L’indipendenza di camminare a piedi.

Foto "Determined" by Ben Roberts - flick
Foto “Determined” by Ben Roberts – flick

Il mio post sulla decisione di vendere la macchina dello scorso giugno (qui) ha suscitato diversi commenti e mi è piaciuto molto questo articolo segnalato da ammennicoli sul mestiere di ciclista/genitore, che si può applicare anche a podista/genitore (pur se podisti e ciclisti si vedono fra di loro come cane e gatto).

Il resto dei commenti poneva invece l’accento sull’indipendenza data dal possesso dell’auto ed è una reazione comprensibile perchè, senza rendercene conto, tutti siamo condizionati dalla macchina. A me per capirlo c’è voluto un percorso lungo, fatto di tanti anni, che vi racconterò in breve.

Erano i primi anni del nuovo secolo e per dimagrire e rimettermi in forma avevo cominciato a corricchiare: prima 10 minuti, poi mezz’ora, poi un’ora. Dopo alcuni mesi iniziai a fare qualche garetta di quartiere, poi mi iscrissi ad una società sportiva e con gli anni feci anche la maratona. E siccome la corsa ti fa star bene e ti prende, cominciai a correre anche quando gli altri non lo avrebbero mai fatto, cioè con la pioggia, il vento, la neve e il solleone. Nel 2010 feci perfino una maratona di 3 ore e 44 minuti tutta sotto l’acqua: d’altra parte se la prepari da quattro o cinque mesi e se hai speso la modica cifra di 50 o 60€ di iscrizione, la pioggia e il vento… gli fanno un baffo alla maratona!

Fino a qui è solo la banale storia di uno sportivo dilettante che corre e cammina nel tempo libero ma ad un certo punto capita qualcosa che ti fa scattare una molla e scopri che quello che di solito fai per sport puoi farlo anche nella vita di tutti i giorni. Ad esempio sei in coda in auto per andare a fare una banale commissione (tipo in banca o in posta) e quando arrivi a destinazione devi girare a vuoto per cercare un parcheggio libero. Imprechi, ti arrabbi, mandi a quel paese gli altri automobilisti e ti accorgi che, andandoci camminando, ci avresti messo lo stesso tempo e ti saresti stressato di meno… In bici addirittura saresti arrivato prima. A quel punto fai mente locale, ti accorgi che da casa tua al luogo della commissione saranno si e no due o tre km e che magari il giorno prima, allenandoti ne hai fatti almeno il triplo.

Alla fine della storia impari che l’indipendenza non te la dà l’automobile ma l’utilizzo del mezzo giusto al momento giusto… e meravigliosamente scopri che, specialmente in città, l’auto non è quasi mai il mezzo giusto, tranne forse quelle due o tre volte in cui vai a comprare i mobili all’Ikea!

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Un po’ più libero…

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Foto “web-20130413-27-2” by Dolf Botha – flickr

Da alcuni giorni mi sento un po’ più libero… Ho venduto la mia macchina e non devo più sottostare alla dittatura del motore. Era una cosa che avevo in mente da almeno una decina d’anni ma che sono riuscito a concretizzare soltanto adesso. Pensate, da una settimana non devo più andare al tempio per offrire gli oboli alla Trimurti “bollo-assicurazione-accisesullabenzina” e il mio nome non figura più nei sacri volumi del PRA…

Purtroppo, se formalmente la situazione è questa, in realtà ho dovuto pagare un prezzo molto alto per questa mia liberazione. Alla crudele divinità del motore ho dovuto fornire nuova carne fresca, che nei prossimi decenni continui a pagare l’obolo “bollo-assicurazione-accisesullabenzina”… Infatti ho venduto la mia auto per comprarla alla figlia, garantendole così un futuro di sottomissione alla dittatura della vettura. Se a ciò aggiungiamo che, fino a quando non avrà terminato gli studi e non avrà un suo stipendio, l’obolo uscirà, come nella canzone di Carosone, dalla borsetta di mammà (o dal portafoglio del babbo) la liberazione è soltanto formale…

Io, forte dei miei piedi, della mia bicicletta e anche un po’ della tramvia di Firenze, sono già anni che non uso la macchina. In caso di estremo bisogno potrei iscrivermi ai servizi di car sharing, che a Firenze non mancano, oppure fare come quei fumatori che, tanto per cominciare, smettono di fumare le loro sigarette ma continuano a fumare quelle degli altri!

Ultimo appello per fermare le trivelle…

notriv_09Ho letto molto in questo periodo sulle trivelle oggetto del referendum e sull’ecosistema marino del Mediterraneo (e per me che sono un’amante della montagna è tutto dire). Avrei voluto scrivere di più sul blog ma il tempo è quello che è e perciò vi lascio con due pensieri tratti da tutto il materiale che ho letto e con alcuni link di persone più competenti del sottoscritto…

  • Il petrolio presente nei nostri mari è pochissimo. Se oggi estraessimo tutto inseme il petrolio e il metano presenti nei giacimenti nazionali e fosse usato per coprire i bisogni dell’Italia avremmo, nella migliore delle ipotesi, petrolio per 8 settimane e metano per 6 mesi. In realtà il petrolio estratto sarebbe di proprietà delle multinazionali e potrebbero decidere di venderlo all’estero. Allo Stato italiano resterebbe un’elemosina di royalties e l’onere di ripristinare eventuali danni ambientali che si ripercuoterebbero sul turismo.
  • E’ almeno dagli anni ’60 del secolo scorso che viene estratto metano e petrolio dalle coste italiane, in particolare nel mare Ionio e nel ravennate. Ora, se il petrolio e il metano fossero davvero la fortuna che i petrolieri vorrebbero farci credere, Basilicata e Calabria sarebbero  da 50 anni le regioni più ricche d’Italia e quasi trainerebbero da sole l’economia nazionale… Mi sembra invece che siano tra le regioni più povere e con più disoccupazione dell’intero stivale il che la dice lunga sui vantaggi del petrolio. Credo che se ci sarà una rinascita per la Basilicata questa sarà legata a Matera capitale della Cultura 2019, al turismo e alla tutela dell’ambiente. E che dire di Ravenna? Città bellissima che, a causa delle trivellazioni del metano, sprofonda ogni anno di 2 cm… leggete questo articolo del 2014… quindi non influenzato da logiche referendarie. Se volete vedere i famosi mosaici bizantini di Ravenna sbrigatevi a fermare le trivelle o in futuro per ammirarli, potreste avere bisogno del brevetto da sub!

Persone che hanno scritto meglio e con più competenza del sottoscritto:

#TAG l’auto che vorrei.

Foto "Village 2CV à Tours" by Claude37 - flickr
Foto “Village 2CV à Tours” by Claude37 – flickr

Ringrazio Aspiranterunner per avermi nominato in questo tag.

Uso pochissimo la macchina e quelle poche volte farei volentieri a meno… In città vado a piedi, in bicicletta e con i mezzi pubblici… Le uniche volte in cui uso l’auto sono:

  • Una volta a settimana per fare la spesa, ma giuro che riesco a caricare le borse della spesa anche in bici (lo facevo quando andavo al Gruppo d’Acquisto Solidale)
  • Alcune volte per andare alle corse podistiche quando, per distanze e tempi, non posso andare in bici o con i mezzi (la domenica mattina alle 7.00 non sempre ci sono i mezzi pubblici per spostarsi nei vari paesi della provincia di Firenze).
  • Per andare in ferie. Io andrei volentieri in aereo ma la moglie ha il terrore di volare e non sempre i treni sono comodi come l’auto.

Le regole del tag sono le seguenti:
1- Citare il blog che lo ha ideato che è Opinionista per caso 2
2- Ringraziare il blog che vi ha taggato
3- Rispondere a 10 domande e se volete potete illustrare foto di automobili
4- Avvisare con un commento il blog che avete taggato
5- Nominare da un minimo di 5 al massimo di  dieci blog.

Domande.

1 – A che età sei diventato proprietario/a di una auto ?

Penso di aver avuto circa 20-21 anni. Prima guidavo la Fiat 126 di famiglia.

2- Hai mai ricevuto in regalo un automobile?

A circa venti anni ho ricevuto in regalo una Uno Bianca, comprata da un dipendente Fiat di seconda mano. Avrei voluto tanto una Citroen 2 cavalli ma mio babbo mi disse: «…o questa o a piedi»

3- Ti è capitato di dormire in automobile oppure fare anche l’amore ?

Entrambi. Fare l’amore nel 126 era proprio da contorsionisti, nella Uno andava meglio. Il periodo in cui facevamo l’amore in macchina era quello del mostro di Firenze e avevamo una paura bestia (una mia cara amica purtroppo fu una delle vittime). Allora ci organizzavamo in parcheggi e strade di periferia: tipo un parcheggio con una ventina o trentina di auto dove tutti dentro facevano l’amore… La mattina dopo il piazzale era un prato di preservativi!!! Fortunatamente, vista la grave situazione, la gente e le istituzioni erano comprensivi…

4- Quale è stata la destinazione più lontana che hai fatto in auto ?

Madrid, poi Ostrava (Rep. Ceca), Bratislava, i Pirenei…

5- Di che modello era oppure è  la tua prima auto ?

La prima guidata una Fiat 126, la prima posseduta una Fiat Uno.

6- Qual è la tua radio preferita che ascolti quando sei alla guida ?

Quando sono con mia moglie lei mi fa ascoltare Radio Dimensione Suono. Le poche volte che sono da solo ascolto Controradio (network di Radio Popolare) oppure dei cd o, come ultima spiaggia, Radio 2.

7- Puoi dirci di quale casa automobilistica è l’auto dei tuoi sogni ?

Non ho auto dei sogni. L’auto per me non è uno status symbol ma solo un mezzo da usare quando non posso proprio farne a meno. Spero presto di non averne una a mio nome… e magari  di fare l’abbonamento al car sharing.

8- Quando vuoi acquistare o cambiare l’auto per te è più importante il prezzo , il colore o la marca ?

Il prezzo, la sicurezza e la possibilità di avere un motore ecologico (adesso abbiamo un’auto a metano).

9- Hai più  paura di metterti alla guida quando nevica e c’è il maltempo oppure quando c’è tanto traffico e sei in coda ?

Il traffico cittadino lo odio, mi piace invece girare per strade secondarie ammirando il paesaggio: con la macchina preferisco andare una volta l’anno in ferie, piuttosto che girare in città tutti i giorni… Insomma meglio una bella tirata fino al Polo Nord piuttosto che i viali di Firenze tutti i dì!

10- Ti è mai capitato di trovarsi in strada con una gomma bucata oppure un altro imprevisto ? Se la risposta è si ci racconti come hai fatto a risolvere questo imprevisto.

E’ successo circa 20 anni fa quando ci si ruppe la cinghia di trasmissione e si fuse tutto il motore della Clio… Ci successe in Svizzera e restammo, per forza di cose, confinati in una pensioncina in un paesino a Nord di Lugano per una settimana, in attesa che ci rifacessero tutto il motore. Alla fine spendemmo il doppio di quanto avremmo speso se il guasto fosse avvenuto in Italia. Ma la beffa fu un’altra: quando si fuse la macchina stavamo andando a Wilderswil, nello Jungfrau, per un fine settimana vinto ad un concorso a premi dell’Ente del Turismo Svizzero… Soggiorno che andò perso definitivamente…

Foto "2CV Charleston" by Gintaras Rumšas - Flickr
Foto “2CV Charleston” by Gintaras Rumšas – Flickr

A questo punto dovrei nominare 5 o 10 blog per continuare il Tag ma, visto che come avete capito non mi entusiasmano molto le auto e che siamo anche nella settimana del referendum sulle trivelle petrolifere, preferisco non nominare nessuno e concludere con la frase dell’ex sindaco di Bogotà che fino a qualche settimana fa campeggiava nella prima pagina del blog “Dove gira il sole” di Cristiana.

Un paese è sviluppato non quando i poveri posseggono automobili ma quando i ricchi usano mezzi pubblici e biciclette.

Gustavo Petro Urrego, sindaco di Bogotà dal 2012 al 2015.

p.s. la scelta dell’auto col ritratto di Coluche non è casuale.

Contromano in bicicletta.

Foto "Ma dove vai, bellezza in bicicletta" by betulì - flickr
Foto “Ma dove vai, bellezza in bicicletta” by betulì – flickr

La strada dove abito è stretta, a senso unico e nelle ore di punta si forma una coda di auto a causa di un semaforo a duecento metri di distanza. Quando sono in bici e non c’è traffico, ad esempio alle 22.00 quando torno dalla palestra, faccio un pezzo di strada contromano. E se proprio sono costretto, tipo se mi viene incontro un bus, salgo anche sul marciapiede… Giuro, per lo stretto tempo necessario! Insomma, da buon ciclista urbano, faccio contemporaneamente due o tre infrazioni al codice della strada, ma l’alternativa sarebbe un giro più lungo su un viale molto trafficato dove le auto sfrecciano ad alta velocità… Se fossimo in Germania o in Austria collezionerei multe a iosa, ma lì la costante presenza dei vigili in strada è controbilanciata dall’altrettanto presente rete di piste ciclabili…

Sarà che io per primo ho la coscienza sporca o per lo spirito di corpo che nasce tra noi ciclisti urbani,  ma quando da pedone incrocio un ciclista sul marciapiede davanti a casa mia, mi scanso e faccio posto per farlo passare. I motociclisti e gli scooteristi invece mi fanno arrabbiare parecchio: primo perchè, al contrario dei ciclisti, occupano tutto il marciapiede e per farli passare dovrei scendere io in strada (con i rischi relativi), secondo perchè, anche se vanno con un filo di gas, sono troppo pericolosi e rischiano di stendere chi esce dalle case e terzo perchè, rispetto ai ciclisti, sono arroganti. Dalla mia pluriennale esperienza, pur avendo entrambi torto,  il ciclista si scusa e ringrazia mentre il motociclista s’incazza e pretende pure di avere ragione. E poi i motociclisti inquinano l’aria che respiro e quindi sono antipatici a prescindere!

L’altro giorno torno a casa da lavorare e mi viene incontro, sul marciapiede, una ragazza in bicicletta. Io sono l’unico pedone e capisco che lei non si aspettava di trovarmi. Sono frazioni di secondi: appena mi scorge, vedo il panico nei suo occhi… E’ in bicicletta, sul marciapiede, contromano ed è pure straniera: magari si aspetta una ramanzina da parte mia! Invece io, senza nemmeno pensarci e con lo spirito del ciclista urbano, mi faccio da parte, le faccio un segno con la mano e le dico: «Vieni, vieni, passa!». Lei si scioglie in un sorriso a 32 denti, passa pianissimo e quando mi incrocia sussurra un timido: «Scusi, grazie!»

E’ un gesto che mi capita di fare molte volte, sia come pedone che come ciclista, ma questa volta ha avuto un significato speciale perchè, per la prima volta nella mia vita, ho incrociato una ciclista urbana con l’hijab!

°°°°°°°°

P.S. Mi scuso per non aver fatto un post sulla Pasqua e non essere passato nei vostri blog a farvi gli Auguri. Purtroppo, tranne i giorni rossi nel calendario, ho sempre lavorato e il resto del tempo l’ho dedicato alla famiglia e a Pasquetta anche al giardinaggio (che nel mio caso è più un terrazzaggio)…

Firmate la petizione contro la targa e il bollo per le biciclette!

Foto "Bicycling -from old book" by plaisanter~ - flickr
Foto “Bicycling -from old book” by plaisanter~ – flickr

Appena ieri il blog parlava di inquinamento (qui il post) che oggi arriva risposta dei nostri politici italiani, in particolare una perla del Senatore del Partito Democratico Marco Filippi che ha avuto la gran bella idea di fare una proposta di legge per obbligare le biciclette ad avere una bella targa e a pagare il bollo.

Non è una novità… la notizia era nell’aria da tempo e questo blog ne parlava già ad Aprile 2014 (qui il post) ipotizzando, non solo il bollo ma pure l’assicurazione obbligatoria, proprio come per le auto. Serviva solo un oscuro senatore in vena di popolarità che mettesse la proposta nero su bianco…

Inutile dire che il popolo dei ciclisti s’è arrabbiato non poco e di conseguenza, a vedere le reazioni della rete, credo che il senatore abbia raggiunto la sua bella popolarità negativa… che forse, essendo lui livornese, mi immagino sia stata estesa pure a qualche “tegame” di sua conoscenza….

Se anche voi volete che questa proposta di nuova tassa venga al più presto accantonata vi invito a firmare questa petizione su change.org. Grazie a tutti!

Se poi la tassa andrà in porto vorrà dire che sarà la volta buona che imparo a pattinare e ad andare sullo skateboard … Oddio… meglio se non lo scrivevo… Non avrò mica dato un’idea nuova all’oscuro senatore del pd in vena di notorietà?

Per approfondire:

Pensieri sul caso Volkswagen.

Foto 'La grande frode di Volkswagen.' by Automobile Italia - flickr
Foto ‘La grande frode di Volkswagen.’ by Automobile Italia – flickr

Con mia moglie abbiamo ricominciato ad andare in palestra al nostro corso di Daoyin. Mentre lo scorso anno andavamo insieme in auto (a metano), quest’anno ci andiamo separati perchè io rimango in palestra a fare anche Taijiquan. Partiamo da casa alla stessa ora: lei in auto e io in bicicletta. Abbiamo già fatto 5 lezioni e io, 5 volte su 5, sono sempre arrivato in palestra prima di mia moglie, di almeno 5 minuti ma a volte anche di 10 minuti, su un percorso di circa 2,5 km. La bicicletta svicola nelle code, transita in strade vietate alle auto e non ha l’assillo del parcheggio: infatti davanti alla palestra c’è sempre una rastrelliera bella vuota.

Almeno in città la bicicletta e a volte perfino i piedi, sono più veloci e più convenienti delle auto. Però siamo così abituati alle macchine che non ci pensiamo. D’altra parte basta guardare le pubblicità in tv all’ora di cena: la stragrande maggioranza è di auto e di tutto ciò che ci gira attorno (assicurazioni, accessori, carburanti). Ci fanno il lavaggio del cervello facendoci vedere vetture che sfrecciano libere nella natura mentre nella realtà restiamo intrappolati  in queste scatolette, incolonnati ai semafori, respirando (e facendo respirare ai nostri figli) la merda che esce dai tubi di scappamento. Come con i farmaci, bisognerebbe che per ogni spot televisivo delle varie case automobilistiche, una vocetta leggesse le avvertenze dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ovvero che nel mondo muoiono 8.000.000 di persone ogni anno a causa di patologie legate all’inquinamento dell’aria. Senza contare i morti e gli sfollati per le guerre per il petrolio, che da decenni insanguinano pianeta…

Dobbiamo operare una svolta culturale, ancor prima che economica… La signora ingioiellata col megasuv che parcheggia in terza fila per portare il figlio a scuola è una pezzente, mentre quella col caschetto da ciclista che lo porta in mountain bike è una strafiga… e così il corrispettivo maschile. In fondo anche Luca Carboni nel 1987  in Lungomare cantava…

[…]Perché la vita è incontrarsi e illuminare il buio
sì la vita è scontrarsi magari sotto il sole
dove si incontrano donne sulle biciclette
con le braccia nude e le grandi tette […]

Perché la vita è incontrarsi e illuminare il buio
e la vita è scontrarsi magari sotto il sole
dove si incontrano donne sulle biciclette
con il vento contro che gli scopre le orecchie […]

tratto dal testo della canzone Lungomare di Luca Carboni.

La vera rivoluzione sarà quando a Melfi o a Wolfsburg dalle catene di montaggio usciranno biciclette invece di automobili, perchè come ha scritto il sindaco di Bogotà (e io ho ripreso dal blog “Dove gira il sole” di Cri)

Un paese è sviluppato non quando i poveri posseggono automobili ma quando i ricchi usano mezzi pubblici e biciclette.

Gustavo Petro Urrego, sindaco di Bogotà.

p.s. Visto che ho parlato della canzone vi lascio col video dell’epoca di Luca Carboni… e chi come me ha trascorso le estati degli anni  ’80 a Rimini, riconoscerà le insegne di tanti locali….