Correndo correndo…

Locandina Trofeo Bruno Bertoletti dal sito dell'Avis - Firenze

Locandina Trofeo Bruno Bertoletti dal sito dell’Avis – Firenze

Ho iniziato il mese di Novembre partecipando al Trofeo “Bruno Bertoletti” che si è tenuto nel giorno dei Santi. Adesso che non sono tesserato per nessuna società sportiva e non ho velleità di classifica ho il piacere di scegliere dove andare a correre nella massima libertà e se posso preferisco gare a scopo benefico, perchè mi piace scegliere a chi dare i miei soldini… In parole povere preferisco che le mie iscrizioni finiscano all’Avis (come in questo caso), a Emergency, al Telethon o a qualche  missionario piuttosto che a grandi gruppi editoriali come la Gazzetta dello Sport della “Color run” o a Radio Deejay della “Deejay ten”… E poi il percorso era bellissimo: davvero uno dei più spettacolari che si trovino a Firenze. Partenza dal Piazzale Michelangelo, discesa per il Viale dei colli, risalita dal Viale di Poggio Imperiale e bel percorso sulle strade di Arcetri e Pian dei Giullari con scorci su Firenze da un lato e sulle prime colline del Chianti dall’altro.  Basti pensare che si corre in uno dei luoghi più “in” di Firenze, fra ville che nei secoli hanno ospitato decine di personaggi famosi: da Galileo Galilei fino a Giovanni Spadolini…

Domenica scorsa invece mi sono voluto togliere uno sfizio e ho voluto provare un lungo, per vedere se e quanto riuscivo a stare sulle gambe. Ho preso la scusa di andare a cercare il numero di telefono di un produttore di kiwi biologici che si trova sul percorso e mi sono fatto la pista ciclopedonale dal Parco delle Cascine di Firenze al Parco dei Renai di Signa.  Pur essendo freschino non mi sono vestito pesante perchè a Firenze c’era un bel sole… Peccato che a metà strada sono finito in un nebbione umido che mi ha accompagnato dalla Stazione di San Donnino fino ai Renai e viceversa, per poi ritrovare il sole nell’ultimo pezzo di strada. Nonostante ciò ho continuato, ho perfino scambiato due chiacchiere correndo a fianco di un amico che andava in bici e sono tornato a casa non particolarmente stanco… Alla fine sono venuti fuori 22 km corsi tranquillamente in 2 ore e 22 minuti. Chi lo racconta adesso a mia moglie che lo scopo non erano i kiwi ma un volantino di una mezza maratona che mi è capitato fra le mani e che si terrà più o meno fra un mese?

Una strana etichetta

strana etichetta - by unpodimondo

strana etichetta – by unpodimondo

Alcuni mesi fa trovai in un outlet questa bella maglia da running invernale della Puma ad un prezzo davvero eccezionale. Rimasi meravigliato quando, girando l’etichetta, scoprii che era una maglia ufficiale della federazione d’atletica leggera svedese (Svensk Friidrott).

strana etichetta - by unpodimondo

strana etichetta – by unpodimondo

Rimasi molto più esterrefatto quando lessi il retro dell’etichetta arancione: “Wash this when dirty“. Ne dedussi che a quel punto i casi non potevano che essere due: o gli svedesi non sono per niente amici delle saponette, oppure sono proprio permalosi… e questo spiegherebbe perché la maglia era in vendita in super offerta!

strana etichetta - by unpodimondo

strana etichetta – by unpodimondo

Cercando su Google pare invece che si tratti di un’apposita strategia di marketing usata da molte ditte per non prendersi troppo sul serio e apparire più simpatiche. A me ricorda invece alcune battute che fanno certi capiufficio e alle quali, tu dipendente,  devi ridere per forza… Spesso il confine tra simpatia e stupidità è proprio labile!

Come ho (almeno per ora) sconfitto l’ipertensione senza farmaci – Terza parte.

Foto "3th International Triennial of Ceramics Unicum 2015 - Ljubljana Slovenia" by unpodimondo - flickr

Foto “3th International Triennial of Ceramics Unicum 2015 – Ljubljana Slovenia” by unpodimondo – flickr

Nella precedente puntata eravamo rimasti alla visita del cardiologo dalla quale uscii col morale sotto terra! Dall’inizio di Ottobre eravamo già arrivati quasi a metà Dicembre 2014 e tutta la situazione mi aveva stressato parecchio, però avevo avuto anche il tempo per studiare e informarmi abbastanza sull’ipertensione. Delle prescrizioni del cardiologo alcune le avevo ampiamente previste (dimagrire e fare un sacco di controlli), altre me le immaginavo ma speravo di evitarle (smettere di correre sostituendo la corsa con le camminate), una proprio non l’accettavo (iniziare a prendere la pilloletta per la pressione).

Scarpe al chiodo.

Una settimana prima della visita della medicina dello sport che aveva scatenato tutto, mi ero comprato un paio di nuove e fiammanti scarpe da corsa Brooks Adrenaline. La prima cosa che feci le misi nella loro scatola e religiosamente le riposi nel ripostiglio con la promessa che le avrei usate solo se in futuro i medici mi avrebbero fatto correre di nuovo, altrimenti le avrei regalate a qualcuno. Per camminare nei successivi sei mesi sarebbero andate benissimo anche le vecchie scarpe: molto usate ma ancora portabili…

Pigliate ‘na pastiglia, siente a mme…

La questione della pastiglia era invece più seria. Avevo già studiato abbastanza per capire che la pillola sarebbe stata una strada senza ritorno, nel senso che quando inizi poi non puoi smettere più e che andando avanti nel tempo le pastiglie sarebbero aumentate fino ad arrivare all’età dei miei genitori e/o di mia suocera in cui diventano decine e potresti pranzare a pane e pasticche. Avevo anche capito che prima di cominciare con le pillole ci potevano essere diversi metodi per cambiare stile di vita e cercare di tenere sotto controllo la pressione senza farmaci e dentro di me sentivo che avevo dei margini sui lavorare. Però sia il cardiologo che il medico di base (soprattutto lui) non mi davano fiducia e insistevano che dovevo per forza iniziare con le pillole: d’altra parte la loro era la soluzione più veloce e banale che non implicava ne’ sacrifici ne’ il cambiamento dello stile di vita.

A livello familiare la vicenda fu alquanto dibattuta: c’eravamo da un lato  io che non volevo prendere le pillole, dall’altro mia suocera e i miei genitori che in parole povere mi dicevano: «Non rompere le pa**e e prendi le pasticche come noi facciamo da una  vita». Nel mezzo si piazzavano mia moglie e mia figlia che dovevano far fronte al mio stress e cercare un compromesso… Dopo diverse discussioni cedetti e iniziai a prendere la prima pillola: Atover. Al terzo giorno di pillola mi alzai e notai una macchia gialla all’indice destro: come uno scemo andai a lavarmi ma, struscia struscia, la macchia non veniva via. Tempo un’ora e avevo l’indice, il pollice e successivamente metà mano a chiazze di un bel giallo-ittero. I medici decretarono che ero allergico e mi cambiarono compresse. Per farla breve in quindici giorni me ne cambiarono  tre tipi (Atover, Tareg e Triatec) tutte con esiti, almeno per me, devastanti: stanchezza, debolezza, nausea, giramenti di testa, senso di vuoto, agitazione. Insomma: con quelle pasticche io non ero più io. Ricordo che quando mi piegavo, che fossi in palestra a fare un esercizio di Daoyin o che mi stessi allaccando le scarpe, mi girava tutto e a volte faticavo a rialzarmi…

Alla fine mi presi le mie responsabilità e con l’appoggio di mia moglie, decisi di smettere le pastiglie e di comunicarlo al medico di base! Lui la prese proprio male e mi fece una paternale dove in sostanza mi disse che i miei sintomi  non erano reali, ma tutti frutto della mia mente che rifiutava le pasticche…

Piano d’attacco all’ipertensione

Con mia moglie avevamo fatto questo ragionamento: visto che sarei dovuto tornare dal cardiologo dopo sei mesi dalla prima visita, tanto valeva provare per questo periodo a tenere bassa l’ipertensione senza farmaci! Se dopo sei mesi non ci fossi riuscito, sarei stato ancora in tempo a ricominciare con le pillole: in fondo se non avessi fatto la visita alla medicina dello sport sarei ancora all’oscuro di tutto!

E così mi misi in gioco e  feci un piano d’attacco in quattro punti, accettando gli impegni e i sacrifici che tutto ciò  avrebbe comportato. I punti, che analizzerò dettagliatamente uno per volta nelle prossime puntate, erano (e sono ancora) i seguenti:

  • Informazione e conoscenza.
  • Alimentazione e dieta.
  • Attività sportiva e movimento.
  • Rilassamento e riduzione dello stress.

Fine della terza puntata… alla prossima!

Tutte le puntate:

 

Ho fatto due gare (e purtroppo mi piace troppo).

Partenza della Corri con Lorenzo - Foto tratta dalla pagina Facebook dell'Associazione Lorenzo Guarnieri.

Partenza della Corri con Lorenzo – Foto tratta dalla pagina Facebook dell’Associazione Lorenzo Guarnieri.

Mi prendo una pausa dai post sulla mia ipertensione e vi informo che, nelle domeniche scorse, ho già partecipato a due gare podistiche: la “Scarpinata ecologica” del Cral Quadrifoglio e “Corri con Lorenzo” organizzata dall’Associazione Lorenzo Guarnieri per le vittime della strada. La mia intenzione sarebbe quella di tornare nel mondo delle gare in modo molto “soft”, facendo poche gare e, almeno per ora, tutte quante iscrivendomi come “non competitivo”.

La prima gara era di 10 km, partiva a poche centinaia di metri da casa mia ed era tutta pianeggiante: l’ideale per ricominciare. Sono partito in fondo al gruppo e piano piano ho iniziato la mia corsa. Quando ho visto che stavo bene ho iniziato ad aumentare leggermente l’andatura e via via che raggiungevo e superavo gli altri podisti, l’adrenalina saliva e le gambe giravano… Non mi ero posto nessunissimo obiettivo ma quando, a un km dall’arrivo, ho visto che potevo chiuderla in meno di un’ora ho stretto i denti! Alla fine ho fatto 10 km in 57 minuti e 57 secondi… Per uno che non faceva gare da due anni e mezzo e che corre due volte sole a settimana m’è sembrato un bel successo!

La “Corri con Lorenzo” era una gara di beneficenza non competitiva di quelle che piacciono a me: in cui ti diverti e allo stesso tempo fai del bene. Inoltre in aggiunta ai normali podisti c’era una bella rappresentanza di ragazzi rifugiati per i quali la corsa, oltre che una festa, era anche un modo per socializzare ed integrarsi con noi locali. Il percorso partiva dallo stadio di Firenze saliva prima a Camerata, poi ridiscendeva al Salviatino, risaliva fino a  Maiano e tornava in città da Vincigliata: 12 km di belle salite e discese sulle colline sotto a Fiesole, fra castelli, ville e oliveti. Dal momento che abito dalla parte opposta di Firenze erano anni che non correvo su quelle strade e, visto che amo salite e discese, mi son fatto prendere la mano! Alla faccia della non competitiva, ho tirato in salita, ho fatto girare le gambe in discesa e ho sprintato al traguardo. Morale della favola: 12 km in 1 ora e 8 minuti.

In entrambe le gare sono stato bene e mi sono divertito: ho fatto perfino un buon riscaldamento all’inizio e un po’ di stretching alla fine… Giunto a casa però mi sono venuti i sensi di colpa. Non avrò esagerato? Non avrò tirato troppo? Non mi farà male? Perchè, pur essendomi iscritto come non competitivo, mi sono fatto prendere la mano?

La risposta è una sola: perchè mi piace troppo, perchè la corsa è una passione e perchè dopo due anni e mezzo mi sono sentito come un bambino che entra a Disneyland… Per le prossime volte giuro che sarò più saggio. Intanto ieri ho fatto un allenamento e per riparare mi sono imposto di correre molto lentamente:  ho alternato 20 minuti di corsa lenta con 3 minuti di camminata in cui facevo esercizi con le braccia e di respirazione, mutuati dal Daoyin. Alla fine sono venuti fuori 15 km in un’ora e 54 minuti. Di gare invece se ne tornerà a parlare di Novembre perchè domenica prossima, per impegni familiari, mi limiterò alla mia solita passeggiata!

Come ho (almeno per ora) sconfitto l’ipertensione senza farmaci – Seconda parte.

Foto

Foto “heartbeat” by Rosmarie Voegtli – flickr

Nella precedente puntata vi ho raccontato che a Ottobre 2014 ero stato alla Medicina dello sport e avevo fatto la figura del “piffero di montagna che andò per suonarle e fu suonato”… Partito per avere il certificato agonistico per ricominciare a correre, fui fermato a causa di ipertensione. Immaginate la delusione ma ….il peggio doveva ancora venire!

Dal cardiologo e dintorni.

La prima cosa che dovevo fare era l’holter pressorio delle 24 ore e successivamente la visita dal cardiologo con Ecg, ecocolordoppler e altre amenità. Nell’attesa degli appuntamenti avevo cominciato a misurarmi la pressione a casa, più volte al giorno. Rispetto a quanto trovato alla visita alla medicina dello sport, era sempre più bassa…e la cosa mi mandava in bestia, perchè so che da sempre, quando vedo un camice bianco mi agito e mi viene l’ansia. Diciamo che la massima stava sul confine in  alto tra la pressione normale e una leggera ipertensione: per capirsi, tirando una linea retta sui 140, saltellava di quà e di là come una bambina che gioca a campana.

Con queste premesse quando andai a fare l’holter pressorio delle 24h ero agitatissimo. L’infermiera ci mise del suo: mi mise l’apparecchio, aspettò la prima misurazione ed esclamò: «Signore, la sua massima è un po’ alta: 153!» Per farla breve passai 24h teso come la corda di un violino, ad ogni gonfiaggio del bracciale lo stress saliva alle stelle e alla fine l’holter venne sballato, soprattutto nei valori della notte che in realtà avevo passato insonne a rigirami nel letto, con quella santa donna di mia moglie che mi ripeteva ogni due minuti «Stai calmo, rilassati…»

Dall’holter alla visita del cardiologo passarono alcune settimane di stress allucinante. Solo il Daoyin in palestra mi rilassava un po’, ma erano solo due ore a settimana: troppo poche per calmarmi. Arrivai alla visita del cardiologo con la tensione a mille e già potete immaginarvi l’esito catastrofico. Il cardiologo decretò l’ipertensione e pure un’ ipertrofia del ventricolo sinistro che divenne oggetto di diatriba per i vari medici. Per il cardiologo e il medico di famiglia era sintomo di ipertensione avanzata e protratta nel tempo mentre per la dottoressa della medicina dello sport era solamente l’effetto degli allenamenti sulle lunghe distanze, tipico degli sport di resistenza come podismo, ciclismo, sci di fondo e nuoto. I tre dottori devono ancora trovarsi d’accordo ma vi anticipo già che non me ne importa niente perchè nel frattempo questa ipertrofia è totalmente scomparsa da sola, il che significa  che quasi sicuramente derivava da allenamento e non da ipertensione. E da allenamento deriva anche una lieve brachicardia a cui nessun medico ha dato peso (mediamente ho i battiti tra i 50 e i 60 al minuto, talvolta anche sotto i 50) …in fondo, come cantavano i Litfiba nella canzone “Febbre”, «il cuore è solo un muscolo» e se lo alleni diventa un muscolo allenato (che in medicina si chiama cuore d’atleta).

Alla fine della visita uscii dallo studio del cardiologo con i seguenti esiti:

  • Avevo una serie infinita di esami e analisi da fare.
  • Dovevo perdere peso (tanto).
  • Non potevo più correre per almeno 6 mesi, ma dovevo camminare almeno 45 minuti al giorno tutti i giorni.
  • Dovevo iniziare a prendere la pasticca per la pressione e questo è quello che mi faceva inca***are di più, perchè quando inizi con le pilloline poi non puoi più smettere per tutta la vita e andranno sempre ad aumentare…
  • Dovevo tornare da lui dopo 6 mesi.

Fine della seconda puntata… alla prossima!

Nota importante (la scrivo una volta per tutte).

Come scritto nella pagina “Note sul blog” (paragrafo “Su consigli alimentari, per il benessere e la salute.”) queste informazioni sono di natura generale e a scopo puramente divulgativo, derivanti da esperienze personali. Pertanto queste informazioni non possono sostituire in alcun caso il parere di un medico… Insomma leggetevi tutta la nota qui  …e non smettete da soli le vostre pillolette!

Tutte le puntate:

Come ho (almeno per ora) sconfitto l’ipertensione senza farmaci – Prima parte.

Foto 'How To Take Your Cat's Blood Pressure' by Mark Turnauckas - flickr

Foto ‘How To Take Your Cat’s Blood Pressure’ by Mark Turnauckas – flickr

Con questo articolo inizio a raccontarvi di come, almeno per ora (e scusate se adesso lascio la tastiera per una toccatina scaramantica…), sono riuscito a sconfiggere l’ipertensione senza farmaci. E dato che un post solo sarebbe  troppo lungo, lo dividerò in tante puntate. Vi svelo però il finale… Dopo averci lavorato per quasi un anno ho abbassato la pressione a livelli normali e ho ottenuto anche il certificato della medicina sportiva per l’atletica leggera agonistica…

Le premesse.

Questa storia dell’ipertensione nasce giusto un anno fa ma per fare un quadro della situazione bisogna andare un po’ più indietro. Dal 2003 a Gennaio 2013 sono stato un podista amatoriale, di risultati tutto sommato nella media (3h.44m.00s sulla maratona e 1h.36m.18s sulla mezzamaratona) ma di tanto o forse troppo impegno, visto che in certi periodi mi allenavo anche 6 giorni su 7. A Gennaio 2013 mi sono rotto e il mio corpo mi ha mandato il conto: fasciti plantari e tendiniti come se piovesse. Ho dovuto smettere di correre e ho passato tutto il 2013 migrando fra diversi ortopedici e fisioterapisti…

Quando a inizio 2014 sarei stato fisicamente in grado di riprendere a correre, non l’ho fatto perchè deluso da esperienze non proprio positive che nel frattempo avevo avuto nell’ambiente del podismo…. e così mi sono trascinato fino all’estate, quando ho ricominciato: con qualche allenamento e molto poca convinzione. A ottobre 2014, per darmi una smossa ho deciso di fare la visita alla medicina dello sport per avere il certificato agonistico e vedere di ricominciare a correre seriamente… ma qui è cascato l’asino!

Inutile dire che in tutto quel periodo di stop, avevo smesso di correre ma non avevo smesso di mangiare e così, quando mi sono presentato alla visita, la bilancia ha decretato che, con i miei 92 kg, avevo percorso tutta la scala del sovrappeso ed avevo varcato quel limite invisibile che si chiama “obesità”. In aggiunta la dottoressa, alquanto pignola, aveva rilevato una leggera ipertensione arteriosa che aumentava un po’ troppo durante la prova sottosforzo.

E così di punto in bianco… niente certificato sportivo, stop alle corse e via diritto dal cardiologo!

Fine della prima puntata… alla prossima!

Tutte le puntate:

Daoyin: grazie a mia moglie per questa nuova avventura di benessere e sport

Foto

Foto “Qi Gong Master, Jing An Park, Shanghai” by Austronesian Expeditions – flickr

Come sanno i miei più affezionati lettori sono stato un podista amatoriale: di scarsi risultati ma di appassionato impegno… In circa 10 anni ho corso maratone, mezze maratone più centinaia di garette di paese.

Ad inizio 2013 mi sono dovuto fermare per una serie di infortuni e nella primavera 2014 ho scelto di ricominciare ad allenarmi senza partecipare a nessuna gara. Corro in libertà 3 volte a settimana senza pormi  nessun obiettivo: solo per il piacere di correre nella natura e perchè sento che mi fa star bene!

Mia moglie, fino ad un mese fa, stava allo sport più o meno come i gatti stanno all’acqua… ovvero non faceva nessuna attività fisica da almeno una dozzina d’anni… Tornati dalle ferie estive se ne è uscita con l’idea che bisognava far qualcosa insieme. Scartata la corsa (troppo faticosa), scartate tutte le attività all’aperto (troppo freddo d’inverno, troppo caldo d’estate), scartata la piscina (orari impossibili), si pensa a qualcosa da fare in palestra. Anche qui cominciamo a scartare una serie di attività troppo movimentate: niente macchine e pesi, niente zumba, niente corsi di fitqualcolsa per pischelle ventenni…

Alla fine decidiamo di provare la ginnastica cinese, quella lenta e dolce, vista nei documentari. Grazie ai consigli di un’amica veniamo inviati in una palestra di arti marziali cinesi dove scopriamo che possiamo fare tre tipi di ginnastica: il daoyin (detto anche qi gong) e due diversi stili di Taijiquan (Chen o Yang).

Dopo le consuete lezioni di prova gratuite la coppia si divide: io sono per il taijiquan (più vivace) e mia moglie per il daoyin qi gong (più meditativo e più concentrato sulla salute)… Alla fine raggiungiamo un accordo: quest’anno faremo il daoyin con la promessa di passare al taijiquan, magari il prossimo anno.

Arrivati alla terza lezione devo dire che siamo molto contenti: gli insegnanti e i/le compagni/e di corso sono simpatici e la ginnastica, che vista dall’esterno sembra statica e lentissima, ci fa fare delle belle sudate e produce i primi effetti benefici sulla salute… Un ginocchio che mi doleva correndo in salita adesso non mi fa quasi più male… Sembra incredibile ma alcune signore che fanno daoyin da più anni ci hanno confermato di essere guarite da  patologie articolari solo facendo questa ginnastica.

Se nei prossimi post leggerete di flussi di energia, di medicina cinese, di esercizi che parlano di tigri che reggono travi, di rinoceronti che mirano la luna, di galli d’oro e di arabe fenici… non preoccupatevi! Non sono impazzito, è solo la nostra ginnastica…

Per nostra figlia invece siamo solo due goffi e ridicoli imitatori al rallentatore di PO… l’obeso protagonista di Kung fu Panda! E d’altra parte io, ora come ora, la stazza del panda ce l’ho tutta!