Terra Nuova di Maggio 2015.

Copertina Terra Nuova Maggio 2015

Copertina Terra Nuova Maggio 2015

Questo mese non vi avevo ancora segnalato i contenuti più interessanti della rivista Terra Nuova.

Il numero di Maggio si apre con un bel dossier dedicato ad Expo che passa in rassegna tutti gli sponsor e soprattutto riporta le opinioni di chi (soprattutto nel terzo settore) vi partecipa, di chi sta all’esterno, oppure di chi si oppone… Da Vandana Shiva (favorevole) a Mauro Berrino (contrario) mi è sembrato uno degli articoli più obiettivi che ho letto su Expo… Ma ne riparleremo più approfonditamente.

C’è poi uno speciale dedicato ai rifugi del Cai con indirizzi e informazioni sui 373 rifugi del Club Alpino e una mini-mappa del Sentiero Italia.

Per quanto riguarda i consumi c’è un test  che confronta vari modelli di coppette mestruali per signore e un articolo sulle Bacche di Goji che ne elenca le proprietà e fornisce dei consigli per un acquisto consapevole delle migliori bacche.

Per concludere c’è un articolo piuttosto inquietante ma molto interessante, sul quale forse ritornerò in futuro: da alcuni anni in Italia si vive più a lungo ma ci si ammala prima e perciò si vive in salute molti meno anni rispetto a quanto succedeva soltanto nel 2004. Nel 2004 gli uomini avevano un’aspettativa di vita in salute fino a 68,7 anni e le donne fino a 71. Nel 2012 tale aspettativa è scesa per gli uomini a 62,1 anni e per le donne addirittura a  61,5. Pare che tra le ragioni di questo decadimento ci siano  sia gli stili di vita che (e in maggior misura) le condizioni ambientali e l’inquinamento. Come ricordano alcuni medici nell’articolo, la corruzione, gli scarsi  controlli sull’inquinamento, le mancate bonifiche, le pene irrisorie sono tra le cause per cui beviamo acqua e respiriamo aria entrambe  inquinate…

Ok il prezzo è giusto.

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Foto “Money” by 401(K) 2012 – flickr

Riguardo all’ultimo post su Flora Firenze, all’interno del commento che ha lasciato Francesco del blog SaldiMentali, c’è questa frase che mi ha particolarmente colpito: […] Di solito sono contrario agli ingressi gratuiti, perché rischiano di dare una cattiva impressione e svalutare i contenuti […] Premettendo che nel caso specifico di FloraFirenze non chiedevo l’ingresso gratuito, ma semplicemente un biglietto ad un prezzo ragionevole, vorrei fare una riflessione più generale su questa affermazione.

Siamo così immersi in questa cultura turbocapitalista che ogni cosa e ogni persona devono avere per forza un prezzo e se talvolta sono gratis ne ricaviamo, subito e  a prescindere, una cattiva impressione e le consideriamo svalutate. Vi faccio due banali esempi di come questo atteggiamento sia così radicato nella mentalità dell’italiano medio:

Come alcuni sanno lavoro in un Centro Elaborazione Dati che supporta circa 300 dipendenti. Montiamo su tutti i pc le suite per ufficio opensource Libreoffice e/o Openoffice, usate ormai da diversi anni e perciò già testate ampiamente. Eppure c’è sempre qualcuno che non si fida e pretende di avere Microsoft Office perchè “se è a pagamento sarà sicuramente meglio”… In questi casi, visto che ci avanzano delle vecchie multilicenze di Office 2000, gli montiamo questa versione e così l’impiegato “furbo” se va via contento di aver rinunciato all’ultima e aggiornata versione di Libreoffice per avere in cambio una suite Office: a pagamento, ma del 1999.

Nei giorni scorsi ho pubblicato la ricetta della frittata con i fiori d’acacia. Conosco delle persone che se proponessi loro di andare a raccogliere i fiori d’acacia o le erbe di campo per farsi la frittata mi guarderebbero storto ma se, lo stesso piatto, magari chiamato “Omelette aux fleurs d’acacia con riduzione di balsamico” lo trovassero nel menù di Eataly o di qualche ristorante stellato, sarebbero disposti a pagarlo come e più di una bistecca…

Per non parlare poi del prezzo delle persone: basta sfogliare le pagine di un giornale per capire che merita più attenzione la distorsione della caviglia di un giocatore di calcio piuttosto che 700 morti in un battello in fondo al mare.

Insomma, ci hanno così lavato il cervello che non sappiamo più distinguere la differenza fra “prezzo” e “valore” e non ci accorgiamo che a volte ci sono cose pompate dalla pubblicità  con un prezzo altissimo ma che non valgono niente e cose che non costano niente, ma valgono tanto, come osservare un tramonto sul mare  o stare distesi su un prato sulle Dolomiti… E se qualcuno ci fa un regalo o un piacere gratis siamo così prevenuti che pensiamo subito che lo faccia con un secondo fine o che abbia un tornaconto. Proprio non ci riesce pensare che qualcuno, magari nel tempo libero,  provi soddisfazione nell’aiutare i suoi simili, nel vedere il sorriso di qualcuno a cui ha risolto un problema o a cui  ha semplicemente detto “Buongiorno”.

Diceva nell’Ottocento uno che se ne intendeva:

Le persone oggigiorno conoscono il prezzo di ogni cosa e il valore di niente.

Oscar Wilde (scrittore 1854 -1900)

p.s. Come sapete la prima Domenica del mese nei Musei statali non si paga il biglietto. So che la tentazione è alta ma per favore non andateci. Per colpa vostra il “David” di Michelangelo e la “Venere” di Botticelli quel giorno lì verrebbero svalutati… “La vergine delle Rocce” di Leonardo e i “Girasoli” di Van Gogh invece non valgono un fico secco: sono alla National Gallery di Londra e lì si entra gratis sempre.

Una ricetta: La frittata con i fiori d’acacia.

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Foto “Acacia flowers” by candiru – flickr

E’ tantissimo che non pubblico ricette e lo faccio adesso con una di stagione: la frittata di fiori d’Acacia (Robinia pseudoacacia). Dalle mie parti i fiori d’acacia sono una tradizione primaverile, di solito coniugata sotto forma di frittelle salate… in pratica i fiori vengono immersi in una pastella simile a quella dei fiori di zucca e poi vengono fritti a cucchiaiate nell’olio bollente… Visto che in questo periodo sono a dieta ho preferito sostituire le più unte frittelle con una frittata, usando solo un filo d’olio, per ungere la padella… Dato che poi mi sono avanzati alcuni fiori penso che li metterò in un’insalata o che forse potrei provare a farci un risottino.

Procedimento.

Innanzitutto dovete prendere dei fiori d’acacia, cogliendoli in una zona lontana da fonti di inquinamento facendo  molta attenzione alle spine sui rami. Una volta arrivati a casa staccate i fiori dal grappolo e decidete se lavarli o meno. Di solito sarebbe preferibile  non lavarli perchè l’acqua porta via parte del profumo dei fiori. Io li ho messi in un colino e ci ho passato velocemente pochissima acqua. Ho poi sbattutto due uova e ci ho mescolato i fiori. Sulla quantità dei fiori ho fatto ad occhio, tenendo conto che i fiori fanno volume ma sono estremamente leggeri… insomma ne ho messi un bel po’ e ne è venuta fuori una frittata giusta, ne’ troppo fine, ne’ troppo spessa. Ho poi messo un filo d’olio in padella e ho fatto la frittata, senza aggiungere altri ingredienti, tranne un pizzichino piccino picciò di peperoncino alla fine, al posto del sale (che non uso per problemi di salute). Secondo alcune ricette trovate in rete si potrebbe aggiungere alla frittata del formaggio grattato, oppure delle erbe aromatiche o addirittura un trito di sedano-carota-cipolla da far soffriggere prima di versare in padella le uova con i fiori. Io ho evitato perchè il gusto e il profumo dei fiori d’acacia sono estremamente delicati e si rischia che gli altri aromi coprano completamente il sapore dei fiori, vanificando il senso di questa frittata…

Buon appetito e se volete rifarla, affrettatevi… perchè nel giro di una settimana le Acacie sfioriranno!!

Se poi l’uso dei i fiori in cucina vi ha incuriosito non posso che mandarvi sul blog dell’amica Libera… una professionista nell’uso dei fiori e di molti altri ingredienti inconsueti che madre Natura ci regala!

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Foto “Frittata con fiori d’acacia / Acacia Flowers omelette” by unpodimondo – flickr

Dietetica e nutrizione nella medicina tradizionale cinese (parte 2).

Eccoci giunti alla seconda puntata sulla conferenza dedicata alla Dietetica e la Nutrizione nella Medicina Tradizionale Cinese a cui ho assisisto alcune settimane fa. Qui trovate la prima parte e qui un  post precedente.

Il Qi.

Il primo concetto in cui si imbatte chi si avvicina alla Medicina Tradizionale Cinese o anche solo alle ginnastiche o alle arti marziali cinesi è quello del Qi (pronuncia ci) ovvero del soffio vitale che ci accompagna dal concepimento fino alla morte. Secondo la medicina cinese il Qi circola in una rete di meridiani che sono gli stessi su cui lavorano l’agopuntura, i massaggi, il daoyin,  la riflessologia etc… Anche se la medicina occidentale ancora non li riconosce, ci sono studi che iniziano a dimostrare l’esistenza dei meridiani (per approfondire potete consultare qui, qui e qui). La corretta circolazione del Qi è sintomo di buona salute, mentre le malattie verrebbero originate da blocchi o squilibri che impediscono il corretto scorrere di questa energia vitale. Uno dei miei insegnanti di Daoyin sostiene che il neonato o il bimbo piccolo che cade e si rialza sono pieni di Qi che circola perfettamente, mentre l’anziano che non si piega è carente o ha il Qi che circola male e perciò lo scopo delle ginnastiche, dell’agopuntura, dei massaggi e anche dell’alimentazione è consentire al Qi di fluire liberamente, riequilibrando il corpo e rallentando l’invecchiamento.

Il Qi e l’alimentazione.

qi - Foto da Wikipedia

qi – Foto da Wikipedia

Il nutrizionista che ha tenuto la conferenza di cui vi sto raccontando ha iniziato a spiegare il rapporto tra l’alimentazione e il Qi, partendo dal carattere cinese che rappresenta il Qi e che vedete in questa immagine. L’ideogramma è composto essenzialmente da due segni: in basso una specie di quadrato con una croce che rappresenta la parola “riso” e in alto dei tratti svolazzanti che rappresentano quella “vapore“. Un oggetto materiale (il chicco di riso) che diventa qualcosa di etereo (il vapore) sarebbe il senso del Qi. Secondo questo nutrizionista la consueta traduzione in italiano della parola “Qi” come “energia vitale” non sarebbe altro che l’insieme delle reazioni biochimiche che avvengono nel nostro organismo. Reazioni che trasformano gli alimenti in energia per la vita  seguite da altre reazioni che usano questa energia per la creazione di nuove cellule e tessuti (come vi ho raccontato in questo post).  Quindi l’alimentazione, nella dietetica cinese altro non sarebbe che il metodo per nutrire il Qi, ovvero per nutrire la vita.

Alimenti per nutrire il Qi.

Per nutrire la vita occorrono perciò alimenti “vivi” che abbiano ancora il proprio “Qi”. Questo non vuol dire di rincorrere e prendere a morsi un pollo ma semplicemente di nutrirsi di prodotti freschi, di stagione, integrali, genuini e non conservati. Tutti sappiamo quanto sono differenti un pomodoro o una mela maturi appena colti dalla pianta rispetto a quelli del supermercato. Perchè quando cogliamo i frutti dalle piante hanno ancora tutta la loro energia vitale: basta pensare ai profumi e agli aromi che sono le sostanze più volatiti che sono le prime a volare via. Quindi meglio un pesce fresco del tonno in scatola, meglio una fetta di carne di un insaccato e così via. Bisogna poi ricordare che gli alimenti perdono piano piano le loro caratteristiche nutrizionali e quindi è meglio consumarli al più presto possibile: un cesto di insalata rimasto per una settimana in frigo ha subito delle modificazioni biochimiche che gli han fatto perdere gran parte delle sue proprietà nutrizionali. Secondo la medicina cinese l’insalata ha perso o diminuito la sua energia vitale. Ancora peggio sono i prodotti industriali che non sono per niente vitali: chiedetevi come mai una torta fatta in casa dopo pochi giorni va a male mentre le merendine industriali durano mesi. Oppure chiedetevi come mai nella farina integrale nascono “i farfallini” mentre non nascono in quella raffinata doppio zero…

Esistono poi secondo l’alimentazione cinese alcuni alimenti che sono, per la loro natura di potenziali generatori di nuovi esseri viventi, un concentrato di energia vitale che perciò andrebbero consumati spesso: tutti i semi (quindi tutta la gamma dei cereali, dei legumi e della frutta secca), i germogli dei suddetti semi e le uova.

Per concludere è stato chiesto dal pubblico se c’era un modo per conservare i prodotti che preservasse l’energia vitale degli stessi. Il nutrizionista ha detto che il metodo migliore rimane la congelazione anche se comunque gli alimenti subiscono delle modificazioni biochimiche che ne diminuiscono i nutrienti e quindi l’energia vitale. Quindi Ok al consumo di surgelati ma, quando possibile, è preferibile consumare i prodotti freschi.

(Continua)

 

Venga a prendere il caffè da noi (e magari pure un libro).

Foto tratta dal sito di Fairtradeitalia.it

Foto tratta dal sito di Fairtradeitalia.it

Da oggi e fino al 19 Aprile parte una nuova campagna pubblicitaria di Fairtrade Italia, il consorzio che  promuove il commercio equo e solidale in Italia, dedicata al caffè espresso equo e solidale nei bar. La campagna intitolata “Con la tua pausa caffè puoi cambiare il mondo” invita i consumatori a fare una pausa caffè in uno dei 200 bar che in Italia servono il caffè espresso del Commercio Equo e Solidale. In questa pagina di Fairtrade potete consultare l’elenco dei bar divisi per Regione e Provincia e magari cercare il bar più vicino a voi.

A Firenze i bar con l’espresso equo e solidale sono 8 e tra questi, ben 2 sono collocati all’interno di Biblioteche pubbliche: la Caffetteria della Biblioteca delle Oblate in Via dell’Oriolo 26 e il Bar della Biblioteca Canova in via Chiusi 4. Un buon caffè e un bel libro… bella idea!

Dietetica e nutrizione nella medicina tradizionale cinese (parte 1).

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Foto “Taiwan. Taipei. Acupuncture” by Tomás Fano – flickr

In un post dei giorni scorsi vi ho raccontato che ho assistito ad un’interessante conferenza sulla Dietetica e la Nutrizione nella Medicina Tradizionale Cinese. La presentazione è stata tenuta da un Nutrizionista Laureato all’Università di Firenze che è anche Naturopata specializzato in Medicina tradizionale cinese e che perciò ha potuto raffrontare gli approcci delle due diverse discipline all’alimentazione.

Non sarò esaustivo, in primo luogo perchè non sono un esperto e in secondo luogo perchè, non avendo preso appunti all’evento, uso questi post sul blog per fissare i miei ricordi… Se qualcuno più competente di me trovasse delle imprecisioni può segnalarle nei commenti…

L’alimentazione è da sempre uno dei cinque pilastri su cui si basa la medicina cinese, ovvero:

I primi testi sull’alimentazione nella medicina cinese risalgono ad un periodo fra il 2.000 e il 3.000 avanti Cristo, con una produzione che si è protratta via via nel tempo (in particolare nel periodo corrispondente al nostro medioevo) ed è continuata  fino ad oggi con una stratificazione di quasi 5.000 anni. Dagli anni ’50 del secolo scorso le Università cinesi iniziarono a raccogliere questi testi, a unificare il sapere, studiarlo scientificamente e raffrontarlo con gli studi delle medicine occidentali. A questo punto il nostro relatore ci ha raccontato che, nonostante le due medicine partissero da  presupposti e metodi differenti, entrambe incredibilmente arrivano a conclusioni identiche.

Semplificando molto si può dire che la medicina occidentale inizia studiando l’alimento mentre quella cinese inizia dagli effetti sul corpo umano. Tanto per fare un esempio possiamo dire che la medicina occidentale studia la mela: la analizza, la scompone,  cerca le sue componenti biochimiche e  successivamente si domanda come questi elementi interagiscono col nostro corpo. La medicina  cinese invece inizia studiando gli effetti che la mela produce sul nostro corpo una volta ingerita e da lì procede (diremmo a ritroso) per capire come mai la mela produce questi effetti.

A noi occidentali il metodo cinese può apparire strano ma in realtà, il nostro relatore ci ha tenuto a precisarlo, è il metodo con cui si è evoluta l’umanità sin dagli albori… Provando un “alimento” e studiandone gli effetti. Certo con questo metodo, per stabilire che alcuni funghi sono velenosi, qualcuno ci ha lasciato le penne, ma di fatto ci siamo evoluti così… La scienza occidentale spesso ha verificato con metodo sperimentale pratiche già in uso da millenni, come quelle della medicina cinese ma anche come i cosiddetti “rimedi della nonna”. Tanto per fare un esempio l’acido acetilsalicilico (aspirina) è stato studiato scientificamente e prodotto industrialmente da metà del 1800 ma già gli indiani d’America si curavano con la corteccia del salice e perfino Erodoto e Ippocrate raccontavano di sumeri, egizi e assiri che combattevano dolori e febbre mangiando foglie di salice o usando una polverina amara estratta dalla corteccia.

(Continua)

La Toscana che nutre il pianeta.

Locandina

Locandina “La Toscana che nutre il pianeta” dal sito del Movimento Shalom.

Personalmente non ho nessuna stima di Expo 2015 e non credo che la “Carta di Milano”, documento per l’ONU che nascerà alla fine dell’Expo, risolverà il problema della fame nel mondo. Basta guardare la lista degli sponsor (tutte multinazionali da McDonald’s alla Coca Cola) per capire che sarà  la solita kermesse dei ricchi, dove gli interessi dei poveri resteranno molto sullo sfondo e andranno ricercati col binocolo.

Però ammiro la buona volontà di tutte quelle associazioni che, nonostante tutto e (a mio modesto avviso) con una certa “ingenuità”, cercheranno di portare all’EXPO delle voci e delle esperienze diverse, fuori dal coro. Con questo spirito, e col desiderio di essere smentito dai fatti,  vi presento l’iniziativa della Regione Toscana e di alcune associazioni di volontariato che si terrà domani a Firenze. Ci sarei andato molto volentieri ma purtroppo non potrò partecipare per impegni di lavoro non rimandabili. Mi auguro che nei prossimi giorni venga messo del materiale in rete…

La Toscana che nutre il pianeta. Il civismo Toscano verso Expo.

L’Associazione Il Mondo che Vorrei, il Movimento Shalom ONLUS e l’Assessorato all’Agricoltura della Regione Toscana organizzano una giornata per riflettere sul tema dell’alimentazione e dell’agricoltura nei paesi in via di sviluppo e sul ruolo degli attori pubblici e privati toscani nel settore della lotta contro la fame in vista dell’Expo 2015.

La conferenza si terrà martedì 31 marzo a Firenze presso la prestigiosa location del Circolo del Teatro del Sale  in Via de’ Macci, 111r e vede l’intervento dei principali attori istituzionali nel campo della cooperazione e delle principali associazioni che lavorano in questo settore.

Ecco il programma della giornata:

ore 9,30: inizio della sessione mattutina -Registrazione dei partecipanti

  • Saluto ai partecipanti – Sara Funaro, assessore del Comune di Firenze
  • Presentazione e moderazione – Paolo Pardini, caporedattore di Rai 3 Toscana
  • La Cooperazione Toscana nel mondo – Massimo Toschi, consigliere del Presidente della Regione Toscana
  • La Chiesa toscana al servizio della giustizia e della pace – S.E. Mons. Giovanni Santucci, delegato Conferenza Episcopale Toscana
  • Acqua e sviluppo dei popoli – Mauro Perini, presidente di Water Right Foundation
  • Consapevolezza e responsabilità – Fabio Picchi, Teatro del Sale

Coffee break

  • Gli sviluppi dell’agricoltura in Colombia – Gianni Lusena, Console della Colombia
  • Il Tuscan Food Quality Center per EXPO e oltre – Massimo Vincenzini, presidente di Tuscan Quality Food Center
  • La terra, una madre che nutre – Mons. Andrea Pio Cristiani, fondatore del Movimento Shalom ONLUS
  • Conclusione dei lavori – Gianni Salvadori, assessore all’Agricoltura della Regione Toscana

Pausa pranzo

ore 14,30: inizio della sessione pomeridiana

Le Associazioni in opera

  • Cercare l’acqua nei paesi del terzo mondo – Filippo d’Oriano, Acquifera Onlus
  • Lo sviluppo agricolo nel comune di Nagbingou, Burkina Faso – Silvano Orlandi, Cesvium
  • Cibo per tutti. E’ compito nostro. L’impegno Caritas per il cibo come diritto esigibile – Donatella Turri, Caritas Lucca
  • Lavoro e dignità dell’uomo – Claudio Vanni, Fondazione Il Cuore di scioglie
  • Emancipazione delle donne, sviluppo agricolo e sicurezza alimentare in un distretto montano del Nepal – Paola Ciardi, Fondazione Un raggio di Luce
  • Dalla Toscana alle Filippine: approccio comunitario e diritto al cibo per ricostruire l’esistenza dei sopravvissuti al tifone Haiyan – Carla Cocilova, Arci Toscana
  • Progetto Agata Smeralda: prima di tutto la vita e la dignità umana – Mauro Barsi, Progetto Agata Smeralda
  • Prima di tutto l’acqua – Nicola Perilli, Progetto Strutturante Regione Toscana
  • Povertà e legalità – Mamadou Sall, Associazione dei Senegalesi di Firenze
  • L’impegno della Fondazione in Medio Oriente – Andrea Verdi, Fondazione Giovanni Paolo II
  • Interventi liberi e dibattito
  • ore 17,00: Conclusioni – Riccardo Migliori – Presidente di Isiamed.

Dato il numero limitato dei posti a disposizione nel Teatro del Sale, è necessario richiedere il pass di accesso. Maggori informazioni via mail a ilmondochevorrei.fucecchio@gmail.com o ufficiostampa@movimento-shalom.org oppure per telefono allo 0571/400462.

tratto dal sito del Movimento Shalom.