Odissea di una lavoratrice precarissima (parte 2).

PREMESSA

Prima di continuare con il racconto del post precedente vorrei rassicurare i miei lettori. Mia figlia non è depressa e vive tutta questa faccenda serenamente, senza particolari fastidi… E’ logico che avrebbe preferito un altro tipo di lavoro, più inerente ai suoi studi e meno precario, ma tutto sommato cerca di cogliere anche gli aspetti positivi (e talvolta comici)  della situazione, sapendo che poi ad Ottobre riprenderà gli studi universitari e che questa resterà una parentesi nella sua vita. Quindi vorrei dire che non sto scrivendo questi post per far compatire mia figlia, ma semplicemente perchè mi sembra una storia interessante da raccontare.

SECONDA SETTIMANA DI LAVORO.

Passato il delirio dell’inaugurazione del negozio, mia figlia viene ricontattata dall’agenzia interinale e ottiene un nuovo contratto. Questa volta è proprio grasso che cola: il contratto dura 5 ore al giorno per 5 giorni e, meraviglia delle meraviglie, mia figlia sa già in anticipo tutti gli orari dei turni e i reparti in cui ogni giorno andrà a lavorare! Rispetto alla settimana prima è un bel progresso, ma non c’è da gioire più di tanto perchè a questi cinque giorni segue un nuovo contratto di un giorno solo… 6 ore dalle 19.00 alle 24.00. Poi pausa, forse verrà richiamata per il prossimo weekend.

Come raccontato nel precedente post rimane l’obbligo dell’abbigliamento total black e senza logo tanto che ad una ragazza nuova, che si è presentata con ai piedi delle scarpe nere col baffo bianco della Nike, è stato imposto, all’apertura del negozio di comprarsi delle scarpe tutte nere e di cambiarsele immediatamente, pena il licenziamento! E meno male che si tratta di una catena con prezzi low cost… ve lo immaginate se fossero le commesse di Stuart Weitzman? E in ogni caso mi sembra un buon metodo usato dalla multinazionale per riprendersi un po’ di quei pochi euro con cui pagano i commessi…

Nonostante tutto ciò, queste commesse precarissime sono contente del loro status perchè, alla faccia della crisi, l’insegna è in continua ascesa, apre nuovi negozi e c’è la segreta speranza, prima o poi, di essere assunte dalla multinazionale, lasciando l’agenzia interinale. E siccome non si tratta di “Gigetto il cenciaiolo” anche mia figlia ha detto che ci tiene a mettere nel curriculum che ha lavorato presso questa multinazionale e che c’è una bella differenza fra scrivere che ci ha lavorato 5 giorni (come poteva scrivere in occasione del post precedente) e scrivere che ci ha lavorato per oltre 2 settimane, come può scrivere da adesso!

(Continua)

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20 thoughts on “Odissea di una lavoratrice precarissima (parte 2).

  1. la premessa suona tipo “nessuna figlia è stata maltrattata per scrivere questo post”… 😀
    io però vorrei sapere nome e congnome della multinazionale: il codice etico, come scriveva gaber nell’altro post, è ahimé subappaltato come il lavoro. citar non nuoce, ecco.

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    • La premessa l’ho fatta perchè leggendo il commento di Aida al post precedente m’è sorto il dubbio che qualche lettore interpretasse l’articolo come un piagnisteo per far compatire mia figlia, che ripeto non è depressa. Nessuno in famiglia le ha imposto di accettare questo e qualsiasi altro lavoro, così come in passato nessuno le ha imposto scuole, piani di studio, hobbies, etc etc…

      Vediamo se indovini la multinazionale in oggetto: è nata ed ha la sua sede principale fra le strade dove ad inizio ‘900 passeggiava Leopold Bloom… possiede 320 negozi fra Europa e USA. In Italia i negozi sono 4: Firenze, Brescia, Verona e Arese… Ecco, visto che mi pare che tu viva nel Milanese, è uno dei negozi più grandi del Centro “Il centro” di Arese e il colore che caratterizza il marchio è azzurrino….

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  2. Il nero sfina! Anche secondo me poter mettere che comunque si è lavorato predispone meglio l’interlocutore. Anche se non c’entra niente col lavoro che si vuol andare a fare. Poi una volta avviata potrà cambiarlo e relegarlo nei ricordi. Il figlio di una mia collega è appena andato dai sindacati (contratto di 24 ore settimanale) perché gli straordinari che gli facevano fare non glieli pagano. Già c’è da discutere: ma se ti servono più ore che cacchio gli fai a fare un contratto di 24 ore? per poi far fare straordinari? Ma fagli un contratto di più ore… E anche questa non è la pizzeria sotto casa…

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    • Sul nero che sfina ci farò un post, perchè ho scoperto che dove lavora mia figlia c’è perfino la gerarchia dei colori nell’abbigliamento! Per i resto è tristissimo… Sarei curioso di sentire cosa hanno detto i sindacati al figlio della tua collega… mi immagino di avere pazienza… D’altra parte se siamo in questa situazione una bella fetta di responsabilità è anche dei sindacati, perchè da che mondo è mondo i padroni fanno sempre i padroni mentre ho la sensazione che da qualche decennio i sindacati non facciano più i sindacati!

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  3. Il grande nulla che giovani ragazzi positivi cercano di colmare.
    Sheralzalebraccia…

    Ps. Dai dati Istat aggiornati dei quali non c’era bisogno risulta un evidente ulteriore calo delle nascite leggermente equilibrate dagli stranieri residenti.
    Se tua figlia non avesse babbo e mamma e un tetto sopra la testa e un piatto a tavola quanto serenamente potrebbe vivere questa condizione? E il suo futuro con quali concrete possibilità?

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  4. Due settimane d’esperienza lavorativa da inserire nel curriculum significa disponibilità alla flessibilità continuativa, altro che calcetto.
    Beh a dire il vero la mia vita lavorativa e cominciata quando non avendo alcuna esperienza lavorativa ho inserito nel curriculum l’attività di scout 😉

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    • Lo sai che adesso nel curriculum non si possono inserire gli hobbies? Perchè il curriculum adesso va predisposto su un modello ufficiale dell’Unione Europea che non prevede queste notizie. A mia figlia ho detto di mettere come esperienze lavorative i suoi hobbies di traduttrice, cantante, pianista e ballerina (con tanto di vittoria ai campionati italiani e partecipazione a un mondiale e un europeo) ma vanno infilati di traverso un po’ nascosti…
      E’ la solita Unione Europea della misura delle zucchine!

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  5. Pingback: Odissea di una lavoratrice precarissima (parte 3 – conclusioni). – Un po' di mondo

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