Come è andata a finire col quadro che turba i legali di Facebook…

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Foto “Painting – L’Origine du Monde (The Origin of the World)” by fmpgoh – flickr

Ricordate il mio post (qui il link) in cui vi raccontavo della disputa legale in Francia tra un appassionato d’arte e Facebook in merito al quadro  l’Origine del Mondo di Gustave Courbet del 1866? Volete sapere come è andata a finire?

L’avvocato di Facebook voleva far valere la clausola sottoscritta dagli utenti del Social network in fase di apertura del proprio profilo,  dove si dice che l’unico foro competente per le liti sul social network sia un tribunale della California, dove ha sede la multinazionale. Il Tribunale de Grande Istance de Paris ha invece deciso che le controversie sulle limitazioni alla libertà di espressione sono di competenza della giustizia francese e quindi ha fissato la prima udienza al 21 maggio prossimo. Quella che sembrava soltanto una questione “pruriginosa” sta diventando una lotta contro lo strapotere delle multinazionali e la scelta del Tribunale francese ribadisce che, alla faccia delle varie clausole vessatorie, ogni Stato è e rimane sovrano in casa propria! Insomma, in attesa del processo, il piccolo professore-David ha già fatto tremare Facebook-Golia.

A seguito della figuruccia mondiale pare che nel frattempo i legali di Facebook abbiano dichiarato che “gli standard della comunità si sono evoluti” accettando i nudi artistici, purché non fotografici. Invece le foto delle mamme mentre allattano i loro bimbi pare che per Facebook rimagano ancora “materiale pornografico”… Secondo me sono sempre le solite paturnie dei bacchettoni americani: le foto di un capezzolo turbano i minorenni, le armi in vendita libera no, tanto che a 13 anni puoi sterminare la tua famiglia se non ti piace la cena (vedi questo articolo di Repubblica).

Angelo Raffaele Meo e la moltiplicazione dei pani e dei pesci.

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Foto “Gospel Lectionary, The feeding of the five thousand, Walters Manuscript W.535, fol. 107r” by Walters Art Museum Illuminated Manuscripts – flickr

Alcuni bei post che ho letto sul blog di bloodyivy e che parlano della storia e delle tematiche relative al copyright mi hanno fatto tornare in mente un’interessante e divertente conferenza sullo stesso tema del Prof. Angelo Raffaele Meo a cui ho assistito una decina d’anni fa. Meo è un professore del Politecnico di Torino (adesso in pensione) che è stato uno dei pionieri dell’informatica italiana, quando il nostro paese era all’avanguardia e nel mondo i computer li facevano solo in due: Ibm in USA e Olivetti in Italia.

Sul tema del Copyright Meo esordiva leggendo la storia del miracolo dei pani e dei pesci nel quale Gesù, partendo da cinque pani e due pesci, sfamò 5.000 persone e ne avanzarono 12 ceste… Ecco, con la tecnologia attuale (Cd, DVD, Streaming, you tube, condivisione, P2P, clouding, Ebook etc…), siamo riusciti ad effettuare la moltiplicazione dei pani e dei pesci di quasi tutti i prodotti culturali. Uno scrittore, un musicista, un regista possono, con un pc e con la rete, diffondere le loro creazioni in tutto il mondo in infinite copie a costi bassissimi (quasi zero), raggiungendo qualsiasi potenziale fruitore senza la necessità di nessun intermediario come gli editori. Con una stampante 3d, si possono già adesso condividere e moltiplicare persino le sculture!

Nella storia umana l’unica rivoluzione che assomigli a quella attuale è stata quella della stampa a caratteri mobili di Gutenberg. Secondo wikipedia (qui) a 50 anni dall’invenzione della stampa erano già stati prodotti 30.000 titoli con una tiratura superiore a 12 milioni di copie. Come prima conseguenza Meo raccontava che la categoria dei frati amanuensi si estinse più o meno come fecero i dinosauri e, se all’epoca fosse esistito, il sindacato dei frati avrebbe potuto sbraitare quanto voleva ma sempre all’estizione della categoria si sarebbe arrivati… La stessa situazione si sta ripetendo adesso: gli editori potranno farsi fare le leggi che vogliono, potranno multare i ragazzini che scaricano i film on line, ma alla lunga il loro destino è pari a quello dei fabbricanti di carrozze o degli stagnini: superati dai tempi e dalle tecnologie.

Alcuni degli interlocutori chiedevano al Prof. Meo come camperanno gli artisti il giorno in cui libri, cd, film saranno completamente gratuiti e scaricabili in rete. Meo sorrideva e chiedeva alla platea come campava, senza mai aver fatto un disco, Mozart nel 1700. O come, da modeste origini, diventarono ricchi Verdi o Rossini. Semplicemente suonando dal vivo! Gli attori recitando in teatro e gli autori di libri facendo gli ospiti a pagamento nei salotti letterari, oppure in quelli della Bignardi o della De Filippi! Meo ci metteva pure il carico da 90 chiedendo da quanti anni l’uomo suona e da quanti anni gli editori fanno i dischi. L’uomo suona pifferi di osso da quando stava nelle caverne mentre gli editori fanno i dischi solo dall’invenzione del grammofono, cioè solo da un centinaio di anni.

Insomma gli editori avevano un senso quando la cultura necessitava di un supporto fisico (disco, libro), serviva della materia prima per produrlo (carta, vinile) e dei furgoni per distribuirlo… Se la cultura diventerà sempre più bene immateriale che girerà sulle autostrade digitali e se (preferibilmente) verrà prodotta con Licenza Creative Commons, gli editori faranno la fine dei Tirannosauri anche se, prima di estinguersi totalmente, qualche colpo di coda in qua e là continueranno a menarlo…

Se poi  anche voi volete contribuire a questa rivoluzione e magari darle un’accellerata vi invito a pubblicare i vostri blog con una licenza Creative Commons e magari anche ad ascoltare un po’ di musica creative commons su Jamendo oppure una webradio italiana come Reset Radio.

Restart Party a Scandicci.

Locandina dell'evento tratta dal sito di Libera Informatica

Locandina dell’evento tratta dal sito di Libera Informatica

Avete un piccolo elettrodomestico guasto? Un ferro da stiro che vi fa dannare ma per ripararlo vi chiedono più di quanto lo avete pagato?

Nell’ambito dell’economia solidale, della riduzione dei rifiuti, del rispetto ambientale e della lotta al consumismo e all’obsolescenza programmata è nato un progetto mondiale chiamato The restart project in cui degli esperti, a titolo di volontariato, vi aiuteranno a riparare i vostri elettrodomestici. Grazie al vostro tutor, che vi seguirà passo dopo passo, sarete voi stessi a riparare il vostro computer o telefono rotto, durante una specie di festa dell’elettronica, chiamata Restart Party

A Firenze è attivo dallo scorso anno un gruppo di Restarter che ha già organizzato ben 5 Party di successo (…basti pensare che nel primo party furono riparati ben 20 kg di elettrodomestici)

Il prossimo Restart Party sarà Sabato 28 Marzo 2015 dalle 15:00 alle 18:00  c/o la Biblioteca Comunale di Scandicci in via Roma 38/a.

Se siete da quelle parti e avete degli oggetti da riparare portateli con voi in biblioteca. L’evento è GRATUITO e APERTO a tutti ed è organizzato con la collaborazione di  Libera Informatica, TerraNuova edizioni e Biblioteca di Scandicci. Per maggiori informazioni potete scrivere a   restartpartyfirenze@gmail.com

Aggiornamento:

A questo link potete trovare la mappa di tutti i Restart Party nel mondo. Fino ad adesso in Italia sono stati organizzati Restart Party in queste città: Matera, Firenze, Gorizia, Padova, Milano, Torino e Langhe/Roero

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Foto “Tooting Restart Party” by Restart Project – flickr

Grazie mille a Monticiana per il Liebster Award!

Apprendo con piacere che Nicoletta del blog “Monticiana” mi ha nominato per il Liebster award, il simpatico premio che permette di promuovere e conoscere nuovi blog.

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Mi attengo alle regole del premio che prevedono:

Ringraziare la blogger  che mi ha nominato.

Quindi grazie mille a Nicoletta per la nomina al premio, ma soprattutto per: raccontarci della sua vita in Bulgaria, delle avvenure del Piccolo Esploratore e delle avventure degli “Italiani in Italia” che spesso han più difficoltà e coraggio di chi parte…

Rispondere alle 10 domande sottostanti.

Se le risposte vi sembra di averle già lette non vi sbagliate: dato che ho già ricevuto il premio lo scorso Gennaio da Viola le risposte sono più o meno le stesse

– Perché hai aperto un blog?

E’ una storia lunga, di tanti anni fa. Volevo fare del volontariato ma le associazioni a cui sono iscritto hanno sedi lontane da casa mia… quindi ho pensato di fare qualcosa on line, col blog…

– Ci parli un po’ delle tue passioni?

Qui ci sarebbe da scrivere un sacco: viaggi, volontariato, letture, studio delle lingue, storia dell’arte, sport (fino a pochi anni fa podismo, adesso solo daoyin e tante camminate), collezionismo, tutela dei consumatori e in genere roba dell’area del consumo critico e dell’economia solidale…

– Quanto pensi che i commenti e le interazioni siano utili per un blogger e in che modo?

Molto: le statistiche e i commenti ti fanno capire le cose che interessano di più  i tuoi lettori, a volte se hai scritto qualche scemenza, ma soprattutto ti fanno conoscere tante persone interessanti…

– Di cosa parli nel blog?

Un po’ di tutto, dai consumi, al volontariato, allo sport, ai viaggi, alla salute, a quello che mi viene in mente o che leggo…

– Hai creato un rapporto di amicizia con altre blogger? Vi siete mai conosciute personalmente?

In modo virtuale ho rapporti d’amicizia con molti blogger, però l’unica che ho conosciuto di persona è Libera di Accanto al camino e devo dire che, nonostante sembri avere un carattere un po’ spigoloso, è proprio una gran bella persona!

– Come immagini il tuo blog tra due anni? Vorresti vederlo crescere/cambiare e in che modo?

Proprio non saprei… se guardo agli anni precedenti il blog muta da solo in base al mutare della mia vita. Ad esempio adesso non parlo più di running perchè sono fuori dall’ambiente. Dipende da quello che la vita mi riserverà in futuro…

– La cosa che sai fare meglio?

Posso scrivere “NIENTE”? Diciamo che cerco di fare perbenino alcune cose: l’informatico al lavoro, il padre e il marito a casa, nel tempo libero organizzare qualche viaggetto e poi… Boh! Se chiedete a quella santa donna di mia moglie lei vi direbbe: «in questo periodo la cosa che gli viene meglio è lamentarsi »

– Quanto tempo dedichi al tuo blog?

Come nelle ricette quanto basta…

– Come nascono i tuoi post?

In base a quello che leggo, vedo, sento… o a quello che mi capita nella vita privata…

– Un saluto a chi legge?

Buona fortuna a tutti! E grazie mille se siete arrivati fin qui… Vuol dire che (almeno adesso) avete del tempo da perdere! E per me è un grande onore che vogliate perderlo leggendo queste righe!

Nominare altri 10 blog

Adesso veniamo al punto più importante: nominare altri 10 blog per il premio. Tralasciando quelli che ho segnalato l’altra volta (qui l’elenco), cerco di nominarne 10 differenti fra quelli nuovi, in cui mi sono imbattuto recentemente e che secondo me meritano proprio l’award… Anche stavolta qualcuno resterà fuori ma non prendetevela:  ci saranno altre occasioni…

Comunicare la nomina ai 10 blog scelti.

Visto che con molti blog  siamo reciprocamente follower il post lo considero valido come notifica perchè non vorrei importunarvi tutti con e-mail o simili. Se poi se mi capiterà di commentarvi vi avviserò…

Grazie a tutti: vi abbraccio con affetto!

Marco

Siamo quello che abbiamo mangiato negli ultimi sette anni.

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Foto “Food cooked by me :)” by pallavi_damera – flickr

Un detto molto in voga fra salutisti e persone che curano la propria alimentazione è “Siamo quello che mangiamo“. Se chiedete a qualcuno come mai mangia biologico o vegetariano o macrobiotico o crudista, etc… è facile che, oltre ad eventuali motivi etici, giustifichi le sue scelte con la frase “Siamo quello che mangiamo“. Se ci pensiamo bene il nostro corpo lavora, si modifica e vive grazie ai piatti che mangiamo che poi, attraverso processo digestivo, vengono trasformati nei mattoncini con cui i nostri organi espletano le loro funzioni e soprattutto si rigenerano.

Quello che in tanti non sanno e che non sapevo nemmeno io fino ad una settimana fa, è che al nostro interno esiste un rinnovamento cellulare continuo, tanto che mentre noi pensiamo di essere sempre gli stessi, in realtà subiamo una rigenerazione cellulare totale di tutti gli organi ogni 7 anni. In pratica oggi non abbiamo più nessuna cellula di quelle che avevamo 7 anni fa…

Quindi, mentre noi pensiamo di essere sempre i soliti, in realtà ci siamo già rigenerati completamente più volte durante la nostra vita (nel mio caso 7 volte) e quindi il detto “siamo quello che mangiamo” andrebbe tradotto in “siamo quello che abbiamo mangiato negli ultimi 7 anni“. …E voi negli ultimi 7 anni con quanti mattoncini di cibo spazzatura avete rigenerato i vostri organi?

p.s. (1) Ho scoperto questa e altre notizie in un’interessante conferenza su “Alimentazione e Salute nella medicina occidentale e in quella tradizionale cinese”. Nei prossimi post vi racconterò altri spunti interessanti.

p.s. (2) Non mi chiedete niente dei piatti nella foto… è presa su Flickr e sono piatti preparati da una ragazza indiana. Mi piaceva per i colori e gli accostamenti.

Diamoci un taglio…

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Foto “Dentifricio e forbici / Toothpaste and scissors” by unpodimondo – flickr.

Il vostro dentifricio è davvero giunto alla fine. L’avete strizzato proprio tutto, addirittura con due mani! Scommettiamo che vi faccio lavare i denti almeno altre due o tre volte? E’ semplice: basta prendere le forbici e tagliare in due il tubetto. Se adesso provate a pescare con lo spazzolino il dentifricio rimasto all’interno scoprirete che potrete lavarvi i denti almeno un paio di volte… o forse anche di più!

La stessa cosa potete farla con una miriade di oggetti di uso quotidiano: dallo shampoo al sapone liquido, dal detersivo per i piatti a quello per la lavatrice, dal tubo della maionese al ketchup e così via… Vi siete mai chiesti perchè certi shampoo hanno il tappo arrotondato, oppure obliquo? Per impedirvi di capovolgere il contenitore e recuperare le ultime gocce di prodotto. Può sembrare una scemenza, eppure le aziende giocano anche su questi fattori… prima finite un prodotto e prima lo ricomprate. Se ne rimane un po’ nella confezione, che importa? Anzi, …meglio!

Leggevo su una rivista che alcune di queste confezioni, quando sembra che siano vuote, in realtà contengono ancora fino al 10% del prodotto… Voi pensate che il contenitore sia costruito in quel modo per un particolare design modaiolo e invece spesso è fatto per indurvi a ricomprare prima il prodotto…

Quindi tagliate, strappate, capovolgete, strizzate e raccogliete fino all’ultima goccia! Risparmierete ed eviterete che il prodotto non usato finisca tra i rifiuti e inquini l’ambiente!

Ho fatto il brodo (alla faccia del dado, del cuore di brodo e del liofilizzato)…

Premessa.

Rispetto a quelli dei giorni passati, questo post è decisamente frivolo e anche leggermente provocatorio, quindi scusatemi e non prendetevela. So già in anticipo che mi farò dei nemici fra i foodblogger e non solo…

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Foto “Brodo di pollo / Stock” by unpodimondo – flickr

Oggi ho fatto il brodo, che come insegna Günther, è la cosa più facile del mondo: si prende un pentolone d’acqua, ci si mette un sedano, una cipolla, una o due carote, del prezzemolo e si fa bollire per un’oretta (o anche meno). Se si vuole farlo di carne ci si aggiunge una coscia di pollo senza pelle, così che non venga grasso, oppure un pezzo di lesso, anche piccolo, …mica ci dobbiamo mettere un quarto di manzo. Se invece si  vuole farlo di pesce si buttano nel pentolone qualche testa e un po’ di lische et voilà… il gioco è fatto. Ora non resta che accendere il fuoco e mentre lui bolle si può fare altro: leggere un libro, fare un puzzle, un po’ di ginnastica, guardare un telefilm, magari pure fare l’amore. Intanto il brodo cuoce da solo e alla fine ci ritroviamo con la cena quasi pronta… Se poi la minestrina non vi piace, volendo possiamo usare il brodo per tirare su un risotto come Dio comanda e se ci avanza lo possiamo anche congelare per usi futuri.

Perchè ho scritto questo post? Perchè come mi giro sul web trovo dei/delle foodblogger che postano foto di ricette con ingredienti che fanno inorridire: ovunque dado, cuori di brodo, brodo liofilizzato. E poi dolci con la margarina, zuppe in busta,  barattoli di legumi precotti a iosa, nemmeno fossero Terence Hill e Bud Spencer nel selvaggio west. E tutti a commentare, con una certa ipocrisia: Bravo! Buono! Mmmh! Slurp!

Ognuno è libero di cucinare quello che vuole ma, sia per tutelarmi la salute (vedi altro post di Günther), che per gusto personale, in mancanza del brodo, prima di usare il dado, userei banalmente l’acqua calda. Il mio sistema cardiocircolatorio, prima della margarina userebbe centomila volte l’olio o magari il burro; oserei dire, giunto alla disperazione, perfino lo strutto. Ma la margarina no, proprio no! Allora tanto vale mangiare le merendine coi grassi idrogenati, non perder tempo ed evitare di sporcare la cucina. Se in casa, per nutrire i miei cari, devo usare gli ingredienti di McDonald’s, allora andiamo direttamente da McDonald’s, ci intasiamo le arterie allo stesso modo, senza dover spadellare e amen! …E se compriamo l’Happy meal ci regalano pure il balocchino!

Ora non chiedo che tutti i foodblogger siano come lei: abilissimi e raffinatissimi chef, fini conoscitori di tutti i presidi slow food e degli ingredienti più strani e nemmeno che (sempre come lei) conoscano le origini delle tradizioni culinarie di mezza Europa. Ma che facciano dei cibi semplici e gustosi, senza usare ingredienti spazzatura, mi sembrerebbe il minimo sindacale!

Oppure mi viene il dubbio che certi foodblogger siano come Cracco che, secondo me, non mangerebbe mai le patatine a cui fa la pubblicità! Cari foodblogger delle zuppe in busta, del brodo liofilizzato e dei fagioli in scatola mi auguro, per il vostro bene e la vostra salute,  che anche voi siate sponsorizzati profumatamente dalle multinazionali del cibo industriale e che non diate (per davvero) da mangiare ai vostri cari quello che pubblicate sul web!

E sei poi il brodo fatto in casa diventasse un gesto rivoluzionario contro l’omologazione del cibo industriale? …Hasta il brodino siempre!

p.s. anche se non sembra quella in blu sarebbe una ricetta…