Il Governo Monti non dimezzi gli indennizzi per le vittime degli incidenti stradali.

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Foto “Car Crash: 12 march 2009” by jenineabarbanel – flickr

Nel tempo, molti governi italiani hanno avuto la pessima abitudine di mettere, nascoste fra le pieghe dei loro decreti, delle norme a danno dei cittadini normali ma a favore dei potenti e dei gruppi di potere che li hanno appoggiati. Figurarsi se un governo alla scadenza del suo mandato, come quello di Mario Monti, non abbia pensato a fare di nascosto un qualche piacere agli amici degli amici… L’Associazione Vittime della Strada segnala (e la rivista “Il Salvagente” pubblica nel numero attualmente in edicola) il tentativo del governo Monti di fare un regalo alle assicurazioni, proprio a spese di chi resta invalido per incidente stradale…

L’appello dell’Associazione vittime della strada: “NON FATE PAGARE ALLE VITTIME GLI INTERESSI DEGLI ASSICURATORI”

Per il momento il pericolo è scampato ma la spada di Damocle del dimezzamento dei risarcimenti alle vittime di incidenti stradali pende ancora sugli automobilisti italiani. Il rischio è contenuto in un decreto del presidente della Repubblica (Dpr) che il governo Monti sarebbe intenzionato ad approvare in uno dei prossimi consigli dei ministri, a meno di ripensamenti dell’ultima ora. Un ripensamento è ciò che auspica l’Associazione italiana familiari e vittime della strada che, intanto, è riuscita ad ottenere lo stralcio della questione dall’ultimo Cdm e l’impegno del capo di gabinetto del ministero della Salute di farsi portatore presso il ministro Balduzzi delle istanze dell’associazione per congelare il provvedimento.

COLPO DI MANO

La questione è complicata e antica. A stabilire che esistessero delle tabelle nazionali (prima ogni tribunale si regolava autonomamente) con i valori del risarcimento per i danni alla persona è stato il codice delle assicurazioni, entrato in vigore nel 2006. Quel testo delegava il governo ad adottarle entro 24 mesi (entro, quindi, gennaio 2009). Mentre quelle per danni lievi, da 1 a 9 punti, sono arrivate quasi subito, delle altre, quelle per danni gravi, da 10 a 100 punti, non si è saputo più niente finché nel giugno del 2011 la Cassazione ha stabilito che per la quantificazione economica del danno biologico le tabelle di riferimento erano quelle del Tribunale di Milano. È stato solo di fronte a questa decisione, che sgradita alle compagnie di assicurazione in quanto i rimborsi aumentavano di circa il 15%, che prima il governo Berlusconi e poi quello Monti hanno tentato di mettere mano alla questione presentando un Dpr che in pratica taglia drasticamente i risarcimenti.

NON PROVATECI

Gli effetti ce li spiega Giuseppa Cassaniti, presidente dell’Associazione italiana familiari e vittime della strada: “Un giovane di 35 anni che subisce un danno biologico del 50% (perdita totale dell’avambraccio) è oggi risarcito con un ammontare che include anche il danno morale, da un minimo di 365.659 euro fino a 454.000 euro. Con le tabelle proposte dal decreto del governo tali valori rischiano di dimezzarsi. Per questo noi chiediamo che le tabelle nazionali di riferimento restino quelle del Tribunale di Milano. Non può essere che per tutelare gli interessi delle assicurazioni a farne le spese siano le vittime degli incidenti”.

Articolo pubblicato a pagina 25 de “Il Salvagente” n.15/2013

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