Questo blog non è l’ufficio di collocamento.

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Foto “Charlie Chaplin” by twm1340- flickr

Dall’inizio dell’anno, nella pagina dei contatti, questo blog ha già ricevuto ben 3 Curriculum Vitae di persone che cercano lavoro nell’ambito delle associazioni di volontariato, servizi sociali, servizi sanitari, psicologia, etc…  Colgo l’occasione per ricordare a tutti che questo è un blog personale di un singolo e, pur trattando argomenti di volontariato, sport, associazionismo etc… non è legato direttamente a nessuna associazione o gruppo. Pertanto mi dispiace moltissimo ma non sono in grado di aiutare nessuno… insomma non sono l’ufficio di collocamento e da alcuni giorni, onde evitare fraintendimenti, tutto ciò è scritto a chiare lettere anche nelle pagine “Chi sono” e “Note sul blog“.

Questa situazione mi ha spinto a fare tre riflessioni banali banali.

  • In dieci anni di vita questo blog avrà ricevuto si o no, due o tre messaggi con curriculum, credo inviati per sbaglio. Se in meno di un mese mi arriva lo stesso numero di curriculum che mi sono arrivati in 10 anni significa che la situazione lavorativa è molto grave.
  • Che questo fosse un blog personale di un singolo mi sembrava si capisse, lontano un miglio. Credo che basti leggere qualche post per capire che questo blog non è ne’ il sito di una ONG, ne’ quello dell’ufficio di collocamento, o dell’Adecco o di Manpower. Se non sapete riconoscere se dietro un blog c’è una ONG o un bischero qualunque, ve lo dico chiaramente: questo è il sito di un bischero qualunque! Che non capiscano tutto ciò dei laureati che nel curriculum vantano anche fior di master e tirocini, la dice lunga sulla preparazione che i ragazzi ricevono nelle Università Italiane.
  • La prossima volta, per cercare lavoro, non perdete tempo per scrivere al sottoscritto. Seguite i consigli del ministro del lavoro Poletti: preparate la borsa e andate a giocare a calcetto (o yoga a seconda delle vostre preferenze).

p.s. Spero che non si offenda nessuno. Ai tre ho già risposto personalmente dicendo che mi dispiace molto ma non ho possibilità di aiutarli.

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Io, Fabio e Manuela.

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Foto “CIMG3248.JPG” by Patrik Tschudin – flickr

Io, Fabio e Manuela abitavamo nella stessa via, a pochi metri di distanza. Avevamo la stessa età, frequentavamo la stessa Scuola Media e, con Manuela, perfino la stessa classe. Ma la cosa che più ci univa era che ci stavamo tutti e tre sul cazzo, a vicenda… e non poco!  E questo starsi sul cazzo si alimentava quotidianamente, un giorno dopo l’altro, nel tragitto casa-scuola-casa! …Perchè SI! Noi andavamo e tornavamo da scuola insieme, senza che ci venissero a prendere genitori, nonni o baby sitters, come vorrebbero ora certi Ministri o certi giudici che fanno delle sentenze assurde…

Fabio era appiccicoso come la colla e fastidoso come la sabbia fra le dita dei piedi… Se fissavamo fuori di casa alle 7.30, lui ti suonava il campanello alle 7.10 e si piazzava in cucina quando ancora eri in pigiama e gustavi la tua colazione… Dato che  all’epoca io ero gracilino e in inverno sempre malazzato, mia madre cercava di rinforzarmi con cioccolate dense, creme pasticcere fatte in casa (con dentro una foglia di pesco che dava alla crema un sapore di nocciola) e zabaioni. Avere uno che alle 7,10 di mattina, ti guardava mentre inzuppavi il ciambellone fatto in casa in una fumante cioccolata densa, ti faceva andare storta tutta la giornata, anche perchè finiva che per educazione dovevi offrirgli mezza tazza… e lui non diceva mai di no!

Manuela invece era carina ma a quella età c’è sempre quella lotta maschi-femmine che a volte diventa anche aspra. E poi lei era una che voleva sempre avere ragione, che non arretrava di un millimetro e che doveva sempre dire l’ultima parola. Insomma faceva di tutto per rendersi antipatica! Come se non bastasse il fatto che aveva un fratello più grande che faceva il bullo con noi più piccoli… (all’epoca il bullismo non esisteva, eravamo noi piccoli che “non sapevamo difenderci” e così, dopo averle prese dai ragazzi più grandi, venivamo umiliati anche dai genitori).  Insomma, nel ritorno da scuola, con Manuela ci siamo azzuffati più di una volta e, se non ricordo male, in tutto il ciclo delle Medie ci siamo rotti in capo a vicenda almeno tre o quattro di quelle stecche di plastica da disegno tecnico…

Eppure non passava giorno che non godessimo volentieri di questa piccola autonomia! Noi tutti inseme e orgogliosamente senza genitori, andavamo a piedi nel nostro tragitto casa-scuola-casa, attraversando sulle strisce, anche un viale molto trafficato. E se oggi alcuni volti dei compagni delle medie sono un ricordo sfumato e lontano, quelli di Fabio e Manuela sono ancora vivissimi e piacevoli da ricordare!

Genitori apprensivi?

Nella palestra dove vado a fare daoyin e taiji in queste settimane ci sono i centri estivi e così mi capita di vedere i lavoretti che fanno i bambini nel pomeriggio. Il tema della scorsa settimana doveva essere l’istruzione nel mondo, visto che mi sono imbattuto in questo cartello. L’ho trovato bellissimo e ho voluto fotografarlo per condividerlo con voi… Purtroppo la foto è stata fatta al volo col cellulare e la qualità lascia un po’ a desiderare. Spero che ingrandendola, anche se si sgrana, si capisca il senso… L’ultimo disegno (purtroppo poco leggibile) riporta la minima percentuale di bambini che in Italia vanno a scuola da soli, rispetto alla Germania e al Regno Unito.

In effetti il diritto allo studio è proprio pericoloso… Per questo molte mamme italiane (anche nel centro di Firenze) portano a scuola i figli col SUV!

Foto "Genitori apprensivi?" by unpodimondo

Foto “Genitori apprensivi?” by unpodimondo

Firenze: iniziative e solidarietà al Negozio di Natale di Emergency.

Foto tratta dalla pagina Flickr di Emergency Firenze

Foto tratta dalla pagina Flickr di Emergency Firenze

Natale solidale

Natale solidale

Per alcuni giorni abbandono i consueti post del blog per segnalare alcune iniziative di solidarietà in vista del prossimo Natale che, come negli anni passati, saranno caratterizzati dall’albero sbilenco di questo bollino giallo…

Inizio con i Negozi di Natale di Emergency che quest’anno sono ospitati nelle seguenti città: Milano, Roma, Bari, Bologna, Brescia, Catanzaro, Ferrara, Firenze, Forlì, Genova, L’Aquila, Livorno, Napoli, Padova, Torino e Trento. A questi si aggiungono banchini ed iniziative varie, organizzati dai volontari in tutta Italia: sono così tanti che vi rimando a questa pagina sul sito nazionale di Emergency.

A Firenze in negozio di Natale di Emergency anche per quest’anno è ospitato nei locali della Provincia in via de’ Ginori 14 (zona San Lorenzo) con i seguenti orari: dal lunedì al venerdì dalle 13.00 alle 19.00 – sabato, domenica e festivi dalle 10.00 alle 19.00 (il 24/12 chiusura anticipata ore 18.00). Potete trovare un sacco di oggetti da regalare: i gadget ufficiali, i prodotti di artigianato tipico dei paesi in cui è presente Emergency e molti prodotti dei donatori locali e nazionali (vini e alimentari, cosmetici, abbigliamento, accessori, giocattoli e oggettistica). Ci sono stato nelle scorse settimane e mi sono comprato: l’agenda 2016 di Emergency, delle t-shirt, della cioccolata e altri regalini…

Il negozio di Firenze ospita anche varie iniziative, tra cui mi piace segnalare:

Giovedì 17 Dicembre ore 18.00 presentazione del libro “Zona Rossa” di Roberto Satolli e Gino Strada. Sarà l’occasione per proporre una riflessione sul tema dell’accesso alle cure mediche libere, eque e senza discriminazioni. Interverranno:

  • Dott. Roberto Satolli, autore del volume. É medico, giornalista e consulente scientifico di Emergency
  • Prof. Marcello Buiatti, ordinario di Genetica all’Università di Firenze.  Autore di numerose pubblicazioni su Biotecnologie e Biodiversità
  • Anna Meli, giornalista e direttrice comunicazione COSPE

C’è poi una divertente iniziativa: “COMMESSI PER UN GIORNO” dove un personaggio pubblico per un pomeriggio starà alla cassa come un volontario-commesso… Questi i prossimi appuntamenti:

Se Gesù Bambino diventa una clava!

Foto "Presepe" by Riccardo Francesconi - flickr

Foto “Presepe” by Riccardo Francesconi – flickr

Mentre ieri tiravo giù dalla soffitta la scatola del Presepe ho riflettuto sulle polemiche che ogni anno nascono sulla questione delle recite e dei presepi nelle scuole. Una volta erano le luminarie in città e i panettoni al supermercato che ti annunciavano il Natale. Oggi sono persone vestite di verde, impresentabili per 11 mesi all’anno, che ti annunciano l’arrivo del Santo Natale brandendo Gesù Bambini come se fossero delle clave, alle quali rispondono altrettante folle inferocite di difensori della laicità dello Stato, per le quali andrebbe abolita qualsiasi festa religiosa, (conservando però il consumismo che, Grazie a Dio, alza sua santità il P.I.L.).

Non c’è dubbio che ormai siamo in una società multietnica e multireligiosa e non c’è altrettanto dubbio che lo Stato è e deve rimanere laico. Però abolire il presepe, i canti e magari anche l’albero di Natale e tutte le tradizioni è una cretinata assoluta. E’ semplicemente mettere la testa sotto la sabbia come lo struzzo, pensando così di risolvere i problemi. La Francia su questa strada è avanti anni luce: ha abolito dai luoghi pubblici, per legge, immagini di qualsiasi Religione, Crocifissi, Presepi, stelle di David, Mani di Fatima, chador e veli vari, …eppure mi sembra, anche dagli ultimi tragici eventi, che negare qualsiasi aspetto religioso non abbia riportato grossi risultati di convivenza civile.

Credo che la soluzione, per le scuole e i luoghi pubblici sia quella di riconoscere tutte le religioni e dare a tutti la possibilità identica di festeggiare o mostrare agli altri le tradizioni in cui si riconoscono. Prendiamo il calendario di questo mese di Dicembre: i cattolici festeggiano l’Immacolata Concezione, Santa Lucia, il Natale, Santo Stefano; gli ebrei il 1° giorno di Khanuccà (7 dicembre festa delle Luci) e il digiuno del 10 di Tevet (22/12), gli induisti la Gita Jayanthi (21/12) e la Dattatreya Jayanti (25/12), gli ortodossi l’Entrata di Maria al Tempio (4/12), i musulmani il Rabi’ al-awwal (12/12). E perchè non ricordare che nei calendari pagani si festeggiavano il giorno della Betulla (24/12) e quello di Artemide (31/12)? E che il Natale ortodosso sarà il 7 Gennaio? Perchè non insegnare ai bambini che l’anno che finisce è il 2015, ma anche  il 1436 (islamico), 1732 (copto), 2559 (buddista), 5116 (induista), 5776 (ebraico), 1394 (persiano), 2964 (berbero)? E perchè non festeggiare in classe, il prossimo 8 Febbraio, il capodanno cinese del 4711? Credo che, soprattutto per le scuole, sarebbe un’operazione culturale e di integrazione, allo stesso tempo laica e rispettosa di tutte le tradizioni religiose… E magari anche divertente e gustosa!

Temo invece che in molte scuole, l’abolizione del presepe o dei canti, sia molto meno “ideologica” ma più dettata dal fatto che i docenti non hanno molta voglia di dedicarsi a queste attività… figurarsi quindi se gli viene la voglia di raccontarti, oltre a quella di Gesù, perfino la nascita di Maometto, Shiva o Buddha…

p.s. Comunque Matteo Salvini ha tutti i motivi per festeggiare la tradizione del Presepe! Se Giuseppe e Maria non hanno trovato posto nell’albergo e Gesù bambino è nato in una grotta, è sicuramente perché Betlemme era una roccaforte leghista!

Piccola guida alla scelta dell’Albero di Natale.

Foto "Christmas Tree Farm" by camerabee - flickr

Foto “Christmas Tree Farm” by camerabee – flickr

Il Dipartimento di Gestione dei Sistemi Agrari, Alimentari e Forestali dell’Università degli Studi di Firenze ha pubblicato una piccola guida alla scelta dell’Albero di Natale dove si scopre che, al contrario di quanto pensato da molti, l’unica scelta ecologica… è l’albero vero!

LINEE GUIDA PER UNA SCELTA RESPONSABILE DELL’ALBERO DI NATALE.
A cura del Dipartimento di Gestione dei Sistemi Agrari, Alimentari e Forestali dell’Università degli Studi di Firenze.

Non ricordatevi degli alberi solo a Natale!

Natale è uno dei pochi momenti dell’anno durante i quali in Italia si parla di alberi, altrimenti si rammentano solo in caso di eventi drammatici e disastrosi, come incendi o tempeste.
Ci pare quindi importante non perdere questa occasione per parlare di alberi e foreste.

Uno dei tanti effetti negativi portati dall’industrializzazione è la produzione di alberi di plastica. La loro diffusione si basa in gran parte su informazioni non corrette. Questi prodotti sono stati pubblicizzati come “alberi ecologici”, trasmettendo in modo più o meno diretto il messaggio per cui: “acquistando un albero di plastica si potrebbe salvare un albero vero”.
È di gran lunga più ecologico e sostenibile acquistare invece alberi di Natale veri.
Nessuna foresta viene danneggiata se voi comprate un Albero di Natale. Severi regolamenti dettano le norme sulla loro coltivazione e il Corpo Forestale dello Stato vigila con attenzione sul loro rispetto.

Gli alberi di Natale che troviamo in vendita sono di due tipi ed hanno origini molto diverse:

Quelli con radici e “pane di terra” sono alberi di Natale che NON vengono da boschi ma da apposite piantagioni. Esattamente come ogni altra coltivazione agricola (nella foto). Normalmente si tratta di Abeti rossi (Picea abies), diffusi in Italia soprattutto sulle Alpi orientali, altrimenti sono Abeti bianchi (Abies alba) che vivono in Appennino. Acquistando questi Abeti si contribuisce ad incrementare il reddito delle popolazioni che vivono in aree rurali, si combatte l’effetto serra visto che questi Abeti hanno assimilato durante la loro crescita la CO2 atmosferica a differenza di quelli di plastica che sono invece prodotti con idrocarburi fossili.

Quando comprate questi Abeti assicuratevi che abbiano un cartellino che ne certifichi la provenienza, privilegiate provenienze locali per accorciare la filiera limitando l’inquinamento dovuto al loro trasporto e scegliete specie autoctone (Abete rosso e Abete bianco). Passato Natale potete cercare di far sopravvivere in vaso il vostro Abete fino all’anno successivo. Non sarà facile, ma con acqua e ombra in estate, forse ce la farete. In ogni caso NON piantate l’albero di Natale in bosco. Correreste il rischio di alterare i delicati equilibri ecologici che regolano le nostre foreste. Se il vostro abete non sopravvive smaltitelo nel cassonetto dei rifiuti organici (diventerà compost) o usatene la legna per fare una bella grigliata.

L’altro tipo di Alberi di Natale che trovate in vendita sono quelli senza radici. Sono i “cimali”. Le cime di alberi che sono stati tagliati in bosco per produzione legnosa. Il più delle volte l’albero è stato tagliato per fare dei diradamenti, sempre nel rispetto di severe norme di gestione forestale su cui vigila il Corpo Forestale dello Stato. Il cimale, che in genere ha scarso valore, sarebbe stato lasciato a terra in bosco o triturato per produrre il pellett che brucia nelle stufe. Tanto vale usarlo per farci un bell’albero di Natale!
Anche in questo caso se comprate un cimale aiutate le foreste perché contribuite ad aumentare il reddito degli operatori del settore. Un settore, quello forestale, che in Italia ha alti costi e bassi redditi. Un reddito aggiuntivo a chi vive dei boschi permette una gestione più sostenibile di questa importantissima risorsa.

Il bosco è una risorsa rinnovabile. Negli ultimi 50 anni la superficie forestale in Italia è quasi raddoppiata e attualmente circa il 60% del legno che usiamo ogni anno deriva dalle nostre foreste dove si effettuano piantagioni seguite da tagli regolamentati. Il resto arriva dalle importazioni. E’ anche per questo che una gestione forestale sostenibile e coscienziosa, sviluppata su solide basi scientifiche, permette di ridurre la pressione sulle foreste naturali di aree come l’Amazzonia o l’Africa.

In Italia esiste una specifica professione che si occupa di boschi e foreste. “Le Scienze Forestali”. Nei cui corsi di studio si trattano di tutti gli aspetti collegati all’ecosistema bosco; non solo alberi ma anche suolo, fauna e biodiversità. Si sviluppano metodi sempre migliori per monitorare e gestire le risorse forestali, si studiano la diffusione delle malattie e degli insetti nocivi, il ruolo delle foreste nei cambiamenti climatici, nella riduzione del dissesto idrogeologico, nella depurazione di aria e acqua, e di come le foreste contribuiscono alla protezione della biodiversità e al nostro benessere fisico, sociale ed economico.

Le Scienze Forestali in Italia sono nate a Firenze, nella Foresta di Vallombrosa. L’Università degli Studi di Firenze ha la più antica scuola forestale d’Italia ed ancora oggi dal 1924 offre un completo percorso di studi con una Laurea (http://www.forestambiente.unifi.it) e una Laurea Magistrale in Scienze Forestali e Ambientali (http://www.forestambiente-magistrale.unifi.it).
Non ricordatevi degli alberi solo a Natale!

Tratta dalla piccola guida alla scelta dell’albero di Natale cura del Dipartimento di Gestione dei Sistemi Agrari, Alimentari e Forestali dell’Università degli Studi di Firenze.

E poi, aggiungo io, volete mettere il profumo di resina in casa che viene dall’albero vero? Profumo di Natale…

Vi presento lo scricciolo nuovo: Vivian

Alcune settimane fa vi avevo raccontato della fine della nostra adozione a distanza in India (qui il post) avvenuta perchè la ragazza che avevamo  adottato col Movimento Shalom ha terminato il suo ciclo di studi. Da allora siamo riusciti ad ottenere l’indirizzo della ragazza e in questi giorni le stiamo scrivendo una lettera per vedere se riusciamo a rimanere in contatto con lei.

Vista la bella esperienza e visto il costo tutto sommato abbordabile (meno di 0,55€ al giorno, cioè mezzo caffè) abbiamo deciso di iniziare una nuova adozione, sempre con Shalom. L’intenzione della nostra famiglia era quella di iniziare con un’altra bimba nella stessa scuolina in India ma Chiara, la nostra referente, ci ha comunicato che l’anno scolastico è già iniziato, che tutte le ragazzine in India sono già state adottate e perciò ci ha invitato a scegliere un’altra nazione. All’inizio questo cambio di nazione non l’abbiamo preso molto bene ma poi, fra una discussione e l’altra, l’abbiamo accettato come un segno venuto dall’Alto (chiamatelo come volete voi: Dio, Fato, Destino, Caso…) e abbiamo fatto scegliere a mia figlia uno, fra i tanti paesi in cui Shalom opera. Scartata l’India rimanevano: Burkina Faso (dove ha già un’adozione mia suocera), Congo Brazzaville, Etiopia, Eritrea, Kenya, Uganda o Pakistan. Mia figlia ha scelto l’Uganda e, come nell’altro caso, abbiamo scelto una bambina perchè crediamo che nel Sud del mondo le bimbe abbiano maggiori difficoltà ad andare a scuola. Abbiamo comunicato la nostra decisione a Chiara e abbiamo aspettato l’arrivo della cartellina che attesta il sostegno a distanza, con la trepidazione con cui si attende di fare una nuova amicizia…

E così ecco lo scricciolo nuovo: si chiama Vivian è nata nel 2008, è iscritta alla prima elementare e vive a Kyengeza, villaggio a oltre 1200mt. di altezza nella provincia di Mityana. La famiglia è composta dal babbo che si chiama Vincent, dalla mamma Betty, da Vivian e da altri 6 fratelli. Purtroppo  genitori svolgono lavoretti occasionali e  non hanno la possibilità di nutrire correttamente e di scolarizzare tutti e 7 i figli, per cui hanno chiesto il sostegno a distanza per Vivian.

Ora ditemi voi se non vale la pena rinunciare a mezzo caffè al giorno per  mandare a scuola una cucciola come questa…

Foto "Vivian" by unpodimondo

Foto “Vivian” by unpodimondo

Aggiornamento – in risposta a tutti i vostri commenti

Vi ringrazio tutti per i vostri commenti. Per questo, come per altri post simili, vorrei precisare che non è assolutamente mia intenzione pubblicarli per apparire bravo o per avere i vostri applausi. E’ semplicemente il modo per condividere con voi questa e altre bellissime esperienze.  E soprattutto è un modo per dire (un po’ tra le righe) che i bambini che soffrono sono tanti e che, anche se col cuore vorremmo, non li possiamo mica adottare tutti nella mia famiglia!

A buon intenditor…