Ciao Don Gallo…

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Foto “Tanto di cappello” by Elena Torre – flickr

Ci sono pittori così geniali che con due righe di matita, invece di fare uno scarabocchio, creano un’opera d’arte. Penso che Roberto Benigni sia un pittore della lingua italiana e l’altro giorno, al funerale di Carlo Monni (qui il mio post), l’ha dimostrato facendo il ritratto dell’amico attore con due sole parole: “era un francescano marxista”. Credo che questa definizione sarebbe piaciuta parecchio anche a Don Gallo, uno che come San Francesco è rimasto nella Chiesa ma sempre in posizione ostinata e contraria.

Su Don Gallo hanno scritto e scriveranno in tanti: io mi limito a fare il copia incolla di un articolo pubblicato dalla Gazzetta di Mantova in occasione dell’intervento di Don Gallo al Festival della Letteratura del 2011.

Il manifesto del prete da marciapiede «Disubbidite, l’Italia sta affondando»

[...] Nell’aria c’è profumo di Festivaletteratura, erba tagliata e chiacchiere che si rincorrono sotto il tendone. Parla don Gallo e si zittiscono tutti. Parla don Gallo e viene spontaneo pensare che così dovrebbe essere un prete. Dalla parte degli ultimi e dei disubbidienti, ma senza retorica né vanità. Un po’ sboccato e tanto profondo.

Ruvido, allegro, schierato. Un prete da marciapiede, come si definisce lui. Con le tasche piene di aneddoti, memorie, ricordi e vuote di soldi. Un prete convinto con Norberto Bobbio che «la vera distinzione non è tra credenti e non credenti, ma tra pensanti e non pensanti». Tra sudditi e cittadini, consapevoli che «l’obbedienza non è una virtù, ma la più subdola delle tentazioni». È necessario che ognuno si senta responsabile di tutto, perché nessuno si salva da solo.

Gramsci, Don Milani, La Boétie, Mario Capanna, la comicità dissacrante di Paolo Rossi, la militanza di padre Alex Zanotelli, l’entusiasmo di Fernanda Pivano, la lezione di Fabrizio De André, la febbre d’amore dei suoi ragazzi, i tossici della comunità di San Benedetto al Porto, Genova. Don Gallo si appassiona a parlare, perde e ritrova il filo, inciampa nei suoi ricordi di studente, marinaio, partigiano. Di uomo che ha vissuto, pregando Dio «di non morire democristiano». Il pubblico lo applaude, lui lo lusinga: «Siete voi lo spettacolo, a Mantova c’è l’Italia che vorrei e che si sta realizzando. Il Paese affonda, ma siamo ancora in tempo».

 Il primo pensiero è per Vittorio Arrigoni, l’attivista ucciso a Gaza. La sua eredità è condensata in due parole, un appello così disarmante da suonare rivoluzionario. Restiamo umani. «Voglio essere più umano», ripete don Gallo al microfono, assicurando che il segreto è sapersi «discendenti da un unico ceppo ancestrale». Siamo tutti fratelli e sorelle. Il prete da marciapiede è anche uomo da palco, sa tenere l’attenzione e stemperare l’impegno nella risata, sempre puntuta. Risate come quando confessa di essere il consigliere segreto di Papa Ratzinger, «il pastore tedesco», e racconta di un loro colloquio recente. Del disorientamento di Benedetto XVI circa la condotta di Berlusconi, sempre aiutato, sostenuto, protetto («anche dal nostro predecessore»).

Vicinanza ideologica? Macché, 8 per mille e niente Ici. Ora, però, il boccone è troppo amaro da mandar giù. «Don Andrea, ma secondo te Berlusconi è uomo di fede?». Risposta, «no è Fede che è uomo di Berlusconi».

Impegno, come quando il filo del discorso s’infila nella cruna del G8, «se solo avessimo ascoltato i nostri giovani». I loro dubbi, la loro intelligenza. Possibile che l’unico mondo possibile sia questo? Banca mondiale, Fondo monetario internazionale, Organizzazione mondiale del commercio. Mercato selvaggio. Un mondo dove l’amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne (che don Gallo storpia in «Minchioni») si permette di ricattare gli operai con un referendum che è come una pistola puntata alla tempia: se vincono i sì bene, altrimenti mi porto la fabbrica altrove.

Impegno, risate e colore. Il pubblico invitato ad alzarsi per intonare El pueblo unido jamas sera vencido e l’urlo di battaglia Se non ora, quando? È questa la speranza che grida più forte del male, come ha scritto sulla bacheca della comunità uno dei suoi ragazzi.

Colore e rabbia. C’è anche l’onore dell’ex marinaio a bussare alla coscienza di don Gallo, che denuncia: «Abbiamo accettato d’impacchettare i naufraghi per riconsegnarli a Gheddafi, baciandogli pure la mano».

«Il primato della coscienza personale è dottrina certa, chi dice il contrario è eretico» ruggisce ancora il prete da marciapiede, citando il Concilio Vaticano II. «Andarmene dalla Chiesa cattolica? No, è casa mia, semmai dovrebbe andarsene qualcun’altro. E stasera, quando tornerete a casa, date una carezza ai vostri bambini e dite loro che è la carezza di Papa Gallo». Amen.

Articolo pubblicato sulla Gazzetta di Mantova e ripreso dal sito web della Comunità San Benedetto al Porto di Genova

A Bassa “Una pizzata per il Burkina”

Venerdì 24 Maggio alle ore 20.30 presso il Circolo Ricreativo Alfio Bartolommei di Bassa (Cerreto Guidi – Fi) si terrà “UNA PIZZATA PER IL BURKINA” i cui proventi saranno devoluti  al Movimento Shalom per la Costruzione della Casa di accoglienza “Les enfants de la rue” in Burkina Faso.

Il menù è composto da:

  • Antipasti
  • Giro di pizza
  • Dolci

Il costo è di 15€ per gli adulti, 10€ per i bambini da 3 a 6 anni e gratuito per i bambini fino a 3 anni. Per info e prenotazioni contattare Barbara 333-6313430 oppure Anna 347-4403483

Locandina tratta dal sito del Movimeno Shalom

Locandina tratta dal sito del Movimento Shalom

Ciao Carlo…

L’estate  scorsa lo incontravo quasi tutte le Domeniche mattina quando andavo ad allenarmi alle Cascine. Per evitare il caldo partivo di casa alle 7.30 e  verso le 8 lo trovavo che di buona lena camminava nel parco. Lui era praticamente quasi nudo: i soliti capelli spettinati, la barba incolta, i piedi rigorosamente scalzi, un paio di short in jeans ad altezza culo e il torso nudo, con la sua pancia prominente. Un asciugamano, appoggiato sulla spalla, poteva far pensare che andasse a trascorrere quelle Domeniche mattina alla piscina delle Pavoniere o forse no, l’intuizione era sbagliata, magari serviva soltanto per asciugare il sudore di quelle sue lunghe passeggiate mattutine…

L’avrei salutato molto volentieri e gli avrei fatto i complimenti per la sua bravura che ho apprezzato tutte le volte che l’ho visto a teatro o al cinema. Ma non l’ho fatto perchè il suo sguardo mi metteva soggezione. Nei suoi occhi che si incrociavano con i miei (anche perchè spesso non c’era nessun altro) intuivo una certa commiserazione. Lui quasi nudo, al naturale ed io vestito con quei completini da podista sintetici e fluorescenti. Lui che passeggiava calmo e tranquillo godendosi quella mattina di sole ed io che invece, sudato e puzzolente, arrancavo cercando le poche zone d’ombra di quel viale. Insomma, dalla sua faccia, così espressiva anche quando stava zitto, intuivo che per lui ero un imbecille che non aveva capito niente della vita…

Peccato che Domenica te ne sei andato, quel saluto che non ti ho fatto tutte le volte che ti ho incontrato alle Cascine mi tocca fartelo adesso via blog… Sai Carlo (Monni), a ripensarci bene, in quelle deserte e torride mattine d’Agosto, forse avevano ragione i tuoi occhi…

I’ Monni alle Cascine (questa volta con i pantaloni lunghi)

I’ Monni che racconta la nascita del film “Non ci resta che piangere”

Noi siamo quella razza… Splendida poesia del Monni che, prima di essere un bravo attore era un gran poeta popolare…

Infine un video con un Carlo Monni un po’ più serio in cui racconta la Toscana che avrebbe voluto…

p.s. Spero tanto che il Comune di Firenze intitoli uno dei viali delle Cascine a Carlo Monni

Aggiornamento di stamattina 21.5.2013

Copio e incollo il saluto a Carlo Monni pubblicato sulla pagina facebook del Teatro di Rifredi…

Il nostro caro amico Carlo Monni se ne è andato domenica sera. Era un artista unico ed inimitabile. Prima ancora di essere capace di dar vita a tanti indimenticabili personaggi, era lui stesso uno straordinario personaggio. Ha recitato, cenato con gli amici e camminato alle Cascine fino al giorno prima di entrare in ospedale. Questa era la sua vita. Era solare, generoso come pochi ma poco incline ai compromessi. Era un uomo libero, senza pregiudizi né morali né artistici. Cercava sempre la verità sia sulla scena che nei rapporti con le persone. Nel lavoro voleva divertirsi e divertire la gente, ma era anche un uomo colto ed un amante della poesia e della musica. Da quasi quindici anni il Teatro di Rifredi era diventato la sua casa. Tutto iniziò con una scommessa di Angelo Savelli che lo volle a fianco della grande attrice ronconiana Marisa Fabbri in una innovativa edizione di “Gallina vecchia” che riscosse un enorme successo. Il felice sodalizio con Savelli proseguì poi con “S’io fossi foco” e “Nel mezzo del cammin”, dove Carlo poté esprimere tutto il suo amore per Dante e per gli antichi poeti toscani un po’ ribelli e licenziosi come lui, recitando a fianco di Massimo Grigò e Andrea Bruno Savelli che diventeranno per lui più che dei colleghi dei veri e propri complici e sodali. Ed è con Andrea Bruno Savelli che continuerà a calcare il palcoscenico di Rifredi prima con i divertenti “Decameron” e “Cecco toccami” e poi con due impegnativi spettacoli a cui si sentiva profondamente legato: lo shakespeariano “Falstaff” e il brunelleschiano “La beffa del grasso legniaiuolo”. La sua ultima apparizione pubblica è stata, sempre a Rifredi e sempre sotto la direzione di Andrea Bruno Savelli, nella lettura scenica “La briscola in cinque” che nella prossima stagione teatrale sarebbe dovuta diventare un vero e proprio spettacolo. In tutti questi anni Carlo Monni ha recitato in tantissimi spettacoli mattutini per le scuole. Carlo amava i giovani ed era amatissimo dai giovani che lo prendevano d’assalto alla fine delle rappresentazioni. Per tutto il mese di marzo è stato addirittura lui stesso ad andare direttamente dentro le scuole a recitare un divertente blitz teatrale sull’evasione fiscale. Chissà in quante pagine di facebook, in quanti diari scolastici, in quante camerette di adolescenti campeggiano le foto di Carlo Monni sorridente, avvinghiato a grappoli di giovani entusiasti e fieri di essere lì dentro quell’inquadratura con il loro idolo. Ora che Carlo ci ha lasciato nella pienezza delle sue forze, della sua veloce falcata, del suo volto assolato, del suo potente sorriso e dei suoi occhi profondi, capiamo che a lui è spettata la giovinezza degli eroi.

tratto dalla pagina facebook del Teatro di Rifredi

Piccolo esempio di come funziona la Sanità Pubblica in Toscana.

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Foto “Radiografía” by Carlos Adampol – flickr

Ho dovuto fare una radiografia ad un piede e quindi mi sono informato su costi e tempi per farla. Grazie a Dio sono un tipo sano, di età e reddito nella media e quindi sono soggetto a pagare il ticket… Sono però rimasto basito sull’esito della mia ricerca.

  • ASL Firenze – Sanità Pubblica – Tempo di attesa 1 settimana – Costo ticket 36€
  • Pubblica Assistenza Humanitas – Sanità Privata – Tempo di attesa 1 giorno. Costo prestazione cittadino comune (non socio Humanitas) 33€
  • Pubblica Assistenza Humanitas – Sanità Privata – Tempo di attesa 1 giorno. Costo prestazione socio Humanitas 25€
  • Pubblica Assistenza Humanitas – Sanità Privata – Tempo di attesa 1 giorno. Costo prestazione + quota di tesseramento annuale 35€

In tutti e tre i casi il costo del ticket nella struttura pubblica della Asl superava il costo dell’intera prestazione nella Sanità Privata… Alla fine ho fatto la tessera della Pubblica Assistenza perchè almeno per tutto il 2013 posso accedere alle prestazioni sanitarie a costi “popolari”… E meno male che da noi abbiamo le Misericordie e le Pubbliche Assistenze!!!!

In compenso, la signorina del Centro Unico di Prenotazione della Asl, ha tenuto ad informarmi che, se mi fossi fatto le radiografie ad entrambe i piedi, in quel caso i costi della Asl sarebbero stati più convenienti di quelli della Pubblica Assistenza…

Una buona notizia: le petizioni a favore dei lavoratori tessili del Bangladesh hanno avuto effetto!

Ricordate il post dello scorso 8 Maggio in cui vi invitavo a firmare la petizione di Avaaz a favore dei lavoratori tessili del Bangladesh? Ebbene, le petizioni sono state più di una, lanciate in tutto il mondo e sommandole tutte insieme  hanno già raggiunto più di un milione e mezzo di firme. La pressione di così tanti consumatori, tutti informati e critici, ha avuto effetto: molte delle multinazionali coinvolte hanno firmato l’accordo per la sicurezza dei lavoratori in Bangladesh. Vi copio-incollo l’articolo pubblicato oggi sul sito della Campagna Abiti Puliti  (membro italiano della campagna internazionale Clean Clothes Campaign). Questa vittoria contro la delocalizzazione selvaggia è importante perchè sui diritti dei lavoratori non ci sono differenze fra Nord e Sud del mondo: o si vince tutti insieme, o si perde tutti! Grazie a tutti!!!!!

(2013) Abbiamo vinto. Anche Benetton sigla l’accordo sulla sicurezza in Bangladesh

copertinasito_abbiamovintoLa pressione popolare coordinata dalla Campagna Abiti Puliti ha costretto anche Benetton a firmare l’accordo per la sicurezza e la prevenzione degli incendi in Bangladesh.

A poche ore della scadenza dell’ultimatum lanciato dalla CCC, l’azienda italiana ha deciso infatti di sottoscrivere l’accordo che prevede ispezioni indipendenti negli edifici, formazione dei lavoratori in merito ai loro diritti, informazione pubblica e l’obbligo di revisione strutturale degli edifici e obbligo per i marchi internazionali di sostenere i costi e interrompere le relazioni commerciali con le aziende che rifiuteranno di adeguarsi, per rimuovere alla radice le cause che rendono le fabbriche del paese insicure e rischiose per migliaia di lavoratori.

“Il cuore dell’accordo” spiega Deborah Lucchetti “è l’impegno delle imprese internazionali a pagare per la messa in sicurezza degli edifici, unitamente ad un ruolo centrale dei lavoratori e dei loro sindacati. Solo attraverso una diretta partecipazione dei lavoratori del Bangladesh sarà possibile costruire condizioni di lavoro sicure e mettere la parola fine a tragedie orribili come quella del Rana Plaza”.

La firma di Benetton arriva dopo aver negato a lungo il suo coinvolgimento con fornitori presenti al Rana Plaza e dopo che molti dei marchi impegnati nelle fabbriche bengalesi avevano già riconosciuto la propria responsabilità. H&M, Inditex, PVH, Tchibo, Primark, Tesco, C&A, Hess Natur sono alcuni dei primi firmatari dell’accordo.

Questo successo è frutto non solo della collaborazione straodinaria tra la Clean Clothes Campaign, il Workers Rights Consortium, la federazione dei sindacati internazionali IndustiAll e UNI Global Union, unitamente alle altre organizzazioni impegnate nella difesa dei diritti dei lavoratori, tra cui citiamo International Labor Rights Forum (ILRF), United Students Against Sweatshops (USAS), Maquila Solidarity Network (MSN), War on Want, People and Planet, SumOfUs.org, Change.org, Credo Action, Avaaz e Causes, ma soprattutto della forza che i consumatori hanno saputo imprimere alla campagna decidendo di sottoscrivere la petizione che chiedeva ai marchi azioni concrete.

Dal 2005 più di 1700 lavoratori tessili in Bangladesh sono morti a causa della scarsa sicurezza degli edifici. Ora si apre una fase nuova, nella quale i marchi si sono impegnati ad essere parte attiva e collaborativa.

Tutti insieme siamo riusciti a creare un precedente storico di mobilitazione dal basso che difficilmente potrà essere ignorato d’ora in avanti.

Articolo “(2013) Abbiamo vinto. Anche Benetton sigla l’accordo sulla sicurezza in Bangladesh” pubblicato sul sito “Campagna Abiti Puliti”

Natura selvaggia… in città!

Nel tragitto che faccio ogni giorno tra casa e l’ufficio passo accanto ad un pezzo di terreno rettangolare, circondato su due lati dai giardini condominiali di due palazzine e negli altri due lati, da due strade. E’ un pezzo di terra completamente abbandonato e incolto: da quando frequento la zona (oltre 20 anni) non ci ho mai visto nessuno  a ripulirlo o farci qualsivoglia lavoro. Tolti due o tre alberi, gli  arbusti si sono sviluppati e  hanno preso il sopravvento su tutto il resto della vegetazione. Alla fine si è formata una piccola zona “selvaggia” in città.

Guardate che spettacolo, in questi giorni la fioritura delle rose! Non curate da nessun giardiniere si sono espanse liberamente, a loro piacimento: che bellezza questo fazzoletto di natura!

p.s. cliccando sulle foto si ingrandiscono.

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Foto ” Rose – Roses” by unpodimondo – flickr

Foto ” Rose – Roses” by unpodimondo – flickr

Foto ” Rose – Roses” by unpodimondo – flickr

Foto ” Rose – Roses” by unpodimondo – flickr

Foto ” Rose – Roses” by unpodimondo – flickr

Foto ” Rose – Roses” by unpodimondo – flickr

Foto ” Rose – Roses” by unpodimondo – flickr

Foto ” Rose – Roses” by unpodimondo – flickr

Foto ” Rose – Roses” by unpodimondo – flickr

Foto ” Rose – Roses” by unpodimondo – flickr

Foto ” Rose – Roses” by unpodimondo – flickr

Foto ” Rose – Roses” by unpodimondo – flickr

Foto ” Rose – Roses” by unpodimondo – flickr

Un paese civile si riconosce anche da queste piccole cose…

Foto "17/365" by DorteF - flickr

Foto “17/365″ by DorteF – flickr

Nelle settimane scorse abbiamo discusso su vari blog dell’opportunità di tenere aperti i negozi la domenica e nelle giornate di festa, soprattutto nelle località turistiche. Non voglio tornare sull’argomento ma colgo l’occasione per farvi conoscere un’usanza che ho trovato in Austria.

La Domenica in Austria tutti i negozi sono chiusi, sia che vi troviate nei paesini di montagna sia che vi troviate nel centro storico di Vienna: uniche eccezioni qualche bar, qualche ristorante e qualche museo (ma non tutti). Sono chiuse perfino le edicole e quello che vedete nella foto è il modo per comprare il giornale la Domenica mattina: ai semafori, ai pali della luce e ai cartelli stradali sono appese delle buste con i quotidiani e un mini salvadanaio con un lucchetto dove mettere le monete per pagare il giornale. Si mette il soldino  e si prende la propria copia: l’anno scorso l’ho fatto anch’io quando ero a Vienna in occasione del concerto di Lady Gaga…

Immaginatevi una cosa del genere in Italia… qualcuno si porterebbe via tutti i giornali senza pagare, oppure sbarberebbe il salvadanaio e magari romperebbe anche il palo pur di arraffare quella decina di euro che ogni scatolina contiene. Qualcun altro lo farebbe solamente per danneggiare un quotidiano che ha una linea politica diversa dal proprio pensiero.

Secondo me, queste buste appese ai cartelli stradali, sono un segno di civiltà e di rispetto che purtroppo noi italiani non possiamo permetterci. Ogni palo esprime il rispetto del lavoro e del riposo altrui, la fiducia nel prossimo e indica che almeno la Domenica non è fatta per produrre e consumare senza sosta.

E tutto sommato, anche per i turisti, la Domenica austriaca diventa piacevolmente diversa: passeggiare con i negozi chiusi e le vetrine spente diventa l’occasione per concentrarsi sulle architetture, sui monumenti a cielo aperto e sulle persone del luogo. A volte si colgono dei dettagli che, attirati dal luccichio delle vetrine, magari ci sarebbero sfuggiti… E se poi un museo dovesse essere chiuso, rimane sempre qualche parco o qualche panchina dove sedersi e, con lentezza, ammirare un paesaggio nuovo e tutta la vita che scorre intorno…