La Cina è vicina (quasi quanto Milano).

L’algoritmo di Ebay mi ama. Memore di un passato remoto in cui, con godimento reciproco, ci frequentavamo spesso, da un po’ di tempo è tornato a tentarmi con molte offerte speciali. Sedotto dagli sconti di Ebay, nel 2019 ho fatto due o tre acquisti. L’ultimo è una bottiglia termica ecologica in acciaio inox da 1,5 lt. comprata a metà prezzo da un gentilissimo venditore cinese.

La mattina successiva all’acquisto il mio pacco era già all’ufficio postale di Ningbo e poi, passando per Shanghai, è stato spedito in Italia tramite posta ordinaria. Tracciando il pacco ho scoperto che in 12 giorni è arrivato a Milano (9.216 km in linea retta, 11.325 km in auto). Da Milano a Firenze mi sarei aspettato che il pacchetto ci mettesse meno tempo di quanto ha impiegato per arrivare dalla Cina. Infatti ci ha messo “solo” 11 giorni, sostando nei vari uffici e facendo un viaggio un po’ a zig-zag: da Milano a Novara, da Novara a Sesto Fiorentino, da Sesto Fiorentino a Firenze. Tutto ciò per fare i 316 km che separano Milano da Firenze (e meno male che non abito su un’isola minore o sperduto su qualche monte).

Avevo urgente necessità di questa borraccia? No, ma questo non giustifica i tempi di consegna. Poi ci si domanda come mai l’Italia non cresce e non esce dalla crisi. Un politico risponderebbe che per risolvere questi problemi servono nuove infrastrutture, strade, ferrovie e colate di cemento.  Ma si dimentica che a fronte del viaggio Milano-Firenze (3 ore e mezza in auto, 1 ora e 40 in treno) il mio pacco è stato più tempo giacente in uffici che in movimento (fermo 5 giorni al Centro Smistamento Internazionale di Milano, 3 giorni al centro Operativo di Milano, 2 giorni a Novara, 1 giorno a Sesto Fiorentino – Firenze).

L’Italia è un po’ come il mio pacco: sembra che si muova ma in realtà è quasi immobile. O forse è l’algoritmo delle Poste che non mi ama quanto l’algoritmo di Ebay.

Il tempo delle cattedrali.

Vedere Notre-Dame in fiamme fa male, molto male… Potrei raccontare delle mie disavventure a Parigi (nel 2007 sono stato salvato dai  sapeurs-pompiers) ma non voglio fare un post di ricordi personali.

Notre-Dame fa male perchè, prima di tutto è un simbolo. Notre-Dame non è una cattedrale, è LA cattedrale! Ce ne sono centinaia di cattedrali, sicuramente più belle di Notre-Dame, ma se penso all’idea stessa di cattedrale, togliendo (per puro campanilismo) il Duomo di Firenze, rimangono due sole grandi chiese: la cattedrale del passato (Notre-Dame) e quella del futuro (la Sagrada Familia). Ci sono tanti luoghi di culto (non solo cattolici) che sono immensi, altri che custodiscono opere d’arte ma solo pochi sono quelli che io definisco “cattedrali”: ovvero oasi dello spirito, bolle di pace dentro alle città, astronavi fuori dal tempo… Ma cosa rende una chiesa di pietra un’astronave dello spirito?

Secondo me innanzitutto c’è qualcosa di mistico, un senso di pace che ti prende quando ci entri. Sei a migliaia di km da casa, in un luogo che magari  non hai mai visto eppure quando ci metti piede e alzi lo sguardo ti senti come “essere a casa”. Trovarti in un luogo e sentirne la serenità: un luogo “sconosciuto” ma allo stesso tempo “familiare” dove la tua anima trova pace. Può essere una chiesa ma potrebbe essere anche un bosco… una cattedrale della natura. Saranno solo suggestioni, ma non è un caso che le cattedrali sono costruite su antichi templi e magari i templi su strutture ancora più antiche e sempre riconosciute come luoghi spirituali. Ci sono teorie di linee e nodi energetici sui cui sorgerebbero molti luoghi di culto. Un esempio è la linea energetica che unirebbe le tre grandi chiese dell’Arcangelo Michele: Mont Saint Michel, la Sacra di San Michele in Piemonte e Monte Sant’Angelo sul Gargano. Chissà…

Le cattedrali sono anche astronavi fuori dal tempo. Chi l’ha fondate e ne ha iniziato la costruzione è morto senza vederne la fine, forse ne ha visto solo un piano o le fondamenta. Chi ha fatto il tetto o la Flèche come Viollet-le-Duc  a Notre-Dame è arrivato dopo 6 secoli da chi magari aveva scolpito i portali nel 1250. A Notre-Dame c’è il Gotico ma anche il Rinascimento, il Barocco , il Neoclassico e ci sarà in futuro qualche nuovo stile che ancora non immaginiamo… magari in un quadro o in un arredo. Partire dal passato ed essere proiettati nel futuro, oltre le generazioni, è il fascino delle cattedrali: sopravvivere in età alle vite umane e portarne il segno di tutte (come ad esempio l’astronauta nel portale della cattedrale di Salamanca). E’ questo che attira tante persone alla Sagrada Familia di Barcellona: vedere una cattedrale in divenire pur sapendo che non basterà una vita per vederla completata. Nel nostro mondo consumista del tutto e subito i tempi delle cattedrali sono un’assurdità e anche investirci dei soldi senza averne un tornaconto immediato può sembrare senza senso… E’ come piantare un seme sapendo che i primi frutti di quell’albero li mangeranno i tuoi nipoti, quando ormai tu sarai morto da anni. In fondo anche chi finanziava le cattedrali nel Medioevo al massimo sperava di averne un tornaconto nell’altra vita, magari accorciando la permanenza in Purgatorio.

Infine le cattedrali sono forse l’unico monumento davvero di tutti. Quelle pietre nel tempo sono state calpestate da ogni strato sociale: dai mendicanti agli imperatori che andavano a farsi incoronare, dai fedeli che vanno alla messa fino ai turisti, da chi vi cercava rifugio per l’anima a chi più prosaicamente per scampare alla giustizia.  E anche in quelle opere d’arte che ammiriamo col naso all’insù, c’è di tutto: dall’artista famoso, fino all’umile scalpellino o falegname che ha dato forma fisica al progetto del grande architetto. E non di rado nelle mura esterne delle cattedrali c’è qualche effige di animale che ha partecipato ai lavori… cavalli, asini e muli che hanno trainato le pietre o il legname per costruire quei muri. Per questo odio profondamente chi fa pagare un biglietto per entrare in una cattedrale, che è e dovrebbe restare una “casa” di tutti, indipendentemente dall’essere religioso o meno…

Insomma, dai poveri ai ricchi, dal medioevo a oggi la storia di una comunità (cittadina ma anche continentale) è racchiusa in quell’astronave chiamata cattedrale. Per questo fa male vedere Notre-Dame in avaria…

Bologna, l’altare dei sacrifici al dio delle ferie!

Foto
Foto “Appenninico Minuetto” by Antonio Martinetti – flickr

Anche se vivo a Firenze da 27 anni,  sono nato e cresciuto in Mugello, sull’Appennino a nord di Firenze. Noi mugellani (ma anche i casentinesi come mia moglie) siamo dei toscani un po’ anomali. Di solito non andiamo al mare in Versilia: il nostro mare è l’Adriatico, anche per le gite dalla mattina alla sera. Basta “scollinare” e sei in Romagna! Che tu faccia il passo della Colla, il Muraglione o i Mandrioli in un tempo ragionevole arrivi a Faenza o Forlì e da lì al mare il passo è breve! Resta negli annali la storia di un mio compagno di classe che disse alla madre che andava a trovare un amico e invece andò dalla mattina alla sera a Rimini facendosi tutta la tratta andata e ritorno col Ciao Piaggio. Chi in gioventù ha messo le sue chiappe su un Ciao immagini farsi in un giorno 280 km… per stare 3 ore sulla spiaggia di Rimini! Fosse andato a Punta Marina avrebbe risparmiato 50 km, ma per un adolescente degli anni ’80… Rimini era Rimini!

Già andare al mare era di per sè un viaggio: se i tornanti dei passi appenninici ti davano il mal di mare c’era sempre il treno, lungo la mitica ferrovia faentina, una delle più belle linee italiane. Il treno partiva da Firenze all’alba, arrivava a Borgo San Lorenzo e da lì saliva sull’Appennino tra gallerie, viadotti e panorami spettacolari con castagneti, ruscelli e cascate. Quando intravedevi i tre colli di Brisighella, che annunciavano la pianura, sentivi già aria di mare e di lì a poco saresti arrivato a Ravenna per poi fare tutte le stazioncine della costa: da Punta Marina a Rimini passando per Cervia, Cesenatico, Gatteo, Bellaria e così via.

Eravamo tra gli anni ’80 e gli ’90 del secolo scorso e la ferrovia faentina era sempre affollata, nonostante fosse ottocentesca, lenta e senza aria condizionata. Oltre ai panorami, c’era un altro motivo che ce la faceva preferire: era sicura! La strage dell’Italicus del 1974, quella della stazione di Bologna del 1980 e quella del Rapido 904 del 1984 erano un buon motivo per andare in treno al “nostro” mare di Romagna, ma …senza passare da Bologna!

Questi pensieri mi sono tornati in mente l’altro giorno, quando ho visto lo scoppio dell’autocisterna sulla tangenziale di Bologna. Cambiano i tempi, la politica, la società eppure, quel suo essere snodo della viabilità, ha reso ancora una volta Bologna l’immenso altare su cui avvengono i sacrifici umani al dio delle ferie! E meno male che è andata bene perchè le vittime potevano essere molte di più!

Raccontare vite.

Foto presa da Internet
Foto presa da Internet

Stamani, mentre stavo facendo colazione, ho visto il reportage fatto da un giornalista di Skynews, salito a bordo della nave Lifeline. Ha intervistato alcuni migranti che erano sulla nave: un giovane che ha raccontato di essere fuggito dal Sudan dove non ci sono medicine, ne’ luoghi per curarsi, ne’ scuole per i bambini e una ragazza che ha testimoniato che per arrivare dal Sudan ci ha messo tre anni, anni fatti di prigionia, torture e botte, fino a quando non ha finalmente racimolato tutti i soldi per la traversata. Il giornalista ha poi intervistato il comandante della nave che ha ricordato che tutto l’equipaggio a bordo è fatto da volontari che usano le proprie ferie per “andare al mare”, cioè in mezzo al Mediterraneo a salvar vite umane. Ha tenuto perfino a precisare che il volo aereo dalla Germania a Malta, dove si è imbarcato, se l’è pagato di tasca sua…

Del servizio mi hanno colpito due cose…

  • La prima è che i migranti sono consapevoli che sono lì in mezzo al mare perchè nessuno in Europa li vuole. Ora non serve essere un premio Nobel per capire che questa gente, se la accogli e cerchi di integrarla, ti sarà riconoscente per sempre. Se la rifiuti, non si darà certo per vinta. Figurati se chi ha vagato nel deserto per anni, è stato torturato, picchiato e ha resistito su un gommone in mezzo al mare, si arrende quando è a un passo dalla salvezza… Insomma, cercheranno di arrivare comunque. Respingerli, criminalizzarli, come fa Trump con i messicani, non ci libererà di loro… ma potrà far si che qualcuno di loro voglia ricambiare il rifiuto ricevuto, col rischio di trasformare dei disperati in terroristi…
  • La seconda ha gli occhi vispi di una bimbetta di tre anni che giocava sulla barca… Che tutta  l’Unione Europea, un colosso economico con 28 nazioni e oltre 503 milioni di abitanti, abbia paura e si spacchi perchè una bimbetta e la madre chiedono di essere accolte e magari di frequentare un asilo, ancor prima di essere crudele, è ridicolo. Col finale che la somma “crudele + ridicolo” dia come risultato… “imbecille”.

Credo che per smontare il racconto di  Salvini e il clima di paura che partiti come il suo cavalcano e dirigono, basti una cosa semplice: raccontare vite umane. Raccontare vite trasforma i numeri in persone e spesso ci si accorge che quelli che vengono dipinti come “pericoli” e “nemici” sono come noi, anzi sono come noi ma… più fragili!

La bici degli abbracci per Edo.

hugbike - foto trovata su internet
hugbike – foto trovata su internet

Dopo il post di ieri mi piaceva inaugurare la nuova grafica del sito con una di quelle storie solidali, che scaldano il cuore. E la cronaca locale me ne ha offerta una bellissima che  vorrei condividere con voi…

Prato, 2 Aprile 2018, giornata mondiale della consapevolezza dell’autismo. Alcuni ladri entrano in un garage e rubano una bicicletta come quella nella foto. Quasi sicuramente sono inconsapevoli di quello che stanno rubando, magari  pensano che quel tandem con quel manubrio lungo sia una di quelle strane bici modaiole che ogni tanto si vedono in città. Invece no: è un tandem degli abbracci, forse l’unico in Toscana, uno dei pochi in Italia. E serve ad Edoardo, un ragazzino autistico di 14 anni per muoversi in città con i genitori. Il genitore sta nel sellino dietro e quel manubrio lungo gli consente contemporaneamente di abbracciare il figlio e di manovrare la bici.

Dopo un appello del padre per ritrovare il tandem, scatta la solidarietà. Alcuni cittadini segnalano la bici in varie zone di Prato, rendendo difficile, se non impossibile l’uso o la rivendita da parte dei ladri. Nello stesso tempo partono in tutta la città delle collette per ricomprare il mezzo, che costa tra i 3.000  e i 4.000€ (a seconda se con pedalata assistita o no). Gli organizzatori della mezza maratona di Prato stanno preparando una corsa con partenza il 14 Aprile da Piazza del Duomo dove, a fronte di un’offerta di 5 euro, verrà consegnato a tutti i partecipanti il braccialetto blu per la sensibilizzazione sull’autismo. Ieri però arriva la sorpresa: un anonimo imprenditore di Conegliano Veneto si offre per ricomprare la bici a sue spese. A questo punto i genitori decidono di continuare la raccolta di fondi per comprare altri tandem per consentire ad altre città e ed altri ragazzini autistici di poter usare le bici degli abbracci. E al tg regionale il padre ha lanciato un suo sogno… fare un raduno dei ragazzini che usano queste bici e magari organizzare una biciclettata degli abbracci sul percorso di Santiago di Compostela…

♦♦♦♦♦♦♦♦♦♦♦♦

Logicamente vorrei dedicare questo post a Milena e al suoamoreLorenzo. Chissà se anche lui… in bici con la zia…

♦♦♦♦♦♦♦♦♦♦♦♦

AGGIORNAMENTO DEL 17/04/2018

Il giorno 10/4/2018 è stato riconsegnato il tandem rubato a Edoardo. Un cittadino rumeno, che aveva letto la notizia nella stampa locale, ha riconosciuto il tandem che un suo connazionale aveva comprato da un italiano per 250€. Ha denunciato il fatto alla Polizia stradale che ha recuperato la bici e l’ha riconsegnata alla famiglia. Adesso la polizia sta cercando di risalire al ladro italiano che ha venduto la bici. Nel frattempo Sabato scorso a Prato si è tenuta la corsa/camminata blu a favore di Edoardo. Hanno partecipato circa 300 persone e sono stati raccolti 3.600€ che serviranno per acquistare altri tandem da regalare a ragazzini autistici come Edoardo.

 

WordPress mi informa…

Paesaggio di montagna - Ordino - by unpodimondo
Paesaggio di montagna – Ordino – by unpodimondo

WordPress mi informa che ….oggi il blog compie 10 anni. E così sono andato a ripescare la foto con cui ho aperto il primo post: poche righe un po’ naif con cui auguravo il benvenuto a tutti i lettori. E’ una foto di montagna scattata ai Laghi di Tristaina… vicino alla stazione sciistica di Ordino/Alcalis, nei Pirenei andorrani. Perchè scelsi quella foto? Intanto i Pirenei mi sono sempre piaciuti e in quegli anni c’ero stato diverse volte, sia nel lato francese che in quello spagnolo! Per me sono delle montagne verdi, molto belle e non stravolte dal turismo come le nostre Alpi!

Ma soprattutto la foto mi ispirava pace e serenità ed era un po’ quello che mi auguravo per questo blog… Dopo 10 anni e 1.330 articoli non so se ci sono riuscito, ma essere ancora qui a scrivere è già un successo. Ci sono stati alti e bassi, periodi con articoli pubblicati tutti i giorni e periodi di stanca (come adesso) in cui pubblico di rado e ancor più raramente visito e commento i blog amici. Non me ne faccio un cruccio: a volte l’entusiasmo è alle stelle e scrivo tanto, mentre altre volte latita e sono assente… così va la vita! Se però guardo indietro, dieci anni sono davvero tanti! Basti dire che quando ho aperto questo blog mia figlia era alle medie e ora sta facendo il quarto anno di Università! In dieci anni cambiano tante cose: cambiano i blog, cambiamo noi con le nostre idee e cambia il paese in cui viviamo (…in bene o male decidete voi).

In ogni caso ringrazio tutte le persone con cui ci siamo incontrati su queste pagine e con le quali abbiamo fatto un piacevole pezzo di strada insieme (non importa se breve o lungo)… Sapere che qualcuno ha dedicato parte del suo tempo per leggere queste pagine mi rende felice, se poi qualcuno le ha perfino trovate utili, non è stato tempo sprecato, ne’ per chi le ha lette, ne’ per chi le ha pensate e buttate giù… Grazie a tutti di cuore!

E ora si riparte, a cominciare da una grafica nuova… D’altra parte, si può essere anche ecologici e ricicloni ma… dieci anni con lo stesso vestito …anche no!!

Buon viaggio a tutti!

… Nove e Dieci !!!!

Foto
Foto “Pen macro” by Andrew Magill – flickr

Nelle scorse settimane io e mia moglie siamo stati (per la prima volta nella nostra vita) in crociera con la nave ammiraglia di una delle maggiori compagnie che navigano nel Mediterraneo. Ma non è del viaggio che voglio parlarvi.

Già prima di partire, quando chiamiamo il numero verde per avere gli ultimi dettagli, le gentili e solerti signorine si sono raccomandate, alla fine della telefonata, di rispondere al sondaggio telefonico sulla soddisfazione del cliente  dando un voto dal nove al dieci… pena il loro contratto di lavoro! Quante volte vi è capitata una situazione simile? Dall’impiegato di banca, all’assicuratore, per finire con gli operatori dei vari call center sono tutti a  elemosinare chiedere quel nove o quel dieci… E poi perchè se ho a disposizione tutti i numeri da 0 a 10 dovrei dare per forza 9 oppure 10? La spiegazione è arrivata direttamente dal direttore di crociera che, parlandoci dal palco del grande teatro della nave per illustrare le procedure di sbarco, si è anche raccomandato a nome di tutto l’equipaggio per avere avere quei nove o dieci… lasciandoci di stucco!

Nella mentalità italiana ragioniamo pensando ai voti alle superiori quando con un 6 avevi fatto il tuo dovere, con un 7 eri bravo, con l’8 aprivi lo champagne, mentre 9 e 10 erano miraggi impossibili da raggiungere! Ma in questi sondaggi, che non vengono dall’Italia ma in molti casi da multinazionali USA, i criteri sono molto differenti! Da 0 a 6 è un voto molto negativo, quasi da Profondo rosso, 9 e 10 sono indice di soddisfazione del cliente mentre 7 e 8 sono due voti neutri che però, indicando comunque che sei neutro/indifferente, hanno ricadute negative sul personale perchè non è stato raggiunto l’obiettivo di renderti soddisfatto.

Ora, visto che in crociera ci siamo trovati benissimo, e che come lavoratore dipendente ho a cuore il lavoro di altre persone come me, soprattutto di quelli che fanno i lavori più umili, spesso nella pancia della nave, lontano dai turisti (e quindi lontani anche dalle mance), darò a tappeto 10 a tutti i servizi! Non sia mai che anche all’ultimo inserviente non venga rinnovato il contratto a causa di un mio voto!

Ma un dubbio mi rimane: visto che il voto 10 è stato espressamente richiesto e concesso… che senso ha misurare così la mia soddisfazione (e quella degli altri clienti)? Americanate!

Ciao, Bau, Miao! ◊◊◊

P.s. ◊◊◊ (questo lo capisce solo chi era in crociera, perchè era il saluto del direttore)