Alessandro, ricordati che si vota tutti i giorni.

Ho appena letto l’articolo di Gaberricci sull’esito del referendum e, avendo diverse cose da dire, scrivo anch’io un post, piuttosto che lasciare un commento e lo dedico ad Alessandro il suo coinquilino scottato dal primo voto andato male… E scusatemi se la prendo alla larga…

La ditta dove lavora mia moglie si è trasferita di sede e, dopo il trasloco, una delle prime preoccupazioni dei dipendenti è stata quella di dove andare a mangiare in pausa pranzo. Inizialmente avevano optato per un bar accanto all’ufficio dove mangiavano discretamente e in fretta (a volte troppo in fretta).  Un giorno un collega di mia moglie chiese al gestore se avevano il wi-fi e questi, in modo sincero ma brutale, rispose: «Ce l’avevamo ma l’abbiamo tolto, insieme ai giornali, perchè dopo aver mangiato le persone ci occupavano i tavoli e noi li vogliamo subito liberi.» Tradotto in parole povere, “ingozzatevi, pagate e levatevi dalle scatole il prima possibile perchè noi dobbiamo fare un sacco di soldi”. Posizione legittima ma non molto simpatica… Cercando delle alternative mia moglie si è imbattuta nella casa del popolo che aveva organizzato la raccolta per i profughi di Idomeni, di cui vi avevo raccontato in questo post, dove mangia altrettanto bene in un ambiente meno frenetico, più familiare, più economico e… pure col wi-fi!

In fondo si tratta solo di un piatto di pasta e di una bottiglietta d’acqua ma che, ripetute per 5 giorni alla settimana per un anno intero, fanno una certa differenza… soprattutto se pensi che al bar ristorante finiscono in profitti per il gestore che molto probabilmente saranno investiti in villoni, suv, speculazioni in borsa e/o cose simili. Basta invece scorrere le iniziative del circolo Arci per capire che, parte dei proventi dei pranzi di mia moglie, potrebbero perfino finire in iniziative culturali, come corsi, serate teatrali o presentazioni di libri, oppure in solidarietà come le adozioni  a distanza che il circolo ha fatto ultimamente a Kobane.

Insomma, caro Alessandro si vota ogni giorno con le nostre scelte! Se compri il caffè e il cioccolato del commercio equo e solidale al posto di Nespresso e/o Nestlè, se decidi di comprare le verdure dal contadino accanto a casa piuttosto dalla grande distribuzione organizzata, se decidi di usare la bici al posto dell’auto oppure se sostituisci le lampadine con quelle a Led. Questo non vuole sminuire i referendum o le elezioni ma dire che il futuro nostro, dell’ambiente, del mondo spesso dipendono da tanti piccoli gesti di tutti i giorni, che singolarmente appaiono insignificanti, ma che se vengono fatti da una collettività, cambiano davvero le cose.

Ti faccio un altro esempio concreto. Quando ero bambino se volevi fare le ricerche dovevi avere un’enciclopedia di 15 o 20 volumi che costava milioni di lire, occupava un’intera libreria e dopo averla comprata era già da aggiornare. A metà degli anni ’90 uscirono le enciclopedie multimediali su Cd rom che costavano ancora tanto (una tipo “Encarta” della Microsoft su 4 cdrom costava circa 250.000 Lire) e dovevi comunque comprare gli aggiornamenti. Se oggi hai Wikipedia è perchè tante persone hanno deciso di dare il proprio piccolo contributo formando una comunità che lavora per il bene comune..

E qui vengo alle considerazioni di Gabericci che mi contesta che la politica economica e ambientale la deve fare il governo e non i cittadini. Il recente referendum sulle trivelle, la non applicazione di quello sull’acqua del 2011, le scelte di politica economica, il ttpi, la corruzione, le inchieste giudiziarie, la situazione di migranti e delle guerre,  ci dimostrano sempre di più che quella ci ostiniamo a chiamare democrazia è, nella migliore delle ipotesi, un’oligarchia dove il potere politico e quello dei mass media sono succubi e al servizio del potere economico e finanziario delle multinazionali, in un intreccio di interessi lontano mille miglia da quello dei cittadini e dei beni comuni. Non basta un Presidente del Consiglio non eletto da nessuno per capire che come cittadini non contiamo niente?

Abbiamo però un piccolo potere e ce ne accorgiamo quando i call center ci frantumano le scatole a tutte le ore, quando i vari promoter  ci bussano alla porta o ci fermano per la strada e quando le  nostre buche delle lettere strabordano di volantini con offerte strepitose… Tutti mirano al nostro misero stipendio e vogliono che con esso noi compriamo i loro prodotti perchè, se come criceti non facciamo girare la ruota dei consumi, tutto il giochino si rompe e il sistema economico va all’aria… Quindi Alessandro non ti disperare! Quando ti chiamano alle urne vai ed esercita il tuo diritto/dovere di elettore! Potrai vincere o perdere (io da oltre venti anni perdo quasi sempre) ma sappi che voti di più e sei più incisivo col carrello della spesa che con la scheda elettorale!

10 thoughts on “Alessandro, ricordati che si vota tutti i giorni.

  1. Aspetta, io temo che quel mio commento tu lo abbia malinterpretato: io sono ben consapevole del fatto che “nessuno vi darà la libertà. Se siete uomini, andate e prendetevela”. Il punto non è questo: il punto è che dire “il referendum è fallito, adesso rimbocchiamoci le maniche e facciamole chiudere, quelle trivelle”, fa sembrare che la colpa delle trivelle a meno di dodici miglia dalla costa sia nostra. E non è così: quella è una decisione che ha preso qualche precedente governo, ed è lo stesso governo (inteso come istituzione) che dovrebbe prendersi la responsabilità di dire “quelle trivelle le vogliamo ancora/quelle trivelle le chiudiamo”. A me è questo continuo spostarsi delle responsabilità che da fastidio: come se, che le cose non cambino, è una colpa nostra. Ma non è così: noi ci stiamo impegnando, per cambiare le cose. Ma io credo che è pure giusto chiamare in causa il governo, sottolineare le sue manchevolezze, e non trincerarsi dietro un “Eh, ma tanto, con un presidente del consiglio non eletto dal popolo (che per altro in Italia non elegge da sempre il presidente del consiglio, paradossalmente l’ultima volta che si è eletto direttamente un presidente del consiglio, quel presidente del consiglio si chiamava Benito Mussolini…) non cambierà mai niente!”, perché è finire per cadere nella stessa spirale di apatia in cui è caduto chi non è andato a votare domenica. Facciamo il nostro: io ho le lampadine al LED e non uso l’automobile (anche perché la benzina mi costa cara). Non compro nei negozi equo e solidale perché sarebbe bello e condivisibile, ma purtroppo non posso permettermelo. Ma PRETENDIAMO anche che, finché questo è lo stato delle cose in cui ci muoviamo, che chi sta più sopra di noi faccia qualcosa; o, almeno, che abbia “il pepe al culo” per il fatto che gli chiediamo continuamente di prendere posizioni e di assumersi la responsabilità delle decisioni che prende.

    Mi dispiace aver parlato troppo, ma questa volta volevo spiegarmi bene e spero di esserci riuscito. Detto ciò, ovviamente, amici come prima🙂.

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    • Sono d’accordo col tuo commento, cioè che è giustissimo PRETENDERE e mettere il “Pepe al culo” ai vari governi (nazionale, regionale, comunale), sapendo però che questi non lavorano mai per il bene comune della collettività ma per scopi … di bottega (loro o dei loro amici).
      Cioè puoi sederti al tavolo, fare le tue richieste ma con la consapevolezza che il governo gioca con un mazzo di carte truccate… (e di questo tu te ne intendi…)

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