate quali produttori sostenere) abbiamo potuto approfondire da vicino l’economia dell’amatriciano, o meglio dire quel che resta, raccogliendo le storie di tantissime persone.

In un susseguirsi di amatriciane solidali, collette, raccolte fondi pro terremotati, passerelle mediatiche più o meno mastodontiche, prima di ipotizzare qualsiasi tipo di progetto, volevamo avere una mappatura quanto più precisa del tessuto economico locale prima del terremoto da confrontare con ciò che ne rimane oggi: chi ancora lavora, chi produce, cosa produce. Tutti questi dati siamo andati a recuperarli sul campo: viaggiando di frazione in frazione, chiedendo a chi è rimasto, incontrando allevatori e piccoli imprenditori scampati alla tragedia e che cercano di rimettersi in piedi.

Abbiamo incontrato piccole, piccolissime e medie aziende, gente che ha perso tutto e gente che fortunatamente non ha perso molto.

Parallela alla corsa alle donazioni e all’elenco infinito di iban su cui coinvogliare aiuti economici (destinati a chi? Utilizzati come?) è aumentata la richiesta di prodotti “amatriciani”: tutti a voler comprare pecorino e guanciale per l’amatriciana, e gruppi di acquisto da tutta Italia che ci scrivevano o chiamavano per chiederci da quali produttori acquistare. Su facebook c’era perfino qualcuno che dall’Inghilterra voleva fare un carico di insaccati amatriciani, per sostenere la popolazione colpita dal sisma.
E siccome in tantissimi ci avete preso come punto di riferimento locale per verificare sia la veridicità dello stato di bisogno delle aziende, sia per consigli su quali prodotti acquistare, con questa lettera vorremmo chiarire il nostro punto di vista a riguardo.

Innanzitutto le produzioni ad Amatrice e dintorni sono davvero poche.
Quello che emerge è una realtà di piccole aziende situate nelle campagne delle frazioni intorno ad Amatrice, Accumoli e Arquata, che prima vendevano agli abitanti e villeggianti dei Comuni di riferimento, e che oggi si trovano a doversi inventare da zero una filiera di vendita, senza avere in molti casi gli strumenti necessari (il pastore nato e cresciuto in campagna non solo non conosce l’esistenza di una rete di gruppi di acquisto, ma non è capace autonomamente di raggiungerli).

A fianco di questi ci sono le medie aziende, che di danni importanti NON ne hanno avuti, né strutturali né sulla filiera, in quanto erano e sono tuttora inseriti in circuiti proficui di vendita (grande distribuzione organizzata, fiere e mercati, gruppi di acquisto, ecc) e che da questo momento di solidarietà troveranno un importante beneficio economico.
Vorremmo specificare che abbiamo scelto di NONsponsorizzare queste aziende in quanto crediamo sia che possano farcela benissimo autonomamente (basta fare una ricerca in internet e sono tutti bene indicizzati e pubblicizzati), ma – in alcuni casi – anche per dei requisiti di filiera corta e di prodotto 100% locale (per noi fondamentali in quanto indice di una economia sostenibile) che alcune di queste aziende non possiedono.

Tenete conto che le attività locali sono essenzialmente di allevamento ovino e bovino, e con produzioni limitate, per cui c’è davvero da fare una riflessione su chi produce cosa, come, o da dove proviene la materia prima. Sui numeri delle produzioni è importante soffermarsi e farsi due calcoli, se si è alla ricerca di un prodotto davvero locale, perché se parliamo di caseifici che lavorano ogni giorno quintali di latte, o si è certi che alle spalle abbiano numerosi allevatori locali che conferiscono quotidianamente il latte munto, oppure è ragionevole domandarsi se ci sia una integrazione con latte proveniente da fuori (ma si può fare lo stesso discorso per la carne). Se incontriamo in un grande supermercato un formaggio venduto come “a favore delle zone terremotate”, dobbiamo chiederci da dove venga e come sia ottenuto quel latte, visto che le aziende che riforniscono la grande distribuzione organizzata devono disporre di quantitativi di latte tali da non essere congrui con la produzione di un piccolo centro montano come Amatrice o con dei criteri di allevamento etico o sostenibile.

Noi in un primo momento avevamo lanciato un appello a sostegno di un consorzio di pastori che tutelano il pecorino 100% amatriciano, gli unici di cui ci fidiamo e che sosteniamo pienamente, ma sono stati letteralmente sommersi da chiamate da tutta Italia ed hanno saturato la loro effettiva disponibilità di prodotto.
Quello che ora noi stiamo cercando di fare, è immaginare un percorso di ricostruzione e di sviluppo che rispetti la vocazione dei luoghi, il meraviglioso paesaggio naturale, e la fatica di chi ha scelto di restare. Lo stiamo facendo insieme ai produttori rimasti che condividono questa nostra visione, che si contano sulle dita di una mano, e che al momento non sono organizzati per spedire in tutta Italia né hanno sufficienti prodotti da vendere.

Comprendiamo lo spirito di solidarietà che spinge le persone, toccate nell’emotività, a voler fare qualcosa nell’immediato, come spedire un paio di scarpe o una busta di cibo in scatola. Ma questa sovrabbondanza di solidarietà ha in alcuni casi portato all’emergenza dentro l’emergenza, per non parlare di spreco, come la storia dei magazzini degli aiuti umanitari, dove è arrivata talmente tanta roba (di ogni tipo) che moltissima è stata scartata (indumenti, coperte, lenzuola e tutto ciò che non era nuovo/imballato/igienizzato) e molta altra è stata stoccata in fretta e senza preciso inventario tanto da non riuscire alcune volte a far arrivare ciò di cui c’era bisogno nel momento in cui c’era bisogno. Ma questa è un’altra storia.

In definitiva, il messaggio che vorremmo darvi è quello di non affrettarvi in donazioni senza criterio o acquisti impulsivi, vi chiediamo di tenere questa spinta alla solidarietà per il post-emergenza: stanno già emergendo bisogni di altra natura di una realtà che nei mass media è già caduta nel dimenticatoio, si stanno attivando progetti per la popolazione pensati CON la popolazione e non calati dall’alto, e credo che ci sia più bisogno di questo investimento più razionale e a lungo termine, se vogliamo davvero che il territorio a cavallo tra Lazio, Umbria e Marche, un territorio meraviglioso da un punto di vista naturalistico e paesaggistico, sopravviva allo spopolamento e all’abbandono.

Per chi sceglierà il sostegno sul lungo periodo, anche per indirizzare l’economia che sopravviverà (e quella che speriamo nascerà) su criteri improntati sulla sostenibilità ambientale e sociale, allora vi chiediamo di sostenere e diffondere il nostro progetto: https://postribu.net/campagne/post-terremoto/

In ultimo, con la nostra associazione ci offriamo come punto di riferimento per fare da tramite per chi di voi si impegnerà a sostenere le produzioni amatriciane negli anni futuri, riportando notizie in tempo reale e verificando segnalazioni o dubbi che ci verranno sottoposti.

Vi segnaliamo a questo scopo:

  • il nostro sito postribu.net
  • il preziosissimo progetto di hacking civico (a cui partecipiamo attivamente) dove vengono raccolte e catalogate tutte le informazioni utili sul terremoto del centro Italia: terremotocentroitalia.info

Potete contattarci alle email: post.tribu@gmail.comgas.tribu@gmail.com o al telefono 348.7641366 (Giorgia)

Un saluto a tutti voi e grazie per averci letto fin qui.

Giorgia Brugnerotto

GasTribù – gruppo di acquisto solidale promosso dall’associazione Postribù Onlus

www.gastribu.org
www.postribu.net

mail ricevuta tramite la Rete Intergas dei Gruppi d’Acquisto fiorentini