Un curioso aneddoto sui tempi che stiamo vivendo…

Dal momento che questo post pubblicato nell’altro mio blog è più di costume e di cronaca che di arti marziali e pratiche orientali lo ribloggo anche qui…

lascimmiabianca

Foto Foto “Kathy & taiji sword form” by kosmoseleevike – flickr

Nella vita di tutti i giorni quanto siamo influenzati dal terrorismo e dalle notizie violente che ci propinano giornali e tv? Vi racconto un curioso aneddoto di cui  sono stato involontario (e ingenuo) protagonista e che mi ha fatto riflettere sul clima in cui viviamo…

Una decina di giorni fa dovevo partecipare alla festa dello sport del mio quartiere che si teneva per un intero fine settimana in un parco cittadino. Non avendo ancora una spada da taijiquan di mia proprietà me ne sono fatta prestare una dalla mia società sportiva e, siccome l’80% delle spade che abbiamo in  palestra non ha fodero, non mi è passato per l’anticamera del cervello di cercarne uno… In fondo non era nemmeno necessario, visto che le nostre spade non sono per niente affilate e hanno la  punta flessibile.

Così ho scorrazzato quattro o…

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Appesi a un filo… al buio.

Foto "Light vs Dark" by JackPeasePhotography - flickr

Foto “Light vs Dark” by JackPeasePhotography – flickr

Il dramma del pullman delle ragazze di Erasmus e  le bombe di Bruxelles ci sbattono in faccia tre tristi verità. La prima è che le nostre vite sono appese a un filo, la seconda è che spesso dipendono dalle vite di di altre persone che non conosciamo e che incontriamo per caso: da un autista stressato da ritmi massacranti di lavoro che ha un colpo di sonno, al terrorista che ha deciso di togliersi la vita  togliendola contemporaneamente a chi quella mattina frequenta i suoi stessi luoghi. La terza verità è che viviamo tempi bui da cui temo scaturirà un futuro con sorprese ancora più amare… Non è difficile prevedere che i governi europei, incapaci di stanare e arrestare i terroristi alla periferia di Bruxelles, ne approfittino per prendersela ed uccidere degli innocenti a migliaia di km di distanza, magari in qualche sperduto villaggio libico, alimentando così la spirale di guerre, violenze, odio verso l’occidente e profughi in fuga dalle bombe…

Preso atto che viviamo al buio appesi a un filo, passato il periodo del dolore e dell’indignazione, come cambieranno le nostre vite? Ci rinchiuderemo il più possibile nelle nostre case? Alimenteremo ancora l’odio, magari sfogando la nostra rabbia sul primo vicino di casa con la pelle un po’ più scura della nostra o con qualche vicina che indossa il velo? Oppure accenderemo una fiammella di speranza che rischiari il buio di questi anni tragici, ricordandoci di chi tra le bombe ci vive quotidianamente?

Il caso ha voluto che questi fatti si incrociassero con la raccolta dei beni per i profughi a Idomeni che è partita qui in Toscana dalla piccola Casa del Popolo di Coiano (Prato) di cui ci ho parlato nei due post precedenti (qui e qui). Ieri, mentre arrivavano le notizie di Bruxelles, a me arrivavano queste altre notizie. Il Circolo Arci di Coiano era strapieno di scatole tanto che  hanno dovuto trovare a Poggio a Caiano un luogo di 1.000 metri quadri dove (a ieri) andavano ancora portate le 180 scatole raccolte in via delle Porte Nuove a Firenze, insieme ad un altra settantina di scatole raccolte in altri luoghi a Firenze e alle quelle raccolte in Versilia e ferme a Viareggio! La solidarietà è stata così imprevista che ha messo in ginocchio la logistica, tanto che ieri hanno lanciato un appello per cercare un camion per trasferire tutte le scatole a Poggio a Caiano…

Vi lascio col bel messaggio di stanotte da parte di una delle organizzatrici: Sandra Carpi Lapi.

Grazie a tutti coloro, tanti veramente, che hanno partecipato a questa raccolta veramente straordinaria. Al Circolo ARCI di Porta a Prato abbiamo circa 180 scatole di materiale che avete portato tutti voi, esattamente le cose che erano state richieste.
Abbiamo raccolto fino ad ora 1925 euro: vi faremo un resoconto dettagliato del loro utilizzo (può darsi che una parte serva per il viaggio, dato che il camion previsto non basta più, ne serviranno altri).
E’ stata davvero un’espressione forte di interesse e di solidarietà verso le persone che i governi dell’Europa considerano vite “a perdere”, lasciandole marcire nella disperazione, incapaci di assumersi, dall’alto della loro civiltà, la responsabilità dei disastri che hanno creato nel resto del mondo.
Tutti noi abbiamo cercato di dare un contributo al sostegno di chi si trova abbandonato in una terra di nessuno, ma possiamo fare di più: possiamo usare la nostra indignazione perché diventi protesta, per far sentire la nostra voce al governo italiano e ai governi europei, per dire che i cittadini dell’Europa non accettano di calpestare i diritti umani, rifiutando chi fugge dalla guerra e dalla fame, togliendo il futuro ad intere generazioni di esseri umani.
Per questo non dobbiamo fermarci qui, dobbiamo continuare ad agire insieme perché la situazione delle migliaia e migliaia di profughi ai nostri confini diventi l’occasione per affermare i diritti umani e la volontà di convivenza pacifica.
Vi terremo informati del viaggio e, dopo, ci ritroveremo per raccontarvelo e parlarne.
Grazie ancora a tutte e a tutti.

Messaggio pubblicato da Sandra Carpi Lapi il 22/03/2016 sulla pagina facebook della raccolta.

p.s. Scusate se non ho ancora risposto ai vostri commenti dei giorni scorsi… Appena posso risponderò a tutti!!!!

Al suo confronto i terroristi dell’ISIS sono dei pivellini…

Foto "Modernity I: Cloud Maker" by аrtofdreaming - flickr

Foto “Modernity I: Cloud Maker” by аrtofdreaming – flickr

Abbiamo ancora negli occhi le brutalità degli attentati dei terroristi dell’ISIS a Parigi. Immagini di una crudeltà tale, ripetute su tutti i media, che condizioneranno le nostre vite chissà per quanto tempo. Se è sacrosanto condannare queste efferatezze, a volte bisognerebbe essere meno emotivi e più razionali per capire che le nostre vite sono minacciate anche da altri terroristi, a cui non facciamo caso, ma che silenziosamente mietono molte più vittime dei tagliagole del Califfato.

Premettendo che per ogni persona che muore o  che viene uccisa muore tutta l’umanità, se sommiamo le vittime di Parigi di adesso con quelle del Gennaio scorso e magari anche quelle dei turisti del Museo del Bardo, delle spiagge tunisine e di altri attentati restiamo nell’ordine delle centinaia di persone. Se però andiamo a scorrere l’ultimo rapporto dell’Agenzia per l’Ambiente Europea scopriamo che nel nostro continente abbiamo un terrorista che ogni anno uccide 491.000 persone: in pratica è come se ogni anno venisse ucciso l’equivalente di tutti gli abitanti di una città come Lione o Bratislava.

Questo terrorista si chiama inquinamento e nella sola Italia uccide ogni anno 84.400 persone. Le sue armi non sono bombe o fucili:  si chiamano micro polveri sottili (Pm2.5), biossido di azoto (NO2) e ozono. Le sue vittime non vengono dilaniate tra lo spargimento di sangue ma muoiono lentamente e prematuramente grazie a tumori e malattie varie, indotte dall’aria di merda (scusate il francesismo) che respiriamo ogni giorno, soprattutto nella Pianura Padana e nelle aree metropolitane di Roma, Firenze, Napoli, Bologna e Cagliari (per una volta il mancato sviluppo del Sud è un vantaggio).

Purtroppo a questo terrorista non viene mai dichiarata guerra perché tutto il nostro sistema economico-finanziario si basa sul petrolio e quindi è meglio non parlarne e minimizzare i suoi effetti. Basta vedere le allegre pubblicità di auto che affollano le ore di punta sulla tv o come è già scomparso dalle prime pagine il caso Volskwagen.  A ciò va aggiunta la protervia con cui i nostri politici continuano a voler imporre quelli che ostinatamente chiamano termovalorizzatori, ma che in realtà sono inceneritori che spargono nell’aria i tumori del futuro, oppure basta ricordarsi delle varie terre dei fuochi già sparse per tutta la penisola.

Purtroppo dobbiamo cambiare la nostra mentalità… Dobbiamo pensare che:

  • Ogni volta che schiacciamo l’acceleratore siamo noi stessi i primi inquinatori dei nostri polmoni.
  • Ogni volta che vediamo i nostri politici a braccetto con gli industriali del petrolio o dell’auto dobbiamo essere coscienti che la lotta all’inquinamento e anche la ricerca sui tumori vanno a farsi benedire…
  • Che i sindacati quando, in nome dei posti di lavoro, chiudono gli occhi davanti alle tutele ambientali, salvano (forse) qualche posto oggi, ma condannano gli operai alla morte per cancro domani (Ilva e amianto docet)
  • Quando i nostri sindaci continueranno a voler imporre i termovalorizzatori nelle nostre città, è bene tenere a mente che in confronto a loro, quelli del califfato sono degli agnellini… anche se il nostro sindaco indossa la cravatta al posto del turbante e della barba lunga…

Per approfondire

 

Foto "Smog" by Simone Ramella - flickr

Foto “Smog” by Simone Ramella – flickr

La guerra non è la risposta… ma per fortuna ci sono altre risposte!

Foto "Tribute to Paris" by Chris Willis - flickr

Foto “Tribute to Paris” by Chris Willis – flickr

E’ difficile scrivere sugli attentati di Parigi, soprattutto da quando si è aperto in tv e sui giornali il circo degli opinionisti, di alcuni dei quali sinceramente ne avremmo fatto a meno: tanto per fare alcuni esempi D’Alema, Gasparri, Belpietro e perfino la D’Urso.

L’unico che mi è parso sincero è stato Papa Francesco quando, intervistato telefonicamente da Tv2000 Sabato mattina, non ha fatto che ripetere più volte la  frase: «Non è umano». Non credo ci sia altro da aggiungere se non che sono ancora troppe le cose che «Non sono umane»… Non sono umani i terroristi che si fanno saltare in aria e uccidono tanti innocenti e non sono umani i droni americani che bombardano un ospedale di Medici senza Frontiere. Non è umano uccidere i bambini in Ucraina e nemmeno in Siria perchè le bombe non sono mai giuste. Non sono umane le guerre e guerriglie sparse per il mondo: dalla Somalia alla Cecenia, dalla Nigeria all’Iraq, dal Pakistan al Sudan.  Insomma, non francesizzerò la mia foto su Facebook se non mi metteranno a disposizione anche le bandierine degli altri popoli che nel mondo sono sotto le bombe!

Mi sono chiesto più volte cosa fare in questi momenti. E’ inutile dire che tutto sarà come prima, perchè non è vero. Quante persone fino a pochi giorni fa sono state all’Expo? Ci ritornerebbero oggi se fosse ancora aperto? Mia figlia venti giorni fa è andata al Forum di Assago a vedere gli European Mtv Award. Se li rifacessero oggi non so se ce la manderei: forse si, ma poi non ci dormirei la notte… Immaginatevi dunque come sono contento che Firenze, i prossimi 26 e 27 Novembre 2015, ospiti il vertice Nato regalatoci dal nostro caro ex-sindaco…

Se il post finisse qui ne uscirebbe una tragedia totale e invece ho avuto la fortuna di imbattermi in un bell’articolo di Jacopo Fo, pubblicato su Cacao 4 giorni fa, intitolato “Servono più pacifisti sulle barricate!“. Dopo aver elencato tutti i mille motivi per essere tristi e preoccupati, Jacopo Fo riesce anche ad elencare pochi ma eccellenti motivi di speranza per gli anni a venire… Se avrete la pazienza di leggerlo tutto, scoprirete che perfino i nostri/vostri blog, se usati in modo intelligente, sono mezzi che portano verso un futuro di pace e sviluppo e che le barricate su cui i lavorano i nuovi pacifisti sono molto particolari. Hanno i nomi di migliaia di onlus, di gruppi d’acquisto solidali, di ciclofficine, di coloro che si occupano di fotovoltaico e ambiente, di bookcrossing, di wikipedia, di linux, di commercio e finanza equosolidali, dei contadini di genuinoclandestino e di molte altre piccole attività lavorative e/o di volontariato che vanno verso un’economia solidale e collaborativa…

Insomma, quando con i nostri/vostri blog condividete informazioni e buone pratiche per il bene comune (postare stupidi insulti o foto di gattini non vale) state lavorando per la pace e contro il terrorismo perché, come diceva Tiziano Terzani

[…]  il problema del terrorismo non si risolverà uccidendo i terroristi, ma eliminando le ragioni che li rendono tali. […]

dalla lettera di Tiziano Terzani a Oriana Fallaci del 2001

Per le vittime di Parigi.

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Foto “Place de la République” by did.van – flickr

Imagine there’s no heaven
It’s easy if you try
No hell below us
Above us only sky
Imagine all the people
Living for today

Imagine there’s no countries
It isn’t hard to do
Nothing to kill or die for
And no religion too
Imagine all the people
Living life in peace

You may say I’m a dreamer
But I’m not the only one
I hope someday you’ll join us
And the world will be as one

Imagine no possessions
I wonder if you can
No need for greed or hunger
A brotherhood of man
Imagine all the people
Sharing all the world

You may say I’m a dreamer
But I’m not the only one
I hope someday you’ll join us
And the world will live as one

Il video del pianista David Martello che ha suonato “Imagine” davanti al Bataclan il 14/11/2015

Chi semina vento raccoglie tempesta.

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Foto “Donbass Arena” by Ilya Dobrioglo – flickr

90 minuti più i tempi supplementari non furono sufficienti a stabilire chi sarebbe andato in finale… Ci vollero i rigori: Xabi Alonso si fece parare il primo, poi Iniesta, Piqué, Ramos e Fàbregas portarono la Spagna in finale contro l’Italia e rimandarono a casa i Portoghesi che sbagliarono 2 rigori con Moutinho e Bruno Alves. Sembra passato tanto tempo e invece era la prima semifinale degli europei di calcio che si giocava il 27 Giugno del 2012 alla Donbass Arena, lo stadio della città Ucraina di Donetsk. Come racconta Rainews, tre giorni fa parte della facciata  nord-ovest della Donbass Arena è stata distrutta dalle bombe della guerra civile che si sta combattendo nell’Est dell’Ucraina, fortunatamente senza provocare vittime. In un’estate tragica di guerra può sembrare un fatto piccolo e insignificante eppure a me ha fatto venire in mente Sarajevo che nel 1984 ospitò i giochi olimpici invernali e che 10 anni dopo fu sconvolta dalla guerra dei Balcani: lo stadio olimpico diventò un cimitero di guerra, la pista del bob una trincea.

Quest’estate ha dimostrato di nuovo che la storia non ci insegna mai niente: l’Ucraina, l’Iraq, la Siria, Gaza, Israele, la Libia stanno a testimoniare che con le bombe e con i raid aerei non si risolve mai nulla. Trenta o venti anni fa noi occidentali abbiamo armato una fazione, oggi magari armiamo la fazione opposta e intanto da decenni uccidiamo innocenti, facciamo il deserto e condanniamo generazioni di profughi alla disperazione di non avere un futuro degno di essere vissuto. Abbiamo fatto fuori Gheddafi e Saddam Hussein eppure in Iraq e Libia la popolazione sta peggio di prima. Ci ostiniamo a voler esportare la pace e la democrazia con le armi, quando in tanti ormai ci hanno insegnato che la pace e la democrazia si esportano sradicando la povertà, portando scuole, ospedali e progetti di sviluppo.

Ha ragione Papa Francesco, siamo nella Terza Guerra Mondiale: quella in cui quei 4 miliardi di persone che vivono con meno di 2 dollari al giorno verranno da noi ricchi a chiederci il conto. Se noi paesi occidentali non capiamo che seminando vento siamo perennemente destinati a raccogliere tempesta, continueremo a fomentare il terrorismo disperato di chi non ha niente da perdere e i droni forse non basteranno a salvarci.

In merito vi invito a leggere due interessanti articoli pubblicati sul Fatto Quotidiano: