Vergogna! #Via la divisa!

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Foto “Corteo ass. Federico Aldrovandi” by Zeroincondott★ – flickr

C’era una volta un bellissimo mensile cartaceo che si chiamava E-il mensile (ex-Peacereporter) ed era edito da Emergency. Quel giornale, carico di umanità e passione civile, chiuse a Luglio 2012 ma fortunatamente l’esperienza e la sensibilità che lo caratterizzarono  non sono andate disperse e adesso si possono ritrovare in Q Code Magazine, un bellissimo giornale on-line che potete leggere all’indirizzo http://www.qcodemag.it

Oggi Angelo Miotto, attuale direttore di Q Code magazine e già caporedattore  di Peacereporter e E-il mensile, nonchè ex redattore e inviato di Radio Popolare, scrive un editoriale sulla vergognosa ovazione ai tre assassini di Federico Aldrovandi, avvenuta ieri al congresso del Sindacato Autonomo di Polizia. E’ molto toccante e vorrei condividerlo con voi.

VERGOGNA

Cinque minuti di applausi e delegati in piedi a Rimini, congresso nazionale del Sap, sindacato autonomo di polizia. Entrano in sala tre dei quattro assassini di Federico Aldrovandi, ucciso il 25 settembre del 2005 mentre tornava a casa. Aveva 18 anni e, dopo aver incontrato gli agenti, 54 lesioni sul corpo. Paolo Forlani, Luca Pollastri e Enzo Pontani sono stati accolti da una standing ovation, Monica Segatto non c’era. I quattro sono stati condannati in via definitiva, tutti reintegrati in servizio dopo aver scontato sei mesi di carcere o domiciliari e con i restanti tre anni di pena indultati.

di Angelo Miotto

Ribrezzo. Ha detto Patrizia Moretti, la madre di Aldro. Orrore, ha detto Lino, il padre di Aldro.

E mancano le parole guardando la foto di poliziotti che si spellano le mani e si alzano in piedi per solidarietà di corpo con tre dei quattro assassini di Federico Aldrovandi.

Tre anni e sei mesi per una vita estirpata, tre anni indultati e la divisa ancora cucita addosso, ma – si affrettò a dire la ministra Cancellieri – solo con funzioni amministrative.

Vergogna, dolore, voglia di abbracciare Patrizia e Lino conosciuti un anno dopo l’omicidio, accolto nella loro casa con gentilezza e dignità, i loro ricordi, la sete di giustizia. Un pranzo insieme e poi la manifestazione: Verità, grido il tuo nome.

Cinque minuti di applausi. Sgomento, poi rabbia. Quale Stato permette che una divisa della sua polizia possa tornare addosso a chi si è macchiato di un fatto del genere? Perché non riusciamo a toglierla, strapparla quella divisa, a chi si fa scudo di un costume del potere per picchiare, sparare, uccidere?

Quanto dovranno ancora subire in quella casa senza un figlio? In quelle case, senza i loro figli le loro figlie?

Gli insulti da Giovanardi al Coisp, il Sap, uomini e donne capaci di offendere la dignità umana, di rendersi disumani, non nostri simili.

Chi si dice democratico, nel palazzo, non si limiti alla denuncia sdegnata. Troppo facile, non basta lo sdegno. Restituiscano quel che devono a quella famiglia e, in fin dei conti, a tutti noi. #Vialadivisa. Numeri identificativi sui caschi. E una profonda riforma nei corpi di polizia.
Non dimentichiamo. Da Genova a Ferrara, Firenze, Milano, Roma…

La nostra solidarietà e un umano, forte abbraccio alla famiglia di Aldro.
Sentitelo forte; sempre insieme a voi.

tratto dall’editoriale “Vergogna” di Angelo Miotto pubblicato su Q Code Magazine

Firmate qui la petizione di Change.org per togliere la divisa ai 4 assassini

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5 thoughts on “Vergogna! #Via la divisa!

  1. Sulla vicenda, triste e drammatica certamente, s’è costruita una montagna di speculazioni per scopi assai poco edificanti. La signora ha ricevuto ed accettato un risarcimento di 2.000.000 di euro, la giustizia ha fatto il suo corso, i colpevoli sono stati condannati . Questo accanimento , politicamente pilotato e diretto unitamente all’assoluta mancanza d’autocritica (i figli vanno curati “prima, non dopo…) oltre a quella giustizia che s’accetta esclusivamente se piace ….. fanno diventare il drammatico episodio uno strumento di speculazioni che non fanno onore al poveretto e neppure a chi s’accanisce.

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    • Mi dispiace ma non sono assolutamente d’accordo. Non si può liquidare il caso Aldrovandi come un isolato, tragico e spiacevole episodio oggetto di speculazioni politiche, perchè sarebbe come guardare il dito e non vedere la luna. Putrtroppo gli episodi di cieca e ingiustificata violenza da parte delle forze dell’ordine sono tanti, troppi: dai fatti della Scuola Diaz alla ragazza calpestata fingendo che fosse uno zainetto, fino ai casi di Stefano Cucchi, Giuseppe Uva, Aldo Bianzino, Riccardo Rasman, Michele Ferulli, Stefano Gugliotta, Luciano Isidro Diaz, Riccardo Magherini e molti altri, di cui fortunatamente negli ultimi anni siamo venuti a conoscenza grazie alla rete e che in passato forse sarebbero stati insabbiati…

      Secondo me chiunque, con violenza uccide volontariamente un altro essere umano è e rimane un assassino anche se veste una divisa delle forze dell’ordine del mio paese, compresi i due marò che hanno assassinato due poveri pescatori inermi ma che partiti e istituzioni vorrebbero far passare per eroi. Ho sempre pensato che le forze dell’ordine dovessero garantire l’incolumità e la sicurezza dei cittadini, soprattutto dei più deboli e di quelli in difficoltà ma a questo punto mi sorgono tanti dubbi e penso che siano tutti legittimi. Se di notte mi capitasse di uscire in strada nell’Oltrarno della mia città avrei lo stesso terrore di incontrare sia i peggiori criminali che la pattuglia del caso Magherini… E questo mi dispiace perchè ho parenti e amici nelle forze dell’ordine e in passato saltuariamente mi è capitato perfino di lavorare con alcune forze dell’ordine. So che la maggioranza degli agenti (come moltissimi dipendenti pubblici) lavorano onestamente, con grandi difficoltà e stipendi non adeguati alle mansioni in cui vengono impiegati. Capisco la loro frustrazione ma tutto ciò non giustifica assolutamente nessun tipo di violenza e abusi: purtroppo anche fra le forze dell’ordine ci sono delle teste calde e sarebbe interesse di tutta la categoria isolarle e possibilmente cacciarle, quando le sentenze come quella di Aldrovandi sono definitive.

      L’ovazione di 5 minuti a tre assassini, fatta dal congresso del SAP è stata, secondo me, il più grosso autogol che le forze dell’ordine possero fare a se stesse. Le mele marce vanno tolte dal cesto prima che marcisca tutta la frutta: è come farsi una mammmografia, trovare un nodulo maligno e non volerlo togliere, fingendo di ignorare che il nodulo possa evolvere in metastatsi in tutto il corpo. La situazione degli abusi delle forze dell’ordine mi ricorda da vicino quella della pedofilia in Vaticano… solo che in Vaticano hanno capito che non è più possibile mettere la testa sotto la sabbia e far finta di niente…

      Spero intanto che il Parlamento, come in tutte le nazioni civili, possa finalmente approvare l’introduzione del reato di tortura nel nostro ordinamento. Sarebbe un primo e importante passo di civiltà.

      Per approfondire:
      http://bologna.repubblica.it/cronaca/2014/05/03/news/caso_aldrovandi_io_ex_poliziotto_mi_vergogno_per_quegli_applausi-85118107/
      http://www.licenzaditortura.it/
      http://www.abusodipolizia.it/

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        • Eh.. magari… l’introduzione del reato di tortura potrebbe essere il primo passo, poi andrebbe cambiata tutta la classe politica. Purtroppo da vent’anni a questa parte ogni cambiamento della classe politica è sempre un peggioramento. Anche l’ultimo arrivato, il mio ex-sindaco, dimostra che al peggio non c’è mai fine…

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