Un pensiero di Aharon Appelfeld.

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Foto: “Aharon Appelfeld 10.26.11” by kellywritershouse – flickr

Aharon Appelfeld è uno scrittore israeliano di origini rumene che evase da un campo di concentramento in Transnistria dove perse tutti i familiari. Confesso che non lo conoscevo ma, lo scorso 18 Agosto, ho letto una sua bellissima intervista pubblicata su “Il manifesto” e dedicata all’attualità dei nostri tempi, alla lotta contro il male e alla religiosità. Ne metto un breve passo che mi è piaciuto un sacco…

Ho visto il male in tutte le sue forme. Il male è un’ombra scura, se ne sta sempre acquattato ma in tempi di rabbia e odio tende a gonfiarsi e a penetrare nelle nostre esistenze. Come possiamo fronteggiarlo? Tutto quello che possiamo fare è combatterlo, coltivare la speranza e accrescere la nostra luce. (…)
La religiosità è un sentimento forte e caldo che ci eleva. Le istituzioni religiose possono essere oscure e staccate dalla realtà, mentre la religiosità è intimamente connessa agli individui. La religiosità è qualcosa che ognuno di noi ha dentro di sé. Riveste un ruolo nell’individuo, consentendogli di connettersi con coloro che ama. Permette di elevarsi.(…)

Tratto dall’intervista ad Aharon Appelfeld pubblicata su “Il manifesto” del 18/8/2016

 

4 thoughts on “Un pensiero di Aharon Appelfeld.

  1. condivido in buona parte il pensiero ma ho due riserve. la prima riguarda il concetto di speranza. la speranza è una cattiva compagna, per me, ultimamente. mi sento molto più vicino al wu-ming pensiero (https://twitter.com/wu_ming_foundt/status/306309819655147520). secondo, molto più importante del precedente, non mi piace proprio chiamare religiosità quel che appelfeld descrive. sarà anche semplicemente una questione semantica, ma preferisco di gran lunga la parola “spiritualità”, che non contiene quel riferimento etimologico all’osservazione scrupolosa di un qualche dovere nei confronti di una qualche divinità.
    (ovviamente, sempre ammesso che non ci sia lo zampino di una traduzione inappropriata!)

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    • Sulla traduzione religiosità-spiritualità sono d’accordo con te… diciamo che l’importante è quel sentimento che ci consente di connetterci con l’altro. Se poi lo chiamiamo spiritualità o religiosità non credo che sia il caso di spaccare il capello in 4… Insomma basta capirsi!

      La speranza che intendo io non è mettersi a sedere e aspettare senza far niente, sperando in qualcosa/qualcuno che intervenga dall’alto. Secondo me è fare le proprie azioni per combattere il male sperando che esse abbiano degli esiti positivi. Cioè la speranza dovrebbe essere uno dei motori che mi spinge ad agire perchè prevedo che quello che faccio poi abbia uno sviluppo positivo. Ad esempio io, tramite un’adozione a distanza, pago le spese scolastiche ad una bambina in Africa perchè spero (intuisco, prevedo, mi auguro, mi immagino etc…) che in questo modo lei abbia un futuro migliore e magari non debba fra 10 anni salire sui barconi… Oppure io regalo un pacco di pasta o una coperta a un terremotato perchè spero che questo possa alleviare, anche di poco, le sue difficoltà… E magari mi auguro che da tanti piccoli gesti nasca un passaparola di buone azioni!

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