Il taglio dei 150€ ai professori e la teoria della salsiccia.

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Foto “Salsicce alla griglia” by Julien Menichini – flickr

Ieri abbiamo assistito all’ennesima figuraccia della nostra classe dirigente sul taglio dei 150€ dallo stipendio dei professori. E’ solo l’ultima delle tante figuracce che la nostra classe politica ha fatto negli ultimi anni: dal caos degli esodati al più recente  balletto su IMU, Mini-Imu, Iuc, Trasi, Tasi, Tares, per non  parlare della telefonata del ministro della giustizia sul caso Ligresti, oppure dell’acquisto degli ultimi F-35 nonostante la presa di posizione contraria del Parlamento. Perfino Google si è accorto che qualcosa non va: come riportato da questo articolo di Panorama digitando “governo” e “pasticci” si ottengono 727.000 risultati.

La domanda che mi pongo in tutte queste situazioni è sempre la stessa: come è possibile che la nostra classe politica e dirigente sia così pasticciona e approssimativa?  A volte penso che un diplomato in ragioneria, che ha studiato un minimo di diritto pubblico, di scienza delle finanze e di matematica finanziaria possa fare molto meglio di tanti nostri governanti (ammesso che queste materie si studino ancora).

La risposta mi è venuta dall’amico Paolo, vecchio militante comunista, che ha inventato la cosiddetta “Teoria della salsiccia“.  Quando i partiti erano veramente popolari (cioè quando si chiamavano DC, PCI, PSI, MSI etc…) la base volontaria era veramente grande e tutti davano il loro contributo per il partito: chi era culturalmente meno preparato attaccava i manifesti elettorali, cuoceva le salsicce alla festa di partito oppure vendeva i giornali porta a porta. Chi aveva studiato, magari qualche professore o qualche libero professionista,  faceva il consigliere comunale e se era particolarmente bravo diventava consigliere regionale oppure parlamentare. Paolo mi racconta che all’epoca i partiti avevano le loro scuole e chi arrivava a diventare amministratore pubblico conosceva le leggi e sapeva come fare determine, delibere, gare di appalto e così via… Per assurdo anche chi rubava, rubava con una certa classe e quasi a norma di legge: cioè conosceva le leggi e gli espedienti per farla franca e mai si sarebbe fatto beccare per un tramezzino o un paio di mutande… magari avrebbe corso il rischio per qualche centinaio di milioni di lire…

Con la trasformazione dei partiti  in comitati d’affari, la base popolare è sparita, i professori sono stati allontanati perchè le persone con spirito critico sono troppo rischiose e potrebbero mettere i bastoni fra le ruote alle malefatte delle caste affaristiche. Così gli onesti e le migliori menti, quelle che un tempo dedicavano il tempo libero ai partiti, sono migrate verso altri lidi dove sono più apprezzate come, giusto per fare un esempio, le tante associazioni di volontariato. Di conseguenza, nel vuoto che si è creato nei partiti, secondo il mio amico Paolo le persone che negli anni ’70 avrebbero al massimo attaccato i manifesti elettorali oggi sono ministri, sottosegretari o onorevoli…

In conclusione, sempre secondo la teoria dell’amico Paolo, questi governanti, non solo non sono in grado di fare una legge per tassare in modo equo le case, ma non saprebbero nemmeno cuocere le salsicce alle feste del partito!

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