Buon Natale!

Mammina

foto "Mammina" by La Kissi - flickr

Il blog augura un Buon Natale a tutti i lettori (ma esistono? ma ci sono almeno 3 o 4 lettori?) e alle loro famiglie. Dato che fare i soliti auguri pieni di retorica e di buonismo mi sembra banale e che il tempo per scrivere qualcosa di sensato e di non melenso è ormai poco (purtroppo come ogni Natale arrivo al 24/12 di corsa, in fretta e furia e con un sacco di cose da fare all’ultimo momento) approfitto di una bella lettera scritta da Alessio Di Florio per Peacelink che vi lascio come augurio e spunto di riflessione…

Con affetto e tanti Auguri a voi e alle vostre famiglie.

Che non sia un Natale cieco e vuoto

Carissim*,
anche quest’anno siamo giunti al Natale. Da diverse settimane siamo immersi, tra luci, regali, addobbi e orpelli vari nell’atmosfera della festa.

Una festa che quest’anno, come tutti gli anni ma forse anche di più, lascerà fuori moltissime famiglie. Sarà un Natale carico di dolore nelle oltre mille famiglie che nel 2009 hanno visto un loro familiare morire sul posto di lavoro. Sarà un Natale triste e mesto nelle migliaia di famiglie che la speculazione finanziaria ed industriale ha lasciato senza un lavoro, togliendo la speranza anche per il 2010.

In questi ultimi giorni le cronache sono state interessate dai disagi per la neve che ha bloccato i trasporti. Treni, aeroporti e autostrade bloccate che hanno ritardato molte partenze per le vacanze e moltissimi rientri a casa di chi abita, per studio o per lavoro, lontano dalla famiglia. Per moltissimi, che forse il Natale neanche ricordano cosa sia, questo gelo (che tanto allieta i volti dei bambini coperti e protetti nelle case e nelle scuole) ha già significato la morte. Nella frenesia dello shopping, nel luccicare degli addobbi stradali non ci siamo accorti, abbiamo tralasciato e in alcuni casi anche calpestato, fratelli e sorelle che vivono ai margini, al limitar delle strade. Persone che le vicende della vita hanno sbalzato via dalla società, costringendoli agli stenti, alla fame e alla miseria. Mentre ci prepariamo al cenone natalizio ricordiamo che esistono anche loro.

Così come esistono gli anziani, spesso lasciati soli e abbandonati in ospedali e ‘ospizi’ vari perché disturbano la festa. E’ Natale questo? E il lusso delle nostre tavole, l’immensa mole di cibo che finirà nella spazzatura, ci venga a nausea. Una nausea che ci sconvolga lo stomaco, al solo pensiero che per milioni di persone, nei sotterranei della storia, la spazzatura è l’unica fonte di sostentamento. Si alzano la mattina e non sanno se la fame e la miseria permetterà loro di giungere a sera.

Maria e Giuseppe rifiutati da tutti gli alberghi, e poche settimane dopo la nascita di Gesù costretti a fuggire clandestinamente in Egitto, ci facciano sentire il cuore duro come macigno nel momento in cui le nostre coscienze non vengono smosse dal fratello rifiutato, da coloro che chiedono dignità e vita e trovano filo spinato, botte, violenze, stupri, muri invalicabili. Il coraggio di Giuseppe, che accetta in casa Maria senza spaventarsi di cosa sarebbe potuto accadere, ci faccia sentire fino in fondo il peso dell’ipocrisia, del perbenismo, della condanna moralistica e arrogante con la quale vengono segnate persone e vite.

Il sorriso del bambino nella culla ci stringa il cuore, perché molti bambini non sorrideranno la notte di Natale. Ci salga una vergogna immensa mentre doniamo giocattoli ai bambini delle nostre famiglie e dei nostri amici, se non ci siamo domandati (e nulla abbiamo fatto di conseguenza) la provenienza di quegli oggetti. Che, per far divertire alcuni bambini, possono essere lacrime e sangue dello sfruttamento di migliaia di loro coetanei. Le tenere braccia del Bambino non ci faccia mai, mai e poi mai dimenticare che molte mani strigono un fucile o si tendono verso la loro Madre in cerca di un cibo che non avranno mai. Braccia che saranno crocifisse, nella morte di quel bambino. Mentre nelle nostre calde ed accoglienti case si festeggierà il Natale, in migliaia di fredde celle qualcuno conterà le ore, i giorni, le settimane con angoscia, in attesa dell’ultimo giorno.

Il presepe in plastica e legno non sostituisca la realtà della vita.
La culla del Bambinello non sostituisca le culle vere.

E allora, vi auguro che non sia un Natale vuoto e cieco!

” Che non sia un Natale cieco e vuoto” di Alessio Di Florio pubblicato il 22/12/2009 sul sito di Peacelink.it

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Risposta al pacchetto sicurezza…

Cercavo qualcosa da pubblicare in merito al vergognoso e razzista decreto sulla sicurezza che è stato approvato ieri dai parlamentari italiani… Ho trovato questo pezzo sui clandestini, un po’ datato ma ancora molto interessante…

Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura.
Non amano l’acqua, molti di loro puzzano perché tengono lo stesso vestito per molte settimane.
Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri.
Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti.
Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci.
Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti.

Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti.
Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro.
Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti.
Le nostre donne li evitano non solo perché poco attraenti e selvatici ma perché si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro.

I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali…

…Si privilegino i veneti e i lombardi, tardi di comprendonio e ignoranti ma disposti più di altri a lavorare. Si adattano ad abitazioni che gli americani rifiutano purchè le famiglie rimangano unite e non contestano il salario.
Gli altri, quelli ai quali è riferita gran parte di questa prima relazione, provengono dal sud dell’Italia.

Vi invito a controllare i documenti di provenienza e a rimpatriare i più. La nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione.

Da una relazione dell’Ispettorato per l’Immigrazione del Congresso americano sugli immigrati italiani negli Stati Uniti, Ottobre 1912. Tradotto e pubblicato in rete da Peacereporter.net

Foto Italian Woman by Ellis Island Photographs - The New York Public Library. Manuscripts and Archives Division. - flickr
Foto “Italian Woman” by Ellis Island Photographs – The New York Public Library. Manuscripts and Archives Division. – flickr

Il Terremoto sui blog: sapremo mai il vero numero dei morti?

Sto cercando di capire cosa succede veramente in Abruzzo e visto che le notizie dei vari TG e dei giornali mi sembrano tutte uguali e preconfezionate, sto provando a trovare le notizie sul terremoto, cercando racconti diretti fatti da blogger che vivono nelle tendopoli, siano essi sfollati o volontari.

Non è un’impresa semplice anche perchè le comunicazioni in Abruzzo sono disastrate ed in effetti  a L’Aquila ci sono bisogni più urgenti che  la rete nelle tendopoli. Però sono riuscito a trovare alcuni siti interessanti che vorrei condividere con voi:

Il blog di Anna Pacifica Colasacco

Il blog e i servizi video di Claudio Messora

Tra i problemi che questi due blogger affrontano c’è il numero dei morti che,  secondo i loro conti, non tornerebbe… Leggete parte di questa intervista rilasciata da Anna a Blogosfere (qui c’è l’intervista completa):

Nel tuo post hai parlato di mille morti. Sono cifre che stravolgono i conteggi.
Due medici de L’Aquila mi hanno detto che tanti dei ricoverati negli ospedali morti a seguito del terremoto non sono stati conteggiati fra le vittime. E i nostri medici non possono entrare negli ospedali dei campi perché sono considerati sfollati. E poi facciamo un conto.
Prego.
Onna aveva 600 abitanti, è stata distrutta. L’Aquila, che ora è un ammasso di calcinacci, ne aveva 42.000. E saremmo a 270 morti, compresi i 48 di Onna. Le cifre non tornano.
Quindi i morti che mancano all’appello sarebbero nascosti negli ospedali.
Sì. Per ora non li vogliono dire. Preferiscono comunicarli un po’ alla volta.

tratto dall’intervista di Anna Pacifica Colasacco a Blogosfere del 9.4.2009

Anche Claudio arriva ad una conclusione simili in questo suo post

Gli scantinati e i seminterrati del 90% del centro storico erano stati affittati. In nero. Dentro c’erano clandestini, immigrati, extracomunitari, come italiani qualsiasi. Spesso ammassati. Ci sono ancora. Centinaia di persone che non risultano all’anagrafe, che non compaiono nelle liste dei dispersi, che non esistono. I proprietari delle case che si sono messi in salvo non ne denunciano la presenza. Non gli conviene. Nessuno li cerca. Nessuno li piange. Da vivi non esistevano, non esistono neppure da morti. Spazzati via di nascosto, come la polvere sotto al tappeto. In fondo, perchè darsi tanta pena per loro? Una tomba ce l’hanno già. E questa volta non gli è costata niente. Gliel’abbiamo data gratis.

tratto dall’articolo “I morti che non vi dicono” di Claudio Messora

Infine guardatevi questo video girato da Claudio Messora con la telecamera nascosta alla Centrale della Protezione civile.

Continuate a seguire questi blog, perchè potrete scoprire altre cose interessanti, come ad esempio l’inquinamento da amianto che potrebbe derivare dai crolli e dalle demolizioni… Passate parola.