Quando il gioco si fa duro i podisti vincono sempre (sulla neve e sugli automobilisti).

Two Joggers

foto "Two Joggers" by Peiyu Liu - flickr

Come molti di voi già sapranno, Venerdì scorso c’è stata una nevicata su Firenze: abbondante ma non eccezionale  e soprattutto ampiamente prevista da almeno 5 giorni. La città è andata completamente  in tilt: con la chiusura dell’autostrada A1 e della superstrada Firenze – Pisa – Livorno tutto il  traffico è stato dirottato sulla viabilità ordinaria e  questa si è completamente bloccata con code interminabili che sono durate per tutto il giorno di Venerdì per poi proseguire per tutta la nottata fino all’alba di Sabato.

La stampa ha già raccontato tutti i disagi (nessun mezzo pubblico in circolazione, niente spargisale e spalaneve) e i politici hanno già iniziato il giochino dello scaricabarile delle responsabilità, ma quello che mi piace raccontarvi è come hanno affrontato la situazione i miei amici podisti che si sono trovati imbottigliati nel traffico. Quando hanno visto che il gioco si faceva duro e  che sarebbero rimasti incolonnati in auto per ore hanno posteggiato l’auto e hanno fatto un allenamento imprevisto, camminando sotto la neve e arrivando a casa molto prima di tanti automobilisti:

  • Stefano si è fatto 20 km a piedi dall’Isolotto (Firenze)  fino a Seano (provincia di Prato)
  • Cristiano si è fatto 13 km da Viale Petrarca a Firenze fino a Signa.
  • Simone, per andare a prendere il figlio a scuola, ha attraversato a piedi  tutta la  città da un capo all’altro facendo 12 km (6 all’andata e 6 al ritorno).

Anche mia moglie, che podista non è, dopo 7 ore ferma in auto, si è arresa  all’ingorgo.  Vi racconto in breve la sua  odissea:  è partita alle 15.00 da Sesto Fiorentino per tornare a casa: un itinerario di soli 16 km verso Firenze. Alle 16.30 aveva fatto solo qualche centinaio di metri, le telefono e le dico: «Ti vengo incontro io a piedi, lascia la macchina che si torna a casa camminando.» Risposta: «Te tu sei tutto grullo! Nevica come Dio la manda. Io un’ vengo* a piedi! Piano piano ma arriverò» Ed io:«Te tu resti costì a Sesto tutta la notte…». Si susseguono le ore e le telefonate: poco dopo le 20.00 la moglie è ancora in auto e finalmente si arrende… «Vienimi incontro a piedi… ci troviamo a Peretola e poi si torna a casa passeggiando». Mi cambio, esco e sotto una fitta nevicata faccio i 3 km che mi separano da casa a Peretola: arrivo  sul luogo dell’appuntamento alle 21.00 dopo aver attraversato l’Arno sulla passerella pedonale dell’Indiano ed aver aiutato un automobilista senza catene a rimettere in strada l’auto che era sbandata. La moglie è ancora imbottigliata nel traffico… arriva che sono passate le 22.00:  circa 7 ore per fare 13 km. Parcheggiamo l’auto e ci concediamo una romantica  passeggiata (obbligatoria) sotto la neve: l’argine dell’Arno, la passerella pedonale sul fiume sotto il viadotto dell’Indiano con vista sul Parco delle Cascine, l’attraversamento dei giardini dell’Argingrosso e poi un altro bel pezzo di strada per arrivare a casa… Si cena alle 23.00 e nonostante la giornata da incubo la prendiamo con filosofia… anche perchè abbiamo successivamente scoperto che chi era in auto o in treno è rimasto imbottigliato per molte più ore di noi!

Se fossi un avvocato farei una causa a mezzo mondo, ma siccome sono un podista ho fatto quello che dovevo fare: ho preparato un itinerario di emergenza a piedi da far seguire alla moglie per tornare a casa dal lavoro nel caso in cui si ripresentasse una giornata come quella di Venerdì!

* in fiorentino: un’ vengo = non vengo

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7 thoughts on “Quando il gioco si fa duro i podisti vincono sempre (sulla neve e sugli automobilisti).

  1. Io ho descritto la mia di giornata sul blog, anche se mi sono dilungato parecchio; forse boh è stata la voglia di sfogarmi che m’ha fatto fare un post lunghissimo e forse illeggibile.

    Fatto sta che io a piedi sarei dovuto andare dalle porte di Scandicci fino a Fibbiana (poco dopo Montelupo), circa 20 km ma più che altro passando per La Lisca e Brucianesi in piena notte se hai presente quei posti (manco una casa per km, bui e freddissimi), insieme ad altre quattro persone di cui due diciamo “neanche tanto sprint”.

    Abbiam preferito attendere in macchina: 10 ore e mezzo.

    Sapessi a chi far causa…

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    • Ho letto tutta la tua odissea… La tua zona la conosco tutta (compreso Brucianesi, Porto di Mezzo etc…). In effetti farsela a piedi a notte fonda non è il massimo, però partendo a piedi, non alle 17.00, ma alle 15.00 quando ormai si intuiva il disastro, non sarebbe stata un’impresa impossibile… Vuoi far causa? Comincia da chi ha chiuso la FIPILI e l’A1 dirottando tutti quei camion su strade locali…

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  2. Che odissea.
    Leggero i blog rendo davvero molto più l’idea di vedere Tv e leggere le news.
    sempre più convinta dei mezzi d’informazione liberi come i nostri.
    Anche se devo dire…io il mio blog lo uso solo come un “diario aperto” e serve solo per me…

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    • Per renderti l’idea di cosa è realmente successo ti (e vi) racconto l’avventura capitata al collega di stanza di mia moglie. Lui va a lavorare in treno, da Rignano sull’Arno a Sesto Fiorentino (55 km di distanza). Quando tutti i colleghi lasciano il lavoro alle 15.00 per paura della neve sulle strade, lui resta in ufficio: è tranquillo perchè tanto viaggia in treno. Esce alle 17.30 e si reca in stazione dove scopre che non circolano nemmeno i treni perchè gli scambi ferroviari sono ghiacciati… Allora parte a piedi e dalla Stazione di Sesto Fiorentino si fa tutte le stazioni di Firenze per vedere se trova un treno per tornare a casa… Firenze-Rifredi, Firenze-S.Maria Novella e Firenze Campo Marte. Quando capisce che non potrà tornare a Rignano si reca a casa di due conoscenti nel quartiere di Gavinana dove passerà la notte sul divano… (in tutto ha fatto 13 km a piedi). Il Sabato mattina torna in stazione ma i binari sono ancora ghiacciati e i treni non partono… bisogna che il sole scaldi un po’ i binari… e infatti rientrerà a casa solo nel primo pomeriggio del Sabato!

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      • Già… la storia degli scambi ghiacciati poi è pazzesca. Capitò anche a mio babbo… CINQUANTA ANNI FA … e capita ancora, pensa quanti passi avanti si son fatti !

        Sempre treno, avventura capitata ad un mio amico.
        Lascia il lavoro alle 15 all’Isolotto e si dirige in SMN a piedi, il primo e unico treno x Empoli viene finalmente fatto partire alle 21, come arriva l’annuncio scatta la corsa. E’ parapiglia, lui cade due volte, riesce comunque a salire nonostante il treno sia già stivato all’inverosimile, nonostante chi è sopra non ne voglia far entrare altri e spinga verso l’esterno… chi rimane appiedato sul binario viene spinto a salire dalla polizia, che un po’ addirittura carica, per far salire tutti sul treno…

        Ma in che razza di paese viviamo ?

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        • In un paese normale (diciamo del Nord Europa o della penisola scandinava) i responsabili della situazione, dal sindaco al presidente della regione, per finire con tutti i manager delle autostrade e delle ferrovie si sarebbero dimessi subito e invece da noi stanno là a fare lo scaricabarile delle responsabilità… In Giappone qualcuno addirittura si sarebbe suicidato dalla vergogna… ma i nostri politici ormai non si vergognano più di nulla! Ecco perché siamo rimasti con i binari ghiacciati come 50 anni fa!

          Cosa posso fare io, piccolo consumatore per far sentire la mia voce? Tanto per cominciare, visto che il casino è cominciato dalla chiusura dell’A1, ho deciso che smetterò di comprare i golfini di lana del padrone delle autostrade… non se ne accorgeranno neanche però ho deciso che farò un mio piccolo e personale boicottaggio dei negozi Benetton!

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  3. Pingback: Un allenamento nel… Grande Nord. « Un po' di mondo

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