Emergency a Firenze raccoglie telefonini vecchi.

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Foto “Dooky! Pick up the phone!!” by Matthijs – flickr

La sezione fiorentina di Emergency, come accaduto più volte anche in passato, ha ricominciato a raccogliere telefoni cellulari usati (anche rotti) che verranno poi girati ad una ditta specializzata per il corretto smaltimento e il recupero dei metalli contenuti (tra cui il famigerato coltan, causa di tante guerre in Africa). Tale ditta devolverà parte dei ricavi derivati dallo smaltimento ad Emergency per le azioni umanitarie nel mondo.

I cellulari possono essere consegnati presso il Bar del Circolo della Società di Mutuo Soccorso di Rifredi 1883 in via VITTORIO EMANUELE II n.303 a Firenze dove Emergency ha la sua sede fiorentina. Chi avesse dei telefonini da donare ma non può recarsi a Rifredi può contattare i volontari di Emergency Firenze alla mail info@emergency.firenze.it oppure chiamando il nr. 366 8186654.

Il Salvagente: comunque vada, che brutta fine!

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Foto “Il salvagente” by Gianna Ferretti – flickr

Come ho scritto più volte su questo blog sono (ero) abbonato alla rivista settimanale dei consumatori “Il Salvagente”. Cominciai a comprarla oltre venti anni fa, quando era un supplemento del quotidiano “l’Unità” che leggevo in corriera nei miei trascorsi da pendolare, quando facevo 80km al giorno per andare e tornare dal lavoro. Quando poi “Il Salvagente” divenne una rivista autonoma mi abbonai e sono rimasto abbonato fino allo scorso 15 Dicembre 2014 in quanto la ritengo (ritenevo) una rivista molto utile per la tutela di noi poveri consumatori. Più volte i suoi consigli mi sono stati utili nella vita di tutti i giorni: dalle dichiarazioni dei redditi, alle ricette, a consigli su acquisti…

Quest’anno non mi è arrivato a casa il consueto bollettino di conto corrente postale per il rinnovo dell’abbonamento. Ho pensato ad un disguido postale e così, da buon cittadino, il 29 Dicembre 2014 ho preso un bollettino bianco l’ho riempito e sono andato alla posta per rinnovare il mio abbonamento e per esser furbo l’ho fatto come “sostenitore” alla cifra di 60€. Tornato a casa ho mandato fiduciosamente le ricevute all’Ufficio abbonamenti rimanendo in attesa di conferma del rinnovo e della nuova copia della rivista che, come dichiarato dal direttore sull’ultimo numero del 2014 (nr.47), sarebbe dovuta arrivare agli abbonati lo scorso 8 Gennaio.

E invece che è successo? E’ successo che dopo due giorni,  il 31/12/2014 appare sul sito della rivista (sito attualmente chiuso) il seguente comunicato:

Stop a Il Salvagente e a Il Salvagente.it, la coop è in liquidazione.

Care lettrici, cari lettori,
quella che vi diamo è una notizia che non avremmo mai voluto comunicarvi. Il Salvagente e Il Salvagente.it sono in liquidazione amministrativa coatta.
Finisce, dunque, la storia di 22 anni, che ha accompagnato la nostra cooperativa e che ci ha permesso per tanto tempo di mandare in edicola un settimanale e, negli ultimi anni, di pubblicare anche un quotidiano on line, gestito (realtà quasi unica nel nostro paese) da una cooperativa di giornalisti e di poligrafici. […]

La nostra cooperativa, infatti, proprio in virtù del conto economico negativo è stata posta, come dicevamo all’inizio, in liquidazione coatta amministrativa e nelle ultime ore ci è stato imposto anche lo stop alle pubblicazioni. Un evento improvviso che non ci ha consentito neppure di avvertirvi attraverso il giornale.[…]

Quanto all’abbonamento siamo coscienti del danno che questa interruzione provocherà ai cari abbonati del settimanale. Da parte nostra, come potrete immaginare, ce la metteremo tutta per far sì che possano tornare a ricevere e a leggere il Salvagente il più presto possibile. La nostra convinzione, lo ripetiamo, è che nel nostro paese ci sia ancora bisogno e spazio per uno strumento di informazione come questo.[…]

tratto dal comunicato pubblicato sul sito Internet de “Il Salvagente” il giorno 31/12/2014 (attualmente sito non più online)

Se la chiusura mi dispiace tantissimo, soprattutto per i lavoratori de “Il Salvagente” e per le loro famiglie, alle quali va tutta la mia solidarietà, il metodo con cui è avvenuta e la totale mancanza comunicazioni e  di rispetto verso gli abbonati la reputo non degna di una rivista che come scopo principale avrebbe avuto quello di tutelare i consumatori. Insomma, credo che certe situazioni non siano proprio improvvise… potevano avvertire almeno gli abbonati con un po’ di anticipo. Magari col sostegno dei lettori poteva essere fatta una colletta o come si chiama ora, un crowdfunding, per non arrivare alla chiusura. I 60€ che forse ho buttato nel cesso il 29/12/2014 li avrei tirati fuori in anticipo e magari pure con qualche euro in più se fossero serviti per non chiudere così in malo modo.

Dopo che i siti del Salvagente sono stati chiusi leggo oggi su Articolo 21, un comunicato della redazione del quale metto uno stralcio e che racconta i contorni di quella che definirei una tipica storia “all’italiana”

“Il Salvagente a Fago, i lavoratori a casa”

[…]La testata è stata posta in liquidazione coatta amministrativa il 3 novembre scorso. Il Commissario liquidatore nominato dal Ministero dello Sviluppo Economico, il dottor Stefano Battistini, non appena insediato e senza mai incontrare l’assemblea dei lavoratori, ha deciso dapprima la sospensione delle pubblicazioni e poi in tutta fretta, prima delle festività natalizie, ha avviato le procedure di licenziamento collettivo di tutti i dipendenti, giornalisti e poligrafici, della Cooperativa.
Stupisce che questa decisione sia stata presa subito dopo aver ricevuto una proposta di acquisto della testata da parte di Editoriale 90, che fa capo all’imprenditore Matteo Fago, e che lo stesso Commissario non abbia promosso un incontro tra l’acquirente e i lavoratori nel tentativo di salvaguardare il maggior numero di posti di lavoro.
Inoltre, di fronte alla richiesta dei giornalisti dipendenti di attivare le tutele sociali riconosciute dalla legge in questi casi, ossia la cassa integrazione a zero ore per cessazione di attività aziendale, il liquidatore, Stefano Battistini, si è inspiegabilmente rifiutato di acconsentire favorendo in questo modo esclusivamente gli interessi dell’azienda di Fago, che potrebbe aggiudicarsi la testata a un prezzo stracciato senza i lavoratori che ne hanno costruito la storia.
Il futuro dei giornalisti della Cooperativa Il Salvagente è ora nelle mani del Ministero del Lavoro che incontrerà nei prossimi giorni le rappresentanze sindacali dei lavoratori.
Esprimiamo, infine, la nostra solidarietà ai colleghi di Left che stanno vivendo un momento drammatico come il nostro, alle prese con lo stesso imprenditore e con lo stesso progetto di acquistare la testata lasciando a casa la redazione che da anni, con molti sacrifici, manda avanti il settimanale.

Comunicato pubblicato su Articolo 21 il 14/01/2015

Su Globalist.it (qui l’articolo) scrivono che la testata de “Il Salvagente” sarà messa all’asta domani e che anche i redattori vi parteciperanno. Cari redattori vi auguro di tutto cuore di farcela e di tornare presto in edicola e nella mia buca delle lettere. Dato che ho un abbonamento sostenitore in corso per il 2015 vorrei che il giornale fosse fatto ancora dalle stesse persone che l’hanno fatto da 22 anni. Visto quello che sta succedendo a Left e a l’Unità (vedi articolo di Repubblica) preferirei proprio che il Salvagente non finisse nelle mani di Matteo Fago. Coraggio! In bocca al lupo!

P.S. 1 – “Carta”, “Diario”, “Left-Avvenimenti”, “E-il mensile”, “Il Salvagente”… possibile che a sinistra prima o poi debbano tutti chiudere? E io da ora in poi cosa leggo?

P.S. 2 – Leggo anche che ieri ha chiuso il bellissimo blog della mia amica Libera! Oh gente! In questo 2015 fra attentati, malattie, amici che ci lasciano, giornali e blog che chiudono non c’è una notizia buona che sia una! Almeno tu Libera non dargliela vinta e non mollare! Se non avessi disabilitato i commenti te ne avrei scritte 4 sul tuo blog! Un abbraccio… e ripensaci!!!!!!!

Natale solidale 2014… una veloce carrellata!

Natale solidale

Natale solidale

Negli anni scorsi partivo per tempo facendo diversi post con le varie occasioni per fare dei pensierini di Natale solidali che unissero all’idea del regalo per amici e parenti un gesto che portasse un sorriso e felicità anche a persone meno fortunate. Quest’anno non ne ho avuto il tempo e così faccio un post unico con una veloce carrellata… Logicamente sono solo alcune proposte fra le tante: se volete segnalarne altre… scrivete nei commenti

Il Natale di Emergency.

Milano, Roma, Bari, Bologna, Brescia, Ferrara, Firenze, Forlì, Genova, L’Aquila, Livorno, Napoli, Padova, Reggio Emilia, Torino e Trento sono le città nelle quali troverete i Negozi di Natale di Emergency. Potete trovarci di tutto: dai gadgets e le t-shirt di Emergency, a dolci leccornie, giocattoli, oggetti per la casa, borse, etc… per finire con tanto artigianato dei paesi in cui Emergency lavora. Giuro che i prodotti afgani sono bellissimi. A questo link maggiori informazioni sui negozi, mentre a quest’altro link tutti i banchini che i volontari di Emergency metteranno nel periodo natalizio.

Foto tratta dal sito di Emergency

Foto tratta dal sito di Emergency

Il Natale del Movimento Shalom

Il Movimento Shalom quest’anno promuove una campagna chiamata “A NATALE DALLA PARTE DEI BAMBINI” che si occupa di fornire materiale scolastico, alimentazione, cure mediche e iscrizioni a scuola a bambini di Burkina Faso, Congo Brazzaville, Eritrea, Etiopia, India, Pakistan e Uganda. Con 20€ si regalano a un bimbo i libri e il materiale scolastico per un anno. Con 30€ si garantiscono le cure pediatriche e i medicinali in caso di malattia, con 50€ si garantisce un anno di sostegno alimentare mentre con 100€ l’iscrizione e la frequenza della scuola. Con 200€ si garantiscono tutte queste cose a un bimbo per un anno attivando un’adozione a distanza.

Foto tratta dal sito del Movimento Shalom

Foto tratta dal sito del Movimento Shalom

Rimane ancora attiva la campagna del Natale 2013 “Illumina una capanna”: con 50€ si offre l’installazione di un pannello fotovoltaico con luce elettrica per illuminare una capanna in zone rurali del Burkina Faso dove non c’è la corrente e dove ancora usano pericolosi e inquinanti lumi a petrolio. Infine per fare un pensierino a qualche amico o parente è uscita l’Agenda 2015 del Movimento Shalom: un agenda da tavolo con splendide foto artistiche, quest’anno dedicate al tema dei migranti.

Foto tratta dal sito del Movimento Shalom

Foto tratta dal sito del Movimento Shalom

Il Natale della Lega del Filo d’oro.

La Lega del filo d’oro propone una serie di gadgets acquistabili on line a questo indirizzo che vanno dai WE+, splendidi braccialetti con pensieri positivi, a biglietti d’auguri, calendari e giocattoli per bambini. …E se vi ricordate di qualcuno all’ultimo momento, con solo 1€ potete inviare delle splendide cartoline elettroniche on line che la Lega del filo d’oro ha preparato per voi e che potrete personalizzare con i vostri auguri. Infine, da qui al 31/12 potrete sostenere la Lega del filo d’oro con un SMS solidale al nr. 45595.

Il Natale del Dynamo Camp

Il Dynamo Camp è una struttura turistica che si trova a Limestre nella Montagna Pistoiese e che ospita gratuitamente bambini da 6 a 17 anni per vacanze nell’ambito della Terapia ricreativa, che si rivolge a piccoli pazienti affetti da malattie oncoematologiche (tra cui talassemia, emofilia, drepanocitosi), reumatologiche e da malattie infiammatorie croniche dell’intestino.  Se volete contribuire a regalare una  vacanza indimenticabile ad un bimbo disabile potete scegliere alcuni regali da questa pagina Natalizia del Dynamo Camp: cartoline, biglietti, letterine, libri, gadgets, ma soprattutto i golosi pacchi alimentari con prodotti di piccole ditte artigianali toscane che raggruppano cantuccini, vino, biscotti, pasta e soprattutto i prodotti del sottobosco delle Montagne pistoiesi come Marmellate di frutti di bosco, succo di Mirtillo, per finire con l’alcolico “Mirtillino”… Fino al 23/12 tutti questi prodotti saranno in vendita anche c/o il Temporary Christmas Shop Dynamo Camp in Corso Garibaldi 117 a Milano.

Foto tratta dal sito di Dynamo Camp

Foto tratta dal sito di Dynamo Camp

Il Natale di Action Aid e OVS

Quest’ultima segnalazione è dedicata al riciclo e al riuso e permette di sensibilizzare anche i vostri bambini alle tematiche della povertà in Italia. Dal 12 novembre al 24 dicembre OVS ospita nei suoi negozi la raccolta di giocattoli usati (di qualsisi marca e in qualsiasi stato) che verranno donati ai bambini beneficiari di “Italia del Futuro” di ActionAid. I giochi raccolti verranno distribuiti in  case famiglia, centri di accoglienza, cooperative per madri e minori in difficoltà, spazi gioco negli ospedali, scuole e asili italiani. Per ogni giocattolo usato, il cliente riceverà un buono di acquisto di 4 Euro spendibile fino al 3 gennaio 2015, su una spesa minima di 40 Euro. OVS donerà 1 Euro ad ActionAid per ogni buono acquisto utilizzato.

Foto tratta dal sito di Action Aid.

Foto tratta dal sito di Action Aid.

Yoga per Emergency a Monteriggioni (Si)

Foto "Yoga per Emergency" trovata su internet

Foto “Yoga per Emergency” trovata su internet

Domenica 7 Settembre 2014 a Castellina Scalo, frazione del Comune di  Monteriggioni (Si), si terrà l’iniziativa “108 saluti al sole. Yoga per Emergency“. Dalle ore 10.00 alle ore 12.00 in piazza dei Bersaglieri, insegnanti ed allievi di yoga eseguiranno per 108 volte il saluto al sole, una sequenza di posizioni di Hatha Yoga coordinate con il respiro. E’ un “esercizio” che può essere praticato da chiunque, che permette l’allungamento di molte fasce muscolari e perciò sono invitate anche tutte le persone che non hanno mai praticato lo yoga.

La partecipazione è gratuita ma è chiesto a tutti di indossare la t-shirt rossa di Emergency. Chi ce l’ha già può indossare la sua, gli altri potranno comprarla al banchino di Emergency che sarà presente con tutti i gadgets dell’Associazione. Volendo è possibile ordinare preventivamente la maglietta della propria taglia all’indirizzo mail emergency.siena@gmail.com.

I proventi dell’iniziativa saranno devoluti alle attività del Centro Maternità di Emergency ad Anabah, nella Valle del Panshir in Afghanistan. Lo scorso anno parteciparono 60 studenti di yoga e furono raccolti oltre 900€.

Il pomeriggio invece potrebbe essere l’occasione per visitare lo splendido paese medievale di Monteriggioni con tutta la sua cinta muraria.

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Foto “_ASC7696″ by micio.piccardo – flickr

Gino Strada: ‘Nel 2003 sinistra contro la guerra. Ora al governo ha cambiato idea’

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Foto “Io Sto con Emergency” by Francesca Minonne – Flickr

Stamani il sito de “Il Fatto quotidiano” ospita un’intervista a Gino Strada sulla situazione dell’Isis e su questa strisciante Terza Guerra Mondiale. Ricondivido l’articolo in toto perchè finalmente sulla stampa appare una voce (oltre a Papa Francesco) che dice come stanno le cose e che ci ricorda che la guerra rimane una cazzata e che non c’è differenza tra chi taglia le gole e chi bombarda con i droni: sempre assassini sono…

Isis, Strada: “Nel 2003 sinistra contro la guerra. Ora al governo ha cambiato idea” tratto da “Il fatto quotidiano”.

Una volta che ho deciso di andare ad ammazzare qualcuno, la modalità è secondaria perché sto facendo la più grande cazzata che un essere umano possa fare”. Gino Strada vive e lavora in Sudan, ma è in contatto quotidiano con i medici della sua Emergency che gestiscono ospedali e campi profughi ad Arbat e Choman (nel Kurdistan iracheno), dove sono confluiti migliaia di sfollati in fuga dalle regioni sotto attacco dell’Isis e dalla guerra civile in Siria.

Che cosa sta succedendo in Medio Oriente?
Ho vissuto tre anni e mezzo nel kurdistan iracheno. Era il 1996 ed era in corso una guerra civile tra le due fazioni curde: il Pdk di Masoud Barzani (l’attuale presidente del Kurdistan iracheno, ndr) e l’Upk di Jalal Talabani. Quando il Pdk stava per essere sconfitto, chiamò in aiuto i carri armati di Saddam Hussein. E quella era una guerra tra curdi. Quello che intendo è che in quello spicchio di mondo lì chi oggi è un nemico forse tra quattro mesi diventerà un alleato. Guardi quello che sta accadendo con al-Assad in Siria.

Noi cerchiamo sempre di dividere il mondo in buoni e cattivi.
Non è semplice. Faccio un altro esempio: nel 2003, prima dell’invasione Usa, andai a parlare con il ministro della Sanità iracheno e con Tareq Aziz (vice primo ministro sotto Saddam, ndr). L’incidenza di tumori e leucemie infantili era aumentata di dieci volte a causa delle armi chimiche e radioattive della guerra con l’Iran e del Golfo del ‘91, ma i medicinali non erano disponibili a causa dell’embargo. Proposi di fare arrivare un aereo 747 carico di anti-tumorali, ma mi disse di no.

Preferiva usare l’embargo come tema politico contro gli Usa?
Non ho più voglia di occuparmi delle ragioni degli uni e degli altri. Ciò che conta è che sono morti mezzo milione di bimbi.

E quindi cosa dovrebbe fare, oggi, l’Occidente?
Tenere a mente che ogni volta che si decide di combattere una guerra – che significa andare ad ammazzare qualcuno – si peggiorano situazioni spesso già disastrate. Non è bastata l’esperienza delle primavere arabe? Tre anni dopo, cos’è rimasto? In Egitto si condannano a morte i civili a cinquecento alla volta. In Libia c’è una guerra civile di cui non frega più niente a nessuno.

Ma le immagini che arrivano da Iraq e Siria sono raccapriccianti. Tagliano le gole, e non solo al giornalista americano.
Non mi illudo che l’Isis sia democratico e liberale, figurati! Ma in questo disastro c’è tutto il Medio Oriente, un’area completamente esplosa. Il punto è che quando uno decide di ammazzare qualcun altro, la modalità è secondaria. C’è chi taglia la gola, chi usa armi chimiche, chi bombarda coi droni: ognuno con le sue armi cerca di fare la pelle a qualcun altro.

L’Italia cosa dovrebbe fare?
Se io ragionevolmente credo che tu sia un pazzo scatenato, dal punto di vista della sicurezza del mio Paese sono più sicuro se metto in mano le armi al tuo nemico o se non gliele do? Se vogliamo che tra due anni qualcuno ci faccia un attentato, siamo sulla strada giusta. Il ministro degli Esteri, Federica Mogherini, usa argomenti assurdi per giustificare la decisione di dare quella ferraglia ai curdi.

L’arsenale della Maddalena?
È folle! Come cavolo è possibile che la Marina militare abbia disobbedito alle decisioni della magistratura, che ordinò la distruzione di quelle armi di contrabbando? Oggi quella roba lì, che non dovrebbe nemmeno esistere, è il regalo per gli amici del momento. Non rispettano la Costituzione, le convenzioni internazionali né la buona pratica di non vendere armi ai Paesi in guerra.

Il pacifismo che fine ha fatto?
Quando, nel 2001, il governo Berlusconi decise di invadere l’Afghanistan erano quasi tutti d’accordo. Solo Emergency e pochi altri parlavano ad alta voce contro quella guerra. Due anni dopo, c’è stata Piazza del Popolo, la più grande manifestazione pacifista di sempre in Italia. Tanti politici di centrosinistra si erano ravveduti: quelli che avevano votato per la guerra in Afghanistan, avevano scelto di dire “no” a quella in Iraq. Me li ricordo mentre sfilavano con le sciarpe arcobaleno addosso.

E poi cos’è successo?
Poi sono tornati al governo e hanno cambiato di nuovo idea. Ma io i politici li capisco: non sanno nemmeno dove sia l’Afghanistan, anche se siamo lì dal 2001. Invece non capisco la stampa: perché nessuno fa un’analisi e si chiede quante vite abbiamo perso in questi tredici anni, quante persone abbiamo ucciso, se abbiamo raggiunto gli obiettivi che ci eravamo prefissati? La verità è che sulla guerra esiste ormai il pensiero unico.

Forse perché le guerre oggi sono più difficili da raccontare: si usano tanti droni e meno soldati.
No, viene da più lontano. Tutto comincia con i giornalisti embedded. Nella più grande operazione militare della storia della Nato, ad Helmand, in Afghanistan, non c’era nemmeno un giornalista che non fosse embedded. Quando la gente vede certe immagini medievali, come Abu Ghraib, prende coscienza, perché capisce quanto la guerra faccia schifo.

Ci sono tanti giovani occidentali che ne rimangono affascinati: partono e diventano jihadisti.
È lo stesso meccanismo. Quando si accetta la possibilità di ammazzare, si diventa gli esseri umani peggiori. L’unico approccio umano alla guerra è l’abolizione, com’è successo con la schiavitù.

Isis, Strada: ‘Nel 2003 sinistra contro la guerra. Ora al governo ha cambiato idea’ – di Alessio Schiesari tratto da  Il Fatto Quotidiano del 27 Agosto 2014.

Vergogna! #Via la divisa!

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Foto “Corteo ass. Federico Aldrovandi” by Zeroincondott★ – flickr

C’era una volta un bellissimo mensile cartaceo che si chiamava E-il mensile (ex-Peacereporter) ed era edito da Emergency. Quel giornale, carico di umanità e passione civile, chiuse a Luglio 2012 ma fortunatamente l’esperienza e la sensibilità che lo caratterizzarono  non sono andate disperse e adesso si possono ritrovare in Q Code Magazine, un bellissimo giornale on-line che potete leggere all’indirizzo http://www.qcodemag.it

Oggi Angelo Miotto, attuale direttore di Q Code magazine e già caporedattore  di Peacereporter e E-il mensile, nonchè ex redattore e inviato di Radio Popolare, scrive un editoriale sulla vergognosa ovazione ai tre assassini di Federico Aldrovandi, avvenuta ieri al congresso del Sindacato Autonomo di Polizia. E’ molto toccante e vorrei condividerlo con voi.

VERGOGNA

Cinque minuti di applausi e delegati in piedi a Rimini, congresso nazionale del Sap, sindacato autonomo di polizia. Entrano in sala tre dei quattro assassini di Federico Aldrovandi, ucciso il 25 settembre del 2005 mentre tornava a casa. Aveva 18 anni e, dopo aver incontrato gli agenti, 54 lesioni sul corpo. Paolo Forlani, Luca Pollastri e Enzo Pontani sono stati accolti da una standing ovation, Monica Segatto non c’era. I quattro sono stati condannati in via definitiva, tutti reintegrati in servizio dopo aver scontato sei mesi di carcere o domiciliari e con i restanti tre anni di pena indultati.

di Angelo Miotto

Ribrezzo. Ha detto Patrizia Moretti, la madre di Aldro. Orrore, ha detto Lino, il padre di Aldro.

E mancano le parole guardando la foto di poliziotti che si spellano le mani e si alzano in piedi per solidarietà di corpo con tre dei quattro assassini di Federico Aldrovandi.

Tre anni e sei mesi per una vita estirpata, tre anni indultati e la divisa ancora cucita addosso, ma – si affrettò a dire la ministra Cancellieri – solo con funzioni amministrative.

Vergogna, dolore, voglia di abbracciare Patrizia e Lino conosciuti un anno dopo l’omicidio, accolto nella loro casa con gentilezza e dignità, i loro ricordi, la sete di giustizia. Un pranzo insieme e poi la manifestazione: Verità, grido il tuo nome.

Cinque minuti di applausi. Sgomento, poi rabbia. Quale Stato permette che una divisa della sua polizia possa tornare addosso a chi si è macchiato di un fatto del genere? Perché non riusciamo a toglierla, strapparla quella divisa, a chi si fa scudo di un costume del potere per picchiare, sparare, uccidere?

Quanto dovranno ancora subire in quella casa senza un figlio? In quelle case, senza i loro figli le loro figlie?

Gli insulti da Giovanardi al Coisp, il Sap, uomini e donne capaci di offendere la dignità umana, di rendersi disumani, non nostri simili.

Chi si dice democratico, nel palazzo, non si limiti alla denuncia sdegnata. Troppo facile, non basta lo sdegno. Restituiscano quel che devono a quella famiglia e, in fin dei conti, a tutti noi. #Vialadivisa. Numeri identificativi sui caschi. E una profonda riforma nei corpi di polizia.
Non dimentichiamo. Da Genova a Ferrara, Firenze, Milano, Roma…

La nostra solidarietà e un umano, forte abbraccio alla famiglia di Aldro.
Sentitelo forte; sempre insieme a voi.

tratto dall’editoriale “Vergogna” di Angelo Miotto pubblicato su Q Code Magazine

Firmate qui la petizione di Change.org per togliere la divisa ai 4 assassini

Pensieri, correndo su e giù…

T-shirt Emergency by unpodimondo

T-shirt Emergency by unpodimondo

Lo scorso 20 Febbraio 2014 vi ho messo un post sulle mie condizioni di podista… Anche se ai più non interessa, vi aggiorno sui miei progressi. Da allora ho continuato ad allenarmi: adesso mi sciroppo almeno 45 km a settimana, divisi in 4 sedute. Pur non avendo nessun obiettivo a breve termine (ho scritto nel post di Febbraio che per ora non ho intenzione di fare gare) ho strutturato l’allenamento in questi modi:

  • Lunedì: defaticamento e allunghi per smaltire l’allenamento della domenica.
  • Mercoledì: lavoretto tecnico – fartlek o ripetute (preferibilmente in salita).
  • Venerdì: medio pianeggiante, più o meno fra i 13 e i 15 km.
  • Domenica: percorso collinare di 15 o 16 km oppure percorso pianeggiante di 20 km.

Logicamente il programma è di massima e lo stravolgo a seconda delle mie condizioni e dei miei impegni: ad esempio Domenica scorsa ho fatto 25 km in bicicletta e Lunedì un collinare di 15 km.

Nonostante la fatica, trovo che correre in solitario e senza obiettivi sia molto rilassante: qualcosa che si avvicina molto ad un’esperienza spirituale. Pur abitando a Firenze, nel giro di dieci minuti riesco ad  uscire dalla città e ad allenarmi nella natura. E’ bello uscire presto e correre nel proprio territorio: dall’aria fresca di Febbraio siamo passati ai primi tepori primaverili di questi giorni. In queste settimane mi sono goduto tutto il risveglio della natura: dalle nebbie e dalle brinate mattutine, giorno dopo giorno sono passato alle prime gemme sui rami, agli alberi da frutta in fiore, ai prati punteggiati di  margherite, per arrivare alle cascate di glicini che in questi giorni riempiono l’aria di un profumo inebriante. Anche osservare i lavori nei campi, come in questo periodo la potatura degli olivi, riporta noi impiegati-runners-cittadini ai ritmi naturali delle stagioni.

Allenarsi nel silenzio è un’altra bellissima esperienza: quando corro non uso mai ipod o lettori mp3. Preferisco ascoltare quello che incontro nel mio cammino: in primo luogo il mio respiro, il calpestio dei miei passi e più in generale le sensazioni del mio corpo, e poi le voci della natura che spesso, nel frastuono della vita quotidiana non ascoltiamo: il canto degli uccelli, il vento che muove le foglie, lo scorrere di un ruscello in lontananza, il rumore della pioggia che nello scorso inverno, ha spesso accompagnato le mie uscite.

Osservare il panorama, con le piccole e grandi opere dell’uomo mi riavvicina alla mia comunità, alla storia delle generazioni che in passato hanno modellato il territorio. I filari delle viti, una casa colonica, una pieve romanica, un castello in lontananza, un semplice tabernacolo ti parlano della tua comunità. Se poi, dietro a una curva ti appare lo skyline di Firenze e dei suoi monumenti, allora i tuoi occhi sono davanti all’Arte e alla Storia. Percorrere ansimando una salita con pendenze del 16% e arrivare in cima senza fiato, ti fa capire il motivo per cui  i viandanti dei secoli passati, proprio lì hanno piazzato un tabernacolo con la Madonna Addolorata! La vista del creato, con le colline e  in lontananza delle cime dell’Abetone innevate, il sole che tenta di scaldare le lapidi di un cimitero di campagna, una chiesetta isolata, un tabernacolo cadente, che incrocio nel collinare della Domenica mattina, mi avvicinano a Dio  più di qualsiasi Santa Messa a cui  potrei assistere nelle stesse ore.

Insomma si scrive corsa nella natura e si legge libertà… Però, siccome anche la libertà deve avere degli obiettivi, Domenica scorsa mi sono comprato la maglia da running che vedete nella foto e i cui proventi sono andati ad Emergency. Purtroppo la “XL” non c’era e così ho dovuto prendere una “L” che mi sta strettissima e mi fa sembrare l’omino Michelin… Ecco, il primo obiettivo che mi sono posto, da qui al 2015, è quello di dimagrire per poter indossare questa maglia. Il secondo è quello di trovare il modo, quando tornerò nel circo del podismo,  di fare tutte le gare vestendo questa t-shirt.