Special Olympics 2011

Foto "Special Olympics World Games / Athens / 2011" by Yiannis Kourtoglou -flickr

Foto "Special Olympics World Games / Athens / 2011" by Yiannis Kourtoglou -flickr

Dallo scorso 25 Giugno al 4 Luglio Atene ha ospitato l’edizione 2011 degli Special Olympics World Summer Games! 7.000 atleti da 185 nazioni e 5.500 fra giudici, arbitri ed allenatori si sono battuti sportivamente nelle 21 discipline di queste olimpiadi speciali, per persone speciali! Peccato che nel nostro paese questo evento sia stato  ignorato dalla stragrande maggioranza dei media perchè l’Italia ha fatto una splendida figura portando a casa ben 26 medaglie d’oro,  48 d’argento e 39 di bronzo (se ho fatto bene i conti). Peccato perchè dietro a questi successi non c’è soltanto l’impegno e il sacrificio sui campi sportivi o nelle piscine:  purtroppo spesso questi atleti devono saltare degli ostacoli ben più alti che si chiamano pregiudizi, indifferenza, pietismo. Ma soprattutto peccato perchè sono sicuro che dietro a queste medaglie ci siano delle storie di sport e di integrazione degne di essere pubblicate nella “rosea” al pari di  quelle degli atleti più famosi.

Foto "Pam pics 945" by Special Olympics Texas - flickr

Foto "Pam pics 945" by Special Olympics Texas - flickr

Grazie al blog di Antonella siamo venuti a conoscenza di una di queste storie: quella di Axel Belig che è tornato da Atene con due medaglie d’oro conquistate nel nuoto, rispettivamente nei 100 metri stile libero e nei 50 delfino. Mi auguro di non creare problemi se riprendo e condivido con voi la bellissima lettera che i genitori di Axel hanno scritto al ritorno da Atene. Immaginate quante storie come questa ci sono dietro ai 7000 atleti degli Special Olympcs. Peccato non poterle conoscere…

La prima volta che Axel è entrato in una piscina è stato all’età di tre mesi.
Quella dell’acqua fu una scoperta singolare: era un contesto dove Axel, più di ogni altro bambino, trovava con facilità una condizione di agio e confidenza. Nuotava sott’acqua, o meglio stazionava sul fondo delle piscine un tempo significativo. Intravedemmo in questo, uno spazio di evoluzione di qualcosa che intuivamo essere una possibile potenzialità e iniziammo a portarlo in piscina due volte la settimana.
La sua condizione di Down induceva però tutti a “farlo giocare”, tuffi, scivoli, palla, insieme all’ ammirazione per i tempi che passava a vagare nel fondo vasca. Come mamma sentivo che questa non poteva essere la sua storia: volevo che lui imparasse a nuotare gli stili come tutti gli altri bambini e così ho iniziato a cercare qualcuno che credesse in lui, che intravedesse almeno, quella che per noi era una chance per Axel. Ho girato cinque, sei piscine, sempre con gli stessi effetti: Non mi sono arresa, ho rispettato questa mia sensazione, fidando e confidando in un principio che ha sorretto spesso le mie scelte di vita e cioè che ognuno di noi ha punti forti e deboli e noi nei riguardi di Axel abbiamo cercato sempre di sviluppare quelli forti e il nuoto era uno di quelli.
Seppi che a Prato c’era una struttura, un’associazione che “allenava” una squadra di ragazzi con disabilità e così, lasciammo la comodità della piscina cittadina: pur con qualche aiuto, iniziammo a portarlo a Prato tre volte la settimana. Dopo un primo inizio che ricalcava un pò quanto mi aveva fatto allontanare da altre strutture anche per la giovanissima età di Axel (7 anni), inizio l’allenamento a cui pensavo e si cominciarono a vedere i primi frutti. Axel vinse qualche piccola gara alla quale era iscritto più per prova che per convinzione.
Nel frattempo ebbi occasione di leggere qualche articolo, ma soprattutto di vedere un video delle Special Olimpics e al di là della maestosità dell’evento, delle parole degli speakers a sostegno delle diversità, ebbi un rafforzamento della mia percezione e nel salotto di casa dissi a mio marito: “Perché Axel non può essere là?”, domanda che con il tempo divenne un’affermazione: “Axel un giorno sarà in quello stadio!”
Iniziammo a lavorare, si iniziammo, perché lui lavorava in acqua, mangiava spesso un panino in macchina, riposava nel tragitto Firenze Prato, si allenava, ma anche per noi genitori era diventato un lavoro portarlo ad allenarsi più volte la settimana, portarlo nelle trasferte il sabato, la domenica; il training motivazionale del papà,“compagno di squadra” eletto e preferito per le sue gare. I primi risultati acquisiti come campione junior nei 50 delfino e 50 stile libero, cominciarono ad attutire un po’ le fatiche e insieme facevano aumentare la nostra incredulità nel fatto che non trovassimo a Firenze una piscina, ma soprattutto un allenatore che alleggerisse le sue trasferte a Prato.
Il potenziale di Axel non doveva però risentire di questo accenno di scoraggiamento. L’allenamento proseguiva a Prato con gli istruttori.
Poi quest’anno la convocazione nella nazionale italiana arrivata inaspettata anche per la sua età (17 anni), Special Olimpics ad Atene e Axel, si proprio Axel in quello stadio e su quel palco per ben due volte, applaudito da migliaia di persone, in un’atmosfera singolare, quella di centinaia di famiglie, genitori fratelli che stanno acclamando comunque i loro campioni, con un’etica ed un rispetto che stupiscono ad un livello tanto profondo, perché tutti stanno partecipando, qualcuno può anche vincere, ma con una consapevolezza ed uno stile che fa riflettere: è bello vedere che l’atleta che ha lottato con Axel per la medaglia d’oro e che è arrivato secondo gioisse e si congratulasse con lui stringendogli la mano perché lo spirito che accomuna questi atleti è onorare il loro giuramento:

“Che io possa vincere, ma se non riuscissi, che io possa tentare con tutte le mie forze”

Ed Axel ha tentato con tutte le sue forze ed ha vinto. E’ tornato in Italia acclamato da conoscenti e amici: le due medaglie d’oro vinte ad Atene, insieme a tutte le altre sono la testimonianza che adesso ancor di più si fa sul serio, che è veramente titolato e motivato ad entrare fra i professionisti, non tanto nel gergo sportivo, quanto fra quelli che nella vita hanno fatto una scelta.
Ma come sta il nostro campione, cosa dice il nostro campione? Sta bene, consapevole del suo grande impegno, anche del suo sacrificio delle energie che quotidianamente investe anche in altre attività, musica, teatro, scouts, tutte a sostegno della possibilità di migliorare la sua vita. E’ sempre proattivo, non si lamenta mai. Adesso ha ancor più la consapevolezza di avere fatto un ottimo lavoro, conosce sempre di più il podio e il sapore della vittoria, soprattutto il valore delle sue medaglie.
Cosa dice? Poco, purtroppo. Il parlare rappresenta la sua criticità più significativa nel suo handicap. E questo lo porta spesso ad essere scarsamente considerato all’inizio; è successo anche ad Atene. I primi giorni gli accompagnatori hanno notato che Axel era fuori dal gruppo, lasciato un po’ in disparte e se per una parte era a carico del gruppo, l’altra è per le caratteristiche di Axel, riservato, umile, misurato nelle sue manifestazioni. Ma una volta superato, anche con l’aiuto degli organizzatori, questo schema Axel diventa la mascotte, catalizza l’attenzione, riscuote affetto e simpatia e diventa un po’ “l’educatore” “il motivatore” di un modo di stare insieme e fare gruppo che non può poggiare solo sul fatto che uno parli oppure no.
Perché scrivo questo, perché rendiamo questa testimonianza?. Non certo e solo per celebrare le vittorie di Axel, non certo e solo per onorare il suo impegno e il suo sacrificio, ma soprattutto per incoraggiare una mamma, un papà, per invitarli ad avere una visione che vada oltre il limite di un handicap. Pur nella consapevolezza di ogni complessità che ogni handicap rappresenta, l’invito è a credere che ciascun ragazzo ha un suo potenziale, nella pittura, nel canto, nel teatro. L’invito è a non focalizzarci sui punti deboli, investiamo in qualcosa dove loro possono eccellere e con il tempo e con tanto impegno i risultati verranno fuori a qualche livello. Se non per noi io credo che lo dobbiamo a loro perché quando Axel è sul podio dimentica in qualche maniera il suo handicapp, gode delle ovazioni, alza in alto le braccia in segno di vittoria ed è felice contento.
Ecco restituisco a chi vorrà coglierla la motivazione che ho trovato, che abbiamo trovato leggendo un articolo guardando un video. Virgilio scriveva “Possono perché credono di potere”, ma la sociologia ci insegna con quello che è stato chiamato “l’effetto Pigmalione” che se le aspettative di educatori, insegnati, genitori sono alte, il rendimento dei ragazzi a qualche livello risponderà a queste aspettative pur nella considerazione di limiti oggettivi. Ma non è questo che deve determinare o offuscare la visione.
Questo scritto, ma anche i video, la nostra testimonianza, sono a disposizione di ogni genitore che vorrà spaziare nelle possibilità che ogni nostro ragazzo desidera esplorare per iniziare a costruire un futuro che consideri i punti forti piuttosto che un futuro “arreso” a tutti i punti deboli che una condizione di handicap offre comunque “generosamente”.
.
Camilla e Ralph Belig

lettera dei genitori di Axel Belig pubblicata sul blog dell’Associazione Trisomia 21 di Firenze.

Links:

Se siete arrivati a leggere fin qui vi meritate una chicchina musicale: Stevie Wonder e Vanessa Williamms dal vivo, proprio alla cerimonia di apertura degli Special Olympics 2011.

p.s. Per caso è mica tornato da Atene qualcuno contagiato dal collezionismo di pins degli Special Olympics e più in generale di pins sportive e olimpiche?

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2 thoughts on “Special Olympics 2011

  1. Grazie Marco, hai ragione, non ne ho sentito parlare, pur avendo sky e un uomo che fa zapping sfrenato non ho mai neanche intravisto la notizia di tutto questo, di Axel l’ho saputo leggendo il post di Antonella.
    Un abbraccio e buon fine settimana, dove andrai a correre?

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    • Io l’avevo visto su un trafiletto di giornale, ma proprio due righe sole, poi l’ho scoperto dal sito di Antonella…
      Visto che le corse in pianura scarseggiano domani mattina vado a fare una garetta non competitiva sul Monte Morello, la montagna sopra Firenze…
      Buon fine settimana anche a te!!!!

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