Miele della solidarietà per la 63° Giornata Mondiale dei Malati di Lebbra.

Locandina tratta dal sito dell'AIFO

Locandina tratta dal sito dell’AIFO

Proprio nel post di ieri raccontavo che il blog era nato nel 2008 per promuovere delle iniziative di solidarietà. Riprendendo lo spirito delle origini… vi segnalo che domani, 31 Gennaio 2016 si terrà la 63° Giornata mondiale dei malati di lebbra organizzata dall’Associazione Italiana Amici di Raul Follereau con l’Alto Patrocinio del Presidente della Repubblica e col sostegno dell’Associazione Italiana Allenatori di Calcio.

Domenica 31 gennaio 2016 migliaia di volontari offriranno nelle piazze italiane il “Miele della solidarietà”, il cui ricavato finanzierà i progetti sanitari promossi e gestiti da AIFO nel mondo. I vasetti del miele ed i sacchetti di iuta che li contengono provengono dal circuito del commercio equo e solidale. Con questa scelta l’AIFO intende confermare il suo impegno nella creazione di rapporti basati sulla giustizia e sulla solidarietà.

A questo link trovate il file Excel con l’elenco di tutte le piazze in Italia che ospitano i banchetti del Miele.

Dal 1981 la lebbra è facilmente curabile grazie ad un trattamento specifico standard, definito dall’Organizzazione Mondiale della sanità (OMS), chiamato polichemioterapia – PCT (associazione di tre farmaci). Dopo l’inizio del trattamento, la persona non è più contagiosa e di conseguenza non è necessario l’isolamento. Anche se dal 2000 ad oggi si è assistito ad un bel calo dei malati di lebbra, ogni anno vengono diagnosticati oltre 200.000 nuovi casi ma AIFO stima che ci siano altri 350.000 non identificati e non curati. I paesi in cui si concentra la lebbra sono soprattutto India, Brasile e Indonesia che da soli comprendono l’81% dei malati, seguiti da Bangladesh, Repubblica Democratica del Congo, Etiopia, Filippine, Madagascar, Myanmar, Nepal, Nigeria, Sri Lanka, Tanzania.

Maggiori informazioni qui e qui

Foto tratta dal sito dell'AIFO

Foto tratta dal sito dell’AIFO

AGGIORNAMENTO DELLE 13.00 DEL 30/01/2015

In provincia di Firenze l’unico luogo dove viene venduto il miele è la Parrocchia di San Luca a Scandicci. Stamani, al ritorno dalla mia consueta passeggiata in campagna di due ore, sono passato davanti alla Chiesa e ho notato che dentro c’era una gentile signora che stava per l’appunto preparando il banchetto del miele. Sono entrato, abbiamo fatto due chiacchiere e ho comprato il vasetto che potete vedere nella foto sottostante… Siccome sono goloso ho optato per il miele d’acacia 100% italiano con purea di mirtillo, prodotto da Baum. Quando sono arrivato a casa il vasetto ha avuto il suo bel successo: è stato apprezzato da tutti… tanto che mi hanno imposto di andare a comprarne almeno un altro. Si prevedono per i prossimi giorni …mal di gola, veri o finti…

Foto "Miele della Solidarietà Aifo" by Unpodimondo

Foto “Miele della Solidarietà Aifo” by Unpodimondo

Lampadine a Led: Lumen e Watt…

Foto "LED bulb 4" by GroundworkOR - flickr

Foto “LED bulb 4” by GroundworkOR – flickr

Da quando hanno iniziato ad avere un prezzo accessibile sono diventato un fan delle lampadine a Led. Le fluorescenti compatte invece non le ho mai amate: oltre al contenuto di mercurio (pericoloso in caso di rottura) erano state più volte accusate di creare campi elettromagnetici… (qui un link). A casa mia ho perciò cercato di passare dalle lampadine ad incandescenza a quelle a Led, usando come alternativa le alogene, quando le lampadine a Led costavano troppo e quelle ad incandescenza erano ormai introvabili.

Se c’è una cosa a cui invece stento ad abituarmi sono le nuove scale dei Lumen: non so mai a quale delle vecchie lampadine corrispondono! Così, sfogliando una vecchia copia della molto rimpianta rivista “Il Salvagente”, ho trovato questa tabellina sui Lumen e i Watt corrispondenti che vorrei mettere a disposizione di tutti…

  • 1.400 Lumen = 100 W
  • 1.200 Lumen = 75 W
  • 900 Lumen = 65 W
  • 600 Lumen = 45 W
  • 220-400 Lumen= 25 W

Oltre ai Lumen esistono anche i Gradi Kelvin che indicano il tipo di luce emessa dalle varie lampadine e si possono schematicamente dividere in due tipi:

  • Luce bianca calda 2.700 K (simile a lampadina da 60 w) – indicata per riposare.
  • Luce bianca fredda 4.000 K (simile a neon) – indicata per lavorare.

A me queste piccole tabelline sono state utili: spero lo siano anche per voi…

Regali di Natale: balocchi per grandi…

Foto "Phantom/GoPro Camera Quadcopter Drone" by Kevin Baird - flickr

Foto “Phantom/GoPro Camera Quadcopter Drone” by Kevin Baird – flickr

Leggevo su una rivista che i regali più ambiti dagli adulti per questo Natale sono i droni e le action cam: due oggetti accomunati dalla caratteristica di fare foto e riprese video da angolazioni particolari. A parte il fatto che alcuni modelli hanno obiettivi e telecamerine di scarsa qualità (pochi fotogrammi al secondo, risoluzione bassa e assenza di stabilizzatore) ho qualche dubbio che mi è sorto dopo aver visto alcuni video fatti, sia con l’uno che con l’altra. Il primo video che vedi  è bello, il secondo grazioso… dal terzo in poi diventano tutti uguali e banalmente noiosi, tranne forse che per l’autore e regista degli stessi. Nella maggioranza dei casi, si tratta immagini di affascinanti ma che perdono di interesse, semplicemente perchè non raccontano una storia…

E pensare che in molti casi, …per vedere il mondo da un’altra prospettiva spesso sarebbe più utile ed efficace un bel libro!

Se Gesù Bambino diventa una clava!

Foto "Presepe" by Riccardo Francesconi - flickr

Foto “Presepe” by Riccardo Francesconi – flickr

Mentre ieri tiravo giù dalla soffitta la scatola del Presepe ho riflettuto sulle polemiche che ogni anno nascono sulla questione delle recite e dei presepi nelle scuole. Una volta erano le luminarie in città e i panettoni al supermercato che ti annunciavano il Natale. Oggi sono persone vestite di verde, impresentabili per 11 mesi all’anno, che ti annunciano l’arrivo del Santo Natale brandendo Gesù Bambini come se fossero delle clave, alle quali rispondono altrettante folle inferocite di difensori della laicità dello Stato, per le quali andrebbe abolita qualsiasi festa religiosa, (conservando però il consumismo che, Grazie a Dio, alza sua santità il P.I.L.).

Non c’è dubbio che ormai siamo in una società multietnica e multireligiosa e non c’è altrettanto dubbio che lo Stato è e deve rimanere laico. Però abolire il presepe, i canti e magari anche l’albero di Natale e tutte le tradizioni è una cretinata assoluta. E’ semplicemente mettere la testa sotto la sabbia come lo struzzo, pensando così di risolvere i problemi. La Francia su questa strada è avanti anni luce: ha abolito dai luoghi pubblici, per legge, immagini di qualsiasi Religione, Crocifissi, Presepi, stelle di David, Mani di Fatima, chador e veli vari, …eppure mi sembra, anche dagli ultimi tragici eventi, che negare qualsiasi aspetto religioso non abbia riportato grossi risultati di convivenza civile.

Credo che la soluzione, per le scuole e i luoghi pubblici sia quella di riconoscere tutte le religioni e dare a tutti la possibilità identica di festeggiare o mostrare agli altri le tradizioni in cui si riconoscono. Prendiamo il calendario di questo mese di Dicembre: i cattolici festeggiano l’Immacolata Concezione, Santa Lucia, il Natale, Santo Stefano; gli ebrei il 1° giorno di Khanuccà (7 dicembre festa delle Luci) e il digiuno del 10 di Tevet (22/12), gli induisti la Gita Jayanthi (21/12) e la Dattatreya Jayanti (25/12), gli ortodossi l’Entrata di Maria al Tempio (4/12), i musulmani il Rabi’ al-awwal (12/12). E perchè non ricordare che nei calendari pagani si festeggiavano il giorno della Betulla (24/12) e quello di Artemide (31/12)? E che il Natale ortodosso sarà il 7 Gennaio? Perchè non insegnare ai bambini che l’anno che finisce è il 2015, ma anche  il 1436 (islamico), 1732 (copto), 2559 (buddista), 5116 (induista), 5776 (ebraico), 1394 (persiano), 2964 (berbero)? E perchè non festeggiare in classe, il prossimo 8 Febbraio, il capodanno cinese del 4711? Credo che, soprattutto per le scuole, sarebbe un’operazione culturale e di integrazione, allo stesso tempo laica e rispettosa di tutte le tradizioni religiose… E magari anche divertente e gustosa!

Temo invece che in molte scuole, l’abolizione del presepe o dei canti, sia molto meno “ideologica” ma più dettata dal fatto che i docenti non hanno molta voglia di dedicarsi a queste attività… figurarsi quindi se gli viene la voglia di raccontarti, oltre a quella di Gesù, perfino la nascita di Maometto, Shiva o Buddha…

p.s. Comunque Matteo Salvini ha tutti i motivi per festeggiare la tradizione del Presepe! Se Giuseppe e Maria non hanno trovato posto nell’albergo e Gesù bambino è nato in una grotta, è sicuramente perché Betlemme era una roccaforte leghista!

La stella di Natale è nociva.

Foto "Stella di Natale" by Maurizio - flickr

Foto “Stella di Natale” by Maurizio – flickr

Dopo quello di ieri sull’albero di Natale vi posto un altro articolo dedicato ad una delle piante più tipiche delle feste. Sapevate che le stelle di Natale possono essere pericolose? Ricordo che quando mia figlia era  piccola, per alcuni anni rinunciammo proprio alla Stella di Natale. Ecco un articolo pubblicato sul sito dell’Aduc.

“Stella di natale: puo’ essere nociva.” di Primo Mastrantoni.

La stella di Natale (Euforbia pulcherrima) puo’ essere nociva. Sembra incredibile ma e’ proprio cosi’ perche’ le foglie e il fusto della pianta, se lacerate, contengono sostanze ad azione nociva, sia per contatto che per ingestione. Il lattice, proveniente dalla lacerazione delle foglie o dal taglio del fusto, a contatto con l’epidermide puo’ provocare eritema, prurito, bruciore della congiuntiva e della mucosa orale e faringea; se ingerito da’ luogo a nausea, vomito, diarrea e perdita di coscienza. E’ proprio la colorazione rossa delle foglie a sollecitare l’attenzione dei bambini e costituire un pericolo: rompere le foglie e metterle in bocca e’ un tutt’uno che puo’ avere gravi conseguenze. Anche gli animali domestici possono essere attratti dalla Stella di Natale e mordere sia le foglie che il fusto, con relative conseguenze. L’Euphorbia pulcherrima ha avuto un notevole successo come pianta natalizia: il colore rosso delle foglie (esistono varieta’ rosa o bianche) da’ un tono di vivacita’, di allegria e di luminosita’ alle nostre case, ricorda climi piu’ caldi e vegetazioni lussureggianti (e’ originaria dell’America centrale), ha una combinazione di colori indovinata (rosso, verde e giallo). Insomma in casa ci sta proprio bene, meglio se posta in alto su un mobile per evitare spiacevoli incidenti.
D’altronde anche una comunissima pianta, molto diffusa nel nostro Paese, quale e’ l’oleandro, e’ nociva per ingestione.

tratto dall’articolo “Stella di natale: puo’ essere nociva.” di Primo Mastrantoni, pubblicato sul sito dell’Aduc.

Piccola guida alla scelta dell’Albero di Natale.

Foto "Christmas Tree Farm" by camerabee - flickr

Foto “Christmas Tree Farm” by camerabee – flickr

Il Dipartimento di Gestione dei Sistemi Agrari, Alimentari e Forestali dell’Università degli Studi di Firenze ha pubblicato una piccola guida alla scelta dell’Albero di Natale dove si scopre che, al contrario di quanto pensato da molti, l’unica scelta ecologica… è l’albero vero!

LINEE GUIDA PER UNA SCELTA RESPONSABILE DELL’ALBERO DI NATALE.
A cura del Dipartimento di Gestione dei Sistemi Agrari, Alimentari e Forestali dell’Università degli Studi di Firenze.

Non ricordatevi degli alberi solo a Natale!

Natale è uno dei pochi momenti dell’anno durante i quali in Italia si parla di alberi, altrimenti si rammentano solo in caso di eventi drammatici e disastrosi, come incendi o tempeste.
Ci pare quindi importante non perdere questa occasione per parlare di alberi e foreste.

Uno dei tanti effetti negativi portati dall’industrializzazione è la produzione di alberi di plastica. La loro diffusione si basa in gran parte su informazioni non corrette. Questi prodotti sono stati pubblicizzati come “alberi ecologici”, trasmettendo in modo più o meno diretto il messaggio per cui: “acquistando un albero di plastica si potrebbe salvare un albero vero”.
È di gran lunga più ecologico e sostenibile acquistare invece alberi di Natale veri.
Nessuna foresta viene danneggiata se voi comprate un Albero di Natale. Severi regolamenti dettano le norme sulla loro coltivazione e il Corpo Forestale dello Stato vigila con attenzione sul loro rispetto.

Gli alberi di Natale che troviamo in vendita sono di due tipi ed hanno origini molto diverse:

Quelli con radici e “pane di terra” sono alberi di Natale che NON vengono da boschi ma da apposite piantagioni. Esattamente come ogni altra coltivazione agricola (nella foto). Normalmente si tratta di Abeti rossi (Picea abies), diffusi in Italia soprattutto sulle Alpi orientali, altrimenti sono Abeti bianchi (Abies alba) che vivono in Appennino. Acquistando questi Abeti si contribuisce ad incrementare il reddito delle popolazioni che vivono in aree rurali, si combatte l’effetto serra visto che questi Abeti hanno assimilato durante la loro crescita la CO2 atmosferica a differenza di quelli di plastica che sono invece prodotti con idrocarburi fossili.

Quando comprate questi Abeti assicuratevi che abbiano un cartellino che ne certifichi la provenienza, privilegiate provenienze locali per accorciare la filiera limitando l’inquinamento dovuto al loro trasporto e scegliete specie autoctone (Abete rosso e Abete bianco). Passato Natale potete cercare di far sopravvivere in vaso il vostro Abete fino all’anno successivo. Non sarà facile, ma con acqua e ombra in estate, forse ce la farete. In ogni caso NON piantate l’albero di Natale in bosco. Correreste il rischio di alterare i delicati equilibri ecologici che regolano le nostre foreste. Se il vostro abete non sopravvive smaltitelo nel cassonetto dei rifiuti organici (diventerà compost) o usatene la legna per fare una bella grigliata.

L’altro tipo di Alberi di Natale che trovate in vendita sono quelli senza radici. Sono i “cimali”. Le cime di alberi che sono stati tagliati in bosco per produzione legnosa. Il più delle volte l’albero è stato tagliato per fare dei diradamenti, sempre nel rispetto di severe norme di gestione forestale su cui vigila il Corpo Forestale dello Stato. Il cimale, che in genere ha scarso valore, sarebbe stato lasciato a terra in bosco o triturato per produrre il pellett che brucia nelle stufe. Tanto vale usarlo per farci un bell’albero di Natale!
Anche in questo caso se comprate un cimale aiutate le foreste perché contribuite ad aumentare il reddito degli operatori del settore. Un settore, quello forestale, che in Italia ha alti costi e bassi redditi. Un reddito aggiuntivo a chi vive dei boschi permette una gestione più sostenibile di questa importantissima risorsa.

Il bosco è una risorsa rinnovabile. Negli ultimi 50 anni la superficie forestale in Italia è quasi raddoppiata e attualmente circa il 60% del legno che usiamo ogni anno deriva dalle nostre foreste dove si effettuano piantagioni seguite da tagli regolamentati. Il resto arriva dalle importazioni. E’ anche per questo che una gestione forestale sostenibile e coscienziosa, sviluppata su solide basi scientifiche, permette di ridurre la pressione sulle foreste naturali di aree come l’Amazzonia o l’Africa.

In Italia esiste una specifica professione che si occupa di boschi e foreste. “Le Scienze Forestali”. Nei cui corsi di studio si trattano di tutti gli aspetti collegati all’ecosistema bosco; non solo alberi ma anche suolo, fauna e biodiversità. Si sviluppano metodi sempre migliori per monitorare e gestire le risorse forestali, si studiano la diffusione delle malattie e degli insetti nocivi, il ruolo delle foreste nei cambiamenti climatici, nella riduzione del dissesto idrogeologico, nella depurazione di aria e acqua, e di come le foreste contribuiscono alla protezione della biodiversità e al nostro benessere fisico, sociale ed economico.

Le Scienze Forestali in Italia sono nate a Firenze, nella Foresta di Vallombrosa. L’Università degli Studi di Firenze ha la più antica scuola forestale d’Italia ed ancora oggi dal 1924 offre un completo percorso di studi con una Laurea (http://www.forestambiente.unifi.it) e una Laurea Magistrale in Scienze Forestali e Ambientali (http://www.forestambiente-magistrale.unifi.it).
Non ricordatevi degli alberi solo a Natale!

Tratta dalla piccola guida alla scelta dell’albero di Natale cura del Dipartimento di Gestione dei Sistemi Agrari, Alimentari e Forestali dell’Università degli Studi di Firenze.

E poi, aggiungo io, volete mettere il profumo di resina in casa che viene dall’albero vero? Profumo di Natale…

Firmate la petizione contro la targa e il bollo per le biciclette!

Foto "Bicycling -from old book" by plaisanter~ - flickr

Foto “Bicycling -from old book” by plaisanter~ – flickr

Appena ieri il blog parlava di inquinamento (qui il post) che oggi arriva risposta dei nostri politici italiani, in particolare una perla del Senatore del Partito Democratico Marco Filippi che ha avuto la gran bella idea di fare una proposta di legge per obbligare le biciclette ad avere una bella targa e a pagare il bollo.

Non è una novità… la notizia era nell’aria da tempo e questo blog ne parlava già ad Aprile 2014 (qui il post) ipotizzando, non solo il bollo ma pure l’assicurazione obbligatoria, proprio come per le auto. Serviva solo un oscuro senatore in vena di popolarità che mettesse la proposta nero su bianco…

Inutile dire che il popolo dei ciclisti s’è arrabbiato non poco e di conseguenza, a vedere le reazioni della rete, credo che il senatore abbia raggiunto la sua bella popolarità negativa… che forse, essendo lui livornese, mi immagino sia stata estesa pure a qualche “tegame” di sua conoscenza….

Se anche voi volete che questa proposta di nuova tassa venga al più presto accantonata vi invito a firmare questa petizione su change.org. Grazie a tutti!

Se poi la tassa andrà in porto vorrà dire che sarà la volta buona che imparo a pattinare e ad andare sullo skateboard … Oddio… meglio se non lo scrivevo… Non avrò mica dato un’idea nuova all’oscuro senatore del pd in vena di notorietà?

Per approfondire: