Pane e Bancomat.

Una ricerca dell’Università di Newcastle in Australia, in collaborazione col WWF, è riuscita a quantificare le microparticelle di plastica che ingeriamo ogni settimana. Analizzando oltre 50 studi è stato scoperto che ognuno di noi, bevendo, mangiando e respirando assume mediamente 2.000 microparticelle di plastica alla settimana, per un totale di 5 grammi. In pratica è come se ogni settimana ci mangiassimo un bancomat, oppure una penna a sfera. Oppure che ci mangiassimo ogni mese una gruccia per appendere gli abiti. In un anno assumiamo 250 gr. di plastica.

E’ stato fatto anche un elenco degli alimenti che contengono più plastica. L’acqua che beviamo: sia in bottiglia che del rubinetto (ma con maggiori concentrazioni in quelle in bottiglia), le bibite, la birra. Poi i molluschi, i crostacei e il sale marino. In misura minore anche il pesce e il miele. Per quanto riguarda l’inalazione, oltre all’inquinamento ambientale, sono segnalati i capi di abbigliamento in tessuto sintetico che rilasciano, nell’acqua del lavaggio, ma anche nell’aria quando li tendiamo, microparticelle invisibili di plastica.

Logicamente per ovviare a questi problemi serve un impegno planetario di tutti i governi ma, forse nel nostro piccolo, possiamo fare qualcosa. Quando compriamo una cosa in plastica possiamo chiederci se lo stesso oggetto è disponibile anche in altri materiali più naturali: metallo, legno, vetro, carta, cotone, etc… Se ci pensiamo bene la plastica è arrivata in Italia solo dopo la seconda guerra mondiale, prima non c’era! I miei vecchi raccontano che la prima cosa che hanno visto in plastica erano le taniche dell’acqua portate dagli americani (quelle bianche col tappo arancio) e non capivano di cosa erano fatte. Visto che al fuoco si scioglievano qualcuno pensò perfino che quella plastica bianca fosse qualcosa di simile alla cera.

Credo che, nei casi in cui è possibile sostituirla con altri materiali, l’uso della plastica (soprattutto il monouso) dovrebbe diventare qualcosa di “riprovevole”. Come dire… un po’ da sfigati! Chi è un po’ avanti negli anni si ricorda che negli anni ’70 si fumava ovunque: andavi al cinema e quando entravi in sala c’era una nube di fumo che ti chiudeva il respiro. Lo stesso quando andavi al bar o al ristorante. Ecco dal punto di vista culturale la plastica dovrebbe diventare come le sigarette…

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10 pensieri riguardo “Pane e Bancomat.

  1. Ciao Marco, lo sai che io odio le stoviglie usa e getta e cerco di acquistarle il meno possibile? Preferisco più lavare decine di piatti in ceramica piuttosto che caricare di plastica il bidone della differenziata. Purtroppo però molte cose che acquistiamo sono in plastica. L’altra volta, ad esempio, ti stavo pensando mentre acquistavo una confezione di brioche. Avevi scritto un post in merito al confezionamento delle mozzarelle e guardando quelle merendine mi sono resa conto che avevano tre imballaggi e che, ancor prima, ne avevano addirittura 5. La confezione acquistata ha l’involucro esterno, lo scatolo di carta e le bustine che contengono ogni merendina. Però le merendine giungono al supermercato in bancali, a loro volta contenuti in scatoloni e incellophanati per essere facilmente trasportabili. Purtroppo ce lo impone la normativa e purtroppo non possiamo contrastare questo fenomeno, pena una multa salata dai NAS.
    Per quanto riguarda l’abbigliamento da ultimo si stanno muovendo diverse campagne contro il fast fashion. Si tratta di contrastare l’acquisto di capi a poco prezzo per preferire quelli fatti seguendo i criteri e le tutele del lavoratore. Se il fast fashion va di moda non è perché a me piace indossare una maglia che costa 5 euro. E perché io, oggi, posso solo permettermi quella maglia da 5 euro e per me accedere all’abbigliamento di qualità è davvero impossibile. Posso permettermi un paio di scarpe buone una volta ogni 5 anni, ma avrò la necessità di acquistarne un paio per l’estate e uno per la mezza stagione, oppure uno di ricambio qualora le altre dovessero rompersi. Quindi io posso fare qualcosa, è vero, ma dovrebbero cambiare le leggi se vogliamo rivoluzionarci.

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    1. Ciao Aida,
      Capisco al 100% la tua posizione ma con questo post volevo dire che, a parità di prezzo, dovremmo scegliere in base ai materiali. Ad esempio quando compriamo le mollette da bucato possiamo scegliere tra plastica o legno…
      Io corro a piedi e di solito usiamo quelle che vengono chiamate “t-shirt tecniche”. Sono t-shirt che lasciano traspirare ed evaporare il sudore: non si impregnano e non diventano fradice come quelle di cotone. Di fatto si tratta banali t-shirt in poliestere che al Decathlon costano 3,99€ e se le compri all’ingrosso costano ancora meno (la mia società sportiva comprandone circa 500 a volta le paga meno di 2€ l’una, compresa stampa personalizzata). Sono t-shirt che quando le lavi perdono microplastiche che dalla lavatrice vanno nei fiumi e nei mari e che quando le tendi si disperdono nell’aria. E’ un piccolo esempio per dire che una t-shirt di cotone da 5€ è più ecologica. Dal momento che sono comode io le uso soltanto quando corro mentre per la vita di tutti i giorni uso t-shirt di cotone da 5€ e anche meno. Però conosco persone che usano le t-shirt di poliestere tutti i giorni.
      L’altro giorno ho scoperto che, dato che le coltivazioni di cotone impiegano molti pesticidi e concimi chimici, il tessuto più ecosostenibile in teoria sarebbe la viscosa che viene lavorata a partire dalla polpa di legno, ma anche da materiali di scarto come la paglia, ma anche questa, per la sua lavorazione con agenti chimici non sarebbe del tutto ecologica…

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      1. Si, dovremmo partire da questo. Il vetro delle bottiglie d’acqua, i vasetti di vetro per i fagioli cotti, l’alluminio al posto dei materiali indifferenziati, ecc.. ecc… Io lo potrei fare (qualcosa già la sto facendo) sperando poi che qualcuno mi seguirà!

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  2. Non posso che condividere il tuo articolo. Ovviamente per ottenere i risultati che tu auspichi si dovrebbe ricorrere molto di più alle cose di seconda mano, ad esempio anche all’abbigliamento usato, ma questo, purtroppo, è ancora decisamente visto come una pratica da sfigati…

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  3. Scusa mi è partito il commento incompleto
    Volevo soltanto dire che per quanto riguarda Gli imballaggi per gli alimenti è difficilissimo potere incidere nelle scelte.
    Hai ragione nel dire che ‘prima’ la plastica non era utilizzata La realtà è che oggi si utilizza solo quella!!!
    Almeno io ci provo a stare attenta Ma davvero è il percorso trova 1000 ostacoli e il risultato è ben lontano da quello che ci si prefigge rebbe.

    Shera

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    1. Concordo che è un percorso con 1000 ostacoli ma ogni percorso comincia con un solo passo… Un passo oggi un passo domani, un passo io, un passo qualcun altro… chissà…

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      1. Non sono così possibilissimo sul singolo intervento individuale credo che servirebbe un intervento concreto Per quanto riguarda il confezionamento di prodotti alimentari già in vendita. Dovrebbero per esempio le mense scolastiche mettere al bando piatti e vettovaglie in plastica Non credi?
        Solo un esempio…
        shera

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