L’amore al tempo della Sindrome di Down.

Foto tratta dal blog di Trisomia 21

Foto tratta dal blog di Trisomia 21

Saverio Tommasi è un attore, regista e autore di libri e testi teatrali fiorentino. Saverio è impegnato in quello che si di solito si chiama teatro civile o di denuncia ma che, al contrario di molti suoi colleghi spesso angoscianti e noiosi, lui riesce a coniugare con l’ironia, il sorriso, il divertimento e con quel pizzico di follia che sconfina sempre in poesia.

Antonella Falugiani è la vulcanica presidente dell’Associazione Trisomia 21 che si occupa di integrazione e sviluppo delle persone con Sindrome di Down, che molti miei lettori conoscono per l’iniziativa di boicottaggio di Gardaland e soprattutto per il simpatico blog di cui Antonella è la curatrice in veste di … “scimmietta”.

Cosa può succedere mettendo insieme due personalità come Tommaso e Antonella, entrambi estremamente professionali nel proprio lavoro ma allo stesso tempo così disincantati, ironici e divertenti? Succede che da questo incontro nasce un video di 19 minuti, pieno di poesia, che racconta attraverso gli occhi di Saverio il lavoro di Trisomia 21.

Guardatelo… sono 19 minuti che fanno bene al cuore… e che a Settembre io farei vedere in tutte le scuole!

A questo link il video “L’amore al tempo della Sindrome di Down” di Saverio Tommasi

Qui invece il racconto dell’iniziativa di Antonella sul blog di Trisomia 21

Qui la presentazione sul sito di Saverio Tommasi

Mettiamo una firma per istituire il reato di tortura in Italia (in memoria di Federico Aldrovandi)

Mi è stato girato per e-mail l’appello di Patrizia, la mamma di Federico Aldrovandi il ragazzo ucciso nel 2005 dalle botte ricevute da 4 poliziotti. Firmiamo tutti perchè anche l’Italia adotti finalmente una legge contro la tortura.

Cari amici,

I poliziotti che hanno massacrato di botte e ucciso mio figlio 18enne Federico Aldrovandi non andranno in carcere e sono ancora in servizio. Vi prego di unirvi a me per chiedere una legge forte contro la tortura che faccia pagare le forze dell’ordine per i reati commessi e prevenga omicidi come questo. Firma la petizione – la consegnerò direttamente nelle mani del Ministro degli Interni non appena raggiungeremo le 100.000 firme:

I poliziotti condannati per aver picchiato e ucciso mio figlio 18enne Federico Aldrovandi non andranno in carcere e sono ancora in servizio. C’è un solo modo per evitare ad altre madri quello che ho dovuto soffrire io: adottare in Italia una legge contro la tortura.

La morte di mio figlio non è un’eccezione: diversi abusi e omicidi commessi dalle forze dell’ordine rimangono impuniti. Ma finalmente possiamo fare qualcosa: alcuni parlamentari si sono uniti al mio appello disperato e hanno chiesto di adottare subito una legge contro la tortura che punirebbe i poliziotti che si macchiano di questi crimini. Per portare a casa il risultato però hanno bisogno di tutti noi.

Oggi è il compleanno di mio figlio e vorrei onorare la sua memoria con il vostro aiuto: insieme possiamo superare le vergognose resistenze ai vertici delle forze dell’ordine e battere gli oppositori che faranno di tutto per affossare la proposta. Ma dobbiamo farlo prima che il Parlamento vada in ferie! Vi chiedo di firmare la petizione per una legge forte che spazzi via l’impunità di stato in Italia e di dirlo a tutti – la consegnerò direttamente nelle mani del Ministro dell’Interno non appena avremo raggiunto le 100.000 firme:

http://www.avaaz.org/it/italy_against_torture_patrizia/?brLMjbb&v=16106

Federico era già ammanettato quando i poliziotti lo hanno picchiato così forte da spaccare due manganelli e da mettere fine alla sua giovane vita. Dopo anni di vero e proprio calvario, la Corte di Cassazione li ha condannati per eccesso colposo a tre anni e mezzo, ma i poliziotti dovranno scontare solo 6 mesi senza farsi neanche un giorno di carcere a causa dell’indulto e incredibilmente sono ancora in servizio. L’impunità succede spesso in casi come questo, perché il governo non ha ancora adottato un reato preciso e quelli esistenti cadono spesso in prescrizione.

La perdita di mio figlio mi ha quasi distrutto, ma sono determinata a cambiare il sistema. I difensori dei diritti umani ritengono che una legge che adotti la Convenzione Onu contro la tortura, che l’Italia ha ratificato nel 1989 e che non ha mai rispettato, garantirebbe alle vittime italiane della tortura e della brutalità dello stato un corso veloce della giustizia e sanzioni appropriate, da accompagnare alla riforma per la riconoscibilità dei poliziotti. Ma ancora più importante, metterebbe fine una volta per tutte all’impunità che garantisce che oggi i poliziotti siano al di sopra della legge.

L’Italia non è il Sudan. Non c’è alcuna ragione per cui il nostro sistema giudiziario provi a mettere sotto silenzio reati commessi dalle forze dell’ordine come violenze, stupri e omicidi, dal massacro alla Diaz al G8 di Genova alle recenti uccisioni come quella di Stefano Cucchi, Giuseppe Uva e Aldo Bianzino. Per favore UNITEVI a me e insieme costruiamo un appello assordante per una legge forte per fermare la tortura e per far espellere gli agenti responsabili di questi crimini odiosi dalle nostre forze dell’ordine – firma sotto e dillo a tutti i tuoi amici :

http://www.avaaz.org/it/italy_against_torture_patrizia/?brLMjbb&v=16106

Nessuno potrà restituirmi mio figlio, e oggi non potrò festeggiare il suo 25° compleanno con lui. Ma insieme possiamo ripristinare la giustizia e aiutare a prevenire la sofferenza che ho dovuto provare io per la perdita di un figlio portato via dallo stato ad altre madri e ad altre famiglie.

Con speranza e determinazione,

Patrizia Moretti, madre di Federico.

Più informazioni

L’appello perché ciò che è accaduto a Federico Aldrovandi non succeda mai più (Giustizia per Aldro)
http://www.giustiziaperaldro.it/

Caso Aldrovandi, sentenza definitiva. Condannati i quattro poliziotti (La Repubblica)
http://bologna.repubblica.it/cronaca/2012/06/21/news/aldrovandi_sentenza_cassazione-37630821/

In Italia la tortura non è reato (Il Fatto quotidiano)
http://www.radicali.it/rassegna-stampa/lettera-tortura-italia-non-reato

Incontrerò il Ministro Cancellieri ma non posso perdonare i poliziotti (dal blog dei genitori di Federico Aldrovandi)
http://federicoaldrovandi.blog.kataweb.it/federico_aldrovandi/2012/07/07/perdono/

Uno dei poliziotti condannati insulta su Facebook la mamma di Federico Aldrovandi (Corriere della Sera)
http://www.corriere.it/cronache/12_giugno_25/aldrovandi-querela-insulti-facebook-poliziotti_64562480-bebd-11e1-8494-460da67b523f.shtml

Morire di carcere: dossier 2000-2011 (Ristretti Orizzonti)
http://www.ristretti.it/areestudio/disagio/ricerca/index.htm

Petizione di Avaaz ricevuta per e-mail

Voglia di Legalità.

Foto "European elections 2009" by European Parliament - flickr

Foto “European elections 2009″ by European Parliament – flickr

Vi propongo questo editoriale e lo dedico in particolar modo agli italiani che il prossimo fine settimana saranno chiamati al voto per i ballottaggi. In fondo scoprirete chi l’ha scritto e  da dove è stato tratto…

VOGLIA DI LEGALITA’

L’educazione alla legalità in qualche modo riguarda tutti; le regole per un’ordinata vita civile sono riconosciute come valori in tutte le religioni e in tutte le civiltà. Anzitutto dobbiamo educare noi stessi perché siamo stati contagiati da una mentalità deformata da tanti cattivi esempi che ci giungono proprio da coloro che dovrebbero distinguersi per una vita onesta e giusta. Spesso ci troviamo di fronte a disonesti capaci di violare le leggi impunemente cercando ogni mezzo per eluderle.

Nella società di oggi globalizzata non sono, purtroppo, globalizzati i valori riconosciuti universalmente primari, quali il rispetto degli altri ed il bene comune. Nella nostra mentalità si è insinuata la convinzione, ed è perverso, che il bene privato arrivi prima del bene pubblico. Così da considerare come estraneo lo Stato stesso, quasi fosse cosa che non ci riguarda.

La mancanza del senso di responsabilità porta ad una  cultura egoista ed individualista. Siamo spettatori assuefatti, e dunque indifferenti, di fenomeni mafiosi , di ladrocini e di corruzione che ci appaiono consuetudini consolidate; si rischia una subdola ammirazione verso chi “la fa franca” arricchendosi sproporzionatamente alla barba di milioni di italiani che ogni giorno si impoveriscono di più.

Il Presidente idealista e rivoluzionario del Burkina Faso Thomas Sankara prima di essere ammazzato asseriva che è inconcepibile per una Nazione povera avere governanti straricchi. Parlava dell’Africa, ma il principio potrebbe valere anche per noi. Lo stato attuale delle cose genera un senso di paura e di sconfitta per l’inadeguatezza della nostra democrazia. Ti senti ostaggio di poteri oppressivi ed ingiusti. La loro ricaduta  sulla gente comune indebolisce la passione per la politica che appare sporca e patrimonio di approfittatori e parassiti.

Le persone perbene, che ambiscono ad una politica rinnovata, gratuita e incentrata su un progetto nazionale organico, ispirato ai valori della giustizia, della sussidiarietà e della solidarietà, sollevata dalle perverse ideologie del passato, appaiono come dei sentimentali sognatori. Il mito che si erge sulla nostra inciviltà è l’uomo rampante che può tutto ed è al di sopra di tutto, che si toglie ogni soddisfazione e ogni desiderio. Sesso, potere e ricchezza sono la nuova trinità. Questi disvalori sono dominanti nella cultura odierna e trovano come loro efficaci maestri il cinema, la televisione, la stampa e internet. L’uomo onesto, modesto, generoso e umile, è considerato un buono a nulla.

È vero che sono finite le ideologie ma è altrettanto vero che è subentrata l’anarchia morale ed un perverso laicismo. La democrazia si è indebolita e la mancanza di legalità e l’incapacità di governare, abbinate all’atavico clientelismo e alla insaziabile voracità, hanno fatto cadere nel baratro la politica italiana. Si è dovuto ricorrere a dei tecnici.  Saranno rimessi in ordine i conti dello Stato? Ma a quale prezzo? E chi verserà  sangue? Sempre i soliti.

Sono persuaso che l’attuale crisi abbia le sue radici nella disumanità dominante e che i veri responsabili siano i soliti manovratori spregiudicati della finanza che si nascondono in un labirinto inestricabile, si occultano, eludono le leggi, e, con la forza del potere e del denaro, rimangono impunemente ai loro posti. Se non si cambiano le teste non ci sarà rinnovamento e, se al posto dei partiti oramai obsoleti, che ogni mese cambiano abito rimanendo sempre gli stessi, dessimo fiducia ai gruppi e alle associazioni di volontariato, ai movimenti sociali e al non profit? E se cercassimo uomini non di spettacolo, ma sobri e capaci di fare politica con la stessa passione con la quale militano nelle loro aggregazioni umanitarie, culturali e sociali? Qualche esempio ce l’abbiamo già! Ci vuole il coraggio di andare contro corrente. Occorrono uomini e donne, meglio se giovani, che si dedicano alla politica con la stessa dedizione di un operaio onesto che ogni giorno va a lavorare per vivere o di un volontario che dona il suo tempo e le sue capacità, persone  che reputano grande privilegio e onore servire lo Stato e far crescere la società nella legalità, nel benessere e nell’uguaglianza.

Tratto da “Voglia di legalità” di Andrea Pio Cristiani, pubblicato a pag.3 del trimestrale “Shalom”

L’articolo è stato scritto da Don Andrea Pio Cristiani, fondatore del Movimento Shalom ed è stato pubblicato nel numero di Maggio del trimestrale “Shalom”. Tenete conto che la rivista mi è arrivata a casa a fine Aprile e che perciò sarà stata chiusa in tipografia all’inizio di Aprile… Insomma il testo annusava l’aria già in anticipo sulla prima tornata elettorale…

L’antipolitica.

Foto "two weeks old!" by nicora - flickr

Foto "two weeks old!" by nicora - flickr

A. fa l’operaio e nel tempo libero corre e si allena con noi: in queste settimane stiamo lavorando insieme per fare una piccola società di sportiva per portare l’atletica ai ragazzi di un paesino che vive di solo calcio, ciclismo e pallavolo. A. è anche volontario di Emergency e segue alcuni progetti a favore dei detenuti di Sollicciano. L. invece è impiegata alle ferrovie e nel tempo libero si dedica a due onlus: una che si occupa di cani e gatti abbandonati e l’altra di aiuto al terzo mondo. V. è un tecnico del suono e quando non lavora si occupa di economia e da un po’ di tempo si sta battendo per l’introduzione dello Scec, la moneta alternativa e solidale. C. è una fisioterapista che nel tempo libero si occupa degli indios messicani e con la sua associazione importa il caffè del commercio equo e solidale in Europa, garantendo un futuro sereno alle famiglie zapatiste. In realtà C. è un vulcano perchè si occupa di altre mille cose: progetti di integrazione di stranieri a Firenze, aiuto dei piccoli produttori agricoli locali, sostegno ai terremotati d’Abruzzo, promozione dei prodotti  tessili equi e solidali, etc…

Potrei continuare a lungo questo elenco di nomi: si tratta di persone con cui ho avuto a che fare in questi anni. Con molte di loro abbiamo anche partecipato alla lotta per i referendum sull’acqua dello scorso anno o condividiamo piccoli progetti solidali. Tutte queste persone, pur fra mille diversità, hanno delle caratteristiche comuni:

  • Sacrificano il loro tempo libero, sottratto magari alla famiglia e alla tv, per gli altri. Lo fanno col sorriso sulle labbra, con passione e tenacia. Nel proprio piccolo, quando c’è un bisogno, ognuno di loro tira fuori braccia, gambe, entusiasmo, intelligenza e talvolta anche il portafoglio, perchè tutti credono in quello che fanno e nelle persone con cui condividono i loro progetti.
  • Sono persone sveglie e  informate, attente all’attualità. Fanno rete fra di loro e condividono idee, informazioni e progetti. Non sono gelosi dei propri saperi, anzi a volte una banale idea di qualcuno ha risolto problemi piccoli e grandi di qualcun altro.
  • Sono persone serie ed affidabili. Se dicono di fare una cosa la fanno davvero e cercano di farla al meglio delle loro possibilità. Spesso e volentieri la fanno con gioia perchè sanno che, un passettino alla volta, stanno costruendo insieme un futuro migliore per tutti. Insomma si dedicano al bene comune e da molti di loro comprerei una macchina usata…

Se la politica italiana (e soprattutto la sinistra) fosse una cosa seria, farebbe ponti d’oro a queste persone o almeno prenderebbe spunto dalle tante buone idee che, come un prestigiatore, tutti riescono a tirare fuori dal cappello…

Purtroppo la politica dei giochetti di potere, di tutte queste menti brillanti non sa che farsene perchè queste persone hanno una serie di terribili difetti…

  • Sono informate, aggiornate, conoscono la realtà e soprattutto ragionano con la propria testa. Sanno leggere fra le righe e non si fanno abbindolare molto facilmente. Capiscono i giochetti di parole e di potere e non sono manipolabili. Ad esempio per loro i termovalorizzatori sono solo inceneritori e sono informati sulle ricerche che testimoniano che sono causa di tumori. Capiscono che la Tav è uno spreco enorme di soldi per i soliti industriali cementizzatori, e per gli amici degli amici che forse faranno girare un po’ di mazzette….
  • Spendendo il loro tempo libero nel sociale e nel volontariato spesso hanno già sperimentato gli sprechi e le inefficienze della politica, i tagli ai servizi per le persone in difficoltà fatti da chi poi butta i soldi pubblici in mille modi vergognosi (come i rimborsi elettorali). Ormai non si fanno più illudere dalle promesse di quei candidati che in campagna elettorale incontrano le associazioni di volontariato promettendo mari e monti e poi, una volta insediati, tagliano i servizi con delle mannaie da boia.
  • Hanno fiuto e riconoscono le persone e le iniziative che portano con se’ il “profumo” del lavoro per il bene comune e lo sanno distinguere a naso da quelle che invece “puzzano di bruciato”, di particolarismi e di interessi contrari al bene della collettività.

Pensate un attimo a  tutte queste energie ed idee volte al bene comune della società italiana, che finora sono state ignorate, derise e disprezzate dai partiti italiani e dai grandi media nazionali legati ai potentati economici, come è successo col referendum sull’acqua o con le proposte di legge popolare per il parlamento pulito.

Ipotizzate che arrivi adesso una qualche lista civica o un movimento che prenda sul serio le istanze  portate avanti da queste persone e che faccia un programma basandosi sulle proposte per un vero bene comune:  come chiamereste tutto cio? Antipolitica? E se così fosse? Allora viva l’Antipolitica!!!!

p.s. Se potessi vi farei vedere la faccia solare e gioiosa di D. una studentessa universitaria che con la sua onlus sta costruendo una scuola in Tanzania… Completamente differente dalla faccia da delinquente di chi, sempre in Tanzania, portava i soldi pubblici dei rimborsi elettorali e anche dalle facce da becchino dei soliti grigi tecnocrati che, in nome delle sacre cifre, stanno uccidendo un popolo fatto di persone…

La rivoluzione? Forse la incastro tra l’estetista e l’happy hour!

foto "La Liberté Guidant le Peuple" by caribb - flickr

foto "La Liberté Guidant le Peuple" by caribb - flickr

Leggo in questi giorni su blog e articoli di giornale le tante reazioni indignate rispetto al caso Ruby e a quella che sarebbe la considerazione della donna secondo il nostro presidente del Consiglio. Da destra e da sinistra partono inviti alle donne a manifestare, a scendere in piazza e ad esprimere la loro rabbia per essere considerate solo merce, parti anatomiche, pezzi di carne… Ogni post è corredato da decine di commenti che condividono la rabbia e che dicono, con toni diversi, che bisognerebbe fare la rivoluzione per buttare giù questo governo… Più o meno le solite cose che sento ciclicamente in occasione della riforma Gelmini, dell’uscita delle leggi ad-personam o delle proteste dei precari  e dei disoccupati…

Poi spengo il computer, esco in strada e trovo le donne che escono dalle boutiques cariche di borse e giovani precari che affollano i megastore dell’elettronica per l’ultimo gioiellino ipertecnologico a cui non possono rinunciare. Sono i megasaldi che, sempre più, vengono pagati a debito o con la pensione del nonno (ormai l’unico a portare uno stipendio fisso in famiglia). D’altro canto non ti puoi sottrarre al sottocosto: la rivoluzione può attendere o restare confinata in rete, fra i messaggi condivisi su Facebook o fra le invettive dei blog.

Lo scorso Dicembre, mentre gli studenti contestavano la Gelmini, i ricercatori precari salivano sui tetti (con codazzo di politici) e gli immigrati protestavano sulle gru e sulle ciminiere, in un talk show ho sentito uno dei soliti tromboni  (adesso mi sfugge chi fosse) che cinicamente ha detto un’amara verità: «Non vi preoccupate, tra un po’ sarà Natale: scenderanno tutti per andare a mangiare da mamma, giocare a tombola con i parenti e preparare i festeggiamenti per l’anno nuovo». In fondo noi italiani non siamo fatti per la rivoluzione: come diceva Leo Longanesi “Nel tricolore andrebbe scritto: tengo famiglia.”

L’altra sera ho partecipato ad una bella litigata all’interno del mio G.A.S. (Gruppo d’Acquisto Solidale per maggiori info vedi questo post) che racconta bene i tempi che stiamo vivendo… Cerco di sintetizzare, semplificando un po’. La discussione verteva sul ruolo del Gruppo, ovvero se ci accontentavamo di portare sulle nostre tavole l’insalatina o il formaggio biologico a km zero oppure se ci impegnavamo (anche solo un pochino) nella rete che riunisce i Gas fiorentini e che promuove una bella serie di attività di consumo critico che vanno dalle lotte per i diritti civili ai boicottaggi e alle petizioni, dall’impegno per il sud del mondo o per le situazioni di disagio nella nostra città, per finire con la tutela dell’ambiente e i corsi per l’autoproduzione di pane, saponi etc… Ebbene il mio gruppo ha deciso, con mio sommo dispiacere, che sono tutti argomenti che non ci interessano e che ci limiteremo al solo benessere gastronomico delle nostre famiglie. La cosa che più mi ha sconvolto è stata che, in questa discussione, i più contrari all’impegno per  costruire mondo un po’ più civile sono i giovani, i precari, quelli che si definiscono senza futuro. Non voglio generalizzare,  ma in questo mio singolo e specifico caso, chi sta peggio  ed ha meno diritti rifiuta di impegnarsi, anche pochino pochino, per migliorare un po’ le cose! E’ un atteggiamento che  non capisco e mi piacerebbe che qualcuno me lo spiegasse…

Prendendo spunto da questa situazione ho dato sfogo alla mia fantasia e ho immaginato un ipotetico  dialogo fra una di queste giovani precarie e un (assurdo) ufficio reclami:

«Buongiorno, posso esserle utile?»
«Si, sono una precaria con un mutuo trentennale, uno stipendio basso e un figlio al nido per cui spendo un capitale! Non ce la faccio  più. Vorrei fare la rivoluzione! »
«Per la rivoluzione, l’ufficio apre fra due ore, piano secondo stanza quattro e… si ricordi di prendere il numerino»
«Aspetti che guardo sullo smartphone: se faccio presto, forse la rivoluzione la incastro fra l’estetista e l’happy hour.»

Francesco Gesualdi a Firenze.

Lo scorso 11 Gennaio ho pubblicato su questo sito la recensione del libro “L’altra via” di Francesco Gesualdi (a questo link il post). Sullo stesso tema del libro (la crisi del sistema liberistico e le scelte per il futuro), si è tenuto il 15 gennaio scorso un incontro con Gesualdi organizzato dalla Onlus Ricorboli Solidale e ospitato presso il circolo Vie Nuove di Firenze. Vi pubblico i link alla registrazione video del prezioso intervento di Gesualdi e ringrazio gli organizzatori per averlo reso disponibile su You Tube…

Da ascoltare per poi riflettere ed infine agire…

Introduzione

Parte prima

Parte seconda

Parte terza

Parte quarta

Parte quinta

Parte sesta