Ai referendum si vota anche per il nucleare…

foto "Berlusconi Radioattivo" by hidden side - flickr

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Ieri la Corte di Cassazione ha deciso che, nonostante i decreti del Governo volti ad affossare il referendum sul nucleare,  voteremo anche sulle centrali atomiche (qui la notizia sul sito di Rainews24), per cui il prossimo 12 e 13 Giugno dovremo tutti impegnarci per portare alle urne amici, parenti e conoscenti per raggiungere il quorum del 50% + 1 italiano e far passare i quattro referendum che decideranno il futuro nostro e dei nostri figli. Quindi prepariamoci per questi 4 SI: due per l’acqua pubblica, uno per fermare il nucleare e l’ultimo contro il legittimo impedimento.

Proprio sul tema del nucleare voglio postarvi un articolo apparso sul numero di Maggio di “E” il mensile di Emergency del quale è appena arrivata in edicola la copia del mese di Giugno (per rispetto ho atteso che il numero di Maggio fosse già ritirato dalle edicole). L’articolo fa parte di un nutrito dossier sul nucleare e magari nei prossimi giorni vi posto qualcos’altro….

Un’energia troppo perfetta di Luca Carra.

L’energia nucleare sarebbe perfetta. Produce poca anidride carbonica e un sacco di energia. Ma quel “sarebbe” pesa come un macigno. L’idea di costruire centrali alimentate a combustibile nucleare è nata per gli stessi motivi che hanno indotto, prima gli Stati Uniti e – via via – altri Paesi a creare la bomba atomica. Basta infatti pochissimo materiale fissile per sviluppare quantità enormi di energia. Senza freni, una massa critica di uranio produce un’esplosione devastante. Se invece viene “moderata” con acqua, grafite o altri mezzi, la reazione a catena produce una manna energetica. Un solo chilogrammo di Uranio 235 o Plutonio 239 sviluppa l’energia di duemila tonnellate di petrolio. Peccato che questa straordinaria potenza energetica sia anche alla base di alcuni problemi. Se qualcosa va storto, infatti, quella stessa potenza si riversa nell’ambiente sottoforma di radiazioni.

Come ci si sta accorgendo con la centrale giapponese di Fukushima Daiichi, tenere a bada i noccioli nucleari e lo stesso combustibile esausto non è affatto semplice. Lo ha ricordato  sul Bullettin of Atomic Scientist il fisico della Princeton University, Robert Socolow:  «Dobbiamo far capire il concetto di after heat, vale a dire la generazione di calore da frammenti di fissione che durerà per settimane e mesi, e che deve essere continuamente rimosso. Non è facile comunicare questo concetto alla gente, per la quale qualsiasi incendio può essere domato in poco tempo. Per il nucleare purtroppo non è così».

Quando il vaso di Pandora si apre è difficile richiuderlo. Il nucleare è questo “vaso”. L’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica ha sempre assicurato che il vaso non si apre quasi mai. Anzi, se tutto viene messo in opera, mantenuto  e gestito in modo ottimale, il rischio è prossimo allo zero. Purtroppo la perfezione tecnica e quella degli operatori umani non è di questa terra. Nemmeno in Giappone, dove la fantasia degli ingegneri non si è spinta a prendere in considerazione uno tsunami capace di spazzar via  i generatori ausiliari, posti al livello del mare. Figuriamoci in Italia. La storia del nucleare civile insegna che ogni 10-20 anni il vaso si riapre. Prima Three Miles Island (1979), poi Chernobyl (1986), ora Fukushima. E domani? L’Italia non ha centrali, ma confina con  tredici impianti in Francia, Svizzera, Germania e Slovenia a meno di 200 km dai confini. Sicuramente l’incidente giapponese porterà a un giro di vite sui controlli  e sistemi di sicurezza, facendo peraltro ulteriormente salire i costi già elevatissimi del nucleare. Per tacere del guazzabuglio delle scorie, attive per migliaia di anni e che nessuno sa dove mettere.

Il nucleare converrà ancora? La Germania, e ora anche la Francia cominciano a dubitarne. Sigillare per benino il vaso è una cosa così complicata da limitare anche i futuri sviluppi di questa fonte, tanto che difficilmente potrà spingersi sopra il 15 per cento del totale dell’elettricità prodotta nel mondo. Se dagli incidenti maggiori passiamo a considerare i guasti minori, scopriamo che le centrali  anche nei paesi tecnologicamente più avanzati necessitano di continui e costosi  controlli e di una  organizzazione del territorio di tipo paramilitare. Ma non basta mai. Pensiamo alla Francia, dove solo nel Luglio del 2008 si sono verificati quattro incidenti ad impianti nucleari (tre al sito del Tricastin, uno a Roman-sur -Isère) che hanno comportato il rilascio di sostanze radioattive nell’ambiente  o contaminazioni per malfunzionamenti e negligenze umane.

E per il futuro? Così conclude un autorevole  rapporto del MIT di Boston “Non abbiamo trovato e, sulla base delle nostre conoscenze  attuali, non crediamo che sia realistico aspettarci che vi siano nuovi reattori e nuove tecnologie sul ciclo del combustibile in grado di risolvere contemporaneamente i problemi dei costi, della sicurezza, dei rifuti e della proliferazione degli armamenti”.

Ne vale la pena?

Tratto dall’articolo “Un’energia troppo perfetta” di Luca Carra pubblicato a pag.52 di “E” il mensile di Emergency di Maggio 2011

foto "4 SI per dire NO!" by Jekyll283 - flickr

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One thought on “Ai referendum si vota anche per il nucleare…

  1. Complimenti per il post.
    Fatto davvero a regola d’arte!!!!!!!!
    Non solo perchè convido su tutta la linea.
    Tra i giovani si parla moltissimo dei referendum, ma molto meno tra quelli con qualche anno in più che non sanno nemmeno quali siano i quesiti.
    Dobbiamo cercare di sensibilizzare al massimo, anche perchè le scuole saranno terminate e molti dalle mie parti spostano i figli nella casa di campagna o al mare con i nonni ed i genitori li raggiungono per il weekend…
    Quindi non bisogna davvero lasciare nulla di intentato!

    Mi piace

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