Firenze (e dintorni) sono anche questo…

Foto "A caccia tra i rifiuti a Firenze" by unpodimondo - flickr

Foto “A caccia tra i rifiuti a Firenze” by unpodimondo – flickr

Questa foto l’ho “rubata” una delle scorse mattine (se ci cliccate sopra si ingrandisce)… Nascosto dietro una siepe con la mia macchinetta fotografica ho voluto immortalare un “fenomeno” che mi capita di osservare tutti i giorni mentre vado o torno dal lavoro.

Come ho già raccontato altre volte, vado in ufficio a piedi: un tragitto di un chilometro e mezzo che faccio dalle due alle quatto volte al giorno, a seconda degli orari lavorativi. Fare il solito pezzo di strada avanti e indietro tutti i giorni alle solite ore ti porta a incontrare  un microcosmo di persone: i soliti pensionati che portano fuori il cane, la professoressa carica di libri che fa il percorso inverso al mio, l’impiegata delle poste che anche lei va in ufficio, il disabile o l’anziano che aspetta fuori casa i volontari della Misericordia che lo portano chissà dove a fare chissà quali cure (e che quando non vedi più  da settimane capisci che purtroppo non ha più bisogno di nessuna cura…).

In questo mio viaggio da casa all’ufficio passo davanti ad almeno 6 o 7 stazioni di raccolta di rifiuti, ognuna composta dai cassonetti dell’indifferenziato, dell’organico, della carta e  del multimateriale (vetro, plastica, tetrapack,etc…). Quasi tutti i giorni trovo delle persone come quella nella foto a rovistare nei cassonetti per trovare qualche oggetto ancora utile, fra quelli che il nostro consumismo imperante ci ha fatto buttar via. La cosa che mi ha impressionato è che non si tratta del classico barbone che fruga in un cassonetto ma di un’attività pianificata ed eseguita quasi scientificamente, tutti i giorni. Queste persone arrivano con una bicicletta (nella foto si intravede appoggiata al cassonetto) attrezzata con delle cassette davanti e dietro che servono come deposito dove mettere i tesori scovati nei cassonetti. Hanno anche l’attrezzatura per rovistare nel cassonetto: un bastone con un uncino con cui pescano i sacchetti e  gli oggetti più interessanti. Queste persone devono seguire un  itinerario preciso perché, mentre io  procedo a piedi, loro mi sorpassano con la  bici tanto che li ritrovo regolarmente alla postazione successiva. Devono anche conoscere gli orari dei camion che ritirano la spazzatura perchè, quando arrivano e trovano i cassonetti appena svuotati, imprecano (e non poco) in lingue a me oscure. Un altro atteggiamento che mi ha sorpreso è che quando questi giovani si allontanano dai cassonetti rimettono tutto a posto e non lasciano sacchetti  o sporco in strada.

Sbirciando nelle loro bici scopro cosa raccolgono: ferro, abbigliamento, scarpe, pentole, pezzi di legno, qualche giocattolo. Una volta ho visto uno portarsi via perfino un pesantissimo vecchio radiatore di ghisa. Un’altra volta, una di queste persone ha tirato su due paia di scarpe e se le è provate accanto al cassonetto: un paio che gli stavano le ha messe nel cesto della bici, l’altro paio l’ha rimesso ordinatamente nel cassonetto… chissà magari potevano servire a qualche suo “collega”…

A volte ci scandalizziamo quando vediamo in tv centinaia di persone del sud del mondo che abitano nelle discariche e vivono di quello che trovano nei rifiuti. Quello che racconta questa banale foto io  lo immagino come una versione più gentile e meno vistosa (ma non meno drammatica) di quello che accade laggiù nel sud del mondo…

Firenze e dintorni (la Firenze di Renzi) purtroppo sono anche questo…

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11 thoughts on “Firenze (e dintorni) sono anche questo…

  1. Se ne vedono sempre di più purtroppo e un po’ ovunque e non solo extracomunitari, ormai la crisi coinvolge tutti quanti senza alcuna distinzione. Con le parole di tutti questi “bravi” politicanti le pance non si riempiono…. le parole non bastano, servono fatti concreti, ma che siano fatto in grado di aiutare le persone, non di affondarle sempre di più

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  2. Anche da noi e cosi… ma non tirano fuori solo il metallo, anche altre cose.. mio marito dice sempre se va avanti cosi anche noi prima o poi andiamo a questo mercato … Pif

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  3. forse perchè il sud è da sempre più povero, ma di persone che ” visitano ” i cassonetti dalle mie parti ne ho sempre viste – e non ci sono neppure i bidoni che separano l’umido dal resto. perlopiù sono i rifiuti dai quali si può ricavare del denaro ad interessarli, ferro, alluminio, il rame se lo trovano, altrimenti lo rubano direttamente alla fonte! è triste vedere quello che vediamo, difficile accettarlo in un contesto di benessere diffuso e generalizzato. ma questo benessere durerà ancora per molto?

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  4. Concordo con tutti i vostri commenti… ribadisco che la cosa che mi ha colpito di più non è il fatto che queste persone visitano i cassonetti ma che lo fanno in modo organizzato, pianificato… direi quasi “Imprenditoriale”…

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  5. Due anni fa ho atteso un paio d’ore che mio figlio tornasse fuori da Camp Nou, lo stadio di Barcellona. Di fonte c’era una panchina dove mi son seduto a leggere, e dei cassonetti poco lontano. In due ore è passata tanta di quella gente a frugarci dentro, che non hai idea. e ognuno ha tirati fuori qualcosa. I più erano anziani, ma anche giovani stranieri. Non sono riuscito a fotografarli per una forma di rispetto, ho immortalato i cassonetti grigi. Ma non c’è d’andare lontano, basta andare al mercato alle 12,30 per vedere gente che recupera gli scarti dei fruttivendoli e anche chi ritira l’osso di un prosciutto dal salumiere che glielo ha conservato, o quello di una coscia di tacchino dal pollivendolo.
    nei giorni scorsi è nata un’iniziativa, “Airfood”, perchè nel prossimo anno i paesi europeri vorrebbero tagliare i fondi che han consentito di sfamare 18.000.000 di poveri in Europa. Ti lascio il link, l’obiettivo è raggiungere altrettanti visitatori e sostenitori per fare pressione sukka UE. http://www.theairfoodproject.com/Home/Welcome
    Ciao

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  6. Credo che ci siano dietro due fenomeni. Ci sono quelli che sono mossi dalla disperazione, e frugano per trovare qualcosa per “migliorare le proprie condizioni di vita”. E’ una ricerca personale. Un paio di scarpe, un abito, un oggetto… Nei cestini ho visto cercare perfino cibo.

    Poi ci sono quelli che osservi tu. In realtà sono dei piccoli imprenditori, come hai correttamente notato. Riciclano i rifiuti. Cercano materiali che possano essere ancora utilizzati. E come tu notavi lasciano tutto “in ordine”.
    A noi fa specie in assoluto che ci sia gente che possa frugare nell’immondizia, nello sporco, nella puzza.
    Però queste sono persone che vengono da paesi in cui (come tu notavi) magari vivevano nelle discariche, o a contatto con condizioni igieniche molto deteriorate. Basta aver vissuto per qualche giorno o mese nelle grandi metropoli africane o in India o in Pakistan, per capire che la loro normalità è diversa dalla nostra. Per questo non gli ripugna quel genere di ricerca. E fanno business della nostra propensione consumistica.
    Probabilmente (sicuramente) non era questo quello a cui aspiravano quando si sono trasferiti nel mondo occidentale, ma fanno di necessità virtù e sfruttano la loro capacità per sbarcare il lunario.

    Una volta per vedere questi contrasti bisognava (come dicevo prima) andare in africa o nel subcontinente indiano, adesso vediamo queste cose anche andando da casa in ufficio, nel nostro progredito occidente che non è più capace di dare condizioni di vita ottimali a tutti i cittadini.

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