Un libro: “Italiani si diventa” di Beppe Severgnini.

Beppe Severgnini - Italiani si diventa - foto by unpodimondo
Beppe Severgnini - Italiani si diventa - foto by unpodimondo

Dopo aver letto un bel mattone come “Fidati gli esperti siamo noi!” avevo bisogno di mettere sul comodino un libro un po’ meno impegnativo e così mi sono letto questa autobiografia di Beppe Severgnini

Il libro racconta in modo ironico tutta l’infanzia e l’adolescenza di Beppe Severgnini, dalla nascita nel 1956 fino al servizio militare nel 1981, passando in rassegna tutte le tappe fondamentali della sua formazione: dalla scuola ai boy scout, dalle feste delle medie all’università, dalle ferie in Versilia o sulla Presolana fino al classico viaggio studio in Inghilterra.

Secondo me il libro ha un pregio ed un difetto.

Cominciamo dal difetto: l’ho trovato leggermente presuntuoso. Già fare un’autobiografia della propria infanzia mi sembra un po’ sopra le righe, farla poi assurgere  ad esempio generale di “Italianità”, come si potrebbe desumere dal titolo, mi sembra un tantinello eccessivo. In fondo si tratta solo dell’autobiografia del figlio di un notaio di Crema, ovvero del racconto sulla formazione di un rampollo della buona borghesia benestante di provincia… Insomma una storia come tante ( e poi nemmeno tante… in quegli anni c’era chi stava molto peggio dei Severgnini…)

Arriviamo ora al pregio: il libro è godibilissimo, ironico e divertente. Lo stile di Severgnini riesce a rendere piacevole anche quella che normalmente sarebbe una  storia personale… Si poteva cadere nella retorica ammuffita dei bei tempi andati (un po’ come le noiose trasmissioni di Carlo Conti sui “Migliori Anni”) e invece il  libro è vivace e divertente… Alla fine dei conti, più che la storia di Beppe Severgnini, il libro è una lezione su come si scrive e su come, con stile, ironia e una bella forma, si possono rendere interessanti e avvincenti delle storie tutto sommato  “personali”…

Se dovessi concentrare il libro in una frase direi che a mio modesto avviso “la storia è simpaticamente inutile ma il libro insegna a scriver bene…”

P.S. L’avreste mai detto che anche  una persona seria come Severgnini possa essere scaramantica? E come chiamereste uno che ha fatto tutti gli esami dell’università indossando sempre lo stesso paio di pantaloni di velluto verde e mangiando prima di ogni esame, la stessa pastafrolla industriale, nello stesso bar?

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Pinktober 2011

Foto "pinktober" by unpodimondo
Foto "pinktober" by unpodimondo

Nei paesi anglosassoni il mese di Ottobre è dedicato alla lotta contro il cancro al seno, alla prevenzione e alla ricerca. Il fiocchetto rosa è apparso in tantissimi siti Made in Usa (ad esempio ebay) e si sono moltiplicate le operazioni di raccolta fondi nello sport e in tv. E’ stato curioso vedere in tv le partite di football americano della NFL (qui la pagina pink della NFL), dove molti di quegli energumeni che giocano a football portavano guanti, scarpette, caschi virati sul rosa shocking…

Dal momento che la scorsa estate a Firenze ha aperto il nuovo Hard Rock Café (qui il sito del locale di Firenze) e che il sottoscritto è un collezionista di pins, ho dato il mio contributo acquistando e aggiungendo alla mia collezione la spilletta di beneficenza che vedete in foto… Se abitate a Firenze, a Roma o a Venezia potete trovare negli Hard Rock Café diversi oggetti i cui proventi vanno alla ricerca sul cancro al seno, oppure potete comprarli on line a questo link. I fondi sono devoluti alla Breast Cancer Research Foundation e alla Caron Keating Foundation.

La spilla rappresenta la chitarra  a 12 corde, donata dalla cantautrice Melissa Etheridge agli Hard Rock Café e che è stata venduta all’asta raccogliendo la cifra di $9,600 (qui il link)Melissa Etheridge è stata colpita dal cancro al seno nel 2004 e ha scritto un pezzo pieno di speranza su questa sua esperienza… Inutile dire che, dato il titolo, è una canzone che mi piace particolarmente…

“I Run for life” in versione live acustica registrata all’Hard Rock Cafè di New York in occasione del Pinktober 2009

Melissa Etheridge – Testo del Pezzo “Run for life”

It’s been years since they told her about it
The darkness her body possessed
And the scars are still there in the mirror
Everyday that she gets herself dressed
Though the pain is miles and miles behind her
And the fear is now a docile beast
If you ask her why she is still running
She’ll tell you it makes her complete

[Chorus:]
I run for hope
I run to feel
I run for the truth
For all that is real
I run for your mother, your sister, your wife
I run for you and me, my friend
I run for life

It’s a blur since they told me about it
How the darkness had taken its toll
And they cut into my skin and they cut into my body
But they will never get a piece of my soul
And now I’m still learning the lesson
To awake when I hear the call
And if you ask me why I am still running
I’ll tell you I run for us all

[Chorus:]
I run for hope
I run to feel
I run for the truth
For all that is real
I run for your mother your sister your wife
I run for you and me my friend
I run for life

And someday if they tell you about it
If the darkness knocks on your door
Remember her remember me
We will be running as we have before
Running for answers
Running for more

I run for hope
I run to feel
I run for the truth
For all that is real
I run for your mother, your sister, your wife
I run for you and me my friend
I run for hope
I run to feel
I run for the truth
For all that is real
I run for your mother your sister, your daughter, your wife
For you and me my friend
I run for life
Ohohohoh

I run for your mother your sister your wife
I run for you and me my friend
I run for life

… Roba di circa 4.000 anni fa…

Foto "Amenemhat statue" by elinar  - flickr
Foto "Amenemhat statue" by elinar - flickr

Questo discorso/poesia  l’ho trovato su un libro di storia dell’arte, all’inizio del capitolo sull’arte egizia. Secondo il mio libro è stato fatto dal faraone Amenemhat II nel 2.300 a.C. mentre, secondo altre fonti trovate su internet, l’autore sarebbe Amenemhat I nel 1996 a.C.

Poco importa, tanto il discorso è attuale anche adesso a 4.000 anni di distanza…

Lottate per la felicità,
come lottano gli uomini per il grano.
Ricordate che l’amore
è il seme e il frutto della gioia.
Amate gli altri perchè gli altri possano amarvi,
amate voi stessi per poter amare gli altri.
Non avrete paura per la fame
perchè troverete nei granai
il grano per gli anni magri.
Non avrete paura del lavoro
perchè vi sarà congeniale.
Non avrete paura della vita
perchè vi darà la vita
e vi farà gioire con la sua fertilità.
Non avrete paura della morte
perchè in ogni orizzonte troverete una nuova saggezza.
Ricordate l’altra sponda del fiume,
dove un giorno sarete misurati  secondo il peso del vostro cuore.

Amenemhat II nel 2.300 a.C.

Un dispettolo a Brunettolo…

Foto "Brunetta sindaco - Ottavo nano I" by Daisuke Ido - flickr
Foto "Brunetta sindaco - Ottavo nano I" by Daisuke Ido - flickr

Il Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione (ovvero Brunetta) non perde occasione per invitare tutti i cittadini a compilare il Censimento  via web ed ha addirittura inviato una circolare a tutti i dipendenti pubblici autorizzandoli a riempire il censimento durante l’orario di servizio, usando il computer e la connessione internet dell’ente in cui lavorano.

L’informatico che è in me non può che applaudire a tale novità ma il cittadino indignato, anzi inc**to, con questo governo ha deciso di non dar soddisfazione al ministrolo e perciò, come un piccolissimo atto di disobbedienza civile, io ho deciso che il mio censimento e quelli delle persone a me vicine verranno riempiti a mano, con la penna blu e verranno consegnati in un ufficio postale.

Oltre a questa motivazione, in questo mio gesto, ho anche un’altra illusione: spero che il mio censimento, riempito a mano serva a far lavorare qualche precario, addetto all’acquisizione dei miei dati. E’ un po’ come quando, tanti anni fa, nella mia famiglia abbiamo deciso di non fare il telepass delle Autostrade: a parte il costo di canoni e operazioni bancarie ci sembrava di essere complici del licenziamento dei casellanti…

Ingenui? Illusi? Scemi?

Mobili del commercio equo e solidale in offerta da Equoland!

Mobile indonesiano dalla pagina facebook di Equoland
Mobile indonesiano dalla pagina facebook di Equoland

Quando sentiamo parlare di Commercio equo e solidale le prime  cose che ci vengono  in mente  sono la cioccolata, il caffè, le banane: insomma generi alimentari. In realtà il commercio equo e solidale è anche molto altro: abbigliamento, accessori, cancelleria e artigianato proveniente da tutto il mondo. Basta recarsi in una bottega del mondo per capire quanti oggetti curiosi e interessanti si possono trovare…

Equoland, la bottega del commercio equo e solidale di Calenzano (nonchè fabbrica di cioccolato), dallo scorso 22 Ottobre 2011 ha iniziato una promozione sui mobili etnici con uno sconto del 30% sul prezzo di listino al quale viene aggiunto un ulteriore sconto del 5% se l’acquirente ritira e trasporta  il mobile con propri mezzi, il tutto fatto senza incidere sulla retribuzione equa e solidale dei piccoli produttori del Sud del mondo… Ma forse tutto ciò è spiegato meglio dalla lettera di presentazione di Rossana di Equoland

Cari Amici,

Vi comunichiamo che a partire da sabato 22 ottobre 2011 ci sarà una grande promozione sui mobili etnici di Equoland, con uno sconto del 30% sul prezzo di listino, al quale aggiungiamo un ulteriore 5% se pensate voi al ritiro, con i vostri mezzi.

E’ un’occasione da non perdere, perché si tratta di oggetti unici e di ottima qualità, prodotti artigianalmente da piccole associazioni equosolidali in Africa, India e Indonesia (di seguito potrete leggere una breve descrizione dei progetti e vedere le fotografie dei mobili).

Come già abbiamo avuto modo di precisare, il prezzo ridotto ha semplicemente lo scopo di incoraggiare l’acquisto di particolari prodotti del commercio equo e solidale che altrimenti resterebbero invenduti. In questo modo si favorisce l’accesso al mercato dei produttori del Sud del Mondo con nuove proposte.

La riduzione di prezzo a favore del “consumatore” non ha alcun impatto sulla retribuzione equa dei produttori, i quali, secondo i criteri del commercio equo, usufruiscono di pre-finanziamento. Il minor prezzo di vendita è ottenuto esclusivamente riducendo i margini della nostra cooperativa.

Abbiamo inserito sulla nostra pagina facebook quasi tutte le fotografie dei mobili che troverete a Equoland, e vi invitiamo a scriverci o a telefonarci per avere i prezzi o altre informazioni. Oppure venite a trovarci a Calenzano, i nostri mobili sono molto più belli “dal vivo” e potrete vederli e toccarli quanto vi pare! Noi vi aspettiamo!

Rossana

Equoland S.c.a.r.l.  Via delle Bartoline 41 Calenzano (FI) – Tel. 055/8878480 ; e-mail comunicazione@equoland.it

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 I mobili etnici di Equoland provengono dai seguenti progetti:

MYSHA ENTERPRISE – GHANA (AFRICA)

Mysha Enterprise è una cooperativa che ha lo scopo di promuovere e commercializzare l’artigianato del Ghana e dare un sostegno professionale e finanziario ai piccoli Produttori.  MYSHA dedica particolare attenzione ai problemi di impatto ambientale‚ promuovendo l’uso di legname ottenuto nel rispetto delle leggi di protezione forestale e l’utilizzo di materie prime locali e di coloranti atossici e non inquinanti. I prodotti arrivano da piccoli gruppi di artigiani‚ spesso formati solo da quattro o cinque persone‚ ai quali Mysha fornisce in anticipo il 50% del valore delle merci per acquistare le materie prime e fornisce sempre assistenza per migliorare i prodotti.

SURYA GROUP – INDONESIA

Il Gruppo Surya è nato nel 2002 come coordinamento delle attività di otto piccoli gruppi di artigiani del legno, organizzati a livello familiare, della città di Yogyakarta (Central Java –Indonesia) e nelle sue immediate vicinanze. Elemento fondante che ispira tutta l’azione dell’organizzazione è la salvaguardia dell’ambiente che si concretizza nell’utilizzo di materie prime riciclate (teak, mogano) o rinnovabili e nell’adozione di processi produttivi a basso impatto ambientale. Tutte le lavorazioni, dall’intaglio alla carteggiatura fino alla finitura, sono eseguite in modo artigianale e sono espressione delle capacità artistiche degli artigiani indonesiani.

TARA PROJECT – INDIA

L’organizzazione TARA Project è una rete di famiglie di produttori nata nel nord dell’India negli anni ’80, ed è composta per lo più da artigiani appartenenti alla casta degli intoccabili. La sua attività è strettamente legata alla causa e allo spirito per la quale è nata e cioè la difesa degli interessi dei produttori e dei più poveri. I progetti sviluppati da TARA hanno fatto crescere molti gruppi di artigiani e attualmente commercializza prodotti di molte associazioni di artigiani che lavorano gioielleria, legno, cotone, lana, ferro e vetro.  Negli ultimi anni TARA Project ha lavorato molto nell’accrescimento della consapevolezza dei piccoli produttori, nel protestare contro i proprietari delle fabbriche e i datori di lavoro che sfruttano la manodopera e la sottopongono a condizioni di lavoro molto rischiose, nella difesa dei diritti dell’infanzia e nell’assicurare ai bambini lavoratori il diritto all’educazione.

tratta dalla lettera di presentazione dell’iniziativa pubblicata sulla pagina facebook di Equoland.

Link

Ancora su Gardaland e le persone Down: due articoli da “Il Mattino di Padova” e “Affaritaliani.it”

Foto originale "Gardaland Magic Halloween 2009" by occhietto - flickr - rielaborazione grafica unpodimondo.wordpress.com
Foto originale "Gardaland Magic Halloween 2009" by occhietto - flickr - rielaborazione grafica unpodimondo.wordpress.com

Ritorno sulla situazione del trattamento delle persone con sindrome di Down a Gardaland per postare due estratti da “Il mattino di Padova” e da “Affariitaliani.it” (qui il mio primo post)

Gardaland, no ai down di Paolo Baron

“Parchi giochi, via libera ai ragazzi Down”. Accordo firmato con alcuni parchi, con un’eccezione: Gardaland. Disappunto del Cordinamento associazioni down, che risponde con un manifesto di protesta.

PADOVA. «Parchi giochi, via libera alle persone down». Lo esclamano con orgoglio i ragazzi dell’associazione padovana Down Dadi dopo la firma di un protocollo da parte del Cordinamento associazioni down e da gestori, costruttori e addetti alla sicurezza. Ma c’è una eccezione pesante: è Gardaland.

L’intesa, attraverso il consenso informato e la copertura assicurativa, consentirà alle persone down di utilizzare le attrazioni più divertenti dei vari parchi giochi italiani. In pratica i minori down dovranno essere accompagnati da un adulto che sarà informato su rischi e limitazioni, mentre ai maggiorenni verranno spiegate direttamente le regole.

Hanno aderito finora i gestori di Minitalia Leolandia di Bergamo, dello Zoomarine di Torvaianica e dell’Aqualandia di Jesolo. «Mai più umiliazioni e delusioni – ha sottolineato in una nota la presidente della onlus padovana Patrizia Tolot – che purtroppo sono ancora palpabili». Qualche anno fa, ricorda, infatti, la Tolot, durante una gita a Gardaland «ci fu attaccato il marchio di disabili e ci fu vietato l’accesso alle attrazioni più divertenti, anche le più semplici come il bruco mela dove si portano i bambini piccoli. Purtroppo Gardaland resta un osso duro».

I gestori del parco giochi veronese, infatti, non hanno firmato il protocollo, scatenando il disappunto del CoorDown. Disappunto che si è tramutato in un manifesto di protesta contro Gardaland. Il comitato di gestione di CoorDown – chiude la Tolot – appena due settimane fa ha deliberato di dare via libera alla procedura legale contro Gardaland che era da tempo nell’aria, avviando il coinvolgimento delle famiglie interessare e incaricando lo studio legale Viviani&Marson di Savona di predisporre la documentazione necessaria da sottoporre all’approvazione della prossima assemblea».

tratto dall’articolo “Gardaland, no ai down” di Paolo Baron pubblicato su “Il Mattino di Padova” il 02/10/2011

La stessa notizia su Affaritaliani.it

“Parchi giochi, via libera alle persone down. Ma non a Gardaland”

Niente più discriminazioni nei parchi divertimenti italiani per gli ospiti con sindrome di Down. O quanto meno in quei parchi – sono tre – che hanno condiviso e firmato il “Protocollo C+1 Entertainment” predisposto dal CoorDown dopo un anno di lavoro e di confronto con i principali parchi italiani, i costruttori delle attrazioni e le Prefetture e i Vigili del Fuoco, responsabili della sicurezza delle strutture. Al Minitalia Leolandia di Bergamo, allo Zoomarine di Torvaianica (Roma) e all’Aqualandia di Jesolo non si ripeteranno più le scene quanto meno antipatiche e sgradevoli di persone con sindrome di Down invitate dallo staff ad allontanarsi da una o più attrazioni, a priori a loro “vietate” per motivi di sicurezza. Episodi che nel corso degli ultimi anni sono stati segnalati in molti parchi, ad iniziare da Gardaland, la struttura che da questo punto di vista si è dimostrata nel corso del tempo la più severa: sollecitata a formulare un orientamento sul Protocollo approvato, Gardaland al momento non esprime nessuna posizione ufficiale, confermandosi un vero osso duro. […]

il Protocollo parte da due assunti-base: da un lato non c’è alcuna evidenza che le persone con sindrome di Down abbiano comportamenti o reazioni in misura diversa dalla maggioranza degli altri ospiti dei parchi di divertimenti, dall’altro i rischi connessi all’utilizzo delle strutture anche da parte delle persone con sindrome di Down possono trovare copertura assicurativa sul mercato. I gestori insomma sono coperti in caso di incidenti. Insomma, l’esclusione preventiva degli ospiti con sindrome di Down non ha diritto di cittadinanza. Ecco allora che il testo approvato prevede sempre il via libera alle attrazioni per le persone con sindrome di Down accompagnate da un adulto che sia stato informato su rischi e limitazioni e che abbia firmato una dichiarazione di responsabilità. Via libera anche a chi non è accompagnato: se si tratta di persone maggiorenne con sindrome di Down le informazioni e le regole saranno spiegate direttamente a lui, se si tratta di persona minorenne sarà sufficiente consegnare il modello di dichiarazione di responsabilità firmata da un adulto. […]

tratto dall’Articolo “Parchi giochi, via libera alle persone down. Ma non a Gardaland” pubblicato su Affaritaliani.it il 3/10/2011

Che altro aggiungere? Evviva e applausi al Minitalia Leolandia di Bergamo, allo Zoomarine di Torvaianica  e all’Aqualandia di Jesolo!!!!!!!!!!

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Gardaland Halloween: Divertimento Mostruoso… per tutti ma per qualcuno ancora di più!

Foto originale "Gardaland Magic Halloween 2009" by occhietto - flickr - rielaborazione grafica unpodimondo.wordpress.com
Foto originale "Gardaland Magic Halloween 2009" by occhietto - flickr - rielaborazione grafica unpodimondo.wordpress.com

In questi giorni Gardaland è aperta in tematica Halloween e come si può notare dall’ambientazione del sito ufficiale, lo slogan che caratterizza queste giornate è “DIVERTIMENTO MOSTRUOSO!” Peccato che per alcune persone a Gardaland il divertimento sia ancora più mostruoso rispetto a tutte le altre e soprattutto sia mostruoso tutto l’anno e non solo ad Halloween!

Si tratta delle persone con sindrome di Down alle quali viene impedito di salire su molte attrazioni, cosa che non capita negli altri parchi tematici di tutta Europa. E’ una storia che vorrei raccontarvi attingendo da giornali, siti e blog (scusate se il post è un po’ lungo).

Ad agosto 2010 ad una bambina down di 8 anni viene impedito di salire sulla Monorotaia… leggete cosa scriveva il quotidiano “Il Centro”.

“Gardaland, giostra negata a una bambina down” di Paola M.S. Toro

Nel parco giochi più importante d’Italia il divertimento non è uguale per tutti. Una famiglia pescarese è stata discriminata. È successo a Gardaland: a una bambina down di 8 anni è stato vietato di salire su una giostra. La famiglia è quella di Aldo Aceto, sostituto procuratore a Pescara dal 1990 al 2008 e oggi giudice penale e del lavoro al tribunale di Larino.  […]

«La bambina non può salire su questa giostra», hanno detto gli addetti di Gardaland all’ingresso dell’attrazione Monorotaia. Il motivo del divieto, per gli operatori, è stato lo stato di disabilità della bambina. Ma sulla stessa giostra la bambina ci era già salita una volta, appena qualche ora prima.

La monorotaia è un trenino sopraelevato che, lentamente, percorre tutto il perimetro del parco divertimenti: «A mia figlia è stato impedito di salire perché down», commenta Aceto.

Dopo la fila per salire a bordo, al magistrato è stato riferito che alcune persone, tra cui i disabili, non possono andare sul trenino: «Ma come fanno gli operatori a stabilire se una persona è cardiopatica o claustrofobica? Chiedono il certificato medico?» continua il giudice che è anche presidente di un’associazione a tutela delle persone affette dalla stessa sindrome della bambina, Pianeta Down. «Mia figlia», dice Aceto, «è stata discriminata perché la sua patologia invalidante è visibile rispetto ad altre e questo è vergognoso». […]

tratto dall’articolo “Gardaland, giostra negata a una bambina down” di di Paola M.S. Toro pubblicato su “Il Centro” del 27 Agosto 2010.

Questo pezzo scoperchia la pentola e pochi giorni dopo vengono segnalati altri casi come testimonia quest’altro articolo, sempre de “Il Centro”

“Down discriminati a Gardaland, c’è un altro caso.”  di Laura Venuti

C’è almeno un altro caso di discriminazione di persone down a Gardaland. A raccontarlo è Ilario Braga, veronese, padre di una ragazza di 36 anni che giovedì scorso si è vista negare la possibilità di salire su alcune giostre. […]

«Siamo andati all’ortobruco, un trenino per bambini», racconta l’uomo al telefono, «ma non ci hanno fatti salire. Più tardi abbiamo tentato di fare un giro anche sulla monorotaia negata alla figlia del signor Aceto. Abbiamo fatto la fila insieme a tutti gli altri, ma quando siamo arrivati all’ingresso il ragazzo ci ha detto che mia figlia non ci poteva andare».  «Ci hanno fatti scendere da una scala secondaria. Le persone che erano in fila ci guardavano con gli occhi sbarrati», racconta amareggiato Braga. […]

Prima di andare via dal parco Braga, furibondo, ha cercato di avere il rimborso del biglietto e di parlare con un responsabile, ma senza successo. «Mi hanno fatto quasi pesare il fatto che mia figlia fosse entrata gratis e io a metà prezzo». […]

«Non pretendo che la mia ragazza faccia le montagne russe», si sfoga il signor Braga, «ma perchè non può andare su un trenino dove salgono i bambini, spesso accompagnati anche dai loro nonni ottantenni? Mia figlia è down, sì, ma frequenta un centro sportivo, fa atletica. Perchè non deve andare sull’ortobruco? E’ una cosa scriteriata».

tratto dall’articolo “Down discriminati a Gardaland, c’è un altro caso.” di Laura Venuti pubblicato su “Il Centro” del 28 Agosto 2010.

Ad un anno di distanza le cose non sono cambiate tanto che, lo scorso 14 Settembre 2011 esce un altro articolo su “Il Corriere della Sera”

Gardaland ancora vietato ai down

Succede di nuovo a Gardaland. Ancora una volta un ragazzo costretto a scendere da una giostra perché down. A denunciare l’accaduto […] è Rita Masini, mamma di Luca, 16 anni, che non nasconde la sua rabbia per il trattamento “speciale” riservato a suo figlio nel famoso parco giochi. […] Suo figlio per ben due volte è stato fatto scendere da due attrattive del parco, con l’unica colpa di portare sul viso i segni evidenti della sua diversità. «Le giostre- spiega- non erano affatto pericolose, ma ci sono state negate solo perché lo hanno visto in faccia e hanno capito che è down». […]

«Non è giusto- ripete Rita indignata- io soffro di vertigini e avrei potuto avere un malore, ma nessuno mi avrebbe impedito di salire. Mio figlio, invece, solo perché ha i tratti somatici della sindrome di Down non può accedere a quelle strutture. È discriminante, conosco persone cardiopatiche che fanno quelle giostre. Nessuno ti chiede il certificato medico ma per i down c’è un divieto assoluto e non si capisce perché».   […]

tratto dall’articolo “Gardaland ancora vietato ai down” pubblicato su “Il corriere della sera” del 14 Settembre 2011

Spulciando su Internet esistono anche casi di persone con figli down che a Gardaland sono riusciti a fare tutte le attrazioni e che, classica eccezione che conferma la regola, testimoniano come l’unico criterio di selezione siano i tratti somatici. Ecco cosa scrive il mio amico Cristiano, commentando un analogo articolo sul blog di Trisomia 21.

cristiano ha detto…

vi faccio presente che… mia moglie è coreana e mia figlia è speciale….siamo stati a gardaland e…. sorpresa ci hanno fatto salire su tutte le attrazioni compreso le montagne russe …qualcuno ha provato a guardarci storto ma nessuna ha avuto il coraggio di chiederci se nostra figlia era down… Questo la dice lunga su che base prendono le decisioni…solo e soltanto sull’aspetto somatico…. che tristezza!!!confermo anche io che negli altri parchi non succede…e mi unisco alla protesta!!! […]

commento pubblicato da Cristiano B. a margine dell’articolo “Forse non sapete che” pubblicato sul blog di Trisomia 21

Per capire come stanno le cose ho visitato anche il sito del Coordown (Coordinamento Nazionale delle Associazioni delle Persone con Sindrome di Down) dove ho trovato un articolo a dir poco… agghiacciante…

Hai la sindrome di Down? Non sali sulla giostra!

Dopo l’ennesimo episodio di discriminazione a Gardaland il CoorDown annuncia battaglia legale

 Trattative interrotte sulla questione degli accessi negati ad alcune attrazioni alle persone con sindrome di Down. Fallita la mediazione con la direzione del parco, il CoorDown annuncia iniziative legali a tutti i livelli, compresa la possibilità di una Class Action. […]

Obiettivo della trattativa era quello di arrivare a una soluzione condivisa rispetto alle gravi discriminazioni ai danni delle persone con sindrome di Down, alle quali è sistematicamente vietato l’accesso a numerose attrazioni dagli addetti alla sicurezza del parco.

 La non idoneità, da parte degli addetti, viene stabilita esclusivamente in virtù dei tratti somatici. […]

Lo testimoniano le proteste dei familiari, le numerose notizie di cronaca nonché l’interrogazione parlamentare a firma dell’On. Coscioni, presentata al Ministro per le Pari Opportunità On. Carfagna il 2 maggio 2010, e ulteriormente reiterata in questi giorni alla luce dei nuovi episodi. […]

A Mirabilandia (come in altri parchi in Italia e nel mondo, dove si limitano a sconsigliare e non a proibire alcune attrazioni cosiddette “adrenaliniche”) sono operative le stesse attrazioni presenti a Gardaland. Tuttavia, non avvengono episodi simili di discriminazione, come possono testimoniare molte persone con sindrome di Down e i loro familiari.  […]

I motivi di sicurezza addotti dalla Direzione [di Gardaland], sulla base di problemi di ritardo mentale, di rischi cardiologici o di deficit motorio non possono essere accettate e rappresentano un grave atto discriminatorio, in quanto:

– Se il motivo dell’esclusione è il ritardo mentale:

Il ritardo mentale delle persone con sdD [sdD = Sindrome di Down] è variabile. Spesso sovrapponibile a quello di persone che non hanno nessun’evidenza fisica di questo ritardo e a volte persino di persone che hanno un QI nella media, di persone, in ogni caso, alle quali non è impedito l’ingresso alle attrazioni.

Per cui, a parità di QI (lo strumento ufficiale di misura delle capacità intellettive), una persona con determinati tratti somatici ha accesso alla giostra, mentre l’altra è fermata all’ingresso.

– Se il motivo dell’esclusione è il rischio cardiologico:

Anche questo fattore di rischio è variabile e in molte persone con sdD è assolutamente inesistente o comunque in percentuali minori di persone che non hanno nessun’evidenza fisico-somatica di queste problematiche. Di nuovo, a parità di rischio cardiologico, una persona con determinati tratti somatici non è fermata all’ ingresso, l’altra sì.

– Se il motivo dell’esclusione è il deficit motorio:

Il problema non sussiste perché la sdD in sé non comporta alcun problema motorio e il paragone con le persone in carrozzina o con persone che hanno arti ingessati o che non corrispondano a parametri di altezza (tutte categorie fermate a causa di limitazioni oggettive, discutibili ma oggettive) è quindi decisamente inappropriato.

Pertanto, la conclusione evidente è che a Gardaland le persone con sdD sono, di fatto, discriminate unicamente sulla base dei loro tratti somatici. […]

tratto dall’articolo “Hai la sindrome di Down? Non sali sulla giostra!” pubblicato sul sito del Coordown in data 06 Settembre 2010

Se vi siete letti tutta questa pappardella fino in fondo vuol dire che siete delle persone sensibili e che avete a cuore queste situazioni. Vi chiedo perciò di aiutare le persone down… Per favore condividete queste notizie  su facebook, su blog, via e-mail, etc… in modo da diffonderle maggiormente e magari chissà, in un futuro, riuscire ad attivare un boicottaggio del parco di divertimenti… Per ora passate parola! Grazie

BLOGGER PARTECIPANTI AL BOICOTTAGGIO

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