Storia di P. che vorrebbe diventare ostetrica e dello Stato che non la vuole.

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Foto “L’ Emblema della Repubblica Italiana [ hd]” by καρλο [ AKA Gilyo] – flickr

P. è la figlia di una coppia di nostri amici. Una brava ragazza, con ottimi voti che avrebbe un sogno: quello di diventare ostetrica. Purtroppo lo Stato, col numero chiuso nelle Università, sta uccidendo il sogno di P. e sta privandosi di quella che potrebbe diventare un’ottima ostetrica.

P. è il secondo anno che fa gli esami per entrare all’Università per diventare ostetrica; come ripiego è il secondo anno che fa anche l’esame per entrare a infermieristica. Lo scorso anno non è riuscita ad entrare e per non perdere un anno di studi si è iscritta a Ingegneria ma, nonostante gli studi fatti e gli esami conseguiti, è un settore per cui non si sente proprio portata.

Adesso P. è in attesa dell’esito del test di ammissione e spera di farcela. Il padre mi ha detto che, se stavolta non riuscirà ad entrare, P. quasi sicuramente  rinuncerà agli studi. Se l’esame andasse male P. non ha voglia di restare parcheggiata in standby un altro anno, in attesa di una nuova lotteria dove tentare di  “vincere” il diritto di studiare ostetricia. Allo stesso modo, se P. fosse idonea ma i posti disponibili fossero in università lontane, la famiglia non sarebbe in grado di pagare il trasferimento fuori sede per permettere a P. di studiare.

Che Stato è quello che non permette ad una sua ragazza di studiare quello per cui si sente portata? Dov’è finito il diritto allo Studio? Ma soprattutto, che interesse ha lo Stato a che i suoi figli non debbano laurearsi e diventare dei buoni professionisti? Cosa c’è dietro a tutto ciò? A chi giovano meno laureati in Italia?

A queste domande non ho risposte da offrire ma forse ho un piccolo sospetto… Non è che questa Europa unita spinga ad avere meno laureati nel Sud perchè, magari in futuro, questi diventino manodopera a basso prezzo per i ricchi paesi del Nord? Già nel 1946 l’Italia fece un tragico scambio: il protocollo Italo-belga, che mandava 50.000 connazionali nelle miniere del Belgio in cambio di carbone. Da lì scaturì il  disastro di Marcinelle

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