Roma: sgomberi, migranti e violenza…

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Foto “Souvenirs” by Alexander Edward – Flickr

Tornato dalle ferie e ripreso il solito tran tran quotidiano, avevo messo mano a due o tre bozze di post da pubblicare sul blog. Mi sono però imbattuto in un bellissimo articolo scritto dalla giornalista Francesca Fornario sul caso degli sgomberi dei migranti a Roma della scorsa settimana e mi è sembrato giusto condividerlo, perchè secondo me merita… Buona lettura!

“Migranti Roma, agli sgomberi io c’ero e ho visto chi sono i violenti” di Francesca Fornario

“Devono sparire, peggio per loro. Se tirano qualcosa spaccategli un braccio“, grida il poliziotto durante lo sgombero. Il bilancio delle cariche a piazza Indipendenza sarà infatti di piedi e nasi rotti, lividi che passeranno e ferite che no, perché si cancella il sangue dall’asfalto ma non il segno che lascia assistere, da bambino, alle manganellate inflitte a tuo padre dai poliziotti armati che irrompono in casa all’alba (è questo che ricorderanno le decine di bambini portati via a forza dallo stabile in cui vivevano da cinque anni).

E tutti, sui social, a prendere le parti, convinti da una narrazione giornalistica sciatta e in malafede che le parti in campo fossero poliziotti contro migranti, “Che però uno ha lanciato una bombola del gas”. “Che però era vuota”. Convinti che tra loro vadano cercati i violenti. Le testimonianze dei presenti circolano secondo la risonanza che trovano: “Ma quella donna l’hanno sbattuta a terra con l’idrante e poi le usciva il sangue dal naso e da un’orecchio!” (commento su Facebook). “La carezza del poliziotto a una migrante disperata” (home page di Repubblica).

A piazza indipendenza io c’ero. Avrei potuto scrivere ieri di quello che ho visto, ho preferito scrivere oggi di quello che so, perché temo che si scriva solo degli effetti e non delle cause; solo della violenza in piazza – raccontata con parole sbagliate: “gli scontri”, che in realtà sono cariche, una parte armata ne carica una disarmata – e non, invece, della violenza più impetuosa e virulenta che innesca le cariche, generando l’esclusione sociale che porta alle occupazioni abusive e agli sgomberi.

Il termine “violenza” ha, sul vocabolario, due sfumature di senso. Violenza è la furia aggressiva delle cariche e dei manganelli, quella di quando chi la esercita e chi la subisce vengono immortalati nella stessa inquadratura, consentendo a chi commenta la foto sui social di discettare su chi ha aggredito chi. Ma questa violenza di piazza non esisterebbe senza quell’altra, più esecrabile perché esercitata da chi avrebbe il compito di “rimuovere gli ostacoli che limitano l’uguaglianza tra i cittadini e impediscono il pieno di sviluppo della persona”, come recita la Costituzione. La violenza dei poliziotti non si abbatterebbe sui profughi, sugli studenti, sui lavoratori in sciopero se non fosse preceduta dalla violenza dei governanti: dall’abuso, la prevaricazione, la violazione del diritto. “Violenza” è violare la Costituzione che contempla la casa e il lavoro tra i diritti fondamentali – come il diritto dell’esule a ricevere protezione – bloccando l’assegnazione delle case popolari e sbloccando le concessioni edilizie ai palazzinari.

Violenza è la prevaricazione dei molto ricchi sui molto poveri, il privilegio metodicamente concesso per legge ai più facoltosi, anche tra gli immigrati: gli stranieri con grandi patrimoni vengono invitati a stabilire in Italia la residenza godendo di un formidabile sconto sulle tasse per poter fare la bella vita; gli stranieri senza grandi patrimoni vengono respinti nei paesi dai quali fuggono per sopravvivere. Questa violenza feroce non si accanisce solo sui migranti ma sui poveri in genere, perché il potere – a differenza dei poveri cristi che umilia e perseguita – non è razzista: è classista. Agli sceicchi arabi le istituzioni destinano lo scudo, ai profughi eritrei il manganello, a chi costruisce ville abusive lo scudo e ai senza tetto che occupano uno stabile abbandonato il manganello.

Mai il contrario: avete mai visto la polizia caricare i banchieri che truffano i pensionati o pestare gli industriali che sfruttano i lavoratori? “Creare le condizioni minime di uno Stato sociale, concorrere a garantire al maggior numero di cittadini possibile un fondamentale diritto sociale, quale quello all’abitazione, contribuire a che la vita di ogni persona rifletta ogni giorno e sotto ogni aspetto l’immagine universale della dignità umana, sono compiti cui lo Stato non può abdicare in nessun caso”, recita una sentenza della Corte costituzionale (n. 217 del 25 febbraio 1988).

Questo “diritto inviolabile all’abitazione” viene invocato per il miliardario che non paga tasse sulla prima casa e calpestato per l’esule del quale le istituzioni dovrebbero farsi carico: violato per l’esule sotto protezione come per il cassaintegrato sotto sfratto, per il precario che vive con i genitori perché senza un contratto stabile la banca non concede il mutuo e via elencando le miserie dei miseri che si accaniscono gli uni contro gli altri invece di coalizzarsi per ribellarsi a chi li riduce in miseria.

La violenza andata in scena a Roma – e nel resto del Paese – è questa. La sistematica difesa del privilegio, il pervicace oltraggio del diritto. Sono queste le cause dell’emergenza abitativa che – come ho scritto qui – non è un’emergenza: non è un accidente imprevisto ma è il frutto di precise scelte politiche. È vile prendersela con chi per disperazione ha lanciato una bombola, è troppo comodo prendersela solo con la Polizia. Bisogna condannare i violenti che hanno fermato l’assegnazione delle case popolari esistenti e impedito che se ne costruissero di nuove con fondi già destinati e su aree pubbliche di piccole dimensioni perché “Siamo contro il consumo di suolo” e, contemporaneamente, hanno accordato ai privati il permesso di cementificare 20 ettari di suolo per costruire lo stadio.

Con i violenti che tolgono un tetto sopra la testa a decine di famiglie per restituirlo a un fondo immobiliare che ne farà un centro commerciale. Con i violenti che hanno scritto e votato una legge concepita allo scopo di respingere gli esuli lasciandoli morire in mare e nelle carceri libiche. Con i violenti che hanno scritto e votato una legge che consentire lo sfruttamento dei richiedenti asilo (è di ieri il caso della cooperativa di Treviso che proponeva alle aziende del territorio ragazzi “gentili, umili, volenterosi, con un’ottima resistenza fisica e che non avanzano alcuna pretesa dal punto di vista retributivo, professionale o di turnazione” disposti ad accettare una paga di 400 euro al mese), ultima di molte leggi violente scritte per consentire lo sfruttamento di tutti i lavoratori.

I violenti sono quelli che mandano in pensione a 68 anni un metalmeccanico che lavora all’altoforno – condizione che determina una riduzione dell’aspettativa di vita di sette anni – e non ci mandano affatto un precario. Sono quelli che poi mandano la polizia a caricare migranti, metalmeccanici e precari. “Devono sparire”, ha detto ai suoi il poliziotto riferendosi ai rifugiati, come direbbe un netturbino diligente dei mozziconi di sigaretta. La violenza delle manganellate contro gli inermi è l’inevitabile conseguenza del reagire alla povertà come si reagisce allo sporco sui marciapiedi, trattando gli esseri umani peggio delle cose: picchiando i primi per proteggere le seconde.

Le manganellate, quando si affida la gestione del disagio abitativo a persone armate di manganello, non sono un incidente. La violenza non è un incidente. È il nuovo – vecchissimo – imperativo morale del potere. Dopo il fascismo, avevamo scritto una Costituzione che aveva tra gli scopi più nobili quello di combattere le disuguaglianze e la povertà. L’abbiamo tradita per combattere i poveri. Con una furia che oltre che ignobile è demenziale: dopo 20 anni di leggi e politiche che hanno diligentemente concesso sconti e agevolazioni fiscali ai ricchi, precarizzato il lavoro, compresso i salari e i diritti, alimentato le speculazioni immobiliari, fermato l’edilizia popolare, tagliato i servizi e l’assistenza mentre si acquistavano cacciabombardieri tornado, i poveri sono triplicati. Sono quasi cinque milioni gli italiani in povertà assoluta, circa otto quelli in povertà relativa, più di dodici quelli che rinunciano alle cure mediche perché non possono permettersele. Gli stessi che hanno votato e scritto le leggi che hanno moltiplicato i poveri, sguinzagliano in strada i poliziotti per farli sparire.

A Roma la polizia è stata schierata contro i profughi senza casa, in difesa del capitale di un fondo immobiliare, a conclusione di un ciclo storico coerente: prima abbiamo invaso e saccheggiato l’Etiopia e l’Eritrea, depredato quei paesi di ogni risorsa, riducendo in schiavitù donne e bambine. Poi abbiamo armato e finanziato il regime di un dittatore sanguinario come Afewerki, accusato dall’Onu di crimini contro l’umanità. Infine, abbiamo sfrattato i profughi etiopi e eritrei che la legge ci impone di accogliere e proteggere (la legge, non il buon cuore) e manganellato quelli che resistevano allo sfratto. Il tutto, da un secolo a questa parte, per accumulare ricchezze nelle mani di pochi sempre più ricchi a scapito dei molti sempre più poveri.
La violenza inferta ogni giorno da chi dovrebbe proteggerci è questa e il razzismo, oggi come allora, è solo il veleno iniettato alle masse attraverso la propaganda mediatica per evitare che ogni povero si accorga che ogni altro povero gli somiglia.

P.s.: Qualche giorno fa, preoccupati per l’attacco alle Ong, abbiamo scritto un appello. Lo abbiamo firmato quasi in quindicimila. Tra i primi, lo hanno condiviso Erri De Luca, Vauro, Michela Murgia, Padre Alex Zanotelli, Tomaso Montanari, Anna Falcone, Alberto Prunetti, Moni Ovadia, Marco Revelli, Livio Pepino, Marta Fana, Christian Raimo, Mauro Biani, Giulio Cavalli, Alessandro Gilioli. Tanti i portavoce di associazioni e le realtà di base impegnate nell’accoglienza, da Filippo Miraglia dell’Arci a Giuseppe De Marzo di Libera; Monica Di Sisto di Stop Tiip e Ceta, Patrizio Gonella di Antigone, Domenico Chionnetti della Comunità Don Gallo, Baobab Experience, l’Ex-Opg occupato di Napoli, la Casa Internazionale delle Donne, Tpo Bologna e Labas occupato, sindacati come Si Cobas, i segretari di molti partiti che mettono la questione sociale tra le priorità: Maurizio Acerbo di Rifondazione, Nicola Fratoianni di Sinistra Italiana, Giuseppe Civati di Possibile, DeMa: il movimento di Luigi De Magistris, gli europarlamentari de L’Altra Europa, tantissimi comuni cittadini, ricercatori, persone impegnate nell’accoglienza. La nostra preoccupazione non sembra condivisa dalla maggioranza delle persone. Non lo era nemmeno quella dei professori universitari che si opposero a Mussolini rifiutandosi di aderire al Fascismo: furono appena 12 su 1250. Moltissimi altri cambiarono idea, col tempo.

È qui, vi invito a firmarlo: www.progressi.org/iopreferireidino

Articolo “Migranti Roma, agli sgomberi io c’ero e ho visto chi sono i violenti” di Francesca Fornario pubblicato il 26 Agosto 2017 sul sito de “Il fatto quotidiano”

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Cos’è la sinistra…

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Foto “Sono un pedone” by Elena Torre – flickr

Stavo leggendo on line le solite considerazioni post-elettorali su chi ha vinto e chi ha perso alle amministrative dell 11 Giugno. Tra una marea di articoli fotocopia con le solite analisi da tre soldi, mi ha colpito un post bellissimo di Massimo Pillera pubblicato su “Il fatto quotidiano”. E’ stata una sorpresa perchè il titolo non prometteva niente di buono: “Sinistra renziana e follia grillina, perché i partiti italiani soffrono di ludopatia” e invece il contenuto va aldilà del risultato di questi giorni.  Vi metto alcuni stralci, togliendo i riferimenti alle elezioni di questa settimana, per dimostrare che il bello di questo articolo è l’essere universale e senza tempo…

“Sinistra renziana e follia grillina, perché i partiti italiani soffrono di ludopatia” di Massimo Pillera.

Jeremy Corbyn e Bernie Sanders ci danno una lezione storica che dovremmo mettere a frutto qui da noi. Le loro storie ci interrogano sul significato profondo di una domanda: cosa significa vincere o cosa significa perdere, in questa epoca? E’ un vincitore Donald Trump che oggi viene chiamato a chiarire al popolo americano se ha mentito? E’ un perdente Bernie Sanders che ha riempito di poster le stanze dei giovani americani, manco fosse il leader di una band rock? […]

Chi vince, quando muoiono in mare donne e bambini, considerati macchioline colorate sui sonar? Chi perde quando da un grattacielo di Shangai un manager senza sonno festeggia il suo ennesimo miliardo di utile pronto a svanire dopo pochi giorni nel caos dei grafici di borsa? […] Non esiste la vittoria come non esiste la sconfitta. Sono solo nostre semplificazioni, convenzioni mediatiche di cui ci serviamo per dare risposte all’ansia dei popoli che non sopportano i pareggi. […] La vita come un gioco, una gara che si vince o si perde, dimenticandosi che la vita si vive e basta… questo ci è concesso a noi umani.

La sinistra, quella vera, quella che magari è lenta ed ha il passo di chi sale in montagna, ha abbandonato la ricerca della vittoria a tutti i costi. Non si vince e non si perde. Si esiste e basta e si lotta e basta. La lotta di oggi può anche sembrare una sconfitta, ma la vecchietta che si arrampica sul bidone della differenziata per buttare nel contenitore del vetro la sua bottiglia, o il bambino che riprende il papà che butta il fazzoletto per strada, alla fine sono le vere vittorie. […]

La sinistra, vincerà perdendo, non è un suo difetto, è la sua essenza costitutiva. La sinistra unica entità non contagiata dalla ludopatia politica, avrà sempre un suo Corbyn, un Mandela, un Sanders, un Mujica, un Che sulle magliette, che riempiranno le stanze di giovani sognatori. E ci sarà sempre, lì dove si lotta contro una trivella o per salvare una spiaggia, o ad allungare un braccio per mettere in salvo qualcuno disperso in mare, o a somministrare un pasto caldo in una mensa, o a tenersi il volto in lacrime quando il monitor dice con la sua linea piatta che la vita è finita e bende e medicinali nell’ospedale non sono bastati per salvare il bambino finito sotto una qualsiasi maceria. La sinistra ci sarà sempre, perché sa bene che la vita non è un gioco, ma è la vita e basta. E’ uguale e bella per tutti. Sovrasta ogni altro valore.

Tratto dall’articolo “Sinistra renziana e follia grillina, perché i partiti italiani soffrono di ludopatia” di Massimo Pillera pubblicato su “Il fatto quotidiano”.

Se poi volete capire cosa c’entrino Renzi e Grillo con tutto ciò cliccando sul link potete leggere l’articolo completo…

AGGIORNAMENTO DEL 15/06/2017
Come avete visto sono indietro (di qualche post) nel rispondere ai commenti di tutti, perciò faccio qui una precisazione che vale per tutti coloro che stanno commentando questo post. La Sinistra per me é: Emergency, Amnesty International, i No tav, i contadini di Genuino clandestino e di Mondeggi, i No ttpi e i No Ceta, i No muos, Libera, il Commercio equo e solidale, la Banca Etica, Medici senza frontiere, Oxfam, Mani Tese, Emmaus, Survival International, Movimento Shalom, quelli di Stop Glifosato, quelli di Comune-info.net, gli spacciatori di pasta madre, gli inventori dei Kostnix, i Bookcrosser, i ciclisti di Critical mass, i Gruppi d’aquisto Solidale, etc…, etc… E quando penso a personaggi di sinistra penso a Gino Strada, Erri De Luca, Ascanio Celestini, Alex Zanotelli, Roberto Saviano, Don Ciotti, Pepe Mujica, Vandana Shiva, perfino Thich Nhat Hanh e poi il più a sinistra di tutti, quel gesuita tutto vestito di bianco… come si chiama? Quello argentino che abita a Roma? Ah si… Jorge Mario, detto Francesco per i compagni!

Firenze: iniziative e solidarietà al Negozio di Natale di Emergency.

Foto tratta dalla pagina Flickr di Emergency Firenze

Foto tratta dalla pagina Flickr di Emergency Firenze

Natale solidale

Natale solidale

Per alcuni giorni abbandono i consueti post del blog per segnalare alcune iniziative di solidarietà in vista del prossimo Natale che, come negli anni passati, saranno caratterizzati dall’albero sbilenco di questo bollino giallo…

Inizio con i Negozi di Natale di Emergency che quest’anno sono ospitati nelle seguenti città: Milano, Roma, Bari, Bologna, Brescia, Catanzaro, Ferrara, Firenze, Forlì, Genova, L’Aquila, Livorno, Napoli, Padova, Torino e Trento. A questi si aggiungono banchini ed iniziative varie, organizzati dai volontari in tutta Italia: sono così tanti che vi rimando a questa pagina sul sito nazionale di Emergency.

A Firenze in negozio di Natale di Emergency anche per quest’anno è ospitato nei locali della Provincia in via de’ Ginori 14 (zona San Lorenzo) con i seguenti orari: dal lunedì al venerdì dalle 13.00 alle 19.00 – sabato, domenica e festivi dalle 10.00 alle 19.00 (il 24/12 chiusura anticipata ore 18.00). Potete trovare un sacco di oggetti da regalare: i gadget ufficiali, i prodotti di artigianato tipico dei paesi in cui è presente Emergency e molti prodotti dei donatori locali e nazionali (vini e alimentari, cosmetici, abbigliamento, accessori, giocattoli e oggettistica). Ci sono stato nelle scorse settimane e mi sono comprato: l’agenda 2016 di Emergency, delle t-shirt, della cioccolata e altri regalini…

Il negozio di Firenze ospita anche varie iniziative, tra cui mi piace segnalare:

Giovedì 17 Dicembre ore 18.00 presentazione del libro “Zona Rossa” di Roberto Satolli e Gino Strada. Sarà l’occasione per proporre una riflessione sul tema dell’accesso alle cure mediche libere, eque e senza discriminazioni. Interverranno:

  • Dott. Roberto Satolli, autore del volume. É medico, giornalista e consulente scientifico di Emergency
  • Prof. Marcello Buiatti, ordinario di Genetica all’Università di Firenze.  Autore di numerose pubblicazioni su Biotecnologie e Biodiversità
  • Anna Meli, giornalista e direttrice comunicazione COSPE

C’è poi una divertente iniziativa: “COMMESSI PER UN GIORNO” dove un personaggio pubblico per un pomeriggio starà alla cassa come un volontario-commesso… Questi i prossimi appuntamenti:

La guerra non è la risposta… ma per fortuna ci sono altre risposte!

Foto "Tribute to Paris" by Chris Willis - flickr

Foto “Tribute to Paris” by Chris Willis – flickr

E’ difficile scrivere sugli attentati di Parigi, soprattutto da quando si è aperto in tv e sui giornali il circo degli opinionisti, di alcuni dei quali sinceramente ne avremmo fatto a meno: tanto per fare alcuni esempi D’Alema, Gasparri, Belpietro e perfino la D’Urso.

L’unico che mi è parso sincero è stato Papa Francesco quando, intervistato telefonicamente da Tv2000 Sabato mattina, non ha fatto che ripetere più volte la  frase: «Non è umano». Non credo ci sia altro da aggiungere se non che sono ancora troppe le cose che «Non sono umane»… Non sono umani i terroristi che si fanno saltare in aria e uccidono tanti innocenti e non sono umani i droni americani che bombardano un ospedale di Medici senza Frontiere. Non è umano uccidere i bambini in Ucraina e nemmeno in Siria perchè le bombe non sono mai giuste. Non sono umane le guerre e guerriglie sparse per il mondo: dalla Somalia alla Cecenia, dalla Nigeria all’Iraq, dal Pakistan al Sudan.  Insomma, non francesizzerò la mia foto su Facebook se non mi metteranno a disposizione anche le bandierine degli altri popoli che nel mondo sono sotto le bombe!

Mi sono chiesto più volte cosa fare in questi momenti. E’ inutile dire che tutto sarà come prima, perchè non è vero. Quante persone fino a pochi giorni fa sono state all’Expo? Ci ritornerebbero oggi se fosse ancora aperto? Mia figlia venti giorni fa è andata al Forum di Assago a vedere gli European Mtv Award. Se li rifacessero oggi non so se ce la manderei: forse si, ma poi non ci dormirei la notte… Immaginatevi dunque come sono contento che Firenze, i prossimi 26 e 27 Novembre 2015, ospiti il vertice Nato regalatoci dal nostro caro ex-sindaco…

Se il post finisse qui ne uscirebbe una tragedia totale e invece ho avuto la fortuna di imbattermi in un bell’articolo di Jacopo Fo, pubblicato su Cacao 4 giorni fa, intitolato “Servono più pacifisti sulle barricate!“. Dopo aver elencato tutti i mille motivi per essere tristi e preoccupati, Jacopo Fo riesce anche ad elencare pochi ma eccellenti motivi di speranza per gli anni a venire… Se avrete la pazienza di leggerlo tutto, scoprirete che perfino i nostri/vostri blog, se usati in modo intelligente, sono mezzi che portano verso un futuro di pace e sviluppo e che le barricate su cui i lavorano i nuovi pacifisti sono molto particolari. Hanno i nomi di migliaia di onlus, di gruppi d’acquisto solidali, di ciclofficine, di coloro che si occupano di fotovoltaico e ambiente, di bookcrossing, di wikipedia, di linux, di commercio e finanza equosolidali, dei contadini di genuinoclandestino e di molte altre piccole attività lavorative e/o di volontariato che vanno verso un’economia solidale e collaborativa…

Insomma, quando con i nostri/vostri blog condividete informazioni e buone pratiche per il bene comune (postare stupidi insulti o foto di gattini non vale) state lavorando per la pace e contro il terrorismo perché, come diceva Tiziano Terzani

[…]  il problema del terrorismo non si risolverà uccidendo i terroristi, ma eliminando le ragioni che li rendono tali. […]

dalla lettera di Tiziano Terzani a Oriana Fallaci del 2001

Un applauso a tutte le librerie che non vendono il libro di Schettino.

.Foto "Cristiana Ricci, titolare insieme al padre della 'Libreria Marradi'" tratta dal sito de Il Tirreno.

Foto “Cristiana Ricci, titolare insieme al padre della ‘Libreria Marradi’” tratta dal sito de Il Tirreno.

In uno degli ormai consueti tristi giorni in cui la politica (anche quella “nuova” e “rottamatrice”) continua a dare il peggio di sé col salvataggio di Antonio Azzollini (qui un articolo) vorrei dedicare un post ad una bella notizia di alcune settimane fa… perchè, grazie a Dio, esiste anche un’altra Italia!

La notizia ha il volto solare e pulito di Cristiana Ricci, una giovane venticinquenne,  titolare col padre della “Libreria Marradi” di Livorno che ha deciso di non vendere il libro di Francesco Schettino per rispetto alle 32 vittime della strage della Concordia. Questo è quello che ha detto al quotidiano “Il Tirreno”

“La libraia anti Schettino non vende il libro del comandante: ‘Rispetto per le vittime della Concordia’ ” di Giulia Mancini tratto da “Il Tirreno”

[…]“Abbiamo semplicemente messo un cartello in vetrina, non un modo per farci pubblicità, semplicemente per informare la clientela che se cercano il libro di Schettino devono rivolgersi altrove –spiega Cristiana- noi non ci vogliamo rendere complici della giustificazione di un uomo che ha causato la morte di trentadue persone, di trentadue famiglie distrutte dal dolore, per un inchino, per una manovra azzardata”. […]

“C’è chi ha detto che è stato inutile mettere fuori un cartello dal momento che comunque nessuno avrebbe comprato il libro –racconta Cristiana Ricci- ma in realtà non è così, intorno a queste tragedie spesso nasce una curiosità morbosa, pensiamo a tutti coloro che si sono fatti le foto davanti alla nave affondata, di chi sostiene Schettino durante le presentazioni e chiede autografi, oppure anche a chi semplicemente è curioso di sapere ciò che dice, in fondo sono 19 euro, ecco noi diciamo no ad un guadagno fondato sulla morbosità nei confronti di una tragedia”.

[…] “Noi crediamo che i libri siano cibo per l’anima, essendo un’attività commerciale facciamo i conti anche con i trend del momento, ma per quanto riguarda il libro di Schettino preferiamo non avere nessun incasso”[…]

tratto dall’articolo “La libraia anti Schettino non vende il libro del comandante: ‘Rispetto per le vittime della Concordia’ ” di Giulia Mancini pubblicato su “Il Tirreno” del 4 Luglio 2015.

La notizia è stata così virale che, da allora, decine di piccole librerie indipendenti hanno seguito l’esempio di Cristiana e hanno rifiutato il libro di Schettino. Qui un elenco (molto incompleto) delle librerie che non vendono il libro. Oltre a non comprare il libro di Schettino l’invito è quello, se possibile, di frequentare e sostenere queste piccole e coraggiose librerie!

  • “Libreria Pagina 18” di Saronno e “Libreria Boragno” di Busto Arsizio (fonte varesenews.it)
  • “Loa Libri” di Loano e “Libreria Centofiori” di Finale Ligure (fonte IVG.it)
  • “Libreria Ferrata” di Brescia (fonte Bresciatoday.it)
  • “Caffè letterario di Via Garibaldi” e “Libreria Sapere” a Rieti (da Rietilife.it)

XL Festa della Pace a Collegalli “Papa Francesco: la rivoluzione della tenerezza”.

Locandina dal sito del Movimento Shalom.

Locandina dal sito del Movimento Shalom.

 

Il prossimo 1° Maggio 2015  il Movimento Shalom organizza la 40°  Festa della Pace che  si svolgerà come di consueto nella località di Collegalli nel comune di Montaione (Fi). Durante tutta la giornata ci sarà il Luna Park per bambini con giochi Gonfiabili, saltimbanchi, teatrino dei burattini. Inoltre calcio balilla umano, Mercatino, gastronomia e prodotti tipici. Sarà inoltre disponibile un bus navetta gratuito da Corazzano.

Questo il programma della giornata:

ore 9.30 Apertura stand: cultura, gastronomia e artigianato

ore 10,30 “Accogliere un figlio”: testimonianze sull’adozione internazionale, con:

  • Luca Martini – responsabile Commissione adozioni internazionali
  • Giada Tessitori – psicologa
  • Due famiglie adottive

Presentazione del BILANCIO SOCIALE

ore 12,00 Preghiera interreligiosa per la Pace

PRANZO SOCIALE

ore 15,00 Conversazione sotto il tendone: “PAPA FRANCESCO LA RIVOLUZIONE DELLA TENEREZZA”

Introduzione di Bellarmino Bellucci, presidente Movimento Shalom e interventi di:

  • Massimo Toschi – Regione Toscana
  • Valdo Spini – Chiesa Valdese
  • Sandro Cappelletto – giornalista La Stampa
  • Mario Affuso – pastore Chiesa Apostolica Italiana di Prato
  • Anna Maffei – pastora Chiesa Battista di Firenze
  • Roberto Rodriguez – vescovo emerito La Rioja – Argentina

Modera l’incontro Andrea Pio Cristiani, fondatore Movimento Shalom

ore 17.00 Concerto dei bambini del Coro Arcobaleno
Consegna del premio “Lo sport per la pace” a:

Estrazione della sottoscrizione in favore dei cristiani e delle minoranze perseguitate

Estrazione della lotteria i cui proventi serviranno al finanziamento del campo profughi di Erbil, nel Kurdistan Iracheno, dove hanno trovato rifugio 100.000 profughi sfuggiti alle persecuzioni dell’Isis a Mosul e nella Piana di Ninive. Il campo profughi e il centro medico Mart-Shmony sono gestiti da Padre Firas Hanna e accolgono sia cristiani che altre minoranze come gli yazidi.

Questi i premi in palio:

1° premio: week end per 2 persone a Parigi (Rusconi Viaggi)
2° premio: tatuaggio del valore di 150 euro offerto da Massimo Bucci dello Studio Gentes Scriptae a Firenze
3° premio: macchina digitale
4° premio: quadro ricamato dalle suore di clausura del Monastero di San Salvatore
5° premio: zaino da viaggio
6° premio: quadro etnico

Testimonianza del delegato della Regione Toscana da Erbil.

Testimonianza del fondatore del Movimento Shalom da Erbil.

McDonald’s rifiuta un panino ad un ragazzo down per 25 centesimi.

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Foto “No Mcdonald’s” by Barb Dybwad – flickr

Secondo Wikipedia (qui) McDonald’s è la più grande catena di fast food del mondo con un fatturato, dati del 2012, di  27,56 miliardi di dollari… (lo scrivo così perchè non vorrei imbrogliarmi con le decine di zeri mettere dopo le cifre)… Però McDonald’s è anche la catena che a Cecina (Li) avrebbe negato un hamburger ad un ragazzo con la sindrome di Down per 25 centesimi di euro. Fortunatamente altri clienti, più sensibili dei dipendenti e dei gestori del fast food, hanno messo mano al borsellino salvando il ragazzo da una situazione veramente umiliante, … Ecco cosa ha scritto il Tirreno:

Gli mancano pochi centesimi, niente panino al ragazzo down. Cecina: il caso al McDonald’s, un altro giovane in fila alla cassa gli ha dato i soldi che non aveva. Proteste su Facebook, il titolare della paninoteca: «Mi dispiace, ma non c’è stata discriminazione»” di Maria Meini.

CECINA. Gli mancavano pochi centesimi, ma la risposta è stata inflessibile: niente panino. È successo all’ora di pranzo di martedì 3 al McDonald’s di Cecina. Una scena che non è passata inosservata ad alcuni ragazzi in fila alla cassa della paninoteca di via Montanara, che hanno espresso il loro sdegno attraverso un messaggio sulla nostra pagina Facebook. Anche perché il panino negato era quello di un ragazzo down. Il giovane aveva preso un menù da 7 euro e 65, con una coca grande e quattro cheesburger, e ha pagato con un buono pasto. Gli mancavano 25 centesimi. Si è frugato nelle tasche ma non arrivava alla cifra, mancavano ancora pochi spiccioli. La cassiera si è rivolta alla caporeparto, e gli ha dato la risposta negativa: dobbiamo togliere un panino.

Ma dietro al ragazzo un altro giovane in fila si è subito offerto di pagare la cifra mancante: 15 centesimi (o forse addirittura 5 secondo altri due testimoni che ci hanno contattato su Facebook). Ha aggiunto le monetine e il giovane down ha potuto riavere il suo menù completo e si è seduto a un tavolo per mangiare.
Una scena che è durata pochi minuti, ma alcuni ragazzi in fila alla cassa hanno assistito con imbarazzo, e hanno affidato a Facebook il loro sdegno. «Possibile – raccontano – che con tutta la carne che viene buttata ogni giorno nella spazzatura un ragazzo down non possa avere il suo hamburger per pochi centesimi? È una cosa intollerabile. Eravamo pronti ad aiutarlo, ci ha preceduto il ragazzo in fila davanti a noi. Quando ha visto che aveva svuotato le tasche e gli mancavano cinque centesimi si è subito offerto di darglieli. Ma il punto è: se il giovane down fosse stato solo, se non ci fosse stato nessuno pronto ad aggiungere quei pochi centesimi mancanti, il personale della paninoteca gli avrebbe negato il panino».

Abbiamo interpellato il titolare del McDonald’s di via Montanara. Roberto Creati ha fatto una verifica perché martedì 3 non si trovava nel negozio di Cecina e molto correttamente ci ha ricontattato dopo aver parlato con il personale della paninoteca, confermando l’accaduto e fornendo la sua spiegazione. «Il giovane – racconta – intorno alle 12,30 si è presentato alla cassa con un menù da 7,65 euro, comprendente una coca grande e quattro cheesburger. Ha pagato con un buono pasto, da cui mancavano 15 centesimi. La commessa ha chiesto cosa fare alla manager e ha fatto quello che facciamo con tutti: gli ha detto di lasciare un panino, ma un altro ragazzo in fila gli ha dato i 15 centesimi e ha potuto riavere l’intero menù».

Non si poteva fare un’eccezione? «Non c’è niente di particolare in questo comportamento – dice Creati -: ci sono prezzi fissi esposti, e noi applichiamo le stesse regole con tutti, altrimenti sarebbe razzismo al contrario. C’è da dire poi che una commessa passa centinaia di scontrini al giorno e mi ha detto che non si è accorta che il ragazzo fosse down. Ma ci tengo a dire che non c’è nessuna discriminazione. Anzi, se il ragazzo o i suoi familiari si sono risentiti mi piacerebbe poterci parlare proprio per dire loro che non c’è stato nessun intento discriminatorio. La cosa si è risolta in modo talmente veloce, con l’intervento dell’altro ragazzo che ha aggiunto la cifra mancante, e senza proteste, che il personale non ci ha neppure fatto caso. Ma, ripeto, mi dispiace, e parlerei volentieri coi familiari per poterli rassicurare».

Uno dei messaggi-testimonianza postati sulla nostra pagina Facebook [ovvero del quotidiano il Tirreno]

Mi trovavo in cassa a pagare il mio menù. E accanto a me, nell’altra cassa, si trovava un ragazzino down che aveva ordinato il suo menù. Ma al momento di pagare gli mancavano pochi centesimi. Quando lui gli ha detto di non avere altri soldi la cassiera, dopo aver consultato la responsabile, ha deciso di togliere il panino dal menù del ragazzo (a quel punto un ragazzo che era dietro di lui ha anticipato me e altri ragazzi offrendosi di pagare la differenza). Ma se questo ragazzo fosse stato da solo? Avrebbe dovuto rinunciare al suo panino per pochi centesimi? Possibile che un azienda come McDonald’s non possa rinunciare ad un buco di qualche centesimo per non negare ad un ragazzo disabile un menu completo quando vengono buttati quintali di carne al giorno da McDonald’s?

tratto dall’articolo “Gli mancano pochi centesimi, niente panino al ragazzo down” di Maria Meini pubblicato su Il Tirreno del 3 Marzo 2015.

Mi piacerebbe sapere cosa ne pensano della vicenda le persone che lavorano e/o vivono quotidianamente con i ragazzini down, perchè credo che se da un lato è doveroso integrarli al meglio delle loro possibilità, non possiamo essere così insensibili da non capire che sono ragazzi che comunque meritano attenzioni particolari e un minimo di buonsenso… Il rispetto ferreo delle regole e la scusa del “razzismo al contrario” mi sembra invece che nascondano una totale mancanza di sensibilità da parte del personale del fast food.

Qui mi fermo e non aggiungo altro, anche perchè quando leggo di “gente che ha soltanto obbedito e rispettato le regole”,  non saprei dire perchè, ma di solito mi viene in mente la città di Norimberga…