Emergency a Firenze raccoglie telefonini vecchi.

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Foto “Dooky! Pick up the phone!!” by Matthijs – flickr

La sezione fiorentina di Emergency, come accaduto più volte anche in passato, ha ricominciato a raccogliere telefoni cellulari usati (anche rotti) che verranno poi girati ad una ditta specializzata per il corretto smaltimento e il recupero dei metalli contenuti (tra cui il famigerato coltan, causa di tante guerre in Africa). Tale ditta devolverà parte dei ricavi derivati dallo smaltimento ad Emergency per le azioni umanitarie nel mondo.

I cellulari possono essere consegnati presso il Bar del Circolo della Società di Mutuo Soccorso di Rifredi 1883 in via VITTORIO EMANUELE II n.303 a Firenze dove Emergency ha la sua sede fiorentina. Chi avesse dei telefonini da donare ma non può recarsi a Rifredi può contattare i volontari di Emergency Firenze alla mail info@emergency.firenze.it oppure chiamando il nr. 366 8186654.

Come va con l’amianto nelle tubature dell’acqua in Toscana?

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Foto “No amianto Publiacqua” dal sito dell’omonimo comitato.

A Novembre e Dicembre del 2014  pubblicai quattro post (primo, secondo, terzo e quarto) sul problema dei 225 km tubature in eternit e cemento-amianto degli acquedotti di Publiacqua che rilascerebbero fibre di amianto nell’acqua potabile di parte delle provincie di Firenze, Prato, Pistoia e Arezzo. A quasi tre mesi di distanza vediamo, tra alti e bassi, a che punto sono le cose.

La petizione su Change.org (che potete ancora firmare qui), per chiedere al Presidente della Regione Toscana di eliminare le tubature che rilasciano le fibre di amianto ha superato le 2.800 firme on line, alle quali vanno aggiunte anche quelle cartacee (ha firmato anche Piero Pelù).

A Dicembre nelle scuole di Agliana (Pt), paese in cui un terzo delle tubature è in amianto, in una riunione “infuocata” i genitori degli alunni hanno chiesto che nelle mense scolastiche del Comune venga servita l’acqua in bottiglia anzichè quella del rubinetto.

Dopo che per 18 anni le istituzioni hanno ignorato il Decreto Ministeriale del 14/05/1996 che impone la rapida sostituzione delle condotte in amianto e il continuo monitoraggio sulla presenza delle pericolose fibre nell’acqua, pressata dalla petizione, la Regione Toscana ha iniziato ad interessarsi del problema prevedendo un monitoraggio delle acque.

L’Autorità Idrica Toscana, dopo aver detto che i costi della rimozione dei 225 km di tubi in amianto sarebbero finiti sulle bollette degli utenti, è tornata sui propri passi dando ragione alla Campagna “No Amianto Pubiacqua”. I tubi verranno eliminati senza nessun aumento in bolletta, con un risparmio complessivo di circa 182 euro per ogni utente di Publiacqua.

A queste vittorie, per altro sulla carta, in quanto ancora non è iniziato ne’ il monitoraggio e nemmeno la rimozione dei tubi, sono corrisposti anche dei passi indietro come l’intervento dell’Assessore regionale all’ambiente Anna Rita Bramerini che, in consiglio regionale, avrebbe sostenuto che è bevibile un litro d’acqua con dentro 22.500 fibre di amianto, come si capisce da questo articolo apparso sul blog del Comitato:

Per Anna Rita Bramerini i cittadini toscani possono bere tranquillamente un litro di acqua contenente 22.500 fibre di amianto. Lo si evince dalla “rassicurante” risposta fornita in Consiglio regionale sulla vicenda delle tubature in amianto degli acquedotti toscani. E alla Campagna No Amianto Publiacqua questa risposta preoccupa molto, perché palesa un’evidente frattura tra la realtà e la classe politica della giunta guidata da Enrico Rossi.

L’assessore regionale all’ambiente, o chi la consiglia, ignora, ad esempio, la recente classificazione compiuta dall’Agenzia Internazione Ricerca sul Cancro (IARC) che si concentra e analizza tutte le forme di asbestosi sicuramente cancerogene per l’uomo (Gruppo 1) compresa quella derivante dall’amianto ingerito. I cancerogeni del gruppo 1 IARC, infatti, non hanno soglia: l’unica soglia possibile per la sicurezza dei cittadini è zero. Pertanto nell’acqua ‘potabile’ la concentrazione deve essere zero. […]

tratto dall’articolo “L’assessore Bramerini berrebbe un litro di acqua con “sole” 22.500 fibre di amianto?” pubblicato sul blog del Comitato “No Amianto Publiacqua”

Mentre vi invito a seguire le vicende sul blog ufficiale del Comitato (http://noamiantopubliacqua.wordpress.com) vi metto le mie impressioni su questo tema che mi sta molto caro, anche perchè alcuni di questi tubi arrivano vicino a casa mia e sono stato costretto a tornare alle bottiglie di minerale.

  • Il problema non è solo di Publiacqua (che serve Firenze, Prato, Pistoia e il medio Valdarno) ma di tutta la Toscana. Secondo Medicina Democratica (qui il post con i dati di tutte le città Toscane) in regione su  30.993,99 km di acquedotti ci sarebbero 1.859,87 km di tubazioni in eternit e/o cemento amianto.
  • Per assurdo, secondo lo stesso articolo, Firenze, città dove è scoppiata la polemica, è il comune dove c’è meno cemento amianto di tutti (1,43% dei tubi) mentre in altri Comuni, dove ci sono percentuali più alte (Pisa ha il 53,32%), tutto tace. Tacciono perfino i Cinquestelle che governano Livorno,  città col 35% di tubi in cemento-amianto.
  • Conclusione finale: il problema, salito alle cronache anche in altre regioni come l’Emilia Romagna, è sicuramente un problema sanitario nazionale che tende ad essere minimizzato, se non ignorato da tutta la politica, indipendentemente dai vari schieramenti. Servono quindi comitati di cittadini svegli che tengano alta l’attenzione su questo problema, senza abbassare la guardia. E pure blog che raccontino questi fatti. Insomma…diamoci tutti una mano a vicenda!

Doedorante spray fatto in casa.

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Foto “Pelos” by Adán Server – flickr

E’ tanto che non faccio un post sull’autoproduzione. Nel 2013 vi avevo già messo un articolo su come farsi in casa un deodorante in polvere usando ingredienti naturali (qui il post).

Oggi vi metto invece una “ricettina” per autoprodursi un deodorante spray che usa più o meno gli stessi ingredienti dell’altro (bicarbonato e olii essenziali) ma che forse è più pratico da usare.

Necessario:

  • boccetta con spruzzatore.
  • un bicchiere.
  • acqua (in base alle dimensioni della boccetta).
  • bicarbonato.
  • olii essenziali a piacere a seconda della fragranza che preferite.

Prendete un bicchiere o una tazza e metteteci più o meno la quantità di acqua che dovrebbe andare nella vostra bottiglietta: quella che ho usato io era da 50 ml. Scioglieteci il bicarbonato fino a quando la soluzione non sarà satura (cioè fino a quando il bicarbonato riuscirà a sciogliersi). Fate riposare la soluzione per circa 30 minuti e poi aggiungete 20 gocce di olio essenziale alla profumazione che più vi piace (limone, lavanda, rosa, salvia etc…).  A questo punto il deodorante è pronto e potete versarlo nella vostra boccettina con spruzzatore… Logicamente gli olii essenziali tenderanno a galleggiare sull’acqua, per cui basta agitare la bottiglietta prima di spruzzarsi.

Si tratta di un deodorante senza alcool dedicato anche per le pelli più delicate, fatto con soli ingredienti naturali… Come scritto nell’altro post non c’è da pretendere la durata 24h su 24h promessa dai deodoranti industriali, ma meglio spruzzarsi più volte qualcosa di sano… E poi visto il costo degli ingredienti potete anche abbondare!!!!!

Torna m’illumino di meno.

Logo M'illumino di meno dal sito di Caterpillar

Logo M’illumino di meno dal sito di Caterpillar

Domani, 13  Febbraio 2015 ritorna “M’illumino di meno”  la consueta giornata dedicata al risparmio energetico che da 13 anni è organizzata dalla trasmissione di RaiRadio2 “Caterpillar”.

Domani sera è chiesto a tutti di effettuare un piccolo gesto simbolico per la riduzione del consumo di energia elettrica. Ogni buona pratica va benissimo: da spegnere le luci in casa a sostituire una lampadina a incandescenza con una a led, a qualsiasi azione più o meno creativa che incarni lo spirito della giornata e contribuisca ad un uso delle risorse sostenibile e allo stesso tempo “luminoso”. Che ne dite ad esempio di una cena a lume di candela o di una passeggiata in centro sotto le stelle?

Trovate maggiori informazioni su questa pagina internet della trasmissione Caterpillar e potete segnalare il vostro piccolo gesto inviando una mail all’indirizzo millumino@rai.it

Mi raccomando, quando lasciate una stanza spegnete sempre la luce e, come diceva Nick Carter: “L’ultimo chiuda la porta!” (se questa non l’avete capita vuol dire che siete molto giovani… beati voi!)

La ghianda di Tsipras.

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Foto “Scrat’s cake” by marispring – flickr

Avete presente Scrat, lo scoiattolo dell’Era Glaciale? Ricordate cosa succede quando finalmente riesce a raggiungere la sua ghianda? Di solito tenta di piantarla nel ghiaccio o nella terra e subito si formano delle piccole crepe che piano piano si allargano a dismisura causando (a seconda del film) il frantumarsi dei ghiacci, l’eruzione di vulcani, fino ad arrivare alla deriva dei continenti.

La vittoria di Syriza alle elezioni greche e il conseguente tour per le capitali europee di Alexis Tsipras e di Yanis Varoufakis sono la ghianda di Scrat che produce le prime crepe in 30 anni di fede cieca nel neoliberismo. I greci stanno dicendo alla  troika che lo spread non è più una religione assoluta e che l’austerity non è più l’altare su cui sacrificare le vite umane dei cittadini europei! Insomma, non si può uccidere lo stato sociale per salvare le banche dalla crisi causata dalle loro stesse speculazioni finanziarie! La Germania può fare la voce grossa e far finta che “va tutto bene madama la marchesa (Merkel)”, ma già da ieri due prime crepe si sono fatte intravedere:

  • Putin ha invitato Tsipras a Mosca e non è difficile intuire che la Russia (che rimane una superpotenza anche economica) potrebbe concedere ad Atene  gli aiuti che la Germania gli vorrebbe negare. Non va dimenticato poi che Russia e Grecia sono due paesi “fratelli” legati dalla stessa religione ortodossa e che a Putin questa mossa potrebbe tornare comoda sullo scacchiere europeo.
  • Ieri sera c’è stata in piazza del Parlamento ad Atene una manifestazione autoconvocata via social network di 10.000 cittadini che hanno protestato fermamente contro i diktat della troika rivendicando la propria dignità di persone e di popolo greco. E soprattutto, per la prima volta da almeno 5 anni, non c’era la polizia a manganellarli!

Son piccole crepe: il futuro ci dirà quanto si espanderanno…

Per approfondire:

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Foto “5 February 2015 @ Athens , Greece” by Fanis Xouryas – flickr

Il Salvagente: comunque vada, che brutta fine!

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Foto “Il salvagente” by Gianna Ferretti – flickr

Come ho scritto più volte su questo blog sono (ero) abbonato alla rivista settimanale dei consumatori “Il Salvagente”. Cominciai a comprarla oltre venti anni fa, quando era un supplemento del quotidiano “l’Unità” che leggevo in corriera nei miei trascorsi da pendolare, quando facevo 80km al giorno per andare e tornare dal lavoro. Quando poi “Il Salvagente” divenne una rivista autonoma mi abbonai e sono rimasto abbonato fino allo scorso 15 Dicembre 2014 in quanto la ritengo (ritenevo) una rivista molto utile per la tutela di noi poveri consumatori. Più volte i suoi consigli mi sono stati utili nella vita di tutti i giorni: dalle dichiarazioni dei redditi, alle ricette, a consigli su acquisti…

Quest’anno non mi è arrivato a casa il consueto bollettino di conto corrente postale per il rinnovo dell’abbonamento. Ho pensato ad un disguido postale e così, da buon cittadino, il 29 Dicembre 2014 ho preso un bollettino bianco l’ho riempito e sono andato alla posta per rinnovare il mio abbonamento e per esser furbo l’ho fatto come “sostenitore” alla cifra di 60€. Tornato a casa ho mandato fiduciosamente le ricevute all’Ufficio abbonamenti rimanendo in attesa di conferma del rinnovo e della nuova copia della rivista che, come dichiarato dal direttore sull’ultimo numero del 2014 (nr.47), sarebbe dovuta arrivare agli abbonati lo scorso 8 Gennaio.

E invece che è successo? E’ successo che dopo due giorni,  il 31/12/2014 appare sul sito della rivista (sito attualmente chiuso) il seguente comunicato:

Stop a Il Salvagente e a Il Salvagente.it, la coop è in liquidazione.

Care lettrici, cari lettori,
quella che vi diamo è una notizia che non avremmo mai voluto comunicarvi. Il Salvagente e Il Salvagente.it sono in liquidazione amministrativa coatta.
Finisce, dunque, la storia di 22 anni, che ha accompagnato la nostra cooperativa e che ci ha permesso per tanto tempo di mandare in edicola un settimanale e, negli ultimi anni, di pubblicare anche un quotidiano on line, gestito (realtà quasi unica nel nostro paese) da una cooperativa di giornalisti e di poligrafici. […]

La nostra cooperativa, infatti, proprio in virtù del conto economico negativo è stata posta, come dicevamo all’inizio, in liquidazione coatta amministrativa e nelle ultime ore ci è stato imposto anche lo stop alle pubblicazioni. Un evento improvviso che non ci ha consentito neppure di avvertirvi attraverso il giornale.[…]

Quanto all’abbonamento siamo coscienti del danno che questa interruzione provocherà ai cari abbonati del settimanale. Da parte nostra, come potrete immaginare, ce la metteremo tutta per far sì che possano tornare a ricevere e a leggere il Salvagente il più presto possibile. La nostra convinzione, lo ripetiamo, è che nel nostro paese ci sia ancora bisogno e spazio per uno strumento di informazione come questo.[…]

tratto dal comunicato pubblicato sul sito Internet de “Il Salvagente” il giorno 31/12/2014 (attualmente sito non più online)

Se la chiusura mi dispiace tantissimo, soprattutto per i lavoratori de “Il Salvagente” e per le loro famiglie, alle quali va tutta la mia solidarietà, il metodo con cui è avvenuta e la totale mancanza comunicazioni e  di rispetto verso gli abbonati la reputo non degna di una rivista che come scopo principale avrebbe avuto quello di tutelare i consumatori. Insomma, credo che certe situazioni non siano proprio improvvise… potevano avvertire almeno gli abbonati con un po’ di anticipo. Magari col sostegno dei lettori poteva essere fatta una colletta o come si chiama ora, un crowdfunding, per non arrivare alla chiusura. I 60€ che forse ho buttato nel cesso il 29/12/2014 li avrei tirati fuori in anticipo e magari pure con qualche euro in più se fossero serviti per non chiudere così in malo modo.

Dopo che i siti del Salvagente sono stati chiusi leggo oggi su Articolo 21, un comunicato della redazione del quale metto uno stralcio e che racconta i contorni di quella che definirei una tipica storia “all’italiana”

“Il Salvagente a Fago, i lavoratori a casa”

[…]La testata è stata posta in liquidazione coatta amministrativa il 3 novembre scorso. Il Commissario liquidatore nominato dal Ministero dello Sviluppo Economico, il dottor Stefano Battistini, non appena insediato e senza mai incontrare l’assemblea dei lavoratori, ha deciso dapprima la sospensione delle pubblicazioni e poi in tutta fretta, prima delle festività natalizie, ha avviato le procedure di licenziamento collettivo di tutti i dipendenti, giornalisti e poligrafici, della Cooperativa.
Stupisce che questa decisione sia stata presa subito dopo aver ricevuto una proposta di acquisto della testata da parte di Editoriale 90, che fa capo all’imprenditore Matteo Fago, e che lo stesso Commissario non abbia promosso un incontro tra l’acquirente e i lavoratori nel tentativo di salvaguardare il maggior numero di posti di lavoro.
Inoltre, di fronte alla richiesta dei giornalisti dipendenti di attivare le tutele sociali riconosciute dalla legge in questi casi, ossia la cassa integrazione a zero ore per cessazione di attività aziendale, il liquidatore, Stefano Battistini, si è inspiegabilmente rifiutato di acconsentire favorendo in questo modo esclusivamente gli interessi dell’azienda di Fago, che potrebbe aggiudicarsi la testata a un prezzo stracciato senza i lavoratori che ne hanno costruito la storia.
Il futuro dei giornalisti della Cooperativa Il Salvagente è ora nelle mani del Ministero del Lavoro che incontrerà nei prossimi giorni le rappresentanze sindacali dei lavoratori.
Esprimiamo, infine, la nostra solidarietà ai colleghi di Left che stanno vivendo un momento drammatico come il nostro, alle prese con lo stesso imprenditore e con lo stesso progetto di acquistare la testata lasciando a casa la redazione che da anni, con molti sacrifici, manda avanti il settimanale.

Comunicato pubblicato su Articolo 21 il 14/01/2015

Su Globalist.it (qui l’articolo) scrivono che la testata de “Il Salvagente” sarà messa all’asta domani e che anche i redattori vi parteciperanno. Cari redattori vi auguro di tutto cuore di farcela e di tornare presto in edicola e nella mia buca delle lettere. Dato che ho un abbonamento sostenitore in corso per il 2015 vorrei che il giornale fosse fatto ancora dalle stesse persone che l’hanno fatto da 22 anni. Visto quello che sta succedendo a Left e a l’Unità (vedi articolo di Repubblica) preferirei proprio che il Salvagente non finisse nelle mani di Matteo Fago. Coraggio! In bocca al lupo!

P.S. 1 – “Carta”, “Diario”, “Left-Avvenimenti”, “E-il mensile”, “Il Salvagente”… possibile che a sinistra prima o poi debbano tutti chiudere? E io da ora in poi cosa leggo?

P.S. 2 – Leggo anche che ieri ha chiuso il bellissimo blog della mia amica Libera! Oh gente! In questo 2015 fra attentati, malattie, amici che ci lasciano, giornali e blog che chiudono non c’è una notizia buona che sia una! Almeno tu Libera non dargliela vinta e non mollare! Se non avessi disabilitato i commenti te ne avrei scritte 4 sul tuo blog! Un abbraccio… e ripensaci!!!!!!!

Piccolo regalo di Natale: il Calendario del Cambiamento 2015.

Foto Copertina "Calendario del cambiamento 2015"

Foto Copertina “Calendario del cambiamento 2015″

 

Volete un regalo di Natale gratuito, utile, interessante e che vi farà ricordare per tutto il 2015?  Potete cliccare sulla foto sopra o sul link sotto per scaricare e stampare il “Calendario del Cambiamento 2015“. Si tratta di un calendario ideato e curato da Kelios Bonetti con il coinvolgimento di numerosi attivisti e realtà associative che parla di transizione, decrescita, pubblicità ingannevoli, sistema bancario, gas, km zero, sostenibilità, filiera corta, monete alternative, banca del tempo, energie rinnovabili, cambiamento climatico, permacultura, cohousing, autocostruzione, autoproduzione, e tanto altro. E’ una sorta di “Frate Indovino” in pdf che potete spedire per email ad amici e parenti o che potete stampare e regalare liberamente… con l’unica accortezza che dovete DIFFONDERLO GRATUITAMENTE.

E quindi anch’io aderisco all’iniziativa e vi “regalo” questo simpatico calendario…

Scarica  qui il Calendario del Cambiamento 2015

Se vi piace e magari volete partecipare alla stesura del calendario 2016 con critiche, idee, articoli, citazioni potete scrivere all’indirizzo calendariodelcambiamento@gmail.com