Cos’è la sinistra…

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Foto “Sono un pedone” by Elena Torre – flickr

Stavo leggendo on line le solite considerazioni post-elettorali su chi ha vinto e chi ha perso alle amministrative dell 11 Giugno. Tra una marea di articoli fotocopia con le solite analisi da tre soldi, mi ha colpito un post bellissimo di Massimo Pillera pubblicato su “Il fatto quotidiano”. E’ stata una sorpresa perchè il titolo non prometteva niente di buono: “Sinistra renziana e follia grillina, perché i partiti italiani soffrono di ludopatia” e invece il contenuto va aldilà del risultato di questi giorni.  Vi metto alcuni stralci, togliendo i riferimenti alle elezioni di questa settimana, per dimostrare che il bello di questo articolo è l’essere universale e senza tempo…

“Sinistra renziana e follia grillina, perché i partiti italiani soffrono di ludopatia” di Massimo Pillera.

Jeremy Corbyn e Bernie Sanders ci danno una lezione storica che dovremmo mettere a frutto qui da noi. Le loro storie ci interrogano sul significato profondo di una domanda: cosa significa vincere o cosa significa perdere, in questa epoca? E’ un vincitore Donald Trump che oggi viene chiamato a chiarire al popolo americano se ha mentito? E’ un perdente Bernie Sanders che ha riempito di poster le stanze dei giovani americani, manco fosse il leader di una band rock? […]

Chi vince, quando muoiono in mare donne e bambini, considerati macchioline colorate sui sonar? Chi perde quando da un grattacielo di Shangai un manager senza sonno festeggia il suo ennesimo miliardo di utile pronto a svanire dopo pochi giorni nel caos dei grafici di borsa? […] Non esiste la vittoria come non esiste la sconfitta. Sono solo nostre semplificazioni, convenzioni mediatiche di cui ci serviamo per dare risposte all’ansia dei popoli che non sopportano i pareggi. […] La vita come un gioco, una gara che si vince o si perde, dimenticandosi che la vita si vive e basta… questo ci è concesso a noi umani.

La sinistra, quella vera, quella che magari è lenta ed ha il passo di chi sale in montagna, ha abbandonato la ricerca della vittoria a tutti i costi. Non si vince e non si perde. Si esiste e basta e si lotta e basta. La lotta di oggi può anche sembrare una sconfitta, ma la vecchietta che si arrampica sul bidone della differenziata per buttare nel contenitore del vetro la sua bottiglia, o il bambino che riprende il papà che butta il fazzoletto per strada, alla fine sono le vere vittorie. […]

La sinistra, vincerà perdendo, non è un suo difetto, è la sua essenza costitutiva. La sinistra unica entità non contagiata dalla ludopatia politica, avrà sempre un suo Corbyn, un Mandela, un Sanders, un Mujica, un Che sulle magliette, che riempiranno le stanze di giovani sognatori. E ci sarà sempre, lì dove si lotta contro una trivella o per salvare una spiaggia, o ad allungare un braccio per mettere in salvo qualcuno disperso in mare, o a somministrare un pasto caldo in una mensa, o a tenersi il volto in lacrime quando il monitor dice con la sua linea piatta che la vita è finita e bende e medicinali nell’ospedale non sono bastati per salvare il bambino finito sotto una qualsiasi maceria. La sinistra ci sarà sempre, perché sa bene che la vita non è un gioco, ma è la vita e basta. E’ uguale e bella per tutti. Sovrasta ogni altro valore.

Tratto dall’articolo “Sinistra renziana e follia grillina, perché i partiti italiani soffrono di ludopatia” di Massimo Pillera pubblicato su “Il fatto quotidiano”.

Se poi volete capire cosa c’entrino Renzi e Grillo con tutto ciò cliccando sul link potete leggere l’articolo completo…

AGGIORNAMENTO DEL 15/06/2017
Come avete visto sono indietro (di qualche post) nel rispondere ai commenti di tutti, perciò faccio qui una precisazione che vale per tutti coloro che stanno commentando questo post. La Sinistra per me é: Emergency, Amnesty International, i No tav, i contadini di Genuino clandestino e di Mondeggi, i No ttpi e i No Ceta, i No muos, Libera, il Commercio equo e solidale, la Banca Etica, Medici senza frontiere, Oxfam, Mani Tese, Emmaus, Survival International, Movimento Shalom, quelli di Stop Glifosato, quelli di Comune-info.net, gli spacciatori di pasta madre, gli inventori dei Kostnix, i Bookcrosser, i ciclisti di Critical mass, i Gruppi d’aquisto Solidale, etc…, etc… E quando penso a personaggi di sinistra penso a Gino Strada, Erri De Luca, Ascanio Celestini, Alex Zanotelli, Roberto Saviano, Don Ciotti, Pepe Mujica, Vandana Shiva, perfino Thich Nhat Hanh e poi il più a sinistra di tutti, quel gesuita tutto vestito di bianco… come si chiama? Quello argentino che abita a Roma? Ah si… Jorge Mario, detto Francesco per i compagni!

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Elezioni di plastica.

Oggi oltreoceano stanno eleggendo il nuovo Presidente degli Stati Uniti, scegliendo fra due candidati uno/a peggio dell’altro/a. Se non fosse che si tratta del paese con la potenza bellica più grande del mondo ci sarebbe solo da ridere… E invece il futuro del pianeta dipende da queste elezioni di plastica, con due candidati di plastica, di una nazione tutta di plastica, molto poco rispettosa dell’ambiente e degli altri popoli del mondo.

Foto "Campaign 2016 Funko Pop!" by Unpodimondo

Foto “Campaign 2016 Funko Pop!” by Unpodimondo

P.S. Ringrazio mia figlia per avermi fatto fotografare questi 3 pezzi della sua collezione di Funko Pop! che da soli la dicono più lunga di tanti analisti politici…

AGGIORNAMENTO DEL 9.11.2016

Non so se siete andati a curiosare sul sito dei Funko Pop! Se si, avrete notato che si tratta di centinaia di pupazzetti che riproducono personaggi di cartoni animati, film di ogni genere, fumetti e serie tv. Insomma nessuna persona reale, tutti personaggi di finzione e intrattenimento, tranne i tre candidati alla Presidenza U.S.A. Sarà un caso che il prossimo inquilino della Casa Bianca alla fine è risultato essere quello più cartone animato dei tre, più di plastica dei tre, il più fuori del mondo dei tre?
Comunque non preoccupatevi e ricordate che se in fondo noi italiani siamo sopravvissuti a 20 anni del nostro “Trump”, anche gli Usa e tutto il pianeta riusciranno a sopravvivere a 4 anni con quest’altro…

E’ solo un film …che noi in Italia abbiamo già visto! Buona fortuna!

Alessandro, ricordati che si vota tutti i giorni.

Ho appena letto l’articolo di Gaberricci sull’esito del referendum e, avendo diverse cose da dire, scrivo anch’io un post, piuttosto che lasciare un commento e lo dedico ad Alessandro il suo coinquilino scottato dal primo voto andato male… E scusatemi se la prendo alla larga…

La ditta dove lavora mia moglie si è trasferita di sede e, dopo il trasloco, una delle prime preoccupazioni dei dipendenti è stata quella di dove andare a mangiare in pausa pranzo. Inizialmente avevano optato per un bar accanto all’ufficio dove mangiavano discretamente e in fretta (a volte troppo in fretta).  Un giorno un collega di mia moglie chiese al gestore se avevano il wi-fi e questi, in modo sincero ma brutale, rispose: «Ce l’avevamo ma l’abbiamo tolto, insieme ai giornali, perchè dopo aver mangiato le persone ci occupavano i tavoli e noi li vogliamo subito liberi.» Tradotto in parole povere, “ingozzatevi, pagate e levatevi dalle scatole il prima possibile perchè noi dobbiamo fare un sacco di soldi”. Posizione legittima ma non molto simpatica… Cercando delle alternative mia moglie si è imbattuta nella casa del popolo che aveva organizzato la raccolta per i profughi di Idomeni, di cui vi avevo raccontato in questo post, dove mangia altrettanto bene in un ambiente meno frenetico, più familiare, più economico e… pure col wi-fi!

In fondo si tratta solo di un piatto di pasta e di una bottiglietta d’acqua ma che, ripetute per 5 giorni alla settimana per un anno intero, fanno una certa differenza… soprattutto se pensi che al bar ristorante finiscono in profitti per il gestore che molto probabilmente saranno investiti in villoni, suv, speculazioni in borsa e/o cose simili. Basta invece scorrere le iniziative del circolo Arci per capire che, parte dei proventi dei pranzi di mia moglie, potrebbero perfino finire in iniziative culturali, come corsi, serate teatrali o presentazioni di libri, oppure in solidarietà come le adozioni  a distanza che il circolo ha fatto ultimamente a Kobane.

Insomma, caro Alessandro si vota ogni giorno con le nostre scelte! Se compri il caffè e il cioccolato del commercio equo e solidale al posto di Nespresso e/o Nestlè, se decidi di comprare le verdure dal contadino accanto a casa piuttosto dalla grande distribuzione organizzata, se decidi di usare la bici al posto dell’auto oppure se sostituisci le lampadine con quelle a Led. Questo non vuole sminuire i referendum o le elezioni ma dire che il futuro nostro, dell’ambiente, del mondo spesso dipendono da tanti piccoli gesti di tutti i giorni, che singolarmente appaiono insignificanti, ma che se vengono fatti da una collettività, cambiano davvero le cose.

Ti faccio un altro esempio concreto. Quando ero bambino se volevi fare le ricerche dovevi avere un’enciclopedia di 15 o 20 volumi che costava milioni di lire, occupava un’intera libreria e dopo averla comprata era già da aggiornare. A metà degli anni ’90 uscirono le enciclopedie multimediali su Cd rom che costavano ancora tanto (una tipo “Encarta” della Microsoft su 4 cdrom costava circa 250.000 Lire) e dovevi comunque comprare gli aggiornamenti. Se oggi hai Wikipedia è perchè tante persone hanno deciso di dare il proprio piccolo contributo formando una comunità che lavora per il bene comune..

E qui vengo alle considerazioni di Gabericci che mi contesta che la politica economica e ambientale la deve fare il governo e non i cittadini. Il recente referendum sulle trivelle, la non applicazione di quello sull’acqua del 2011, le scelte di politica economica, il ttpi, la corruzione, le inchieste giudiziarie, la situazione di migranti e delle guerre,  ci dimostrano sempre di più che quella ci ostiniamo a chiamare democrazia è, nella migliore delle ipotesi, un’oligarchia dove il potere politico e quello dei mass media sono succubi e al servizio del potere economico e finanziario delle multinazionali, in un intreccio di interessi lontano mille miglia da quello dei cittadini e dei beni comuni. Non basta un Presidente del Consiglio non eletto da nessuno per capire che come cittadini non contiamo niente?

Abbiamo però un piccolo potere e ce ne accorgiamo quando i call center ci frantumano le scatole a tutte le ore, quando i vari promoter  ci bussano alla porta o ci fermano per la strada e quando le  nostre buche delle lettere strabordano di volantini con offerte strepitose… Tutti mirano al nostro misero stipendio e vogliono che con esso noi compriamo i loro prodotti perchè, se come criceti non facciamo girare la ruota dei consumi, tutto il giochino si rompe e il sistema economico va all’aria… Quindi Alessandro non ti disperare! Quando ti chiamano alle urne vai ed esercita il tuo diritto/dovere di elettore! Potrai vincere o perdere (io da oltre venti anni perdo quasi sempre) ma sappi che voti di più e sei più incisivo col carrello della spesa che con la scheda elettorale!

La Campagna “No Amianto Publiacqua” boccia Enrico Rossi e la sua giunta.

logo "No Amianto Publiacqua"

logo “No Amianto Publiacqua”

Nei mesi scorsi ho pubblicato diversi articoli (qui, qui, qui, qui) dedicati alla situazione dei 225 km tubazioni in eternit e cemento-amianto gestiti da Publiacqua nelle province di Firenze, Arezzo, Prato e Pistoia che rilascerebbero,  nell’acqua che sgorga dai nostri rubinetti e dalle nostre docce, fibre di amianto cancerogene, estremamente pericolose per la salute umana.

Ricevo e pubblico questo aggiornamento della campagna dal comitato “No Amianto Publiacqua“… Buona lettura!

La Campagna “No Amianto Publiacqua” boccia Enrico Rossi e la sua giunta. Alla salute dei toscani antepone il profitto delle società per azioni.

di “No Amianto Publiacqua” Firenze, Italia 20 mag 2015

Cari firmatari e firmatarie della petizione “No Amianto Publiacqua”, vi inviamo un aggiornamento generale sulla Campagna che grazie a voi è riuscita ad ottenere gli obiettivi che si era preposti.

Buona lettura e grazie per la partecipazione!

Abbiamo scoperto da soli che Publiacqua usa tubi in amianto per portare l’acqua nelle case dei fiorentini, dei pratesi, dei pistoiesi e di chi vive nel medio valdarno; ci siamo indignati per l’assenza delle istituzioni su un tema così importante per la salute dei cittadini; ci siamo organizzati e uniti in un Campagna per l’eliminazione dei 225 chilometri delle pericolose tubazioni; abbiamo dimostrato analizzando il bilancio di Publiacqua, confortati dalla legge, che il costo di questa eliminazione deve ricadere sui soci della società per azioni e non sulle tariffe degli utenti o sui bilanci dei Comuni e della Regione; abbiamo costretto anche la Regione Toscana e l’Autority ad affermarlo, nonostante avessero sostenuto il contrario in prima battuta; abbiamo raccolto cinquemila firme online e su moduli cartacei per fare pressione sugli amministratori regionali, a partire dal presidente Enrico Rossi, sui Sindaci dell’AATO 3, sul presidente e sul direttore generale dell’AIT, sul presidente e sul cda di Publiacqua.

La Regione Toscana e l’Autority del servizio idrico, pressate dalla Campagna “No Amianto Publiacqua”, hanno dovuto prima riconoscere che esisteva un problema, poi ammettere che i tubi andavano eliminati. Hanno iniziato a monitorare il fenomeno e a fare analisi, anche se ancora con evidenti limiti culturali – “ingerire l’amianto non fa male”, “bere un litro di acqua contenente 22.500 fibre di amianto” non è pericoloso – e con altrettanto evidenti limiti politici – si tutelano gli interessi e i profitti di Publiacqua non obbligandola ad una immediata eliminazione delle tubazioni sparse un po’ ovunque sul territorio.

Manca ancora da parte loro, è doveroso riconoscerlo, la trasparenza dovuta su questo pericoloso fenomeno. L’assessore regionale all’ambiente Annarita Bramerini ha dato notizia di analisi che hanno confermato la presenza di amianto nell’acqua potabile ma non ci ha detto dove. Come è ancora oscuro dove vengono fatte le altre rilevazioni e i risultati che hanno dato. Il silenzio delle istituzioni non ci conforta, considerata anche la storia del tallio nell’acqua potabile della Versilia dove istituzioni e società gestrice hanno fatto a gara a nascondere la verità.

È ormai chiaro che in Italia, e la Toscana non è per niente esente dal fenomeno, quando il profitto dei privati compete con i diritti dei cittadini la politica si schiera generalmente dalla parte delle società private. Noi vigileremo che ciò non accada, come vigileremo sul cronoprogramma di eliminazione dell’amianto e che i costi gravino su Publiacqua e non sugli utenti né sulla fiscalità generale e invitiamo coloro che decideranno di recarsi alle urne il prossimo 31 maggio a scegliere candidati che sappiano garantire una guida alla Regione trasparente e al servizio dei cittadini.

Comunicato del Comitato “No Amianto Publiacqua” del 20 Maggio 2015

Dalla Grecia una speranza di futuro per un mondo diverso.

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Foto “Syriza logo _DDC1889” by thierry ehrmann – flickr

Per capire la portata del successo di Syriza in Grecia e intuire la svolta che forse ci aspetterà proviamo a partire dall’ultimo rapporto di Oxfam sulla ricchezza mondiale (qui il testo completo):

“Un povero mondo di pochi ricchi” tratto dal sito di Oxfam Italia.

Secondo il Rapporto Grandi disuguaglianze crescono di Oxfam, la ricchezza detenuta dall’1% della popolazione mondiale supererà nel 2016 quella del restante 99%. Il fatto che questa disuguaglianza sia in continua e costante crescita rende necessarie misure dirette a invertire la tendenza. […] L’1% della popolazione ha visto la propria quota di ricchezza mondiale crescere dal 44% del 2009 al 48% del 2014 e che a questo ritmo si supererà il 50% nel 2016. Gli esponenti di questa elite avevano una media di 2,7 milioni di dollari pro capite nel 2014. Del rimanente 52% della ricchezza globale, quasi tutto era posseduto da un altro quinto della popolazione mondiale più agiata, mentre il residuale 5,5% rimaneva disponibile per l’80% del resto del mondo: vale a dire 3,851 dollari a testa, 700 volte meno della media detenuta dal ricchissimo 1%.

“Vogliamo davvero vivere in un mondo dove l’1% possiede più di tutti noi messi insieme?  – ha detto Winnie  Byanyima – La portata della disuguaglianza è semplicemente sconcertante e nonostante le molte questioni che affollano l’agenda globale, il divario tra i ricchissimi e il resto della popolazione mondiale rimane un totem, con ritmi di crescita preoccupanti.”

Il documento di analisi di oggi, […], fa luce sul fatto che le grandi ricchezze siano passate alle generazioni successive e che le elite mobilitino ingenti risorse per piegare regole e leggi a loro favore. […] Il 20% dei miliardari ha interessi nei settori finanziario e assicurativo, un gruppo che ha visto la propria liquidità crescere dell’11% nei 12 mesi precedenti a marzo 2014. Questi settori hanno speso 550 milioni di dollari per fare lobby sui decisori politici a Washington e Bruxelles nel 2013. Nel 2012 negli Stati Uniti solo durante il ciclo elettorale, il settore finanziario ha speso 571 milioni di dollari in contributi per le campagne. I miliardari che hanno interessi nei settori farmaceutico e sanitario hanno visto il loro patrimonio netto collettivo crescere del 47% in un solo anno. Questi settori, durante il 2013, hanno speso oltre 500 milioni di dollari in lobby a Washington e Bruxelles.

tratto dall’articolo “Un povero mondo di pochi ricchi” pubblicato sul sito di Oxfam Italia.

Ora basta accoppiare a questo articolo (o a questo analogo apparso su Vita) un altro pezzo apparso alcuni giorni fa sul Fatto quotidiano che racconta la disperata situazione della popolazione greca, per capire che gli ellenici sono stati le principali vittime di un esperimento neoliberista volto a schiacciare i popoli per i profitti di pochi ricchissimi… Un esperimento di cancellazione di diritti iniziato con 11.000.000 di greci ma pronto ad essere esportato, grazie alla troika, in paesi più grandi: dal Portogallo alla Spagna e magari anche all’Italia.

Grecia, Caritas: ‘Povertà, disoccupazione e mortalità infantile. Fallimento austerity’ tratto da Il fatto quotidiano.

La crisi greca ha prodotto gli stessi danni di una guerra, abbattendosi soprattutto su bambini e ragazzi. E la stabilità economica altro non è che un’irraggiungibile terra promessa. Lo scrive chiaramente la Caritas Italiana nel dossier “Gioventù ferita” […] Numeri, dati e testimonianze raccolte dall’organismo pastorale della Cei – impegnato dal 2011 nella penisola ellenica con svariati progetti di supporto per la popolazione – scattano una fotografia impietosa dello stato di salute delle fasce più giovani della popolazione dopo sei anni di crisi e cure imposte dalla Troika. […]

Le famiglie che si rivolgono alla Caritas richiedono soprattutto alimenti (55%), lamentano l’impossibilità di pagare le utenze (40%). Non mancano anche necessità legate all’educazione dei figli (18%) e genitori in cerca di assistenza psicologica (8%). E, sottolinea l’organismo pastorale, “la metà dei nuovi poveri che assistiamo hanno un lavoro full time, ma nonostante ciò non hanno un reddito sufficiente per vivere”. […]

Una situazione tanto difficile, spiega il presidente della Caritas greca padre Antonio Voutsinos, da obbligare sempre più i genitori, per dare qualcosa da mangiare ai loro figli a cucinare “solo pasta o riso tutti i giorni perché sono gli unici alimenti che possono permettersi” e a tagliare sul “riscaldamento domestico, che sembra essere un privilegio in tempi di crisi” mettendo così “a rischio la salute dei bambini durante il periodo invernale”.[…] Xenia Apostoloi, assistente sociale presso l’ospedale pediatrico Agia Sofia Pedon di Atene spiega: “Sempre più di frequente abbiamo bambini che, pur non avendo una grave patologia, sviluppano malattie croniche dovute alle cattive condizioni igienico-sanitarie in cui vivono. […] L’impossibilità di garantire un futuro adeguato ai propri figli è la causa principale dell’esplosione degli abbandoni, aumentati del 336% negli ultimi cinque anni. “Si tratta spesso di bambini con gravi patologie i cui genitori firmano un documento in cui dichiarano di non poter prendersi cura del figlio, e lo lasciano a carico dello Stato. […] Preoccupanti ‘segni più’ vengono fatti segnare anche dalla mortalità infantile (+43%) […] e dal tasso di deprivazione materiale dei minori, passato dal 18,7% registrato nel 2008 al 39,9% del gennaio 2013, ancora in crescita rispetto al 2012 fa quando si assestava al 34,8%.[…]

Il tasso di disoccupazione ha raggiunto il 27% e si assesta ben oltre il 50% tra i giovani secondo i dati Eurostat dello scorso giugno. […] “La Grecia, al pari dell’Italia, è priva di un reddito di inclusione sociale in grado di inserire nella società anche i cittadini più poveri .

tratto dall’articolo “Grecia, Caritas: ‘Povertà, disoccupazione e mortalità infantile. Fallimento austerity’” pubblicato su “Il fatto quotidiano”.

Il successo di Syriza di domenica scorsa credo che sia la vittoria della speranza, di chi ha toccato il fondo e con le ultime riserve di aria, ha raccolto le poche forze residue e si è dato la spinta per risalire alla superficie del mare. D’altra parte la credibilità di Syriza è quella di chi lavora, non solo in politica ma anche in strada, distribuendo farmaci, aiutando i ragazzi a scuola e organizzando centinaia di mense popolari e cooperative.

Da domenica scorsa niente sarà come prima: il popolo greco ha detto basta all’austerity e ha mostrato all’Europa che, pur con tutto il lavoro che ci sarà da fare,  un’altra strada più solidale ed equa ci dovrà comunque essere: per forza o per amore!

…Oppure anche noi italiani, spagnoli, portoghesi prima o poi faremo la loro stessa fine.

Per approfondire:

Mille Grazie al popolo Greco!

Foto tratta dal sito di Repubblica.it

Foto tratta dal sito di Repubblica.it

Da stasera la storia europea ha svoltato… Non è facile prevedere cosa succederà, ma sicuramente non sarà più come è stato fino ad oggi e forse c’è una maggiore speranza per tutti i cittadini europei!

Per ora non mi resta che dire: GRAZIE POPOLO GRECO, GRAZIE DAVVERO DI CUORE!

Occupy central a Hong Kong. E a Roma?

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Foto “Occupy Centra_4384” by chet wong – flickr

Ieri sul sito de “Il fatto quotidiano” è apparso un bel post di Valentina Giannella intitolato Hong Kong bloccata per ‘Occupy Central’: perché questa città è davvero speciale”. Più che un articolo di giornale è una bellissima testimonianza diretta di come una manifestazione pacifica e non violenta stia mettendo alle corde il Partito Comunista Cinese. Mi ha colpito molto il fatto che, nonostante l’uso di lacrimogeni e spray urticanti da parte delle forze dell’ordine, i manifestanti di Hong Kong continuino ad essere distesi, gentili e pacifici. Vi consiglio di leggerlo…

Come italiano mi ha colpito anche il motivo che sta alla base delle proteste di Hong Kong… Nelle prime elezioni a suffragio universale di Hong Kong, previste per il 2017, il Partito Comunista Cinese vorrebbe imporre le liste bloccate con i candidati scelti da Pechino. Contro tutto ciò i cittadini si sono ribellati e i media occidentali stanno raccontando questa occupazione come una lotta per la democrazia e i diritti civili del popolo di Hong Kong…

Un momento… fatemici pensare un attimino… anche noi in Italia da anni abbiamo le liste bloccate senza le preferenze in tutte le elezioni, tranne che per le sole elezioni europee. Anche da noi i candidati sono scelti da due o tre segretari di partito in stanze segrete a Roma. Due giorni fa, alle elezioni per i consigli delle città metropolitane (nuovo nome delle mai abolite provincie), non ha votato il popolo ma alcune centinaia di consiglieri comunali, assessori a loro volta eletti con liste bloccate. In più abbiamo un presidente del Consiglio non eletto da nessuno, un presidente della Repubblica rieletto per un secondo mandato non espressamente previsto dalla Costituzione e pure un patto segreto del Nazareno che di fatto  trasforma maggioranza e opposizione in una sorta di Partito Unico…

E poi i media italiani mi vengono a dire che a Hong Kong protestano perchè  nella Repubblica Popolare Cinese c’è la dittatura? Beh, in fondo che differenza c’è fra noi e loro?

Ah si che a Hong Kong son scesi nelle piazze perchè non vogliono farsi governare da personaggi paracadutati da Pechino: han paura che anche a loro tocchino i Lenzi, i Gaspalli, gli Scilipotin, le Bonafen e le Santanchen… E i comici della tv di Hong Kong come faranno, se non avranno un Antonio Lazzi da imitare?

Ni Hao!