Pensieri sparsi… sulla Maratona di Firenze.

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foto "281120101381" by alexpicc - flickr

Ad una settimana dalla mia prima maratona posso fare un primo bilancio di questa esperienza. Le sensazioni e le emozioni si stanno sedimentando e solo adesso mi rendo conto realmente di quello che ho fatto…

Più che una cronaca vera e propria della gara vi metto un po’ di sensazioni e pensieri sparsi, raccolti nel week-end della corsa… prendeteli così come sono…

I giorni precedenti alla gara. Il venerdì:

Il venerdì alle ore 14.00 esco dal lavoro, vado a casa, mi cambio al volo e faccio l’ultima mezz’ora di allenamento, poi doccia e pranzo, quasi all’ora di merenda (15.15). Ho finito finalmente le tabelle del mio allenatore Riccardo… 3 mesi di fogli Excel con allenamenti, tempi da rispettare e  km da correre che ho seguito alla lettera come uno scolaretto modello. Sinceramente ad un certo punto mi ero quasi rotto le scatole… ero stufo di allenarmi anche la domenica saltando una serie di belle gare che si tengono in autunno (Corri la vita, Trofeo Le Panche, Le tre ville etc…). Comunque ho la coscienza a posto: ho obbedito a tutte le tabelle.

Mi riposo, aspetto le 18.00 e parto con la moglie verso l’Expo della Maratona per ritirare il pettorale della gara e magari visitare un po’ di stand… Pessima idea: rimaniamo imbottigliati nel traffico per più di un’ora e quando arriviamo all’Expo non troviamo parcheggio: l’area attorno allo stadio di atletica è vuota ma c’è un bel divieto di sosta con rimozione forzata, causa… spettacolo di Fiorello nel vicino Mandela Forum. Lasciamo l’auto in divieto di sosta e ci precipitiamo di corsa a ritirare pettorale e pacco gara. Peccato non aver potuto visitare gli stand ma il rischio di non ritrovare la macchina era troppo alto… Nel ritorno verso l’auto incrocio Maurizio Damilano: mi sarei fatto volentieri una foto con lui ma abbiamo fretta di recuperare l’auto e temiamo un’altra ora coda nel traffico fiorentino… che infatti, arriva puntualmente…

I giorni precedenti alla gara. Il sabato:

Il sabato l’avrei riservato al riposo. In realtà la mattina devo fare un esame medico che ho prenotato da mesi e che mi tiene in apprensione molto più della maratona. L’esame va tutto bene,  esco dall’ambulatorio allegro come un bambino e tutta la tensione si scioglie, tanto che nel pomeriggio mi faccio una sana dormita sul divano, mentre tento di guardare la partita di Rugby dell’Italia…  Prima di cena arrivano una serie di telefonate  di amici che mi fanno gli auguri per la Maratona: sono veramente inattese e perciò molto piacevoli! Dopocena mi dedico a preparare la borsa con tutto l’occorrente…

La mattina della gara: beata incoscienza.

Sarà il rilassamento del sabato o una beata incoscienza ma la Domenica mattina non sento la sveglia e mi salva mia moglie che alle 6.10 mi dice:  «Ma non ti dovevi alzare un quarto alle 6.00?». Scena fantozziana: mentre mi vesto mangio le 3 canoniche fette di pane col miele che tutti gli allenatori consigliano come colazione pre-maratona e bevo al volo una tazza di tè… prima di precipitarmi per le scale e raggiungere i miei compagni d’avventura: Simone e Andrea… Se penso che Andrea sono due giorni che è agitato e che la notte sogna di correre la maratona (sogno o incubo?) io mi sento proprio un incosciente…

Prima della partenza.

Arriviamo sui Lungarni, depositiamo le borse e ci facciamo portare con la navetta al Piazzale Michelangelo. Prendiamo un tè caldo al ristoro pre-gara e, visto che piove, ci infiliamo sotto un gazebo. Una mezz’oretta prima della partenza facciamo un po’ di riscaldamento, il consueto bisognino pre-gara e ci infiliamo nelle gabbie per la partenza… (vedi foto). Essendo esordienti ci tocca l’ultima griglia e quindi partiremo in fondo al plotone… I miei compagni d’avventura, sgomitando un po’ risalgono qualche posizione nella gabbia mentre io mi trovo imbottigliato fra i podisti ed assisto ad una scena tenerissima: accanto a me c’è una signora bionda sulla sessantina che, dal cappellino, scopro essere svedese. E’ appoggiata alla griglia e fuori dalla gabbia c’è il marito che con un ombrello cerca di ripararla dalla pioggia: quando la massa dei podisti inizia a muoversi verso la partenza i due si scambiano un tenero bacio fra le maglie di ferro della gabbia e si lasciano. Piano piano ci incamminiamo verso la partenza e volano via vecchie felpe, maglie e impermeabili che avevamo indosso per ripararci dal freddo (io avevo una vecchissima orribile felpa verde acqua). Resto in pantaloni corti e maniche corte, battendo i denti dal freddo in attesa della partenza, insieme a migliaia di podisti che erano con me nella gabbia… Solo allora mi rendo conto di quanti siamo… dallo sparo del via al mio passaggio sotto lo striscione della partenza passano oltre 6 minuti…

La corsa

Alla partenza provo ad accelerare il  passo ma siamo in tanti e non è possibile prendere il ritmo giusto… Via via che il serpentone si allunga si aprono un po’ di spazi e prendo il ritmo… So che devo essere regolare e perciò prendo come riferimento il cardiofrequenzimetro e cerco di fare un’andatura fra i 5 e 15 e i 5 e 20 al chilometro. Potrei osare di più ma preferisco, almeno fino a metà maratona, essere abbastanza cauto. Già sui viali c’è l’impatto con la folla che applaude, incita e suona una serie di improbabili strumenti musicali. Alla fine della gara potrò dire di aver contato almeno una quindicina di campanacci da mucca, una decina di raganelle e anche un paio di vuvuzelas. I viali di circonvallazione scorrono velocemente ed è impressionante  la sensazione di correre tranquillamente a piedi in quella che ogni giorno è la caotica sede del traffico cittadino (dove ero imbottigliato venerdì sera): per un giorno il podista ha sconfitto gioiosamente gli automobilisti. A noi maschietti, stare fermi al freddo in attesa della partenza, ci ha stimolato un po’ troppo e noto che ogni tanto alcuni si staccano dal gruppo per espletare un veloce bisognino… Anch’io, nel tratto tra Piazza Puccini e le Cascine, mi fermo in  un parco davanti ad un alberello… alzo gli occhi e noto che nel giardino ogni tronco ha un podista a pochi cm di distanza e il ricambio degli amanti della natura è continuo… Arrivo alle Cascine e trovo i primi amici che cerco di salutare: Felice, Riccardo ed Enrico… All’undicesimo km ho appuntamento con le mie due runners custodi… Laura e Sonia che mi accompagneranno rispettivamente fino al 39° e fino al 27° km. Fabrizio ha organizzato tutto alla perfezione: lui in bici accompagna Leo, il nostro atleta di punta che arriverà 85°, Emanuele, Laura e Sonia, che invece stanno preparando la maratona di Pisa, accompagneranno correndo Simone, Andrea e il sottoscritto… I viali di circonvallazione, il parco delle Cascine e l’Oltrarno sono molto scorrevoli ed arriviamo quasi senza pensarci alla mezza maratona…

La seconda parte della gara è la più divertente e nonostante la fatica ci godiamo il clima della maratona: lungo il percorso (mi dicono che è la novità di quest’anno) incrociamo la fanfara dei bersaglieri, due bande con tanto di majorettes, un coro gospel e un paio di postazioni con dj e speaker radiofonici che incitano i podisti… Non ci possiamo fermare ad ascoltare, ma qualche decina di secondi di musica e di ritmo ci allietano il percorso e ci danno una spinta morale per proseguire. Vista la pioggia salto tutti gli spugnaggi mentre non manco nemmeno un rifornimento (tutti presi al volo con conseguente sbrodolamento). Per i più curiosi questa è stata la mia “alimentazione” in gara:  Enervitene sport liquido in cheer-pack: una bustina mezz’ora prima della gara e poi altre 3 bustine al 13°, 24° e 33° km, tè al 5°, 10°, 20°, 30°, 40°km e  acqua al 15°, 25°, 35° km (l’abbondanza di tè è dovuta alla necessità di scaldarsi visto il freddo e la pioggia).

Firenze e i suoi bellissimi monumenti, come in un film, scorrono ai nostri lati.  Sul momento non ne apprezzo la bellezza in quanto sono molto più concentrato sul respiro, sulle sensazioni che mi mandano i muscoli e sulla necessità di “gestire” la gara. Saranno i giorni successivi alla maratona a farmi apprezzare maggiormente il percorso: in un giretto fatto in centro Mercoledì scorso non facevo che ripetere a mia moglie:  «Qui ci sono passato al 32° km, qua c’era il ristoro del 40° km, etc…» Insomma, mi sono commosso più al ritorno in centro nei giorni successivi, che durante la gara.

Un altro spettacolo offerto dalla maratona sono i podisti e anche qui mi sono divertito molto: incrociamo podisti di tutto il mondo  e  personaggi di tutti i tipi: alcuni vestiti in costume (due “anziane”, un “Principe”, una specie di puffo, etc…), altri con delle magliette spiritose o con messaggi interessanti stampati sulla schiena. Le magliette che mi colpiscono di più sono  due: una ha scritto “Pain is temporary, pride is forever” mentre l’altra recita più o meno così “Sei stai correndo pensa che sei fortunato.” Ed in effetti quest’ultima frase mi fa riflettere molto… pensando soprattutto alle persone incontrate sul percorso come i Maratonabili, un gruppo di volontari che corrono la maratona spingendo a turno le carrozzine di alcuni ragazzi disabili e un podista che ho superato intorno al 30° km e che correva (si proprio correva) con le stampelle… Non saprei dire ne’ chi sia e nemmeno se ha fatto tutta la maratona (ma credo proprio di si) ma vedere questa persona che col vento e la pioggia corre con le stampelle è stato semplicemente disarmante…

Il finale

La cosa che temo di più in corsa è la famosa crisi che di solito dicono che  arrivi dal 32° km in poi.  In questi mesi me ne hanno parlato così in tanti che per me è diventata uno spauracchio… Ormai sono oltre il 32° km e procedo abbastanza regolare senza particolari problemi, al 34° km sento che le gambe si stanno un po’ indurendo e perciò chiedo a Laura di rallentare un po’… niente di particolare, passiamo da 5 e 15 a 5 e 20 al km per un paio di km e poi dal 37° riprendiamo con un passo un po’ più svelto. Se questa era la crisi devo dire che era poca cosa… Al 39° km, dopo Ponte Vecchio Laura mi lascia incoraggiandomi a non mollare… entro in Piazza della Signoria e quando sono in via Calzaioli vedo che procedendo col mio passo regolare sto bene e sorpasso anche un sacco di podisti… Al 4o° km decido che ormai mancano solo 2 km e perciò posso anche osare un po’… vado in progressione e inizio ad accelerare…  e a due passi da Piazza Santa Croce mi concedo il lusso anche di fare lo sprint… Scoprirò poi che dal 4o° km alla fine della Maratona ho sorpassato oltre 160 podisti e il giorno successivo, un mio collega che era sugli spalti, mi dirà «A un certo punto ho visto un grullo che è arrivato in piazza Santa Croce correndo come Lupin III e facendo lo slalom fra i podisti. E t’eri proprio te!». Al termine della gara mi sarebbe piaciuto sostare in Piazza e vedere qualche altro arrivo ma è freddo, diluvia e sono fradicio di acqua, quindi vado velocemente a cambiarmi negli angusti e insufficienti gazebo-spogliatoi (l’unica nota dolente di tutta l’organizzazione) e rientro a casa per una doccia calda e un meritato pranzo…

Sarà stata l’adrenalina o la pioggia o la stanchezza che mi annebbiava il cervello, ma subito dopo l’arrivo (e con 3 ore e 44 minuti di corsa sulle spalle) mi son detto una frase sciagurata che poi mi sono rimangiato nei giorni seguenti… «Ovvia, ho fatto anche la mia prima maratona:  in fondo l’è solo una corsa un po’ più lunga di tutte quelle altre…»

I postumi

La settimana appena trascorsa è stata quella del riordino generale… Riordino delle emozioni, delle sensazioni e delle esperienze vissute, dove finalmente mi sono reso conto che quello che avevo fatto era una piccola impresa, ma soprattutto è stata la settimana del riordino del fisico.  Finita l’adrenalina della corsa, i muscoli hanno presentato il conto… 3 giorni di dolori, soprattutto a scendere le scale, tanto che i miei familiari venivano sul pianerottolo a ridere nel vedermi scendere come  un zombie attaccato al passamano… Alcune passeggiate in pianura  e un po’ di pazienza hanno posto rimedio alla situazione tanto che Venerdì pomeriggio ho fatto una prima sgambata di 40 minuti e per domani ho in previsione una non competitiva di una decina di km a Prato…

Quindi si ricomincia… quand’è che facciamo la prossima maratona?

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3 thoughts on “Pensieri sparsi… sulla Maratona di Firenze.

  1. Che emozione Marco….. grazie di avermi fatto rivivere un pò di questa avventura che per 28 km abbiamo “condiviso”….!!! Peccato non averti visto correre come Lupin III al treguardo, questa me la sono persa!!!!!
    🙂
    Alla prossima!!!!!
    Laura

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    • Sinceramente l’amico che si è inventato la storia di Lupin III è abbastanza “suonato”… chiedi ad Andrea che lo conosce…

      Comunque ti auguro di fare una grande maratona… Pisa ti attende: in bocca al lupo!

      A presto, cioè a domattina…

      🙂
      Marco

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