Più neve per tutti!

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Foto “Arno” by Patrice Wangen – flickr

Ieri è nevicato a Firenze… d’altra parte potevamo essere da meno di Roma e Napoli? E’ iniziato a nevicare all’una e mezzo di notte (dicono i TG,  io dormivo) ed è durato fino alle 11.00. Dopo è iniziato a piovere, tanto che oggi la neve è quasi tutta sparita.

La nevicata era così ampiamente prevista che perfino Nardella, (oh, dico Nardella non Churchill), ha fatto la sua porca figura. La mattina alle 7.00 gli spalaneve avevano già pulito buona parte delle strade ed era stato anche sparso il sale. Ma soprattutto si sono comportati bene i fiorentini! Hanno lasciato a casa le auto. Perfino il mio collega di scrivania è venuto al lavoro in tramvia, lui che se potesse, con la macchina sotto alle chiappe, andrebbe dalla cucina al bagno. E, quei pochi  che giravano, andavano piano e rispettavano pure quei pedoni che stavano in mezzo alla carreggiata, perchè è vero che le strade erano pulite ma i marciapiedi erano poltiglia!

Il bello della neve in città non è che si torna bambini e si fanno i pupazzi. Il bello è che tutto rallenta e tutti si adattano. Si arriva in ritardo al lavoro e non si viene sgridati, si scopre che certe cose urgenti possono essere rimandate al giorno dopo, senza troppi problemi. Che la tramvia sostituisce molto bene il motorino e più in generale che la lentezza a volte aiuta: aumenta la concentrazione, si fanno meglio le cose e siamo meno stressati. La candida neve rende tutti più umani, direi quasi …più buoni: nei tg locali s’è visto perfino che i volontari che andavano a portare le provviste ai senza tetto erano così tanti che quasi si davano noia a vicenda…

Stamani invece siamo ritornati al solito bailamme: code nelle strade, clacson, gente stressata, insulti, lamentele, piagnistei e così via… E mentre rimpiango la giornata di ieri, mi chiedo: «C’è un partito che nel programma ha “più neve per tutti”?». No, perchè domenica potrei votarlo…

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Elezioni politiche 2018

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Foto “105/365-Summer Refreshment” by Samuel Barnes – flickr

Mi stavo chiedendo se fosse il caso di fare un post sulle elezioni politiche di domenica prossima. Poi mi sono chiesto se potevo dire qualcosa di utile o se pubblicare un post sulle elezioni mi avrebbe reso più felice…

Alla fine mi sono detto che, dovendo fare una classifica delle cose che mi entusiasmano di meno, in questo momento (cioè alle 23.30 circa del 27 Febbraio e con una temperatura di -6°) le elezioni politiche vengono ancora più in basso di uscire di casa in maniche di camicia, comprare un ghiacciolo al limone e mangiarlo sulla panchina del parco pubblico in attesa della mezzanotte!

p.s. Per delle vere analisi politiche sulle elezioni vi rimando a Gaberricci e GioMag59 che le hanno fatte meglio del sottoscritto.

Questo blog non è l’ufficio di collocamento.

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Foto “Charlie Chaplin” by twm1340- flickr

Dall’inizio dell’anno, nella pagina dei contatti, questo blog ha già ricevuto ben 3 Curriculum Vitae di persone che cercano lavoro nell’ambito delle associazioni di volontariato, servizi sociali, servizi sanitari, psicologia, etc…  Colgo l’occasione per ricordare a tutti che questo è un blog personale di un singolo e, pur trattando argomenti di volontariato, sport, associazionismo etc… non è legato direttamente a nessuna associazione o gruppo. Pertanto mi dispiace moltissimo ma non sono in grado di aiutare nessuno… insomma non sono l’ufficio di collocamento e da alcuni giorni, onde evitare fraintendimenti, tutto ciò è scritto a chiare lettere anche nelle pagine “Chi sono” e “Note sul blog“.

Questa situazione mi ha spinto a fare tre riflessioni banali banali.

  • In dieci anni di vita questo blog avrà ricevuto si o no, due o tre messaggi con curriculum, credo inviati per sbaglio. Se in meno di un mese mi arriva lo stesso numero di curriculum che mi sono arrivati in 10 anni significa che la situazione lavorativa è molto grave.
  • Che questo fosse un blog personale di un singolo mi sembrava si capisse, lontano un miglio. Credo che basti leggere qualche post per capire che questo blog non è ne’ il sito di una ONG, ne’ quello dell’ufficio di collocamento, o dell’Adecco o di Manpower. Se non sapete riconoscere se dietro un blog c’è una ONG o un bischero qualunque, ve lo dico chiaramente: questo è il sito di un bischero qualunque! Che non capiscano tutto ciò dei laureati che nel curriculum vantano anche fior di master e tirocini, la dice lunga sulla preparazione che i ragazzi ricevono nelle Università Italiane.
  • La prossima volta, per cercare lavoro, non perdete tempo per scrivere al sottoscritto. Seguite i consigli del ministro del lavoro Poletti: preparate la borsa e andate a giocare a calcetto (o yoga a seconda delle vostre preferenze).

p.s. Spero che non si offenda nessuno. Ai tre ho già risposto personalmente dicendo che mi dispiace molto ma non ho possibilità di aiutarli.

Rape sul faccialibro…

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Foto “Facebook” by Massimo Barbieri – Flickr

Un paio di giorni fa accendo il computer e trovo la richiesta di amicizia su Facebook di un mio cugino, che non vedo da quasi dieci anni. Uno di quei parenti che ormai frequento solo in occasione di matrimoni (sempre più rari) e di funerali (ahimè, più frequenti).

Più per educazione che per altro concedo l’amicizia, che tanto ormai non si nega a nessuno e per curiosità vado a sbirciare nel suo profilo. Foto delle vacanze, delle figlie diventate grandi, di mia zia e un po’ di post condivisi… Essendo vicini a Natale il cuginetto condivide diverse foto di presepi solo che come didascalia hanno delle frasi piuttosto inquietanti sull’obbligo di farli in ogni scuola per rispettare la nostra cultura, a cui seguono foto di crocifissi che non vanno rimossi dalle aule e così via… Ok, lo sapevo, il cugino fa parte del ramo bigotto della famiglia, il ramo dello zio prete e quindi c’era da aspettarselo… ma non mi aspettavo frasi così forti, direi quasi violente sotto a quei dolci presepi. La spiegazione arriva scorrendo il profilo quando, in periodi antecedenti al Natale, il cugino condivide delle foto di giovanotti rasati, palestrati e con t-shirt nere con su scritto che le case popolari devono andare solo agli italiani ed altre amenità simili (e a volte pure peggiori)!

Ecco! Un altro che ha capito tutto del Cristianesimo e dello spirito del Natale… Uno che ama così tanto quei cristi  di legno o di gesso che li userebbe ben volentieri come clave contro quegli altri… quei poveri Cristi in carne e ossa che hanno la sola colpa di avere la pelle un po’ più olivastra di lui e di fuggire da guerre e miseria.

In fondo Facebook ha fatto ancora una volta il suo sporco lavoro: ha dimostrato che per certi cugini gli anni passano invano e che è inutile cercar di cavar sangue da una rapa. Trent’anni in più, una moglie e due figlie non fanno nascere il sangue nelle rape!

Considerazioni sulle intimidazioni naziste a Como.

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Foto “Nazis no” by Daniel Lobo – Flickr

Sicuramente avete visto in tutti i TG il Video del Blitz dei nazisti veneti nella sede di “Como senza frontiere“. Non è la prima volta: qui c’è un altro video di un’altra incursione degli stessi fascisti a Mantova. E queste sono le riflessioni delle persone che hanno subito il blitz a Como (altro video qui).

Ho rivisto i video e, aldilà delle condanne di rito apparse su tutti  i media, vorrei fare alcune brevi  considerazioni.

  • La reazione dei presenti alla riunione è stata encomiabile. Non so se erano impietriti dal terrore e dallo sconcerto oppure, se come ha detto qualche giornalista, era compostezza. Di fatto, che tutto ciò sia stato voluto o meno, è stato un bell’esempio di nonviolenza gandhiana. Sarebbe bastata una minima scintilla per scapparci una rissa (che forse i fascisti cercavano pure) e invece no. La volontaria che li ha salutati con la frase «Noi vi abbiamo rispettati» ha messo il timbro sulla differenza fra le persone civili e quelle no…  infatti i fascisti hanno risposto «Nessun rispetto per voi».
  • Dal video, e anche dalle testimonianze dei volontari che erano lì, si ha la sensazione di un testo oltre che delirante nei contenuti, soprattutto sgrammaticato e  letto in modo così meccanico da dare la sensazione che colui che leggeva non capisse nemmeno quello che stava leggendo. Questi skinheads ameranno pure la patria ma sembra che non abbiano degli ottimi rapporti con la lingua italiana. Se aggiungiamo che erano anche vestiti tutti uguali e che anche nell’altro video di Mantova parlano sempre per slogan… beh l’aggettivo che mi viene in mente è “pecoroni”… e detto per delle persone che mirano al giorno da leoni è tutto dire.
  • Logicamente l’intimidazione è gravissima e non va sottovalutata, però ha anche un suo lato comico. L’atto eversivo più grosso che si vede nel video è stato abbassare il termostato del riscaldamento… Partire in 15 da Vicenza, farsi 250 km all’andata e 250 km al ritorno, col risultato di abbassare un termostato, è così ridicolo che nemmeno le Sturmtruppen di Bonvi…
  • L’unica cosa che mi sarei aspettato in un paese civile è che in questi due giorni, oltre alle condanne di rito via mass media, qualcuno dei nostri politici fosse andato a dare di persona la propria solidarietà ai volontari di Como, visto che oltretutto sono tutti a giro per l’Italia in “parate” elettorali… Si vede che i politici non hanno capito la gravità del problema, oppure sono ancora lì a studiare quante percentuali perdono o guadagnano nei sondaggi se vanno a stringere la mano ai volontari di Como. In ogni caso, più passano i giorni e più i nostri politici fanno cadere le braccia… Se pensiamo che dobbiamo ancora sorbirci mesi di campagne elettorali… Addio!

Conclusione? Non c’è una conclusione… solo tanta tristezza e forse la consapevolezza che se vogliamo uscire da questa situazione solo una cosa ci salverà: LA CULTURA CONTRO L’IGNORANZA!

Io, Fabio e Manuela.

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Foto “CIMG3248.JPG” by Patrik Tschudin – flickr

Io, Fabio e Manuela abitavamo nella stessa via, a pochi metri di distanza. Avevamo la stessa età, frequentavamo la stessa Scuola Media e, con Manuela, perfino la stessa classe. Ma la cosa che più ci univa era che ci stavamo tutti e tre sul cazzo, a vicenda… e non poco!  E questo starsi sul cazzo si alimentava quotidianamente, un giorno dopo l’altro, nel tragitto casa-scuola-casa! …Perchè SI! Noi andavamo e tornavamo da scuola insieme, senza che ci venissero a prendere genitori, nonni o baby sitters, come vorrebbero ora certi Ministri o certi giudici che fanno delle sentenze assurde…

Fabio era appiccicoso come la colla e fastidoso come la sabbia fra le dita dei piedi… Se fissavamo fuori di casa alle 7.30, lui ti suonava il campanello alle 7.10 e si piazzava in cucina quando ancora eri in pigiama e gustavi la tua colazione… Dato che  all’epoca io ero gracilino e in inverno sempre malazzato, mia madre cercava di rinforzarmi con cioccolate dense, creme pasticcere fatte in casa (con dentro una foglia di pesco che dava alla crema un sapore di nocciola) e zabaioni. Avere uno che alle 7,10 di mattina, ti guardava mentre inzuppavi il ciambellone fatto in casa in una fumante cioccolata densa, ti faceva andare storta tutta la giornata, anche perchè finiva che per educazione dovevi offrirgli mezza tazza… e lui non diceva mai di no!

Manuela invece era carina ma a quella età c’è sempre quella lotta maschi-femmine che a volte diventa anche aspra. E poi lei era una che voleva sempre avere ragione, che non arretrava di un millimetro e che doveva sempre dire l’ultima parola. Insomma faceva di tutto per rendersi antipatica! Come se non bastasse il fatto che aveva un fratello più grande che faceva il bullo con noi più piccoli… (all’epoca il bullismo non esisteva, eravamo noi piccoli che “non sapevamo difenderci” e così, dopo averle prese dai ragazzi più grandi, venivamo umiliati anche dai genitori).  Insomma, nel ritorno da scuola, con Manuela ci siamo azzuffati più di una volta e, se non ricordo male, in tutto il ciclo delle Medie ci siamo rotti in capo a vicenda almeno tre o quattro di quelle stecche di plastica da disegno tecnico…

Eppure non passava giorno che non godessimo volentieri di questa piccola autonomia! Noi tutti inseme e orgogliosamente senza genitori, andavamo a piedi nel nostro tragitto casa-scuola-casa, attraversando sulle strisce, anche un viale molto trafficato. E se oggi alcuni volti dei compagni delle medie sono un ricordo sfumato e lontano, quelli di Fabio e Manuela sono ancora vivissimi e piacevoli da ricordare!

Dalla globalizzazione all’economia del dono… (terza ed ultima parte).

Foto "mappa cartolina saluto compleanno coupon loop" by WerbeFabrik - pixabay
Foto “mappa cartolina saluto compleanno coupon loop” by WerbeFabrik – pixabay

Nei due post precedenti (qui e qui) vi ho raccontato l’analisi dell’economia globalizzata fatta da due personaggi, l’uno opposto dell’altro: Guido Maria Brera e Francesco Gesualdi. Concludo con un testo, scritto da un altro economista, questa volta per il sito Comune-info.net che, nel suo piccolo, indica un modo per uscirne. Classe 1936, Alberto Castagnola è un economista che ha lavorato per Svimez, la Banca Mondiale, il Ministero del Bilancio e  l’ISPE e che, da quando è andato in pensione, scrive libri  e collabora con la Fiom, Rete Lilliput, la Città dell’Altra Economia di Roma, l’Associazione della Decrescita, il laboratorio urbano RESET di Roma e molte Onlus che realizzano progetti nel Sud del mondo.

Il suo testo mette in luce il fatto che, mentre siamo immersi totalmente nell’acquario del capitalismo e della globalizzazione, c’è qualcuno che, in un gioco di scatole cinesi, dall’interno lavora per un’economia nuova, solidale e responsabile che non mette il profitto al primo posto, al cui interno c’è poi un’altra scatolina piccola ma crescente dell’economia del dono…

Nei prossimi giorni farò dei post con alcuni esempi (e risponderò a tutti i vostri commenti): per ora vi lascio ad una piccola riflessione… Mentre scrivo/scrivete sui nostri/vostri blog usiamo computer o telefonini di multinazionali e non potremmo fare altrimenti. Anche lo spazio che usiamo è di una multinazionale (WordPress) che mette in fondo ai nostri articoli pubblicità di altre multinazionali… Però questo non ci impedisce, tramite i nostri post di indicare un’altra strada e di far vedere che c’è gente che in quell’altra strada sta costruendo un futuro diverso. A pensarci bene anche il tempo libero che dedichiamo ai nostri blog è un dono… un dono di idee da far circolare. Siamo tutti persone che fanno altri lavori ma che offrono le loro riflessioni al mondo… gratuitamente…

“Il cubo del capitale” di Alberto Castagnola.

Negli ultimi anni si sono moltiplicate le riflessioni sui rapporti che devono avere le esperienze alternative, in particolare quelle dell’economia alternativa e solidale e le analisi che compongono il pensiero della decrescita , nei confronti del sistema globale capitalistico. Il fatto che la maggior parte di esse si svolge all’interno del sistema che sono convinte si debba sostituire, costituisce indubbiamente un aspetto cruciale delle attività da loro svolte ed è una fonte di molteplici difficoltà. […] Man mano che aumenta la consapevolezza diffusa dei danni prodotti dal sistema dominante, in particolare quelli che stanno turbando gli equilibri del pianeta (quelli che hanno creato nei millenni l’ambiente adatto per la nascita e l’evoluzione degli esseri viventi) , ogni persona dovrebbe acquisire la coscienza della propria minuscola partecipazione allo svolgimento dei meccanismi nocivi e insieme delle potenzialità (proprie e collettive) di processi di graduale sottrazione alle logiche diventate dominanti negli ultimi tre secoli.

Questa presa di coscienza è particolarmente necessaria in tutti coloro che già da alcuni anni operano tentativi di sottrazione al sistema e di creazione di logiche economiche e sociali alternative al capitalismo, anche se in molti casi questi tentativi sembrano più rispondere ad esigenze di libertà in senso lato o di ritorno ad una semplicità primitiva, piuttosto che di lotta antisistema o di ricerca di una creatività umana libera da vincoli. Per contribuire a questi processi, sempre più importanti man mano che si evidenziano crepe ad alto rischio nel sistema dominante, può essere di aiuto evidenziare in una qualche forma grafica la situazione attuale .

Foto tratta da Comune-info.net
Foto tratta da Comune-info.net

Ovviamente questa immagine può essere ingannevole, poiché il cubo base [azzurro] intende rappresentare il sistema capitalistico globale e dovrebbe avere delle dimensioni immense rispetto ai due cubi più piccoli, che rappresentano il primo l’economia del dono (cubo giallo), e il secondo più grande le diverse esperienze di economia alternativa e solidale (cubo blu) (che l’include logicamente l’economia del dono) in quanto relazioni più corrette e dense di significato dei rapporti di rilievo economico tra le persone. Lo schema invece può essere utile per sottolineare che le esperienze alternative si svolgono (purtroppo) all’interno delle dinamiche del capitale e gli sforzi di sottrarsi alle sue logiche e di mettere in piedi logiche economiche profondamente diverse sono talvolta immani e spesso soccombenti. D’altra parte, l’immagine evidenzia il fatto che ogni attività alternativa, anche minuscola e isolata, conquista spazio prima dominato dal capitale e quindi dovrebbe costituire un forte stimolo nella creazione, invenzione e immaginazione delle attività alternative. […]

Cosa c’è nel cubo più piccolo

Quanto segue trae ispirazione dalle esperienze e analisi del nuovo movimento femminista in materia di dono [… e] intende costituire solo un primissimo tentativo di comprendere maggiormente quante delle attività quotidiane potrebbero in realtà essere costituite da rapporti di semplice dono, esterno quindi agli scambi commerciali e ai meccanismi dei prezzi. In altre parole, dobbiamo diventare sempre più del fatto che possiamo intrecciare relazioni interpersonali (che potrebbero passare attraverso acquisti nei supermercati o nei negozi) e che invece possiamo inventare e realizzare attraverso attività personali, manuali o creative individuali o di gruppo. Ogni oggetto ed ogni relazione diventano inoltre qualcosa di ben diverso dell’acquisto di un prodotto con caratteristiche commerciali e industriali, in realtà anonimo e prodotto in un numero spesso incommensurabile di copie: diventa una parte del lavoro di una persona e l’immagine della sua creatività, il dono diventa la dazione di una parte di noi stessi e del nostro tempo per suscitare gioia e piacere nel destinatario. […]

Quanti doni sono possibili

  • I prodotti dell’orto e i fiori del terrazzo, le piantine di odori, le uova di anatre, oche e galline
  • I cuccioli di animali domestici
  • Consulenze e consigli per le produzioni biologiche, di permacoltura, biodinamiche, bioenergetiche
  • Ricette di alimenti tipici e tradizionali di un luogo
  • Piatti preferiti di ciascuna famiglia o persona
  • Marmellate e conserve
  • Succhi di frutta e liquori casalinghi.
  • Fare insieme pasta e pane
  • Passaggio di vestiti, specie di bambini che crescono rapidamente rispetto al consumo dei tessuti.
  • Scambio di strumenti, attrezzi e macchine da lavoro e da giardino, scale e ponteggi.
  • Scambio di libri, Cd, Dvd, registrazioni
  • Uso di Pc e luoghi di registrazione
  • Uso di biciclette e ricorso a ciclo officine alternative
  • Riparazione di oggetti di uso comune e riciclo di quelli irrecuperabili (Repair Caffè)
  • Banche del tempo
  • Attività di animazione, facilitazione , sostegno delle dinamiche dei gruppi di base
  • Consulenze e consigli tecnici o scientifici sulla base delle rispettive professioni
  • Interventi medici e di medicina naturale o alternativa
  • Tessuti o stoffe ricamate, colorate, disegnate, ecc.
  • Piccoli oggetti artistici fatti a mano (disegni, foto, composizioni di carta o di legno, ecc.)

L’elenco può non essere completo e comunque tiene poco conto delle esperienze in corso in altre culture. Tuttavia, se ci pensate, sono tutti sapori e odori non trasformati industrialmente (e quindi con aggiunta di conservanti, coloranti e potenziatori di sapore, in genere prodotti chimici) e che vi tengono lontani da molti scaffali dei supermercati. Forse non escludono ogni forma di spesa nei grandi magazzini, ma che potrebbero ridurre fortemente l’incidenza sulla spesa quotidiana, specie nei centri abitati di minori dimensioni. Inoltre concepisce le attività lavorative e gli hobby come delle attività che possono svolgersi con forti connotazioni collettive e sociali, invece di essere obbligatoriamente collegate a una remunerazione o salario, guadagnati in luoghi fortemente strutturati, valorizzando invece il piacere umano e la possibilità di condividerlo socialmente.

Cosa c’è nel secondo cubo, più grande, ma sempre interno al cubo del capitale

La definizione più ampia che si può dare dell’economia alternativa e solidale, comprendendo tutto ciò che è da tempo in corso in un gran numero di paesi, fa riferimento a numerose attività economiche, che si svolgono secondo principi profondamente diversi da quelli che ispirano i sistemi di tipo capitalistico, e che cercano invece di perseguire scambi corretti ed equivalenti, realizzano prodotti effettivamente rispettosi dell’ambiente, danno la priorità alle buone relazioni tra le persone, siano esse produttori o consumatori, e che riducano continuamente i loro livelli di utilizzazione delle risorse naturali, dell’acqua e delle energie fossili, utilizzando invece ai massimi livelli possibili le energie provenienti da fonti rinnovabili e riducendo al minimo ogni forma di consumo eccessivo e di spreco. L’elenco che segue si arricchisce ogni anno di nuove esperienze e di innovazioni continue, poiché questa parte del mondo è alla continua ricerca di soluzioni e campi di attività che sostituiscano quelli immessi sui mercati dal sistema globale.

Le iniziative di economia alternativa e solidale da tempo attive

  • Agricoltura : produzioni biologiche, permacoltura, biodinamica, bioenergetica, contratti di prefinanziamento, filiere città-campagna, ogni tipo di rapporto diretto produttori – consumatori che si svolge a condizioni predeterminate di comune accordo.
  • Alimentazione : Gruppi di acquisto solidale, consegne a domicilio o ai mercati di prodotti selezionati, mercati contadini, orti urbani, cura giardini e spazi verdi urbani concessi a realtà locali dagli enti locali.
  • Materie prime: Botteghe del commercio equo e solidale
  • Abitazioni in paglia, legno e mattoni in terra cruda, pannelli per edilizia con isolamento in lana.
  • Mercati periodici e fiere
  • Ristorazione: Bio osterie,
  • Risparmio energetico: abitazioni passive, accorgimenti per abitazioni e condomini
  • Energie rinnovabili: autocostruzione solare ed eolica, autocostruzioni ecologiche, imprese di energia alternativa
  • Reti per raccolta e smaltimento rifiuti, rigenerazione apparecchi informatici
  • Servizi : ciclo officine; Caes, assicurazioni; Banche del tempo; punti di riuso, riparazioni, riciclo; costruzione piste ciclabili
  • Palestre e centri sportivi
  • Monete locali alternative
  • Banca Etica , MAG Mutue Auto Gestione, microcredito
  • Assicurazioni etiche
  • Interventi di protezione e restauro di beni artistici e archeologici,
  • Azioni di bonifica e salvaguardia dell’ambiente.
  • Cultura: centri culturali, biblioteche, librerie, centri studio e ricerche
  • Scuole di musica popolare, sale prove, palchi e impianti per eventi
  • Comunicazione: Radio libere, Giornali on line, giornali scolastici
  • Agricoltura sostenuta dalla comunità
  • Consiglio per una politica alimentare regionale
  • Attività di assistenza ai migranti (dalla prima accoglienza alla formazione)
  • Laboratori artigiani animati da anziani fuori del mondo del lavoro

A cosa serve l’immagine del cubo

In primo luogo ad evidenziare una visione spesso trascurata, cioè il fatto che si lavora per il nuovo mondo possibile all’interno del sistema dominante, e cioè che le scelte fatte non permettono di considerarsi “fuori” dalle logiche che ci pervadono e ci circondano. Ciò significa che perfino un eremita che vive da solo in cima ad una montagna può respirare aria inquinata o subire gli effetti del mutamento climatico. Invece è necessario essere molto coscienti dei vincoli e dei condizionamenti che ci circondano e sapere che ogni scelta ben formulata e attuata permette di sottrarsi, sia pure parzialmente, ai meccanismi dominanti mettendo in piedi e alimentando logiche ben diverse. […] Il sistema dominante tenta continuamente di recuperare qualunque spazio conquistato contro le sue regole ed ha a disposizione molti subdoli metodi per svuotare o irretire le azioni liberatorie in corso. In particolare, si impadronisce delle parole e dei comportamenti alternativi, denomina “green” attività sempre volte all’ottenimento di profitti, definisce “sostenibili” vecchi processi di accumulazione, copre con la pubblicità “alternativa” le attività produttive che continuano lo sfruttamento di tutte le materie prime con i metodi di sempre.

[…] L’immagine del cubo invita a tenere presenti gli infiniti legami che esistono tra i meccanismi del capitale e i nostri possibili comportamenti e tende a facilitare un maggior grado di coscienza della portata effettiva delle nostre scelte e delle nostre esperienze. […] La logica alla quale si ispira la descrizione del cubo può invece proprio in questi casi costituire una guida per evitare trappole e proposte falsamente alternative. […] Il segreto dell’impegno per il mondo alternativo risiede nella capacità di essere contemporaneamente “dentro” e “fuori” il sistema, cioè di essere sempre coscienti di quando si è condizionati e di quando si opera in una sfera di libertà, ma soprattutto di sapere quando, sia pure in misura minima o graduale, si sta operando per aumentare la sfera di indipendenza rispetto al sistema dominante. Ovviamente si corre il rischio, non appena valutata a fondo la forza e le pervasività delle logiche e dei meccanismi del capitale globale, di scoraggiarsi subito o di piombare nella depressione. Invece una coscienza maggiore e una capacità analitica più approfondita può permettere di comprendere a fondo il significato di ogni sia pur piccola azione, e di capire che la sottrazione, sia pure graduale, è l’unico modo di accettare la sfida e di aumentare il potere di ciascuno. Non possiamo naturalmente sapere quando riusciremo a rovesciare i rapporti di forza, e a sostituire il mondo nuovo a quello vecchio, però possiamo da subito essere parte cosciente del cambiamento necessario.

tratto dall’articolo “Il cubo del capitale” di Alberto Castagnola pubblicato su Comune-info.net il 3 Agosto 2017.