Malles primo comune europeo senza pesticidi.

Foto by suedtirol.altoadige - flickr

Foto by suedtirol.altoadige – flickr

Malles (Bz), piccolo comune della Val Venosta al confine tra Italia, Austria e Svizzera, è la prima amministrazione locale europea che, tramite un referendum, ha abolito sul proprio territorio l’uso di pesticidi chimici. Lo scorso 5 settembre il 75% dei votanti al referendum ha detto no ai pesticidi. In un comune in cui le cui principali risorse sono il turismo e l’agricoltura fa piacere vedere che anche molti agricoltori si sono espressi per il divieto.

Adesso per il Comune di Malles si prospetta un futuro verso un’agricoltura al 100% biologica e pare che anche in altri comuni del Trentino Alto Adige siano al lavoro comitati per tenere referendum simili… Speriamo che dall’esempio di Malles parta un effetto domino che porti ad avere tanti comuni liberi da pesticidi…

 

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Piantate fiori, per non far scomparire le api…

Mi scuso con tutti i lettori ma in questo periodo non ho molto tempo da dedicare al blog e perciò gli articoli si stanno facendo sempre più radi e corti… Oggi comunque voglio presentarvi un video che mi ha segnalato un’amica (grazie Susanna), che spiega come mai le api stanno scomparendo e cosa possiamo fare noi per aiutarle. E’ solo un quarto d’ora di video ma è molto interessante e vale la pena di vederlo (…ci sono i sottotitoli in italiano)!

Non è mai simpatico svelare il finale di un film, però se proprio qualcuno non ha 15 minuti per vedere il video, vi lascio con l’esortazione finale… Piantate dei fiori nei vostri giardini e nei vostri balconi e non usate pesticidi! Le api vi ringrazieranno….

Un libro di geografia del…

Foto "Ponte sullo stretto - dal libro la terra dell'uomo" by unpodimondo

Foto “Ponte sullo stretto – dal libro la terra dell’uomo” by unpodimondo

Se cliccate sulla foto e ingrandite l’immagine potete leggere la didascalia di questo disegno… comunque ve la riporto qui…

Il problema aperto di Messina è quello del ponte sullo Stretto. Quando l’Autostrada del Sole giungerà a Reggio di Calabria, le navi-traghetto non riusciranno a smaltire tutto il traffico da e per l’isola. Già oggi, durante la campagna agrumaria, giungono a Messina decine di treni merci carichi di aranci, che non riescono tutti ad essere prontamente imbarcati. Alcuni treni restano anche parecchi giorni in attesa:  frattanto i frutti fermentano e marciscono. Durante queste “settimane nere” i produttori e i commercianti subiscono danni enormi. Anche da ciò l’urgenza di realizzare il progetto del ponte sullo Stretto, affinchè i 3 km di mare non costituiscano più un ostacolo allo sviluppo commerciale ed economico della Sicilia.  Nell’illustrazione il Ponte sullo Stretto di Messina come appare in un progetto.

tratto da pag. 295 del libro “La terra dell’uomo” di Luisa Monti e Enrico Sturani – Principato Editore.

Volete sapere cos’è e dove ho preso questo libro che si intitola “La terra dell’uomo”? Si tratta di un libro di un mio cugino che ho scovato nella soffitta di mia suocera.  Sapete di quando è? E’ il primo volume di un corso di geografia per la scuola media del 1972.

Solo una persona  un po’ particolare come me può leggersi tutto un libro di geografia del 1972. E devo dire che, a 40 anni di distanza, è stata una lettura molto istruttiva…

Se c’è una cosa che manca totalmente in questo libro è la protezione dell’ambiente e la salute dei cittadini… c’è proprio una mancanza di presa di coscienza di questi temi, forse legata al boom economico degli anni ’60.  E’ tutta un’esaltazione dell’industria e della chimica: gioiose ciminiere fumanti, nuvolette di polveri (sicuramente tossiche) che si spargono nelle valli e che sono la testimonianza dell’operosità delle industrie estrattive, cementizie e di costruzioni. Vengono lodati gli  allegri boscaioli e contadini che abbandonano la terra e scendono dalle montagne per portare la loro forza muscolosa nelle industrie…

Mentre noi oggi ci affanniamo alla ricerca dei cibi biologici leggete cosa scriveva questo libro nel 1972… l’esaltazione dei fertilizzanti e dei pesticidi chimici…

(da pagina 90) La Lombardia, pur essendo la regione italiana in cui meno gente si dedica all’agricoltura (solo 9% contro il 47% di regioni come la Basilicata) è quella in cui  la produzione di foraggio è maggiore e in cui i bovini sono più numerosi. […] essa può quindi investire  forti capitali in lavori di bonifica […], in macchinari[…] in fertilizzanti (315 kg di fertilizzante per ettaro  coltivabile contro i 129 della Sicilia).

(da pagina 91) Industria e Agricoltura sono  strettamente legate in Lombardia. La produzione  agricola è eccezionale poichè si fa largo uso  di concimi chimici, di antiparassitari e di macchinari di ogni tipo.

(Dalla tabella a pag. 317) Impiego di fertilizzanti per ettaro in alcune regioni: Piemonte 560 kg, Emilia Romagna 333 kg, Lombardia 315 Kg, Campania 147 kg, Calabria 119 kg.

dati tratti dal libro “La terra dell’uomo” di Luisa Monti e Enrico Sturani – Principato Editore (1972).

A parte l’agricoltura meritano una menzione anche le grandi industrie, quelle che hanno fatto il destino dell’Italia e che gli squali dell’economia e della finanza negli anni ’80-’90 e 2000 hanno definitivamente spolpato. Ecco cosa scriveva il libro…

(dalle pag. 49-50) Dire Ivrea significa dire Olivetti,; è questo uno dei maggiori stabilimenti del mondo per la produzione di macchine da scrivere, telescriventi, calcolatri ed altre macchine da ufficio che vengono largamente esportate…

(dalla pag. 47) Gli stabilimenti della Fiat Mirafiori a Torino; divisi in tre turni vi lavorano giorno e notte senza interruzione 60.000 operai. La Fiat, che è la più grande delle industrie italiane, fornisce l’84% della produzione automobilistica italiana. […] Dal centro ferroviario torinese di smistamento delle automobili destinate all’estero[…] partono in media  ogni giorno 5.000 automobili.

dati tratti dal libro “La terra dell’uomo” di Luisa Monti e Enrico Sturani – Principato Editore (1972).

Cosa dire di questi dati? L’Olivetti ormai non esiste più, mentre per la Fiat, secondo il mio modestissimo parere, ho il dubbio che il management stia facendo di tutto per  abbandonare l’Italia…

Fortunatamente mio cugino ha usato il libro per uno scopo più nobile dello studio della geografia… Le piantine delle regioni sono servite per tracciarci le tappe del Giro d’Italia  mentre le ultime due pagine per riportare la classifica: Baronchelli,  Moser, Battaglin, Merckx, De Vlaeminck, Gimondi, Poggiali…

Mica scemo lo scimpanzé… riconosce a naso le banane biologiche!

foto "It's MY banana!" by greenzowie - flickr
foto “It’s MY banana!” by greenzowie – flickr

A pag. 44 del giornalino Informarsì della scorsa primavera (scaricabile qui) ho trovato una notizia molto curiosa che ho poi riscontrato anche su vari siti in rete.

Secondo uno studio effettuato allo zoo di Copenaghen è emerso che, attraverso l’olfatto, gli scimpanzé sarebbero in grado di distinguere  le banane da agricoltura biologica da quelle convenzionali. Gli scimpanzé si comporterebbero poi di conseguenza, mangiando intere le banane biologiche e sbucciando e gettando via la buccia di quelle provenienti da agricoltura convenzionale.

D’altra parte lo stesso articolo ricordava che le piantagioni di banane convenzionali ricevono mediamente ogni anno 50 kg di pesticidi chimici per ogni ettaro di terra…

Mica scemo lo scimpanzé!

Due idee per la festa della Mamma…

rose in mom's garden

foto “rose in mom’s garden” by iGrrl – flickr

Domenica prossima sarà la festa della mamma e perchè non sia la solita festa meramente commerciale vi segnalo due iniziative interessanti…

Dal Cesvi una Buona Azione per tutte le mamme.

Certificato Buona Azione (dal sito del Cesvi)

Il Cesvi (Centro Volontariato e Sviluppo) per la Festa della Mamma permette di donare una Buona azione a favore del progetto  “Fermiamo l’Aids sul Nascere”. Con un’offerta di 9€ da effettuarsi a questo link sul sito del Cesvi si regala ad una mamma africana e al suo bimbo un test per l’HIV. Contemporaneamente il Cesvi invierà alla vostra mamma un Certificato personalizzato di Buona Azione che testimonierà la vostra offerta e le augurerà una Buona Festa. Con una piccola offerta farete felici due mamme!

Rose eque e solidali Fairtrade.

CIMG3798

foto “CIMG3798” by fair.trade.wales – flickr

Se alle vostre mamme volete invece regalare dei fiori reali vi consiglio le Rose eque e solidali certificate Fairtrade che saranno in vendita supermercati Coop, Nordiconad e Pam.

La coltivazione delle rose e di altri fiori si è da tempo spostata in Kenya, dove i lavoratori (molto spesso donne) operano in  condizioni molto difficili, nella quasi totale assenza di controlli e tutele. Molte di queste persone sono prive di contratto, con stipendi molto bassi che non garantiscono una vita dignitosa e sono costrette a lavorare fino a 20 ore giornaliere senza alcuna protezione contro i pesticidi (le coltivazioni possono richiedere fino ad 80 passaggi chimici).

Le rose eque e solidali di Fairtrade vengono prodotte nelle piantagioni di Oserian e Ravine in Kenya usando la coltura idroponica che consente la razionalizzazione dell’acqua e dei fertilizzanti impiegati, rispettando gli standard SA 8000.
I lavoratori sono pagati il doppio rispetto al minimo legale, hanno contratti di lavoro a tempo indeterminato, la possibilità di organizzarsi in sindacati e godono di un contributo per la casa. Le famiglie dei lavoratori hanno disposizione un ambulatorio e scuole gratuite per i bambini.

Maggiori informazioni sul sito di Fairtrade Italia

Aggionamento del 4 Maggio 2011

Giovanna, autrice del blog Semplice sai, mi segnala una terza iniziativa che si tiene in occasione della festa della mamma: ovvero l’Azalea per la ricerca a favore dell’Associazione Italiana Ricerca sul Cancro. Qui tutte le informazioni: http://www.airc.it/eventi-manifestazioni/azalea-evento-nelle-piazze.asp.

Grazie Giovanna

Il cibo biologico Usa contiene pesticidi: una riflessione.

 foto USDA Organic Seal by edlabdesigner - flickr

foto "USDA Organic Seal" by edlabdesigner - flickr

Il logo che vedete qui a sinistra rappresenta il simbolo dei prodotti da agricoltura biologica degli USA  (la traduzione di “biologico” in inglese è appunto “organic”) ed è al centro di una polemica fra industrie e consumatori per la presenza di residui di pesticidi nei prodotti che in teoria ne dovrebbero essere privi.  Leggetevi questo interessante articolo apparso sul blog biologico al quale farò seguire alcune brevi considerazioni personali su certificazione biologica, consumi, industria, alimentazione e agricoltura.

USA: Cibo etichettato USDA Organic, ma contiene pesticidi

Infuria la polemica negli Stati Uniti sull’affidabilità del marchio federale per i cibi biologici, che spesso contengono tracce di pesticidi o altri agenti chimici.
Negli ultimi tre anni – afferma il Washington Post – il programma nazionale per l’organico ha ripetutamente abbassato gli standard, in seguito alle pressioni esercitate dai produttori, tra cui spiccano giganti alimentari come Kraft, Dole e Dean Foods. Con un giro di affari di circa 23 miliardi di dollari l’anno, l’organico rappresenta il settore più in crescita dell’industria alimentare statunitense.
Molti americani scelgono di mangiare biologico, affidandosi all’etichetta federale “Usda Organic”. Spesso però il marchio viene concesso a produttori che utilizzano sostanze chimiche e procedure non conformi alle norme, suscitando le polemiche delle associazioni dei consumatori e dei cultori dell’organico, rileva il Washington Post.
Un esempio è quello degli alimenti organici per bambini. Nel 2006 il Dipartimento per l’agricoltura aveva bandito l’uso di additivi sintetici dalle loro formule, mentre oggi queste sostanze si trovano nel 90% dei prodotti in commercio.
Si tratta di conciliare le esigenze di un mercato di massa con l’autenticità dei cibi organici: da una parte i produttori chiedono standard più flessibili, dall’altra i consumatori pretendono che al marchio corrisponda non solo un prezzo più alto, ma anche un valore aggiunto.
Le associazioni dei consumatori confidano nell’amministrazione Obama che, proponendo di raddoppiare le risorse per l’organico, sembra intenzionata a favorire un cambiamento della situazione.

tratto dall’articolo di Giovanni Bertizzolo pubblicato il 7/7/2009 su Blogbiologico.it

Nonostante la crisi abbia fatto crollare i consumi alimentari, ci sono anche in Italia alcuni settori che nel 2008 hanno registrato una crescita di domanda e di fatturato, addirittura a due cifre, come i prodotti da agricoltura biologica (vedi questo articolo) e quelli del commercio equo e solidale (vedi questo articolo). Allo stesso tempo esiste una crescita di modelli di acquisto alternativi alla grande distribuzione, come i Gruppi di Acquisto Solidale e i  Farmers Market.

E’ logico che anche la grande distribuzione e le multinazionali abbiano “fiutato l’affare” e si siano anch’esse buttate sul biologico ma purtroppo, facendolo secondo le loro logiche di profitto e di produzione industriale di massa, si sono comportate come un elefante in una cristalleria. Negli Usa le grandi corporation hanno fatto pressione per allentare i limiti e gli standard per i residui chimici nei prodotti alimentari e di fatto, una volta allentati i limiti, il biologico non è stato più un vero biologico. Perciò io mi domando: è possibile che cose simili possano accadere anche da noi? Possono essere compatibili la scelta del biologico con la produzione industriale di massa e la grande distribuzione? Logicamente non ho la risposta a queste domande ma alcuni consigli posso darli:

  • Preferire l’acquisto di generi alimentari biologici da piccoli produttori locali certificati, direttamente in fattoria o attraverso i Gas e i Farmer market, comprando prodotti di stagione, possibilmente a km. 0.
  • Rivolgersi al biologico della grande distribuzione e delle multinazionali soltanto in caso d’impossibilità di acquisto presso produttori locali.
  • Acquistare le “materie prime” biologiche e farsi da soli i cibi biologici, evitando il più possibile i prodotti lavorati industrialmente…. Per capirsi, prima di acquistare la confezione di biscotti o merendine biologiche è meglio comprarsi uova fresche, latte, burro e zucchero bio e farsi i dolci da soli… Lo stesso vale per qualsiasi altro prodotto alimentare trasformato industrialmente (dai ravioli, al gelato, alla pizza o alla zuppa di pesce).

Pesticidi e benzene in frutta e verdura…

Foto "mmmm, organic fruit" by polonium wet dreams - flickr

Foto "spring weather & pesticides" by gribley

Torno ad occuparmi di pesticidi perchè è uscita l’edizione 2009 della  ricerca annuale di Legambiente “Pesticidi nel piatto”. Questa ricerca raccoglie i dati dei controlli fatti nello scorso anno da Arpa, Asl e laboratori zooprofilattici e traccia una fotografia dello stato di contaminazione  degli alimenti (soprattutto di frutta e verdura) in Italia.

A questo link potete scaricare tutto il rapporto in pdf , mentre  vi riporto alcuni stralci dall’articolo di presentazione del rapporto.

A fronte di una evidente diminuzione dei campioni analizzati (quasi 1300 in meno rispetto all’anno scorso), si riscontra un seppur lieve incremento dei campioni irregolari per concentrazioni troppo elevate di residui di agrofarmaci rispetto ai limiti stabili dalla legge. […]

Su 3474 campioni di verdure analizzati lo 0,8% è addirittura irregolare (residui oltre i limiti di legge), un valore più o meno stabile rispetto all’anno precedente quando si attestava sullo 0,7%, mentre 565 campioni (il 16,3%) sono regolari ma con residui, in aumento dell’1,6% rispetto all’anno scorso (14,7%). Stesso aumento per i campioni contaminati da uno o più residui tra i prodotti derivati (19,5% rispetto al 18% dello scorso anno). La frutta si riconferma quale categoria “più inquinata”, con un aumento, rispetto all’anno scorso, delle irregolarità. Infatti, su 3507 campioni di frutta, 81 (il 2,3%) sono irregolari con residui al di sopra dei limiti di legge (+ 0,7% rispetto al 2008). Invece, i campioni di frutta regolari con uno o più di un residui chimici risultano pari al 43,9%. Quindi solo un frutto su due (il 53,8% per la precisione) che arriva sulle nostre tavole è privo di residui chimici. […]

“Gli ultimi dati Istat – ha dichiarato Rossella Muroni [direttrice di Legambiente]- ci dicono che già nel 2007 la quantità totale dei fitosanitari distribuiti per uso agricolo in Italia era aumentata del 3% rispetto al 2006, passando da 148,9 a 153,4 mila tonnellate. Un dato questo, abbastanza preoccupante, perché sembra indicare che lo sforzo sinora sostenuto dall’agricoltura italiana per offrire ai consumatori prodotti sempre più sani e per ridurre l’inquinamento abbia subito uno stop”.

Tra le alte percentuali registrate tra i campioni di prodotti derivati contaminati da più principi attivi contemporaneamente (19,5%) dobbiamo segnalare il caso dei vini: su 639 campioni analizzati, 191 presentano uno o più residui. Dai dati che ci sono pervenuti, risulta che alcuni composti chimici, come il Procimidone (possibile cancerogeno secondo l’EPA), si ritrovano sia nell’uva che nel suo derivato.

Tra i campioni da record per presenza di sostanze chimiche segnaliamo poi un campione di uva analizzato in Sicilia con ben 9 diverse sostanze chimiche; un campione sempre di uva, analizzato in Puglia, contaminato da 7 diversi residui; una mela analizzata in Campania con lo stesso quantitativo di residui. E ancora, due campioni di fragole analizzate in Puglia rispettivamente con 6 e 4 differenti residui chimici. Tra le verdure spicca un peperone analizzato in Sicilia con 7 diversi principi attivi e un campione di pomodori analizzato dai laboratori campani, contaminato da 4 diverse sostanze chimiche.

“Gli effetti sinergici sulla salute dell’uomo e sull’ambiente del multiresiduo andrebbero adeguatamente verificati – ha dichiarato Francesco Ferrante [responsabile Agricoltura di Legambiente]-. Tra i campioni “da record” infatti sono stati trovati residui di Procimidone, Vinclozolin o Captano, tutti pesticidi che l’EPA (l’Agenzia americana per la Protezione Ambientale) ha da tempo classificato come possibili cancerogeni e dei quali non conosciamo gli eventuali effetti relativi alla sinergia con le altre molecole presenti. […]

Nel complesso, sono le mele il frutto più frequentemente contaminato. Su quasi il 90% delle mele analizzate in Emilia Romagna è stata rilevata la presenza di residui chimici: su 155 campioni, 30 sono infatti quelle regolari con un solo residuo, 103 con più di un residuo e 3 sono fuori legge. A Bolzano su 60 mele solo 7 sono risultate regolari senza residui, mentre 24 ne hanno uno e 29 più di uno. A Trento, su 22 campioni di mele 9 sono quelle irregolari a causa del superamento dei limiti massimi consentiti di Boscalid (fungicida), 9 sono regolari con un solo residuo e 3 con più di un residuo. Stessa sorte per le mele campane dove l’81% è contaminato da uno o più residui, mentre un campione è risultato irregolare per concentrazione troppo elevate di Boscalid. 18 campioni di mele contaminati su 20 anche in Sardegna.

Preoccupante anche il dato sugli agrumi. In Friuli Venezia Giulia, il 40% dei campioni presenta più di un residuo, nelle Marche il 35,3%, a cui si aggiunge un 47,1% con un solo residuo. E ancora, in Toscana su 145 campioni, il 38,6% presenta più residui. Nello specifico i campioni decisamente fuori legge sono: 17 agrumi, 14 mele, 14 fragole, 8 pere, 8 pesche, 4 campioni di uva e 16 campioni di frutta tra cui albicocche, ciliegie, kiwi, susine, prugne. […]

tratto dall’articolo “Legambiente presenta “Pesticidi nel Piatto 2009” pubblicato sul sito di Legambiente.

Restando sempre nell’ambito degli inquinanti in frutta e verdura, le sezioni palermitane di Legambiente, del Movimento difesa del cittadino e dell’ordine dei chimici hanno analizzato per 6 mesi la presenza di benzene nella frutta e nella verdura sia comprata all’aperto (nei mercati a contatto col traffico veicolare) che in confezioni chiuse nel supermercato trovando un risultato drammaticamente inaspettato: tutti i campioni, indifferentemente dal luogo di acquisto, erano contaminati dal benzene e qualcuno anche da toulene e xilene. Qui potete leggere le tabelle di analisi in pdf, mentre concludo  il post con un estratto dalla notizia della presentazione della ricerca.

Sei mesi di indagini e osservazioni. Tanto è durato lo studio che Mdc (Movimento difesa del cittadino), Legambiente Palermo e Ordine dei chimici di Palermo hanno effettuato per indagare sull’eventuale inquinamento di frutta e verdura venduta a stretto contatto con il traffico veicolare. I campioni presi in esame sono stati acquistati tra le bancarelle dei mercati, ma anche all’interno di supermercati, cioè, prendendo in esame campioni di frutta e verdura già lavata, tagliata e imbustata.

Il risultato è stato inaspettato: in tutti i campioni presi in esame è stata rilevata la presenza di benzene, ma anche di toulene e xilene. Una sorpresa, se si pensa che fino a questo momento si è sempre pensato che il benzene, per la sua volatilità, venisse semplicemente inalato. […] Con questo studio, invece, si è dimostrata una maggiore pericolosità di questa sostanza nociva per l’uomo. E cioè che ogni giorno oltre a respirarla, la ingeriamo assieme ai cibi che arrivano sulle nostre tavole.[…]

L’altro dato sorprendente è scaturito dalla comparazione tra i campioni di verdura acquistati per strada e quelli comprati in busta chiusa nei supermercati: nessuna differenza è stata riscontrata. […] I dati mostrano che il traffico veicolare locale non dà un contributo significativo e che va ricercata la fonte di contaminazione durante le varie fasi che accompagnano la produzione di ortaggi e verdure sino alla commercializzazione finale.

Il valore di benzene pari 0,1 microgrammi/Kg o 01, nanogrammi/g di verdura costantemente riscontrato in molti dei campioni analizzati siano essi di verdura confezionate, o di verdura acquistata all’interno della grande distribuzione, sia di verdura esposta in stretto contatto con assi viari, sembrerebbe essere oramai un valore della contaminazione di fondo ambientale. Va specificato che il valore che apparentemente sembra molto basso, trasferito in unità chimiche corrisponde a circa 70.000 miliardi di molecole ingeribili per Kg di verdura.
Ma non solo. Sono stati trovati campioni con un livello di concentrazione 10 volte maggiori della media. In questi casi sono stati riscontrati altri composti di elevata pericolosità. In un particolare campione l’analisi dei dati da parte dell’Ordine, ha fatto presupporre la presenza di un attività di verniciatura nelle vicinanze. Presenza confermata al soggetto che ha prelevato le verdure da esaminare. Si può, quindi, dedurre che gli ortaggi e le verdure siano facilmente contaminabili da composti organici volatili.

L’ultima fase della ricerca ha avuto l’obiettivo di verificare l’effetto del lavaggio della verdura tramite acqua e bicarbonato, così come solitamente un normale cittadino fa a casa. Anche questa volta il risultato è stato sconvolgente: le sostanze nocive presenti, dopo il lavaggio, non vengono minimamente eliminate.

Al momento non esiste un limite di legge relativo alla presenza di benzene legata agli alimenti. Mdc, Legambiente Palermo e Ordine dei chimici lanciano, quindi, un appello e chiedono un protocollo di vigilanza per monitorare e controllare i livelli di benzene presenti nella catena alimentare. […]

tratto dall’articolo “Allarme per frutta e verdura allo smog: presenza di benzene in tutti i campioni” pubblicatoil 24.06.2009 sul sito del Movimento Difesa del Cittadino.