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Nei giorni scorsi, fra i commenti al mio articolo “Una voce da Gaza: il blog di Vittorio Arrigoni” è stato inserito un video che presenta due mostre fotografiche di Davide Pivetti, intitolate “Gaza Camp” e dedicate ad un reportage realizzato  nel 2007  tra i profughi della Striscia di Gaza. Le foto saranno in Mostra a Modena dal 28 Novembre e a Riva del Garda dal 30 Novembre e sicuramente meritano un post apposito.

Rimane una triste domanda: quante delle persone ritratte in queste foto saranno sopravvissute al massacro dello scorso Dicembre?

Hand Carved African Creche

foto: "Hand Carved African Creche" by Suzba - flickr

Non so se avete letto la notizia sul “Bianco Natale” organizzato dall’amministrazione  leghista del paese di Coccaglio (Bs). Vi riporto alcuni estratti da due articoli di Sandro De Riccardis pubblicati sul sito di “Repubblica”. In fondo segue  una mia banale riflessione… (tristemente comica…)

La notizia

Il diktat della Lega contro i clandestini. “E’ Natale, cacciamo tutti gli irregolari”. di Sandro De Riccardis

A Coccaglio (Brescia) l’assessore leghista Abiendi ha aperto la caccia agli immigrati irregolari con l’operazione denominata “White Christmas” perché – spiega – “il Natale non è la festa dell’accoglienza, ma della tradizione cristiana e della nostra identità”. Il sindaco Claretti: “Il nostro obiettivo è fare pulizia”

A Coccaglio la caccia ai clandestini si fa in nome del Natale. L’amministrazione di destra — sindaco e tre assessori leghisti, altri tre assessori targati Pdl — ha inaugurato nel piccolo comune bresciano l’operazione “White Christmas” per ripulire la cittadina dagli extracomunitari. Un nome scelto proprio perché l’operazione scade il 25 dicembre. E perché, spiega l’ideatore dell’operazione – l’assessore leghista alla Sicurezza, Claudio Abiendi – “per me il Natale non è la festa dell’accoglienza, ma della tradizione cristiana, della nostra identità”. È così che fino al 25 dicembre, a Coccaglio, poco meno di settemila abitanti, 1.500 stranieri, i vigili vanno casa per casa a suonare il campanello di circa 400 extracomunitari. Quelli che hanno il permesso di soggiorno scaduto da sei mesi e che devono aver avviato le pratiche per il rinnovo.

“Se non dimostrano di averlo fatto — dice il sindaco Franco Claretti — la loro residenza viene revocata d’ufficio”. [...]  L’idea di accostare la caccia agli irregolari al Natale, ha provocato le proteste di un pezzo di città, del mondo cattolico e del volontariato. “Io sono credente, ho frequentato il collegio dai Salesiani. Questa gente dov’era domenica scorsa? Io a Brescia dal Papa”, replica Abiendi, che si definisce “tra i fondatore della Lega Nord, nel 1992″. Poi enumera i risultati dell’o perazione “Bianco Natale”: “Dal 25 ottobre abbiamo fatto 150 ispezioni. Gli stranieri irregolari sono circa il 50 per cento dei controllati”.

E ora al modello Coccaglio guardano anche i sindaci leghisti dei comuni vicini. Quelli di Castelcovati e Castrezzato hanno già copiato il provvedimento. [...]“.

Tratto dall’articolo “Il diktat della Lega contro i clandestini
“E’ Natale, cacciamo tutti gli irregolari”" di Sandro De Riccardis pubblicato sul sito di “La Repubblica del 18 novembre 2009.

Altro articolo sempre di di Sandro De Riccardis

Natale senza immigrati, è rivolta Il Pd: Maroni spieghi in Parlamento.

MILANO – Per la Caritas è “il segno di un’intolleranza parossistica”. Per FareFuturo, la fondazione vicina al presidente della Camera Gianfranco Fini, si tratta di “una strumentalizzazione inutile e volgare”. Per il Partito democratico siamo di fronte a “un’idea vergognosa, incivile, incostituzionale”.

L’operazione White Christmas, due mesi di controlli a tappeto nelle abitazioni degli extracomunitari con permesso di soggiorno in scadenza, pianificata dalla giunta leghista di Coccaglio, piccolo comune bresciano, ha scatenato reazioni indignate. [...] Una scelta amministrativa che Ffwebmagazine. it, il sito della fondazione FareFuturo, considera “un’offesa al gusto e alla sensibilità dei cristiani”. “Giù le mani dal Natale (almeno)”, titola il giornale telematico vicino a Fini. [...] Scatenando l’indignazione della chiesa bresciana e un editoriale molto duro apparso sul sito del settimanale diocesano “La Voce del popolo”: “Caro assessore francamente il cristianesimo è un’altra cosa – risponde padre Mario Toffari, direttore dell’Ufficio per la pastorale dei migranti della diocesi di Brescia – Emarginando il povero, emarginiamo lo stesso Cristo e la cosiddetta identità, sbandierata a sostegno di politiche non affatto cristiane, sa solo di strumentalizzazione, oltre che di improprietà interpretativa del Vangelo”.
Una critica radicale che si affianca a quella della Caritas che parla di “segno di intolleranza parossistica”. Un progetto “fascista” dicono Cgil e Cisl. “Ritorna alla memoria il rumore degli stivali dei soldati fascisti nel ghetto di Roma alla caccia dei cittadini ebrei” accusa Kurosh Danesh, coordinatore nazionale Immigrati per la Cgil.

A capo dei tredici senatori democratici che chiedono al ministro Maroni di riferire in Parlamento, la presidente del gruppo in Senato Anna Finocchiaro usa parole durissime: “L’idea del nostro Paese che ha la Lega è xenofoba, razzista, violenta e retrograda. L’introduzione del reato di clandestinità è un’aberrazione che sta già dando i suoi frutti velenosi, come dimostra il caso di Coccaglio, dove si vogliono cacciare per le festività natalizie tutte le persone immigrate alle quali sta scadendo il permesso di soggiorno”. [...]

tratto dall’articolo “Natale senza immigrati, è rivolta. Il Pd: Maroni spieghi in Parlamento” di Sandro De Riccardis pubblicato su “Repubblica” il 19/11/2009.

A questo link un terzo articolo uscito ieri.

La mia umile riflessione tragicomica…

Dopo che su questa vicenda si sono espressi in tanti, vorrei scrivere anch’io due  righe … e visto che gli amministratori leghisti si appellano alle tradizioni, partiamo dal racconto del Natale (reperibile nella versione “ufficiale” nei Vangeli di Luca e di Matteo).

L’autorità di Roma indice un censimento e Giuseppe e Maria partono  dalla città di Nàzaret e dalla Galilea per andare in  Giudea a Betlemme per farsi registrare.  Si tratta quindi di una coppia di immigrati che si muovono per  entrare e registrarsi in un altro stato (purtroppo nessuno storico ci precisa se per il censimento romano serviva il permesso di soggiorno oppure no). Arrivati a destinazione Maria depone il proprio figlio in una mangiatoia perchè per loro non c’era posto nell’albergo. Ora se tradizione dev’essere che sia fino in fondo e perciò nei comuni padani pare che abbiano deciso che gli extracomunitari non in regola, non possono stare meglio di Maria e Giuseppe e quindi devono passare anch’essi la notte di Natale (e quelle seguenti) al freddo e al gelo… sotto i ponti, nelle stalle, in baracche e  ritrovi di fortuna… Così facendo si rinnovano le tradizioni e contemporaneamente si ottengono centinaia di presepi viventi… Gli assistenti sociali, in nome delle pari opportunità con la famiglia di Nazaret, si starebbero attrezzando per fornire a tutti gli irregolari un asino e un bue, mentre per le stelle comete pare che ammettano di avere qualche difficoltà.

In questi presepi viventi anche le autorità locali sembra che abbiano deciso di recitare il loro ruolo e non è colpa loro se l’unica autorità nel copione è un certo Erode che fa la parte del cattivo. I celoduristi del Carroccio, che non vogliono essere più teneri delle autorità di 2000 anni fa, non si limiteranno ai bambini sotto i due anni ma estenderanno la caccia alle famiglie intere degli immigrati e, non fidandosi dei soldati di “Roma ladrona”, sostituiranno i legionari romani con le ben più fidate pattuglie dei locali vigili urbani. Per rendere più reale la rappresentazione sono stati interpellati alcuni storici per ricostruire i costumi di Erode e per sapere se,  secondo le tradizioni delle sante feste, anch’egli passava il Natale nel triclinio gustando el panetùn.

In vista dell’Epifania sembra che verrà emessa un’ordinanza in cui si chiederà che i Magi che verranno a visitare i presepi viventi debbano necessariamente provenire da paesi Scandinavi e debbano essere alti, bianchi e biondi, per preservare il “candore” del Natale… Eventuali Re Magi con la pelle mora o soltanto olivastri saranno respinti indietro o internati 6 mesi  presso centri di identificazione ed espulsione e pertanto non vedranno i bambinelli perchè arriveranno alle stalle fuori tempo massimo…

Infine si raccomanda agli  extracomunitari irregolari, provenienti dal Medio oriente, di fuggire in Egitto perchè pare che, per rispettare le tradizioni del  prossimo Venerdì Santo ed incentivare il turismo, le autorità padane stiano pensando di sostituire i “presepi viventi” con le… “crocefissioni viventi”… e qui saran dolori…

P.s. La Befana, notoriamente laica, femminista e di sinistra, manda a dire agli autori di “White Christmas” che passeranno una “Very black Epiphany”. Carbone NERO, anzi NERISSIMO per tutti!

A parte gli scherzi mi resta una sola cosa da dirvi: Vergogna, giù le mani dal Natale!

Pissing woman fountain

foto "Pissing woman fountain" by thefuturistics -flickr

Cari lavoratori (se siete ancora fra quelli che hanno un lavoro) da questa settimana un giudice ha decretato che il vostro datore di lavoro può  impedirvi di andare a pisciare fino al punto da farvela addosso e che, cosa più grave, questo non costituisce reato…  Leggete l’articolo di Gabriella Meroni, pubblicato sul sito del settimanale “Vita”…

Esselunga. Mobbing: la cassiera mente o no?

I responsabili del supermercato negarono davvero alla donna di andare in bagno. Ma per il giudice non è reato

I giornali non hanno dubbi: «La cassiera si inventò tutto». Questi i titoli di oggi che si riferiscono alla vicenda di un’impiegata part time dell’Esselunga di viale Papiniano a Milano, che nel febbraio 2008 denunciò i propri responsabili per mobbing: l’avrebbero costretta a farsi la pipì addosso in cassa negandole per un’ora e mezza il permesso di andare in bagno. La donna (un’italoperuviana di 45 anni) aveva anche denunciato di essere stata picchiata, giorni dopo, da uno sconosciuto nello spogliatoio del supermercato; per le lesioni subite, accertate in pronto soccorso, la prognosi era stata di 10 giorni.
Lunedì 16 novembre arriva la sentenza: il gip Maria Grazia Domanico archivia le accuse contro i responsabili del punto vendita e i mass media applaudono: macché mobbing, la cassiera ha mentito, si è inventata tutto, e oltretutto aveva anche qualche problema personale. Ma è davvero così? Vediamo di ricostruire la vicenda con le stesse parole del giudice che ha archiviato le accuse contro Esselunga. Sicuramente la donna soffriva di disturbi psicologici, per i quali era stata in cura per diversi anni. Questo è assodato. Tuttavia non basta per darle della bugiarda (e ci mancherebbe). Scrive il gip, dicendosi sicura del fatto che le indagini «hanno consentito di ricostruire in termini sufficientemente precisi l’episodio»: la cassiera «ebbe a richiedere per circa un ora e mezza di essere sostituita alla cassa dovendosi recare in bagno», permesso che le fu negato (dunque non mentiva); per il giudice però «a tale condotta non può essere ricondotta alcuna fattispecie di reato». È vero che non poté andare alla toilette per il «no» dei superiori, ma niente di male, era nel loro diritto farlo. Occhio dunque, dipendenti di tutta Italia, se vi scappa la pipì sul lavoro dovete tenervela. Quanto all’episodio dell’aggressione, definita dal giudice «più inquietante» – quindi ci fu, anche questa – «l’autore del fatto non è stato identificato e pertanto va accolta la richiesta di archiviazione».
Il gip – come sottolineano tutti i giornali – non nasconde di condividere «le perplessità del pubblico ministero circa la dinamica dei fatti così come ricostruita dalla vittima», che è spesso caduta in contraddizione raccontando la propria vicenda. Su due punti tuttavia non ci sono dubbi: il divieto di andare in bagno e il pestaggio. Ma che volete: non è mobbing.

Articolo di Gabriella Meroni “Esselunga. Mobbing: la cassiera mente o no?” pubblicato il 17/11/2009 sul sito www.vita.it

Una domanda: ma il gip Maria Grazia Domanico… durante le udienze non ha mai avuto un bisognino? O ha la vescica di ferro?

Io l’unica risposta che ho è non andare a fare la spesa all’Esselunga… Ci andavo pochissimo anche prima, adesso non  ci andrò più, come dire… Boicotto in nome della tutela della vescica…

100.000 volte grazie!

Foto "100000 miles" by Ben·Millett - flickr

Foto "100000 miles" by Ben·Millett - flickr

Oggi il blog ha superato le 100.000 visite! Grazie a tutti i lettori perchè sinceramente, quando ho iniziato questa avventura, non mi sarei aspettato che un semplice e banale blog che, come recita il suo nome, vuole solo raccontare … “un po’ di mondo”, avesse così tanti visitatori!

Spero che tra queste pagine abbiate trovato qualcosa di utile,  di interessante e che la lettura di questo blog non sia stata, per voi, una perdita di tempo (se così fosse mi scuso con tutti). Grazie per i vostri commenti e per tutti coloro che hanno condiviso, anche per brevi tratti, il cammino fatto da questo blog, dalla sua nascita ad Aprile 2008.

Il sito, compatibilmente con i miei impegni familiari e lavorativi, continuerà il suo cammino: non chiedetemi quali saranno le prossime tappe ne’ tantomeno quale sarà la meta finale, perché nemmeno io lo so… Se invece volete condividere questa passeggiata con me siete bene accetti: potete farlo liberamente, per una sola tappa (un post)  o per più tappe… In ogni caso grazie di condividere un pezzo di strada con questo blog.

Queste pagine sono (volutamente) senza pubblicità e sono fatte  gratuitamente nel tempo libero col semplice scopo di condividere idee ed informazioni e, se possibile, dare una mano per  aiutare gli altri.

Un solo piccolo favore vi chiedo: se nel blog avete trovato delle informazioni che vi sono state  utili o se in qualche modo queste pagine vi hanno aiutato o vi hanno divertito, fate anche voi un gesto che possa aiutare qualcun altro: condividete  informazioni con chi magari le sta cercando o fate un gesto  (anche piccolo) d’amore e solidarietà verso qualcuno che è in difficoltà.

Facciamo un passaparola di buone idee e buoni gesti (piccoli e semplici) che possano migliorare il mondo e le persone che incontriamo! Grazie.

Unpodimondo

Contate fino a sei… quando avrete contato un bambino sarà morto di fame. Quando avrete letto questo post… diversi bambini saranno morti di fame.

Dal 16 al 18 Novembre si terrà a Roma il Summit Mondiale sulla Sicurezza Alimentare organizzato dalla Fao e, nell’occasione, il direttore Jacques Diouf ha lanciato una petizione per dire “No alla fame nel mondo”, per far sentire ai governanti che saranno a Roma la prossima settimana, l’urlo del miliardo di persone che stanno morendo di fame.

Guardate il video con  Jacques Diouf, collegatevi al sito qui sotto  e firmate la petizione: è gratis non fa spam e forse muoverà qualcosa o forse no….e poi (se vi va) passate parola…

Otto von Bismarck

foto - statua di cera di Otto von Bismarck by Sebastian Niedlich (Grabthar) - flickr

Non si mente mai così tanto come prima delle elezioni, durante la guerra e dopo la caccia.

Otto von Bismarck (1815 – 1898) uomo politico tedesco, fondatore e primo cancelliere dell’Impero tedesco.

Ieri si è festeggiato il ventennale dalla caduta del muro di Berlino e avrei voluto scrivere un pezzo per il blog, per ricordare questo evento che per il mondo, ma soprattutto per la mia generazione che all’epoca aveva più o meno una ventina d’anni, è stato un momento di grandi speranze di pace.

Purtroppo in questi giorni non ho  molto tempo da dedicare al blog e perciò, non potendo scrivere un articolo più lungo, vi metto un video musicale che sintetizza le speranze della mia generazione all’indomani della Caduta del Muro: Wind of change dei tedeschi Scorpions.

Purtroppo la speranza di pace globale che si respirava in quegli anni si è scontrata con la dura realtà degli anni ‘90 dove la violenza è cresciuta (guerra in ex-Yugoslavia, genocidio in Rwanda, guerre in Medioriente, globalizzazione selvaggia, disastri ambientali, etc…). Ma se, nel mio e nel nostro piccolo, continuiamo a lottare per la pace, per la solidarietà e per la giustizia, lo facciamo anche  perchè abbiamo  ancora negli occhi e nel cuore le immagini e i volti dei nostri coetanei di Berlino Est del 9 Novembre 1989.

p.s. Il video riprodotto sopra contiene una rimasterizzazione con immagini tratte dalla guerra del Golfo del 2003. Se volete vedere il video originale del 1991 dovere guardare questo video sotto direttamente da You Tube (non è possibile incorporarlo nel blog).

foto Mele della Pace by movimento-shalom

Come ho scritto nel post della settimana scorsa ho partecipato all’iniziativa “Mele della Pace” del Movimento Shalom, andando per una mezza giornata a vendere le mele in un supermercato dell’hinterland fiorentino (qui potete leggere il mio post con gli scopi della manifestazione). Io e altri volontari abbiamo offerto educatamente, ai clienti del supermercato, un sacchetto da 2 kg di mele stark al costo di 5€ che sono stati devoluti per la costruzione di un centro di formazione professionale in Congo. Nonostante la crisi, la generosità delle persone è stata tangibile e nel periodo in cui sono stato presente io (circa 3 ore e 1/2) abbiamo venduto circa 100 sacchetti di mele per un ricavo di 500€ (la vendita è poi proseguita nel pomeriggio).

Stare all’uscita del supermercato a vendere le mele è stato anche un buon punto di vista sulla nostra società ai tempi della crisi e perciò vi metto alcune banali riflessioni personali. Prendetele così come sono… come delle curiosità… senza pretesa alcuna…

I più generosi sono gli anziani e le persone semplici.

Le persone che si sono fermate e che hanno comprato le mele sono state in gran parte anziane e per lo più persone semplici. Magari avranno avuto anche la pensione minima, qualche acciacco dovuto all’età, ma il cuore è rimasto grande e di fronte alla solidarietà e alla miseria non si sono tirate indietro e hanno contribuito a questo gesto di generosità. Ad essi vanno aggiunte diverse famiglie con bambini che magari hanno voluto dare il buon esempio ai figli. Abbiamo poi trovato un ragazzo del Movimento Shalom che, dopo aver comprato le mele,  ci ha raccontato di avere 3 adozioni a distanza e una parente che attualmente sta lavorando in Burkina Faso. E’ col cuore e col pensiero rivolto ai ragazzi del Congo che ringrazio tutte queste persone.

Chi non ha comprato le mele

E’ logico che la maggior parte delle persone non abbia comprato le mele ma è curioso vedere come si sono comportate queste persone quando ci incontravano. Possiamo dividerle in due gruppi:

  • Gli scocciati e gli indifferenti.

In questa categoria rientravano (purtroppo) la maggior parte dei quarantenni e cinquantenni: ci osservavano da lontano e cercavano in tutti i modi di svicolare per non incontrarci. Faccio presente che noi non inseguivamo o importunavamo nessuno, stavamo lì con un sacchetto in mano davanti all’uscita e al massimo dicevamo: «Buongiorno, le interessa un sacchetto di mele per un’iniziativa di solidarietà?» Alcuni tiravano a diritto dicendo di no o semplicemente facendo finta di non averci visto (con tutte le locandine che avevamo affisso era impossibile non vederci). Altri telefonavano (veramente o per finta) o spippolavano sul cellulare ed infine altri ancora leggevano e rileggevano lo scontrino della spesa: qualcuno si è fatto tutto il corridoio  del supermercato leggendo lo scontrino, nemmeno che fosse un romanzo.

  • I “mi scusi ma non posso”

In tanti si sono scusati con le motivazioni più varie e sinceramente non sono stato ad indagare se erano vere o meno, però alcune erano veramente fantasiose. Vi metto le scuse più buffe e frequenti e, fra parentesi, quello che ho pensato nella mia testa ma che non ho detto (la lingua in realtà rispondeva… «Grazie lo stesso, buona giornata»):

«Sono allergico alle mele» («Avete mai sentito dire di qualcuno che è allergico alle mele? E se al posto delle mele avessimo venduto dei cacciaviti  saresti stato allergico anche ai cacciaviti?»)

«Le ho già prese da voi la settimana scorsa»(«Veramente è la prima volta quest’anno che veniamo in questo supermercato.»)

«Le ho già comprate nel supermercato: se lo sapevo le avrei comprate da voi» («Ma tutte le locandine appese ovunque non si vedevano proprio? Comunque la capisco, visto che il supermercato ha le mele identiche alle nostre in offerta speciale»)

«Ho finito i soldi» oppure «Ho pagato la spesa col bancomat» («Non pretenderete mica che 4 volontari mettano su una linea bancomat per vendere qualche mela per beneficenza? Noi facciamo beneficenza al Congo non alle banche. »)

«Ho pagato le bollette e mi sono rimasti solo pochi soldi per fare la spesa»(«Signora la capisco, anch’io ho pagato la bolletta del telefono proprio ieri sera!»)

«Guardi faccio i salti mortali per arrivare a fine mese e non ho soldi per voi» («Purtroppo abbiamo proprio scelto il giorno sbagliato per la vendita: il 31/10… proprio la fine della fine del mese… Ma la felpa firmata  che indossi e che costa più di 150€  l’hai per caso comprata ad inizio mese?»)

«Li volete due barattoli di fagioli, ve li do volentieri?» «Signora, si sta sbagliando. noi non siamo il banco alimentare… loro verranno nelle prossime settimane… se le vuole, noi vendiamo delle mele!» (Questo l’ho detto veramente ad un’anziana che ci ha confusi col banco alimentare ma che mi ha fatto comunque tanta tenerezza).

A parte queste mie considerazioni un po’ stravaganti, è stata una bella esperienza: ho dedicato una mattinata ad una causa giusta, ho conosciuto persone interessanti e mi sono pure divertito! Prima di tornare a casa mi sono comprato anch’io due sacchetti di Mele che sto mangiando in questi giorni…sono squisitissime… d’altra parte hanno il sapore della pace!!

p.s. La vendita continua anche nel prossimo week end. Cercate le mele della pace nei supermarket e nelle piazze della Toscana.

Foto "Stairs and Lines" by annakarenina - flickr

La scorsa settimana mi è capitato di recarmi per lavoro alla Fortezza da Basso di Firenze (nella foto qui a lato le scale del Padiglione Spadolini)  dove, dal 28 al 31 Ottobre si è tenuta la XII edizione di Dire e Fare una fiera in cui gli enti locali e  in generale tutta la  P.A. presentavano soluzioni e  progetti a servizio della cittadinanza (infatti il sottotitolo della mostra recitava: “la Pubblica Amministrazione che ci serve”).

Era un tripudio di stand: dal più piccolo comune sperso tra le montagne fino a grandi enti nazionali come l’Agenzia delle Entrate o l’Inps, passando per  Regione, Province, Aziende Sanitarie e Comunità montane ognuno aveva il suo spazio dove mostrare quanto di bello aveva fatto per la comunità. Stand progettati da designer e architetti, tv al plasma, video proiettori, postazioni multimediali e un ventaglio molto vario di gadgets, depliants e libretti offerti in omaggio senza badare a spese, il tutto ben architettato per l’autocelebrazione dei vari enti… tutti belli, buoni  e bravi! E poi tanti convegni, anch’essi autoincensanti… bla… bla… bla… Per assurdo anche il Comune di Firenze, al centro delle indagini della Magistratura per lo scandalo politico e  urbanistico di Quadra (leggete qui) aveva il suo megastand dove diceva quanto era bravo!

Detto tutto ciò vorrei fare due brevi riflessioni:

  • Una fiera di questo tipo ha un preciso scopo di marketing ed è indispensabile nel caso di aziende private che devono trovare dei clienti a cui  vendere dei prodotti. Ad esempio mi vengono in mente alcune fiere come lo Smau, il Saie, il Sana, la Bit etc… Ma la pubblica amministrazione ha davvero bisogno di strategie di marketing mutuate dal privato? La pubblica amministrazione non deve accaparrarsi clienti o vendere qualcosa a qualcuno, deve semplicemente fornire dei servizi alla popolazione. Il problema è proprio quello che la P.A. spesso tratta gli abitanti in modo inadeguato… o some “sudditi” da tartassare o come “clienti” a cui sembra che debba vendere qualcosa… Basterebbe che li trattasse semplicemente come “cittadini” ai quali deve fornire dei servizi, possibilmente dei buoni servizi. Punto e basta.
  • Infine una domanda non banale: quanto sono costati questi 4 giorni di Luna Park con i baracconi multimediali e le conferenze di ogni ente?  Ricordiamoci che gli enti partecipanti sono gli  stessi che  riducono i servizi ai cittadini, che piangono sempre perchè lo Stato taglia loro i fondi  e che perciò hanno i bilanci sempre in “rosso”. Se i  soldi del “Dire e Fare” fossero stati spesi per garantire anche un solo posto in più in un asilo nido, per accorciare di 1 solo giorno le liste di attesa di una Asl o per riparare qualche infisso in una scuola, sarebbero stati sicuramente spesi meglio. Non è una questione politica… è solo «buon senso»!
Sitting Bull kite

foto "Sitting Bull kite" by Confetti - flickr

Quando avranno inquinato l’ultimo fiume, abbattuto l’ultimo albero, preso l’ultimo bisonte, pescato l’ultimo pesce, solo allora si accorgeranno di non poter mangiare il denaro accumulato nelle loro banche.

Tatanka Iyotake (Toro Seduto), capo Sioux (Grand River, 1831 – Fort Yates, 15 dicembre 1890)

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