Diossina e alimenti inutili.

Return to the scene

foto "Return to the scene" by uncleboatshoes - flickr

Sto seguendo la situazione dei cibi tedeschi contaminati dalla diossina su vari siti e blog come:  Trashfood di Gianna Ferretti, il Fatto Alimentare (link1 , link2), Il salvagente. Tutti analizzano la questione, riportano dati, aprono dibattiti e fanno la storia delle varie frodi alimentari, senza però andare all’origine del problema e senza dire cosa dovrebbero fare i consumatori. Ho trovato un articoletto che, nella sua sincerità e semplicità,  mi ha colpito molto perchè con poche parole arriva al centro della questione… E’ di Mauro Rosati; vi metto un breve estratto:

Evitiamo di comprare Alimenti inutili.

E’ tornato prepotentemente alla ribalta il tema dell’origine del cibo che ogni giorno arriva sulle nostra tavola. A causa dell’allarme della diossina tedesca [...] Casi di allarme in materia di sicurezza alimentare sono sempre di più all’ordine del giorno  e le motivazioni sono solo di tipo economico. Per dirla con semplicità : sempre più popolazione vuole il proprio frigorifero pieno; la crisi economica internazionale impone alle industrie di utilizzare materie prime di scarso valore; i terreni coltivabili iniziano a scarseggiare. Tutto questo si traduce in una modifica delle pratiche agricole  ormai totalmente condizionate da un’accelerazione dei cicli produttivi, dal ricorso alla chimica, agli OGM e la trasformazione impiega quasi esclusivamente di mezzi artificiali a sostituzione dei normali processi naturali. Non so fino a dove potremo spingerci. Un dato è certo: le grandi industrie alimentari e agroindustriali non si stanno facendo troppi scrupoli. I loro sonni sono molto più tranquilli dei nostri.  E pensare che per cambiare le cose basterebbe solo mangiare tutti un po’ meno e soprattutto non affollare la nostra dispensa con alimenti inutili messi in commercio solo per fare fatturato.

tratto dall’Articolo “Evitiamo di comprare Alimenti inutili.” di Mauro Rosati pubblicato sul sito http://www.maurorosati.it

Parole Sante! Avete ulteriori commenti da fare?

Delle mele a 60€ al kg, il mio amico Walter e i’ baho Gigi!

natureaddicts1.jpg

foto "natureaddicts1.jpg" dal sito Trashfood.com

Comprereste delle mele al “modico prezzo” di 60€ al chilo? Sicuramente la vostra risposta è NO ma non fatevi illusioni, perchè non si è mai del tutto sicuri di quello che realmente  si compra, soprattutto  se non si leggono bene le etichette! Magari avete già comprato le mele a 60€ al Kg e non ve ne siete neanche accorti… Basta un’idea nuova di qualche ditta alimentare e una campagna di marketing accattivante e ci rifilano quello che vogliono…

Nei giorni scorsi su Trashfood, il sito della prof. Gianna Ferretti è apparso l’articolo  “Cosa fanno 2 mele + 16 g di pesca? fanno N.A.” del quale vi metto un estratto:

[...]Sono le bustine di N.A. -nature addicts. “L’essenza della frutta in tasca”.[...] Di cosa si tratta? esiste in diverse varianti, Con Lampone, o Fragola, con Pesca o Ribes nero.

Hanno tutte un denominatore comune: il succo di mela concentrato (50%). Altri ingredienti sono purea di mela concentrata, pectina, e aromi naturali. Nella varietà con ribes nero troviamo anche purea di ribes neri concentrata (5%), succo di bacche di sambuco concentrato e fibre della frutta.
Nella varietà “con pesca” troviamo purea di pesche concentrata (7%) e ugualmente fibre della frutta. Il tutto concentrato in gomme dolcissime, e infatti gli zuccheri semplici contenuti sono 79 grammi su 100 grammi, nella confezione da 30g ce ne sono 24g,

Come si arriva a 30g di Nature addicts? sulla confezione leggo che per i dadini di frutta con ribes neri sono serviti 2 mele + 7g di ribes neri. La varietà con pesche si ottiene da 2 mele + 16 g di pesca.

In conclusione, il 90-97% dei dadini è quindi mela o meglio prodotto derivato dalla lavorazione della mela (succo di mela concentrato+purea di mela) forse sarebbe piu’ giusto chiamarle dadini di mela con un po’ di ribes o pesca.

Il costo è di circa 60 euro al chilo, non male.

Mi sembra inoltre davvero inappropriato il confronto con la frutta fresca, conoscete forse un frutto che ha 79 g di zucchero su 100 g?

tratto dall’articolo di Gianna Feretti “Cosa fanno 2 mele + 16 g di pesca? fanno N.A.” pubblicato su Trashfood.com

Non avendo mai comprato queste caramelline (e non avendo nemmeno intenzione di comprarle) prendo per buoni i dati riportati nell’articolo di Gianna per fare qualche breve riflessione generale.

  • Secondo Gianna il  90%-97% delle caramelline è costituito da mele o derivati da mela che ci vengono vendute a 60€ al chilo. Ora le considerazione da trarre sono due: o chi ha inventato queste caramelle (e gli addetti marketing che hanno creato la campagna pubblicitaria) sono dei geni oppure noi consumatori che compriamo queste “mele”, pagandole più di Adamo ed Eva, siamo dei tontoloni! Neppure il miglior Sidro di Normandia costa così tanto!
  • Nel mio Gruppo d’Acquisto Solidale compriamo, dal nostro amico Walter,  delle ottime mele da agricoltura biologica a km 0 al prezzo di 5€ per 3 kg di mele. Facendo le debite proporzioni vuol dire che col costo di un chilo di caramelline (60€) compriamo la bellezza di 36 kg di mele Bio! Avete notato che differenza?????
  • La pubblicità insiste sulla natura (100% frutta, nessun edulcorante o conservante) ma come ha scritto anche Gianna non esiste un frutto con tanto zucchero e poi, lasciatemelo dire, un conto è mangiare un frutto fresco colto dall’albero da poche ore, un conto è mangiare una caramella fatta con mele e trasformati di mele che molto probabilmente hanno subito cotture e trattamenti che forse ne hanno alterato o distrutto vitamine e minerali. Non è meglio mangiare delle mele, delle pesche e del ribes freschi quando sono nel pieno della loro stagione?
  • Le mele biologiche  del mio amico Walter sono così vive e naturali che spesso ci trovi dentro il vermetto, quello che a Firenze viene amichevolmente chiamato il Baco Gigi ( o meglio i’ baho Gigi). Dicevano le nostre nonne che il Baco Gigi è un tipo talmente esigente che la sua presenza significa che la mela è sana e ottima e secondo me non avevano tutti i torti. Io penso che nelle caramelline alle mele il Baco Gigi non ci vivrebbe tanto facilmente:  ammesso che riesca a viverci come minimo prenderebbe il diabete!

Sullo stesso argomento un articolo dal blog di Papille Vagabonde!

p.s. Inutile dire che a Firenze il  solito Riccardo Marasco  ha dedicato una canzone anche al Baco Gigi

Ho vinto… l’ET.chettibus®-19 di Gianna Ferretti!!!

Nocciole "Elite" - Hazelnuts "Elite"

foto (Nocciole "Elite" - Hazelnuts "Elite") by unpdimondo - flickr

Ieri, quando sono tornato a casa per il pranzo, mia figlia mi ha accolto dicendomi: «Babbo, babbo, ti è arrivata una scatola con delle nocciole! Quando le hai comprate?» Ed io: «Nocciole? Mah, veramente io non ho comprato delle nocciole, comunque apriamo un po’ questa scatola…» Apriamo la scatola e troviamo due bei sacchetti da mezzo kg l’uno di Nocciole Piemonte IGP con un depliant dell’Azienda produttrice, la “Nocciole d’Elite di Cravanzana”. La ditta non la conosco ma le nocciole ad un primo sguardo sembrano ottime. Cerco un biglietto o qualcosa che attesti come la ditta abbia ricevuto il mio nome e chi è il generoso mittente delle nocciole ma nella scatola non trovo nessun indizio che possa chiarire il mistero…

Comincio ad indagare e mi ricordo che alla fine dello scorso Settembre ho vinto il concorso ospitato sul sito www.trashfood.com della prof. Gianna Ferretti, il mitico ET.chettibus®. Trashfood è uno dei siti dedicati all’alimentazione che seguo quotidianamente e al quale cerco di partecipare  con i miei commentuoli. Il contest dell’ET.chettibus® prevede che, data una lista di ingredienti di un prodotto industriale abbastanza trash, si riesca a scoprire di che alimento si tratta. Io, con una buona dose di fortuna, ho risolto questo enigma qui scoprendo che la lista degli ingredienti era quella dei  nuovi Smarties Nestlè con coloranti naturali! E’ bastata un’email  a Gianna per scoprire che effettivamente le nocciole erano il premio che mi ero guadagnato (immeritatamente) risolvendo l’ET.chettibus®!

Ieri dopocena abbiamo aperto il primo sacchetto e subito la stanza si è riempita di un meraviglioso profumo di nocciole, che poi alla prova del gusto si sono rivelate veramente  ottime! Inutile dire che ne ho mangiate un bel po’, tanto… avevo la scusa di dover reintegrare un po’ di sali minerali persi durante l’allenamento pomeridiano di oltre 19 km di corsa!

In ogni caso continuerò a seguire il sito Trashfood e a giocare all’ET.chettibus® perchè sono delle buone occasioni per informarsi sull’alimentazione ed imparare cose nuove! E poi l’ET.chettibus® è divertente perchè devi indovinare gli ingredienti di un prodotto trash e in cambio ricevi un premio dell’eccellenza dell’alimentazione… facendo un paragone un po’ fuori luogo è come se in un concorso vi facessero una domanda di gossip e in premio vi mandassero un libro di un premio Nobel della letteratura!

Di nuovo grazie Gianna, sia per il sito che per il contest!

Come è andata a finire con i probiotici… (un anno dopo).

homemade yogurt with homemade jam

foto "homemade yogurt with homemade jam" by leff - flickr

Proprio un anno fa pubblicai un lungo articolo dedicato agli yogurt salutistici (“I Probiotici sono una bufala, perciò fatevi lo yogurt in casa!!!” del 19/10/2009). Ad un anno di distanza, come stanno andando le cose per i famosi alimenti funzionali, ovvero quelli che dovrebbero curare le malattie, tra cui i famosi yogurt che dovrebbero “guarire” dal colesterolo, dall’osteoporosi e dalla stitichezza?

Nei giorni scorsi l’Efsa, ovvero L’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare, ha di nuovo preso in esame le affermazioni salutistiche di 808 alimenti e le ha verificate, bocciandone l’80%. Se a questo aggiungiamo che ad ottobre dello scorso anno furono bocciate 180 etichette mentre a Febbraio 2010 su 439 richieste ne fu bocciato il 98%, si può  dire che con questi prodotti salutistici l’industria alimentare ci sta proprio prendendo per i fondelli.

Se volete approfondire la questione vi consiglio di leggere questi due articoli pubblicati sul sito de “Il fatto alimentare”.

Di questa cosa ne abbiamo discusso anche sul sito della professoressa Gianna Ferretti (a margine dell’articolo “Yakult non protegge il tratto respiratorio e non rafforza le difese imunitarie“) e alla  fine mi è sembrato di capire più o meno come funziona tutto il “giochino”. Sicuramente quella che vi propongo è una semplificazione e va presa con una certa approssimazione ma non credo che la realtà sia molto diversa dalla mia ricostruzione di fantasia…

  1. L’ufficio marketing della ditta XYZ decide che sul mercato serve un nuovo yogurt che aiuti contro la caduta dei capelli.
  2. L’ufficio creativo progetta il prodotto, le confezioni  e la mega campagna pubblicitaria da milioni di euro con tanto di presentatore o calciatore famoso.
  3. Nel frattempo l’azienda ottiene (magari con appositi finanziamenti) una pseudo ricerca scientifica da presentare all’EFTA in cui si dice tutto il bene possibile del prodotto.
  4. La ditta XYZ prende uno yogurt da pochi centesimi, lo mette in vasetti piccoli e lo vende a prezzi stratosferici, facendolo passare per un prodotto preziosissimo per la cura della calvizie.
  5. Parte la campagna pubblicitaria con l’attore a cui è ricresciuta la criniera (in realtà è un parrucchino ma lui sostiene che è stato lo yogurt)
  6. La ditta XYZ vende milioni di bottigliette miracolose e fa fior di soldoni di profitti.
  7. Dopo diversi mesi arriva l’Efta che boccia lo slogan dello yogurt perchè la ricerca presentata non è seria dal punto di vista scientifico o perchè gli effetti sono talmente blandi che non sono riconducibili al consumo dello yogurt:  in effetti dopo mesi in cui avete mangiato  tutti i giorni lo yogurt per i capelli, vi sono cresciuti soltanto tre peli che sono anche debolucci.
  8. L’azienda XYZ, che ha già fatto un sacco di soldi, cessa la pubblicità dello yogurt per la ricrescita dei capelli ma fortunatamente l’ufficio marketing ha già inventato il succo di frutta che combatte le unghie incarnite e così la storia ricomincia dall’inizio…

Prima di concludere vi faccio una domanda: avete notato che una delle ditte che fino alla scorsa primavera puntava su questi yogurt funzionali adesso ha lasciato perdere le proprietà curative dei sui prodotti ed ha spostato tutta la sua pubblicità sul concorso dove si vincono 500.000 euro in sterline d’oro?!?!?!?!?!?!

Alla fine rimangono  i soliti consigli che vi avevo già dato nel post dello scorso anno: non abboccate alle pubblicità, compratevi una yogurtiera da circa 10-15€ e  fatevi in casa lo yogurt secondo i dettami della decrescita felice di Maurizio Pallante, aggiungeteci un cucchiaio di marmellata fatta in casa e avrete il vostro yogurt alla frutta.

I Probiotici sono una bufala, perciò fatevi lo yogurt in casa!!!

Foto

Foto “homemade yogurt” by Sweet Side – flickr

Oggi parliamo di yogurt. Quando ero ragazzo nel supermercato c’erano solo tre o quattro marche, e lo yogurt si distingueva fra quello bianco e quello alla frutta, con alcuni (ma non tantissimi) gusti: fragola, banana, malto, ananas, ciliege  e poco più. Oggi se andate in un supermercato trovate metri e metri di scaffali ripieni di yogurt di tutti i tipi: in quello in cui vado io, occhio e croce, lo scaffale dello yogurt è di circa 6 – 7 mt. di lunghezza per 2 di altezza. Ormai lo yogurt non è più un prodotto “semplice” (latte che ha subito una fermentazione da parte di alcuni bacilli che hanno trasformato il lattosio in acido lattico) ma grazie ai maghi del marketing è diventato un elisir di lunga vita: ci sono yogurt che aumentano le difese immunitarie, alcuni che vi fanno andare al bagno come orologi svizzeri ed infine altri che vi permettono di mangiare tutte le schifezze dei fast food garantendovi che bevendo una boccettina vi rimetteranno a posto il colesterolo… Presto avremo sicuramente anche qualche yogurt che guarirà le unghie incarnite! Se proprio non abboccate al richiamo degli yogurt “salutistici” i pubblicitari vi attireranno con messaggi godereccio-sensuali: avete presente lo slogan “fate l’amore con il sapore”? Non avete una donna? Uno yogurt vi eviterà il ricorso alle escort o alle bambole gonfiabili del sexy shop…

Perchè tutta questa premessa? Perchè nei giorni scorsi l’Efsa, ovvero L’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare, ha bocciato la bellezza di 180 claims pubblicitari di bacilli probiotici, a seguito dalle analisi fatte dal panel che si occupa di prodotti dietetici, alimentazione e allergie. E’ semplicemente emerso che non esistono prove scientifiche sulla reale efficacia dei probiotici nel mantenere le promesse veicolate dai messaggi pubblicitari salutistici.

Leggete cosa scrive sul blog Trashfood.com, Gianna Ferretti, docente presso l’istituto di Biochimica della Facoltà di Medicina e Chirurgia e della Scuola di Specializzazione in Scienze dell’Alimentazione dell’ Università Politecnica delle Marche.

I probiotici fanno bene alla salute. Anzi no

Se dico Lactobacillus johnsonii, Lactobacillus plantarum, Lactobacillus rhamnosus,Lactobacillus casei F19, Bifidobacterium longum cosa vi vengono in mente?
Microrganismi, esatto…sono alcuni esempi di nomi di probiotici, batteri selezionati dai centri di ricerca delle aziende del settore e aggiunti a vari prodotti. Qualche nome dei probiotici e le aziende che li hanno immessi sul mercato.

Lactobacillus casei Shirota (Yakult, Giappone);
L. casei DN114 001 (Danone, Francia)
Lactobacillus rhamnosus GG (Valio, Finlandia);
L. rhamnosus HN001 (Danisco, Danimarca);
L. rhamnosus 19070-2 and Lactobacillus reuteri DSM 12246 (Chr. Hansen, Danimarca)
L. reuteri ATCC 55730 (BioGaia, Svezia)
Lactobacillus plantarum 299V (Probi, Svezia)
Lactobacillus acidophilus La5 (Chr. Hansen, Denmark)
L. acidophilus L1 (Campina Melkunie, Olanda)
Lactobacillus johnsonii La1 (Nestle, Svizzera)
Lactobacillus gasseri OLL 2716 (Meiji Milk Products, Giappone).
Saccharomyces cerevisiae boulardii lyo (Biocodex, Francia)
B. animalis/lactis DN-173 010 (Danone, Francia)
Bifidobacterium longum BL1 (Morinaga, Giappone)
Bifobacterium infantis 35624 (Ardeypharm,Germania) [...]

Ma sono così indispensabili per il benessere intestinale e per rinforzare le difese immunitarie? E’ quello che abbiamo sentito per anni negli spot della pubblicità.

Dopo tanti proclami,l’Efsa, per la precisione il panel che si occupa di prodotti dietetici, alimentazione e allergie, chiamata a pronunciarsi sui numerosi claims, ha risposto con una sonora bocciatura. 180, dico 180 richieste di autorizzazione dei claims sono state respinte al mittente.

A leggere i reports dell’Efsa viene da chiedersi come possa accadere che alcune aziende abbiano sottoposto documenti scientifici così carenti o addirittura privi di dati riferiti ai propri prodotti. [...]

I due principali protagonisti del settore Danone (Actimel) e Yakult, non sono stati inclusi nello studio perché le due aziende -si legge in alcuni quotidiani stranieri- hanno ritirato le loro pratiche prima che potessero essere valutati. Essi hanno ripresentato solo piu’ di recente le loro richieste. I risultati, saranno disponibili il prossimo anno.

E adesso un interrogativo, come mai non troviamo traccia di questi dati sui quotidiani?[...]

tratto dall’articolo di Gianna Ferretti “I probiotici fanno bene alla salute. Anzi no” pubblicato sul sito Trashfood.com

La domanda sul perchè nella stampa italiana nessuno ne abbia parlato se l’è posta anche Roberto La Pira (storico giornalista che si occupa di tutela dei consumatori), che sul suo blog scrive:

I PROBIOTICI SONO STATI BOCCIATI DALL’EUROPA MA IN ITALIA NESSUNO LO DICE -IGNORANZA, DISTRAZIONE O AUTOCENSURA PER NON PERDERE PUBBLICITA’

In Europa  i giornali e i siti più importanti come BBC, Times, The independent, Guardian, Le point, L’express ..e persino  femminili  come  Marie Claire Francia …. hanno riportato con enfasi la notizia della bocciatura degli effetti salutistici dei batteri probiotici, presente  in 180 dossier  inviati mesi fa  all’Autorità per la sicurezza alimentare europea (Efsa) con sede a Parma! Anche in Germania, Olanda e  Svezia  la notizia ha fatto breccia. Alcuni giornali inglesi sostengono che Danone e  hanno addirittura ritirato la richiesta di certificazione sui benefici dei probiotici inviata tempo fa, per evitare brutte sorprese e hanno ripensato il dossier.  In Italia non ne ha parlato nessuno. [...] L’Efsa precisa che  la news sul sito della BBC è stata tra le prime dieci  più cliccate e dice che le richieste di chiarimenti da parte di giornalisti europei per questo comunicato  sono state otto volte superiori rispetto alla media. Possibile che i giornalisti italiani abbiano bucato così la notizia?[...]

Tratto dall’articolo di Roberto La Pira “I PROBIOTICI SONO STATI BOCCIATI DALL’EUROPA MA IN ITALIA NESSUNO LO DICE -IGNORANZA, DISTRAZIONE O AUTOCENSURA PER NON PERDERE PUBBLICITA’I PROBIOTICI SONO STATI BOCCIATI DALL’EUROPA MA IN ITALIA NESSUNO LO DICE -IGNORANZA, DISTRAZIONE O AUTOCENSURA PER NON PERDERE PUBBLICITA’” pubblicato sul blog “Il futuro dei Consumi”.

Altri link per approfondire la notizia:

Da “The indipendent”

Dalla BBC

Dal blog “Mala Cibus Currunt”

Un altro articolo  da “Mala Cibus Currunt”

Un altro articolo di Roberto La Pira

Dal sito della Efsa

Ancora dal sito della Efsa

Personalmente da anni autoproduco il mio yogurt secondo i dettami di Maurizio Pallante e della decrescita felice… Ecco come faccio: innanzitutto, per non perdermi fra pentolini, termometri, forno, etc mi sono comprato una yogurtiera dal modico prezzo di circa 12€ che mi permette di produrre 7 vasetti di yogurt con 1 lt. di latte. Prendo uno yogurt intero bianco da agricoltura biologica, sciolgo il contenuto del vasetto in un litro di latte crudo biologico  o in assenza di questo, nel latte fresco biologico del supermercato, verso nei vasetti e lascio una nottata nella yogurtiera, poi chiudo i vasetti e li metto nel frigo. L’ultimo vasetto di yogurt autoprodotto lo uso per rifare lo yogurt successivo, questo per circa 6 o 7 volte (a meno che qualcuno in casa non si mangi l’ultimo vasetto). Dopo 6 o 7 volte riparto usando uno yogurt bio bianco comprato al supermercato (magari cambiando marca), per rinnovare la famiglia dei bacilli!

Il tutto alla faccia dei probiotici! E quando voglio “fare l’amore con il sapore”, prendo il mio yogurt autoprodotto, ci metto un paio di cucchiai di marmellata di fragole biologica fatta in casa, slurp, slurp… e vai col “sesso sicuro”!

E se mi facessi da solo l’integratore?

foto “i due campanili”, by Porfirio – flickr

Torno a parlare di Podismo e in particolare di “integratori di sali minerali” usati da coloro che fanno sport per reintegrare le perdite idro-saliniche dovute alla sudorazione…

Frequento spesso il blog www.trashfood.com che è dedicato alla “Incultura Alimentare” e curato da Gianna Ferretti (docente presso l’istituto di Biochimica della Facoltà di Medicina e Chirurgia e della Scuola di Specializzazione in Scienze dell’Alimentazione dell’Università Politecnica delle Marche). Nei giorni scorsi ho avuto l’occasione di parlare di integratori tra i commenti di un post dedicato alle acque aromatizzate e la gentilissima Gianna mi ha perciò segnalato, che si era occupata di integratori, in un articolo dedicato proprio agli sport drinks pubblicato nel 2005.

Al termine del post di Gianna c’è un estratto da un testo molto interessante scritto da Giampietro Michelangelo (Specialista in Medicina dello Sport e in Scienza dell’Alimentazione), che trovate pubblicato per intero su questa pagina del sito della Società italiana di Nutrizione Umana Onlus. Consiglio a tutti i podisti la lettura integrale dell’articolo ma vi metto anch’io un piccolo estratto su come farsi in casa due integratori

Infatti, poiché l’attività fisica si caratterizza in genere per un aumento del dispendio energetico e per una conseguente maggiore produzione di sudore, necessaria per disperdere il calore prodottosi all’interno delle cellule del nostro corpo durante i processi chimici che sostengono la contrazione muscolare, può essere giustificato ricorrere a prodotti come quelli suddetti [gli integratori]. Tuttavia, va ribadito che lo stesso risultato si può ottenere consumando cibi comuni, come ad esempio fette biscottate con miele o marmellata, biscotti secchi, frutta fresca o essiccata, dolci da forno (crostate, ciambelloni, ecc.), o “bevande domestiche” opportunamente preparate:

[ricetta 1]
(20-60 grammi di zucchero, l’equivalente di 4-6 cucchiaini, e 1/2 cucchiaino da caffè di sale da cucina disciolti in 1 litro di acqua, aggiungendo succo di arancia e/o di limone), oppure

[ricetta 2]
succhi di frutta diluiti con acqua, in modo da ridurre la concentrazione di zuccheri del prodotto base.

Gli integratori idrico-energetico-minerali così ottenuti, se da una parte sono penalizzati da un gusto certamente meno gradevole delle bevande commerciali, dall’altra hanno l’innegabile pregio di essere altrettanto validi e decisamente molto più economici! Tratto dall’articolo “Integratori: alimenti adattati ad un intenso sforzo muscolare soprattutto per gli sportivi” di Giampietro Michelangelo. Le parti fra [ ] sono aggiunte dal sottoscritto.

Ed inoltre gli integratori fatti in casa non hanno coloranti e conservanti… Concludo con una domanda: ma è possibile che un integratore industriale debba essere per forza di colore fluorescente?

Va be’ vorrà dire che per il prossimo post gara o post allenamento mi farò da solo l’integratore, o forse un ciambellone…