Quando persi un amico per colpa di questi spioni di americani…

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Foto “BrickArms Spy Carbine prototype” by Andrew Becraft – flickr

In questo periodo le pagine dei giornali sono piene di articoli dedicati allo scandalo del Datagate (qui uno de “Il fatto quotidiano”) con gli americani che ci stanno spiando tutti. Gli 007 Usa stanno leggendo la nostra posta, ascoltando le nostre telefonate e magari pure curiosando nei nostri blog… Mi immagino che ci ascoltino anche quando telefoniamo a casa per dire:  «Sto arrivando, …butta la pasta!»

Come informatico dovrei darvi consigli su come preservare la vostra privacy in rete, ma oggi come blogger voglio raccontarvi una storiella curiosa di come il cittadino medio americano vive questa raccolta mastodontica di dati che poi, secondo me, alla fine sono anche inservibili, perchè cercare un terrorista fra miliardi di e-mail e telefonate è come cercare un ago in un pagliaio…

Eravamo alla fine degli anni ’90 e conobbi in internet un mio coetaneo statunitense col quale nacque una simpatica amicizia: si chiamava Brian, era nato a New Orleans da genitori italo-americani e viveva a San Antonio, dove era sposato con un’infermiera di nome Cynthia. Brian aveva due figlie coetanee della mia, faceva il mio stesso lavoro di informatico e voleva rinfrescare il suo italiano… mentre io invece volevo tener vivo il mio inglese. Iniziammo a scriverci via e-mail, ogni tanto chattavamo e due o tre volte ci siamo scambiati pacchi di giornali, libri e gadgets italiani e statunitensi… (ho ancora in casa alcuni gadgets del Carnevale di New Orleans). Dopo alcuni anni Brian cambiò lavoro ed andò a fare il programmatore nell’aviazione militare statunitense: non era un militarista ma, semplicemente, alcuni anni in aviazione gli avrebbero garantito una pensione più alta e più veloce, rispetto a lavorare nel privato. Per un po’ di tempo continuammo a scriverci fino a quando lui mi chiese: «Scusa ma fra il tuo nome e cognome c’è un qualche suffisso?» E io: «Cosa vuoi dire, tipo il Mc che mettono gli scozzesi o il von dei tedeschi?» «Si, esatto». La domanda mi insospettì non poco e quindi gli chiesi: «Ma a che cosa ti serve?» e lui, genericamente: «Devo riempire un modulo…» La cosa si fece ancora più sospetta e così gli chiesi maggiori informazioni… «Faccio parte di un progetto dell’aviazione per le basi europee e devo riempire dei moduli sui miei familiari e sulle persone che conosco e frequento, soprattutto su quelle non residenti negli USA» Insomma, stavo per essere schedato dall’aviazione USA e, se non fosse stato per quel dubbio sul suffisso, forse non lo avrei mai saputo… Mi incazzai non poco, dissi a Brian che non volevo assolutamente essere schedato anche perchè la cosa mi sembrava palesemente assurda. Lui cadde dalle nuvole perchè non si aspettava una mia reazione di questo tipo e cominciò a dire: «Non ti preoccupare, sono fogli che finiranno in uno scatolone che sarà dimenticato in qualche angolo di qualche base aerea.» E io: «Proprio per questo non voglio finirci, chissà che fine faranno i miei dati e quelli della mia famiglia… Senti, fai così: riempi tutti i fogli tranne il mio e se poi ti fanno storie puoi dire che ti sei dimenticato o che in fondo mica ci conosciamo davvero, visto che non ci siamo mai incontrati di persona…». Insomma io cercavo di salvare l’amicizia e allo stesso tempo di non essere schedato. Lui invece aveva un atteggiamento ambiguo: da una parte capiva che la situazione era assurda, mentre dall’altra non vedeva così strana questa “schedatura”. Con un’idea un po’ da filmetto western, per lui essere schedato dai “buoni” era  quasi come un merito,  una specie di certificazione che attestasse di stare dalla parte di quelli “giusti”… Alla fine io chiesi di non essere schedato e lasciai a lui ogni decisone, perchè ne andava del suo lavoro… Dopo alcuni giorni mi arrivò una mail di risposta, in stile quasi burocratico: «Mi dispiace, ma visto che non vuoi che riempia il modulo riguardante tu e la tua famiglia, da oggi non ci riscriveremo più, almeno fino a quando non andrò in pensione. Scusami, ma lo devo fare per la mia nazione…» E così da allora non ho più sue notizie…

Ah… ‘sti ammericani….

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3 thoughts on “Quando persi un amico per colpa di questi spioni di americani…

  1. Capisco…….se devo essere sincera, se avessi tenuto alla sua amicizia gli avrei dato le informazioni…… in fondo chi se ne frega se vogliono schedarci, non è una cosa che mi preoccupa poi più di tanto…… Comunque sono pensieri del tutto personali, spero che si rifaccia vivo una volta lasciato il lavoro 🙂

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    • Ciao Silvia,
      adesso, col senno di poi, avrei sicuramente dato i miei dati… ma sul momento ci rimasi malissimo perchè lui non mi aveva avvisato preventivamente, insomma averlo scoperto per caso, per colpa di quel suffisso mi fece arrabbiare parecchio.
      E poi era un perioduccio: eravamo nel post 11 Settembre di Bush e il timore di essere schedato era molto alto… era il periodo in cui giravano i pacchi postali con l’antrace… Alla fine misi sui piatti della bilancia questa amicizia nata su internet e la tranquillità della mia famiglia (all’epoca avevo la figlia piccola) e decisi che non avrei mai dato i miei dati… Fu un po’ un muro contro muro e la cosa finì… si vede che quello era il destino per quella amicizia….

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