Olivetti Lettera 35

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Foto “Olivetti Lettera 35” by adamshoop – flickr

Tempo di Prime Comunioni, tempo di regali, di ricordi e a volte di incubi… Sono passato a Comunione nella prima metà degli anni ’70, quelli della crisi che andò sotto il nome di  Austerity. In quel periodo i regali della prima Comunione dovevano essere per forza “utili”: romanzi, mappamondi, stilografiche, atlanti, enciclopedie, seguiti da qualche ninnolo d’oro che le nonne regalavano come ricordo “…per quando la nonna non ci sarà più”. Insomma di balocchi nemmeno l’ombra o giù di lì! La mia mamma, che già pensava al mio radioso futuro di impiegato, mi regalò l’oggetto che più ho odiato al mondo: la macchina da scrivere OLIVETTI LETTERA 35. La scelta cadde sul modello più nuovo, quello (a detta del venditore) professionale, il top del top, comprato da tutta la famiglia in missione ufficiale presso il concessionario Olivetti; se avessimo comprato un’automobile avremmo fatto meno storie…

Ma il peggio doveva ancora venire perchè nelle vacanze estive mia madre mi mandò obbligatoriamente, tre volte a settimana,  a scuola di dattilografia dall’Antonella, che all’epoca studiava da “Segretaria d’Azienda” e che era la sorella maggiore del mio compagno di giochi Renzino. Non potevo usare un tale gioiello della tecnologia con due sole dita e perciò, via a noiosissime lezioni per scrivere con 10 dita …fin dalla tenera età di 9 anni!! Il primo incubo fu quello di portare la macchina da scrivere a casa dell’Antonella: era pesantissima e stava in un’orribile contenitore di plastica nero, tipo tanica di benzina, che dovevo reggere con due mani camminando tutto barcollante e col quale dovevo pure salire due rampe di scale per arrivare nella cucina, sede del corso. Dopo questa faticaccia (una volta caddi pure per le scale) il secondo incubo fu quello di scrivere paginate di “asa sas asa sas fgf gfg fgf gfg” usando tutte le dita. La macchina era meccanica e i tasti andavano premuti con un sacco di forza, che un mignolo di 9 anni proprio non aveva: spesso a questa difficoltà si aggiungeva il dolore devastante delle dita che scivolavano e rimanevano incastrate fra i tasti. A questa tortura aggiungete infine il mio amico Renzino che, sghignazzante, stava nella stanza accanto a giocare con i soldatini…

Logicamente tutti questi sforzi furono inutili: quando finii le superiori ed entrai nel mondo del lavoro le macchine da scrivere erano estinte e già si usavano i primi personal computer. Ripensandoci adesso, visto che non potevo giocare a soldatini con Renzino, per il mio futuro forse sarebbe stato meglio se, in quella torrida estate, avessi spostato il mio sguardo dalla tastiera dell’Olivetti Lettera 35 alle tette e alle cosce dell’Antonella. Avrei sicuramente imparato qualcosa di più utile per gli anni a venire…

Per favore, visto che siamo di nuovo in periodo di crisi, evitate di prevedere il futuro dei vostri fanciulli…. Ai bambini che passeranno a Comunione, regalate dei giocattoli!

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13 thoughts on “Olivetti Lettera 35

  1. Concordo, avranno tempo per le cose “serie”.
    La ricordo benissimo questa macchina, l’ho avuto anche io per motivi di studio e ci ho passato ore ed ore sopra per imparare a scrivere con le 10 dita. Alla fine ci sono riuscita e poi con le macchine più moderne a scuola andavo velocissima!!
    Ciao, Pat

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  2. oh, mi hai fatto morire dal ridere! invece io feci carte false per ricevere in dono una valentine della olivetti, ma avevo sedici anni ed è tutta un’altra storia. non avere timore per i novenni di ora, i regali sono a base di soli smartphone e tablet, altro che giochi!

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  3. Pingback: Degli oggetti dello scrivere | chi ha paura di virginia woolf?

  4. Per la comunione ebbi un orologio, chissà dove è finito, era placcato oro, regalo del nonno, ma ne desideravo uno subacqueo con il quadrante nero e i segni del quadrante fosforescenti che arrivò al mio polso qualche anno dopo. La olivetti “lettera 35” l’ebbi in prestito nel 75 per imparare, e per farlo ci scrivevo le canzoni di Guccini, De Andrè & C. con sotto gli accordi tra un rigo e l’altro (come nei libretti dei canti in chiesa). Bhe è stata utile, almeno una tastiera la padroneggio 😉

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    • Ecco, mi ero dimenticato dell’orologio! Io per la Comunione ebbi un Breil: nero, coi segni fosforescenti e subacqueo, proprio come quello che volevi tu! Era così subacqueo che una volta, mentre mi lavavo le mani, provai a metterlo sotto il rubinetto… l’acqua entrò dentro… e non ti dico come si arrabbiarono i miei!

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