Safety Pins… for Safety people.

Foto

Foto “Put a Pin In It” by Mike Licht – flickr

C’è un piccolo oggetto, semplice e umile che in queste settimane sta diventando un simbolo di solidarietà verso le minoranze. E’ la spilla da balia che in inglese si chiama “Safety pin” ovvero “Spilla di sicurezza“. La prima volta è stata adottata dagli inglesi dopo il referendum che ha sancito la Brexit, per indicare alle minoranze che quando incontrano delle persone che indossano la spilla  possono sentirsi sicure, insomma… che si possono fidare. Questa forma silenziosa di solidarietà e allo stesso tempo di protesta, è stata ripresa negli Stati Uniti dopo la vittoria di Trump e grazie ai social network,  si sta diffondendo in tutto il mondo.

Indossare una spilla di sicurezza sui propri abiti è un biglietto da visita per indicare che siamo gentili, affidabili e disponibili al dialogo verso tutte le persone di qualsiasi minoranza: immigrati, persone di colore, di altre religioni, disabili, gay, donne in difficoltà, etc… Per queste persone è un piccolo gesto di vicinanza e sostegno mentre a noi serve per ricordarci che siamo tutti esseri umani e che dobbiamo aiutarci l’un l’altro. Logicamente, nel caso in cui ci fosse richiesto un aiuto, dobbiamo dimostrare con i fatti che la spilla non è lì per caso e nemmeno per moda.

Lebron James, sportivo dell'anno 2016 con una safety pin. - Foto tratta da internet.

Lebron James, sportivo dell’anno 2016 con una safety pin. – Foto tratta da internet.

AGGIORNAMENTO DEL 15/12/2016
Viste le discussioni nate tra i commenti aggiungo questa foto. Forse spiega meglio il senso dell’iniziativa di come potrei fare io a parole…

Foto "In a time when racism, bigotry, and hate crimes are on the rise; when millions of our fellow Americans are living in fear • Wearing a safety pin is a subtle way to indicate that you are a "safe place". It is a promise to stand up for and in solidarity wit" by Charlie DeLacey - Flickr

Foto “In a time when racism, bigotry, and hate crimes are on the rise; when millions of our fellow Americans are living in fear • Wearing a safety pin is a subtle way to indicate that you are a “safe place”. It is a promise to stand up for and in solidarity wit” by Charlie DeLacey – Flickr

Non tutto il mare viene per nuocere.

Foto dell'isola di Jean Charles dal sito di lifegate.it

Foto dell’isola di Jean Charles dal sito di lifegate.it

L’isola di Jean Charles è, o forse è meglio dire era, un’isola a Sud della Louisiana.  Nel 1950 misurava 18 chilometri di lunghezza e otto di larghezza. A causa dei cambiamenti climatici e dell’innalzamento del livello del mare oggi la sua superficie si è ridotta del 98%  fino a diventare di tre chilometri di lunghezza e 500 metri di larghezza. Come conseguenza tutti i suoi abitanti sono stati trasferiti nel continente, diventando i primi rifugiati climatici degli Stati Uniti.

Proprio nei giorni scorsi l’Organizzazione Meteorologica Mondiale ha confermato che le cose stanno ulteriormente peggiorando, dato che il 2015 è stato l’anno più caldo di sempre e che la concentrazione media di anidride carbonica nell’atmosfera ha raggiunto la soglia di 400 parti per milione (ppm), per la prima volta completamente a livello globale e per l’intero anno.

Visti questi dati, se io vivessi in una località a 1 metro sul livello del mare, che ne so tipo Goro o Gorino,  mi preoccuperei di diventare nei prossimi anni un rifugiato climatico e di dover abbandonare la mia casa come gli abitanti di Jean Charles. In tal caso, cari goresi, vi consiglierei di non venire a Firenze perchè le barricate con i pancali beh… in quel caso le farei io contro di voi e vi accoglierei con un bel cartello “Non tutto il mare viene per nuocere”.

p.s. Nel frattempo aderisco al boicottaggio delle vongole di Goro.

La guerra non è la risposta… ma per fortuna ci sono altre risposte!

Foto "Tribute to Paris" by Chris Willis - flickr

Foto “Tribute to Paris” by Chris Willis – flickr

E’ difficile scrivere sugli attentati di Parigi, soprattutto da quando si è aperto in tv e sui giornali il circo degli opinionisti, di alcuni dei quali sinceramente ne avremmo fatto a meno: tanto per fare alcuni esempi D’Alema, Gasparri, Belpietro e perfino la D’Urso.

L’unico che mi è parso sincero è stato Papa Francesco quando, intervistato telefonicamente da Tv2000 Sabato mattina, non ha fatto che ripetere più volte la  frase: «Non è umano». Non credo ci sia altro da aggiungere se non che sono ancora troppe le cose che «Non sono umane»… Non sono umani i terroristi che si fanno saltare in aria e uccidono tanti innocenti e non sono umani i droni americani che bombardano un ospedale di Medici senza Frontiere. Non è umano uccidere i bambini in Ucraina e nemmeno in Siria perchè le bombe non sono mai giuste. Non sono umane le guerre e guerriglie sparse per il mondo: dalla Somalia alla Cecenia, dalla Nigeria all’Iraq, dal Pakistan al Sudan.  Insomma, non francesizzerò la mia foto su Facebook se non mi metteranno a disposizione anche le bandierine degli altri popoli che nel mondo sono sotto le bombe!

Mi sono chiesto più volte cosa fare in questi momenti. E’ inutile dire che tutto sarà come prima, perchè non è vero. Quante persone fino a pochi giorni fa sono state all’Expo? Ci ritornerebbero oggi se fosse ancora aperto? Mia figlia venti giorni fa è andata al Forum di Assago a vedere gli European Mtv Award. Se li rifacessero oggi non so se ce la manderei: forse si, ma poi non ci dormirei la notte… Immaginatevi dunque come sono contento che Firenze, i prossimi 26 e 27 Novembre 2015, ospiti il vertice Nato regalatoci dal nostro caro ex-sindaco…

Se il post finisse qui ne uscirebbe una tragedia totale e invece ho avuto la fortuna di imbattermi in un bell’articolo di Jacopo Fo, pubblicato su Cacao 4 giorni fa, intitolato “Servono più pacifisti sulle barricate!“. Dopo aver elencato tutti i mille motivi per essere tristi e preoccupati, Jacopo Fo riesce anche ad elencare pochi ma eccellenti motivi di speranza per gli anni a venire… Se avrete la pazienza di leggerlo tutto, scoprirete che perfino i nostri/vostri blog, se usati in modo intelligente, sono mezzi che portano verso un futuro di pace e sviluppo e che le barricate su cui i lavorano i nuovi pacifisti sono molto particolari. Hanno i nomi di migliaia di onlus, di gruppi d’acquisto solidali, di ciclofficine, di coloro che si occupano di fotovoltaico e ambiente, di bookcrossing, di wikipedia, di linux, di commercio e finanza equosolidali, dei contadini di genuinoclandestino e di molte altre piccole attività lavorative e/o di volontariato che vanno verso un’economia solidale e collaborativa…

Insomma, quando con i nostri/vostri blog condividete informazioni e buone pratiche per il bene comune (postare stupidi insulti o foto di gattini non vale) state lavorando per la pace e contro il terrorismo perché, come diceva Tiziano Terzani

[…]  il problema del terrorismo non si risolverà uccidendo i terroristi, ma eliminando le ragioni che li rendono tali. […]

dalla lettera di Tiziano Terzani a Oriana Fallaci del 2001

Notizie dal presidio “No border” di Ventimiglia.

Foto tratta dalla pagina Facebook del presidio 'No Border' di Ventimiglia

Foto tratta dalla pagina Facebook del presidio ‘No border’ di Ventimiglia

Domenica mattina sono andato al Parco delle Cascine a fare la mia corsetta e ne ho approfittato per portare due borse di materiale per la raccolta a favore del campo profughi “No border” di Ventimiglia, di cui vi avevo parlato in questo post. Dato che era abbastanza presto mi sono fermato a fare due chiacchiere con Carlo, il volontario che raccoglieva il materiale. Vi riporto quello che mi ha raccontato…

Nonostante i TG non ne parlino più, Ventimiglia è ancora uno snodo importante dei flussi dei migranti che vi arrivano in centinaia, tutti i giorni. In città esistono due centri per gli immigrati: quello “ufficiale” alla stazione ferroviaria gestito dalla Croce Rossa e il centro “No borders”, gestito da alcune onlus italiane e francesi insieme agli stessi migranti e che di fatto è un campo “abusivo” e poco tollerato dalle stesse istituzioni ma che è necessario perchè il campo della Croce Rossa è troppo piccolo per accogliere tutti i migranti. Mi raccontava Carlo che spesso nel campo della stazione mancano i posti letto, le docce e i bagni sono insufficienti e i migranti, tranne ricevere una volta al giorno un sacchettino con un panino e una bottiglietta d’acqua, sono totalmente abbandonati a se stessi.

Il presidio “No borders”, nato inizialmente sugli scogli, adesso si è trasferito in un parcheggio, si è allacciato alle fognature, ha acqua, bagni, docce, e grazie ad alcuni volontari, pure dei pannelli fotovoltaici che producono l’energia che consente ai migranti (e talvolta pure ai poliziotti) la ricarica dei cellulari. Tutte le mattine i volontari e i migranti si riuniscono in delle assemblee democratiche e multilingue e decidono le cose da fare per mandare avanti il campo e poi… tutti insieme al lavoro, senza distinzioni tra migranti e volontari. Al contrario del campo della stazione, nel campo “No borders” i migranti ricevono anche assistenza legale nelle loro lingue madri, per capire la loro situazione, gli eventuali documenti e pratiche da fare per poter chiedere asilo o poter continuare il viaggio verso le loro mete…

Ho chiesto a Carlo di solito quanto rimangono i migranti nel campo e mi ha detto che alcuni rimangono due o tre giorni, altri per una settimana, qualcuno è rimasto per oltre un mese. La permanenza è per tutti, allo stesso tempo, una tappa di riposo dopo tante disavventure e un punto di partenza verso altre mete, spesso verso Parigi e Calais. Carlo ha voluto sottolineare che tutti ripartono carichi di speranza perchè, forse per la prima volta nel loro lungo viaggio, sono stati accolti come esseri umani. Ne è la riprova il fatto che molti rimangono in contatto coi volontari a cui inviano notizie dei loro viaggi e soprattutto il fatto che il “modello Ventimiglia” viene portato come esempio in tutta Europa  e tentato di riprodurre in molti altri campi, compreso quello grandissimo di Calais… definito la “jungla”. Purtroppo, anche se necessario, il campo autogestito è mal tollerato dalle autorità… Alcuni volontari (tra cui quello che ha montato pannelli fotovoltaici) hanno ricevuto il foglio di via dal Comune di Ventimiglia e ogni tanto la polizia tenta di sgomberare tutti… spargendo manganellate qua e là…

Finito il mio allenamento, tornando a casa, sono ripassato da Carlo che mi ha informato che in un’ora e mezza aveva già riempito due volte il suo furgone… Che dire? Grazie fiorentini!

Link

Ventimiglia chiama! A Firenze raccolta di materiali per il sostegno al presidio dei migranti!

Foto "Reportage da Ventimiglia" by 24 Emilia - flickr

Foto “Reportage da Ventimiglia” by 24 Emilia – flickr

La situazione drammatica dei migranti, anche alle nostre frontiere, la conoscete tutti. Vi giro pertanto un appello che ho ricevuto da amici fidati dei Gruppi d’Acquisto Solidali che a Firenze raccolgono dei materiali da inviare al presidio di sostegno e aiuto ai migranti che si trova a Ventimiglia…

Ciao a tutt*,

il presidio permanente NoBorders di Ventimiglia ha bisogno di un aiuto per la quotidianità del campo. Da Firenze partirà un furgone in solidari​e​t​à​ al presidio Mercoledì 23 Settembre.

Le necessità per l’accoglienza sono varie, ad esempio:

  • Generi alimentari.
  • Abbigliamento.
  • Oggetti da cucina (mestoli, pentole, contenitori, ecc.).
  • Coperte, lenzuola, materassini.
  • Materiale elettrico di qualsiasi tipo (nastro isolante, prolunghe, lampade, ecc.).
  • Attrezzi da lavoro (cacciaviti, pappagalli, martelli, ecc.).
  • Zaini, borse, k-way (e torcie elettriche).
  • Vecchi cellulari per poter comunicare (quelli che tenete nel cassetto casomai servissero…).

Per motivi logis​t​ici il materiale verrà raccolto Domenica 20 Settembre 2015 dalle 9 alle 13 in Piazza dell’Isolotto al parcheggio della passerella delle Cascine (in caso di pioggia in Piazza sotto la tettoia) e dalle 15 alle 18 dietro l’Esselunga del Gignoro all’Ex Fila.

Sarà anche possibile consegnare il materiale a Mondeggi Bene Comune “Fattoria senza padroni” tutti i giorni fino a Martedì 22 contattando Carlo 3385767315.

I LINK PER INFORMAZIONI:

https://www.facebook.com/Presidio-Permanente-No-Border-Ventimiglia-782827925168723/timeline/

http://noborders20miglia.noblogs.org/

Inoltre è possibile sostenere il Presidio NoBorders con delle donazioni a distanza. Da anni l’associazione “Popoli in arte” che si occupa di cooperazione internazionale e diffusione dell’educazione popolare mette a disposizione il suo IBAN:

IT86 Y08439 22700 000 100 104 313
Associazione Popoli in Arte

IMPORTANTE: Indicare come causale del bonifico “Presidio No Borders”

tratto dalla mail ricevuta tramite la lista dei Gruppi d’Acquisto Solidale di Firenze.

La marcia delle donne e degli uomini scalzi a Firenze.

Venerdì scorso ho partecipato alla Marcia delle donne e degli uomini scalzi che si è tenuta a Firenze. E’ stata proprio una bella manifestazione, con tanta partecipazione, forse anche più di quella che si attendevano gli organizzatori. Una manifestazione pacifica, con persone di tutte le età (dai bambini ai nonni),  di tutte le nazionalità e molto variegata anche come associazioni partecipanti: dai boy scout al partito Marxista-Leninista, passando da tante realtà che lottano per un mondo diverso e migliore come Emergency o il Cospe. Tutti inseme per ricordare i migranti morti nel Mediterraneo e per chiedere corridoi umanitari e politiche di accoglienza. Subito!

Vi metto una galleria di foto… non sono di grande qualità ma spero rendano l’idea della manifestazione!

Grazie a Rebecca per lo “Human Award… No al razzismo”

human-award

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Saluti a tutti!

E’ una settimana che non scrivo post e sono in arretrato (di parecchio) anche con i vostri commenti e con le visite ai vostri siti! Abbiate pazienza… cercherò di rimettermi in pari… Giuro che, piano piano e in ordine cronologico, risponderò a tutti…

Un’altra cosa con cui devo rimettermi in pari sono gli Award… ne ho addirittura due ricevuti a fine Maggio/inizio Giugno 2015, proprio in pieno trasloco per Cookie law, che ancora ho in sospeso… Comincio dallo Human Award, ricevuto dal blog dell’amica Rebecca che ringrazio con molto affetto. Dopo i ringraziamenti le uniche regole sono: rispondere alla domanda sulla fratellanza e nominare altri blog, quindi…

 1) Fratellanza, cos’è per te?

Per me la fratellanza è un incontro tra persone differenti, dal quale poi tutti ne escono migliori…

Nomina dei blog

Dovendo nominare dei blog, ne scelgo 5 tra i tanti che lo meriterebbero, perchè (almeno a me) sono sembrati molto sensibili sulle tematiche della fratellanza, della lotta al razzismo e dell’amicizia fra popoli.

  1. “Dove gira il sole” di Cri
  2. Sancara” di Gianfranco
  3. “Dadaword: vivere e raccontare” di Dada
  4. “Passo in India”.
  5. “Ravanello rosa” di Nonnatuttua

Avrei voluto segnalare anche il blog “Riso nero” dell’amica Margherita ma purtroppo il sito è stato sospeso o forse le è scaduto il dominio… insomma è cancellato.

Nei prossimi giorni passerò ad avvisare i nominati, nel frattempo vi lascio con una canzone in tema…