Come è andato a finire: … il progetto del frollino artigianale…

Foto ""Frolloni" - Biscotti artigianali - Artisanal Cookies" by unpodimondo - flickr

Foto ""Frolloni" - Biscotti artigianali - Artisanal Cookies" by unpodimondo - flickr

Ricordate il post dello scorso 22 Settembre in cui raccontavo “Come si progetta un frollino artigianale…”? Ebbene i frollini del post sono già arrivati (sono quelli nella foto), li abbiamo già mangiati tutti ed è partito un nuovo ordine per la seconda infornata… Erano così buoni che le famiglie dei 40 Gruppi d’Acquisto Solidale della provincia di Firenze (http://www.gasfiorentini.it/) ne hanno riordinati ben 6 quintali e mezzo… (a casa mia ne faremo una scorta di ben 4 kg….)

Il successo è stato attribuito da tutti al gusto, notevolmente diverso dai frollini industriali: insomma la differenza fra il burro biologico e i grassi vegetali si sente benissimo, come fra le uova fresche rispetto alle uova pastorizzate e così via col resto degli ingredienti… Inutile dire che appena abbiamo ricomprato i frollini al supermercato ci sono sembrati delle schifezze…

Prima di lasciarvi alla relazione del nostro fornitore di fiducia do a Cesare quel che è di Cesare dicendo che l’autore di tali prelibatezze è Daniele del Biscottificio Scapigliati e che il nome dei Biscotti è FROL.LO.NI , acronimo per FROLlini, LOntani (ovvero con ingredienti del commercio equo e solidale) e viciNI (con ingredienti a Km Zero)

FROL.LO.NI
Prove pratiche di avvicinamento
Cari gasisti,
adesso che avete assaggiato (o state per) i nostri frollini lontani e vicini ci fa piacere raccontarvi come è andata da dietro le quinte della fabbrica.

Cominciamo dall’inizio. Tra gli ingredienti da utilizzare avevamo lasciato alcune opzioni: farina del casentino/farina bio (senese, valdarno), burro tradizionale/burro bio. Sulla scelta del bio alcuni di voi ci hanno comunicato una netta preferenza e quindi così è stato: farina e burro da agricoltura biologica.

Qualcun altro ci ha suggerito di sostituire al bicarbonato di ammonio, un lievito bio prodotto da una ditta locale. Abbiamo contattato la ditta e ci ha detto che non sapevano se il loro lievito potesse sostituire alla pari (stessa quantità nella ricetta) quello da noi usato normalmente, in ogni caso potevamo fare delle prove perchè in confezioni da 17 grammi il prodotto è in vendita alla coop (lievito Colombo bio). Siamo andati alla coop acquistato il prodotto e fatto alcune prove di micro-impasti […]. Il risultato è che per ottenere la stessa forza lievitante abbiamo dovuto usare il 30% in più di lievito (che tra l’altro oltre la componente naturale derivate da uva contiene comunque bicarbonato di sodio). Avremmo deciso di acquistarlo ma ricontattando la ditta ci ha detto che loro non hanno confezioni da 1 kg, anzi che l’unica confezione di 1 kg la fanno per un altro marchio (altra azienda) e che loro non possono venderla ma che andando presso Naturasì l’avremmo trovata. Senza perderci d’animo siamo andati a quel supermercato ma le confezioni trovate erano sempre da 17 grammi. A noi servivano circa 3-4 kg di lievito e ci siamo rifiutati di acquistarlo in confezioni da 17 grammi: la carta alla fine pesava di più del contenuto! Quindi tra gli ingredienti trovate per questo il bicarbonato di ammonio.

La farina di grano tenero da agricoltura biologica è stata acquistata dal Molino Cicogni di Levane (AR) che ha macinato grani di due aziende (una senese e una di arezzo). Siamo andati direttamente noi a prenderla (perchè per una piccola quantità loro non fanno consegne) e così abbiamo avuto modo di conoscere il mulino e parlare della provenienza locale del grano. La situazione è difficile tanto che (parlando di farina di grano tenero) Cicogni non ci assicura che per la prossima volta la farina che macinerà sarà di grani locali (probabilmente sarà di grani pugliesi). Una nota, a fianco del mulino, la figlia del proprietario ha aperto un negozio di soli articoli bio, molto ben fornito, e vale la pena per chi fosse della zona.

Il burro bio è stato acquistato dall’azienda Montanari e Gruzza di Reggio Emilia, che ha certificato (e soprattutto il sig. Montanari me lo ha assicurato telefonicamente) che il latte usato proviene solo dagli allevamenti destinati alla produzione di latte per il parmigiano reggiano. In questo caso per fortuna, aggiungendo un po’ di burro tradizionale che useremo per la nostra produzione di cantucci, si è raggiunto il minimo d’ordine per la spedizione (100 kg).

Le uova fresche in guscio (4 casse da 180 uova) sono state acquistate presso l’azienda “uovo del casentino” e abbiamo scelto quelle da galline allevate all’aperto. Tornare ad usare le uova in guscio (adesso usiamo come la stragrande maggioranza delle pasticcerie, l’uovo sgusciato e pastorizzato) è stato un ritorno al passato….mio nonno ne sgusciava due per volta…noi avevamo difficoltà a tenere un ritmo accettabile con una per volta….(e poi si perde il mestiere dicono…).

Il latte avevamo programmato di prenderlo presso il distributore di latte crudo di Figline, ma purtroppo è stato chiuso ( e dopo abbiamo scoperto il perchè…) e quindi siamo andati direttamente in fattoria a Cavriglia. Una tappa che è meritata, sia per il posto sia per il contatto diretto con la stalla, l’odore di mucche e di latte appena munto, e per il contatto con l’allevatore. Bastano pochi minuti a guardare il suo lavoro e sentirlo parlare per cogliere la distanza che si è ormai creata tra il suo lavoro (a contatto con la terra) e quello della trasformazione dei prodotti del suo lavoro (come è il nostro). Distanza non solo nel tipo di lavoro (un lavoro all’aria aperta) ma anche nel tipo di reddito che se ne deriva: non si può non cogliere una sperequazione che grida “perchè?”. Il motivo per cui ha chiuso il distributore di Figline è così forte da dover organizzare un’azione di boicottaggio. Ma dato che questa si ritorcerebbe soprattutto contro lui, decidiamo di non scriverlo qui.

Il miele bio è stato acquistato presso un amico-apicoltore del mugello che ci ha assicurato che le sue api hanno preso il polline di fiori di San Donato in Fronzano e di Vicchio.  Lo zucchero di canna e il cioccolato in gocce sono certificati FAIRTRADE. A questo proposito apriamo una parentesi sulla indicazione degli ingredienti in etichetta. Poiché non siamo certificati Bio, e poiché il prodotto contiene solo alcuni ingredienti bio e quindi non sarebbe certificabile, nell’etichetta non abbiamo indicato farina, miele e burro da agricoltura biologica perchè non sappiamo se per le normative sull’etichettatura si possa fare o violi appunto il regolamento CEE in proposito. Per quanto riguarda l’indicazione di zucchero di canna e cioccolato FAIRTRADE anche qui è non è stata indicata la provenienza da questo circuito per tre motivi: il primo riguarda il fatto che il nuovo regolamento FAIRTRADE per i prodotti trasformati (come i biscotti) obbliga ad utilizzare tutti gli ingredienti FAIRTRADE disponibili e necessari alla ricetta (il miele quindi avrebbe dovuto essere FAIRTRADE), il secondo che per indicare il marchio FAIRTRADE sulla confezione bisogna aggiungere una spiegazione su cosa è FAIRTRADE (e non avevamo spazio in etichetta), il terzo che per apporre il marchio bisogna pagare una royalty pari al 3% del valore del prodotto ( e noi non l’avevamo conteggiata nel prezzo…). Il sale è quello di Volterra, e l’estratto di vaniglia naturale viene dal Madagascar (la vaniglia…l’estratto è fatto in Francia).

Il processo produttivo è andato diversamente da quanto programmato. Si era infatti pensato di fare i Frolloni un po’ per volta in modo da tenere basso il costo di produzione (facendo assorbire alla normale produzione i costi fissi e del lavoro) purtroppo la chiusura del distributore del latte crudo di Figline ci ha impedito di seguire il programma: se avessimo avuto il distributore saremmo andati ogni giorno a prendere i 2-3 litri di latte necessario alla produzione giornaliera fino a soddisfare tutte le vostre richieste. La chiusura ci ha obbligati ad andare fino dall’allevatore a Cavriglia e prendere tutti insieme i 35 litri di latte necessari. Siccome il latte dura 3 giorni, in 3 giorni abbiamo dovuto fare tutta la produzione e non spalmarla su più giorni come programmato.

Dal punto di vista “tecnico” i biscotti sono risultati molto ricchi, proprio “a causa” della bontà del burro e del latte crudo, forse anche troppo per un biscotto che dovrebbe essere da colazione e che invece assomiglia più ad un biscotto da dessert. Troverete biscotti non uniformi in dimensioni perchè il tipo di impasto “a montata” non ci ha consentito (con le nostre macchine dedicate ad altre lavorazioni) una amalgama omogenea. Sarebbe stato più semplice fare un impasto da “siringa” ovvero molto più duro e con il quale è più facile fare biscotti tutti uguali e anche meno ricchi (più da colazione), ma al momento non abbiamo i macchinari adatti. Altra nota di contorno: il trasporto della farina e del latte così come dei biscotti a Firenze è stato fatto con furgoncino alimentato a metano.

La nota dolente per noi è che abbiamo sforato del tutto i preventivi di costo: non calcolando il tempo dedicato (anche solo per andare a prendersi farina e latte), abbiamo sostenuto 70 centesimi in più al Kg di costo di sole materie prime, il che unitamente al fatto di aver dovuto produrre i biscotti interrompendo l’altra produzione alla fine non ci ha fatto guadagnare (in termini economici) niente (ma neppure perdere….abbiamo fatto pari come si dice).

Di sicuro è stata una bella esperienza sia per il rapporto con i fornitori delle materie prime (non anonimi come spesso accade), sia per il rapporto con tutti voi che ci avete trasmesso molto entusiasmo per l’idea. Per il futuro, dovremo quindi correggere questi fattori di extra-costo: un modo potrebbe essere quello di usare il burro tradizionale al posto di quello bio (che incide molto nel costo, sempre acquistandolo dalla stessa azienda di reggio emilia) e trovare una soluzione per il discorso latte per non doverlo utilizzare tutto insieme e poter suddividere la produzione su più giorni. Volendo riassumere questa esperienza (che rimane una goccia anche nella nostra normale attività) in qualche frase possiamo dire che l’abbiamo fatto: perchè crediamo nella costruzione di reti di economia locale e globale (commercio equo) caratterizzata da criteri di sostenibilità ambientale e sociale e perché crediamo che la vicinanza umanizza i rapporti di lavoro. Insomma l’abbiamo fatto non solo per soddisfare i consumatori “critici” ma anche per cercare di creare un rapporto con i produttori-fornitori che ci stanno vicini e con quelli che stanno molto lontani geograficamente ma comunque vicini come valori.

A questo punto attendiamo le vostre valutazioni (qualcuna è già arrivata…) e poi vediamo se, quando e come sarà il caso di fare una seconda infornata!
Biscottificio Scapigliati

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4 thoughts on “Come è andato a finire: … il progetto del frollino artigianale…

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