Cara LaValeria ti scrivo… (in risposta al post su LaFeltrinelli)

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Foto “Serata di chiusura della #libreria #Edison di #Firenze. #libri #persone” by Filippo Canzani – flickr

Ho appena finito di leggere l’accorato (anzi il disperato) appello che LaValeria, del blog “La disoccupazione ingegna” ha scritto nell’articolo  “Cara LaFeltrinelli ti scrivo…” e che altri amici blogger stanno ridiffondendo in rete per vedere se Feltrinelli, per una buona volta, prende in considerazione l’eccellente curriculm che ogni mese, da 6 anni a questa parte, LaValeria manda alla nota catena di librerie. Pur non conoscendola, mi sento di rispondere a modo mio alla lettera de La Valeria…

Cara LaValeria,

ho appena letto il tuo post e dopo averci riflettuto, ho deciso che non lo riposterò. Se avrai la pazienza di leggere questa mia lettera fino in fondo capirai le mie motivazioni.

C’era una volta a Firenze una bellissima libreria: si chiamava Libreria Edison e si trovava sotto i portici di Piazza della Repubblica, nel salotto buono della città, proprio accanto all’Hard Rock Café. La Edison non era soltanto 3 piani di libri ma anche il centro di tante iniziative culturali, e il luogo di lavoro di una quarantina di dipendenti veramente appassionati, che certamente avrebbero saputo che Fruttero e Lucentini erano due persone distinte e non il nome e cognome di una persona sola. Sicuramente alla libreria Edison avrebbero preso in considerazione il tuo curriculum, ma purtroppo la libreria è stata chiusa lo scorso Novembre e i dipendenti adesso sono disoccupati, proprio come te.

Tutta Firenze si è mossa per salvare questa libreria:  è stata fatta una petizione  che ha raccolto 40.000 firme e, prima di tirare giù il bandone, la Edison ha ospitato decine di interventi di personalità della cultura, tutti contro la chiusura (Vinicio Capossela, Daniela Morozzi, Paolo Ferrero, Sergio Staino, la Bandabardò, i ballerini di Maggio Danza, Giancarlo Cauteruccio, i Diaframma, i Litfiba, Carlo Monni, i Whisky Trail, Claudia Bombardella, Ricardo Da Silva, David Riondino, Grazia di Michele, Pippo Russo, i Vivace Quartet e i Sinfonico Honolulu). Poi però la libreria ha chiuso.

Se sei arrivata a questo punto ti domanderai cosa c’entra il tuo post con la storia della libreria Edison. Magari potresti pensare che la libreria ha chiuso per la crisi o perchè aveva i bilanci in rosso… e invece no! La Edison andava bene ed è stata fatta chiudere dal proprietario dell’immobile che non ha voluto più rinnovare il contratto d’affitto alla libreria, nonostante (da quel che ho letto sulla stampa locale) la Edison avesse sempre pagato regolarmente l’affitto…

Vuoi sapere chi è il proprietario dell’immobile e come mai può aver voluto la chiusura di una libreria amata da tutti i fiorentini? Indovina un po’… il padrone è la tua amata-odiata LaFeltrinelli, che in un colpo solo ha ucciso un concorrente che faceva cultura e ha liberato un immobile di prestigio da riaffittare a qualcun altro…

Se ti posso dare un consiglio lascia perdere LaFeltrinelli e manda il tuo curriculum a qualche piccola libreria dove sarà sicuramente più apprezzato.

In bocca al lupo

Marco.

p.s. A sette mesi dalla chiusura della libreria Edison i locali sono ancora desolatamente vuoti. All’epoca in città si vociferava che Feltrinelli volesse affittare a Apple ma pare che, visto il clamore suscitato dalla chiusura, alla Apple abbiano deciso di non prendere più in affitto i locali. Se questa storia fosse un libro giallo, temo che chiunque tornerà a riempire l’immobile sotto i portici di Piazza della Repubblica verrà etichettato da parte di molti fiorentini, come colui che, insieme a Feltrinelli, ha “ucciso” Edison…

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6 thoughts on “Cara LaValeria ti scrivo… (in risposta al post su LaFeltrinelli)

  1. se questa storia fosse un giallo scritto bene, l’assassino dei libri venduti bene sarebbe punito, come ha detto una ragazza che ha commentato sott il mio post, i libri per LaFeltrinelli sono IlBuisness, e probilmente io ho un idea di libri e di vendere libri che LaFeltrinelli non ha. Ho mandato molti curriculum a tante librerie ma per un motivo o per un altro non mi hanno chiamata. (vivo in una città che ha 2 librerie, e vendono poco!!! Ora in più c’è Feltrinelli, nuova nuova!!!), Se questo fosse un romanzo rosa io mi aprireri una libreria, ma visto che la mia vita attualmente è verde (perchè sono al verde) mando CV e spero!!!! grazie per la tua non risposta!!! PS sono stata a Firenze ci sono delle librerie dell’usato spettacolari…una in particolare mi ha lasciato senza parole

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  2. me la ricordo la edison, come ricordo benissimo quasi tutte le librerie fiorentine grandi e piccole, compreso un remainder in borgo san lorenzo dove ho comprato splendidi libri dei miei ” americani ” editi da lerici o i famosi bur, ora ristampati, ma che non hanno lo stesso fascino dei libriccini grigi di quell’epoca. proprio oggi pomeriggio dicevo al collega italiano come i cataloghi delle case editrici, ora, sono delle porcherie inimmaginabili. quando riuscivo a trovare il ” mitico ” catalogo einuadi, in una di queste librerie, lo conservavo come una sacra reliquia, e lo leggevo e rileggevo facendoci su tanti sogni. che peccato, tanti posti della cultura chiusi senza ritegno. perchè la seeber di via tornabuoni, chiusa per far posta a quelle schifezze di cavalli? che tristezza! 😦

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    • Seeber ha chiuso, Marzocco ha chiuso, Le Monnier è fallito, Edison è stata fatta chiudere. A Firenze oltre alla mancanza di lettori, la moria di librerie è dovuta alla speculazione sugli affitti degli immobili… Ecco perchè Seeber è stata sostituita da Cavalli ed ecco perchè, passando all’editoria musicale, agli spartiti e agli strumenti musicali anche Ricordi (sempre gruppo Feltrinelli) è stata chiusa e sostituita dal Nespresso di George Clooney…

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      • oddio oddio, adesso comincio a piangere! l’ultima volta che ci sono stata, a firenze, mi sembrava di essere capitata in un bazar, con tutti quei negozi di stracci in centro, uguali a quelli di tante altre città senza nessuna specificità, senza nessuna bellezza particolare. non che avessi soldi, da studentessa, da spendere nei negozi di via roma, ma era un gran divertimento soffermarsi a vedere quanto di bello c’era negli allestimenti, del gusto proprio di una città che accoglieva tutti nel salotto buono. rimpiango molto quella città – forse perché ero più giovane anch’io, così come la vecchia signora…

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          • arisob! erano mitiche le vetrine di luisa, specie per noi di scenografia, perché allora cominciava a prendere piede la fama di vivienne westwood e luisa aveva l’esclusiva del marchio. gli abiti in vetrina erano assolutamente teatrali e fonte di numerose ispirazioni!

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