Firmate la petizione contro la targa e il bollo per le biciclette!

Foto "Bicycling -from old book" by plaisanter~ - flickr

Foto “Bicycling -from old book” by plaisanter~ – flickr

Appena ieri il blog parlava di inquinamento (qui il post) che oggi arriva risposta dei nostri politici italiani, in particolare una perla del Senatore del Partito Democratico Marco Filippi che ha avuto la gran bella idea di fare una proposta di legge per obbligare le biciclette ad avere una bella targa e a pagare il bollo.

Non è una novità… la notizia era nell’aria da tempo e questo blog ne parlava già ad Aprile 2014 (qui il post) ipotizzando, non solo il bollo ma pure l’assicurazione obbligatoria, proprio come per le auto. Serviva solo un oscuro senatore in vena di popolarità che mettesse la proposta nero su bianco…

Inutile dire che il popolo dei ciclisti s’è arrabbiato non poco e di conseguenza, a vedere le reazioni della rete, credo che il senatore abbia raggiunto la sua bella popolarità negativa… che forse, essendo lui livornese, mi immagino sia stata estesa pure a qualche “tegame” di sua conoscenza….

Se anche voi volete che questa proposta di nuova tassa venga al più presto accantonata vi invito a firmare questa petizione su change.org. Grazie a tutti!

Se poi la tassa andrà in porto vorrà dire che sarà la volta buona che imparo a pattinare e ad andare sullo skateboard … Oddio… meglio se non lo scrivevo… Non avrò mica dato un’idea nuova all’oscuro senatore del pd in vena di notorietà?

Per approfondire:

Al suo confronto i terroristi dell’ISIS sono dei pivellini…

Foto "Modernity I: Cloud Maker" by аrtofdreaming - flickr

Foto “Modernity I: Cloud Maker” by аrtofdreaming – flickr

Abbiamo ancora negli occhi le brutalità degli attentati dei terroristi dell’ISIS a Parigi. Immagini di una crudeltà tale, ripetute su tutti i media, che condizioneranno le nostre vite chissà per quanto tempo. Se è sacrosanto condannare queste efferatezze, a volte bisognerebbe essere meno emotivi e più razionali per capire che le nostre vite sono minacciate anche da altri terroristi, a cui non facciamo caso, ma che silenziosamente mietono molte più vittime dei tagliagole del Califfato.

Premettendo che per ogni persona che muore o  che viene uccisa muore tutta l’umanità, se sommiamo le vittime di Parigi di adesso con quelle del Gennaio scorso e magari anche quelle dei turisti del Museo del Bardo, delle spiagge tunisine e di altri attentati restiamo nell’ordine delle centinaia di persone. Se però andiamo a scorrere l’ultimo rapporto dell’Agenzia per l’Ambiente Europea scopriamo che nel nostro continente abbiamo un terrorista che ogni anno uccide 491.000 persone: in pratica è come se ogni anno venisse ucciso l’equivalente di tutti gli abitanti di una città come Lione o Bratislava.

Questo terrorista si chiama inquinamento e nella sola Italia uccide ogni anno 84.400 persone. Le sue armi non sono bombe o fucili:  si chiamano micro polveri sottili (Pm2.5), biossido di azoto (NO2) e ozono. Le sue vittime non vengono dilaniate tra lo spargimento di sangue ma muoiono lentamente e prematuramente grazie a tumori e malattie varie, indotte dall’aria di merda (scusate il francesismo) che respiriamo ogni giorno, soprattutto nella Pianura Padana e nelle aree metropolitane di Roma, Firenze, Napoli, Bologna e Cagliari (per una volta il mancato sviluppo del Sud è un vantaggio).

Purtroppo a questo terrorista non viene mai dichiarata guerra perché tutto il nostro sistema economico-finanziario si basa sul petrolio e quindi è meglio non parlarne e minimizzare i suoi effetti. Basta vedere le allegre pubblicità di auto che affollano le ore di punta sulla tv o come è già scomparso dalle prime pagine il caso Volskwagen.  A ciò va aggiunta la protervia con cui i nostri politici continuano a voler imporre quelli che ostinatamente chiamano termovalorizzatori, ma che in realtà sono inceneritori che spargono nell’aria i tumori del futuro, oppure basta ricordarsi delle varie terre dei fuochi già sparse per tutta la penisola.

Purtroppo dobbiamo cambiare la nostra mentalità… Dobbiamo pensare che:

  • Ogni volta che schiacciamo l’acceleratore siamo noi stessi i primi inquinatori dei nostri polmoni.
  • Ogni volta che vediamo i nostri politici a braccetto con gli industriali del petrolio o dell’auto dobbiamo essere coscienti che la lotta all’inquinamento e anche la ricerca sui tumori vanno a farsi benedire…
  • Che i sindacati quando, in nome dei posti di lavoro, chiudono gli occhi davanti alle tutele ambientali, salvano (forse) qualche posto oggi, ma condannano gli operai alla morte per cancro domani (Ilva e amianto docet)
  • Quando i nostri sindaci continueranno a voler imporre i termovalorizzatori nelle nostre città, è bene tenere a mente che in confronto a loro, quelli del califfato sono degli agnellini… anche se il nostro sindaco indossa la cravatta al posto del turbante e della barba lunga…

Per approfondire

 

Foto "Smog" by Simone Ramella - flickr

Foto “Smog” by Simone Ramella – flickr

La guerra non è la risposta… ma per fortuna ci sono altre risposte!

Foto "Tribute to Paris" by Chris Willis - flickr

Foto “Tribute to Paris” by Chris Willis – flickr

E’ difficile scrivere sugli attentati di Parigi, soprattutto da quando si è aperto in tv e sui giornali il circo degli opinionisti, di alcuni dei quali sinceramente ne avremmo fatto a meno: tanto per fare alcuni esempi D’Alema, Gasparri, Belpietro e perfino la D’Urso.

L’unico che mi è parso sincero è stato Papa Francesco quando, intervistato telefonicamente da Tv2000 Sabato mattina, non ha fatto che ripetere più volte la  frase: «Non è umano». Non credo ci sia altro da aggiungere se non che sono ancora troppe le cose che «Non sono umane»… Non sono umani i terroristi che si fanno saltare in aria e uccidono tanti innocenti e non sono umani i droni americani che bombardano un ospedale di Medici senza Frontiere. Non è umano uccidere i bambini in Ucraina e nemmeno in Siria perchè le bombe non sono mai giuste. Non sono umane le guerre e guerriglie sparse per il mondo: dalla Somalia alla Cecenia, dalla Nigeria all’Iraq, dal Pakistan al Sudan.  Insomma, non francesizzerò la mia foto su Facebook se non mi metteranno a disposizione anche le bandierine degli altri popoli che nel mondo sono sotto le bombe!

Mi sono chiesto più volte cosa fare in questi momenti. E’ inutile dire che tutto sarà come prima, perchè non è vero. Quante persone fino a pochi giorni fa sono state all’Expo? Ci ritornerebbero oggi se fosse ancora aperto? Mia figlia venti giorni fa è andata al Forum di Assago a vedere gli European Mtv Award. Se li rifacessero oggi non so se ce la manderei: forse si, ma poi non ci dormirei la notte… Immaginatevi dunque come sono contento che Firenze, i prossimi 26 e 27 Novembre 2015, ospiti il vertice Nato regalatoci dal nostro caro ex-sindaco…

Se il post finisse qui ne uscirebbe una tragedia totale e invece ho avuto la fortuna di imbattermi in un bell’articolo di Jacopo Fo, pubblicato su Cacao 4 giorni fa, intitolato “Servono più pacifisti sulle barricate!“. Dopo aver elencato tutti i mille motivi per essere tristi e preoccupati, Jacopo Fo riesce anche ad elencare pochi ma eccellenti motivi di speranza per gli anni a venire… Se avrete la pazienza di leggerlo tutto, scoprirete che perfino i nostri/vostri blog, se usati in modo intelligente, sono mezzi che portano verso un futuro di pace e sviluppo e che le barricate su cui i lavorano i nuovi pacifisti sono molto particolari. Hanno i nomi di migliaia di onlus, di gruppi d’acquisto solidali, di ciclofficine, di coloro che si occupano di fotovoltaico e ambiente, di bookcrossing, di wikipedia, di linux, di commercio e finanza equosolidali, dei contadini di genuinoclandestino e di molte altre piccole attività lavorative e/o di volontariato che vanno verso un’economia solidale e collaborativa…

Insomma, quando con i nostri/vostri blog condividete informazioni e buone pratiche per il bene comune (postare stupidi insulti o foto di gattini non vale) state lavorando per la pace e contro il terrorismo perché, come diceva Tiziano Terzani

[…]  il problema del terrorismo non si risolverà uccidendo i terroristi, ma eliminando le ragioni che li rendono tali. […]

dalla lettera di Tiziano Terzani a Oriana Fallaci del 2001

Locandine…

Per chi non lo conoscesse il Vernacoliere è un mensile satirico pubblicato a Livorno, noto ben oltre i confini regionali perchè è una specie di Charlie Hebdo che non le manda a dire, anzi spesso ci va giù bello pesante. Basti pensare che nel sottotitolo si definisce “mensile di satira, umorismo e mancanza di rispetto”.  Inoltre pare che sia uno dei pochi giornali che fin dalla sua fondazione (1982) non ha mai ospitato nessuna pubblicità.

Dalle mie parti anche chi non lo legge, si sofferma davanti alle edicole per una sbirciatina alla locandina, giusto per farsi due risate… Ora, immaginatevi questa scena dei giorni scorsi. Edicola fiorentina con fuori le locandine dei giornali più famosi: La Nazione, La Repubblica, Il Corriere fiorentino. Tutte identiche: tutte con gli stessi titoloni e con le stesse fotografie di Papa Francesco in visita a Firenze… Per tre giorni il papa ha imperversato, scalzando dalle locandine perfino la Fiorentina in testa al campionato!

Nel bel mezzo di tutte quelle locandine “religiose”, sbucava lui: il dissacrante Vernacoliere che si presentava così… Mi sono buttato via dal ridere!!!!!

Locandina del numero di Novembre 2015 tratta dal sito de "Il Vernacoliere".

Locandina del numero di Novembre 2015 tratta dal sito de “Il Vernacoliere”.

Una frase di Otto von Bismarck.

Otto von Bismarck

foto – statua di cera di Otto von Bismarck by Sebastian Niedlich (Grabthar) – flickr

Meno le persone sanno di come vengono fatte le salsicce e le leggi e meglio dormono la notte.

Otto von Bismarck (1815 – 1898) uomo politico tedesco, fondatore e primo cancelliere dell’Impero tedesco.

p.s. una citazione tanto per dire che il sottoscritto è da più di un anno che non mangia affettati e salumi…

Considerazioni a margine delle Giornate Europee del Patrimonio.

Foto

Foto “DSC_6501” by B Campbell – flickr

Approfittando delle Giornate Europee del Patrimonio (qui il mio post) Sabato sera io e mia moglie siamo andati a visitare le Cappelle Medicee al prezzo di 1€. Potrei raccontarvi dei capolavori di Michelangelo nella Sagrestia Nuova o dei marmi della Cappella dei Principi, oppure della mostra temporanea sulla devozione dei Medici che raggruppa decine di reliquiari e oggetti religiosi che testimoniano, allo stesso tempo, la fede e il potere dei Granduchi.

Ma oggi non voglio parlarvi di statue o di femori di santi… Oggi voglio parlarvi di persone. Di quelle persone carine ed educate che ci hanno fatto i biglietti, che ci hanno controllato col metal detector e che sorvegliavano gli ambienti. Se abbiamo passato una serata gradevole lo dobbiamo a quei lavoratori che di Sabato sera hanno tenuto aperte le cappelle: lasciando a casa le loro famiglie hanno consentito ad altre famiglie come la mia,  di godere di un bene culturale in un orario inconsueto. Eppure sono le stesse persone massacrate dal governo e dalla stampa di regime perchè Venerdì scorso,  a causa di un’assemblea sindacale (legittimamente richiesta e concessa) hanno tenuto chiuso per 3 ore il Colosseo a Roma o Palazzo Pitti a Firenze.

Nel caos mediatico successivo alla notizia del Colosseo quasi nessuno si è chiesto su cosa verteva la famigerata assemblea sindacale… Ebbene pochissimi giornali l’hanno scritto: si tratta del fatto che i dipendenti del Ministero della Cultura non ricevono gli straordinari e il salario accessorio da Novembre 2014 e qualcuno forse ancora da prima! Cioè le persone che Sabato sera ci hanno consentito di visitare le Cappelle Medicee, se va bene riceveranno lo straordinario di quella sera tra quasi un anno. Vi sembra giusto? E vi siete domandate chi è il “padrone” che non paga gli straordinari? E’ lo stesso governo che sbraita e fa i decreti contro i lavoratori e i sindacati… Caro Governo, vuoi davvero le aperture straordinarie nei giorni festivi, la sera e la notte che tanto piacciono ai turisti come il sottoscritto? Allora paga gli straordinari ai lavoratori che ti tengono aperti i musei…

E vogliamo parlarne della carenza di personale? Sentivo in tv che in un turno normale, con migliaia di turisti, al Colosseo sarebbero presenti soltanto 7 custodi…

Partendo da questo caso, continuo a leggere (ad esempio sul blog di Sara) purtroppo di persone che si scagliano violentemente  contro i dipendenti pubblici (oggi con quelli dei musei, magari domani con gli infermieri e dopodomani con gli insegnanti e le forze dell’ordine).

Possibile che non si rendano conto che l’odio contro i dipendenti pubblici è montato ad arte per privatizzare il più possibile i servizi pubblici e far fare profitti ai soliti amici dei potenti, sull’acqua, la sanità, la scuola e presto anche sui musei?

Possibile che non capiscano che la divisione fra dipendenti privati e pubblici è una guerra fra poveri fatta col dividi et impera a favore delle multinazionali? E che additare i dipendenti pubblici come “privilegiati” è una scusa per togliere diritti a tutti, senza distinzioni?

E non gli passa per la testa che forse, proprio per tutelare il proprio lavoro, i lavoratori pubblici potrebbero essere tra i primi difensori dei beni comuni?

E sinceramente, i servizi che sono stati privatizzati negli ultimi vent’anni (dalle autostrade, alle ferrovie, all’acqua, alla telefonia, all’energia) secondo voi hanno garantito servizi migliori ai cittadini o piuttosto alti profitti a pochi ricchi signori?

Oxi è un giorno nuovo.

Foto "Greferendum-2763 - Das Parlamentsgebäude" by Erik Marquardt- flickr

Foto “Greferendum-2763 – Das Parlamentsgebäude” by Erik Marquardt- flickr

Le immagini dei festeggiamenti di ieri sera ad Atene, dopo la vittoria dei “No” al referendum sulle manovre di austerità,  mi hanno fatto venire in mente altri festeggiamenti. Era il 9 Novembre 1989 e sempre all’ora di cena, i telegiornali ci mostrarono migliaia di persone che si riversarono e attraversarono il Muro di Berlino. Allora come oggi non potevamo capire cosa sarebbe successo nei giorni o nei mesi a seguire ma fu subito chiara una cosa: quello era un giorno storico e, qualsiasi cosa fosse successa in futuro, niente sarebbe stato più come prima.

E’ presto per dire cosa succederà nei prossimi giorni, ma una crepa s’è aperta in questo muro liberista fatto di finanza, burocrati, banche e spread. Ci sarà tanto da lavorare ma forse un’altra Europa è davvero possibile: un’Europa più rispettosa delle persone  dove, per salvare le banche, non si condannino intere popolazioni alla povertà, all’ingiustizia e alla mancanza dei beni primari.

C’è un altra analogia con la caduta del Muro di Berlino e la raccontava la scorsa settimana Paolo Ferrero su “Il fatto quotidiano” nell’articolo “Grexit: i governi tedeschi non hanno mai pagato i loro debiti“. La Germania, che adesso chiede rigore a tutta Europa, nel secolo scorso non ha pagato i propri debiti, rinegoziandoli per ben 3 volte: nel 1923 dopo la fine della Prima Guerra Mondiale, nel 1953 dopo la Seconda Guerra Mondiale e appunto nel 1990, dopo la riunificazione seguita alla caduta del Muro di Berlino. E indovinate chi c’è ancora tra i 22 paesi a cui la Germania non  ha mai pagato i danni di guerra? La Grecia.

Aggiornamento del 9/7/2015

A chi avesse ancora qualche dubbio sulle origini della crisi greca consiglio di leggere l’articolo “Crisi Grecia, la memoria corta di Berlino.” di Domenico Valter Rizzo