Siamo quello che abbiamo mangiato negli ultimi sette anni.

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Foto “Food cooked by me :)” by pallavi_damera – flickr

Un detto molto in voga fra salutisti e persone che curano la propria alimentazione è “Siamo quello che mangiamo“. Se chiedete a qualcuno come mai mangia biologico o vegetariano o macrobiotico o crudista, etc… è facile che, oltre ad eventuali motivi etici, giustifichi le sue scelte con la frase “Siamo quello che mangiamo“. Se ci pensiamo bene il nostro corpo lavora, si modifica e vive grazie ai piatti che mangiamo che poi, attraverso processo digestivo, vengono trasformati nei mattoncini con cui i nostri organi espletano le loro funzioni e soprattutto si rigenerano.

Quello che in tanti non sanno e che non sapevo nemmeno io fino ad una settimana fa, è che al nostro interno esiste un rinnovamento cellulare continuo, tanto che mentre noi pensiamo di essere sempre gli stessi, in realtà subiamo una rigenerazione cellulare totale di tutti gli organi ogni 7 anni. In pratica oggi non abbiamo più nessuna cellula di quelle che avevamo 7 anni fa…

Quindi, mentre noi pensiamo di essere sempre i soliti, in realtà ci siamo già rigenerati completamente più volte durante la nostra vita (nel mio caso 7 volte) e quindi il detto “siamo quello che mangiamo” andrebbe tradotto in “siamo quello che abbiamo mangiato negli ultimi 7 anni“. …E voi negli ultimi 7 anni con quanti mattoncini di cibo spazzatura avete rigenerato i vostri organi?

p.s. (1) Ho scoperto questa e altre notizie in un’interessante conferenza su “Alimentazione e Salute nella medicina occidentale e in quella tradizionale cinese”. Nei prossimi post vi racconterò altri spunti interessanti.

p.s. (2) Non mi chiedete niente dei piatti nella foto… è presa su Flickr e sono piatti preparati da una ragazza indiana. Mi piaceva per i colori e gli accostamenti.

Ho fatto il brodo (alla faccia del dado, del cuore di brodo e del liofilizzato)…

Premessa.

Rispetto a quelli dei giorni passati, questo post è decisamente frivolo e anche leggermente provocatorio, quindi scusatemi e non prendetevela. So già in anticipo che mi farò dei nemici fra i foodblogger e non solo…

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Foto “Brodo di pollo / Stock” by unpodimondo – flickr

Oggi ho fatto il brodo, che come insegna Günther, è la cosa più facile del mondo: si prende un pentolone d’acqua, ci si mette un sedano, una cipolla, una o due carote, del prezzemolo e si fa bollire per un’oretta (o anche meno). Se si vuole farlo di carne ci si aggiunge una coscia di pollo senza pelle, così che non venga grasso, oppure un pezzo di lesso, anche piccolo, …mica ci dobbiamo mettere un quarto di manzo. Se invece si  vuole farlo di pesce si buttano nel pentolone qualche testa e un po’ di lische et voilà… il gioco è fatto. Ora non resta che accendere il fuoco e mentre lui bolle si può fare altro: leggere un libro, fare un puzzle, un po’ di ginnastica, guardare un telefilm, magari pure fare l’amore. Intanto il brodo cuoce da solo e alla fine ci ritroviamo con la cena quasi pronta… Se poi la minestrina non vi piace, volendo possiamo usare il brodo per tirare su un risotto come Dio comanda e se ci avanza lo possiamo anche congelare per usi futuri.

Perchè ho scritto questo post? Perchè come mi giro sul web trovo dei/delle foodblogger che postano foto di ricette con ingredienti che fanno inorridire: ovunque dado, cuori di brodo, brodo liofilizzato. E poi dolci con la margarina, zuppe in busta,  barattoli di legumi precotti a iosa, nemmeno fossero Terence Hill e Bud Spencer nel selvaggio west. E tutti a commentare, con una certa ipocrisia: Bravo! Buono! Mmmh! Slurp!

Ognuno è libero di cucinare quello che vuole ma, sia per tutelarmi la salute (vedi altro post di Günther), che per gusto personale, in mancanza del brodo, prima di usare il dado, userei banalmente l’acqua calda. Il mio sistema cardiocircolatorio, prima della margarina userebbe centomila volte l’olio o magari il burro; oserei dire, giunto alla disperazione, perfino lo strutto. Ma la margarina no, proprio no! Allora tanto vale mangiare le merendine coi grassi idrogenati, non perder tempo ed evitare di sporcare la cucina. Se in casa, per nutrire i miei cari, devo usare gli ingredienti di McDonald’s, allora andiamo direttamente da McDonald’s, ci intasiamo le arterie allo stesso modo, senza dover spadellare e amen! …E se compriamo l’Happy meal ci regalano pure il balocchino!

Ora non chiedo che tutti i foodblogger siano come lei: abilissimi e raffinatissimi chef, fini conoscitori di tutti i presidi slow food e degli ingredienti più strani e nemmeno che (sempre come lei) conoscano le origini delle tradizioni culinarie di mezza Europa. Ma che facciano dei cibi semplici e gustosi, senza usare ingredienti spazzatura, mi sembrerebbe il minimo sindacale!

Oppure mi viene il dubbio che certi foodblogger siano come Cracco che, secondo me, non mangerebbe mai le patatine a cui fa la pubblicità! Cari foodblogger delle zuppe in busta, del brodo liofilizzato e dei fagioli in scatola mi auguro, per il vostro bene e la vostra salute,  che anche voi siate sponsorizzati profumatamente dalle multinazionali del cibo industriale e che non diate (per davvero) da mangiare ai vostri cari quello che pubblicate sul web!

E sei poi il brodo fatto in casa diventasse un gesto rivoluzionario contro l’omologazione del cibo industriale? …Hasta il brodino siempre!

p.s. anche se non sembra quella in blu sarebbe una ricetta…

Come va con l’amianto nelle tubature dell’acqua in Toscana?

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Foto “No amianto Publiacqua” dal sito dell’omonimo comitato.

A Novembre e Dicembre del 2014  pubblicai quattro post (primo, secondo, terzo e quarto) sul problema dei 225 km tubature in eternit e cemento-amianto degli acquedotti di Publiacqua che rilascerebbero fibre di amianto nell’acqua potabile di parte delle provincie di Firenze, Prato, Pistoia e Arezzo. A quasi tre mesi di distanza vediamo, tra alti e bassi, a che punto sono le cose.

La petizione su Change.org (che potete ancora firmare qui), per chiedere al Presidente della Regione Toscana di eliminare le tubature che rilasciano le fibre di amianto ha superato le 2.800 firme on line, alle quali vanno aggiunte anche quelle cartacee (ha firmato anche Piero Pelù).

A Dicembre nelle scuole di Agliana (Pt), paese in cui un terzo delle tubature è in amianto, in una riunione “infuocata” i genitori degli alunni hanno chiesto che nelle mense scolastiche del Comune venga servita l’acqua in bottiglia anzichè quella del rubinetto.

Dopo che per 18 anni le istituzioni hanno ignorato il Decreto Ministeriale del 14/05/1996 che impone la rapida sostituzione delle condotte in amianto e il continuo monitoraggio sulla presenza delle pericolose fibre nell’acqua, pressata dalla petizione, la Regione Toscana ha iniziato ad interessarsi del problema prevedendo un monitoraggio delle acque.

L’Autorità Idrica Toscana, dopo aver detto che i costi della rimozione dei 225 km di tubi in amianto sarebbero finiti sulle bollette degli utenti, è tornata sui propri passi dando ragione alla Campagna “No Amianto Pubiacqua”. I tubi verranno eliminati senza nessun aumento in bolletta, con un risparmio complessivo di circa 182 euro per ogni utente di Publiacqua.

A queste vittorie, per altro sulla carta, in quanto ancora non è iniziato ne’ il monitoraggio e nemmeno la rimozione dei tubi, sono corrisposti anche dei passi indietro come l’intervento dell’Assessore regionale all’ambiente Anna Rita Bramerini che, in consiglio regionale, avrebbe sostenuto che è bevibile un litro d’acqua con dentro 22.500 fibre di amianto, come si capisce da questo articolo apparso sul blog del Comitato:

Per Anna Rita Bramerini i cittadini toscani possono bere tranquillamente un litro di acqua contenente 22.500 fibre di amianto. Lo si evince dalla “rassicurante” risposta fornita in Consiglio regionale sulla vicenda delle tubature in amianto degli acquedotti toscani. E alla Campagna No Amianto Publiacqua questa risposta preoccupa molto, perché palesa un’evidente frattura tra la realtà e la classe politica della giunta guidata da Enrico Rossi.

L’assessore regionale all’ambiente, o chi la consiglia, ignora, ad esempio, la recente classificazione compiuta dall’Agenzia Internazione Ricerca sul Cancro (IARC) che si concentra e analizza tutte le forme di asbestosi sicuramente cancerogene per l’uomo (Gruppo 1) compresa quella derivante dall’amianto ingerito. I cancerogeni del gruppo 1 IARC, infatti, non hanno soglia: l’unica soglia possibile per la sicurezza dei cittadini è zero. Pertanto nell’acqua ‘potabile’ la concentrazione deve essere zero. […]

tratto dall’articolo “L’assessore Bramerini berrebbe un litro di acqua con “sole” 22.500 fibre di amianto?” pubblicato sul blog del Comitato “No Amianto Publiacqua”

Mentre vi invito a seguire le vicende sul blog ufficiale del Comitato (http://noamiantopubliacqua.wordpress.com) vi metto le mie impressioni su questo tema che mi sta molto caro, anche perchè alcuni di questi tubi arrivano vicino a casa mia e sono stato costretto a tornare alle bottiglie di minerale.

  • Il problema non è solo di Publiacqua (che serve Firenze, Prato, Pistoia e il medio Valdarno) ma di tutta la Toscana. Secondo Medicina Democratica (qui il post con i dati di tutte le città Toscane) in regione su  30.993,99 km di acquedotti ci sarebbero 1.859,87 km di tubazioni in eternit e/o cemento amianto.
  • Per assurdo, secondo lo stesso articolo, Firenze, città dove è scoppiata la polemica, è il comune dove c’è meno cemento amianto di tutti (1,43% dei tubi) mentre in altri Comuni, dove ci sono percentuali più alte (Pisa ha il 53,32%), tutto tace. Tacciono perfino i Cinquestelle che governano Livorno,  città col 35% di tubi in cemento-amianto.
  • Conclusione finale: il problema, salito alle cronache anche in altre regioni come l’Emilia Romagna, è sicuramente un problema sanitario nazionale che tende ad essere minimizzato, se non ignorato da tutta la politica, indipendentemente dai vari schieramenti. Servono quindi comitati di cittadini svegli che tengano alta l’attenzione su questo problema, senza abbassare la guardia. E pure blog che raccontino questi fatti. Insomma…diamoci tutti una mano a vicenda!

La Daoyin tu.

Nel mio ultimo post sul Daoyin (qui) vi anticipavo che vi avrei raccontato la curiosa  storia  della Daoyin tu. Chi inizia a praticare il Daoyin Yangsheng o Qi-gong, prima o poi si imbatte in questa immagine che, in varie forme e colori,  viene riprodotta in molti volantini e siti internet che pubblicizzano queste ginnastiche tratte dalla medicina tradizionale cinese.

daoyin - foto tratta da Internet

daoyin – foto tratta da Internet

L’immagine che vedete è in realtà la ricostruzione della Daoyin tu (mappa del Daoyin), ovvero di un reperto archeologico del 168 avanti Cristo scoperto nel 1973, che potete vedere nella foto sottostante.

Daoyin carta del 168 A.C.

Daoyin carta del 168 A.C. – da wikimedia.com

In una delle bare nella tomba del re Ma (168 a.C.) gli archeologi che stavano scavando presso la città di Changsha (capoluogo della provincia dello Hunan) trovarono un pezzo di seta arrotolato, delle dimensioni di circa 50 cm x 100 cm. In esso 44 figure alte circa 9-12 cm e disposte in quattro file, riproducono altrettante posizioni del Daoyin, ginnastica-medica già diffusa in Cina dal 3° secolo avanti Cristo. Ogni figura ha la sua didascalia e nella parte destra della mappa c’è una descrizione dettagliata degli esercizi e delle disfuzioni che dovrebbero curare. In pratica si potrebbe definire come il primo “libro” al mondo dedicato alla ginastica e al benessere.

Si tratta di movimenti molto simili a quelli che si ritrovano anche nel Daoyin moderno e che comprendono: posizioni statiche (tipo stretching), posizioni dinamiche (piegamenti, flessioni, rotazioni e torsioni), esercizi di respirazione e automassaggi effettuati in piedi, seduti e sdraiati. Come del Daoyin moderno i nomi degli esercizi prendono spunto dagli animali come il lupo, l’oca, il falco, il dragone, il gatto, il leone, le gru, l’orso, la scimmia, etc… Invece le malattie riportate nella mappa del Daoyin pare che comprendano: reni, cuore, artrosi, ginocchia, lombaggini, reumatismi, disturbi gastrici e del fegato, ansia e perfino flautulenza.

Lo studio della mappa ha anche evidenziato delle caratteristiche di tipo sociologico. Infatti nelle 44 figure vi sono sia uomini che donne, sia giovani che anziani, che persone di ceti sociali differenti (riconosciute in base agli abiti): dalle persone comuni ai dignitari. Insomma un reperto antico ma, a suo modo, anche moderno…

Quattro mesi di Daoyin.

Come ho scritto lo scorso Ottobre (qui il post) io e mia moglie abbiamo iniziato a praticare il Daoyin (detto anche Qigong). Quando abbiamo iniziato pensavamo di fare una ginnastica cinese ma, via via che andiamo avanti, scopriamo che si tratta di molto più di quello che ci aspettavamo all’inizio. Quattro mesi son davvero pochi per capire qualcosa di questa antica tecnica psicofisica della medicina tradizionale cinese, ma abbastanza per intuire che questa attività sta già avendo degli effetti benefici insperati sulla nostra salute. Il primo effetto è una bella rilassatezza che, per me che in questo periodo sono teso come una corda di violino, è un vero toccasana. Siamo all’assurdo che a volte ci stressiamo e facciamo le corse per arrivare puntuali in palestra ma poi ci rilassiamo facendo ginnastica tanto che, quando torniamo a casa, siamo riposati e calmi come non mai (e a me scende pure la pressione).

Siamo lontani anni luce dalla fluidità e dall’armonia dei movimenti dei nostri maestri ma, nonostante siamo ancora goffi come orsi in letargo, sentiamo che il  Daoyin ci fa star bene! Ancora più difficile è memorizzare i nomi e le sequenze di tutti i movimenti, ma piano piano ci auguriamo di farcela. D’altra parte fra tutte le lacune che dobbiamo colmare c’è anche la totale ignoranza della teoria  che sta dietro a questa pratica. Fra tutti i meridiani e tutti i punti di agopuntura cinese è già tanto aver capito dove ne stanno 3: il Dantian, il Laogon e lo ShangYang.

Vi lascio con la massima che è appesa accanto alla porta della nostra palestra. E con un video di esempio sul Daoyin. In un prossimo post vi racconterò la storia della Daoyin tu.

Soffiando, inalando, espirando ed aspirando,
espellono il vecchio per assorbire il nuovo.
Si scrollano come gli orsi e si stirano come gli uccelli.
Fanno ciò per prolungare la vita, sono gli adepti del Daoyin,
gente che nutre la propria forma emulando Peng il vegliardo.

Zhuangzi Keyi, testo taoista del IV-II sec. a.C.

 

Assente…

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Foto “Fahrtwind” by simonzryd – flickr

Buona giornata  a tutti,

mi scuso per essere assente sul blog ma purtroppo ho dei piccoli problemi di salute che da alcune settimane mi impediscono di seguire come vorrei, sia il blog che altri hobby. Non vi preoccupate, non si tratta di niente di grave ma è sufficiente a far girare gli zebedei e a far passare la voglia di fare un sacco di cose. Per questo il blog, a differenza degli anni scorsi, non ha ancora assunto la consueta veste natalizia… Chissà forse arriverà anche qui lo spirito del Natale ma per ora temo che giri alla larga…

Nel frattempo, visto che vi ho stressato tanto sugli aquedotti in amianto, vi stresso un’ultima volta chiedendovi di diffondere e magari firmare la petizione sottostante.

Grazie a tutti! A presto!

Petizione al presidente della Regione Toscana “Eliminare l’amianto dai tubi di Publiacqua Spa” su change.org

p.s. se a qualcuno avanzassero un paio di etti di spirito del Natale me li metta da parte… Saluti!

L’acqua all’amianto è un problema Nazionale. Bologna e Pisa messe peggio di Firenze.

Torno sul tema dell’acqua che scorre nelle tubature in eternit e cemento-amianto perchè il problema, sollevato a Firenze alcune settimane fa, è in realtà un problema Nazionale.

Prima di parlare della situazione in varie città vi segnalo un articolo apparso sul sito Senzasoste.it dove il coordinamento toscano di Medicina Democratica illustra le ultime ricerche sulla contaminazione da amianto e dove si scopre che, non solo l’amianto sarebbe pericoloso se inalato o ingerito, ma addirittura semplicemente lavandosi, in particolar modo tutti gli orifizi che comunicano fra l’interno e l’esterno del corpo… Se volete leggerlo tutto questo è il link: “Medicina Democratica: “Sostituire tutte le tubazioni di amianto” .

Mentre le provincie di Firenze, Prato, Pistoia e Arezzo, tutte insieme hanno circa 225km di tubazioni incriminate ci sono città messe molto peggio. Bologna ad esempio possiede circa 1.800 km di queste tubature che disperdono ben 10mila fibre di amianto per ogni litro d’acqua che esce dai rubinetti. Se avete una mezz’oretta di tempo guardatevi questo documentario del 2013 sulla situazione a Bologna. E’ un bel video creato dal basso tramite il crowdfunding.

La Nazione di Pisa (qui l’articolo) riporta invece la notizia che nella città della Torre Pendente conterrebbero amianto ben il 52% di tutte le tubature dell’Acquedotto. Per quanto riguarda Firenze il dibattito nel Consiglio Comunale e in città continua, passando da posizioni in cui si minimizzava il problema a posizioni che vanno verso la richiesta di sostituzione dei tubi. (qui l’articolo dal Nove da Firenze “Acqua e Amianto, Firenze cambia idea e pensa alla sostituzione delle tubature” ). In compenso Arpat Toscana ha fatto un comunicato stampa in cui afferma di non aver competenza in materia (qui il comunicato) e dove ricorda che l’unico studio mai fatto in Toscana sull’amianto nelle acque risale ormai al  periodo 1995-1997 (qui si può scaricare lo studio del 1997). Infine, da indiscrezioni di stampa, pare che la Regione Toscana intenda normare i limiti di amianto nelle acque col rischio che, mettendo limiti alti, le acque diventino “sicure” per legge e si chiuda la faccenda nel peggiore dei modi…

Eppure basterebbe imporre a Publiacqua di sostituire quei 225 km di tubi al più presto visto tra l’altro che, come rilevato da Altroconsumo e riportato in quest’articolo pubblicato da Altracitta.org: “A Firenze l’acqua più cara d’Italia mentre Publiacqua non investe e spartisce 47 milioni di profitto

E così mentre tutti loro discutono io intanto ho ricominciato a comprare l’acqua in bottiglia… Sigh!

Precedenti miei post sul tema: qui e qui