4° Fiera delle Economie Solidali a Colonnata (Sesto Fiorentino)

Locandina 4° Fiera delle Economie Solidali

Locandina 4° Fiera delle Economie Solidali

Stasera inizia la 4° Edizione della Fiera delle Economie Solidali che si tiene nei locali e negli spazi adiacenti al Circolo Unione Operaia della frazione  di Colonnata  (Sesto Fiorentino) e che è organizzata dal circolo stesso e dall’Associazione e Gruppo d’Acquisto Equobaleno.

Questo il programma…

Venerdì 30 settembre ore 21.00 L’AltroCinema proiezione del film:The Age of Stupid.”

Introduzione al film di un esponente del WWF Firenze.

Sabato 1 ottobre ore 20.00 Cena EquaeSolidale a km Zero
euro 20 – ragazzi da 3 a 12 anni 10 euro – sotto i 3 anni gratis
prenotazioni a Cristiana dopo ore 15 tel. 3398740997 oppure ad Alfiero tel. 3382136220

“Domenica delle Economie solidali”
2 ottobre dalle ore 10 alle ore 18 :
Stands gastronomici di prodotti bio e solidali
Stands di produttori e artigiani locali
Stands di associazioni no profit
Lo stand di Equobaleno con: il Riciclabito, la Pesca Solidale e il BarattoGiocattolo
Laboratori di autoproduzione:

  1. Sapone a cura di Casa Roester ore 15.00.
  2. Pannelli Solari a cura della Rete Solare per l’autocostruzione ore 15.00.
  3. Orto Sinergico a cura dell’Associazione Pachamama ore 15.30 (numero chiuso e a pagamento 7 euro con prenotazione dalla mattina allo stand di Equobaleno).
  4. Cosmetici ecobio a cura di Franca Aperti ore 16.30.

Intrattenimento con: Yoga della risata, Arci Asino e la ludoteca dei giochi semplici e musica popolare degli Adanzè

Spazio Bambini: Laboratorio didattico “Il Riciclo Divertente” in collaborazione con l’associazione MammeAmiche ore 16.30 – 17.30

Ore 17.00 Dibattito
Titolo: Dopo-Referendum e Energie da fonti rinnovabili – a che punto siamo?
Introduce e modera: Luca Bussani – Equobaleno
Relatori:
Enrico Rainero, divulgatore della cultura ambientalista, titolare dell’agenzia ByInnovation, sostiene le attività che rendono un po’ più efficiente il vecchio mondo
Simone Vezzosi, fondatore e presidente di Retenergie, Cooperativa elettrica di Produttori e Utilizzatori di Energia da fonti rinnovabili.
Marco Catellacci, socio della cooperativa sociale SunAndService, illustra il progetto dal nome “Energie Solidali”

Al termine della Fiera “AperiGas” l’aperitivo bio e a km zero organizzato dai ragazzi dell’UnifiGas e poi…si canta!

Per tutta la settimana sarà presente la mostra fotografica di Greenpeace “Carbone pulito? Una sporca bugia”.

Organizzazione: Associazione/Gas Equobaleno; Circolo Arci Unione Operaia Colonnata.
Partners: UnifiGas, Associazione MammeAmiche, Associazione Arzach.

Con il Patrocinio del Comune di Sesto Fiorentino

Un libro: “Fidati! Gli esperti siamo noi!” di Sheldon Rampton e John Stauber.

Copertina del libro "Fidati! Gli esperti siamo noi!"

Copertina del libro "Fidati! Gli esperti siamo noi!"

Questo libro l’ho scelto come omaggio quando ho rinnovato il mio abbonamento alla rivista che si occupa di tutela dei consumatori “Il Salvagente”.  Mi aspettavo un bel saggio ma mai mi sarei immaginato di leggere un testo così sconvolgente.

Fidati! Gli esperti siamo noi. Come la scienza corrotta minaccia il nostro futuro.” è un libro scritto nel 2001 da due autori statunitensi Sheldon Rampton e John Stauber,  tradotto in italiano nel 2004 e pubblicato da Nuovi Mondi Media.

La traduzione del sottotitolo non rende bene il senso del libro e sarebbe stato meglio rispettare il sottotitolo in inglese che riassume perfettamente quello che si trova nelle 272 pagine del volume (e nelle 17 di note), ovvero “How Industry Manipulates Science and Gambles with Your Future” (Come l’Industria manipola la scienza e gioca col vostro futuro).

In pratica il libro affronta il tema del rapporto fra multinazionali dell’industria, mass media, agenzie di pubbliche relazioni e scienziati compiacenti, e di come tutti insieme condizionano le nostre vite a favore dei loro interessi.

Il testo si può dividere essenzialmente in due parti: una prima parte che racconta come si è evoluto il rapporto fra industria, propaganda e scienza nella storia: da Galileo a Caterina di Russia, ma soprattutto nel secolo scorso. La seconda parte si occupa di una serie di casi concreti,  analizzando come le manipolazioni dell’industria hanno cercato e cerchino tuttora di minimizzare e contrastare tutta una serie di scoperte scientifiche e sanitarie che minano i profitti delle multinazionali. Gli esempi riportati sono tantissimi: si va dai danni dell’amianto a quelli del piombo nella benzina super, dal DDT al nucleare, dai danni del fumo passivo agli OGM e al riscaldamento globale. Tutte situazioni che le multinazionali hanno contrastato ricorrendo ad “esperti” che mettessero in dubbio e minimizzassero i pericoli per l’umanità.Una lotta impari che vede da una parte i gruppi ambientalisti e i ricercatori pubblici con pochissimi fondi e dall’altra parte colossi industriali a livello planetario che grazie a valanghe di miliardi di dollari possono condurre campagne ricchissime avvalendosi di “esperti”e di mass media compiacenti e ben pagati.

Il libro pur se appassionante e interessantissimo ha anche alcuni limiti che vorrei evidenziare: il linguaggio a volte è un po’ troppo sopra le righe ed eccessivamente allarmistico. Si potevano dire le stesse cose, in modo altrettanto convicente, senza mettere tanta ansia nel lettore. I problemi sono concreti e drammatici ma i toni forse sono un  po’ troppo apocalittici…  Infine il testo ha un limite spazio-temporale: a parte brevi incursioni nel passato, il volume è tutto concentrato sulla situazione negli Stati Uniti nella seconda metà del secolo scorso. Sarebbe curioso avere maggiori notizie sulla situazione in Europa che sicuramente è analoga ma non del tutto uguale e magari sapere se con l’arrivo di internet e dei social network è cambiato qualcosa…

In ogni caso, se non vi fa paura leggere questo bel mattone, alla fine guarderete con occhi diversi gli esperti che dalla tv o dalla stampa ci dicono sempre cosa ci fa bene e cosa ci fa male, quello che dobbiamo o non dobbiamo fare…

Link

Un antitarme naturale…

foto "Conker" by kevinmcc - flickr

foto "Conker" by kevinmcc - flickr

Un paio di anni fa, in questa stagione, ero in Slovacchia e passeggiando nei parchi di Bratislava, notai che diverse signore stavano raccogliendo le castagne d’India, ovvero i frutti dell’ippocastano. Sapendo che questi frutti non sono commestibili, in quanto abbastanza tossici, mi chiesi che cosa mai avrebbero fatto con quei semi. Non conoscendo lo slovacco evitai di fare domande, poi la cosa mi è passata di mente fino a quando, la scorsa settimana in un giardino accanto a casa mia, ho trovato una signora anziana che ne raccoglieva un bel po’.

Questa gentilissima signora mi ha spiegato che le castagne dell’ippocastano si usano come un antirtarme naturale da mettere in armadi e cassetti e mi ha garantito che funzionano anche come antitarlo. Mi ha raccontato che come antitarme li usa da sempre mentre la scoperta dell’uso come antitarlo è stata abbastanza casuale… aveva un comodino tarlato e da quando ha messo dei frutti di ippocastano in un cassetto i tarli sarebbero spariti.

Tornato a casa ho fatto una veloce verifica su Internet: sull’uso come antiarlo non ho trovato proprio niente, mentre sull’uso dei frutti dell’ippocastano  come antitarme ho trovato molte conferme. Vi posto le due soluzioni più in voga:

  • Tagliare in due i frutti dell’ippocastano,  metterli in un sacchettino di cotone o di garza e mettere il sacchettino nell’armadio o nei cassetti.
  • Prendere un ago e un filo abbastanza grossi in modo da infilzare tutte le castagne d’India e farne una collana da appendere nell’armadio.

Quindi al prossimo cambio dell’armadio niente canfora, naftalina o foglietti salvatessuti!

Come si progetta un frollino artigianale…

Foto "Boîte de biscuits" by ludovicsa - flickr

Foto "Boîte de biscuits" by ludovicsa - flickr

Come ho già scritto in passato, da alcuni anni faccio parte di un Gruppo d’Acquisto Solidale e ormai, la maggior  parte della mia spesa alimentare viene fatta tramite il mio GAS e la rete che riunisce tutti i Gruppi della provincia di Firenze (http://www.gasfiorentini.it/). Sulle motivazioni di questa scelta ho già scritto vari post (ad esempio questo) come ne ho  scritti altri sui vari prodotti che acquistiamo o sulle iniziative che facciamo (non sto a farvi la lista de link: se vi interessa potete cercarli all’interno del blog).

Oggi vorrei dedicare un post al rapporto che abbiamo con i fornitori, che spesso conosciamo direttamente e dei quali ci piace sapere come e con quali criteri gestiscono le loro fattorie e aziende.  Perchè il biologico, la filiera corta, il km zero non sono concetti astratti ma nascono da scelte produttive e di gestione che molti fornitori condividono e talvolta prendono insieme ai Gruppi d’Acquisto Solidali. Apprendere le cause che stanno dietro a queste scelte spesso ci fa conoscere il funzionamento della nostra agricoltura, dell’allevamento e della distribuzione che stanno dietro ai prodotti che compriamo.

Nei giorni scorsi un nostro amico, questa volta in doppia veste sia di gasista che di produttore di biscotti artigianali, ha presentato ai Gasfiorentini un progetto per una piccola produzione di frollini da colazione da vendere ai Gas. Aldilà del progetto in sé stesso è interessante leggere come si progetta un biscotto, come si scelgono gli ingredienti di qualità e quali difficoltà si possono incontrare nel reperire le materie prime per la produzione. Vi metto il testo di presentazione del progetto che, per rispetto della privacy, è opportunamente ripulito da nomi, indirizzi e località ma che nella sostanza rimane sempre molto interessante. Buona lettura!

Biscotti da colazione […]

L’idea nasce da una riflessione personale in doppia veste di consumatore e produttore di biscotti.

Produco biscotti nell’azienda di famiglia, in particolare biscotti tipici toscani da dessert (cantuccini, ricciarelli, quaresimali), ma allo stesso tempo in famiglia consumiamo biscotti da colazione.

Come consumatore “critico”, acquisto tramite GAS alcuni prodotti, ed è nell’ambito del GAS parlando con altri membri che sono stato stimolato a cercare di produrre dei biscotti che potessero soddisfare le esigenze dei gasisti.

Ovviamente il mercato presenta già diverse possibilità di acquisto consapevole: biscotti prodotti con ingredienti del commercio equo e solidale, biscotti da agricoltura biologica, forse anche qualcuno che coniuga le due cose.

L’esperienza di acquisto di biscotti bio oppure equi e solidali nella mia famiglia ha trovato però i seguenti ostacoli pratici: i biscotti bio normalmente mancavano di “gusto” e finivano per rimanere nella scatola per dover essere finiti controvoglia. I biscotti equi e solidali venivano invece mangiati volentieri da tutti ma incontravano il limite del dove reperirli e soprattutto il costo non sostenibile per un consumo quotidiano. Alla fine quindi in casa regnavano le “gocciole”.

Scartata (e solo per mancanza di tempo) la possibilità più sostenibile di tutte di farseli da sé in casa partendo dagli ingredienti che uno vuole, si aprivano una serie di strade da investigare.

La prima che avevo in testa era quella di trovare le materie prime il più vicino possibile al luogo di produzione [ndr un paese in campagna a metà strada tra Firenze ed Arezzo] e con caratteristiche di produzione biologica e/o integrata.

Gli ingredienti per fare un buon frollino da colazione non sono molti: farina di grano, zucchero, burro, uova, latte, lievito, sale, miele, aromi naturali. A questi i bambini amano aggiungerne un altro: il cioccolato.

Escludendo l’ultimo ingrediente pensavo che sarebbe stato possibile trovare gli altri ingredienti diciamo nel raggio di una cinquantina di km.

Niente di più falso.

Purtroppo alla scarsità effettiva degli ingredienti si aggiunge il fatto che per poterli usare il fornitore deve essere in regola con le leggi di autocontrollo per commercializzare il prodotto ad un trasformatore: per capirsi non posso usare le uova bio del contadino se questi non ha una locale dedicato al confezionamento, materiali adeguati per lo stesso, etc etc. ovvero se questi non può rilasciare una dichiarazione in merito.

Dopo un paio di mesi di indagini nel raggio dei 50 Km sono riuscito a trovare solo: farina di grano (grani del casentino) non bio, uova del casentino (non bio), miele bio, latte non bio.

Ho allargato il raggio di azione: il burro più vicino bio o non bio è in prov di Reggio Emilia (150 km). Aziende locali fornitrici dei Gruppi d’Acquisto Solidale non si sono rese disponibili alla fornitura di burro perché non ne hanno abbastanza.

Si può trovare (quest’anno) farina bio con grani misti mugello-casentino-senese.

Lo zucchero bio può venire solo da paesi dove è coltivata la canna da zucchero (si esclude quindi l’intera europa) perché non esiste al momento produzione di barbabietole da zucchero bio.

Lo zucchero toscano (anche non bio) non esiste.

Le uova da agricoltura biologica più vicine sono di provenienza Emilia Romagna quelle da agricoltura integrata invece dalla provincia di Pisa.

Il sale più vicino è di Volterra. Gli aromi naturali (vaniglia, indispensabile per un buon biscotto) vengono da molto lontano.

A fronte di questa frustrazione, consultandomi con qualche referente GAS, ho deciso che il criterio prioritario per gli ingredienti fosse quello della provenienza dal circuito Equo e Solidale. Zucchero e cioccolato quindi con certificazione Fairtrade. Sono prodotti che vengono da “lontano” ma con caratteristiche tali da renderli “vicini”, il più possibile “vicini” al nostro quotidiano: è infatti nella nostra vita di tutti i giorni che dovremmo integrare azioni per il miglioramento del benessere di persone lontane da noi ma che storicamente abbiamo sfruttato e sfruttiamo anche inconsapevolmente.

Il secondo criterio è quello della vicinanza geografica: più vicino possibile allo stabilimento di produzione. Questo non solo per ridurre l’impatto ambientale del trasporto, ma anche per cercare di riattivare le produzioni locali.

Il terzo criterio è quello della provenienza da coltivazioni bio e/o integrate: ovvero a parità di distanza privilegiare gli ingredienti che soddisfano questo criterio.

La sintesi finale è un frollino al cioccolato con i seguenti ingredienti:

  • Farina di grano tenero del casentino (non bio) o in alternativa farina bio (mugello-casentino-senese)
  • Zucchero di canna della Coopeagri del Costarica (Fairtrade)
  • Cioccolato prodotto con cacao di Conacado, Repubblica Domenicana (Fairtrade)
  • Burro bio prodotto in provincia di Reggio Emilia
  • Latte crudo di Cavriglia
  • Uova del Casentino da allevamento a terra
  • Miele bio del Valdarno
  • Sale di Volterra
  • Estratto di vaniglia naturale (Madagascar!)
  • Lievito: bicarbonato di ammonio (germania!)

Prima di arrivare a questa scelta abbiamo fatto diverse prove sostituendo al burro l’olio di oliva e allo zucchero il miele (in modo da avvicinare le materie prime) ma i risultati dal punto di vista del “gusto” non sono stati soddisfacenti.

Alla ricetta c’è poi da aggiungere il discorso prezzo. Un altro obiettivo dell’idea è quello di arrivare a produrre dei frollini che fossero sostenibili anche dal punto di vista economico.

Per questo si sono lasciati da parte le logiche di mercato e la contabilità aziendale.

Quando si definisce il prezzo di un prodotto si considerano i costi della materia prima, i costi di manodopera al Kg (più biscotti faccio in un’ora a parità di manodopera e più basso è il costo della manodopera al Kg), i costi accessori al Kg (gas, elettricità, etc), i costi fissi al Kg (affitti, ammortamento macchinari, etc), i costi dei materiali da imballaggio e si aggiunge un ricarico che è il guadagno lordo (ovvero al lordo delle tasse) della ditta.

Se avessimo applicato questo criterio, trattandosi di una produzione che sarà limitata (anche perchè noi non siamo specializzati su questo tipo di produzione), l’incidenza dei costi di manodopera e fissi sarebbe stata tale da dover porre un prezzo non in linea con l’obiettivo.

Per questo abbiamo applicato un altro criterio: considerare solo i costi della materia prima, i costi degli imballaggi, e i costi fissi, ignorando i costi di manodopera e gli altri variabili che continueranno a ricadere sugli altri biscotti che facciamo.

Questo è possibile solo fino a quando la produzione resti limitata e gestibile in modo da non dover incidere sull’altra: se dovessimo sospendere la produzione di cantuccini per fare frollini questo non sarebbe più attuabile.

Inoltre la produzione dovrà essere limitata ma non irrisoria: questo perché l’approvvigionamento delle materie prime avviene per quantità minime: non posso chiedere all’azienda agricola del casentino che mi porti 3 Kg di uova in azienda. Per questo sarà importante raggiungere comunque ordini minimi dai vari GAS interessati, e fare una produzione in 2-3 giorni di seguito (in modo da fare consegnare uova, latte e altre materie prime deperibili in quantità sufficiente da giustificare un viaggio per il fornitore).

Il discorso quantità minime non vale invece per gli ingredienti Fairtrade indicati perchè li acquistiamo abitualmente per la produzione dei cantuccini equi e solidali. Sarebbe invece molto oneroso acquistare zucchero e cioccolato sia Fairtrade che bio poiché le quantità minime spedite di questi ingredienti sono rispettivamente 700 Kg e 300 Kg e noi non li utilizziamo per la produzione dei cantuccini.

La nostra produzione di questi biscotti non è ovviamente certificata bio (sia perchè non tutti gli ingredienti sono bio, sia perchè sarebbe troppo oneroso per noi richiederla per una produzione limitata come questa). Ovviamente siamo aperti e contenti di monitoraggi da parte dei GAS sul tipo “garanzia partecipata”.

Questi sono gli ingredienti per i quali ad oggi sarebbe già possibile iniziare questa produzione, ma se la cosa dovesse partire ed avere un seguito un’altra idea è quella di cercare davvero di coinvolgere di più la filiera locale: ad esempio, il fornitore che abbiamo individuato per il latte (latte crudo) un tempo faceva anche il burro. Se noi potessimo garantirgli un consumo nel tempo e fare dei veri e propri contratti di fornitura forse potremmo convincerlo a tornare a produrre burro.

Non rimane che dirvi il prezzo finale dei biscotti : 5,50 euro (compresa iva) al chilo in confezioni da 500 grammi, con consegna a Firenze.

Considerate che i biscotti hanno un contenuto del 63% di ingredienti bio e un 34% di ingredienti Fairtrade.

Per darvi un’idea ho preso dei prezzi alla Coop: le gocciole Pavesi costano 3,70 euro al Kg., i frollini al cioccolato fatti con latte maremma costano 8 euro al Kg, i Frollini Alce Nero totalmente Bio costano 11,67 euro al Kg.

A questo punto la palla passa a voi gasisti, per favore parlatene e cercate di capire se il progetto può diventare fattibile. Io rimango a disposizione per qualsiasi info. […]

messaggio scritto ai Gruppi d’Acquisto Solidale di Firenze da un gasista-produttore artigianale di biscotti

Al termine del messaggio metto due note sulla mia esperienza con i biscotti:

  • I frollini al cioccolato che coniugano ingredienti biologici e del commercio equo e solidale esistono e si chiamano Biofrolle al cacao: a casa mia non mancano mai e  vanno a ruba… Li potete vedere qui  (c’è anche l’elenco dei produttori e un pdf col  calcolo del prezzo trasparente anche se non è molto dettagliato). In effetti il prezzo  è un po’ altino: a seconda dei negozi varia da 8,00€ a 8,40€ al kg, però sono molto buoni.
  • I biscotti fatti in casa con ingredienti del commercio equo e biologici sono ottimi ma in effetti, con tutta la buona volontà, non sempre abbiamo il tempo/voglia di farli e poi essendo ottimi finiscono subito…e andrebbero rifatti ogni 4 o 5 giorni!
  • Al supermercato i biscotti costano poco ma, aldilà del biologico/equo-solidale/filiera corta, gli ingredienti spesso sono di scarsa qualità: se scartate tutti quelli fatti con oli e grassi vegetali non specificati (il che nella maggioranza dei casi vuol dire pessimo olio di palma) ne rimangono ben pochi e quei pochi costano più del frollino del gas e talvolta anche più delle Biofrolle al cacao. Comunque prima di acquistare un frollino con l’olio di palma preferisco spendere qualche eurino in più per uno col burro…
  • La scorsa settimana ho avuto la fortuna di assaggiare una prova del frollino del Gas: sapore ottimo, dolce ma non stucchevole, gusto rotondo e  molto burroso con una punta di vaniglia e tante goccie di cioccolato… assomiglia più ad un pasticcino che ad un frollino! Slurp! Non vi dico quanti kg ne ordinerò….

Runforlife domattina su Radio 1 Rai

Foto Logo "Radio 1 Rai.jpg" by D@di  - flickr.com

Foto Logo "Radio 1 Rai.jpg" by D@di - flickr.com

Domattina, Sabato 17 Settembre, su Rai Radio 1, dalle ore 7.35 alle 7.52, all’interno della trasmissione Sportlandia, verrà intervistato Massimo Fantoni, podista e fondatore di Runforlife.

Sportlandia si occupa di storie e personaggi che sono esempi di sport pulito, di forza d’animo e di volonta’.

Se non siete così mattinieri da seguire la puntata in diretta potete riascoltarla a questo link… (oppure potete provare  anche con questo link ma a volte non funziona).

Se riesco nei prossimi giorni vi metto il file sul blog

Runforlife: il mio riepilogo di Luglio e Agosto 2011…

foto "Logo Run for Life"

foto "Logo Run for Life"

Come ho già fatto in passato, vi aggiorno sui chilometri che ho fatto correndo a favore del progetto di “RunforLife” per Emergency (qui la presentazione nel mio post dello scorso 25 Febbraio).  Come fanno di solito le riviste mensili accorpo i mesi di Luglio e Agosto nei quali ho corso pochissimo… un po’ per l’infiammazione ai tendini d’Achille e un po’ per le meritate ferie.

Oddio fermo, fermo non sono mai stato: al mare ho nuotato e passeggiato nell’acqua, secondo le indicazioni delle fisioterapiste, mentre in montagna ho fatto un po’ di trekking tra le vette del Gran Paradiso… In compenso al mare, una domenica mattina, mi son fatto quasi 12 km a piedi (e con le infradito) per trovare l’unica farmacia aperta di tutta Senigallia il cui indirizzo (sperso nella campagna marchigiana) era sconosciuto sia all’ufficio del turismo che al 90% della popolazione locale…

A  Luglio, l’unica gara fatta è stata il Trofeo Ottanelli (qui la presentazione) ed è stato per me l’ultimo fuoco d’artificio. In un caldo e un’afa infernale, con i tendini doloranti che reclamavano riposo, ho fatto i 10 km  nel Parco delle Cascine in 45 minuti e 42 secondi… Non è molto ma viste le condizioni fisiche è tanto: oggi non so se ce la farei a rifare quel tempo lì…

Km percorsi in gara e in allenamento da unpodimondo (testimoniabili dal Garmin Forerunner 305) nel mese di Luglio 2011

Giorno Km percorsi Lavoro eseguito
Ven. 1 12  Allenamento Fartlek
Dom. 3 16  Allenamento Medio
Lun.4 5  Defaticamento
Mar.5 10  Trofeo Lorenzo Ottanelli Firenze
Mer.6 7  Allenamento in pista
Ven.8 14  Medio
Dom. 10 10  Ripetute
Mer. 13 10  Allenamento Collinare
Ven. 15 9  Breve collinare e allunghi
Dom. 17 16  Allenamento Medio
Sab. 23 9  Test lento
Totale mensile 118 Grazie e buone gambe a tutti!

Ad Agosto, tranne alcune leggerissime sgambate, ho partecipato a due sole gare, in entrambe iscritto come non competitivo, con l’unica intenzione di mettere un po’ di km sulle gambe e vedere come va…  Domenica 28 ho partecipato al Trofeo organizzato dalla Pubblica Assistenza Humanitas di San Vincenzo a Torri: bellissimo percorso fra le colline toscane, nella maggior parte su strade bianche e in aperta campagna che mi è servito per fare 14 km ed assaggiare un po’ di salite…

Infine il 30 non potevo mancare al Trofeo Albereta (qui il post di presentazione), gara serale di beneficenza a favore delle Adozioni a distanza della Fondazione Il cuore si scioglie Onlus.. Che dire? Gara pianeggiante nei parchi lungo le rive dell’Arno con favoloso pasta party finale… Se a correre ancora non vado tanto bene… a tavola sono sempre imbattibile!

Km percorsi in gara e in allenamento da unpodimondo (testimoniabili dal Garmin Forerunner 305) nel mese di Agosto 2011

Giorno Km percorsi Lavoro eseguito
Sab. 6 11  Medio pianeggiante
Giov. 11 12  Medio collinare
Lun.22 8  Medio
Mer.24 7  Lento
Dom.28 14  Trofeo Humanitas San Vincenzo a Torri
Lun. 29 5  Defaticamento
Mar. 30 7  Trofeo Albereta
Mer. 31 5  Ripetute in pista
Totale mensile 69 Grazie e buone gambe a tutti!

Nel mese di  Settembre, nonostante qualche persistente doloretto, ho ricominciato con le sedute consuete anche se con ritmi molto più bassi ed ho avuto già le mie prime (dis)avventure… ma di questo ve ne parlerò prossimamente….

Spacciatori?!

foto "Edicola" by Tom Lee KelSo  - flickr

foto "Edicola" by Tom Lee KelSo - flickr

Una decina di giorni fa, mentre torno a casa dal lavoro, noto che da tutte le buche delle lettere della mia strada sbuca lo stesso giornale. Arrivo a casa, apro la mia cassetta e ci trovo una copia gratuita di “Sorrisi e canzoni tv”. Saranno 30 anni che non leggo “Sorrisi e canzoni” per cui, incuriosito, sfoglio questa copia che il “Povero Silvio” ha fatto recapitare al mio indirizzo… Trovo che sia semplicemente la sagra della pubblicità…. una rivista di sole pubblicità, diretta da Alfonso Signorini e venduta in edicola abbinata ad una miriade di oggetti, alcuni dei quali di dubbio gusto (cd, dvd, corone del rosario, piatti, libri, trucchi etc…). Giuro che, a parità di pubblicità, ho trovato più interessante il catalogo dell’Ikea… ed è tutto dire!

Due giorni fa stessa musica: torno a casa e da tutte le buche delle lettere sbuca un quotidiano. E’ una copia del Corriere, quello che Travaglio chiama il “Pompiere della Sera”, e sulla prima pagina ha stampato una bella scritta azzurra “INVITO ALLA LETTURA – COPIA OMAGGIO”.  Questa copia fa il paio con tutte quelle pile di giornali che vengono lasciate gratuitamente in tutte le scuole e che mia figlia ha portato a casa per tutto lo scorso anno scolastico. Ho visto con i miei occhi che nell’atrio dell’istituto scolastico di mia figlia tutti i giorni c’erano tre pile di giornali (“La Nazione”, “Il Corriere della Sera” e “Il sole 24 ore”) offerti gratuitamente, con la sovrastampa “COPIA PER LE SCUOLE”.

Inutile dire l’appeal che questi giornali hanno sugli adolescenti italiani: mia figlia e le sue compagne di scuola prendevano “La Nazione”, ritagliavano il sudoku e il cruciverba da fare durante la ricreazione, passavano il resto del giornale ai maschi che prelevavano la pagina del calcio e gettavano via tutto il resto… (infatti a casa arrivava un giornale mezzo tagliuzzato)

Ora, tutta questa gente che tiene così tanto alla mia cultura e alla mia informazione da offrirmi gratuitamente i loro giornali, mi insospettisce e mi ricorda quegli spacciatori che stanno davanti alla scuole e che offrono gratuitamente i loro prodotti per farteli provare e farti diventare un consumatore abituale… Ai miei tempi si cominciava regalando album e pacchetti di figurine davanti alle elementari e si continuava alle medie e alle superiori con sostanze un po’ meno legali…

Ora, se i giornali sono messi così male da regalare le proprie copie, mi vengono un paio di dubbi…

  • Se non riuscite a vendere i giornali in edicola non è che forse, per caso avete perso un po’ di credibilità? Magari  i lettori si sono fatti furbi ed hanno smesso di credere alle balle che riempiono molti articoli  e che nascondono gli interessi dei gruppi economici e di potere che stanno dietro agli editori? Ho l’impressione che basti leggere certi editoriali sulla crisi e sui necessari  tagli delle pensioni per farsi venire più di un  sospetto…
  • E poi chi paga tutte queste copie gratuite? Semplice: i contributi all’editoria che, prelevati dalle nostre tasse, finiscono direttamente o per vie traverse nelle tasche degli editori. Leggete questo articolo di Beppe Grillo e scandalizzatevi un pochino, oppure leggete qui l’elenco di chi riceve i contributi statali.

Visto che il governo sta tagliando su sanità, scuola, trasporti, pensioni sarebbe giusto che desse una bella sforbiciata anche ai contributi per l’editoria. Se Il Fatto Quotidiano ha rinunciato ad ogni contributo statale, credo che con un po’ di coraggio possano farlo anche gli altri…

Da parte mia, io rinuncio alle vostre copie gratis, mi informo in rete e compro in edicola solo le riviste e i quotidiani i cui contenuti reputo veramente interessanti e per i quali spenderei anche qualche euro in più, se rinunciassero totalmente ai contributi all’editoria.

La fuffa invece non mi interessa, nemmeno se è gratis e messa nella buca delle lettere.