La fine di “Inferno”.

Copertina del libro Inferno

Copertina del libro Inferno

Prima di iniziare col post vorrei scusarmi con tutti per il perdurare delle mia assenza dal blog. Credo che in 9 anni sia l’assenza più lunga ma sono proprio immerso in un sacco altre cose… alcune piacevoli, altre meno.

Riprendo con un articolo rimasto in sospeso che vi dovevo… Nel post dello scorso 9 Febbraio vi avevo raccontato che stavo leggendo il libro di Dan Brown “Inferno” e vi avevo promesso che vi avrei aggiornato sugli sviluppi, in particolare sulle curiose (non) attinenze della Firenze raccontata nel libro con quella reale. Sinceramente è da un pezzo che ho finito di leggere il romanzo tanto che già a Marzo l’ho scambiato su coseinutili.it  con una ragazza della provincia di Caserta. Ho conservato alcuni appunti e quindi posso mettervi alcune curiosità:

  • La corsia non esistente. Nei primi capitoli del romanzo c’è un ingorgo nel piazzale di Porta Romana e Vayhenta, un personaggio del libro che percorre in discesa il Viale di Poggio Imperiale in direzione di Porta Romana, decide di evitare la coda sfrecciando sulla corsia di emergenza… Corsia che però non esiste a meno che Dan Brown, come certi scooteristi indisciplinati, non elegga il marciapiede a corsia di emergenza per le due ruote!
  • A Porta Romana c’è un altro sfondone. La Statua nel mezzo alla rotonda è definita da Dan Brown “una donna che esce dalla città portando un enorme fardello sul capo”. Quella statua non è una statua qualunque: può piacere o no,  ma si tratta di “Dietrofront” di Michelangelo Pistoletto. Soprattutto quel “fardello” sulla testa della donna non è un fardello ma un’altra donna, voltata indietro  che dà un ultimo sguardo a Firenze, mentre la statua sotto esce dalla città e si incammina verso Roma. E’ la circolarità dell’arte che parte da Firenze, si propaga verso il mondo e che poi ritorna al luogo d’origine. O più banalmente sono i  turisti che affascinati dalla città quando se ne vanno vorrebbero ritornarci. Insomma, se considerate Dan Brown un esperto di arte… ahimè non lo è, almeno di quella  del Novecento…. e qui sotto vi dimostrerò che non lo è nemmeno di quella del Rinascimento…
  • Tanti lettori di Dan Brown rimangono estasiati dalla descrizione di Palazzo Vecchio e del Corridoio Vasariano, in particolare dalle parti del romanzo che si svolgono in luoghi nascosti e segreti del palazzo. In realtà sono almeno 15 anni o forse 20, che qualsiasi turista può visitare questi luoghi, acquistando, insieme al normale biglietto del Museo, le visite guidate (alcune anche in costume) dei “percorsi segreti”.  Tanto per capirsi appena uscirono io ci andai con mia figlia che all’epoca faceva le elementari: se fate il conto che quest’anno ha preso la laurea triennale… Anzi, se volete scrivere un libro su Palazzo Vecchio e volete surclassare Dan Brown, negli ultimi anni sono stati aperti dei percorsi nuovi: uno nei sotterranei per visitare l’anfiteatro romano, e un altro per andare sul cammino di ronda e sulla torre di Arnolfo… E logicamente, visto che il business è sempre business, è stato creato anche il percorso sul libro chiamato “I segreti di Inferno”.

Non mi dilungo più, anche se ho letto in rete che pure le descrizioni di Venezia sono piene di inesattezze, a cominciare dalla forma delle gondole.

Voglio invece spendere due righe sulla scrittura del libro, che proprio non mi  è piaciuta. Brown scrive in modo molto asciutto una marea di capitoletti di poche pagine ciascuno, dedicando un capitolo al protagonista, quello successivo al nemico e così via, in un ping pong continuo. Raramente questa alternanza di capitoli  tra protagonista  e antagonista è interrotta da qualche capitoletto interamente dedicato a qualche personaggio di contorno. E’ una cosa che avevo già notato (e che mi aveva già infastidito) leggendo “Il codice Da Vinci”. Alla fine ne ho dedotto che secondo me, almeno “Il codice Da Vinci” e “Inferno”, sono fatti con lo stampino: cambiano i luoghi e le vicende, ma la trama e la scrittura seguono lo stesso identico schema. Si può considerare ciò un difetto? O forse vale il motto di Vujadin Boškov “Squadra che vince non si cambia”? Ecco, leggere i libri di Dan Brown secondo me è come ascoltare certi cantanti o vedere i film di certi registi… sul momento ti piacciono poi a ripensarci bene ti accorgi che cambiano dei dettagli qua e là ma alla fine scrivono da decenni sempre la stessa canzone o lo stesso film…

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Foto “Dietrofront” by Monica – Flickr

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Vivere in un libro.

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Foto “Andrea” by JojaOnline – Крокодил- flickr (interno dell’Ospedale San Giovanni di Dio _ Torregalli)

Ho iniziato a leggere “Inferno” di Dan Brown (giusto una cinquantina pagine) e si sta rivelando una lettura molto particolare. Non per il romanzo in sè, di Dan Brown ho letto il “Codice da Vinci” e non mi ha entusiasmato più di tanto, ma per il fatto di vivere esattamente nei luoghi dove è ambientato il libro. Di libri dedicati a Firenze ne ho letti molti, ma erano ambientati nel passato: dal Rinascimento all’inizio Novecento e nel frattempo la città è cambiata. Qui invece è differente perchè ci sono luoghi dove vivo e dove ho perfino lavorato per anni, che cozzano o contrastano col testo del libro e che mi rendono molto difficile la lettura.

La bellezza di leggere un libro, rispetto a vedere un film, è che nella nostra testa ci ricreiamo l’ambiente descritto dall’autore, ognuno a modo nostro. La giungla misteriosa descritta da Salgari che mi figuro io è (o potrebbe essere) molto differente da quella che si immagina un qualche altro lettore… e questo è molto bello. Il problema è che quando mi figuro gli ambienti di “Inferno” la ragione non accetta quanto l’immaginazione ricostruisce scorrendo le pagine del libro. Cerco di spiegarmi con un esempio sui primi capitoli, quelli che raccontano il risveglio del professor Robert Langdon in un ospedale di Firenze. Ora dovete sapere che dal 1988 al 2002 ho lavorato all’ASL di Firenze e quindi gli ospedali li ho girati in lungo e in largo per lavoro, senza tener conto delle altre volte che li ho frequentati per visite/ricoveri miei o di parenti.

Quando leggo che il professor Robert Langdon scopre di essere a Firenze perchè dalle finestre della sua camera d’ospedale riconosce Palazzo Vecchio, mi immagino che sia ricoverato a Santa Maria Nuova perchè è l’unico ospedale nel centro storico e, anche se non ne sono sicuro, è molto probabile che dalle camere agli ultimi piani la torre di Arnolfo si veda abbastanza bene (anche se potrebbe essere in parte coperta dalla Cupola del Duomo). Poche pagine più in là leggo però che la tizia che cerca di uccidere il professore parcheggia l’auto in Via di Torregalli. L’ambiente immaginario che mi ero fatto crolla tutto perchè via di Torregalli è davanti al San Giovanni di Dio, ospedale della periferia di Firenze al confine con Scandicci, chiamato appunto popolarmente “Torregalli”. Questo lo conosco più di tutti: ci è nata mia figlia, ci è morto mio suocero e, visto che non è lontano da casa mia, ci andiamo per le analisi del sangue e anche al pronto soccorso (giusto per le martellate sulle dita …che per le cose più serie sono più specializzati a Careggi). Da qui è improbabile vedere la Torre di Arnolfo, per tutta una serie di motivi. Primo: il centro storico è lontano almeno due km dall’ospedale e nel mezzo c’è la collina di Bellosguardo/Marignolle che copre la visuale, almeno dai piani bassi. Secondo: da lontano Palazzo Vecchio, col suo colore marroncino,  tende a mimetizzarsi con gli altri edifici. Ammettendo che dalla sua finestra un Robert Langdon ferito e rimbambito dai sedativi, fosse riuscito a vedere il centro storico avrebbe scorto più facilmente la cupola del Duomo che Palazzo Vecchio. Terzo: ipotizzando che dai piani alti dell’Ospedale di Torregalli si riesca a vedere Palazzo Vecchio, Robert Langdon non sarebbe stato ricoverato lì perchè, se non ricordo male al VI piano c’è la psichiatria e a scendere, poi ci dovrebbero essere Ostetricia e Ginecologia. Insomma, un ferito come lui da arma da fuoco, se ne sarebbe stato a piano terra (Pronto Soccorso e terapia intensiva) oppure ai piani 1 o 2 (Medicina generale o Chirurgia) e da lì Palazzo Vecchio l’avrebbe visto solo in cartolina.

Nel frattempo le pagine scorrono, la killer è entrata nell’ospedale e comincia a sparare all’impazzata. La dottoressa Sienna prende Langdon e lo porta via… Qui la mia immaginazione galoppa: Torregalli è l’ospedale dove, come informatico, ho lavorato di più e ne conosco (o meglio conoscevo) tutti i sotterranei, dalle caldaie, alla farmacia, dalle cucine, all’obitorio. Invece no, Dan Brown sbaglia proprio tutti i luoghi, perfino le scale… e il peggio lo dà quando i due riescono a fuggire dall’ospedale. Nella mia mente passavo già in rassegna i dintorni dell’Ospedale di Torregalli: dove sarebbero finiti? In via delle Bagnese, per andare al Galluzzo e da lì verso Siena? Oppure in via di Scandicci, direzione Firenze o Scandicci? Magari verso la caserma dismessa dei Lupi di Toscana? E sai che ridere, se fossero finiti tra le suore dell’oratorio dei Salesiani dove mia figlia da piccola andava ai centri estivi e che è proprio accanto all’Ospedale? Invece no…. escono in un vicolo buio! Ca**o non è possibile! Non ci sono vicoli intorno al San Giovanni di Dio e a via di Torregalli! E’ tutta una zona costruita negli anni ’60 e ’70 del Novecento e non c’è un vicolo nemmeno a pagarlo oro! Traffico e casino si, ma vicoli per Dio, NO! Mi sono così arrabbiato che ho chiuso il libro, spento la luce e mi sono addormentato.

E a voi è mai capitato di… vivere in un libro?

p.s. Nei commenti non fate spoiler… Il libro vorrei finirlo e magari dopo vorrei vedere anche il film… Solo se il resto del libro non mi farà inca***e come queste 50 pagine! Perchè altrimenti passo davvero a Sandokan!

Operazione Oxy…. Depilate Dan Brown!

Foto "The Da Vinci Code ad" by vipeldo - flickr
Foto “The Da Vinci Code ad” by vipeldo – flickr

Credo che se vogliamo uscire da questa crisi e dalla schiavitù dei Pil, Spread, Bund e di tutte le altre sigle finanziar-bancarie-economiche, dobbiamo iniziare a fare piccoli,  anche piccolissimi gesti, verso un nuovo tipo di economia  più solidale e magari anche più creativa e meno legata al mondo del denaro…

In rete, un luogo molto interessante è zerorelativo.it, il sito gratuito dove si barattano gli oggetti senza far circolare soldi e dove oltre a fare simpatici affari si conoscono persone carine e gentili…

Come sapete sono un podista e spesso nei pacchi gara che ci vengono regalati all’iscrizione alle varie corse, trovo oggetti che non uso e che, quando ho  un po’ di tempo libero, metto su zerorelativo.it. Tempo fa in un pacco gara ho trovato una confezione di strisce depilatorie per  viso e bikini della Oxy che logicamente non adopero (se un giorno dovessi sostituire il mio rasoio elettrico è più facile che passi al tagliaerba piuttosto che a strisce o cerette 😉 ). Così l’altro giorno ho messo le strisce su zerorelativo.it dando il via… all’operazione Oxy!

Dopo pochi giorni mi contatta una ragazza che mi offre un libro dal suo nutritissimo elenco e così le mie strisce prendono il volo per Arezzo e ritornano a casa mia sottoforma di busta imbottita contenente il “Codice Da Vinci” di Dan Brown, romanzo che presto mi metterò a leggere!

Che dire? Missone Compiuta… Depilato Dan Brown e un pochino anche la Mondadori!